L’argomento “Videogiochi & violenza” è un argomento ostico e delicato e per questo attaccabile da coloro che non comprendono, o non vogliono comprendere, l’importanza enorme che invece ha nel condizionamento della nostra società, soprattutto quella giovanile. Inizio con una breve analisi storica dell’evoluzione dei giochi, per evidenziare come nel corso di soli trent’anni, la tecnologia ha reso possibile il passaggio da giochi semplici a strutture complesse e impressionantemente realistiche. I videogiochi nascono agli inizi degli anni ’60 da un gruppo di ricercatori del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology di Boston) che inventano lo Spacewar, un gioco in cui due navicelle spaziali si sparano a vicenda attorno ad una stella. La grafica per le potenzialità limitate dei computer dell’epoca è molto scadente e semplice: sfondo nero e astronavi bianche, ma nonostante questo ebbe una diffusione enorme. Si dovrà attendere circa 10 anni, perché venga prodotto il primo “videogioco di massa”: il famosissimo Pong della Atari (prima casa produttrice a livello mondiale).Il gioco consiste nel colpire una pallina, rappresentata da un quadratino (anche qui la grafica è scadente). Gioco estremamente semplice e ripetitivo. Passano gli anni e la tecnologia elettronica (ricaduta militare) fa passi da gigante. Intorno agli anni ‘70, per la precisione nel 1975, nasce l’Altair 8800 seguito poi da IMSAI 8080. Nasce il Personal Computer, il 5100 della IBM con 16Kb di memoria e monitor a 16 linee x 64 caratteri. Il 1976 vede sul mercato addirittura 50 microprocessori (in pratica l’unità centrale di processo del computer) delle principali marche: Intel, Ami, Motorola, Rca, Rockwell, Toshiba, ecc. Questo stesso anno la Apple , fondata da Steves Jobs e Steve Wozniak, apre i battenti con l’Apple I il cui costo è 666.66$ (prezzo simbolico alquanto interessante) e la Microsoft inizia la sua ascesa diventando l’impero mondiale del software. I processori, mese dopo mese, si fanno sempre più veloci e le risoluzioni dei monitor sempre più elevate. Con la crescita delle prestazioni hardware, naturalmente, cresce anche la qualità software che implica sempre più realismo.Vediamo adesso alcuni dei principali giochi. Nel 1991 la ditta Capcom commercializza il primo videogioco della serie “picchiaduro”: Street Fighter II. Scopo del gioco: abbattere, sconfiggere l’avversario attraverso una serie di mosse e/o armi. Le mosse sono sempre le stesse, come pure le armi (l’arma è caratteristica di ogni personaggio scelto) e questo comporta ripetitività e mosse sleali. Vince chi abbatte tutti i “nemici”. L’anno successivo la Midway Games sforna, sempre della categoria del “picchiaduro”, il famosissimo Mortal Kombat. Questo gioco ha fatto così successo che è stato portato perfino sul grande schermo con ben 3 film (1995, 1997 e 2007). Nel gioco, la Terra è in pericolo perché il perfido stregone Shang Tsung al servizio dell’imperatore di Outworld, un mondo tenebroso, è vicino alla realizzazione del suo sogno: ridurre l’umanità in uno stato miserevole, come quello di Outworld. Per evitare tutto questo, il protagonista deve vincere per 10 incontri i mostri che gli si pareranno davanti. Oltre ad un simbolismo molto oscuro iniziano ad apparire scritte evocanti, come per esempio Armageddon, che - guarda caso - troveremo più avanti anche in altri giochi, e il sangue inizia ad essere il comun denominatore.
Nel 1993, prodotto dalla ID Software, esce il cruentissimo DOOM. Il giocatore indossa i panni di un marine statunitense deportato sul pianeta Marte. Qui si troverà a combattere, con fucili a pompa, motoseghe e armi al plasma, contro gli stessi compagni “mutati” in zombie e le creature infernali che hanno invaso la colonia. Altissimi sono i livelli di violenza in questo videogioco, come pure numerose sono i riferimenti a Satana e questo ha scatenato negli States una forte protesta.La cosa che ha fatto rizzare i capelli (ma che pochi sanno) è che gli autori del massacro alla scuola superiore di Colombine (che ha ispirato il documentario di Michael Moore) erano sfegatati proprio di questo videogioco! Non solo, addirittura Eric Harris, uno dei due criminali, aveva riprogrammato il gioco con la riproduzione virtuale del suo ambiente scolastico! E’ d’obbligo precisare a questo punto che Harris era in “cura” con psicofarmaci come Luvox, molto simile al Prozac. Droghe legali che hanno pesantissimi effetti collaterali, aggravano depressioni, aumentano il rischio di suicidio e l’aggressività. Siamo nel 1996 e il mondo viene letteralmente inondato dai Pokemon, della giapponese Nintendo. Qualcuno potrebbe obiettare che i piccoli mostricciatoli nipponici sono simpatici e buoni e non possono rientrare in questa analisi! Ma non è così. Tale gioco, mirato ovviamente ai piccolissimi, ha partecipato invece alla promozione di istinti violenti. Pokemon, contrazione di Pocket Monsters (piccoli mostri o mostri tascabili), è un sistema articolato di videogiochi, figurine e film che ha lo scopo di inculcare nella mente dei bambini (che diventano subito dipendenti) delle regole a cui essi poi si rifaranno nel mondo reale. «La prima è quella di uccidere, ammazzare soprattutto i poveri, prima che quelli diventino briganti che ammazzano te.Nell’universo Pokemon si ammazza in tanti modi, ad esempio c’è chi succhia via l’anima del nemico, chi spara palle di fuoco, ecc. In sostanza le regole sono quelle di rendere la vita sociale del tutto meccanicistica.Alla faccia dei simpatici mostricciatoli!
Nel 1997 la SCI presenta al pubblico un orribile gioco automobilistico chiamato Carmageddon in cui si acquistano punti investendo con la macchina pedoni e/o animali che attraversavano la strada o che camminavano lungo i marciapiedi. Furono così tante le polemiche che la casa di produzione dovette modificare gli uomini con zombie; come se sostituendo le persone con mostri avessero risolto il problema del modello criminale rappresentato e incarnato (carma) da tale gioco. Da notare anche in questo caso il gioco di parole Carmageddon, Carma e Armageddon che ricorda la battaglia finale citata nell’Apocalisse.
Il XXI secolo inizia molto bene: esce Hitman, un gioco della IO Interactive. Gioco questo che ha scatenato un vero e proprio putiferio. Il famoso editorialista del Corsera, Gian Antonio Stella lo ha aspramente attaccato perché «consente di uccidere il padre». A rincarare la dose ci pensa il senatore di AN Michele Bonatesta, che ha chiesto alla magistratura il sequestro per istigazione a delinquere affermando che si tratta di un «videogioco criminale che non solo, come tanti altri, incita irresponsabilmente i giovani alla violenza e all’assassinio, ma addirittura insegna ad ammazzare il proprio padre». In effetti lo scopo del gioco non è proprio pedagogico: si è un killer a pagamento incaricati di uccidere di volta in volta soggetti diversi.
Nel 2005 la Microsoft di William Henry Gates III, meglio noto come Bill Gates, esce con Gears of War, un gioco osceno pieno di violenza d’ogni genere. I giocatori, proiettati in un futuro fanta-horror, lottano per la sopravvivenza contro il Locust Horde, una razza di creature uscite direttamente dalle viscere del pianeta. Anche in questo caso la violenza e le scene orride sono all’ordine del giorno.Per ultimo, nel 2006, Rule of Rose, un horror psicologico della giapponese Punchline. Un gioco a tinte fosche, in cui una ragazza durante un viaggio in autobus si ritrova vittima di uno scherzo ad opera di un misterioso bambino. Successivamente verrà catapultata in un universo di perversione (in cui si scontrerà anche con dei pedofili) dove i protagonisti sono dei bambini nefasti! In pratica in questo games, si vuole terrorizzare il giocatore-spettatore non con zombie e/o mostri ma con i bambini stessi! Per capire la pericolosità è bene evidenziare che sono state fatte interpellanze parlamentari affinché venga tolto dal commercio. Questa disamina è incompleta per via della mancanza di decine di altri videogiochi violenti, ma certamente sufficiente per comprenderne la portata e l’assoluta importanza nella formazione ed educazione dei bambini. All’Università di AAchen in Germania, un gruppo di ricerca guidati dal Dott. Klaus Mathiak ha evidenziato che «l’esposizione a videogiochi violenti produce la stessa attività cerebrale provocata da un evento pericoloso e potenzialmente aggressivo» In pratica, sottoponendo il cervello a risonanza magnetica durante le sedute ludiche è emerso – esattamente come nel caso di un pericolo reale - «sia l’amigdala che la corteccia anteriore si spengono in ogni occasione di violenza digitale». Quindi il cervello preparerebbe - neurochimicamente parlando - il corpo a reagire con aggressività alla minaccia incombente, anche se in questo caso la minaccia è assolutamente virtuale!
Dello stesso parere il neurobiologo tedesco Niels Birbaumer, che dalle colonne del New Scientist, afferma che «i giochi sanguinolenti alimentino abitudini aggressive». All’Università del Michigan hanno dimostrato le medesime cose: i «videogiochi violenti possono condurre a schemi di attività cerebrale che possono essere caratteristici del pensiero aggressivo». Su 600 ragazzi tra i 13 e i 14 anni, è risultato che tra loro quelli che più degli altri avevano giocato con video violenti, risultavano avere un atteggiamento più ostile nei confronti di insegnanti e autorità in genere!
- Produce la stessa attività cerebrale provocata da un evento pericoloso e aggressivo reale; - Alimenta abitudini aggressive; - Alimenta atteggiamenti ostili verso gli insegnanti e le autorità; - Inducono schemi di pensiero, caratteristici del pensiero aggressivo; - Riducono la capacità di concentrazione e le capacità razionali; - Diminuisce la sensibilità alla violenza reale; - Aumentano le difficoltà di gestione delle relazioni interpersonali; In tutto questo è necessario per completezza sottolineare l’importanza e le implicazioni della televisione, perché i videogiochi sono solo la punta dell’iceberg che incolla i bambini davanti allo schermo e trasmette loro messaggi devianti! I programmi televisivi impiegano composizione delle immagini, sequenze, frequenze e colori appositamente calibrati per causare la totale dipendenza. Dipendenza non solo di tipo commerciale, per vendere un prodotto piuttosto che un altro, ma anche psicologica e comportamentale.
Se a tutta la violenza indotta dai videogiochi, aggiungiamo quindi anche quella veicolata dalla televisione, il quadro si fa molto più completo e assai preoccupante. Ogni anno un bambino assiste almeno a 100.000 scene di violenza (dati molto sottostimati), in forma di film, documentari, reality, ecc. Con tutta questa violenza, e con l’assenza sistematica dei genitori (impegnati ad affrontare difficoltà economiche di sopravvivenza), i bambini sostituiranno il modello e i punti di riferimenti famigliari con beceri e squallidi personaggi virtuali presi dai cartoon, dallo spettacolo, dal cinema, dalla musica, dall’intrattenimento (come i demenziali e totalmente finti protagonisti del Wrestling), ecc. In poche parole: modificano il comportamento dei bambini (adulti in divenire), per controllarli e manipolarli in futuro! E’ arrivato il momento quindi che i genitori, i quali dovrebbero innanzitutto essere educatori, comprendano l’importanza e soprattutto la devianza di un Sistema creato ad arte (tivù, videogiochi, ecc.). Articolo tratto dal sito .





















10 Comments:
io l'unico videogioco che al momento ho in ncasa e' il nintendo ds ma abbiamo braintraining e british niente a che fare con giochi violenti..
mio figlio quando crescera' se li vorra' faro ' in modo di non prendere quei giochi violenti, perche' so bene che oggi il popolo e' talmente condizionato dalla televisione che anche se deve comprare un panettone, non guarda gli ingredienti ma se esce per televisione paf! subito se lo compra..
buona domenica
ciao gio' hai ragione.ormai è tutto manopolizzato,hanno creato un sistema ben studiato per condizionare le persone e non solo.cmq complimenti perchè vedo che 6 una ragazza molto attenta ai problemi sociali.e dal tuo blog capisco che 6 molto molto sensibile.complimenti vivissimi.davvero.
un abbraccio, ti ho trovato da Giovanna, e colgo l'occasione per complimentarmi x il tuo blog e soprattutto per sperare di diventare blogamici stefano
www.comunicazionepolitica.splinder.com
cris hai parlato sul mio blog della violenza femminile, e' un tema che tratto nell'altro mio blog, dacci un occhiata
www.laveritadelledonne.blogspot.com
ti aggiungo subito
è un piacere ricambiare il tuo link!
ciao
Ciao, grazie di essere passato da me !
Come posso dire di no ad un conterraneo, forse anche quasi parente ;D ? Eh eh eh !
Ti linko subito, e passerò a leggerti molto volentieri nei prossimi giorni (oggi vado un po' di fretta).
Grazie per aver "votato", e tanti auguri di buone feste e buon anno nuovo !
Il problema é abbastanza evidente,basti pensare che adesso le principali notizie "violente" ce le fanno vedere nei TG mentre mangiamo.......!
Bravo fratello......!
Io sono cresciuto coi videogiochi dei quali parla l'articolo.
ancor prima di Doom, c'è stato un gioco che ha dato via alla serie del genere, non capisco perchè non ne parli più nessuno era famosissimo ed è stato il capostipite: Wolfenstein 3D, gioco dove bisognava uccidere i soldati nazisti a fucilate ed i loro pastori tedeschi!
Comunque per me l'articolo è esagerato.
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