mercoledì 23 aprile 2008

Monsanto: controllare il cibo del mondo


“Controllate il petrolio e controllerete nazioni intere; controllate il sistema alimentare e controllerete le popolazioni." (Henry Kissinger)
La Monsanto nasce nel 1901 a East St. Louis, nell’Illinois, per mano di John Francis Queeny, allora trentenne, che utilizza il nome della moglie da nubile. Inizialmente parte con la produzione di saccarina, che vende alla Coca Cola; poi le venderà anche vanillina e caffeina, diventandone la principale fornitrice. Oggi conta circa 15mila dipendenti e nel 2004 dichiarava un fatturato di 5,4 miliardi di dollari.
Le sue fortune aumentano con la “grande crisi” del 1929. Rileva per pochi spiccioli un’azienda sull’orlo del fallimento, che però aveva appena messo a punto...
un prodotto rivoluzionario: i policlorobifenili, detti PBC. Sono composti utilissimi per l’allora emergente industria elettrica; infatti sono inerti e resistenti al calore e possono essere utilizzati come liquidi di refrigeranti nei trasformatori. Peccato che negli anni ’30 si scoprirà che sono sostanze tossiche!
Negli anni ’40 è l’ora degli erbicidi, il “245T” nello specifico. Questo prodotto, che prende il nome dal numero di atomi di cloro presenti nel composto, avrà una grandissima diffusione nell’agricoltura statunitense. Risulterà tanto efficace che, negli anni ’60, le famigerate praterie statunitensi saranno quasi desertificate, tanto da ispirare un famoso romanzo di Rachel Carson, “The silent Spring”, che racconta di “primavere silenziose”, data la scomparsa degli uccelli rimasti senza piante. Queste devastazioni daranno il via al movimento ecologista americano.
Visti i grandi risultati ottenuti in patria, il Governo USA deciderà di utilizzarlo anche in Vietnam. Il cosiddetto “agente orange”, il defoliante usato per radere al suolo le foreste vietnamite, è infatti un misto del “245T” della Monsanto e del “24D” della Dow Chemical. I danni permanenti che ha causato alla popolazione civile vietnamita sono tristemente noti a tutti.
Dagli anni ’80 la Monsanto capisce qual è il mercato del futuro: le biotecnologie, soprattutto legate al settore agro-alimentare.
Scopre il glisofato, una sostanza che diventa base per quasi tutti i pesticidi, e lancia sul mercato il suo “Roundup”. Questo si rivelerà un pesticida potentissimo e molto conveniente, fornirà profitti annui del 20%, facendo diventare la Monsanto l’azienda leader nel settore. Anche qua insorge un piccolo problema: è cancerogeno.
Ma la Monsanto non si spaventa di certo. Anzi, ne approfitta per aumentare i guadagni. Inventa una specie di sementi resistenti al “Roundup”, così da poter vendere il pesticida ed i sementi ad esso resistenti in esclusiva. Il fatto che anche questi siano dannosi all’uomo è una quisquilia. Robert Bellé, professore al CNRS all'università Pierre et Marie Curie, ha eseguito vari test sul Roundup, dimostrandone i rischi per la salute umana. (Si veda l’articolo di Lendman sui cibi OGM per altri dettagli scientifici).
Il Roundup è massicciamente utilizzato nelle piantagioni, in particolare in America del Sud. Certi OGM, come la soia "round-up ready", sono le sole piante a crescere su terreni “trattati”con questo potente diserbante.
Ma oggi si è aperto una nuova grande opportunità di guadagno: i brevetti sui sementi. Oggi, con lo sviluppo delle biotecnologie, le multinazionali possono brevettare intere specie di sementi, facendo sì che i contadini non possano più conservarli, ma debbano comprarli da loro. Addirittura si stanno brevettando sementi non geneticamente modificati, ma che contengono elementi comuni a quelli di proprietà delle multinazionali. Vediamo un esempio concreto.
Il 26 Aprile 2004, il governo provvisorio irakeno, guidato direttamente da Washington, emanava l’ordinanza 81, legge che non può essere revocata o mutata da nessun organo irakeno.
Questo provvedimento concede alle multinazionali agro-alimentari americane, tra cui primeggia appunto la Monsanto, il monopolio su produzione, riproduzione, vendita, esportazione, importazione e stoccaggio di tutte le sementi geneticamente modificate e sulle varietà di piante "similari" per venti anni. Le uniche piante che non rientrano in queste categorie devono essere "nuove, distinte, uniformi e stabili", criteri che le piante tradizionali non possono soddisfare.
Così facendo i contadini irakeni sono obbligati a comprare ogni anno le licenze e le sementi dalle multinazionali americane. Se invece decidono di coltivare semi non comprati, rischiano pene severissime: arresti, distruzione dei raccolti, degli strumenti e delle installazioni, ecc.
Si aggiunga che grazie alle “ordinanze Bremer”, le aziende di Washington sono esonerate dal pagamento delle imposte, non sono obbligate a reinvestire nel paese ed hanno il diritto di esportare in patria tutti i loro profitti. Insomma, stanno controllando i rifornimenti di cibo per dominare il popolo irakeno. Peraltro analoghi provvedimenti furono presi in Afghanistan nel 2002.
Gli effetti delle invenzioni della Monsanto stanno arrivando anche da noi. Un recente studio ha preso in esame il risultato dei test sulla sicurezza che la Monsanto ha presentato alla Commissione europea per la richiesta di autorizzazione alla commercializzazione del mais OGM “MON863” . I risultati evidenziano che questo mais non può essere considerato sicuro e adatto al consumo. Nonostante questo e nonostante la maggioranza degli stati membri fossero contrari, la Commissione europea ne ha approvato la commercializzazione sia per consumo umano che per i mangimi animali.Prima dell'Unione europea, il mais OGM della Monsanto era già stato autorizzato in altri Paesi: Australia, Canada, Messico, Usa, Giappone e Filippine.
Come è possibile che nessun organo si opponga a questi continui attentati all’umanità?
Il fatto è che i guadagni della Monsanto sono enormi, e con i soldi, si sa, si può tutto. Infatti gode di grandi contatti a Washington,tramite la FDA, e di riflesso in Europa. Basti pensare che l’amministrazione Bush ha stabilito il "principio d'equivalenza in sostanza", che stabilisce che una pianta transgenica è identica a una non modificata, e che quindi gli esperimenti per verificarne la sicurezza sono inutili.
Ma anche sugli organi di controllo va rivelato un dato sconcertante: i controllati ed i controllori sono spesso la stessa cosa.
Due esempi su tutti. Una ricercatrice della Monsanto è stata incaricata dalla FDA di controllare i test della stessa multinazionale. Un’altra è passata dall’essere direttrice dello Scottish Consumer Council alla Monsanto, ed è ancora membro di diverse commissioni di consulenza britanniche, tra cui quella degli aspetti medici degli alimenti.
Per concludere si può dire che adesso l’attenzione imperialista di Washington si sta spingendo verso il controllo degli approvvigionamenti del cibo, ispirati dalle parole di Henry Kissinger: “Controllate il petrolio e controllerete nazioni intere; controllate il sistema alimentare e controllerete le popolazioni".
Fonte tratta dal sito .

6 Comments: