domenica 22 ottobre 2017

Usano Il denaro come arma di distruzione di massa. Ecco i 30 uomini che tengono in ostaggio il mondo.

Ricattano il mondo truccando le regole,maneggiano 650.000 miliardi di dollari,usano il denaro come un arma di distruzione di massa.Ecco chi sono gli uomini che tengono in ostaggio il mondo.

Attenti a quei Trenta: ricattano il mondo truccando le regole. E nessuno li può fermare, perché maneggiano 650.000 miliardi di dollari, cioè otto volte il Pil del pianeta. In dieci anni, hanno messo in ginocchio l’economia reale. E sono ancora lì, a dettar legge, a cominciare da uno dei loro specialisti, Mario Draghi. Teoria del complotto? No: storia. Quella del famigerato “Group of 30”, creato alla fine degli anni ’70 da personaggi come David Rockefeller. Obiettivo: piegare le nazioni ai diktat della speculazione finanziaria. Missione compiuta: oggi l’intera Europa è nelle loro mani, e un paese come l’Italia – membro del G8 – è agli ordini della super-lobby che ha commissariato il governo affidandolo al fido oligarca Mario Monti, tecnocrate targato Goldman Sachs, veterano del Bilderberg, della Trilaterale e della micidiale Commissione Europea, quella che oggi dispone il suicidio sociale degli Stati mediante il pareggio di bilancio.
Un capolavoro, in sole tre mosse. Primo: attraverso la “superstizione o isteria del debito pubblico”, si distrugge la capacità dello Stato di creare e controllare qualsiasi ricchezza finanziaria significativa, che a quel punto resta unicamente nelle mani dei mercati di capitali, da cui gli Stati finiscono per dipendere in toto. Seconda mossa: i dominatori finanziari, che ora spadroneggiano, per ottimizzare la rapina globale incaricano la super-lobby dei tecnocrati di ridisegnare leggi e regole, con adeguata propaganda. Terzo: gli oligarchi impongono le loro condizioni-capestro ai governi, ormai privati della facoltà di creare ricchezza finanziaria e quindi dipendenti dal ricatto, pronti cioè a ingoiare qualsiasi aberrazione speculativa. Parola di Paolo Barnard, autore del saggio “Il più grande crimine” sul complotto mondiale dellafinanza. Promotore italiano della Modern Money Theory – sovranità monetaria per avere democrazia reale e benessere sociale – Barnard è reduce dalla caserma dei carabinieri nella quale ha sporto denuncia contro Monti e Napolitano per “golpismo finanziario”.
C’era un piano ben congegnato per mettere nel sacco l’Italia: occorreva creare una sofferenza finanziaria artificiosa per consentire alla super-lobby di prendere direttamente il timone. Peccato che i “salvatori”, dice Barnard, fossero gli architetti stessi del piano: «Non ci vuole un genio a capire che il poliziotto iscritto al club dei ladri che gli pagano laute prebende finisce col tradire il suo mandato». Mario Draghi, per esempio: «Poteva fermare la loro mano semplicemente ordinando alla Bce di acquistare in massa i titoli di Stato italiani». Acquisto che avrebbe abbassato drasticamente i tassi d’interesse di quei titoli, la cui impennata stava portando l’Italia alla caduta nelle mani degli “investitori-golpisti”. Se Draghi avesse mosso un dito, i mercati si sarebbero fermati, «resi inermi di fronte al fatto che la Bce poteva senza problemi mantenere a un livello basso e costante i tassi sui nostri titoli di Stato». Ma Draghi, che pure siede sul trono della Banca Centrale Europea, si guarda bene dall’intervenire. Motivo? Non è solo l’ex governatore di Bankitalia: è anche, e soprattutto, un uomo di punta dei “terribili Trenta”.
Cosa ci fa un personaggio pubblico come Draghi dentro il club di coloro che hanno impedito al mondo di fermare la finanza criminale planetaria? Purtroppo, aggiunge Barnard, il presidente della Bce «dovrebbe vigilare proprio su coloro che condividono il suo club con intenti criminosi». Del resto, chi era il funzionario italiano che – da direttore generale del Tesoro – lungo tutti gli anni ’90 «supervisionò la svendita del nostro Paese alle privatizzazioni selvagge che non hanno sanato di nulla il debito pubblico ma che hanno sanato di certo imprenditori falliti come De Benedetti e fatto incassare miliardi in parcelle alle investment banks?» E chi era il funzionario italiano che «non ha detto una parola contro la micidiale separazione fra Banca d’Italia e Tesoro», divorzio «che ingrassò le medesime banche?». Sempre lui, l’ineffabile Draghi, «uomo “Group of 30”, uomo Bilderberg, uomo Goldman Sachs, e anche “bugiardo-Sachs”», visto che «ha sempre negato di essere stato in forza alla Goldman quando la banca di Wall Street organizzò la truffa per truccare i libri contabili greci in collusione col governo di Atene». E invece, dice Barnard, alla Goldman lui c’era, eccome: e ne dirigeva proprio gli affari europei.
E’ stato lui, Mario Draghi, a “inventarsi” un trilione di euro, in piena agonia dell’Eurozona, per regalarlo alle banche, praticamente senza condizioni. E tutto questo, dopo aver chiuso i rubinetti della Bce per far collassare il governo Berlusconi e consegnare l’Italia all’uomo del super-potere, Mario Monti. Manovra orchestrata dai maxi-speculatori, gli inventori della più spaventosa truffa planetaria, quella dei “derivati”, «astrusi prodotti finanziari del tutto comprensibili a non più di 200 individui nel mondo». Ma il “derivato dei derivati”, aggiunge Barnard, è proprio la crisi finanziaria 2007-2012, innescata dal virus dei titoli fasulli spacciati da Joseph Cassano, boss finanziario della City londinese. Il flagello dei “derivati” si è abbattuto su una situazione già catastrofica, provocata dalla bolla speculativa immobiliare americana dei mutui subprime, infettando quasi tutte le maggiori banche del mondo. Fino all’attuale “spirale della deflazione economica imposta”, la famigerata austerity, che ora i “golpisti” – sempre loro – usano per depredare a sangue interi Stati europei.
I “derivati”, dice Barnard, sono vere e proprie armi di distruzione di massa, visto che questi “Frankenstein-assets” vagano per il pianeta senza più controllo né regolamentazione, per una cifra di circa 650.000 miliardi di dollari. Il primo allarme nel lontano 1994, coi miliardi-fantasma della banca d’affari Merrill Lynch. Un pozzo senza fondo, che ha travolto anche i Comuni italiani, invitati a “privatizzare” il debito. Ancora oggi, i contratti Otc (“over the counter”) sono «liberamente usati per distruggere, e lo stanno facendo gli hedge funds come quello del criminale John Paulson, che scommettono in queste ore contro l’euro». Usando i “derivati”, continua Barnard, un pugno di speculatori può affondare persino uno Stato sovrano. Può ricattarlo e sospingerlo oltre il baratro del default. Con conseguenze agghiaccianti: disoccupazione e sotto-occupazione, suicidi, morti anzitempo, abbrutimento sociale, svendita-truffa del patrimonio pubblico, usura sullo Stato. E soprattutto: perdita di democrazia, a favore dei super-profitti dei soliti speculatori, grazie anche al “fascismo finanziario” dell’Unione Europea, che oggi fa gridare allo scandalo persino il “Financial Times”, di fronte ai trattati-capestro imposti senza mai un referendum.
«Domanda: come si è arrivati a questo? Perché non lo si è evitato? Risposta: “Group of 30”». Proprio i Trenta, secondo Barnard, sono la punta di lancia dell’operazione “golpista”. Una lobby di tecnocrati eccezionali, varata nel 1978 con l’aiuto dei Rockefeller: 30 membri, a rotazione, accuratamente designati. «Sono quasi tutti uomini che hanno lavorato con la mano destra nella speculazione finanziaria, e poi con la sinistra nella regolamentazione statale». Missione: piegare le leggi ai propri voleri, naturalmente all’insaputa dei cittadini. Il “Group of 30”, scrive Eleni Tsingou nel più devastante lavoro accademico sulla super-lobby planetaria, «non solo ha legittimato il coinvolgimento del settore privato nelle politiche di Stato, ma ha anche permesso all’interesse privato di divenire il cuore delle decisioni di politica finanziaria». Un trust di cervelli, potentissimo e imbottito di miliardi. E’ proprio il “Gruppo dei 30” a intuire le immense potenzialità dei “derivati”: sono stati loro, gli adepti della super-setta egemone, a inquinare il mondo con la peste dei titoli tossici, per riuscire infine a mettere in ginocchio interi Stati.

Nel 1993, racconta Barnard, il gruppo pubblicò il primo manuale d’uso sui “derivati”, destinato ai controllori statali, europei e americani, delle transazioni finanziarie: non sapevano come maneggiare quei titoli, quindi accolsero con favore lo studio del gruppo e l’ignoranza tolse loro ogni potere di contrastarne le pericolose conclusioni. Primo: i “derivati” sono indispensabili perché “rappresentano nuovi modi di capire, misurare e gestire il rischio finanziario”. Ovvero: «Gli strumenti più “rischiogeni” della storia della finanza avrebbero, secondo loro, ridotto il rischio». Poi: si sottolineava che “la chiave per l’uso dei “derivati” è l’autoregolamentazione”, visto che “le regole statali intrusive e basate sulla legge ne rovinerebbero l’elasticità e impedirebbero l’innovazione in finanza”. Ergo: si prega di non disturbare il manovratore. E i controllori? «Per evitare di apparire ignoranti che brancolavano nel buio si aggrapparono alle raccomandazioni del Gruppo, sia in Usa che inEuropa, sospinti in modo decisivo proprio dai loro colleghi senior che erano membri di spicco di questa lobby».
Ma il “Group of 30” osò anche di più, continua Barnard: la super-lobby scrisse che i controllori avrebbero dovuto “aiutare a rimuovere le incertezze legali dei regolamenti in vigore”, e fornire un trattamento fiscale favorevole ai “derivati”. «L’intero lavoro era stato abbondantemente oliato con i fondi della mega-banca speculativa JP Morgan». Eppure, «nonostante la sfacciataggine di quelle righe – osserva Barnard – tre fra i maggiori organi di controllo del mondo, il Comitato di Basilea, il Congresso degli Stati Uniti e la Federal Reserve Usa, trovarono l’idea dell’autoregolamentazione accettabile». Di più: «Gettarono il loro peso contro i pochi controllori ed economisti che già allora suonavano le campane d’allarme», tra questi un prestigioso portavoce della Modern Money Theory come William Black. Al che, si mossero due delle più potenti lobby finanziarie anglosassoni: l’Iif di Washington (Institute for International Finance) e la Liba di Londra(Investment Banking Association): i due colossi «buttarono sul tavolo della trattativa le loro proposte per l’autoregolamentazione della trasparenza sui “derivati”, a pieno sostegno del “Group of 30”».
Per dare un’idea agli scettici del complotto, aggiunge Barnard, basta ricordare che proprio la Iif è la lobby che, poche settimane fa, ha dato gli ordini nella trattativa suicida della povera Grecia verso la trappola del secondo “bailout”. E dire che l’occasione per capire e controllare la distruttività dei “derivati” Otc si era presentata già all’inizio degli anni ’90: ma il “Group of 30” fu il primario attore nell’annullamento di ogni tentativo di portare questi killer sotto il controllo pubblico, con le conseguenze che sappiamo: crimini globali. Utile riflettere, dice Barnard, su «cosa questi mostri hanno fatto alla vita di centinaia di milioni di famiglie, a milioni di aziende e alle democrazie dei maggiori paesi occidentali, per non parlare degli orrori nel Terzo Mondo e sull’ambiente». Oggi, in pratica, «viviamo tutti su un ordigno termonucleare finanziario fuori controllo che si chiama 650.000 miliardi di “Frankenstein-Derivatives” in grado di far fallire il pianeta». Apriamo gli occhi: «Nessuna democrazia ha un senso, quando tutta la ricchezza è nelle mani di queste lobby senza pietà, a cui tutti i politici devono rispondere a bacchetta, invece che ai propri elettori».
E tanto per non far nomi, Paolo Barnard avverte che il “Gruppo dei 30” è fatto di persone in carne e ossa, ovviamente potentissime. Come gli americani Paul Volcker e Gerald Corrigan, passati dalla Fed a gruppi come Chase Manhattan Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley. Ci sono gli inglesi come lord Richardson of Duntisbourne (Banca Centrale d’Inghilterra, Lloyds Bank), l’ex ministro Geoffrey Bell, dirigente anche di Schroders, e lo stesso Mervyn King, governatore della Banca Centrale d’Inghilterra. Se dominano gli esponenti della finanzaanglosassone come gli statunitensi William McDonough (Dipartimento di Stato e First National Bank of Chicago) e Lawrence Summers (Segretario del Tesoro Usa, fedele del Bilderberg) non manca il resto del mondo: l’israeliano Jacob Frenkel (Banca Centrale d’Israele e Merrill Lynch), il giapponese Toyoo Gyohten (Ministero delle Finanze del Giappone, dirigente della Banca di Tokyo), il brasiliano Arminio Fraga Neto (Banca Centrale del Brasile, Solomon Brothers Ny, Soros Management Fund),  l’iberico Guillermo de la Dehesa (Banca Centrale di Spagna e ministro delle finanze, nonché banchiere del Banco Santander Central Hispanico e di Goldman Sachs).
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Alcuni membri del “Group of 30” hanno legato il proprio nome a famosissimi disastri: è il caso dell’ex ministro argentino dell’economia, Domingo Cavallo, padre della catastrofe che travolse il paese latinoamericano e “diligente allievo” del super-clan, i cui esponenti sono specializzati nel doppio incarico: Bundesbank e Dresdner Bank per il tedesco Gerd Hausler, Banca Centrale di Francia e Bnp Paribas per il transalpino Jacques de Larosière. Oltre a quello di Draghi, fra gli italiani spicca il nome dell’ex ministro prodiano Tommaso Padoa-Schioppa, quello dei “bamboccioni”, membro del Bilderberg come il francese Jean-Claude Trichet, già ministro delle finanze a Parigi e poi a capo della Bce. Conflitti d’interesse permanenti: chi lavora per la speculazione è chiamato anche a presiedere le autorità europee di controllo sulla finanza. E’ il caso del tedesco Axel Weber: Bundesbank, poi Ubs, quindi “European Systemic Risk Board” e “Financial Stability Board”.
Grottesco, annota Barnard: uno che lavora per il profitto speculativo con la super-lobby che ha scatenato il peggior rischio sistemico della storia della finanza mondiale, poi siede anche fra i funzionari che valutano il rischio sistemico inEuropa, dichiarando di vigilare sulle crisi. Altro controllore, l’inglese Adair Turner, presidente della Financial Services Authority della Gran Bretagna, l’istituto nazionale deputato a controllare l’industria dei servizi finanziari. Eppure: «Eccolo a busta paga della super-banca speculativa Merrill Lynch Europe come vice-presidente, e in bella mostra al “Group of 30”», dopo aver anche fatto parte, a Londra, delle commissioni per le pensioni e per i salari minimi. Un altro controllore, il tedesco Gerd Häusler (Global Financial Stability Report e Financial Stability Forum) ce lo ritroviamo come direttore dell’Institute of International Finance di Washington, altro deregolamentatore dei “derivati”. Membro del “Group of 30”, Häusler compare anche a New York nell’agguerrita agenzia Lazard, che nel caso-Grecia «faceva il doppio gioco», come consulente sia degli “investitori-strangolatori”, sia del governo di Papademos.
Questi, dice Barnard, sono gli uomini che hanno creato le leggi-capestro che oggi dissanguano la nostra economia e confiscano la nostra sovranità: «Stiamo parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo in meno di un decennio». E’ il super-potere che, anche in Italia, ha minato il futuro dei nostri bambini, regalandoci le immense sofferenze di cui ormai sono pieni ogni giorno i titoli del giornali, con buona pace di qualsiasi residua democrazia reale. «Questo è il “Group of 30”, la lobby che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario, questo livello di crimine internazionale», conclude Barnard: «Trenta individui a rotazione, ma solo trenta, col nostro Draghi in prima fila. Roba da far apparire Goldfinger un patetico principiante».
Fonte tratta dal sito  .

L’idrogeno potrebbe diventare un carburante energetico sostenibile grazie a questa nuova lega di alluminio

La nuova strana lega
Se hai visto o letto il romanzo Il Marziano , ricordate l’astronauta a cavallo che converte un carburante a base di idrogeno in acqua. Ebbene, possiamo dire di aver appena scoperto il materiale che inverte facilmente questo processo. I ricercatori dell’esercito americano Aberdeen Proving Ground Research Laboratory hanno sviluppato una lega di alluminio, ad alta resistenza , quando hanno fatto una scoperta sorprendente. Durante le prove di routine della lega, l’acqua versata sulla sua superficie ha cominciato a bollire e produrre gas di idrogeno.
Questa è una reazione insolita – in genere, l’alluminio esposto all’acqua si ossida, creando una barriera protettiva per evitare che si verifichino  ulteriori reazioni . In questo caso, tuttavia, la reazione di produzione di idrogeno ha seguitato a continuare, segnalando la possibilità di una fonte di idrogeno portatile e conveniente per celle a combustibile e per altre applicazioni energetiche.
Questa scoperta serendipità o fortunosa e per pura causa, annunciata nel mese di luglio , ha il potenziale di rinvigorire l’industria del combustibile a idrogeno. L’alluminio che potrebbe reagire con l’acqua in modo sostenibile sarebbe in grado di produrre idrogeno su richiesta. Ciò renderebbe le celle a combustibile di idrogeno molto più facili da usare poiché non ci sarebbe bisogno di pressurizzare e trasportare gas idrogeno per l’uso. Invece, i serbatoi semplici e stabili di acqua e pezzi di alluminio sarebbero tutto quello di cui si avrebbe bisogno.
I tentativi precedenti di guidare la reazione alluminio / acqua richiedevano catalizzatori o alte temperature ed erano lenti. In ultima analisi, erano efficienti solo a circa il 50 per cento e ottenere l’idrogeno avrebbe impiegato ore. Al contrario, il metodo che utilizza questa nuova lega richiede meno di tre minuti per ottenere l’efficienza quasi al 100%.
Il nuovo materiale è stabile e rimane pronto per l’uso a tempo indeterminato. Il materiale di partenza per la lega è in alluminio a basso costo, è abbastanza abbondante e conveniente. Questo e altri metalli vengono utilizzati per creare granuli a scala micronica, che vengono poi organizzati in una nanostruttura specifica.
La soluzione dell’energia a idrogeno
Il gas di idrogeno è stato acclamato a combustibile pulito per qualche tempo, ma il suo uso diffuso è stato ostacolato per ragioni pratiche. È ingombrante, la pressurizzazione è impegnativa, rendendone difficile il trasporto e il deposito.
È qui che la nuova lega si distingue.
L’aspetto importante dell’approccio è che ti consente di creare sistemi molto compatti“, commenta su New Scientist l’esperto di cellule a combustibile del Imperial College LondonAnthony Kucernak, che non ha condotto la ricerca.   “Questo sarebbe molto utile per sistemi che devono essere molto leggeri o operare per lunghi periodi sull’idrogeno, dove l’uso dell’idrogeno immagazzinato in un cilindro è proibitivo“.
Credo di immagine: US Army photo di David McNally
Il team dell’esercito ha alimentato un piccolo serbatoio controllato a distanza con questo processo e credono che sia opportuno ridurlo in modo significativo per la produzione. Il passo successivo sarà il test sul campo, in modo che i ricercatori possano garantire che la lega funzioni in un ambiente pratico.
Se la scoperta risulta efficace nel campo, potrebbe essere utilizzata la stampa 3D. Ad esempio, l’esercito potrebbe stampare a 3D piccoli robot o droni che potrebbero consumare le loro proprie strutture per fornire il carburante. Questo tipo di dispositivo di auto-cannibalizzazione sarebbe ideale per missioni a senso unico nella raccolta di informazioni. Droni o robot che potrebbero auto-cannibalizzare per fornire il carburante necessario potrebbero anche essere un giorno utile per rifornire forniture aree volatili nel mondo per poi scomparire senza danneggiare l’ambiente in cui sono atterrati.
Fonte tratta dal sito  .

Testimoni del massacro di Las Vegas ‘sono stati cancellati’?

A seguitodella tragica morte di Kymberley Suchomel , abbiamo un altro incidente relativo a Las Vegas che sembra alquanto sospetto.
Chad Nishimura, un avvocato assunto dall’Hotel Mandalay Bay sembra essere scomparso, la sua presenza sul web è stata cancellata; il motivo apparente è che ha rilasciato un’intervista ad uno show hawaiano di news che ha menzionato alcune cose che non si adattano alla narrazione ufficiale del killer solitario al 32° piano. Quell’intervista è stata  cancellata, ma è ancora disponibile e può essere letta qui sotto.
Qualcuno sta riordinando eventuali problemi che possono distruggere la narrazione ufficiale della sparatoria di Las Vegas per sbarazzarsi di chiunque osi parlare con quello che sanno che è in contrasto con la versione ufficiale?
La famiglia di Jesus Campos, la guardia di sicurezza avrebbe sparato alla gamba di Stephen Paddock sembra essere stato posto sotto un ordinanza restrittiva e Campos si è cancellato dall’alto profilo di un’intervista televisiva
Sembra che ci sia una copertura attiva e continua, il che significa che probabilmente non sapremo mai l’intera verità degli eventi a Las Vegas.
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Yournewswire.com
Un cameriere del Mandalay Bay, ha parcheggiato la macchina di Stephen Paddock che  ha controllato, poi è misteriosamente scomparso dopo aver rilasciato un’intervista a media mainstream in cui ha insistito sul fatto che il tiratore sospetto era “una persona normale” e “non aveva molti bagagli con se“.
Chad Nishimura,  impiegato di lunga data al Mandalay Bay, ha rilasciato l’intervista al giornalista Moanike’ala Nabarro, dell’affiliata hawaiana ABCKITV4 News.
L’articolo è stato cancellato dal sito KITV4 News dopo che pare abbia testimoniato contro la “narrazione ufficiale” del killer  il “lupo solitario” Paddock, poi, come sarebbe riuscito a trasportare armi sufficienti per un piccolo esercito nella sua suite dell’hotel senza  essere visto dal personale o dal personale della sicurezza della CCTV dell’hotel?
Alla rete televisiva  KITV4 hanno finora rifiutato di spiegare perché, il loro articolo, è stato improvvisamente cancellato dal loro sito web e se agivano per conto di ordini esterni.
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Nishimura, un nativo delle Hawaii, è pure lui,  completamente svanito dalla pubblicazione della relazione e così tutti i suoi report sui social media sono stati cancellati da Internet.
Se non fosse per l’intervista archiviata da KITV4 News delle Hawaii , accessibile dopo una piccola ricerca su archive.org, sarebbe stato come se Nishimura non fosse mai esistito.
Amici e colleghi dicono che il cameriere è stato “assolutamente irraggiungibile per giorni” dopo poco l’attacco del 1° ottobre, che ha lasciato 59 morti e centinaia di feriti.
L’intervista a KITV4 ha offerto una prospettiva molto diversa rispetto alle riprese  contenute nei prodotti della maggior parte dei media principali. Intervistando qualcuno che ha incontrato Stephen Paddock, l’intervistato ha fornito una reale comprensione dell’evento.
Nishimura ha affermato all’affiliati di ABC  che Paddock “sembrava normale” e, detto in modo più chiaro, “non ha aveva nessuna borsa con lui all’arrivo“.
Mentre la rimozione dell’articolo dal sito web di KITV4 potrebbe essere spiegata , come dettata dai più alti livelli superiori di ABC che hanno messo in discussione un articolo che contraddice la narrativa lupo solitario  che tutti i media mainstream stanno spingendo, la scomparsa di Nishimura e la pulizia (cancellazione) dei suoi post sui social media rende l’intero episodio particolarmente inquietante.
L’affermazione di Nishimura ha messo in pericolo tutta la “narrativa ufficiale“, o ha saputo qualcosa di diverso di cui erano interessati?
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Uno screenshot dell’articolo KITV4 prima che venisse eliminato.
La ricerca del account social di Chad Nishimura porta anche a molteplici morti. La sua pagina di Facebook ora restituisce un errore dicendo che la pagina è stata rimossa, e la sua pagina LinkedIn è stata anche eliminata.
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La pagina di Facebook di Chad Nishimura è stata cancellata dopo che è scomparso.
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Anche il suo profilo LinkedIn è stato rimosso. Il post di Chad Nishimura  dimostra che la narrativa di ” lupo solitario” su Stephen Paddock non è vera. Non arrivò con sacchi ne valige o abbastanza carico di armi , da riempire di armi una piccola stanza per gruppo di tiratori dell’hotel Mandalay Bay.
La questione di come Paddock avrebbe trasportato queste armi nella sua stanza rimane una delle più grandi lacune nella storia, inspiegate dalle autorità o dai filmati della TV a circuito chiuso del Mandalay Bay, che molti credono non saranno mai pubblicati.
Il racconto di Nishimura che parla di “ragazzo normale“, in riferimento a Stephen Paddock, che arriva all’hotel con pochi bagagli è in contraddizione con la narrativa ufficiale sempre più sconveniente che viene spinta dalle autorità e dai media principali.
La narrativa ufficiale si sta spellando le mani pur di cambiare la realtà. Le autorità stanno cambiando la rilevazione ufficiale degli eventi quasi tutti i giorni, coprendo i fatti, e la Mandalay Bay cerca disperatamente di evitare l’uscita di informazioni che potrebbero portare a delle  cause legali contro la loro società.
I pali alzati in questo caso sono incredibilmente alti.
È questo il motivo per cui il marmo della Mandalay Bay è scomparso, e la sua presenza sui social media è stata dilavata pure nella sua esistenza?
Fonte tratta dal sito .

IL CLIMA E’ SFACCIATAMENTE MANIPOLATO

E’ Leo Zagami, che ho raggiunto nella sua segretissima magione alle porte di Roma, a rispondere ad alcune domande sui cambiamenti climatici recenti.
L’atmosfera è singolare: candele, incensi, muri antichi in tufo e quadri astratti giganteschi dalle tinte tenebrose appesi alle pareti.
Leo sovrasta l’ambiente con la sua statura.
Indossa un lungo mantello nero, dall’interno rosso cardinale. Appare ancora più imponente. La voce è cordiale.
D: lei ha qualcosa da esporre circa i recenti nubifragi che hanno fatto notizia nelle ultime ore e negli ultimi giorni?
R: Signini, forse allude al “TRIS DI DISASTRI PILOTATI”?
D: se così vuole definirlo, va bene. Cos’ha da dire in proposito?
R: prima le Filippine, poi gli Stati Uniti centro occidentali ed infine la Sardegna. Sono tutti stati creati ad arte.
D: cosa intende per “creati ad arte”, può essere più preciso, cortesemente?
Rintendo semplicemente dire che, al fine di accelerare l’iter legislativo ed emanare nuove leggi ad hoc, è necessario terrorizzare, in qualche maniera, la popolazione.
D: e lo farebbero manipolando il clima?
R: anche! Scatenando a comando tifoni, uragani, incendi, crisi alimentari, follie climatiche di vario genere, millantando la fine delle scorte petrolifere etc. è più facile indurre la popolazione a ritenere corretti alcuni “aggiustamenti” che, come in questo caso, potrebbero manifestarsi nell’incremento massivo del costo dei beni alimentariUn sistema ormai in uso da decenni volto a soggiogare le menti e prepararle a rispondere con un sommesso “SI’” a qualsivoglia richiesta. L’intellettuale Noam Chomsky lo ha sapientemente stigmatizzato sei suoi famosi “dieci punti”.
D: scusi, ma chi ci guadagnerebbe in tutto ciò?
R: le citerò un nome, immagino che lo abbia già sentito: MonsantoCollusa a sua volta – come ha confermato anche la super spia Snowden – con il governo americano. 

D: certamente ho sentito parlare della multinazionale Monsanto ed ho anche preso visione di alcuni documentari indipendenti dai contenuti aberranti. Ma cosa c’entrerebbe con tutti questi cataclismi?
R: lo scorso ottobre, la Monsantoha sborsato quasi 1 miliardo di dollari per acquistare Climate”, il servizio di previsione meteorologica legato all’agricoltura. Ma ecco il più grande shock rivelato da Snowden: con la collaborazione della Monsanto, è stato istituito un laboratorio segreto di geo-ingegneria, conosciuto dagli addetti ai lavori come il Gioiello o Muad’Dib

D: mi dica di più.
Rquesto laboratorio è operativo dal 1960, ed è stato nascosto al mondo profano per tutti questi anni. Snowden ha inoltre dichiarato: “Sto solo rivelando a tutti che su questo programma non vi è alcuna supervisione della comunità scientifica, nessuna discussione pubblica è stata fatta, quindi risulta di scarso interesse per gli effetti collaterali che sono ben noti solo a pochi privilegiati, interessati a continuare il programma di scie chimiche pluridecennale tenuto in segreto“. Quindi, italiani sveglia!
D: non crede che rivelare questo genere di informazioni, possa essere nocivo per la sua incolumità? In fondo, a Lei, cosa entra in tasca?
Rin vita mia ho imparato a gestire i pericoli ed ho affrontato fasi ben più impegnativeHo fatto una scelta di vita abbandonando un passato a cui resterò per sempre legato, volente o nolenteLa mia missione riguarda, ora, la divulgazione di quanto ho appreso in anni di percorso sia esoterico che essoterico. Non è mancata l’occasione di tentare la carta della politica ma sembrerebbe che i tempi non siano maturi. Pertanto credo sia meglio rimanere estraneo da ogni coinvolgimento per ora. Ora sta a voi comunque cambiare, per così dire, passo. 
D: e come potremmo, senza punti d’appoggio, cambiare passo?
Rnei miei scritti sono presenti diversi spuntiStarà poi a chi li leggerà, farne tesoro.
Si è conclusa così questa singolare avventura con l’Illuminato Leo Zagami il quale, prima che che ripartissi, mi ha omaggiato di alcuni suoi best-sellers in cui, garantisce, vi sono raccolte molte informazioni di carattere esoterico che non vedo l’ora di leggere.
Nel salutarmi, ha aggiunto: “in questi testi troverà informazioni relative al mondo reale, quello che può essere compreso solo da chi ha veramente raggiunto la consapevolezza sulla prigione che ci circonda e i suoi guardiani”. –
Fonte tratta dal sito  .

sabato 21 ottobre 2017

L'omicidio massonico, parte 8. Lo schema generale dei vari delitti.


1) Premessa. Delitti mediatici e delitti non mediatici.

Occupandomi da anni di delitti vari, mi sono reso conto che spesso sono rituali non solo gli omicidi mediatici, cioè quelli di cui si occupano quotidianamente i mass media, ma moltissimi omicidi secondari di cui non parla nessuno.
La domanda che mi sono posto è: con quale criterio vengono scelti e selezionati i delitti che poi saranno dati in pasto ai media?



Ogni delitto rituale ha un suo movente specifico di natura esoterica e umana, ha poi come è ovvio degli esecutori, e spesso dei mandanti ben precisi. Sono molte le madri che hanno ucciso i figli, ma nessun altro ha avuto il rilievo del delitto di Cogne; molti i delitti satanici, ma solo quelli delle Bestie di Satana sono stati presi in considerazione; molti i genitori uccisi dai figli, ma solo Erika e Omar e Pietro Maso hanno ammorbato le cronache per anni; molti i bambini che scompaiono, ma solo Yara Gambirasio e Sarah Scazzi di recente hanno avuto un tale interesse.
Moltissime anche le donne uccise da mariti, fidanzati e amanti. Solo nel 2008 sono state 113 le vittime, e alcune sono state uccise con modalità (tagliate a pezzi, uccise a colpi di machete, ecc...) da meritare molta più attenzione rispetto ai delitti cui i media ci hanno abituato.

Ad esempio pochi anni fa a Nereto venne ucciso a colpi di ascia un noto avvocato insieme a sua moglie, in casa sua; dal punto di vista oggettivo, per gli appassionati di gialli, sarebbe molto più interessante indagare su questo caso piuttosto che sorbirsi continuamente nuove rivelazioni di Michele Misseri, o ascoltare le ultime news sugli amori di Salvatore Parolisi.
A Lodi, ad aprile del 2011, è stato ritrovato un cadavere a pezzi, completamente mutilato, ed era l’ennesimo di una lunga serie. Chi uccide queste persone in questo modo e perché?
In Abruzzo, due anni fa circa, ricordo l’omicidio di una ragazza di nome Rosa De Rosa, trovata sulla riva di un lago. Nessun accenno di interesse da parte dei media.
Nulla di nulla anche sul caso della donna trovata decapitata e priva degli organi interni di recente, a Roma.

La domanda allora è: come vengono scelti i delitti che poi faranno spettacolo? E perché?

Tra l’altro è facile notare che quando un evento è destinato a catturare l’interesse dei media per anni, giornali e TV ci si gettano a capofitto in anticipo, ancora prima di sapere se dietro ad esso ci sia un delitto o meno.
Per Yara Gambirasio e Sarah Scazzi, ad esempio, i media si sono buttati a pesce sulla vicenda quando le due minorenni erano solo scomparse e in teoria avrebbero potuto anche tornare con un fidanzato dopo una fuga d’amore; per il delitto di Cogne, quando ancora la madre non era sospettata e si pensava ad un incidente, già tutti i media nazionali se ne occupavano; idem per il delitto di Novi Ligure e tutti gli altri.
In altre parole, i media sanno già in anticipo quali sono gli eventi di cui dovranno occuparsi e tralasciano volutamente gli altri.
La domanda è: con quali criteri vengono scelti i delitti?

Osservando lo schema generale dei delitti mediatici se ne trae un quadro complessivo particolare e si può avere la risposta.


2) Lo schema generale. Gli assassini.

Osservando i delitti mediatici di questi anni si può notare che lo schema è quello che stiamo per esporre.

In primo luogo, gli assassini appartengono sempre a categorie uniche. Ovvero abbiamo:
- una madre che uccide il figlio (delitto di Cogne; saranno molte altre le madri ad uccidere i figli, ma nessuna arriverà agli onori della cronaca con tanta veemenza);
- una figlia che uccide i genitori (Erika);
- un figlio che uccide i genitori (Pietro Maso);
- i vicini di casa (delitto di Erba);
- una setta satanica (Bestie di Satana);
- uno zio e una cugina (Michele Misseri e Sabrina Misseri);
- compagni di unversità (delitto Meredith);
- un fidanzato (Alberto Stasi nel delitto di Garlasco);
- un marito (Salvatore Parolisi);
- poliziotti (delitti della Uno Bianca);
- un serial killer (Pacciani e i compagni di merende).

Non ricorre mai due volte la stessa tipologia di assassino, ancorché le cronache minori e locali siano piene di delitti satanici, di omicidi tra parenti, ecc.
Anche i delitti commessi da appartenenti delle forze dell’ordine sono diversi; si va dal generale dei carabinieri Ganzer, condannato per traffico di droga, a vicende mai definite, come quella di Milica Cupic, la cui figlioletta di sei anni è stata uccisa a botte dal marito, generale dell’esercito.
Eppure nulla di nulla compare nelle cronache (la vicenda di Milica Cupic è stata oggetto di una interrogazione parlamentare e solo questa settimana ha deciso di occuparsene il settimanale Cronaca Vera, uno dei pochi giornali ad occuparsi anche di delitti secondari).
Un mio amico ex poliziotto mi ha raccontato di una volta in cui un’intera caserma della polizia fece irruzione in un’altra caserma, dove stanziavano decine di poliziotti dediti a traffici di droga e altri delitti; i poliziotti furono tutti arrestati ma non se ne seppe più nulla e sui giornali non trapelò alcuna notizia.

Occasionalmente arrivano alla cronaca anche delitti come quello di Via Poma, o di Emanuela Orlandi, o delitti clamorosi come la strage in Vaticano del 1993; qui però l’importanza dell’evento è data più che altro dalla valenza politica dell’evento e infatti in questi delitti non esiste un colpevole definito fin dall’inizio.
Al contrario, nei delitti che abbiamo elencato c’è un colpevole definito sin dalle prime battute dell’inchiesta, e la vicenda segue sempre la stessa sequenza: iniziale incertezza; individuazione del colpevole; spesso il colpevole confessa ma poi ritratta; dubbi, contraddizioni, colpi di scena; sentenza finale.


3) Il perché della scelta. La valenza sociologica dei delitti. Il messaggio positivo.

A questo punto, riflettendo, si può capire il criterio con cui vengono scelti i delitti.
Dal momento che il bombardamento mediatico è talmente eccessivo che qualsiasi cittadino non può sfuggire al recepimento della notizia, tali delitti servono per inoculare inconsciamente la paura.
La TV è infatti un enorme mezzo di manipolazione delle masse, perché manipola la mente.
Anche le persone più evolute, infatti, sotto sotto pensano che i personaggi famosi sono quelli televisivi; e se una cosa viene veicolata in TV è senz’altro un evento di rilievo.
Va da sé che, al contrario, le notizie che non vengono passate in TV non sono importanti; ma la mente non si accorge di queste manipolazioni.
Il rilievo dato a queste notizie si instilla nel subconscio, e qui nasce la paura.
Paura del vicino di casa, paura di mandare i figli all’università, paura dei parenti. Anche tra le persone non interessati a delitti, sangue e gialli vari, circolano comunque battute standard sui vicini di Erba, quando il coinquilino del pianerottolo fa troppo casino, o sul delitto di Cogne, se il figlio rompe troppo le scatole.
La paura è sottile, quasi impercettibile; ma essa si aggiunge a tutte le altre paure che, grazie al sistema in cui viviamo, ci vengono inculcate fin da piccoli; paura di perdere il posto di lavoro, paura della tasse, dei controlli della finanza, paura della malattia, ecc.

Mi resi conto di quanto sia potente il condizionamento mediatico a seguito di un evento capitatomi questa primavera; in quel periodo un lettore mi telefonava dandomi in anticipo notizia che poi si sarebbero rivelate esatte (come l’uccisione di una persona di nome Angelo, cosa che poi successe due giorni dopo, quando fu ucciso con un colpo di fucile al cuore un certo Angelo Lolli; ma anche altre e più precise furono le notizie che costui mi anticipò). Dopo avermi dato alcune notizie esatte mi disse che il giovedi successivo avrebbero ucciso anche a me; quando gli chiesi come e chi, mi disse “saranno degli extracomunitari, che fingeranno una lite e ti accoltelleranno”. La notte successiva – mi pare fosse il martedì – i miei vicini di casa (africani) alle tre di notte facevano un casino inimmaginabile recitando delle formule strane in modo rituale, tanto che quella notte Stefania non riuscì a dormire. La mattina andai a chiedere ad altre persone del vicinato chi erano e cosa facessero e rimasi abbastanza stupito di scoprire che la mia vicina si chiama proprio Rose (sottolineo che nello stabile dove abito ci sono solo due appartamenti, il mio e il loro).
Raccontando la curiosa coincidenza ai miei amici, il primo commento di tutti fu: “Beh, meglio che giovedì dormi da un’altra parte; ricordati il caso dei coniugi di Erba”.
In questa occasione, come ho detto, ho preso consapevolezza della potenza della manipolazione mediatica, perché credo che senza il precedente della strage di Erba nessuno si sarebbe preoccupato di questa cosa, e io probabilmente avrei dormito a casa mia in tutta tranquillità, mentre invece scelsi di andare a dormire da Solange per essere più tranquillo, pur sapendo che la telefonata era una bufala architettata solo per impressionarmi (essendo già la terza volta che mi facevano uno scherzo simile).
Inutile aggiungere che mi guardai bene dall’andare a protestare dai vicini per il casino, e ho optato per dei più pratici tappi alle orecchie.

Questi omicidi, insomma, hanno varie valenze e vari moventi. Ma la ragione per cui la TV è infestata ad ogni ora del giorno con i particolari più idioti e inutili di alcuni delitti, è che veicolano nell’inconscio la paura.


4) La valenza sociologica. Il messaggio negativo.

A questo obiettivo (veicolare la paura) se ne aggiunge un altro.
Risulta abbastanza evidente come la tipologia dell’omicida sia sempre quella di un analfabeta, grezzo e ignorante, salvo i casi in cui vengano coinvolte persone in giovane età e senza una collocazione lavorativa particolare.
Infatti:
Pacciani era un contadino ignorante e i suoi compagni di merende erano pure peggio;
Anna Maria Franzoni una casalinga;
Rosa Bazzi e Olindo Romano sono rispettivamente una casalinga e un netturbino;
Michele Misseri non riesce a spiccicare due parole in croce;
Salvatore Parolisi è un sottufficiale abbastanza ignorante, a giudicare dal modo di parlare;
i ragazzi coinvolti nella vicenda delle Bestie di Satana erano rockettari senza arte né parte, coi capelli lunghi e ai margini della società (così ce li hanno presentati).
Le persone un po’ più istruite, quindi Alberto Stasi, Pietro Maso, ecc., sono tutti privi di un lavoro e in età scolare.

In altre parole, tra gli omicidi non compaiono architetti, ingegneri, avvocati, magistrati, professori universitari, medici, ecc.
Eppure di delitti commessi dai cosiddetti “colletti bianchi” ne abbiamo diversi; c’è il caso del professore universitario di Pisa che ha ucciso la moglie (professoressa universitaria) a martellate, ha confessato, non ha fatto un giorno di galera, e per giunta, quando è finito il processo che l’ha assolto, ha chiesto anche la pensione come vedovo (per fortuna il parlamento, ad agosto, ha approvato la legge 125 2011 che nega la pensione di reversibilità al coniuge omicida). Non un cenno a questo caso su giornali e TV, e il professore in questione continua ad insegnare all’università.
Così come nessun cenno hanno fatto i TG e i giornali all’emanazione di questa legge, forse per il timore di dover spiegare, poi, che oltre ai delitti di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio, ci sono in Italia situazioni altrettanto gravi e che meriterebbero molta più attenzione.
Ci fu a suo tempo il caso del PM Pier Luigi Vigna, indagato per essere tra gli esecutori dei delitti del Mostro di Firenze, ma il cui individuamento portò allo smantellamento della SAM, e alla promozione del procuratore a capo della DIA, la direzione investigativa antimafia.

Ma per i media queste categoria di persone non commettono omicidi. Chi uccide sono solo casalinghe, operai, disoccupati, e al massimo qualche studente, preferibilmente con la passione dell’hard rock e meglio ancora se iscritto a Forza Nuova o a qualche gruppo di estrema destra e/o sinistra.

Come abbiamo detto, infatti, la manipolazione mentale effettuata dai media agisce anche in negativo, nel senso che non ci fa percepire ciò che la TV e i giornali non dicono.
Quindi non abbiamo paura dei magistrati, degli avvocati, dei medici, ecc. Perché quelli – è il messaggio impresso nel subconscio – non delinquono.
Nella mia attività quotidiana mi capita spesso di sentir dire “ma come fai a dire questo di Tizio o Caio? E’ un professionista stimato...”, come se professionista fosse sinonimo di persona perbene.

All’opera di manipolazione mentale effettuata dai media e dai film, contribuiscono anche il cinema e la fiction in generale, ove regolarmente in telefilm come RIS, La Squadra, Carabinieri, ecc... vengono presentate forze dell’ordine eccezionali ed efficientissime, avvocati onesti, medici quasi sempre per bene, ecc.
Se fino agli anni ’80 il cinema era ancora, talvolta, occasione di denuncia (vedi ad esempio i film di Pasolini, o il famoso “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, o anche “Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica”), attualmente il cinema si è rammollito attorno stereotipi convenzionali e, anzi, in alcuni casi presenta delle versioni dei fatti totalmente edulcorate e depistanti (scandolosi ad esempio, sono i film prodotti dalla Taodue, come quelli sulla Uno Bianca, su Riina, ecc., dove la realtà è sempre artefatta ed edulcorata).

Questa immensa opera di manipolazione di massa ha dei risultati a dir poco comici.
Qualche giorno fa in una nota trasmissione TV venivano ipotizzate nuove piste su una serie di delitti di diversi anni fa e uno degli esperti era proprio uno degli assassini; sempre recentemente, a proposito del delitto della donna decapitata a Roma, la Rai ha intervistato in qualità di esperto una delle persone che è al vertice delle sette sataniche italiane ed europee, considerato una delle persone più pericolose in Italia, il quale ovviamente ha escluso la pista satanica, dicendo che il satanismo è un fenomeno marginale e quasi inesistente in Italia.
Senza arrivare al paradosso di un giudice Vigna che indaga sui delitti commessi da lui stesso e dai suoi compagni, o dei fratelli Savi che intervengono sulla scena degli omicidi commessi da loro stessi poche ore prima, il vero colpo di genio è quello di far intervenire gli assassini in qualità di esperti e consulenti; perché, dal momento che nessun romanziere è mai arrivato a tanto, e in TV una realtà del genere non è mai stata ipotizzata, la mente di chi guarda la TV non è pronta ad una cosa così grave.


5) Conclusioni sul potere dei mass media.

Normalmente, infatti, quando dico queste cose, l’ascoltatore medio trasalisce e pensa che sia una realtà troppo assurda per poter essere vera. Inaudito pensare che i colpevoli di certi delitti siano i politici, i giornalisti, i magistrati famosi. Inaudito, sì.

A rifletterci bene, però, non ci rendiamo conto di una cosa.

Molti di noi sono pronti ad accettare che l’11 settembre se lo siano confezionato gli Americani da soli per poi avere il pretesto di scatenare diverse guerre inutili.
In altre parole, sappiamo che alcune persone ai posti di comando hanno dapprima ucciso deliberatamente migliaia di persone, per poi ucciderne altri milioni, senza alcun motivo reale.
Sappiamo che le stragi di Stato, da Portella Delle Ginestre ad Ustica, passando per la strage di Bologna e altre, sono state tutte preparate, commissionate ed eseguite dai nostri servizi segreti, e quindi da uomini dello Stato, che poi indagavano sui delitti da loro stessi commessi. Molti di coloro che hanno commissionato quei delitti, da Andreotti a Cossiga, impunemente hanno poi governato l’Italia, sono andati ai funerali delle vittime uccise per loro volontà, hanno rimosso poliziotti e magistrati che indagavano troppo seriamente. E questo lo sappiamo bene oramai.
Sappiamo che degli ex avvocati di mafia siedono in parlamento e fanno leggi sulla quella stessa mafia che loro hanno difeso in precedenza per decenni.
Pur sapendo tutto questo, ci stupiamo se lo Stato decide di uccidere Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Carmela Rea, o le vittime di Firenze, per poi indagare su di loro e non scoprire nulla.

Eppure dovrebbe in realtà essere meno grave il delitto di una singola persona rispetto allo sterminio sistematico di intere popolazioni.

Ciò si deve al lavaggio del cervello cui siamo sottoposti, che ci fa accettare di buon grado una guerra ma fa si che non siamo disposti ad accettare la verità sui delitti rituali.

Come diceva Pasolini: “Niente di più feroce della banalissima televisione”.

Umberto Eco scrive nel suo “Il nome della rosa”: “I libri si parlano tra loro, e una vera indagine poliziesca deve provare che i colpevoli siamo noi”.
Quello che vuole dire Eco, a mio parere, è che i colpevoli sono loro, gli esperti TV, gli uomini famosi, i romanzieri. Ma questo non verrà mai provato.
Perché la vita che viviamo non è un romanzo ma la realtà.
Fonte tratta dal sito .

L'omicidio massonico parte 7. Come si occulta la verità.


E cenni sull’omicidio di Carmela Rea.

1. Premessa. 2. L'omicidio di Carmela Rea. 3. Le tecniche di depistaggio. 4. I periti. 5. Gli avvocati. 6. I magistrati. 7. Polizia e Carabinieri. 8. I criminologi. 9. I mass media. 10. Conclusioni.

1. Premessa.
E’ ormai qualche anno che cerco di studiare i delitti rituali della Rosa Rossa e una delle cose che ho cercato di capire di più era come facessero a depistare sistematicamente tutte le indagini.
Che la Rosa Rossa abbia in mano tutta la stampa, la magistratura e gli organi di polizia è evidente; ma è altrettanto evidente che il controllo di questi organi avviene non per cooptazione diretta, ma indiretta e inconsapevole. Non è possibile, infatti, che tutti gli avvocati, gli investigatori, e i giornalisti che se ne occupano siano dentro alla Rosa Rossa, anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non hanno né l'intelligenza né la cultura per far parte di un'organizzazione del genere.

In altre parole, la maggior parte degli inquirenti, dei giornalisti e dei magistrati ignora cosa sia la Rosa Rossa e in genere non ne sospetta neanche l'esistenza.
Dopo qualche anno, dopo colloqui con carabinieri, poliziotti, periti, magistrati, giornalisti, cameramen, la risposta mi è chiara e può tracciarsi una sorta di schema, seguito ogni volta per ogni delitto.
Partiamo dall’esempio di Carmela Rea, morta di recente.
Le dichiarazioni dei criminologi intervenuti sono talmente demenziali che mi hanno ispirato questo articolo per spiegare i meccanismi di un’indagine, a grandi linee.

2. L’omicidio di Carmela Rea.
In quest’omicidio risultano chiaramente rituali sia la data della morte, sia il nome della donna, sia i riferimenti e le immagini mandate in TV. Per i lettori di questo blog tutto ciò è cosa nota quindi mi soffermo su altri particolari.
La cosa che colpisce sono le idiozie dette dai criminologi nei vari programmi TV.
E la domanda è: come è possibile che nessuno ci arrivi? Che nessuno colleghi? Che nessuno sospetti qualcosa di più?
E come è possibile dire una quantità di idiozie, come quelle che normalmente dicono i criminologi, puntualmente sempre gli stessi invitati a queste trasmissioni?
La donna è scomparsa nel pomeriggio e il cadavere è stato ritrovato solo in seguito, mentre la data della morte è quella probabilmente del giorno successivo, tra la mezzanotte e le due.
Il cadavere è stato ritrovato privo del sangue (cosa tipica di tutti i delitti rituali) il che significa che l’omicidio è avvenuto in zona diversa dal ritrovamento. La donna ha subito 35 coltellate e sul corpo ci sono anche dei segni esoterici incisi.
A fronte di queste evidenze, c’è da domandarsi come si fa a sostenere la tesi del serial killer o del delitto passionale.
Carmela infatti stava facendo una gita col marito e si è allontanata per un solo momento; dovremmo supporre che il presunto amante l’abbia stordita e portata in un altro luogo, oppure – ipotesi ancora più inverosimile – l’abbia convinto a seguirla. Lì l’abbia uccisa dopo poche ore e poi abbia portato il cadavere in un altro luogo, rischiando di essere scoperto, o fermato. Inoltre resterebbe da capire perché questo presunto amante l’abbia uccisa con 35 coltellate, alcune sferrate anche dopo la morte.
In realtà analizzando i pochi dati che ci hanno evidenziato i giornali (dati che spesso sono falsi, questo occorre dirlo, ma qui partiamo dal presupposto abbastanza improbabile che siano veri) risulta chiaro che la persona è stata uccisa con premeditazione, e probabilmente l’uccisione in un posto per poi trasportare il cadavere in un altro ha un significato ben preciso, ben diverso da quello che ha in un delitto seriale o passionale.
Peraltro, ad escludere il delitto passionale dovrebbe bastare la svastica nazista che - sempre stando a quel che dicono i giornali - sarebbe stata incisa sul corpo della donna; e sarebbe da prendere in considerazione il fatto che il corpo è stato ritrovato il 20 aprile, proprio il giorno del compleanno di Hitler.
Ma è ovvio che la verità anche questa volta non verrà mai a galla.
Cercherò di spiegare allora come funziona il meccanismo investigativo in questi casi, e come sia possibile arrivare a simili livelli di demenzialità nelle trasmissioni che si occupano della vicenda.

3. Le tecniche di depistaggio.
Per capire come si depistano le indagini in un delitto qualsiasi occorre tenere presente che l’analisi della scena di un delitto avviene in più fasi.
In un primo momento interviene generalmente la squadra volante della polizia, che fa un primo sopralluogo, con o senza il magistrato di turno. La volante fa un primo rapporto (talvolta a seconda delle zone possono intervenire i carabinieri).
Dopodiché il caso passa a chi se ne occuperà realmente; in polizia la squadra mobile. Oppure se è intervenuta per prima la caserma x dei carabinieri, il caso può passare ad una stazione diversa.
Le indagini poi sono dirette dal magistrato, e a condurre le indagini non sempre sarà quello di turno.
E poi abbiamo i periti.
Ecco quindi che l’analisi della vicenda può essere fatta da tanti soggetti diversi, con competenze diverse, e idee diverse.
Spesso è sufficiente che un solo elemento di questa vicenda sia nelle mani dell’organizzazione perché tutta l’inchiesta ne risulti inquinata e sia nell’impossibilità di proseguire correttamente.
In altre parole, non c'è bisogno di tenere sotto controllo tutti coloro che partecipano a vario titolo alle indagini, ma è sufficiente assicurarsi una complicità in uno o due punti chiave di tutta l'operazione.


4. I periti.
Il perito ha un ruolo chiave in tutta la vicenda. Il burattinaio di questi delitti infatti si assicura sempre che la perizia sia svolta o da un incompetente o da una persona interna all’organizzazione.
Se il perito stabilisce, ad esempio, che è perfettamente normale che un avvocato di 40 anni si suicidi con una calza da donna al termosifone, come l’avvocato Silvia Guerra di Macerata, il caso è chiuso.
Se il perito stabilisce, come è capitato, che è perfettamente normale che una donna si infili un coltello nel torace e non esca una goccia di sangue, il caso è chiuso. Suicidio.
Se il perito stabilisce – come nel caso di Niki Aprile Gatti – che è possibile suicidarsi con un laccio da scarpe, allora il caso è chiuso. Suicidio.
Se il perito stabilisce che ci si può suicidare con una balestra, come nel caso di Stefano Anelli, il caso è chiuso.
Se il perito stabilisce che ci si può suicidare in una doccia, come l’avvocato Antonio Colelli, il caso è chiuso.
A formare dei periti incompetenti concorre una letteratura che spesso è fuorviante; in un manuale di medicina legale, scritto da un magistrato (e non da un medico legale) e con prefazione di Pier Luigi Vigna, ad esempio, si trova scritto che è perfettamente normale che una persona si suicidi con le ginocchia che toccano terra; se poi sul corpo si troveranno dei lividi, contusioni, botte, ecc., ciò è dovuto al fatto che spesso il suicida si agita e sbatte ripetutamente contro il muro.
In altre parole, i periti che si berranno acriticamente queste idiozie, se sono poco intelligenti ripeteranno queste formulette.
I periti più bravi verranno comprati.
E quelli che non si adegueranno verranno uccisi (come Luciano Petrini, che stava facendo la perizia sulla morte del colonnello Ferraro, che si sarebbe impiccato ad un portasciugamani, a colpi di portasciugamani).
Credo ad esempio che almeno la metà dei periti che quotidianamente ci ammorbano in TV con la loro teorie assurde siano in buona fede. Molti di essi infatti appena parlano dimostrano di essere talmente incompetenti che è assai probabile che credano davvero alle idiozie che dicono. Alcuni, invece, sono dotati di grande intelligenza, come Francesco Bruno, e sono menti raffinatissime (per usare un termine di falconiana memoria). Difficile pensare che costoro caschino dal pero e non sappiano come funziona il sistema.
Anzi, probabilmente è tra alcuni di loro che si devono cercare i mandanti di certe operazioni.

5. Gli avvocati.
L’altro elemento importante per il depistaggio sono gli avvocati. Mi sono sempre domandato dove prendessero i soldi le famiglie delle vittime per farsi difendere da avvocati del calibro di Taormina, o, come nel caso di Avetrana, dall’avvocato Coppi, che è uno dei penalisti più affermati d’Italia, una cui consulenza può costare come un appartamento.
Il punto è questo.
Se l’avvocato è bravo dopo un po’ capisce il sistema e può anche arrivare alla verità.
Non a caso nella categoria degli avvocati c’è un’elevata mortalità e un alto tasso di suicidi. Tra il 2009 e il 2010 ricordo i nomi di Silvia Guerra, Antonio Colelli, Monica Anelli, Giacomo Cerqua, Massimo Buffoni, l'onorevole Fragalà, e molti altri, tutti morti in circostanze talmente assurde che nessuno crede al suicidio o all’omicidio (nel caso di Monica Anelli sarebbe stata uccisa dallo zio con una balestra).

Negli anni passati invece ricordiamo l'avvocato Masi, ucciso a Teramo a colpi di mannaia insieme alla moglie, o l'avvocato Cipolla, ucciso a Palermo a colpi di Roncola.
Nella maggior parte dei casi gli avvocati non riescono a capire il meccanismo in cui sono inseriti.
Quando iniziano ad intuire qualcosa vengono fatti fuori.
Non a caso gli incidenti a me e Solange, e i primi tentativi di eliminarci, sono avvenuti quando iniziavamo ad avvicinarci alla verità. E i primi tentati omicidi ai nostri danni sono stati compiuti ad opera probabilmente delle stesse persone che ci facevano il servizio di protezione, gli agenti della Digos. Se non da loro direttamente, comunque certamente con il loro aiuto e con la loro complicità, consistita nella sparizione di documenti, nel voluto depistaggio, nelle omissioni, ecc.
Attualmente nel mio studio legale siamo in 5, e da poco a Solange si è aggiunta un’altra persona che è scampata alla morte per un pelo sol per aver capito troppo.
Gli avvocati direttamente coinvolti nel sistema e direttamente aderenti alla Rosa Rossa o organizzazioni simili non sono molti e in genere intervengono solo in processi di rilevanza nazionale o internazionale. Quei pochi però si spartiscono la maggior parte dei processi importanti di rilevanza mediatica e spesso contattano la vittima offrendosi gratuitamente; in genere la vittima e i familiari non rifiutano, ritenendo in tal modo di essere tutelati e anzi ritenendosi pure fortunati.
In conclusione, gli avvocati in genere non hanno la preparazione per capire il fenomeno davanti a cui si trovano, il che avviene nel 90 per cento dei casi.
Se cominciano a capire vengono uccisi o estromessi dal processo.
E in genere i processi più importanti sono appannaggio di avvocati interni all'organizzazione.


6. I magistrati.
Quanto ai magistrati il problema è simile a quello degli avvocati; spesso (anzi, quasi sempre) non hanno alcuna competenza specifica, quindi in genere si fidano degli ufficiali di PG addetti al loro ufficio.
Un magistrato diventa tale solo perché ha superato un concorso in cui studia tre materie (diritto civile, penale e amministrativo), senza alcuna attinenza con la realtà, senza aver fatto alcun corso di investigazione, e senza sapere nulla di ritualità, organizzazioni esoteriche, ecc.
Dopodiché, dopo anni passati a occuparsi di traffico di droga, furtarelli e altri reati minori, incappa nel delitto rituale.
Ecco come possono prodursi aberrazioni come quelle capitate all’epoca del serial killer Minghella, uccisore di prostitute, che scriveva la parola “Rose” sulla schiena delle vittime. La parola fu attribuita ad un maldestro tentativo di attribuire i suoi delitti alle Brigate Rosse, e gli indizi di carattere rituale, in tal caso evidenti come un elefante in giardino, non sono stati visti da nessuno.
In linea di massima il 50 per cento dei magistrati non conosce neanche la differenza tra Massoneria e P2 e fa di tutta l’erba un fascio.
Il restante 40 per cento è in massoneria, quindi conosce la massoneria in sé, ma aderisce alle obbedienze regolari ed ufficiali, Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia Regolare, Cavalieri di Malta, non conosce la differenza tra Massoneria e organizzazioni esoteriche, massoniche o paramassoniche; solo un 10 per cento (in genere i magistrati che rivestono le funzioni più importanti e che si occupano dei casi più importanti all’interno di un tribunale) conoscono perfettamente il sistema. Ma quelli, per ovvi motivi, non lo combatteranno mai e sono posti a dirigere procure e tribunali al fine di assicurare il corretto funzionamento (non della giustizia ma) del sistema.
I pochi magistrati che lavorano davvero per arrivare alla verità vengono destituiti, trasferiti, o uccisi.
Ma si tratta di eccezioni.
In linea di massima è l'ignoranza del magistrato che garantirà la totale impunità all'organizzazione.


7. Polizia e Carabinieri.
La maggior parte degli ufficiali di Polizia e Carabinieri hanno un grado di scolarità bassissimo. Mal pagati e mal addestrati, e mal aggiornati, non sanno nulla di simbolismo, sette segrete ecc. Basti pensare che a Firenze la sezione antisette ha un organico, se non ricordo male, di due persone o tre. Due persone che dovrebbero quindi indagare su tutto ciò che ruota attorno all’Ordo Templi Orientis, Golden Dawn, Rosa Rossa, ecc… Più o meno come combattere la CIA con una fionda.
In alcune città, come Viterbo, non esiste neanche un settore antisette perché, si sa, le sette non esistono, e se esistono sono innocue, come garantisce il famoso esoterista Massimo Introvigne (il quale ha la biblioteca esoterica più grande del mondo, 50.000 volumi; quindi, in sostanza, è uno che si occupa di un fenomeno che non esiste).
Ma l’ignoranza abissale in cui versano poliziotti e carabinieri è il miglior modo per renderli servi docili del sistema. I pochi che svolgono indagini serie dopo un po’ vengono allontanati, uccisi, o mobbizzati.
Ricordiamo ad esempio che i poliziotti che avevano indagato sulla banda della Uno Bianca, individuando i fratelli Savi, furono trasferiti per punizione.
A Viterbo un’ispettrice di polizia troppo ligia al dovere prima è stata trasferita varie volte; a Natale del 2007 spararono contro la vetrina del negozio del marito e poi ebbe un incidente in auto (malfunzionamento improvviso e inspiegabile dei freni) che le causò un forte stress e che l’ha messa definitivamente fuori gioco. Inutile dire che, anche tra i suoi colleghi, quelli che vedono la coincidenza tra i vari eventi sono pochissimi; molti, più che altro per ignoranza, non mettono in collegamento i fatti e ritengono il tutto frutto di una cattiva manutenzione dell’auto.
Il commissario Giuttari, che era andato un po’ troppo avanti nell’individuazione del livello ulteriore oltre a Pacciani, nei delitti del Mostro di Firenze, fu messo ad ammuffire al servizio ispettivo del ministero e anche condannato penalmente. E così via.
Infatti, anche se dopo qualche mese io e Solange ci accorgemmo che i tentati omicidi ai nostri danni erano effettuati con la complicità delle persone che dovevano in teoria garantire a Solange un servizio di “protezione”, abbiamo sempre pensato che abbiano fatto tutto ciò senza sapere assolutamente cosa facevano e perché.
Il funzionario Digos che dopo l’avvelenamento di Solange interrogò me e Solange cercando di costringerla a confessare che si era avvelenata o drogata da sola con la mia complicità per farsi pubblicità, era infatti talmente ignorante che non poteva certamente sapere cosa stava facendo. Ricordo che durante il colloquio, mentre spiegavo al funzionario che il padre di Solange era affiliato al Grande Oriente d’Italia, mi chiese “ma cos’è il Grande Oriente d’Italia?”. Era ovvio cioè che lui stava facendo il suo lavoro, su mandato di altri, ma era totalmente inconsapevole dell’ingranaggio in cui era inserito. E non riusciva neanche a capire di cosa parlassi.
Forse, chissà, pensava pure di fare una cosa utile alla nazione, cercando di smascherare due rompicoglioni come me e Solange, con manie di protagonismo.
Tempo fa ho parlato con un ufficiale dei carabinieri che mi spiegava come spesso ricevono ordini dall’alto per effettuare questo o quell’arresto anche in mancanza di prove concrete; e lo hanno allontanato dal servizio perché in genere cercava di opporsi.
Un altro funzionario di polizia, oggi in pensione, mi disse che gli era stato ordinato di fare una cosa illegale, per la quale poi fu addirittura additato su vari giornali come un depistatore. Da quel giorno è andato in pensione e si è ritirato a vita privata.
In altre parole, per polizia e carabinieri vale lo stesso meccanismo dei magistrati e degli avvocati. L'ignoranza totale sarà l'alleata più fedele dell'organizzazione.
Nell'eventualità che il poliziotto inizi a capire qualcosa, verrà trasferito o, in casi estremi, ucciso, facendo passare l'omicidio per un suicidio, ovviamente. La stupidità, la paura, l'ignoranza dei colleghi attorno a lui, farà sì che nell'ambiente non si avrà il minimo sospetto, e quelli che sospetteranno staranno zitti perché, in fondo, loro devono sempre mantenere la famiglia.


8. I criminologi.
I criminologi svolgono un ruolo chiave in tutta la vicenda.
La letteratura criminologica di base, ad esempio, non considera mai il problema delle sette. Le sette, se ci sono, sono composte da sbandati disorganizzati.
Le organizzazione esoteriche più diffuse non sono neanche menzionate.
In molti manuali di criminologia ho addirittura trovato scritto che veri e propri delitti satanici, nel mondo, non se ne sono mai registrati (ignorando quindi a bella posta anche casi famosi e ufficiali come quelli di Sharon Tate o delle Bestie di Satana).
Il delitto esoterico e/o rituale, invece, non è neanche menzionato. Come abbiamo già evidenziato in passato, il più diffuso manuale di classificazione dei crimini, ovverosia il manuale ufficiale di studio alla FBI, non conosce la voce “delitto rituale” (cioè non conosce il delitto più frequente nella nostra società) ma in compenso conosce quello dell’ “omicidio sessuale di donna anziana” (che è statisticamente rarissimo).
Basti pensare che nei delitti del Mostro di Firenze molti “esperti” continuano a proporre il profilo steso a suo tempo dall’FBI, che indicava in un serial killer isolato l’assassino, e ignorano invece il rapporto che stese Francesco Bruno (che parlava di delitti esoterici).
Se poi qualcuno fa cenno ad elementi esoterici, si prendono in considerazione falsi elementi; nei delitti del Mostro di Firenze si presero come indici di un delitto esoterico le famose piramidi tronche trovate sul luogo di alcuni delitti, e non tutti gli altri indizi più importanti (nomi delle vittime, date, posizione dei pianeti, nomi dei luoghi, ecc.)
Ad esempio nel delitto di Carmela Rea, se non vado errato, la zona dell'omicidio è vicina al Monte di Rosara e al Dito del Diavolo, mentre il luogo del ritrovamento credo si chiami "Montagna dei Fiori".
Nella vicenda Rea, uno dei soliti esperti intervistati, Massimo Picozzi, che finora è l'unico ad aver parlato di un delitto rituale, si è affrettato ad aggiungere "delitto rituale sì... ma di una sola persona".
Una sola persona così forte da poter rapire da sola Carmela, e poi riportarla da morta in un luogo distante 18 km da quello del ritrovamento. Un superman insomma.
In conclusione, tra i criminologi le persone davvero ignoranti sono poche, perché, dopo qualche anno, a meno che il soggetto non sia poco intelligente, comincia a capire che qualcosa non quadra nelle teorie criminologiche più diffuse, e inizia a farsi qualche domanda in più.
Ho parlato con un medico legale che reputo molto in gamba, il quale mi ha detto: "vedi Paolo, quando i giornali parlano di un suicidio con una busta di plastica in testa, è al 100 per cento un omicidio. Quando parlano di un suicidio e la persona tocca con le ginocchia per terra, è al 90 per cento un omicidio. Ma la maggior parte dei miei colleghi ha paura, oppure è stupida, e crede davvero alle stronzate che gli dicono di dire".


9. I mass media.
Il ruolo dei mess media è ovviamente il più delicato. Anche qui però la maggior parte dei giornalisti o cronisti sono inconsapevoli del reale sistema che c’è alla base.
La maggior parte dei giornali si limita a riportare pedissequamente le veline che le questure selezionano personalmente.
I pochi giornalisti che fanno realmente un’inchiesta dopo un po’ vengono minacciati, esclusi, allontanati.
La maggior parte dei giornalisti, quindi, scrive solo quel che i padroni impongono e non rischia più di tanto.
La prima volta che un giornalista si avvicina ad un delitto rituale, poi, non è mai in grado di riconoscerlo, e neanche le successive. Per farlo dovrebbe essere un esperto di esoterismo, cosa che la maggior parte dei giornalisti non è.
A meno che, ovviamente, non faccia parte del sistema, nel qual caso non c’è pericolo che scriva davvero la verità.
Le persone coinvolte a pieno titolo nell’organizzazione sono solo i giornalisti che si occupano in modo sistematico di tali delitti perché, a meno che non siano poco intelligenti, diventa impossibile dopo anni di giornalismo investigativo non fiutare una pista diversa e unitaria a fronte di una serie così incredibile di coincidenze in delitti troppo diversi da loro. Quelle sono spesso le menti dell’organizzazione stessa o comunque sono tra le persone con gli incarichi più importanti all’interno della Rosa Rossa.
Il risultato finale di questa combinazione tra ignoranza, paura e complicità, è che i mass media svolgono l'importantissimo ruolo di depistare l'opinione pubblica, focalizzando tutte le discussioni su punti secondari, inutili e depistanti delle vicende, e allontanarla dalle domande reali.

Nel caso di Carmela Rea, ad esempio, tra giornali e telegiornali ho ascoltato le seguenti bestialità:
- pista camorristica
- pista del serial killer o del movente passionale, entrambe basate sul nulla più assoluto quanto a indizi

Inoltre i giornali hanno dato i seguenti particolari:
- Carmela Rea aveva sofferto di depressione post partum (particolare assolutamente ininfluente per capire il movente di un omicidio);
- era una donna bellissima; particolare in teoria importante, ma solo dopo che si sia stabilito che effettivamente abbiamo a che fare con un serial killer, altrimenti il particolare è rilevante quanto il numero delle scarpe;
- in paese tutti la stimavano, si giravano a guardarla, e la coppia si voleva molto bene.

In compenso si trascurano i seguenti particolari:
- i numerosi indizi di ritualità;
- il fatto che il marito sia un militare e che il cadavere sia stato ritrovato in una zona militare; coincidenza non da poco, su cui si è soffermato solo il criminologo Francesco Bruno, sia pure con una teoria abbastanza inconsistente, all'acqua di rose (e il doppio senso non è casuale ma voluto);
- il fatto che il cadavere sia stato trovato in una zona militare; nessuno si domanda se non sia possibile, ad esempio, acquisire le riprese effettuate dai satelliti militari che monitorizzano continuamente le zone militari, per vedere se sia possibile individuare l'assassino (più probabilmente gli assassini) nel momento in cui ha lasciato il cadavere o addirittura nel momento in cui ha rapito la donna;
- il fatto che il rapimento sia avvenuto di giorno, e che il cadavere sia stato ritrovato a diversi km di distanza dal luogo del rapimento, indica la possibilità che l'operazione sia stata effettuata da un gruppo addestrato e organizzato, essendo quasi impossibile, e troppo rischioso, compiere tutto ad opera di una sola persona.

Ma questa ipotesi non è formulata da nessuno. Perché una simile ipotesi, se fosse formulata ufficialmente, porterebbe la gente a farsi delle domande troppo scomode e terribili. Quale gruppo ha un potere del genere, di poter uccidere impunemente facendola in barba alle autorità? E se questo gruppo fosse dietro anche ad altri omicidi?
Domande che nessuno si deve porre.
E a rincintrullire completamente lo spettatore, oltre alle cazzate dei soliti criminologi e alla musica da film (come se stessimo assistendo all'ultimo film di Dario Argento, e non ad una storia vera), oltre agli scenari da grande spettacolo tipico della TV, alle facce tristemente assorte dei conduttori che in realtà non vedono l'ora che l'organizzazione dalla quale dipendono, consapevolmente o no, regali loro un altro omicidio possibilmente più efferato possibile, contribuiscono le pubblicità e le demenzialità che intervallano questi programmi; Chi l'ha visto, Quarto Grado, Blu Notte, intervallano demenzialità criminologiche ad anteprime del prossimo Grande Fratello, pubblicità di prodotti di soia transgenici, dentifrici rigorosamente al fluoro, e magari anche un mutuo, rigorosamente Compass, ovviamente.
E lo spettatore, completamente rincoglionito, non si accorge che spesso i mandanti sono quelli che compaiono in TV e che il pubblico televisivo talvolta adora.


10. Conclusioni.
In conclusione, il sistema della Rosa Rossa e degli omicidi rituali si regge in piedi non perché la maggior parte dei poliziotti, giornalisti, magistrati, avvocati, sia effettivamente nella Rosa Rossa. Ma si regge per l'ignoranza, la stupidità, la paura, i soldi. Ciascuna delle persone chiamate a vario titolo in un'indagine, spesso conosce solo una minima parte della verità e non ha la minima idea del sistema in cui è inserito: qualcuno si limita ad insabbiare un particolare, qualcuno a taroccare una perizia, qualcun altro a seguire una pista anziché un'altra, senza però avere un quadro complessivo della vicenda.
L'ignoranza e la paura sono le due componenti più importanti del sistema in cui viviamo.
Fonte tratta dal sito .

L'omicidio massonico. Parte 6. L'omicidio dei bambini.



Alcune considerazioni sul caso Yara e Sarah.

1. Premessa.

2. Nel nome di Ishmael. I moventi dell'omicidio di minorenni.

3. Alcune considerazioni sul caso Yara e Sarah.

4. Allegato. Primi appunti sul simbolo trovato sul corpo di Yara.


1. Premessa.

Una delle domande più frequenti che mi fanno i lettori (ed è per questo che mi decido a scrivere un articolo come questo) è questa: “Ok, passi che la massoneria uccida i testimoni di Ustica, che sequestri Moro uccidendone la scorta, ecc., ma che interesse ha ad uccidere Sarah Scazzi, o Yara Gambirasio? Che interesse ha ad uccidere una famiglia, nel delitto di Erba?” Con questo articolo rispondo anche alla domanda “perché non ti occupi di Sarah e Yara?”. La risposta non è semplice perché non esiste un’unica risposta. La massoneria è un’organizzazione complessa, e ramificata, e dunque estremamente complessi e ramificati sono i suoi fini.



Faccio spesso il parallelo con la mafia. Alla domanda “che interesse ha la mafia ad uccidere?” la risposta non potrebbe essere unica. La mafia uccide per sopprimere testimoni, per uccidere poliziotti o magistrati scomodi, persone che tradiscono, pericolose, scomode, a fini estorsivi, o anche solo per lotte di potere interno. Le motivazioni degli omicidi massonici sono ancora più complesse, e per certi versi incomprensibili secondo la logica comune. Una volta che relativamente ad un delitto si trovi la simbologia massonica, e una volta quindi individuato il delitto come “massonico”, ciò non ha alcuna utilità, perché non serve per individuare esecutori, mandanti e movente. Così come capiamo che una persona è stata uccisa dalla mafia, se il delitto avviene a Palermo, in pieno centro, con una raffica di mitra al volto, oppure se troviamo una persona incaprettata, ma tale comprensione ancora nulla ci dice dell’assassino e del movente, così trovare simboli massonici sulla scena di un delitto ha una valenza pratica pari a zero. Quindi, individuare simboli e numerologia massonica nel delitto di Avetrana e Brembate non serve a nulla. Una volta spiegato ai lettori, coi precedenti articoli, la simbologia base di un delitto massonico, infatti, ciascun lettore di questo blog ha potuto capire da solo che erano delitti firmati dalla Rosa Rossa e non c’era bisogno di un mio articolo per spiegare ciò che hanno capito tutti. Impossibile, invece, capire per ora i moventi o anche solo individuare potenziali colpevoli. Un discorso generale su questi omicidi, però, possiamo farlo.


2. Nel nome di Ishmael. I moventi.

Da poco mi è capitato di leggere un romanzo di Giuseppe Genna, dal titolo “Nel nome di Ishmael”, che parla proprio dell’omicidio dei bambini. L’autore nel romanzo narra di un’organizzazione internazionale, Ishmael, che è dietro agli omicidi di molti bambini, e dietro al traffico internazionale collegato al caso Dutroux, come dietro al delitto di Lady Diana o al delitto Moro. I delitti dei bambini sono compiuti per propiziarsi forze esoteriche relative a grandi eventi di portata nazionale o internazionale. In altre parole, ogni delitto è un sacrificio umano compiuto per collegarlo esotericamente e simbolicamente, a vicende come il delitto Mattei, il sequestro Moro, ecc. Leggendolo ho capito che l’autore parlava della Rosa Rossa, e parlava di fatti reali, non inventati. Il libro è scritto da una persona addentro a queste cose, essendo stato consulente della commissione P2 e della commissione stragi. Facciamo quindi parlare uno dei protagonisti del romanzo. Ne trascrivo i dialoghi più importanti. Alla domanda “perché Ishmael uccide?” il protagonista risponde: “Con Ishmael il significato si chiarisce a distanza di anni. Bisogna aspettare. Ci sono altre realtà, superiori al piano politico. Sono realtà spirituali e queste realtà guidano il piano politico occultamente. Realtà che a noi sembrano religiose. E’ chiaro uno dei meccanismi rituali di Ishmael: in vista di ogni attentato importante viene compiuto il sacrificio di un bambino”. Occorre quindi aspettare anni, spesso aspettare una serie di delitti, per capirne il significato. Ad esempio, per capire i moventi nella vicenda del Mostro di Firenze ci sono voluti decenni. Nel delitto di Cogne ci sono voluti molti anni per capire il significato completo della vicenda (anche se la Carlizzi c’era arrivata subito; nel mio caso però ho impiegato due anni perché non riuscivo a leggerne i simboli esoterici che mi sono stati chiari solo dopo molto tempo).


3. Alcune considerazioni su Yara e Sarah.

Il libro di Genna riassume quindi perfettamente la logica rituale dietro all’omicidio dei bambini compiuto dalla Rosa Rossa. Per Sarah e Yara occorrerà aspettare ancora per capire a cosa sono collegati questi omcidi. Probabilmente occorrerà aspettare una terza vittima, che questa volta, per i motivi che stiamo per dire, potrebbe essere violentata. Partiamo da queste considerazioni. La ritualità di questi due omicidi è chiara. L’assonanza dei nomi Sarah e Yara, accomunate da quell’ara finale, che ricorda la parola altare. Il loro corpo è, quindi, un altare sacrificale. Il fatto che Sarah sia scomparsa il 26 agosto; il 26 novembre dopo tre mesi esatti scompare Yara, che verrà ritrovata il 26 febbraio, ancora una vola dopo te mesi dalla scomparsa. Il 26 che ritorna in questi delitti, è un numero fondamentale per la Cabala, perché rappresenta la valenza numerica del nome di Dio. Cabalisticamente la parola Yahvè (YHWH), dà come somma proprio il numero 26. Abbiamo poi il ritrovamento del corpo di Yara nel campo di proprietà della ditta Rosa & C., mentre le rose erano in bella mostra anche nel cancello che dava sul cortile di casa Misseri. Anche il parroco, ai funerali di Yara, ha fatto un’affermazione incomprensibile ai “non iniziati”, e che tutti i giornali, manco a dirlo, hanno ripreso: Yara è come Santa Maria Goretti. Non posso dire se il parroco l’abbia fatto apposta o meno; ma certo non è casuale che questa affermazione abbia fatto il giro dei mass media, in quanto Santa Maria Goretti ha come simbolo il Giglio. Abbiamo insomma un’infinità di indizi che fanno capire che si tratta di un delitto rituale. Gli indizi più importanti poi, oltre quelli simbolici, sono costituiti dal nome delle persone coinvolte, il livello degli avvocati che si interessano alla vicenda, assolutamente sproporzionato per un delitto di matrice solo sessuale, da cui desumiamo che il livello degli interessi in gioco è molto alto. Occorre considerare che spariscono in Italia oltre 1000 minorenni all’anno. 1033 nel 2009, per la precisione. Queste poi sono solo le cifre ufficiali, che non tengono conto di tutte le sparizioni dei bambini figli di Rom, quindi non registrati all’anagrafe, o entrati clandestinamente in Italia, che fanno salire la cifra almeno al doppio. La Rosa Rossa, e l’internazionale dei pedofili, è dietro a molte delle sparizioni di bambini, anche di quelle che non compaiono sui media. La differenza tra un delitto che non fa rumore e uno che assume rilevanza mediatica, è solo nel tipo di destinatario e nell’importanza del rito. Molti bambini spariscono per finire nel traffico di organi, nei riti satanici, negli snuff movies. Quando dietro alla morte di un minorenne invece si solleva un caos mediatico delle proporzioni di Yara e Sarah, vuol dire che tale evento è collegato a qualcos’altro di proporzioni nazionali o internazionali. Nel caso di Yara, per esempio, il cui significato è “primavera”, potrebbe trattarsi di un evento molto importante che avverrà in primavera (una guerra, una catastrofe, ecc…); collegando questo nome con quello di Sarah (che nella Bibbia è la sposa di Abramo e quindi colei che partorisce il popolo eletto), c’è la possibilità che l’evento avverrà nel Medio Oriente. E’ probabile anche che debba avvenire un terzo delitto e che il percorso seguito sia, simbolicamente e in codice, nella “Nascita di Venere” del Botticelli. Sulla destra del quadro infatti c’è la Primavera, coperta di fiori e piante varie (e Yara è stata trovata ricoperta da arbusti). Al centro c’è Venere, che assimiglia in modo impressionante a Sarah, ed è rappresentata nuda dentro una conchiglia, davanti al mare (e ricordiamo che Sarah stava andando al mare prima di essere uccisa). Se questa ipotesi fosse vera, mancherebbe un terzo delitto, che dovrebbe simbolicamente ricordare la figura alla sinistra del quadro. L’ipotesi del collegamento di questi delitti alla Nascita di Venere è stata formulata da una persona che conosco ed è una possibilità, non una certezza. Ma la percentuale di probabilità che l’ipotesi sia plausibile è aumentata il giorno che ho notato che nel libro di Mario Spezi “Il passo dell’orco”, che parla di due omicidi di due bambini, edito da Hobby&Work e ancora una volta collegato al Mostro di Firenze e altre vicende reali, è citato proprio quel quadro. E Mario Spezi è uno che di omicidi di bambini e Rosa Rossa se ne intende. Resterebbe poi da spiegare esattamente il significato di questo quadro, ma la spiegazioni ufficiali non mi convincono per niente, come non mi convincevano quelle relative alla Primavera del Botticelli. Mi convinsi invece della bontà delle teorie di Lino Lista (che le ricollegava al canto 28 del Purgatorio di Dante), perché erano le uniche che spiegavano ogni dettaglio fin nei minimi particolari. Quanto al simbolo esoterico trovato sulla schiena di Yara, secondo il simbolista Carpeoro questa potrebbe essere la Croce di Sant’Andrea, che è la firma di una società che si ricollega agli Illuminati. Potrebbe contemporaneamente rappresentare la firma di colui che ha compiuto il “capolavoro”, rappresentando le lettere MR secondo la simbologia alfabetica della Società Guelfa, una delle tante associazioni paramassoniche sorte alla fine dell’800. Queste però sono solo congetture. Quello che è certo, ancora una volta, è che i mass media hanno orchestrato un immenso baraccone mediatico, chiamando sempre i soliti esperti, che sentenziano sempre le stesse cose, come ai tempi del Mostro di Firenze: un serial killer isolato (per Yara); o al massimo un contadino (ieri Pacciani, oggi Michele Misseri). Un killer abilissimo che ieri riusciva ad uccidere sedici vittime, alcune delle quali proprio sotto il naso degli inquirenti, e facendola sempre franca, mentre oggi riesce a piazzare un cadavere in un centro abitato, senza lasciare la minima traccia. Il tutto mentre gli inquirenti commettono un errore dopo l’altro in modo plateale (oggi non mettendo immediatamente sotto sequestro il garage di Misseri, ad esempio, oppure non vedendo un cadavere in bella mostra in un campo, per giunta a poche centinaia di metri da dove partivano le ricerche; ieri mettendo in galera sempre persone diverse, e tutte immancabilmente poi rivelatesi innocenti). Un’altra cosa certa è che anche qui la verità si saprà solo tra molti anni. E l’altra cosa certa è che:

“Ishmael non sbaglia mai. Sul lungo periodo non sbaglia mai. Tutto quello che riusciamo a fare è ritardare i suoi risultati”. --------------------- PS. Un giorno poi ci sarebbe da approfondire il motivo per cui vanno in galera sempre contadini, casalinghe, e spazzini (come Olindo Romano). Mai avvocati, notai, magistrati, medici, giornalisti, ecc. Nino Filastò nel suo libro “Storia delle merende infami” dice una cosa giusta (una delle poche, credo, di tutto il depistante libro). Che i laureati in genere non pagano mai per i loro delitti e la galera è piena di analfabeti. Uno dei pochi a farsi la galera (ma solo qualche giorno) fu proprio Mario Spezi, anni fa, per soli 23 giorni. Ma questo sarà oggetto di un altro articolo, in futuro. ---------------------------------------------------------------


4. Allegato. Primi appunti sul simbolo trovato sul corpo di Yara.

di Gianfranco Carpeoro.

Caro Paolo ho avuto modo di vedere tanto il tuo post quanto il simbolo inciso sulla schiena della piccola Yara. Ovviamente mi sono messo subito al lavoro e il mio primo pensiero è stato quello di verificare tutte le rispondenze letterali della segnatura. La X è simbolo esoterico in quanto descrive la rotazione del mondo, in antiche lingue accadiche e mesopotamiche significa protezione, nel cristianesimo è simbolo del supplizio di Andrea, fratello di Pietro che richiese di essere crocifisso su una croce che non fosse esattamente uguale a quella del Cristo. Il simbolo = è invece presente solo in senso numerico, tra i sumeri veniva usato per indicare il numero due, ma i due simboli non viaggiavano insieme. Poi ho riflettuto sulla circostanza che il simbolo è stato inciso con una punta acuminata, credo, sulla schiena della vittima e ciò è una pratica di cui ho riconosciuto una fonte. Tra le logge di scalpellini e di muratori del Medioevo che hanno poi dato origine alla Massoneria, nella costruzione delle grandi cattedrali di quell’epoca, era d’uso che ogni “artista” firmasse la pietra, specialmente quella d’angolo o la chiave di volta, che aveva levigato e montato. Questi segni si chiama “lapicidi” e molti studi sono stati effettuati su di essi. Te ne accludo un esempio, ogni scalpellino sceglieva il suo marchio tramite una figurazione del tipo che vedi, ma a volte è riscontrabile che siano state adoperate le iniziali stilizzate. Ne ho esaminati un’infinità, non ne ho trovato alcuno che possa aiutarci, ma mi sono convinto che la modalità dell’assassino sia identica. Quindi, a mio avviso, quella è la sua firma, lui ha firmato il “capolavoro”. Questo mi induce a credere anche che si tratti di un personaggio isolato, visto che la firma in tal caso sarebbe singola, come era d’uso, ma non ne sono sicuro, ovviamente. Comunque, poiché la tradizione dei lapicidi è ben conosciuta tra i massoni, specialmente di alto grado, anzi è vissuta come tradizione da proseguire con la firma delle “tavole”, interventi scritti che si presentano in tempio durante le ritualità massoniche a questo punto mi sono messo a caccia di alfabeti massonici. Ciò anche perché la tradizione di sovrapporre due simboli separati, facendone uno è tipicamente massonico o premassonico, squadra compasso, rosa e croce, falce e martello (simbolo creato da un massone tedesco) ecc. Ne possiedo tanti e c’è voluto del tempo. Ne ho trovato uno solo, uno solo dove ci sono tanto la X che il = ed è l’Alfabeto della Società Guelfa, una delle tante associazioni paramassoniche sorte alla fin dell’Ottocento. Di seguito te lo pubblico intero ma le righe dell’alfabeto che riportano i simboli che ci interessano sono due e la colonna che ci interessa è quella dell’alfabeto nuovo. In tale codificazione infatti il simbolo = risulta corrispondere alla lettera M e il simbolo X risulta corrispondere alla lettera R. Ma non finisce qui. Nella mia ricerca, secondo le mie reminiscenze, ho verificato anche la Società Romantica ovvero il 34° grado della Massoneria. Si tratta degli Illuminati Romantici, associazione che risulta costituita anche in Italia da un manoscritto, conservato presso l’archivio Storico di Firenze. Riguardo a tale associazione segreta risulta che i suoi atti sarebbero stati anche pubblicati molti anni fa ad opera di una non meglio precisata loggia massonica, guarda caso di Firenze (!) la Concordia. Il testo del manoscritto, pubblicato un Italia da una casa editrice che non esiste più, Convivium, nel testo “Rituali e Società Segrete” te lo accludo integralmente segnalandoti le righe che ti ho evidenziato in rosso e cioè queste: Allorché uno di essi si trova in un pubblico albergo, incide sopra una tavola, o forma in un altro luogo visibile, una Croce di Sant'Andrea; doppia X se il trattamento è stato cattivo; tripla se è stato ben servito. E successivamente Hanno un segno per riconoscersi e questo consiste nel fare col dito indice della mano sinistra una Croce di S. Andrea, cioè un X. sopra una tavola, o in qualunque modo che loro fa comodo, ovvero descriverla in aria. Interessante vero? La Croce di Sant’Andrea è il simbolo e la firma di questa associazione che evoca gli Illuminati… Questo è quanto è emerso finora, caro Paolo, nei prossimi giorni cercherò di andare avanti per vedere se salta ancora fuori qualcosa d’altro. Tieni presente che la Croce di Sant’Andrea fa parte anche del simbolo di un grado del Rito Scozzese, ma questi la incidono e poi fanno parte per definizione della famiglia degli Illuminati… Se vuoi pubblica pure questa ricerca nelle forme che meglio credi, a mio nome o a tuo, o magari fanne la base per tue ulteriori ricerche, a me sembra un strada interessante. Un Abbraccio Carpeoro 
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