giovedì 31 gennaio 2008

La bistecca fa male alla Terra


Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori.
La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.
Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.
Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.
Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.
Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.
Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.
Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.
Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".
E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo.
Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.
Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine.Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.
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mercoledì 30 gennaio 2008

Norvegia, bandito il mercurio

Vietato l'uso di mercurio per uso dentistico in Norvegia, Svezia e Danimarca, poiché può essere adeguatamente sostituito con altri composti .
La Norvegia ha recentemente annunciato un divieto di impiego di mercurio, comprese le amalgame dentali, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2008. La Svezia ha annunciato un analogo divieto e ai dentisti in Danimarca non sarà più consentito utilizzare il mercurio nelle otturazioni dopo il 1° aprile 2008.
Questi divieti indicano chiaramente che l'amalgama non è più necessaria. Ci sono validi sostituti del mercurio per le otturazioni che vengono usati ogni giorno negli Stati Uniti, ha detto Michael Bender, direttore del Mercury Policy Project.
Al fine di eliminare l'uso di amalgama, che è costituita per il 50% di mercurio, siamo in grado di ridurre l'inquinamento da mercurio in modo molto più efficace rispetto a soluzioni (end-of-the-pipeline). In un comunicato ufficiale, il ministro norvegese dell'ambiente Erik Solheim ha detto che il motivo del divieto è il rischio di inquinamento che i prodotti contenenti mercurio possono costituire per l'ambiente.
Il mercurio è tra le più pericolose tossine ambientali. Solheim ha detto: “Attualmente sono disponibili soddisfacenti alternative al mercurio nei vari prodotti, e quindi è opportuno introdurre un divieto”.
Il divieto svedese per le amalgame riguarda sia la questione ambientale che la salute, secondo le autorità. I funzionari Danesi indicano che uno dei motivi per vietare le amalgame è il fatto che oggi i preparati ( i composti) per otturazioni sono migliorati, e possono ora essere utilizzati in molte più situazioni rispetto a pochi anni fa. I denti dovranno essere otturati ad esempio con plastica o ceramica. Eccezioni nell'utilizzo di amalgama potranno essere concesse per un certo periodo di tempo dopo il divieto, se i dentisti saranno d'accordo. Il ministro danese della Salute Axel Jakob Nielsen ha detto alla Tv Avisen: “I nuovi componenti (composti) per otturazioni sono così resistenti che il Consiglio Nazionale Danese della Salute sostiene che siamo in grado di estendere il divieto anche alle otturazioni in amalgama” (in pratica significa: dato che oggi esistono nuovi materiali per otturazioni molto resistenti in ceramica e plastica, le amalgame non serviranno più e perciò saranno abolite e vietate).
Le Autorità avvisano che in Danimarca, 4 mesi dopo l'entrata in vigore del divieto, l'attuale sussidio sanitario previsto per le amalgame verrà modificato in modo che servirà a coprire le spese per le otturazioni dentali di materiale composito (plastica e ceramica). In Svezia, dato che l'assicurazione sanitaria dal 1999 ha smesso di coprire le spese per le otturazioni in amalgama, il ricorso a tali amalgame è diminuito notevolmente ed è ora stimato al 2-5% di tutte le otturazioni.
Articolo tratto dal sito .
Ciao a tutti!!!!!Sono tornato dopo tre giorni di influenza con febbre a 40!!!!!!Ormai ne sono fuori del tutto!!!!!!Ho ancora un po male alla gola!!Ma sono di nuovo fra di voi!!!E per me è quello che conta!!Ciao a tutti!!!!!!!!!!!

sabato 26 gennaio 2008

La guerra degli OGM

La Commissione UE ha accelerato sugli OGM: nuove richieste di autorizzazione in Europa – dai residui della patata transgenica della multinazionale Basf per produrre mangimi ad altri tre mais biotech della Monsanto – si ritroveranno presto sul tavolo dei ministri dell'Agricoltura e Sanità europei.
Non solo. In occasione del Comitato Europeo di Regolamentazione sugli OGM, tenutosi lo scorso 19 e 20 dicembre (2007) a Bruxelles, l'Esecutivo UE ha proposto il via libera per un altro mais transgenico – il “GA21” – dimostrando che, almeno per quanto riguarda la commercializzazione (non la coltivazione), il sistema di autorizzazione sta funzionando come chiede l'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC). L'Europa ha avuto tempo fino all'11 gennaio 2008 per adeguarsi alle conclusioni del pannello (l'organismo di arbitraggio) a cui si sono rivolti USA, Canada e Argentina per condannare la lentezza delle procedure europee di autorizzazione: i tre paesi potranno chiedere alla WTO sanzioni contro l'UE che potrebbero raggiungere – secondo primi valutazioni a Bruxelles – l'ammontare di 600 milioni di dollari, con conseguenze sugli scambi commerciali dei paesi europei più contrari agli OGM.
Così, lo scorso mese di dicembre, l'Esecutivo UE ha rilanciato il confronto sul transgenico: i 27 partner hanno tre mesi per decidere. Si dovrà decidere in primo luogo il via libera in Europa all'uso dei residui della lavorazione della “superpatata” - “EH92-527-1” - chiamata anche Amflora - nella produzione di mangimi (progettata per la trasformazione in fecola ad uso industriale. La sua introduzione sul mercato europeo potrebbe generare profitti annui per circa 30 milioni di euro, oltre ad aprire la strada ad altri prodotti bio-tech, inclusa la patata resistente alla peronospora). Poi, i ministri dovranno pronunciarsi su tre ibridi di mais destinati essenzialmente alla alimentazione animale. Si tratta del “Mon863xNk603”, del “Mon863xMon810” e del “Mon863xMon810xNK603”, tutti basati sul Mon863, che ha mostrato segni di tossicità. Su questi dossier, Francia e Germania si erano astenuti di votare a livello tecnico mentre l'Italia aveva votato contro.
Nei cassetti della Commissione UE ci sono inoltre altre due procedure in attesa di esame: una relativa al cotone “LLCotton25” e l'altra alla soia “A2704-12”, entrambi della Bayer CropScience, modificati per resistere agli erbicidi, che hanno già ottenuto il parere favorevole dell'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), in barba al principio di precauzione.
Il commissario dell'Ambiente, Stavros Dimas, dovrebbe proporre uno stop all'autorizzazione alla coltivazione di due dei mais transgenici per motivi ambientali, in base a numerosi studi scientifici che lasciano aperta la questione dei rischi elevati a lungo termine. Nel mirino del commissario sono il "Bt11" della svizzera Sygenta e l' “1507” della statunitense Pioneer. I rischi riguarderebbero soprattutto alcune farfalle, in particolare la monarca. Nella bozza si citano studi secondo i quali la coltivazione di questi mais potrebbe portare ad “un danno potenziale irreversibile all'ambiente” e ad un “livello di rischio inaccettabile” con conseguenze anche su altri insetti acquatici e quindi sui volatili che se ne cibano.
La posizione di Dimas appare però abbastanza isolata all'interno dell'esecutivo UE. In particolare, ha fatto sentire la sua voce pro-OGM il commissario europeo dell’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, che ha cercato di terrorizzare produttori e consumatori di carni. Continuerà dunque la battaglia italiana, alleata alla Francia, per ampliare il fronte dei paesi UE contrari alle aperture agli OGM, anche con la consegna in commissione UE, come annunciato la scorsa settimana dal ministro delle politiche agricole Paolo Di Castro, dei tre milioni di firme raccolte in Italia contro gli OGM.
Dalla fine della moratoria, nel 2004, sono 15 gli OGM autorizzati in Europa, portando il totale a una trentina di prodotti biotech che possono essere commercializzati nell'UE. Ma solo uno, il mais “Mon 810”, approvato alla fine degli anni Novanta, è destinato alla coltivazione. Per il commissario europeo dell'Agricoltura, Mariann Fischer Boel, un'eventuale moratoria sulle nuove autorizzazioni, come chiedono diversi paesi fra cui l'Italia e la Francia, avrebbe “delle conseguenze importanti” sulla produzione di carne, che dovrebbe “abbandonare l'Europa”.
Il ministro dell'Agricoltura tedesco, Horst Seehofer, ha dichiarato che “sarebbe meglio fermare immediatamente le nuove approvazioni e vedere se la procedura è adeguata”. Fischer Boel ha risposto che il prezzo del mais, largamente utilizzato per i mangimi animali nell'UE, è oggi superiore del 55% in Europa rispetto agli Stati Uniti. Non accettare nuovi OGM già autorizzati nei paesi americani produttori di mangimi (mais e soia in Usa, Argentina e Brasile) significherebbe dunque rischiare una crisi dell'approvvigionamento europeo: “il risultato sarebbe che la produzione di carne dovrebbe lasciare l'Europa”.
Siamo al ricatto vero e proprio.
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venerdì 25 gennaio 2008

Rapporto Unicef


Presentato il rapporto Unicef:un bambino su quattro è sottopeso L'80% delle vittime in Africa subsahariana e Asia meridionaleVentiseimila bimbi morti al giorno E la metà dei decessi è per fame.
Ventiseimila ogni giorno, una strage continua: è questo il numero dei bambini che muoiono nel mondo prima di arrivare ai cinque anni d'età. E le cause sono facilmente prevenibili, dalle malattie infettive alla diarrea, dalla fame alle scarse condizioni igieniche. La fotografia illustrata oggi nell'ultimo rapporto dell'Unicef sulla condizione dell'infanzia presenta zone d'ombra soprattutto nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale, dove si verificano l'80 per cento dei decessi infantili: percentuale lontana anni luce dalla condizione dei paesi occidentali.
Il rapporto dell'agenzia Onu per i bambini è dedicato quest'anno al diritto alla salute, per "nascere e crescere sani" e traccia un quadro che lascia ancora molto a desiderare rispetto al quarto obiettivo di sviluppo del millennio, che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile nel mondo entro il 2015.
Passi avanti ne sono stati fatti, ricorda l'agenzia: nel 2006 per la prima volta le morti sono scese sotto quota 10 milioni, mentre nel 1960 erano bel il doppo, 20 milioni. Ma ancora 9.7 milioni di piccoli non sopravvivono a causa delle guerre, dei disastri naturali, dell'Aids, o ancora per le condizioni di miseria in cui sono costretti a vivere e per la mancanza di strutture medico-sanitarie adeguate.
Un bambino su quattro nel mondo è sottopeso; percentuale che nei paesi meno sviluppati arriva ad uno ogni tre; cinque milioni di bambini sotto i cinque anni d'età muoiono di malnutrizione o fame. L'allarme dell'Unicef non risparmia poi le madri, la cui condizione non è certo incoraggante: mezzo milione di donne ogni anno muoiono per complicazioni di parto o di gravidanza. E il rischio aumenta per le più giovani: le ragazze sotto i 15 anni di età hanno cinque volte più possibilità di morire rispetto alle ventenni durante il parto. La maglia nera, sotto questo aspetto, tocca al Niger, dove le donne hanno una possibilità su sette di morire dando alla luce il proprio bambino; seguono Sierra Leone e Afghanistan (una su otto), mentre all'altro estremo della classifica ci sono l'Argentina (una possibilità su 530), la Tunisia (una su 500) e la Giordania (una su 450).
Fra i paesi in via di sviluppo le condizioni dei bambini, invece, sono nettamente migliorate a Cuba (sette morti ogni mille nati vivi), in Sri Lanka (13) e Siria (14). Va male invece in Sierra Leone (270), Angola (260) e Afghanistan (257), lontanissime dall'Occidente, in cui svettano Svezia e Singapore, al 189esimo posto nella classifica mondiale per la mortalità infantile che vede l'Italia al 175esimo posto.
Ma di cosa muoiono i bambini? Complicazioni neo-natali (36 per cento), polmonite (19 per cento), diarrea (17 per cento), malaria (8 per cento), morbillo (4 per cento), Aids (3 per cento). La situazione non è identica fra i paesi in via di sviluppo: dove sono stati fatti interventi, i risultati si sono avuti. Paesi poveri con enormi difficoltà come Mozambico, Malawi, Eritrea ed Etiopia sono infatti riusciti a ridurre la mortalità dei più piccoli del 40 per cento dal 1990 ad oggi. E a fare la differenza sono spesso le piccole cose: misure salvavita semplici ed economicamente sostenibili come l'allattamento al seno esclusivo e le vaccinazioni, l'uso di zanzariere con insetticidi, gli integratori di vitamina A. Tutti questi accorgimenti hanno contribuito negli ultimi anni a ridurre il tasso dei decessi, sottolinea il direttore generale dell'Unicef, Ann M. Veneman.
Con qualche investimento in più, di modesta entità, si potrebbe migliorare di molto: l'agenzia stima che un pacchetto minimo per l'Africa subsahariana porterebbe ad un calo del 30 per cento dei decessi fra i più piccoli, e del 15 per cento per le madri, con un costo di 2-3 dollari in più a persona rispetto ai programmi già adottati. Percentuali che salirebbero al 60 per cento per mamma e bambino con un investimento ulteriore di 12-15 dollari pro capite.
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Scusate se non approfondisco:ma ho preso l'influenza e sto malissimo!!!!!

giovedì 24 gennaio 2008

Glutammato, il 'gusto che uccide'

Le eccitotossine sono presenti in molti alimenti destinati sia agli adulti che ai bambini. Ma la loro pericolosità è altissima.Se il glutammato, in tutte le sue versioni, tra le quali l'aspartame, fosse proibito immediatamente, si vedrebbe un calo ponderale di tutte le sindromi metaboliche, compresa l'obesità infantile, delle malattie neuro-degenerative e di molti tipi di tumori.
La progressione delle malattie neuro-degenerative, quali il morbo di Alzheimer, Add, Parkinson e quelle classificate prevalentemente psichiatriche, come l’autismo, è stata correlata per decenni alle intossicazioni da metalli pesanti quali piombo, alluminio, mercurio, oppure ai pesticidi ed agli erbicidi. Tutte sostanze nocive, è vero, ma nessuna delle quali è la vera colpevole del fenomeno. Il killer silenzioso, dal gusto gradevole, si chiama glutammato.
Il suo nefasto influsso sulla genesi e sulla proliferazione dei tumori è stata ampiamente dimostrata. Le eccitotossine moltiplicano le probabilità di sviluppare il cancro e, una volta innescato il meccanismo di degenerazione tissutale, le cellule esposte al glutammato monosodico sviluppano delle estensioni denominate ‘pseudopodia’, o ‘falsi piedi’, che consentono loro di mobilitarsi più velocemente creando metastasi diffuse.
Sono state certificate importanti correlazioni tra le assunzioni di glutammato, le leucemie ed i linfomi. Secondo studi condotti in Spagna, negli ultimi due anni, l’assunzione di aspartame porta ad un legame quasi indissolubile tra formaldeide e Dna, causa il tumore e lo fa sviluppare molto più rapidamente.
Tra gli alimenti maggiormente incriminati gli estratti della soia. Studi durati 25 anni sui consumatori di questi prodotti ha rivelato, in modo certo, che una semplice scansione cerebrale denotava una percentuale molto maggiore di demenza e di atrofia.
La scoperta che i ricettori del glutammato non siano presenti solo nel cervello ma, anche, in tutti gli altri organi e tessuti dell’organismo, ha scatenato una lotta tra le grandi multinazionali alimentari ed i nuovi ricercatori medici e biochimici. La Coca Cola, la Monsanto, i produttori di dolcificanti quali Nutrasweet, i produttori di dadi per brodo, e molti altri, sono intervenuti con forti pressioni sul mondo scientifico. Quello stesso sistema che le Società sovvenzionano con principeschi contributi.
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mercoledì 23 gennaio 2008

Uccelli a rischio estinzione


A causa dei cambiamenti climatici, tre quarti degli uccelli europei rischiano l’estinzione.
E’ quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università inglese di Durham, che hanno monitorato lo status di conservazione dell’avifauna selvatica.L’Enpa, alla luce di questi nuovi dati, è estremamente preoccupata.
Con l’aumento delle temperature in tutto il pianete, infatti, è pregiudicata l’esistenza di preziosissimi habitat come, ad esempio, le zone umide, che nel corso della storia hanno subito bonifiche ed interventi e ora, a causa del riscaldamento, rischiano di essere trasformati. Con loro scomparirà non solo l’avifauna rara, ma un patrimonio enorme di biodiversità: rettili, anfibi, mammiferi e la flora che non avranno più gli habitat necessari alla loro sopravvivenza.
Anche l’uomo contribuisce al peggioramento della situazione: con le sue attività l’essere umano modifica e distrugge ambienti ed ecosistemi ed esercita attività – spesso illegali – ad alto impatto ambientale. Tra le attività illegali esercitate dall’uomo c’è il bracconaggio, che contribuisce ad uccidere ogni anno centinaia di migliaia di animali selvatici protetti.
“L’Italia sta muovendo i primi passi per una politica più attenta nei confronti della tutela della natura, ma ancora siamo lontani da una presa di coscienza di quello che sta avvenendo nel mondo” commenta Andrea Brutti, responsabile dell’Ufficio Fauna selvatica dell’Enpa. “I cambiamenti climatici e la conseguente perdita di biodiversità, avranno gravissime ripercussioni anche sull’uomo, che continua ancora a vedere questo problema come una questione legata alla sopravvivenza di altre specie e non come un grave e irreparabile danno anche verso se stesso. E’ necessaria una vera rivoluzione culturale, che deve essere promossa anzitutto dalla politica”.
La Protezione Animali sollecita tutti i governi e in primis quello italiano, a compiere azioni concrete per la conservazione degli habitat, della fauna e della flora, con politiche più coraggiose per la limitazione delle emissioni dei gas serra, ma anche per eliminare le attività ludico-ricreative fortemente impattanti su specie animali e vegetali.
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Non c'è dubbio:il male peggiore per la terra è l'uomo.Dove passa , distrugge tutto.

martedì 22 gennaio 2008

Conosci le tue uova?





Quali sostanze nutrizionali potranno mai fornire delle uova prodotte all'interno di veri e propri lager per animali?
Oggi il 90% delle uova in Italia è ottenuto da galline IMPRIGIONATE A "VITA" negli allevamenti in batteria, in gabbie di metallo, così PICCOLE DA NON RIUSCIRE NEANCHE A MUOVERE LE ALI, che dovrebbero essere eliminate o notevolmente ampliate e modificate a partire dal 2012, secondo quanto stabilito da una normativa dell'Unione Europea.
Un codice alfa numerico identifica ogni uovo: il primo numero Indica la tipologia di allevamento :
0 = biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)
1 = all'aperto (1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)
2 = a terra (7 galline per 1 metro quadrato su terreno COPERTO di PAGLIA 0 SABBIA) - CAPANNONI PRIVI DI FINESTRE e luce sempre accesa!
3 = IN GABBIA (25 GALLINE PER METRO QUADRATO IN POSATOI CHE OFFRONO 15 CM . PER GALLINA) - UNA SCATOLA Di SCARPE PER TUTTA LA LORO VITA
Le seconde due lettere indicano il paese di provenienza o codice dello stato (1T" Italia). Le tre cifre successive indicano il codice ISTAT dei comune dove è ubicato l’allevamento e le due lettere vicine la provincia di produzione. Un numero progressivo di tre cifre consente di identificare in modo univoco l'allevamento di provenienza in cui la gallina ha deposto l'uovo. Può essere, inoltre, aggiunta una lettera (A..2) in coda al numero distintivo per l'identificazione dei singoli branchi di galline ovaiole o dei diversi locali dell'allevamento nei quali esse "soggiornano". Numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all'aperto, rispetto a quelle ottenute in allevamenti intensivi.
NON ACQUISTIAMO UOVA CODICE 2 E 3 .
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In America,i polli e i tacchini,per farli ingrassare più velocemente,gli inchiodano i piedi!!!!Oppure gli cementano i piedi!!!!Non sono barbarie questi gesti?

lunedì 21 gennaio 2008

Liberia: Nella piantagione della Firestone


È un grande cartello, con il logo della multinazionale, a dare il benvenuto a chi arriva ai cancelli della piantagione. A pochi metri di distanza, in una postazione delle Nazioni Unite con personale nigeriano, un militare con mitragliatrice pesante controlla il movimento delle persone. Dall’altra parte della strada, un’autoblindo bianca è pronta per qualsiasi evenienza.
Un secondo cartello obbliga le automobili a fermarsi e i passeggeri a proseguire a piedi. Passi la sorveglianza della polizia liberiana, poi di quella nigeriana. Superi il cancello, percorri una strada alberata fino ad Harbel City, nel bel mezzo della piantagione, ed ecco lo stabilimento Firestone.
È qui dal 1926, cioè da quando Harvey S. Firestone, fondatore della nota fabbrica di pneumatici, decise di rendere gli Usa indipendenti dalla produzione britannica e olandese di gomma e firmò con il governo liberiano un accordo per la concessione di un milione di acri di terreno, della durata di 99 anni (rinnovabili), a un costo irrisorio. Gli alberi – della specie hevea brasiliensis – furono importati dal Brasile.
Da allora, la compagnia – fusasi con la Bridgestone nel 1988 – ha esportato dalla Liberia milioni di tonnellate di caucciù, ma non ha mai impiantato nel paese uno stabilimento per la produzione della gomma e dei suoi derivati. La Liberia è oggi il terzo produttore mondiale di caucciù – dopo Tailandia e Malesia – ma non produce un solo oggetto di gomma.Leggetevi questa dichiarazione.
Schiavitù :
Sono 20mila i lavoratori nella Firestone Rubber Plantation: 14mila fissi, 6mila saltuari. Uno di essi, Joseph Wolo, mi racconta la giornata tipica di un estrattore di lattice: «Iniziamo alle 4.00 e smettiamo alle 16.00. Incidiamo gli alberi, vi applichiamo i contenitori e, quando questi sono pieni, li svuotiamo e puliamo.
Poi, applichiamo al taglio stimolanti e fungicidi, per forzare le piante a produrre altro lattice, incidiamo di nuovo, e via dicendo... Un lavoratore riesce a incidere fino a 850 alberi al giorno». Gli chiedo del salario. «Il contratto è di 3 dollari al giorno. Ma, tolte le tasse e altre detrazioni, rimaniamo con un dollaro e mezzo. Siamo gli operai più tassati del paese».
Per incrementare la produzione, la compagnia ha, da tempo, introdotto una sorta di “premio di produzione”. «Ma va, per lo più, a vantaggio dei sovrintendenti. Questi hanno escogitato strategie che si traducono in maggior sfruttamento degli operai. Pretendono lavoro doppio: fino a 1.500 alberi ogni giorno. Siamo allora costretti a farci aiutare dai famigliari, figli più piccoli inclusi».
Scuote il capo: «È un vero sistema di schiavitù, che ci rende succubi dei capi. Se dici di no, vieni mandato via dalla piantagione. E c’è sempre un altro disperato come te disposto ad accettare queste condizioni. Anche a essere pagato soltanto metà giornata, se non arrivi a completare il numero fissato di alberi».
Moises Hoff, 30 anni alla Firestone, alla vigilia della pensione: «Percepirò 20 miseri dollari al mese. E se almeno li ricevessi subito! Dovrò attenderli a lungo. Lo stesso vale per la liquidazione. Alcuni colleghi li stanno aspettando da oltre un anno». È seduto davanti alla porta di casa. Tiene il volto rivolto a terra. Quando lo alza, noto gli occhi semichiusi, come infiammati. Spiega: «Ho lavorato con sostanze chimiche e i miei occhi hanno subito gravi danni. Sono stato, però, più fortunato di altri, che hanno perso la vista. Non ricevono alcun compenso, né dalla compagnia, né dallo stato, nonostante i molti contributi versati».
Le dimore assegnate ai lavoratori e alle loro famiglie sono fatiscenti: sovente, un solo vano, in condizioni deplorevoli. «E ci viviamo in quattro, sei, fino a otto persone» mi dice, indicandomi la moglie e i figli.
Ad Harbel Hills – c’è una sbarra da superare – le case assegnate ai dirigenti della Firestone sono lussuosissime: elettricità, acqua corrente, paraboliche… C’è anche un campo da golf e vari campi da tennis. Incontro Henry Nyanti, elettricista. Sta lavorando a un trasformatore. «Grazie a una sua centrale idroelettrica, la compagnia produce circa 1,5 milioni di Kw al mese». Nessun Kw per gli operai: i fili sorvolano soltanto le loro casupole.
Nelle 45 divisioni in cui è suddivisa la piantagione vi sono 10 scuole elementari e 4 medie. Jennifer Taweh, madre di quattro bambini: «I nostri figli devono camminare 7 chilometri per raggiungere la scuola. Ma ciò che mi fa più rabbia è che manca sempre il materiale didattico. Le aule sono sovraffollate. E così, noi genitori siamo costretti a costruire capanne di paglia per accomodare gli alunni».
Anne, una sua vicina: «Ovviamente questo vale solo per i figli degli operai. Per quelli dei dirigenti, le aule sono belle e ben rifornite. Prima della guerra civile, per loro c’erano perfino scuolabus». Non c’è una sola scuola superiore nella piantagione. Terminate le medie, il 90% dei figli degli operai rimangono nella piantagione.
Degrado ambientale:
C’è un forte odore acre all’interno della piantagione. Lo stabilimento emette grandi quantità di fumo e la concentrazione di diossido di carbonio nell’aria è certamente elevata.
I rifiuti della lavorazione della gomma sono scaricati nel fiume Farmington. A Monrovia, i responsabili dell’associazione ambientalista Save my Future m’hanno giurato: «La Firestone inquina il Farmington con gli scarichi del suo enorme impianto di centrifuga e di altri ancora. Abbiamo dimostrato che nel fiume finiscono acido sulfurico, ammoniaca, formaldeide e altre sostanze tossiche. L’acqua è imbevibile. Grande è la moria di pesci».
La compagnia rifiuta le accuse. Edwin Padmore, un dirigente, dichiara: «Siamo dotati di sofisticati sistemi per purificare l’acqua usata per la lavorazione della gomma. Test fatti nei nostri laboratori certificano la purezza dell’acqua e la non tossicità dei fumi». Poi, però, si lascia sfuggire: «La situazione ambientale nella piantagione è entro livelli accettabili».
Quando torno alla capitale, rivisito Save my Future. James Makor, direttore esecutivo, insiste: «La compagnia non sta facendo niente per migliorare la situazione ambientale e le condizioni lavorative dei dipendenti». Mi parla di giustizia: «I salari non pagano il lavoro esigito. I leader sindacali interni sono marionette nelle mani dei dirigenti. I lavoratori non hanno dove potersi rivolgere per difendere i propri diritti. Possiamo documentare numerose forme di sfruttamento minorile».
Il 5 aprile scorso, nonostante l’indignazione di molti cittadini e organismi civili, l’Assemblea nazionale legislativa di transizione (Anlt) della Liberia ha ratificato un accordo con la Firestone per l’estensione della concessione della piantagione per altri 36 anni: fino al 2061.
Makor: «È un atto illegale. L’Anlt, poiché è ad interim, non ha alcuna base legale per fare questo. La nostra speranza è che, dopo le elezioni di ottobre, il nuovo parlamento rigetti questa nuova concessione». Ma lo farà? «Visti i candidati al parlamento, ho seri dubbi».
Mentre ci salutiamo, penso: ma la Ferrari non collauda e usa pneumatici Bridgestone/Firestone in Formula 1? Se solo i suoi sostenitori sapessero da dove viene la materia prima!
Articolo tratto dal sito .Concludo dicendo:vaffanculo ferrari!!!!!

domenica 20 gennaio 2008

"Le arance dell'AIRC"


Anche quest'anno, l'AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, raccoglie fondi per i propri progetti con la vendita delle "arance della salute". Le arance sono davvero "della salute", perche' frutta, verdura e vegetali in generale sono da consumare in quantita', per prevenire le malattie degenerative. Ma i fondi raccolti dall'AIRC non sono molto "salutari" in quanto vengono in parte usati per finanziare la vivisezione, vale a dire esperimenti su animali nei quali viene indotta una malattia artificiale, quindi molto diversa da quella che si genera spontaneamente, ed in piu' in una specie molto diversa dalla nostra.
In questi ultimi anni sono iniziati ad apparire finalmente su varie riviste scientifiche internazionali degli articoli di critica esplicita alla sperimentazione su animali. Ad esempio, il numero di luglio 2007 di The Scientist pubblica un articolo molto interessante ed estremamente critico contro la pratica della sperimentazione animale nella ricerca medica e nello sviluppo di nuovi farmaci, intitolato: "Il problema dei modelli animali - Perché i successivi test sugli umani non hanno successo?". L'articolo, molto approfondito e circostanziato, mostra che le difficoltà di usare i modelli animali per studiare le malattie umane derivano oltre che dalle differenze metaboliche, anatomiche, cellulari tra gli umani e gli altri animali, anche da altri aspetti, altrettanto ineliminabili. Ne emerge un quadro assolutamente desolante, che dà ancora una volta ragione al crescente movimento scientifico antivivisezionista.
"Chiunque voglia evitare di donare il suo denaro per contribuire a una pratica non scientifica e non etica, come quelle della vivisezione, ricordi che l'AIRC, come quasi tutte le associazioni per la ricerca medica, finanzia studi su animali" affermano i gestori di NoVivisezione.org, il portale dell'antivivisezionismo in Italia.
Dei 200 tipi di cancro che colpiscono gli esseri umani, alcuni hanno delle similitudini con altre forme di cancro che colpiscono altri animali, ma la loro natura è profondamente diversa, in termini di cause, di effetti, di cure e di prognosi. Il cancro è specie-specifico. Le differenze tra le specie sono evidenti sotto l'aspetto molecolare, immunologico, e genetico. Dato un certo composto chimico, la sua cancerogenicità sarà diversa nell'uomo e nelle altre specie. Basti pensare che anche tra topi e ratti, infinitamente più simili tra loro di quanto lo siano all'uomo, vi sono forti diversità: il 46% dei prodotti chimici cancerogeni per i ratti non lo sono per i topi.
Eppure, stando alle ultime statistiche del Ministero della Salute, negli ultimi anni vi e' stato un incremento nell'uso di animali nella ricerca di base: per quanto riguarda gli studi sul cancro, dal 2000 al 2005 c'e' stato quasi un raddoppio del numero di animali usati, si e' passati da circa 70.000 a circa 124.000! Questi studi servono solo a curare il cancro - artificiale - dei topi e dei ratti, non sono certo utili ai malati umani.
Concludono i portavoce di NoVivisezione.org: "E' dunque importantissimo scegliere per le nostre donazioni una associazione che non finanzi la vivisezione, e parlare di questa situazione con quante piu' persone possibile, invitando anche loro a non fare donazioni a chi finanzia questa pratica.
Articolo tratto dal sito .

sabato 19 gennaio 2008

Avvistamento di ufo sul cielo del Texas


L'8 gennaio scorso, nel piccolo villaggio agricolo di Selden, nel Texas, Steve Allen, Mike Jones, Odom e Lance stavano ammirando un bellissimo tramonto, quando videro qualcosa di non bene definito nel cielo, a cui solo Steve Allen, che è stato un pilota per più di 30 anni ed ha quindi una certa esperienza nello stimare la velocità e la distanza, seppe dare una risposta, definendolo subito "unidentified flying object", oggetti volanti non identificati. Era molto grande, e ha sorvolato l'Highway 67 (autostrada 67) in direzione di Stephenville. Secondo la sua stima, l'oggetto andava a circa 3000 miglia l'ora e in un primo momento le sue luci lampeggiavano a circa 3500 metri dal suolo. L'astronave non era molto visibile ed era completamente silenziosa. Poi, mutando la configurazione delle sue luci e sputando delle fiamme bianche... è svanita nel nulla.
All'Empire Tribune, il giornale locale, una guardia giurata racconta tutta eccitata la sua esperienza, dicendo che lo strano velivolo volava veloce, silenzioso, ad una novantina di metri dal suolo, con luci rosse, fosforescenti e bianche e ad intermittenza. Ma neppure col binocolo aveva potuto individuare l'oggetto, che, a differenza di un aereo, cambiava la configurazione delle sue luci...
Al reporter dell'Empire Tribune sono giunte decine di email, tra cui una che sosteneva di aver visto gli ufo inseguiti da aerei militari, anche dai paesi vicini. Ma il portavoce della base militare di Fort Worth, ha detto che nessun F16 o altro caccia era in volo quella notte. Può darsi che si sia trattata di una illusione ottica causata da due aerei commerciali con il sole al tramonto.
Tuttavia, sebbene l'Air Force abbia smesso di indagare sugli ufo, sembra che 14 americani su 100 sono stati testimoni di avvistamenti di ufo, con una media di 200 il mese.
Articolo tratto dal sito .

venerdì 18 gennaio 2008

Back-up del codice genetico

In uno studio che ha sbalordito il mondo della genetica, alcuni ricercatori hanno dimostrato che le piante possono modificare il codice genetico che ereditano dai propri genitori e tornare a quello dei nonni. La scoperta sembra contraddire la regola dell'ereditarietà, secondo la quale i figli ricevono semplicemente combinazioni dei geni dei propri genitori., un principio stabilito per la prima volta due secoli fa da Gregor Mendel nel suo studio sulle piante di piselli.
La ricerca suggerisce che le piante, e forse anche altri organismi compresi gli esseri umani, potrebbero possedere un meccanismo di back-up per bypassare le sequenze genetiche dannose ereditate dai genitori e tornare al codice genetico sano posseduto dai nonni o da antenati ancora più remoti. Ricercatori della Purdue University hanno scoperto questo fenomeno studiando una varietà particolare della pianta Arabidopsis con una mutazione in entrambe le copie di un gene chiamato HOTHEAD. Nelle piante mutate, i petali e altre parti del fiore risultano anormalmente fuse insieme.
Poiché queste piante trasmettono il gene mutante alla propria discendenza, la genetica convenzionale impone che anche la prole debba presentare lo stesso difetto. Gli scienziati hanno invece osservato che il 10 per cento circa delle piante della generazione successiva esibiva fiori normali. I ricercatori hanno scoperto che le nuove piante avevano riscritto la sequenza di DNA di uno o di entrambi i geni HOTHEAD, sostituendo il codice anormale dei propri genitori con quello posseduto dalle generazioni precedenti.
La scoperta ha sbalordito molti scienziati, che faticano a spiegare esattamente come il fenomeno sia potuto accadere. Per poter riscrivere il codice genetico, infatti, le piante dovrebbero possedere una copia del codice dei propri nonni da trasmettere da una generazione all'altra. Una possibilità è che usino una copia extra di un gene situato da qualche altra parte nel DNA. Ma ciò sembra improbabile, in quanto gli autori hanno scoperto che le piante possono riscrivere il codice di geni che non hanno copie simili nel genoma. I promotori della ricerca ipotizzano piuttosto che le piante possiedano una riserva finora mai individuata di RNA correlato che agisce come copia di back-up del DNA. Le molecole di RNA potrebbero essere trasmesse nel polline o nel semi insieme al DNA, ed essere usate come modelli per la correzione di alcuni geni.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 17 gennaio 2008

L’imbroglio nella zuppa - l’industria del gusto

521 West 57th Street, New York, NY 10019. In fatto di sapori questo è l’indirizzo più importante. Qui viene composto l’odore del gran mondo, qui vengono progettate le gioie del palato per tutto il globo, qui vengono stabilite le illusioni dei sensi di domani. IFF, cioè International Flavors & Fragrances, primo produttore al mondo di sostanze aromatiche. Pur non riuscendo a rimanere del tutto incognito, il gruppo industriale non fa vedere molto. Non vengono fornite informazioni al pubblico, non esiste un ufficio stampa. E superflua è considerata anche un’agenzia pubblicitaria. (…) Anche le banche dati e gli archivi più forniti danno solo scarne informazioni: fatturato annuo 1,1 miliardi di dollari, numero dei dipendenti 4200. Diversi stabilimenti negli Stati Uniti, diverse filiali in Europa. Anche qui lo stesso misterioso comportamento della centrale di Hudson: «Per motivi legati alla politica dell’impresa», rende noto la direzione della filiale tedesca, «si è purtroppo impossibilitati a rivelare dettagli sulle attività della stessa».
Strano: questo gruppo industriale influenza l’alimentazione di milioni di persone. Regna sul sapore delle minestre e della carne in scatola, degli spuntini da scaldare al microonde e della pizza surgelata. L’azienda è molto innovativa, scopre costantemente nuovi aromi ed esperienze gastronomiche. Avrebbe cose molto interessanti da riferire. (…) Il suo reparto fragranze offre, al esempio, profumi che nei negozi hanno la funzione di attirare i clienti e invogliarli all’acquisto. Alcune ditte si servono della profumazione degli ambienti di uffici e fabbriche per aumentare in una certa misura la solerzia dei loro dipendenti. Per la progettazione d’impianti di condizionamento dell’aria con interventi manipolatori non percepibili in modo cosciente, l’IFF ha redatto un opuscolo che fornisce informazioni sugli effetti dei diversi odori sulla psiche. Irritazione e collera, purtroppo all’ordine del giorno in mote aziende, possono ad esempio essere combattute con la melissa; contro invidia e gelosia, che frenano la produttività d’interi piani di uffici, il profumo di rosa fa miracoli. Depressione e malinconia vengono allontanati dal basilico, il dispiacere dalla maggiorana. Si può invece spruzzare la lavanda per combattere la diffidenza, oggi spesso mostrata dai consumatori, mentre, secondo l’opuscolo, la camomilla ha un effetto ipnotico. E nel caso dell’apatia, che inibisce sia la febbre degli acquisti sia l’operosità sul posto di lavoro, l’IFF consiglia il ginepro. (…)
Il brevetto statunitense n.4.985.261 del 15 gennaio 1991 certifica una scoperta grazie alla quale la carne viene dorata nel forno a microonde in meno di 600 secondi utilizzando una speciale polvere aromatica, oltretutto molto gradevole al palato. (…) Il brevetto n. 4.988.532 del 19 gennaio 1991 assicura un procedimento con cui viene esaltata la forza dolcificante di dolcificanti artificiali, che elimina lo «spiacevole retrogusto» e rimuove l’indesiderato sapore amarognolo, ad esempio nelle minestre industriali. (…) Una «zuppa di pollo con pasta» della Knorr contiene ad esempio solo due grammi di «pollo secco» sotto forma di palline. E questo corrisponde a sette grammi di carne di un vero pennuto. E nessun cuoco al mondo, con queste quantità, può dare sapore al pollo a quattro piatti di minestra. La Knorr ne è invece capace: con un grammo di «aroma», il sapore dalla fabbrica. (…) La Maggì fa qualcosa di simile: nel cosiddetto «brodo di manzo» la ditta ha sistemato 2,3 g di grasso di manzo e almeno 670 mg di estratto di carne al litro. Quantitativamente, a detta dell’etichetta, la percentuale maggiore è costituita da altre sostanze: sale iodato, aromi, esaltatore di sapidità (glutammato di sodio, E 631, E 627). (…)
I riservati collaboratori dell’industria alimentare operano in un campo che facilita di molto le prestazioni «under-cover», in quanto le manipolazioni del sapore sono in un certo qual modo invisibili, difficilmente rilevabili dai sensi dell’essere umano. Per modificazioni del sapore sono spesso sufficienti quantità incredibilmente piccole di sostanze chimiche. La 2-acetil-1pirrolina, responsabile del sapore di crosta di pane bianco, è efficace già a una dose di 70 milionesimi di grammo al chilo. E il mententiolo, con solo 0,2 miliardesimi di grammo al litro dà il sapore del pompelmo fresco. E il filbertono, quella sostanza che dà allo yogurt il sapore di nocciola, sono sufficienti 5mg per aromatizzare un milione di litri d’acqua. Purtuttavia, le quantità vendute di queste sostanze ultraefficaci sono sorprendentemente elevate: solo in Germania ne vengono vendute annualmente oltre 15.000 tonnellate, di cui 5100 costituite da aromi e 5500 di aromi fruttati. Questo è sufficiente per 15 milioni di tonnellate di generi alimentari. Ogni cittadino, dal neonato all’anziano, assume quotidianamente 500g di alimenti aromatizzati industrialmente – la metà della razione alimentare giornaliera media. (…)
La globale produzione mondiale di fragole basterebbe appena a coprire il 5% del fabbisogno statunitense di prodotti a base di fragola. Se si potesse quindi disporre unicamente dei veri frutti, solo uno su venti dei fans americani della fragola potrebbe essere soddisfatto. Per gli amici italiani dei dessert alla fragola, per gli appassionati francesi della mousse alla fragola non rimarrebbe niente e, anche in Germania, come afferma un controllore della qualità del grande caseificio bavarese Muller, senza l’impiego dell’aroma sostitutivo, «si può dire tranquillamente addio allo yogurt alla fragola». Di questi piaceri virtuali ne esistono sorprendenti quantità in tutto il globo perché le fabbriche di aromi vendono gli stessi sapori a livello mondiale. La ditta americana Bell Flavor & Frangances, con una filiale tedesca nella sassone Miltitz offre, sotto il numero di ordinazione 470461, mango e mandarino, a scelta «fruttoso» (numero di ordinazione 470277) o «succoso» (471042). La fabbrica francese di aromi Aralco fa scorrere virtualmente sia latte (704021) che miele (306080).
Gli illusionisti tecnologici hanno reso possibili non solo imitazioni di frutta e verdura, ma anche di cibi pronti: ci sono aromi all’hamburger, alla pasta, al brodo di pollo. La Dragoco ha in magazzino il sapore di carne con funghi (9/692075) e di gulasch (9/015309). E visto che il moderno gusto trova sempre più soddisfazione nei prodotti industriali, i laboratori possono tranquillamente imitarli: la Dragoco offre sapore d’ananas tipo «frutta in scatola», la svizzera Emil Flashsmann, oltre all’aroma Coca-Cola ha in offerta l’aroma «techno», con il «tipico sapore delle bevande energetiche alla moda». E Bell offre un aroma naturale «tipo carne di manzo secca».
Articolo tratto dal sito .
«Grimm con questo libro tocca i livelli massimi del giornalismo. Egli denuncia con nomi, cognomi e indirizzi grandi manipolatori della salute pubblica, animati anche loro da un grande ideale: perfezionare la natura, anche se ciò determina il deterioramento della salute di milioni di persone. Oggi ingeriamo tre chili di chimica all’anno solo nel pane: coloranti, emulsionanti, esaltatori di sapidità e aromi naturali si mescolano in una zuppa di “naturalità”.Questo libro dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole» Beppe Grillo .

mercoledì 16 gennaio 2008

Cerotti biologici

Sono stati presentati alla British Burn Association di Manchester i cerotti in grado di curare. I nuovi cerotti biologici, frutto dei traguardi raggiunti dalle ricerche nell'ambito dell'ingegneria tessutale, oltre a proteggere la lesione accelerano la guarigione dei tessuti lesi riducendo i rischi di cicatrici. Il fatto che questi cerotti biologici riescano a ridurre il rischio che rimangano cicatrici rappresenta un punto cruciale che ha ottenuto molto consenso, specialmente da parte dei pazienti.
La gamma di cerotti è molto ampia: la società britannica Celltran ha prodotto Mv-skin, un cerotto biologico appositamente messo a punto con lo scopo di guarire le lesioni dovute da bruciature severe e ulcere croniche. Il cerotto, che è stato sperimentato presso i laboratori della Northern General University Hospital di Sheffield, implementa le medesime cellule di pelle della persona infortunata. Dopo essere prelevate da zone del corpo sane, le cellule vengono moltiplicate in consistenti quantità e trasferite nella matrice del cerotto, un dischetto a base di polimeri. Esistono poi anche cerotti per curare piccole lesioni oppure ferite post-operatorie.
Alla Stanford University School of Medicine sono stati sperimentati con successo prodotti terapeutici a base di dischetti e gel in silicone e vitamine che prevengono la formazione di cicatrici anomale. I risultati delle sperimentazioni sono stati recentemente pubblicati dal periodico “Archives facial plastic surgeon”. I ricercatori della società italiana Recordati hanno prodotto cerotti e gel naturali a base di aloe vera. Questi prodotti favoriscono l'idratazione e la guarigione di tessuti lesi da ferite e scottature. La statunitense Johnson & Johnson ha inventato un cerotto liquido, ora commercializzato pure in Europa, studiato per la guarigione di piccole ferite e abrasioni. Una caratteristica di questo cerotto è che una volta spalmato sulla parte lesa, resiste all'acqua per giorni.
Articolo tratto dal sito .

martedì 15 gennaio 2008

Walt Disney:GLI SPORCHI AFFARI DI PAPERON DE' PAPERONI




E brava Walt Disney! Topolino difensore della giustizia e della legalità, Pippo e Paperino protettori degli spiriti liberi, Qui Quo Qua, in compagnia del Re Leone, attenti alle tematiche ambientali, Pocahontas, la Bestia e il gobbo di Notre Dame a sottolineare la nuova attenzione per i popoli diversi e i diversi in genere... Brava Disney, entrata nel mirino dei "benpensanti" quando ha deciso di pagare gli assegni famigliari a tutti i dipendenti che vivono in coppia, compresi i conviventi e gli omosessuali. Tutto all'insegna della non discriminazione. Peccato che a 5.500chilometri di distanza dai suoi begli uffici californiani, migliaia di giovani lavoratrici, poco più che quindicenni, lavorino alla confezione di abbigliamento a marchio Walt Disney per uno stipendio di circa 27 centesimi (430 lire) l'ora.
Haiti. Lo scenario degli impianti, vere e proprie baracche, due soli bagni per qualche centinaia di operaie, offre un contrasto stridente con il candore delle felpe di Pocahontas. Il lavoro va avanti nel rumore più assordante, 8-10 ore al giorno. Si lavora in piedi. Se proprio lo vogliono, le operaie possono portarsi un cuscino da casa. E' proibito parlare così come andare in bagno più di due volte al giorno. D'altronde il ritmo produttivo è così incalzante da lasciare poco più di 10 minuti per la pausa pranzo. Tra le fila delle operaie, i guardiani, con continui urli, percosse e molestie,fanno la loro parte perché la produzione vada avanti. "Ci trattano come animali!" E' questa la protesta delle lavoratrici. Chiunque provi ad organizzare qualsiasi forma di protesta, viene immediatamente licenziata. Non c'è tutela sanitaria e se un'operaia si ammala, non ha diritto a nessuna retribuzione. Di più. Ad Haiti non è legale licenziare le donne incinte, ma i padroni hanno trovato comunque un sistema per evitare il costo della maternità: trasferiscono le donne incinte a lavori ancora più pesanti e malsani finché, poco tempo dopo, è l'operaia stessa a decidere di abbandonare il lavoro. Maltrattamenti, percosse e violenze in cambio di 3.440lire al giorno. Si calcola che per guadagnare la cifra che l'amministratore delegato della Disney guadagna in un ora, un'operaia haitiana dovrebbe lavorare 101 anni, per 10 ore tutti i giorni!
Agli stabilimenti di Haiti, una tuta di Pocahontas arriva in 11 pezzi. In 13 fasi - cucire i polsini, le etichette, gli orli,ecc... - si arriva al prodotto finito. In 8 ore un'operaia confeziona 50 felpe. Una produzione per un valore pari a 584 dollari (circa 940.000 lire), pagata 2 dollari e 22 centesimi (circa 3.500 lire). Come dire che ad un'operaia occorre 1 settimana e ½ di lavoro per potersi comperare la stessa maglia che produce in meno di 10 minuti.
In questa ennesima battaglia tra diritti dei lavoratori e leggi del mercato, la parola passa direttamente ai consumatori. La forza della Disney, così come di molte altre multinazionali, sta nella propria immagine. La sua debolezza nella consapevolezza di non poter difendere in nessun modo davanti ai suoi clienti salari così da fame e condizioni di lavoro così inique. Per questo, nel tentativo di parare il colpo, e pur di non cedere di fronte alla richiesta di ispezione nei suoi stabilimenti, la Disney si è impegnata a far aumentare la paga delle lavoratrici fino a 550 lire l'ora. Tocca ai consumatori giudicare se il comportamento della Disney è congruo con la sua immagine di portatrice di valori familiari, e quindi agire di conseguenza.
Intanto, la Walt Disney resta nell'occhio del ciclone anche per un'altra triste vicenda: la confezione delle felpe di Topolino in Birmania. Qui le condizioni dei lavoratori sono ancora peggiori che in Haiti. Sei centesimi di paga oraria per un monte ore settimanale superiore alle sessanta. Meno di 300.000 lire all'anno in un Paese dove la dittatura militare impone i lavori forzati, reprime brutalmente qualsiasi rivendicazione sindacale, dove non si contano i casi di sparizioni e massacri. Quella stessa dittatura militare che,oltre ad imporre una tassa del 5% su ogni esportazione, è diretta proprietaria del 45% degli stabilimenti Yangon nei quali vengono prodotte le felpe. Nonostante l'amministrazione Clinton abbia condannato la dittatura e posto la Birmania nella lista dei Paesi fuorilegge (peraltro è da qui che arriva la metà dell'eroina consumata negli U.S.A.), nel '95 l'industri tessile statunitense ha importato prodotti "Made in Myanmar"per un totale di 65 milioni di dollari.
E per finire,nel 2005, la Walt Disney paga 70 miliardi di dollari,per non affrontare un processo per satanismo.La Walt Disney processata per satanismo!!!!!!!!!!!!!!!!!!Ma in che mondo viviamo!!!!!!!!!!!!!!In questo.Cliccate qui e capirete.Oppure qui .Dimenticavo questo .Articolo tratto dal sito .
Spero di esservi stato da aiuto per capire chi è la Walt Disney:vi lascio con la frase detta dal padre fondatore Disney:QUELLI CHE CORROMPONO I NOSTRI FIGLI VENGONO SEMPRE PREMIATI.
CLICCATE LA FOTO IN ALTO!!!!!!!!

lunedì 14 gennaio 2008

CHIQUITA


Nel suo secolo di vita, l'impresa è stata coinvolta in intrighi internazionali, in scioperi repressi nel sangue, corruzione, scandali e colpi di stato. Ancora oggi passa per essere un'impresa dal pugno di ferro con molti contenziosi aperti con il sindacato e con le popolazioni dei paesi in cui opera.Dal 91 al 99 Amrican Financial Corporation ha pagato oltre tre milioni di dollari al partito repubblicano, aggiudicandosi il quinto posto nel finanziamento ai partiti americani.Approfitta della sua posizione di potere per imporre prezzi molto bassi delle aziende agricole di cui si rifornisce. Nel 1994, tramite un rapporto al Ministero del lavoro del Costa Rica, il sindacato SITRAP ha denunciato l'esistenza di squadre armate all'interno delle piantagioni e un clima di intimidazione. Il sindacato ha aggiunto che molte società baleniere, compresa Chiquita, tentano di distruggere i sindacati indipendenti convincendo i lavoratore a iscriversi a sindacati padronali. Esse licenziano gli attivisti sindacali e li schedano in apposite "liste nere" affinché non possano trovare lavoro in altre piantagioni.Nel 1995 in Honduras, Chiquita ha chiuso quattro piantagioni. Secondo il sindacato locale si è trattato di una scelta compiuta solo per indebolire il movimento dei lavoratori. Chiquita ha approfittato dei danni provocati dall' uragano Mitch, abbattutosi in America centrale nel 1998, per ricattare i lavoratori con la minaccia della non riapertura delle piantagioni danneggiate e per revocare diritti sindacali ed economici che erano già stati conquistati. Fonti sindacali rivelano che nelle piantagioni Chiquita si usano pesticidi che l'organizzazione mondiale della sanità classifica come molto pericolosi. Inoltre il sindacato aserisce che certi pesticidi sono erogati con aerei, addirittura mentre c'è gente che lavora in piantagione.L' alta quantità di pesticidi utilizzati nelle piantagioni per la produzione di banane contamina i suoli e i fiumi circostanti avvelenando le acque e uccidendo molte forme di vita.Secondo l'inchiesta del "Cincinnati Enquirer" pubblicata il 3 maggio 1998, in Centro America le filiali di Chiquita usano vari sistemi, compresa la corruzione, per ottenere favori dai governi e per aggirare le leggi che regolamentano il comportamento delle imprese.Nel 1999 varie associazioni europee tra cui il Centro nuovo modello di sviluppo, hanno concordato con COLSIBA, il coordinamento sindacale dei lavoratori bananieri del Centro America, il lancio di una campagna di pressione internazionale per indurre Chiquita a relazioni sindacali più corrette e a garantire ai lavoratori migliori condizioni di lavoro.
Controlla il 25% del mercato mondiale della banana (provenienza Centro America e Ecuador).
Sede USA:5000 miliardi di fatturato e 37000 dipendenti.
Dal 1997 al 2004 ha finanziato gruppi paramilitari a Urabá, con ben 1,7 milioni di dollari. Secondo un giudice federale gringo, Royce Lamberte, la compagnia che ha la sua sede a Cincinati, ha compiuto i pagamenti con l’acquiescenza delle sue alte gerarchie. La “punizione” della giustizia nordamericana è stata la riscossione di una multa di 25 milioni di dollari.
Poi nel 2004 vince uno degli Ethic Award 2004, i premi per la responsabilità sociale e ambientale d'impresa, attribuiti dal settimanale GDOWEEK.
Articolo tratto dal sito.
Anche qui pur di fare soldi non guardano in faccia nessuno.Sono prepotenti,arroganti!!!!
Questa gente esiste perché noi compriamo le loro banane!!!!Iniziamo a boicottare anche la chiquita!!!!!Perché si devono arricchire,sfruttando e ammazzando , quelle povere persone?
Al diavolo queste imprese!!!!!

domenica 13 gennaio 2008

Greenpeace intercetta le baleniere


Continua la caccia alle balene da parte del Giappone e continua la caccia di Greenpeace ai balenieri. Nonostante il dietrofront di Tokyo con la decisione di non uccidere 50 megattere, specie a rischio di estinzione, arrivata dopo una condanna internazionale ed una protesta formale diplomatica di 31 nazioni, le navi giapponesi proseguono nel loro obiettivo di catturare 935 balenottere minori e 50 balenottere comuni nell'estate antartica. Dopo dieci giorni di inseguimento la nave di Greenpeace, ha avvistato nelle prime ore di oggi la flotta baleniera giapponese nel pacifico meridionale.
Le sei navi giapponesi sono ora seguite a vista dagli attivisti che avvertono per voce del responsabile di Greenpeace Australia Steve Shallhorn: "Se si fermeranno per cacciare balene, allora interverremo. Sino a quando le talloneremo, non potranno cacciare. E' una sorta di maratona quella che è in corso lì". Chiaro l'obiettivo della nave Esperanza, come spiega il portavoce Sara Holden: "Il nostro obiettivo principale è fermare la flotta giapponese dalla caccia alle balene nell'oceano del sud".
Le carne di balena non ha mercato. Da tempo il governo giapponese etichetta come ricerca scientifica l'uccisione della balene, per non infrangere la moratoria della Commissione baleniera internazionale del 1987. Tuttavia gli scambi commerciali che coinvolgono anche Norvegia e Islanda hanno fatto prevalere nella Commissione baleniera internazionale, le posizioni favorevoli a riprendere l'attività. Questo nonostante che la richiesta di carne di balena (considerata una prelibatezza) sia in forte calo anche in Giappone. Un sondaggio del giugno 2006 del Nippon Research Centre mostra che oltre due terzi dei giapponesi intervistati disapprova la caccia baleniera in Antartide e che il 95 per cento non mangia mai, o solo raramente, carne di balena. E' per questo che nei magazzini giapponesi sono ammassate circa 4.000 tonnellate di carne di balena invendute: hanno anche provato a usarla come mangime per cani.
Articolo tratto dal sito.
L"uomo non si ferma davanti a niente:sta distruggendo tutto.Animali in via di estinzione,inquinamento acqua,aria,terra,diboscamenti anormali,per una questione ,a parere mio,senza motivo.La natura ci ha fornito tutto le risorse pulite da utilizzare:c'è un ciclo perfetto di alimentazione che è straordinario.Invece il suo intento è quello di distruggere tutto per profitto.Risultato:profitto=distruzione del mondo.

sabato 12 gennaio 2008

Effetti collaterali


Il video è davvero macabro.Siamo arrivati al limite della tolleranza umana.

Il vostro bambino è vivace? Non sta seduto a tavola e qualche volta disturba la maestra durante le lezioni? Non dorme?E’, con tutta probabilità, un bambino iperattivo, malato di ADHD, Attention Deficit Hyperactive Disorder.

Le società farmaceutiche hanno trovato la soluzione: antidepressivi e psicofarmaci. Celexa, Zoloft, Ritalin, Luvox, Prozac, Effexor, Paxil.Gli effetti collaterali, come spiegato nel video dalle reti ABC e Fox News, possono essere imbarazzanti. Automutilazioni, suicidi, omicidi, infarti. Il bambino è più tranquillo quando giace in una tomba. Lo si può andare a trovare sapendo che non può farsi più del male, o correre via da qualche parte. Tante preoccupazioni in meno. Tanti bilanci in attivo per i signori del farmaco e le loro lobby.

Se vostro figlio è vivace è un bene, non un male. Non portatelo dal medico, dallo psicologo. Prendetelo per mano e uscite con lui, con lei, per una passeggiata. Abbracciatelo, abbracciatela, forte, con un bacio. Non deve guarire da nulla, vuole solo la vostra attenzione.Se qualcuno vi propone antidepressivi o psicofarmaci per i vostri figli, fategli leggere ad alta voce gli effetti collaterali, sono riportati nel foglietto insieme alle pasticche. Poi fate voi.Si vieta la cannabis e si vende il Ritalin. Facciamo il contrario.

Articolo tratto dal sito.

I veri padroni del mondo,della nostra vita,sono queste aziende farmaceutiche:loro decidono il nostro futuro nel bene e nel male.Se dobbiamo ammalarci ,curarci o morire.Dipendiamo da un sistema ,che in se,non dovrebbe neanche esistere.

venerdì 11 gennaio 2008

Pfizer:bambini cavie


Cavie minorenni:
I fatti risalgono al 1996: in Nigeria infuria un’epidemia di meningite da oltre 15000 morti, bambini in particolare. La Pfizer decide di inviare un team di esperti in un ospedale da campo della città. L’intento è di sperimentare un nuovo farmaco su 200 bambini. Un intento nobile, se non che per effetto del farmaco, almeno stando alle rivendicazioni del governo nigeriano, muoiono undici bambini. E altri bambini sottoposti alla cura riportano danni all’udito, alla vista e alle attività cerebrali. Un accusa dalla quale Pfizer si difende con energia. Il British Medical Journal riporta gli estremi del contenzioso per il quale è appena iniziato il processo intentato dal governo nigeriano contro la casa farmaceutica.
L’accusa nigeriana:
L’accusa è pesante. E arriva dopo un triplice tentativo delle famiglie dei bambini di perseguire Pfizer presso una corte statunitense. Un tentativo fallito in virtù del riuscito tentativo della multinazionale di considerare le corti statunitensi un luogo non appropriato. L’azienda sarebbe responsabile di aver avuto un ruolo sia nelle morti che nelle disabilità provocate nei bambini. La richiesta monetaria è esorbitante: 7 miliardi di dollari. A reggere l’accusa l’ipotesi che il farmaco testato, trovafloxacina (Trovan) sia stato responsabile delle morti e dei danni provocati nei piccoli e altrettanto danno avrebbe fatto un altro farmaco, il ceftriaxone, utilizzato come farmaco comparativo. Le famiglie aggiungono che la compagnia farmaceutica ha mancato nel comunicare che i loro figli erano stati arruolati in un trial e che nello stesso ospedale l’organizzazione Medici senza frontiere stava curando i piccoli pazienti con antibiotici regolamentari. Al danno si è aggiunta la beffa. La risposta dell’azienda non si è fatta attendere e sottolinea come lo studio clinico sul farmaco sia stato condotto con la piena conoscenza da parte del governo nigeriano e secondo il diritto internazionale. Qualsiasi asserzione contraria contenuta nell’accusa, insiste l’azienda, è destituita di ogni fondamento, non aveva valore allora e non ne ha adesso. In più Si sostiene di aver usato bassi dosaggi dell’altro farmaco, il ceftriaxone. E l’Fda? L’ente governativo statunitense non ha risposto alle domande del Bmj. E’ un fatto però che la trovafloxacina non è mai stata approvata per il trattamento della meningite. Esiste un warning Fda del 1999 nel quale l’uso del farmaco è collegato a tossicità epatica e a mortalità.
Non è l’unica:
L’accusa del governo nigeriano rientra nel quadro di una reazione violenta contro le multinazionali farmaceutiche, cui può essere ricondotto un altro caso recente. Il caso è quello che ha visto protagonista la Sun Pharmaceuticals Industries di Bombay. L’azienda, in India, ha tranquillamente bypassato gli enti di controllo affidando la sperimentazione del farmaco letrozolo a medici privati. Il fatto è che si tratta di un farmaco per il tumore al seno, provato come trattamento antisterilità su 400 donne in una clinica nascosta. L’industria farmaceutica ha poi usato i risultati per promuovere il medicinale per quest’uso inappropriato. E dietro il brevetto del farmaco c’è la Novartis, anche se non ci sono prove che la multinazionale sia coinvolta nella sperimentazione illegale. Come a dire che il problema non riguarda solo Pfizer, ma i rischi di una cultura diffusa che, come sottolineato dall’avvocato dell’accusa, “si prende vantaggio delle popolazioni del terzo mondo, per ragioni di profitto”. Un fatto inaccettabile che oltretutto spinge le popolazioni di queste aree a diffidare anche degli interventi realmente efficaci. Pfizer è il suo esercito di avvocati potrebbero anche vincere la causa, ma il problema rimane. Come conciliare la sperimentazione di nuovi farmaci in paesi meno sviluppati con il rispetto dei diritti elementari delle persone?
Articolo tratto dal sito .

giovedì 10 gennaio 2008

Obesità pubblicitaria


Non è buono ciò che è buono. Se ha un marchio è buono. Se non lo ha è insipido. Il contenuto è indifferente. Mangiamo il contenitore. Mangiamo la pubblicità del contenitore.Una ricerca dell’Università di Stanford sulla scelta del cibo da parte dei bambini ha provato che McDonald è più buona. Stesse patatine fritte, scelta tra confezione con il marchio e senza. Il 77% dei bambini ha preferito la patatina McDonald.La pubblicità televisiva fa la differenza. La pubblicità dei cibi per i bambini, in cui i bambini sono l’oggetto, il target, l’ascoltatore plagiato. Trasformati in apprendisti consumatori. La merendina, le patatine, i biscotti, i wurstel, le bevande e tutto il resto. Questa pubblicità va vietata. L’obesità infantile in Italia non esisteva, oggi è la norma. E’ un’obesità pubblicitaria. Il virus ingrassante è lo spot.
La pubblicità è pericolosa per gli adulti, ma per i bambini può essere letale. E’ pedofilia commerciale, abuso di menti in formazione. I bambini devono abituarsi a mangiare cibi, non brand. E se possibile senza contenitore. Il latte, ad esempio, deve tornare ad essere solo latte. Mucca, latte, bottiglia, bambino. Semplice. In alcuni paesi è possibile comprare il latte, solo latte e niente brand, da distributori automatici. Si arriva con una bottiglia e si fa il pieno. E il latte è locale e costa meno. Chiedetelo anche al vostro comune.Secondo il libro bianco della Comunità Europea sull’obesità del 2007: “Negli ultimi trent’anni il numero degli obesi in Europa è cresciuto in modo drammatico, in particolare tra i bambini, dove il numero di obesi è stato stimato nel 30% nel 2006”. Dalla cucina mediterranea ai sofficini e alla carne in scatola. Mamme italiane dove siete? I vostri figli non devono ingrassare come me.
Articolo tratto dal sito .

E con queste siamo a 10 nomination!!!!!!!!


Non so davvero come ringraziarvi!!!!!!!!!!!Per la decima volta ricevo questa nomination:questa volta è stato Pino Amoruso Guernica Semplice uomo pabi71 a nominarmi.Che dire:GRAZIE.Lusingato.
Il gioco consiste nel nominare i 5 blog che quotidianamente seguiamo o che riteniamo particolarmente interessanti.
Chi è nominato deve fare un nuovo post, e nominarne a sua volta altri 5.Le regole sono:
-partecipare solo se si è nominati.
-Lasciare un link al post originario (inglese).
-inserire nel post il logo thinking blog arward.
-indicare 5 blog che hanno la capacità di farti pensare.
Come sempre,sarebbero tanti blog che potrei citare.Oggi scelgo i seguenti:
Empatia lunare:per la tranquillità e calma che mette mentre leggi i suoi post.
Twist&Shout:per il motivo già citato:ovvero:per l"immensa simpatia e vivacità' che mette nei suoi post:leggerla ti fa sempre ritrovare il sorriso.è meglio di una medicina.Amicona.Aggiungo:un vero raggio di sole.
D mensione:per la sua grande intelligenza di riflessione.
Colazione da me:perché ha il merito di farmi sognare:ragazza piena d"amore.
Angolo cottura:per le sue molteplici ricette.deliziosa.
Un grazie di cuore a GUERNICA e PINO AMOROSO.

mercoledì 9 gennaio 2008

Giocattolo con droga mortale




Il Bindeez è stato ritirato dal mercato dalla sua stessa casa produttrice, l'australiana Moose Enterprise, che accusa dell'errore i produttori dislocati fra Cina ed Hong Kong.

Il Bindeez, giocattolo made in China premiato come “miglior gioco del 2007”, contiene una droga potenzialmente mortale.

Il giocattolo è composto infatti da una serie di grani plasmabili, con cui si possono costruire forme di animali ed alimenti, che se ingeriti vengono metabolizzate dal corpo umano che li trasforma in GHB, elemento chimico che compone il principio attivo di molte droghe sintetiche. Gli effetti sono perdita di conoscenza, sonnolenza, attacchi di panico e coma.

L'Australia ha bandito il giocattolo, dopo che tre bambini – dai 19 mesi ai 10 anni – sono stati ricoverati d'urgenza per averlo ingerito. Due erano incoscienti. In un comunicato ufficiale, la Moose ha dichiarato di aver volontariamente ritirato il gioco dal mercato, perché contiene butanediolo, potenzialmente mortale, ed ha annunciato l'apertura di un'inchiesta per stabilire la responsabilità dell'errore. Articolo tratto dal sito .

E dicono che i giochi fanno bene ai bambini?Ma io credevo,che quando esce un gioco nuovo,prima venisse collaudato!!!!!Invece sembra proprio di no!!!!!!!Inutile parlare:la verità, è sempre quella:il profitto prima di tutto e tutti!!!

martedì 8 gennaio 2008

Zucchero bianco raffinato ?


È ora di sfatare un altro mito, quello dello zucchero bianco raffinato, ovvero quello che da anni ed anni assumiamo regolarmente ed in grandissime quantità, e che ci ritroviamo praticamente ovunque. Quello che però non sapete è che questa sostanza bianca, da sembrare cosi innocente ed anzi cosi salutare per noi ed i nostri figli è una vera bomba che impoverisce il corpo e crea non poche disfunzioni. Esso è infatti il prodotto finale di una lunga trasformazione industriale che uccide e sottrae tutte le sostanze vitali e le vitamine presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero che sono il punto di partenza per la produzione dello zucchero.
Eccovi la descrizione sul metodo di lavorazione per ottenere questa micidiale polvere bianca:
Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene depurato con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro, successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.
Sia arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare gran parte di ciò che mangiamo. Che cosa è rimasto del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto di vita, di energia e di salute ? Nulla ! Anzi, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno in parte quell'armonia di elementi distrutta dalla raffinazione.
Le conseguenze di tale processo digestivo sono:
la perdita di calcio, nei denti e nelle ossa, con l'indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie che affliggono gran parte della civiltà occidentale.
Cosa provoca il tossico zucchero bianco iperraffinato a livello intestinale ?
Provoca processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale e l'alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.). A tal proposito avrete certamente notato il fastidioso senso di gonfiore e pesantezza che si avverte dopo aver mangiato dolci elaborati, ricchi di zucchero.
E dulcis in fundo, dovete sapere che a lungo andare uno dei sistemi più colpiti è proprio il sistema immunitario, poiché l'esaurimento delle forze e delle energie si traduce in una minore capacità di risposta alle aggressioni esterne e nella tendenza ad ammalarsi. Quando mangiamo 50 gr. di zucchero bianco, la capacità fagocitaria dei globuli bianchi si riduce del 76% e questa diminuzione del sistema di difesa dura circa 7 ore. Le gravi malattie che oggi affliggono l'umanità (cancro, AIDS, sclerosi, malattie autoimmuni, ecc.) nascono proprio da un indebolimento immunitario del quale lo zucchero bianco e l'alimentazione raffinata sono corresponsabili. I danni dello “squisito veleno” bianco sono tanti altri ancora e a tutti i livelli: per esempio circolatorio (con l'aumento di colesterolo e danni alle arterie), epatico, intestinale, ponderale (con l'aumento di peso e l'obesità), cutaneo.
Come sostituire lo zucchero raffinato bianco:
Come sostituto dello zucchero bianco raffinato si può usare del miele o del fruttosio, della melassa e del “vero” zucchero di canna. Diciamo vero perché qualcuno è arrivato a tostare leggermente lo zucchero bianco al fine di dargli una doratura che lo fa sembrare zucchero di canna. Si deve anche considerare che i due cucchiai di zucchero nel caffè non fanno male a nessuno, è anche vero che una piccola quantità oggi ed una domani possono portare ad un circolo vizioso; lo zucchero diventa pericoloso quando se ne assume molto, per esempio prendendo un dessert dopo mangiato e così via. Pertanto si dovrebbe cercare innanzitutto di ridurne il consumo. Ricordate che un semplice gesto (quello della sostituzione dello zucchero bianco) migliorerà la qualità della vita, proteggerà la vostra salute e quella dei vostri figli !
Articolo tratto dal sito. Quanto ne ho mangiato !!!!Povero me.Questa notizia non mi ha "dolcificato"!!Anzi!!!!Amareggiato.
Non si può stare tranquilli su niente.

lunedì 7 gennaio 2008

SE NON TI AMMALI SEI CONTRO IL SISTEMA - La medicina ufficiale e le industrie chimiche-farmaceutiche

I medici, i ricercatori scientifici, i vivisettori, il personale ospedaliero, infermieristico, le industrie chimiche e farmaceutiche… Che cosa farebbe questo sconfinato esercito di persone se la gente non si ammalasse? Se la gente vivesse e si alimentasse in modo sano e naturale a che servirebbero i dottori e le medicine? Il modo migliore per consentire il perdurare di questa situazione di gente malaticcia e bisognosa di farmaci è fare in modo che mangi la carne, cibi raffinati, conservati, trattati ecc.. La salute non rende mentre la malattia da sostentamento ad un esercito sconfinato di addetti ai lavori. E’ vero, “la categoria dei medici e le industrie farmaceutiche esistono perché esiste la malattia” (come è altrettanto vero che la malattia esiste perché l’uomo vive male e si alimenta peggio) come è altrettanto vero che queste categorie non traggono alcun vantaggio da una popolazione in salute, se non quella di reclutare nuovi pazienti.
Se la gente smettesse di mangiare animali e derivati si verificherebbe:- Chiusura di 10 milioni di farmacie, sovraccariche di farmaci inutili e la conseguente riduzione del 90% dei prodotti venduti.- Impoverimento e degrado sociale dei cento milioni di medici: molti di quali dovrebbero adattarsi a fare altri mestieri.
- Un milione di fabbriche e piccole fabbriche di farmaci dovrebbero chiudere o cambiare attività e produrre altre cose.
- 10 miliardi di animali detenuti dovrebbero essere liberati dalle catene dagli allevamenti e dalle gabbie dei mattatoi. Un milione di allevamenti e un milione di macelli dovrebbero chiudere i battenti.
- Allevatori, macellai, commercianti di bestiame, operatori del grande settore carne e produzione casearia, pellami e concerie varie, industrie di smaltimento dei residui animali dovrebbero rassegnarsi ad una conversione delle loro attività.
- Decine di istituti sanitari tipo FDA, WHO, OMS tornerebbero ad essere piccoli e modesti uffici di raccolta e distribuzione dati e non più santuari sanitari che impongono al mondo la loro egemonia. - - Decine di migliaia di funzionari sanitari dovrebbero tornare a casa. Niente più fondi governativi multimiliardari per trucchi e buffonate gigantesche tipo Aids, Sars e simili. Niente più fiumi di denaro stanziati per una ricerca inutile, stupida e crudele.Questo meccanismo infernale, in cui la popolazione ignara ne paga le conseguenze, con prezzi inimmaginabili in risorse umane, sofferenza e numero di morti, vuole che l’individuo continui a vivere (o sopravvivere) concedendosi tutte le deviazioni, i vizi e gli abusi che richiede la società opulenta; vuole che l’individuo non rinunci a nulla nell’illusione che la medicina può far vivere in salute anche violando le leggi naturali, che non rinunci a nessun piacere, che non capisca dov’è la causa delle sue disgrazie, che non abbia il senso critico e si fidi ciecamente di ciò che giornalmente propinano i mezzi di informazione televisivi al servizio delle grandi case farmaceutiche e consegni inerte e fiducioso nelle mani dei centri di potere politico ed economico delle multinazionali la propria salute e la propria vita, convinto che quel che dice la televisione torna a suo beneficio.
Abbiamo idea di quale rivoluzione può portare il regime vegetariano con il quale è possibile ridurre del 90% gli infarti, del 97% gli ictus e del 34% dei cancri? Oltre, naturalmente, le altre molte patologie correlate al consumo di carne e derivati animali, quali ipertensione, obesità, diabete ecc. E’ chiaro che la filosofia dei vegetariani deve essere ostacolata e possibilmente denigrata avvisando la popolazione che i vegetariani rischiano carenze alimentari (mai riscontrate e mai denunciate dagli più accreditati istituti di ricerca e dagli scienziati non prezzolati). Che i vegetariani s’improvvisano conoscitori della “complicata” scienza della nutrizione mentre è necessario consultare e… pagare un nutrizionista la cui scienza dimostrerà che per stare bene in salute occorre mangiare di tutto, praticamente quello che fanno tutti, senza bisogno di pagare nessuno. Per milioni di anni la specie umana non ha avuto bisogno di nutrizionisti e di medicine, come tutte le altre specie dei viventi, ora ha bisogno dell’uno e dell’altro: sarà per questo che è così malaticcia?
Così vanno le cose.Articolo tratto dal sito .
L"unico che può farti "ammalare" è Dio:non una multinazionale spa del cavolo.Voi cosa ne pensate!!!