sabato 31 gennaio 2009

Giulietto Chiesa e la futura Guerra Mondiale

venerdì 30 gennaio 2009

Signoraggio: la verità sulle banche

giovedì 29 gennaio 2009

Amazzonia arrosto


Roma, Italia — Un rapporto scandalo "Amazzonia arrosto. Un videoblog . Un reportage fotografico. Per denunciare la diretta relazione tra l'espansione dell'allevamento bovino e il dilagare della distruzione della foresta amazzonica. Il polmone del mondo nello stato del Mato Grosso è la regione con il più alto tasso di deforestazione. Il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia è stato destinato al pascolo.
Dal 1996 al 2006 ben 10 milioni di ettari - un'area pari a un terzo l'Italia - sono stati tagliati a raso a causa dell'allevamento bovino. Oggi il Brasile, che possiede la mandria commerciale più grande del mondo, è il principale esportatore di carne e pelle bovina. Inoltre, il governo brasiliano entro il 2018 intende raddoppiare la propria capacità di esportare questi prodotti.
Il Brasile è il quarto paese emettitore di Co2 a livello globale. In un paese in cui il 75% dei gas serra (GHG) emessi dipendono proprio dalla deforestazione, il governo dovrebbe prendere misure drastiche per fermare anziché stimolare l'espansione delle attività legate all'allevamento.
Il prossimo dicembre, i leader del mondo intero si incontreranno a Copenhagen per la negoziazione delle Nazioni Unite per il Clima più importante di tutti i tempi. Considerato che la distruzione delle foreste tropicali è responsabile di ben un quinto delle emissioni di gas serra a livello globale qualsiasi accordo per salvare il pianeta dal cambiamento climatico dovrà includere misure per fermare la deforestazione.
Il rapporto di Greenpeace "Amazzonia Arrosto" delinea, inoltre, le misure che il governo brasiliano deve mettere in atto per raggiungere l'obiettivo di "Deforestazione Zero" entro il 2015, anno in cui le emissioni di gas serra a livello globale dovranno iniziare a calare drasticamente.
L'Amazzonia brucia e i governi continuano a ignorarlo. Greenpeace sta documentando e denunciando questo disastro ambientale con il tour dell'Arctic Sunrise, lo storico rompighiaccio dell'organizzazione. A bordo anche un italiano Pietro che ci ha inviato un emozionante video blog, pubblicato anche sul sito repubblica.it. Così, con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, speriamo che chi ha il potere di decidere adotti subito le giuste misure per proteggere uno degli ecosistemi più preziosi del pianeta.
Fonte tratta dal sito.

mercoledì 28 gennaio 2009

Regno Unito sull'orlo della bancarotta?


No, io non sono l'esperta di finanza della situazione. Ma questa devo proprio segnalarvela, visto che nella stampa mainstream le notizie passano col contagocce: il Paese di Sua Maestà britannica sta pericolosamente scricchiolando, e qualcuno vocifera che sarà il primo [n: il prossimo] a crollare.
Non so come commentare, mi auguro che non accada. Vi passo però alcuni agghiaccianti articoli usciti sulla stampa internazionale britannica.
Dal Telegraph: Gordon Brown porta la Gran Bretagna sull'orlo della bancarotta. Il Paese guarda il precipizio. Siamo a rischio della peggiore umiliazione, con Londra che diventa una Reykjavik sul Tamigi e l'Inghilterra che finisce sott'acqua. Grazie all'arroganza, alla presuntuosa incompetenza seriale del Governo e di un gruppo di banchieri, la possibilità della bancarotta nazionale non è irrealistica.
Dall'Independent: Vendete tutte le sterline che avete. E' finita...
Uno dei principali investitori mondiali dà voce alle preoccupazioni del mercato. Jim Rogers, cofondatore della Quantum con George Soros, dichiara a Bloomberg: "Vi consiglio urgentemente di vendere tutte le sterline che avete. E' finita. Odio dirlo, ma non metterei più denaro nel Regno Unito."
Dal Telegraph : Il Regno Unito non può scegliere la strada soft dell'Islanda. Il governo inglese è di fronte a una scelta cruciale. Non può lasciare che la Bank of Scotland e le altre megabanche vadano a picco. Ma rischia di venire travolto dal massiccio debito estero optando per la nazionalizzazione.
Dal Guardian: Le banche sono fottute, noi siamo fottuti, il Paese è fottuto. In privato, qualcosa di molto somigliante alla disperazione sta cominciando a serpeggiare nel governo. Dopo aver visto lo scivolone delle banche, un Ministro del Gabinetto inglese non scherzava quando ha detto: "Le banche sono fottute, noi siamo fottuti, il Paese è fottuto".
Nel frattempo, chi può permetterselo fa la spesa, come l'oligarca russo che ha comprato il quotidiano inglese Evening Standard per appena una sterlina.
(Ci credete che scrivendo questo post mi tremavano le mani?)
Fonte tratta dal sito .

martedì 27 gennaio 2009

Monsanto: affari d'oro con gli ogm


In piena crisi economica e alimentare, dovuta alla crescita dei prezzi dei beni primari, c'è chi naviga nell'oro. È la Monsanto, industria biotech, che esporta felicemente in tutto il mondo il modello di agricoltura transgenica. Fatturato accresciuto di quasi il 30% nel 2008. L'Eldorado è l'America Latina, grazie alle distese di monocolture.
La multinazionale delle sementi, invisa agli ambientalisti e ai contadini di mezzo mondo, ha dichiarato vendite per 2,6 miliardi di dollari con un incremento del 29% rispetto al 2008. Nel primo quarto del 2009 i guadagni netti della Monsanto saranno più che raddoppiati: 556 milioni di dollari, più 117% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (256 milioni).
Il boom è dovuto in massima parte agli affari della Monsanto in America Latina, come la forte domanda dell’erbicida Roundup e la vendita di semi di soia in Brasile. Ma non solo, a tirare è anche il mais, con un incremento delle vendite del 34% (161 milioni di $), soprattutto in Argentina.
«Il nostro mercato in America Latina si conferma ancora una volta in forte crescita» afferma Hugh Grant, presidente Monsanto «molto probabilmente riusciremo a centrare gli obiettivi di profitto che ci siamo posti per il 2009. Questo inoltre ci aiuterà a raggiungere gli impegni di sviluppo dell’azienda fissati al 2012».
L’America Latina si sta rivelando un vero e proprio Eldorado per la Monsanto che la sta inondando di semi ogm, transgenici, ibridi e ovviamente brevettati: YieldGard Corn Borer in Brasile, YieldGard Corn Borer e Roundup Ready Corn 2 in Argentina.
Fonte tratta dal sito .

lunedì 26 gennaio 2009

Vioxx. Rabbrividite pure.



Eh sì, se ne deve ancora parlare. Di lui, del Vioxx. E se non sapete cosa è (ma non credo) seguite il link.Su Altroconsumo c'è ancora l'inchiesta in corso. Anche se il farmaco è stato ritirato nel 2004 dal commercio. Dopo almeno 28.000 morti, anche se c'è chi parla di 139.000... Non male, per un banale analgesico, no?
E in Italia? Anche in Italia la solita solfa. La Merck, nota azienda farmaceutica che produceva il Vioxx, aveva mandato a tutti gli accademici famosi ed importanti, quelli di cui la gente si fida, una bella letterina che iniziava con un:
"Gentile Professore, vorremmo invitarLa ad essere coautore dell'abstract e del manoscritto per questo studio, in pubblicazione entro breve..."
Ovviamente si trattava di studi sul Vioxx, che ne provavano scientificamente la non dannosità e l'efficacia. Con il particolare che gli studi facevano acqua, e serviva anche qualche nome grosso tra i firmatari degli studi. Nomi grossi che la Merck non aveva.
Peccato che due medici italiani hanno preferito sputtanare (mi si perdoni il termine) la cosa sulla rivista JAMA.
Se avete voglia di rabbrividire per bene, allora consiglio la lettura di un piccolo documento che l'associazione No grazie, pago io, ha pubblicato.Il rapporto tra operatori sanitari e industria è oggetto di crescente attenzione in tutto il mondo, sia per i possibili conflitti di interesse ad essi sottesi che per l'influenza che i mezzi di promozione possono avere sul comportamento degli operatori sanitari, anche senza che essi ne siano consapevoli.
Pertanto, meglio leggerlo, questo piccolo documento.
Fonte tratta dal sito .

domenica 25 gennaio 2009

Moneta come debito

sabato 24 gennaio 2009

( Ultimo Saluto ... agli Utenti di YT )

giovedì 22 gennaio 2009

Ritirare il glufosinato dal mercato immediatamente!

L'erbicida della Bayer compare tra le 22 sostanze più pericolose / La Coalizione chiede anche la messa al bando delle piante resistenti al glufosinato..
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer chiede l'immediata messa al bando dell'erbicida glufosinato e la sospensione dell'approvazione alle colture resistenti al glufosinato. La settimana scorsa i membri del Parlamento Europeo hanno votato la messa al bando dei pesticidi classificati come cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione. I permessi per queste 22 sostanze, tra cui figura il glufosinato, non verranno rinnovati.
Questo il commento di Philipp Mimkes della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer: "I pesticidi come il glufosinato, che si sono dimostrati pericolosi per la salute degli operatori, per i consumatori e per l'ambiente, devono essere immediatamente ritirati dal mercato. Il bando posto dall'Europa al glufosinato deve ripercuotersi anche sull'approvazione delle colture OGM. L'Unione Europea non deve più concedere permessi di coltivazione per piante resistenti al glufosinato.”
Bayer CropScience, con sede in Germania, vende il glufosinato coi marchi Basta e Liberty. La sostanza è tra gli erbicidi più venduti nel mondo con vendite per 241 milioni di Euro nel 2007.
Secondo una valutazione dell'Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA), il glufosinato comporta un alto rischio per i mammiferi. La sostanza viene classificata come reprotossica. Gli esperimenti sui topi in laboratorio hanno causato nascite premature, morti intrauterine e aborti. Studi giapponesi indicano che la sostanza può anche danneggiare lo sviluppo e l'attività del cervello umano.
Il nuovo regolamento della UE mette al bando tutti i pesticidi CRM (cancerogeni, mutageni e reprotossici) delle categorie I e II. Il glufosinato è classificato tra i reprotossici di categoria II. Le autorità Svedesi ne avevano chiesto il bando in tutta Europa già nel 2006.
Negli USA e in America Latina la sostanza è ampiamente usata come “super erbicida” per colture geneticamente modificate, principalmente colza, mais, soia, cotone, riso e barbabietola da zucchero. La Bayer ha fatto domanda per l'approvazione in Europa di varie piante resistenti al glufosinato, tra cui un riso geneticamente modificato (LL Rice 62). Nel 2006 un riso simile (LL Rice 601), che non è mai stato approvato, fu scoperto in derrate di cibo in tutto il mondo, provocando il più grande scandalo da contaminazione ad oggi.
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer chiede anche che la Bayer pubblichi tutti gli studi sui pesticidi e le sostanze chimiche. Jan Pehrke della Coalizione afferma: "Non si deve permettere all'industria di nascondere informazioni sgradite. E' necessario il pieno accesso ai dati sanitari e ambientali delle sostanze utilizzate nel nostro ambiente e sui nostri cibi".
Fonte tratta dal sito .

mercoledì 21 gennaio 2009

L'acqua che... disinfetta!


Hyatt Regency Hotel: il primo a utilizzare l'acqua elettrolizzata. L'acqua che... disinfetta!
Saponi e solventi chimici? Superati. Per disinfettare e pulire ora basta usare l'acqua. Così si risparmia e soprattutto si fa un favore all'ambiente, evitandogli lo smaltimento di sostanze inquinanti. Naturalmente parliamo di acqua "trattata" in un certo modo (elettrolizzata): il che non significa però che si tratti di un processo costoso, né che una volta trattata l'acqua non sia più potabile. Ma proprio il contrario.
Possibile? Se non ci credi, fai un salto all'Hyatt Regency Hotel di Chicago. In questo elegante albergo da qualche giorno le pulizie, a eccezione dei tappeti, vengono fatte solo con acqua elettrolizzata e a detta de clienti l'hotel non è mai stato così pulito. E che non dicano sciocchezze lo conferma anche la severa Food and Drug Administration americana che ha approvato di buon grado l'acqua elettrolizzata.Già usata in Giappone per pulire frutta e verdura o gli ambienti ospedalieri, l'acqua elettrolizzata è in realtà semplice acqua a cui viene aggiunto del sale che una carica elettrica a basso voltaggio trasforma in un potente disinfettante.
Negli Usa è stata importata dalla Electrolyzer, una giovane start-up che vende il macchinario necessario a trasformare l'acqua. Il costo non è proibitivo: all'Hyatt Hotel è costato per esempio 7800 dollari che la direzione dell'albergo, che ha 7 ristoranti e più di 2000 camere, conta di recuperare in soli due mesi. Al punto che presto potrebbero iniziare a usare acqua elettrolizzata tutti gli alberghi della catena Hyatt.
E per dimostrare che si tratta davvero di un prodotto non tossico, il dirigente dell'albergo che aveva sottoposto l'idea dell'acqua elettrolizzata ai suoi superiori, si è divertito anche a berla dinanzi ai giornalisti. Il sapore? Quello dell'acqua delle piscine, depurate dal cloro. Per nulla gradevole ma sempre meglio di quello di un... detersivo.
Fonte tratta dal sito .

martedì 20 gennaio 2009

L’ACQUA È IL NUOVO PETROLIO?




È difficile immaginare il motivo per il quale gli umani abbiano scelto l’assai arido deserto roccioso di Wadi Faynan come loro primo insediamento. Tuttavia l’acqua sarebbe stata un motivo importante, sostiene l’archeologo Steve Mithen. Quando le donne e gli uomini del Neolitico vi arrivarono 11500 anni fa, le cose erano molto diverse: il clima era più fresco e più umido; il paesaggio era ricoperto di vegetazione, compresi fichi, legumi e cereali selvatici, e vi sarebbero state capre e stambecchi selvatici per la carne.Inizialmente WF16, come viene attualmente chiamato, sarebbe stato un accampamento stagionale. Ma Mithen, professore di preistoria antica presso l’Università di Reading, e il suo collega archeologo Bill Finlayson, credono che le persone sono rimaste via via sempre più a lungo. Dal momento che vagliano prove così datate, gli archeologi non possono essere sicuri, ma resti di cibo di diverse stagioni e le dimensioni dei cumuli di “spazzatura” fanno pensare che circa 10000 anni fa gli abitanti abbiano smesso di muoversi tutti insieme. Se la loro ipotesi fosse corretta, questo sarebbe uno dei più antichi siti mai individuati dove gli umani si siano stanziati in modo permanente, abbiano imparato a coltivare e abbiano cambiato il corso della civiltà umana. Ma la piccola comunità una volta estratta l’acqua, che attrasse successive ondate di insediamenti, avrebbe finito per distruggere la risorsa che aveva reso la vita possibile. È un modello che è stato replicato per millenni, in giro per il mondo, e che ora ci minaccia a livello globale.
Inizialmente le persone tagliarono gli alberi per costruirsi un riparo e per utilizzarli come combustibile, finché la pioggia inondò il terreno anziché depositarsi nella falda di superficie, e le sorgenti si esaurirono. Già nell’era del Bronzo, gli agricoltori diedero inizio all’ossessione dell’umanità di usare l’acqua per i raccolti allo scopo di nutrire la popolazione in crescita. Nel frattempo, il clima umido e fresco che incoraggiò i primi insediamenti stava divenendo naturalmente più arido e più caldo.
Gli storici ritengono che il Wadi Faynan sia stato abbandonato almeno due volte. La prima volta probabilmente a causa di un brusco cambiamento climatico, e più avanti perché divenne troppo inquinato. Oggi i beduini che sopravvivono nella valle hanno posto delle condutture nel letto asciutto di un corso d’acqua per pompare quel che è rimasto della sorgente per irrigare i campi di pomodori che a fatica hanno ottenuto dall’arido suolo. Ma è sempre più difficile. Secondo la gente del luogo, le buone piogge oggi si riducono anno dopo anno.
Gli agricoltori a Wadi Faynan non sono soli. Come le comunità nel resto del mondo, stanno pagando il prezzo di centinaia di anni di sfruttamento del nostro ambiente. Già ora un miliardo di persone non ha abbastanza acqua potabile da bere, e almeno 2 miliardi non possono contare su un’acqua adeguata per bere, lavarsi e mangiare - tanto meno ne possono lasciare abbastanza per l'ambiente naturale. La mancanza di acqua è ritenuta la causa di molte delle crisi più allarmanti: milioni di morti ogni anno a causa di malattie legate alla malnutrizione, fame cronica, bambini che non vanno a scuola, la quale offre una speranza per una vita migliore. La maggioranza di chi soffre è povero, ma anche nazioni ricche stanno faticando sempre di più. L’Australia sta sopportando così tanti anni di aridità che un importante climatologo ha affermato che è ora di smetterla di dire che essa è “colpita dalla siccità” e accettare che la mancanza di pioggia è permanente.
In alcune zone degli USA le riserve di acqua sono così a rischio che lo scorso autunno la Croce Rossa ha consegnato partite di acqua alla città di Orme nel Tennessee. 'Pensai: "Quella non può essere la Croce Rossa. Siamo americani!"', ha raccontato Susan Anderson, una residente, ad un giornalista. In California, alcuni agricoltori hanno abbandonato i propri campi quest’anno dopo che il Governatore Arnold Schwarzenegger ha dichiarato la prima siccità in tutto lo Stato da 17 anni. Nel frattempo Barcellona si trovava in una situazione così disperata da dover iniziare ad importare cisterne d’acqua dalle città lungo la costa. Persino nel Regno Unito, notoriamente umido, l’acqua è diventato un problema di dimensioni tali che nel sovrappopolato Sudest del paese un’azienda progetta di costruire un impianto di desalinizzazione, un tipo di provvedimento estremo associato ai paesi desertici ricchi di petrolio.
Lo Stockholm International Water Institute parla di “una crisi umanitaria acuta e devastante”: il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, mette in guardia dalla “tempesta perfetta” [in arrivo]; Ban Ki-Moon, il Segretario Generale dell’ONU, ha agitato lo spettro di “guerre per l’acqua”. E, mentre la popolazione continua a crescere e ad arricchirsi, e il riscaldamento globale cambia il clima, gli esperti avvertono che se non sarà fatto qualcosa, miliardi di persone soffriranno di mancanza d’acqua – con l’aggravarsi di [problemi come] la fame, le malattie, le migrazioni e infine i conflitti.Nel tentativo di evitare questa catastrofe, politici, economisti ed ingegneri stanno facendo pressioni affinché vi siano cambiamenti radicali nel modo in cui viene gestita l’acqua, dal rimboschimento a semplici pozzi per le riserve, a programmi da milioni di dollari per rinnovare gli impianti idraulici del pianeta con dighe e condutture, o lavorare l’acqua proveniente dalle fogne e dal mare.
La crisi idrica è un’espressione di quella catastrofe ambientale che è l’iper-sfruttamento da parte dell’uomo. Questa è l’epoca che il Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen ha chiamato “Antropocene”, dal momento che l’ambiente naturale è stato profondamente modificato dall’attività umana. E tutto iniziò quando gli uomini divennero sedentari e iniziarono a tagliare la legna e a coltivare. “Con la nascita delle comunità sedentarie si origina il bisogno di gestire approvvigionamenti di acqua potabile”, afferma Steven Mithen. “Questo è il punto di partenza di tutto il nostro dilemma moderno. Che ha riguardato gli insediamenti individuali, le città, le nazioni e che ora è una problematica globale”.
Vi è, in teoria, una quantità d’acqua più che sufficiente sulla Terra per i suoi 6,5 miliardi di abitanti. Più del 97% di tutta l’acqua sul pianeta è salata, e gran parte dell’acqua dolce è racchiusa negli strati di ghiaccio dell’Antartide e della Groenlandia. Tuttavia rimangono 10 milioni di km cubi di acqua utilizzabile, che, in cicli costituiti da una fase di evaporazione e una di precipitazione, è in circolo tra l’atmosfera e la terra, dove compare nelle falde sotterranee, nei laghi e nei fiumi, nei ghiacciai, nei banchi di neve, nelle paludi, nel permafrost e nel suolo. Ciascun km cubo equivale a 1000 miliardi di litri, o 1 miliardo di tonnellate, di acqua – circa la portata annuale rimanente del fiume Nilo.
Dall’altro lato della medaglia, l’ONU sostiene che gli individui hanno biosgno di cinque litri d’acqua al giorno solo per sopravvivere in un clima temperato, e di almeno 50 litri al giorno per bere e cucinare, per lavarsi e per l’igiene personale. Il fabbisogno del settore industriale è pari a circa il doppio del fabbisogno domestico medio. Ma l’agricoltura ha un fabbisogno molto, molto maggiore – il 90% di tutta l’acqua utilizzata dall’umanità. L’acqua non viene “perduta” dalla Terra, ma l’eccessiva estrazione da parte degli irrigatori significa che è spesso trasferita da dove è necessaria. Tony Allan, del King's College di Londra, stima che, tutti insieme, 6,5 miliardi di persone hanno bisogno di 8000 km cubi di acqua ogni anno – una frazione di quella che è teoricamente disponibile. Vi è certamente acqua sufficiente per ogni persona sul pianeta, ma troppo spesso è nei posti sbagliati nei momenti sbagliati nelle quantità sbagliate”, afferma Marq de Villiers, autore del libro ‘Water Wars’, pubblicato nel 2001.
Tre ore a nord di Wadi Faynan si trova la più verde Wadi Esseir, dove Salah Al-Mherat e la sua famiglia sono uno dei milioni di nuclei familiari che in Giordania sentono gli effetti quotidiani dovuti all’abitare in una delle nazioni più aride della Terra. Ogni settimana Al-Mherat ottiene l’acqua dalla cooperativa locale di irrigazione per i suoi alberi di fico, limone e melograno, per il suo ulivo e per le sue verdure. Per il resto conta sulla pioggia. Ma dagli anni ’90 le sorgenti si sono via via prosciugate, minate dalla domanda della vicina capitale Amman, e le piogge si sono ridotte.
In una calda mattina di aprile, Al-Mherat rientra a casa dopo aver raccolto dei piselli, indossa il suo grembiule e si sistema su una pila di cuscini. Giocherellando nervosamente con una teiera da cui esce un intenso profumo di tè spiega che oggi i raccolti riescono a coprire a malapena i loro costi; egli deve lavorare come guardiano di sicurezza per integrare il proprio reddito. “Quando ho iniziato ero decisamente meglio rispetto ad ora”, racconta. “Il primo duro colpo è stato il fatto che le dimensioni dell’area irrigata si è ridotta. Le persone hanno anche cambiato quel che irrigavano, perciò ora l’acqua viene usata principalmente per gli alberi – alcuni agricoltori hanno completamente smesso di coltivare verdure”. Al-Mherat dice di continuare a sperare che le cose miglioreranno, in quanto passerà la terra ai propri figli. “È tutta la mia vita”, afferma. “Ma anche se sono ottimista, la realtà è che è come per il diavolo desiderare di andare in Paradiso”.
La popolazione mondiale, lo sviluppo economico ed una maggiore domanda di carne, latticini e pesce hanno fatto crescere di sei volte la domanda umana di acqua in 50 anni. Nel frattempo, le scorte sono diminuite in diversi modi: si stima che 845000 dighe blocchino gran parte dei fiumi mondiali, privando di acqua e di sedimenti le comunità che si trovano lungo il fiume, e incrementando l’evaporazione; oltre la metà dell’acqua scompare a causa delle perdite; un altro miliardo di persone semplicemente è privo di infrastrutture adeguate; e l’acqua rimanente è spesso inquinata da sostanze chimiche e metalli pesanti provenienti dall’industria e dall’agricoltura, ritenuti dall’ONU responsabili di avvelenare oltre 100 milioni di persone. E anche le piogge sono sempre meno affidabili in molte aree.
Sottolineare questi problemi è un paradosso. Perché l’acqua, e il suo ciclo, è essenziale per la vita, nonché un elemento centrale in molte religioni, è tradizionalmente visto come un bene “comune”. Ma nessun singolo individuo ne è responsabile. Da Wadi Esseir all’arido Midwest americano, gli agricoltori non pagano l’acqua o pagano una frazione di quello che pagano i proprietari di un’abitazione, perciò hanno un incentivo minore a risparmiarla e ciò potrebbe anche sottrarre ai fornitori i fondi per migliorare le infrastrutture.L’ONU fissa la “scarsità idrica” ad una quota inferiore a 1000 metri cubi all’anno di acqua potabile e rinnovabile per persona per bere, pulire, produrre cibo e far funzionare l’industria. In base a questa misura, metà della popolazione mondiale vive in paesi che soffrono di scarsità idrica. La Giordania è uno dei paesi dove l’acqua è più scarsa sulla Terra, raggiungendo in media solo 160 metri cubi di acqua rinnovabile per persona all’anno.
Il risultato è che a razionare [l’acqua] non sono solo gli agricoltori. La famiglia Al-Mherat, come il resto dell’area metropolitana di Amman, ha accesso all’acqua presso la propria abitazione solo un giorno alla settimana. Una città con oltre 2 milioni di abitanti procede secondo il ritmo del “giorno dell’acqua””, afferma il dottor Khadija Darmame, che prende parte ad un progetto da 1.25 milioni di sterline organizzato da Mithen e sponsorizzato dal britannico Leverhulme Trust per studiare i legami tra “acqua, vita e civilizzazione” in Giordania, dagli insediamenti più antichi ad oggi. La scarsità degli approvvigionamenti e l’acqua stagnante nelle taniche occasionalmente conducono ad infenzioni. Ma per la maggioranza, il problema è la fatica. "La prima cosa da fare è lavare più vestiti possibili e poi pulire la casa”, afferma Darmame. I bambini e gli uomini fanno la doccia, “mentre le donne la fanno come ultima cosa, e poi c’è bisogno di alcune ore per riempire le taniche”, accatastate su ogni tetto.
Per milioni di altre persone, le scarse forniture sono una questione di vita o di morte. La mancanza di acqua potabile e di igiene sono ritenute da molti le cause della morte di 11 milioni di bambini sotto i cinque anni ogni anno per malattie e malnutrizione; della fame cronica di circa un miliardo di persone; di quella che l’organizzazione per il cibo e l’agricolutra dell’ONU definisce “insicurezza alimentare”, di cui soffrono 2 miliardi di persone in quanto non hanno una quantità di cibo adeguata per una “vita attiva e salubre”; della permanenza al di fuori del sistema scolastico di 60 milioni di bambine e ragazze. Queste persone poi cadono in una trappola legata all’acqua e alla povertà: due terzi delle persone che non hanno acqua a sufficienza persino per i bisogni fondamentali vivono con meno di 2 dollari al giorno. “Le variazioni nella disponibilità di acqua sono fortemente e negativamente legate al reddìto pro capite”, afferma il professor Jeffrey Sachs, autore di ‘Common Wealth: Economics For a Crowded Planet’ e consulente speciale del Segretario Generale dell’ONU. Precarie condizioni di salute, la mancanza di istruzione e la fame rendono difficile sufiggirne.
Infine, la mancanza di acqua è vista come una minaccia per la pace. Dal genocidio in Darfur alle dispute tra Stati in India e negli USA. Ban Ki-Moon è uno dei leader globali che hanno avverito della possibilità di ulteriori dispute legali e armate a proposito dell’acqua. Intuitivamente si può pensare che è ovvio che le persone lotteranno per la loro risorsa più preziosa, ma fino ad ora di conflitti ne sono scoppiati pochi. L’idea delle “guerre per l’acqua” è giunta alle orecchie dell’opinione pubblica nel 2001 quando il libro di Marq de Villiers è uscito con questo titolo nel Regno Unito, anche se l’autore non ha condiviso il titolo scelto dall’editore. De Villiers conviene che l’acqua sia spesso una causa implicita di tensione, ma ha identificato una sola “guerra” per l’acqua, quella tra Egitto e Sudan. “Non si può stare senza acqua, perciò quando la scarsità si fa sentire, gli Stati devono cooperare e giungere ad un compromesso”, afferma.
Ma se metà della popolazione mondiale vive in paesi con problemi idrici, come fanno in così tanti, dai granai asiatici alle caotiche città nell’arido Ovest americano, a lasciare i campi irrigati e l’acqua scorrere dai rubinetti?Una ragione è che, come si suol dire, l’acqua va dove ci sono i soldi. Perciò la gente nel Kuwait, ricco di petrolio, si permette una costosa desalinizzazione, mentre i palestinesi vivono di stenti ogni giorno; i turisti ad Amman possono aprire il rubinetto in qualsiasi momento, mentre coloro che vivono nelle aree più povere della città hanno accesso all’acqua per poche ore alla settimana. Come dice Tony Allan: “La mancanza di acqua non crea grossi problemi ai giardinieri in Hampshire o ai proprietari di ville in California che hanno piscine da riempire”.
Un’altra risposta al rompicapo è stata identificata da Allan, che negli anni ’60 si è interessato alle ragioni per cui gli Stati mediorientali senza risorse idriche abbondanti non soffrivano di una più che inevitabile crisi idrica. La risposta, si rese conto, era il commercio: acquistando cibo, le società che scarseggiavano di acqua “acquistavano” quella che lui ha definito “acqua virtuale”. Essi venivano aiutati dagli agricoltori che vendevano sottocosto i cereali sul mercato mondiale una volta che i sussidi avevano creato un ingente eccesso di offerta. “Questa potenziale tragedia andava avanti e colpì le calme acque degli americani e degli europei che fornivano cibo [per il mercato mondiale] a metà prezzo, e l’acqua contenuta in quel cibo [era acqua] che non dovevano trovare”.
L’altra risposta è che comunità di tutto il mondo sono state costrette a sfruttare fiumi, laghi e falde, talvolta vecchie di milioni di anni, notevolmente oltre il limite entro il quale possono riempirsi. Sopra il suolo, i laghi si stanno riducendo e i fiumi sono stati ridotti ad un flusso pietoso o si stanno prosciugando tutti quanti. Sotto terra, una crisi in gran parte invisibile si sta sviluppando dal momento che milioni di pozzi sono stati scavati nelle falde – 4 milioni nel solo Bangladesh. Molte falde sono nuovamente riempibili, ma non tutte, e molte che potrebbero essere ricaricate non ricevono abbastanza per soddisfare la domanda. Talvolta le cavità vuote semplicemente collassano, rendendosi inutilizzabili per sempre. Nel suo recente libro, ‘Piano B 3.0’, Lester Brown cataloga i risultati. Nei granai di Cina, India, USA, Pakistan, Afghanistan, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Israele e Messico, la superficie delle falde sta crollando, talvolta di molti metri all’anno. Le pompe sono state spinte in profondità per un chilometro o più per trovare l’acqua, centinaia di pozzi si sono esauriti tutti insieme e i raccolti si stanno riducendo. Questi paesi sono abitati da oltre la metà della popolazione mondiale e producono la maggior parte dei suoi cereali, mette in guardia Brown. Nel frattempo, quasi dimenticate in mezzo alle sofferenze umane sono le terribili conseguenze per il mondo naturale: la popolazione ittica d’acqua dolce si è ridotta della metà tra il 1970 e il 2000, afferma l’ONU.
Tutte queste dighe, questi canali d’irrigazione, queste pompe e queste condutture consentono a miliardi di persone di compiere un gigantesco consumo eccessivo di acqua a livello globale. Quello che preoccupa gli esperti è che non vi è alcun segnale che suggerisca un minor prelievo di acqua da parte dell’uomo.Due anni fa l’ International Water Management Institute (IWMI) ha pubblicato un rapporto scritto da 700 esperti che avvertivano che una persona su tre stava “soffrendo di una forma di scarsità idrica”. “La scarsità per me è quando le donne lavorano duramente per ottenere l’acqua, [o] quando se ne vuole distribuire di più ma non si può”, racconta David Molden, vicedirettore dell’organizzazione con sede in Sri Lanka.
Molden avvisa che la situazione sta diventando “leggermente più critica”, a causa della domanda di cibo che continua a crescere, del recente boom dei biocarburanti e del cambiamento climatico. A queste cause può essere aggiunta un’altra, importante, “domanda”: una presa di coscienza che si sarebbe dovuta realizzare molto tempo prima, cioè che anche la natura ha bisogno di acqua, che in Europa e in altri paesi ha portato all’approvazione di leggi che assicurano che “flussi ambientali minimi” restino sul posto.Solo per il cibo, la Banca Mondiale stima che la domanda di acqua aumenterà del 50 per cento entro il 2030, e l’IWMI teme che potrebbe quasi raddoppiare entro il 2050. Il bisogno di pioggia o di irrigazione per questi raccolti dipende dal luogo dove crescono e da quanta pioggia vi è.
Come un grande fiume alimentato da numerosi affluenti, l’acqua è il canale per i diversi effetti del riscaldamento globale: precipitazioni più variabili, più alluvioni, più siccità, lo scioglimento dei ghiacciai dai quali 1 miliardo di persone dipende per la portata estiva dei fiumi, ed un incremento dei livelli del mare, minacciando di inondazione non solo le comunità lungo le coste ma anche le falde di acqua dolce, i delta dei fiumi e le paludi. In base ai dati che appaiono sulle prime pagine dei giornali, il cambiamento climatico dovrebbe essere una buona notizia. Gli scienziati stimano che all’incirca per ogni aumento di 1 grado della temperatura media globale, le precipitazioni aumenteranno dell’1 per cento, dal momento che un’aria più calda assorbe più umidità. Il volume totale a livello mondiale non cambierebbe, ma verrebbe riciclato più rapidamente, colpendo la maggior parte dell’agricoltura mondiale, che dipende dal volume e dai tempi delle precipitazioni.
Bilanciando tutti questi impatti, Nigel Arnell, direttore del Walker Institute for Climate Change dell’Università di Reading, calcola che il numero di persone che vivono in bacini idrici esposti a pressione idrica aumenterà da 1,4 miliardi a 2,9-3 miliardi entro il 2025 e a 3,4-5,6 miliardi entro il 2055. Concretamente, l’impatto maggiore nel modello di Arnell è dovuto alla crescita della popolazione, in modo particolare in Cina ed India, e, a livello globale, il cambiamento climatico sta in verità riducendo l’esposizione a scarsità. Questa potrebbe essere una buona notizia per qualcuno, ma nasconde una enorme spaccatura, dal momento che alcune regioni temono un eccesso di acqua, mentre centinaia di milioni di persone iniziano a rimanerne senza.
È impossibile attribuire le difficoltà di un’azienda agricola o le piogge di un anno al cambiamento climatico. Ma se il clima è la statistica del tempo atmosferico, allora la misura dell’acqua caduta quest’anno sulla fattoria di Sameeh Al-Nuimat, a sud ovest di Amman, è tipica di quello che gli esperti prevedono. Al-Nuimat si è accorto di un declino graduale nelle precipitazioni da anni, ma quest’anno si sono ridotte fortemente e non c’è stata pioggia per tutto il mese di marzo, un periodo critico per i raccolti estivi. “Mio padre mi ha detto di non aver mai visto un anno del genere”, racconta.
Eventi drammatici del genere hanno reso pressante la discussione sulla precarietà delle risorse idriche giordane, racconta Al-Nuimat, che è anche un ingegnere che si occupa d’irrigazione per il Ministero dell’Agricoltura. “In passato, quando l’acqua era disponibile, nessuno se ne preoccupava. Ma ora c’è un interessamento – ogni sera la gente ne parla, ogni sera se ne discute, ad ogni livello, dall’agricoltore all’urbanista, al politico. In quanto agricoltore, vorrei vedere delle colture resistenti alla siccità; da un punto di vista di ingegneria civile dovremmo lavorare a megaprogetti; e, se si pensa ad una pianificazione territoriale globale, si dovrebbe accettare il movimento di persone da regioni in cui l’acqua scarseggia ad altre dove è disponibile”.
Nel resto del mondo sono in corso gli stessi dibattiti. I paesi ricchi possono ottenere risparmi significativi attraverso l’efficienza domestica, ma gran parte della popolazione mondiale non ha power shower e piscine, né spreca grandi quantità di cibo. L’attenzione si concentra soprattutto, invece, sulla riduzione della quantità di acqua utilizzata in agricoltura, attraverso un’irrigazione più efficiente, sementi geneticamente modificate in grado di crescere in condizioni più aride e ricche di sali, e anche colture capaci di spostarsi. “Se il mondo fosse la mia fattoria, crescerei le cose in luoghi diversi”, dice David Molden. Ma persino il risparmio, parola piacevole da udire, è spesso impopolare. Vi è una diffusa opposizione all’incremento dei prezzi per l’acqua (o dell’energia per il pompaggio) per un aumento dell’efficienza, vi sono sospetti sulle modificazioni genetiche ed una riluttanza tra gli agricoltori ad abbandonare colture che necessitano di molta acqua ma lucrative quando stanno facendo fatica a nutrire la loro famiglia. “È un dilemma socioeconomico”, afferma Al-Nuimat. “Non si può fermare ora: è la sorgente della loro vita”.
Di fronte ad un’indifferenza e persino ad un’opposizione generale, si è risposto cercando di concentrare gli sforzi per incrementare la fornitura. Per decenni il livello delle ambizioni è stato come un gioco ingegneristico globale in cui ognuno ha voluto fare meglio degli altri: fiumi sono stati deviati in tutti i paesi, pompe sono state fatte sprofondare per chilometri in falde acquifere fossili, ed impianti più grandi sono stati commissionati per riciclare o desalinizzare l’acqua. E non c’è alcun segno di rallentamento. Dal momento che la scarsità aumenta e i costi e l’utilizzo dell’energia calano, Global Water Intelligence prevede che la capacità di desalinizzazione aumenterà più del doppio entro il 2015, e il potenziale per incrementare il riciclaggio dell’acqua di scarto è enorme, dal momento che rappresenta solo il 2 per cento del volume totale.
Ma costi elevati, preoccupazioni ambientali e la ripugnanza da parte della gente a bere i propri “rifiuti” ha costretto molte comunità a riconsiderare anche metodi più semplici e tradizionali. Alcune delle idee sarebbero state riconosciute dagli agricoltori più anziani: ripiantare alberi, estirpare le piante non indigene che richiedono molta acqua, rivestire di pietra le mura per contenere l’erosione e annaffiare i raccolti con semplici stagni e taniche. Alcuni hanno spinto per un ritorno a diete più vegetariane, che al massimo richiedono solo la metà dell’acqua di quella di un tipico carnivoro americano. Questo è, secondo Lord Haskins, ex presidente del gruppo britannico Northern Foods e consulente del governo, “il proveddimento più virtuoso e responsabile di tutti”.
E quando tutte le opzioni sono state esaurite al proprio interno, i paesi hanno un’altra opzione: importare acqua, cibo in scatola e persino beni industriali. L’ingerenza politica con i sussidi rende il commercio una ‘soluzione’ controversa, ma favorendo regioni con un ‘vantaggio competitivo’ in campo idrico può funzionare. A livello globale l’IWMI stima che la domanda d’irrigazione sarebbe dell’11 per cento maggiore senza il commercio, e cita una proiezione in base alla quale le importazioni possono tagliare in futuro l’irrigazione di un altro 19-38 per cento entro il 2025. L’Arabia Saudita è andata oltre, annunciando in febbraio di voler fermare la produzione di farina entro pochi anni, tuttavia gli altri paesi potrebbero ora essere scoraggiati dall’aumento dei costi del cibo.
Alla fine i governi stanno accettando controvoglia diverse strategie da attuare subito: aumentare i prezzi affinché riflettano il reale valore dell’acqua per l’uomo e per l’ambiente, investire in tecnologie per migliorare l’efficienza e la fornitura, intraprendere un maggior numero di scambi commerciali e rappacificarsi con i vicini che possono garantire i flussi di acqua e cibo in entrata. Queste cose saranno possibili solo se, tuttavia, le persone possono essere condotte fuori dalla povertà, per potersi permettere prezzi più alti, investimenti di capitali e importazioni. “Quando si diversifica la propria economia, si risolvono i propri problemi”, sostiene Allan.
Volgendo lo sguardo alla storia della lotta che l’umanità ha compiuto per ottenere acqua a sufficienza, l’esperienza suggerisce che l’intraprendenza che ha permesso agli uomini di insediarsi, coltivare la terra e dominare il pianeta fornirà molte soluzioni. Ma talvolta dovremmo accettare la sconfitta. “Da un lato, si può notare questa straordinaria ingegnosità tecnologica da parte dell’uomo, che attraverso la preistoria e la storia ha continuamente inventato nuovi modi di gestire le risorse idriche”, afferma Mithen. “Dall’altro lato, gli avvenimenti del passato ci dicono che talvolta, per quanto siano geniali le proprie invenzioni tecnologiche, esse non sono sufficientemente valide, e si possono avere periodi in cui il paesaggio viene abbandonato. Dobbiamo prepararci ad investire in tecnologia, ma anche a riconoscere che in alcune aree del mondo vi saranno zone dove bisognerà dire ‘quando è troppo è troppo’”.
Una persona utilizza circa 50 litri d’acqua al giorno; l’industria arriva ad utilizzarne il doppio. Ma l’agricoltura ha bisogno di molto di più – in effetti, il 90 per cento di tutta l’acqua utilizzata dall’uomo.
Beni liquidi.
Quanta acqua occorre per produrre una lattina di Coca? La risposta è dura da mandar giù.Il vostro frigo contiene più acqua di quanta pensereste. Per produrre una bottiglia di acqua minerale, ad esempio, si è utilizzato una quantità di acqua pari a cinque volte il volume del liquido che contiene. Quella bistecca proviene da una mucca che ha avuto bisogno di cibo e acqua per tre anni. Questa unità di misura è conosciuta come “impronta idrica” e nelle pagine seguenti calcoliamo quale livello viene raggiunto dalle vostre razioni quotidiane…
1 lattina di coca cola .
Impronta idrica: 200 litri.
Benché contenga solo 0,35 litri di acqua, la vostra lattina di Coca Cola ha un’impronta idrica pari a 200 litri a causa del suo contenuto di zucchero. La canna da zucchero, essendo una coltura tropicale, richiede un’irrigazione notevole.
1 kg di carne di manzo.
Impronta idrica: 15500 litri.
Quasi tutta l’impronta idrica della vostra bistecca è creata dai cereali utilizzati per nutrire il bestiame.
300 g di formaggio.
Impronta idrica: 1500 litri.
Le impronte idriche del cibo variano a seconda dei metodi di allevamento e del clima. Il formaggio prodotto in India ha un’impronta idrica pari a 3,5 volte quella del formaggio prodotto in Irlanda, a causa delle differenze climatiche.
1 pagnotta di pane bianco.
Impronta idrica: 800 litri.
La produzione mondiale di grano, utilizzato per produrre la vostra pagnotta, consuma 790 miliardi di me tri cubi [d’acqua] ogni anno – pari al 12 per cento dell’acqua globale utilizzata per l’agricoltura.
1 kg di carne di pollo.
Impronta idrica: 3900 litri.
Un pollo consumerà più di 3kg di cereali e necessita di 30 litri d’acqua nelle 10 settimane che precedono la sua macellazione.
Una scatola di sei uova.
Impronta idrica: 1200 litri.
L’impronta idrica di un uovo è dovuta in gran parte all’acqua necessaria per crescere il grano utilizzato per allevare il pollo.
1 litro di latte.
Impronta idrica: 1000 litri.
Il latte ha la seconda impronta idrica per grandezza nell’ambito dell’agricoltura, solo quella della carne di manzo è maggiore. Ciò è dovuto all’acqua necessaria per coltivare il cibo e per far bere gli animali.
1 arancia.
Impronta idrica: 50 litri.
La frutta ha un’impronta idrica elevata a causa del livello di irrigazione. Gli agrumi, in particolare, hanno un’impronta molto alta, superata solo da quella della banana e dell’uva.
1 bottiglia di vino.
Impronta idrica: 720 litri.
Gran parte dell’impronta idrica della vostra bottiglia di vino è dovuta all’irrigazione del vitigno.
1 kg di carne di agnello.
Impronta idrica: 6100 litri.
L’agnello è, tra gli animali di allevamento, quello con l’impronta idrica più piccola, nonostante siano necessari 18 mesi per allevarlo e nutrirlo. Ciò è dovuto al fatto che una quantità di cereali relativamente piccola viene utilizzata come cibo.
1 pomodoro spagnolo.
Impronta idrica: 8,2 litri.
I pomodori sono una coltura che richiede un’irrigazione intensiva e spesso crescono in aree dove vi è scarsita di acqua. L’industria spagnola del pomodoro, il più grande fornitore di pomodori nel Regno Unito, è responsabile dell’inquinamento di 29 milioni di metri cubi di acqua dolce all’anno.
Come posso ridurre la mia impronta idrica?
Posso vedere quanta acqua sto usando?
L’Università di Twente nei Paesi Bassi ha lanciato waterfootprint.org, un sito Internet che consente di misurare l'impronta idrica della produzione e del trasporto di cibo, vestiti, cancelleria e prodotti di elettronica. E, naturalmente, la propria impronta idrica.
Perché i beni non sono etichettati?
Le multinazionali del cibo e dell’acqua hanno iniziato a prendere seriamente in considerazione questo [problema] e il WWF ha istituito una taskforce di alto livello per studiare l’impronta idrica. Ma andando oltre nel progetto dell’etichettatura degli alimenti che raggiungerebbe milioni di consumatori, le cose si stanno rivelando più difficili, afferma Dave Tickner, capo del programma del WWF britannico per l’acqua potabile.
L’acqua è tutta uguale?
Diversamente dall’anidride carbonica, l’acqua è una tematica locale. È preferibile acquistare un chilo di cereali dal Canada, ricco di acqua, piuttosto che dall’arida Australia, anche se viene utilizzata solo la metà dell’acqua utilizzata in Australia. Similmente è di poca importanza quanta pioggia abbia bagnato le vostre foglie di tè, ma destano preoccupazione le coltivazioni di cotone per vestiti che crescono nell’Asia centrale prosciugando l’acqua dei laghi.
Queste sembrano scelte difficili
I promotori della campagna temono che giudizi troppo veloci sull’acqua “buona” e “cattiva” distruggeranno posti di lavoro in aree povere, e probabilmente costringeranno gli agricoltori ad intraprendere colture maggiormente dannose per l’ambiente pur di sopravvivere. Perciò, un sistema di etichettatura di tipo “semaforico” che discrimini i vari utilizzi dell’acqua – buoni, in via di miglioramento, cattivi – è preferibile ad uno che indichi semplicemente la quantità di acqua utilizzata.
Nel frattempo, cosa posso fare?
Mangiare cibi locali ed evitare quelli importati e fuori stagione provenienti da zone aride. Tagliare il proprio consumo di cotone – l’abitante medio del Regno Unito ha un’impronta idrica legata al cotone di 211 litri al giorno, come tirare lo sciacquone del wc venti volte al giorno.
Fonte tratta dal sito .
[Il libro di L. Brown "Piano B 3.0", pubblicato da Edizioni Ambiente. Tradotto da volontari si può anche scaricare gratuitamente a questo link. ].

lunedì 19 gennaio 2009

"Succede solo da MacDonald's"


Miss Karen Hanrahan, una consulente nutrizionista americana, ha fatto un piccolo esperimento i cui risultati, abbastanza sorprendenti, riporta nelle sue lezioni sulla corretta alimentazione; si racconta che nessun suo allievo sia mai più tornato in un McDonald’s…
L’esperimento.
Nel lontano 1996 ha comprato un hamburger da McDonald’s e quella che vedete nella foto in alto è la condizione attuale di quel panino… è esattamente come 12 anni fa!Se vi state chiedendo dove ha conservato quel panino (domanda lecita che anche io mi ero posto) troverete la risposta nella foto qua in basso: un contenitore di plastica non certo ermetico.
Karen Hanrahan ha anche fotografato il panino “antico” accanto ad un panino appena comprato e nella foto potete notare la somiglianza.
A dir poco assurdo… la domanda che sorge spontanea è: ma che cavolo ci danno da mangiare??
Fonte tratta dal sito .

domenica 18 gennaio 2009

Documentario sulla Tossicità dell'Aspartame

sabato 17 gennaio 2009

Quanto inquina Google?

Avevamo già accennato a questo fenomeno, sostenendo che una ricerca su google consuma più di una lampadina da 11 Watt accesa per un'ora (vedi l'articolo Ecolampadine Sotto Accusa)
Adesso è uno studio americano che mette in luce i consumi della navigazione su internet. Secondo lo studio di Alex Wissner-Gross, fisico della Harvard University di Boston, due ricerche producono tante emissioni quante quelle prodotte dal consumo di corrente di un bollitore elettrico per il te', ovvero 7 grammi di CO2 a ricerca. Per ogni secondo che siamo connessi a internet, produciamo 0.02 grammi di emissioni, si legge sulla BBC online. Ciascun navigatore è dunque un 'inquinatore', infatti si stima che ogni giorno vengano fatte qualcosa come 200 milioni di ricerche in internet.
Un recente studio ha stimato che l'intero settore informatico, globalmente, è responsabile di un quantitativo di emissioni di gas serra pari a quello di tutte le linee aeree mondiali messe insieme. Le cause dell'inquinamento della nostra ormai irrinunciabile abitudine di 'googling', andare a cercare nel magazzino di dati più grande del mondo, sono sia l'elettricita' consumata dal nostro personal computer nel tempo della ricerca, sia anche quella che consumano i server di Google sparsi in tutto il mondo per esaudire la nostra richiesta.
Ma chiamata in causa dalla BBC, Google risponde che le loro banche dati sono oggi le più efficienti del mondo in quanto a risparmio energetico, ''infatti per il tempo che tu impieghi a fare la tua ricerca, l'elettricità consumata dal tuo pc e' maggiore di quella di cui noi abbiamo bisogno per rispondere alla tua ricerca''.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 16 gennaio 2009

In Francia condannata pubblicità sul nucleare pulito


L´Autorité de régulation de la publicité (Arpp) francese ha dato ragione ai Verdi: lo slogan pubblicitario utilizzato nelle ultime settimane dal gigante nucleare Areva "L´énergie au sens propre" deve essere ritirato. Lo slogan di Areva si basa sui diversi significati che in francese prende la parola "propre" (pulito, proprio, stesso, particolare) e secondo i Verdi “è stato concepito per ingannare il pubblico facendogli credere che l´energia nucleare sia pulita, dall’estrazione dell´uranio al ritrattamento delle scorie”. Per questo, alla fine del dicembre 2008, il partito ecologista francese si era rivolto al jury per la deontologia dell´Arpp perché vietasse “l´utilizzo da parte dell´impresa dello slogan”. La cosa abbastanza singolare è che l´agenzia pubblicitaria che ha curato la campagna di Areva è membro dell´Arpp, ma questo non ha impedito all´Agenzia di vigilanza di «ricordare ad Areva ed alla sua agenzia gli impegni presi dai professionisti della pubblicità con la Carta» per una pubblicità eco-responsabile firmata nell´aprile 2008 sotto l´egida di Jean-Louis Borloo, il ministro dell´ecologia francese.
Secondo l´Arpp, “lo slogan utilizzato da Areva è contrario alle regole fissate dall´Autorità nelle sue raccomandazioni”. L´intervento dell´Arpp non è coercitivo e rappresenta una mediazione, ma ad Areva, per evitare una brutta figura, non è rimasto altro che ubbidire e sospendere la sua pubblicità. “Areva
e la sua agenzia hanno scelto di non utilizzare più questo slogan, e di questo l´Arpp si felicita”. Un portavoce di Areva ha confermato all´Afp che il gigante nucleare “sospende il suo slogan, par calmare le preoccupazioni ma senza rinunciarvi. L´Arpp in un primo tempo aveva autorizzato la pubblicità”. Ma ora l´agenzia di controllo della pubblicità ha accolto la tesi dei Verdi: “Questo slogan lascia pensare che il nucleare sia un’energia pulita, termine comunemente impiegato per le energie rinnovabili e non appropriato per l´atomo”.
I Verdi hanno anche chiesto che l´Arpp “prenda una decisione ferma condannando molto chiaramente lo slogan e ottenga il ritiro definitivo ed immediato di tutti i documenti che lo menzionano e che invii un avviso pubblico all´agenzia di comunicazione che ha consigliato ad Areva la concezione di questa campagna”.
L’Arpp risponde ricordando le vittorie già ottenute in battagli di questo tipo: la Bmw ha dovuto modificare il suo slogan ufficiale "Le plaisir est une énergie renouvelable" (il piacere è un´energia rinnovabile) con " Un plaisir toujours plus responsable" (un piacere sempre più responsabile); Gaz de France ha dovuto sostituire lo slogan "Une énergie durable entre nous" (un´energia sostenibile tra noi) con "Une énergie nouvelle entre nous" (un´energia nuova tra noi). Ma la battaglia dell´informazione e del green-washing del nucleare francese non si ferma qui: anche "Sortir du nucléaire" si è rivolto al Jury dell´Arpp per segnalare la pubblicità, mascherata da articolo redazionale pro-nucleare, che Areva ha fatto sulle riviste per ragazzi Science et Vie Junior, Image doc, Les Clés de l´actualité, e Les Clés de l´actualité Junior (che si sono immediatamente scusati ammettendo l´errore). “Il contenuto di queste pubblicità mascherate, redatte da Areva, è unilateralmente pro-nucleare. Leggendole, si può effettivamente credere che i reattori nucleari siano senza pericolo, che il problema delle scorie radioattive sia risolto, che il nucleare sia un´energia pulita e non si sa nulla delle gravi contaminazioni della filiera nucleare, delle miniere di uranio, fino ai cantieri di smantellamento”.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 15 gennaio 2009

Detersivo autoprodotto per piatti e lavastoviglie

mercoledì 14 gennaio 2009

"CARO BEPPE, QUI' IN INGHILTERRA E' GIA' IL '29"


"Caro Beppe,qui in Inghilterra è già il '29. Il 5 gennaio ha chiuso Woolsworth (27.000 dipendenti), supermercato di esperienza decennale, dei prodotti accessibili alla working class, l'ideale per la casalinga di Voghera, si direbbe da voi.Seguiranno chiusure di altre grossi reti commerciali. Gran parte delle maggiori banche sono gia' state 'nazionalizzate' dal governo. I prezzi delle case sono crollati. A Londra non si vende più neanche un garage. Il cibo è in flessione. Ma i soldi valgono anche meno. La sterlina è crollata. Carta straccia come il marco tedesco ai tempi della Repubblica di Weimar. Entro il 2009 un milione e centomila dipendenti saranno disoccupati. Alla City hanno cominciato già. Dovrei piangere, allora? Macché che me la rido alla grande!
Questa crisi ci voleva. E' un toccasana per tutti. La vendetta delle persone oneste e che basano la loro economia sul lavoro per gli altri e non sul consumo per sè e basta. Io, come medico, ho sempre lavorato tanto (ben piu' di 40 ore a settimana), non ho mai fatto debiti, ho sempre cercato di evitare le cafonate della casalinga di Voghera ( vacanze ai tropici, ristorante ogni sabato sera, week end sulla neve, etc.) basate sul credito illimitato per tutti. E questo è il punto. E' la fine dell'ideologia del mercato di massa.
Dagli anni Ottanta in poi, il delirio capitalista aveva disegnato una società di mercato incentrata sulla figura standard della cosiddetta casalinga di Voghera, una persona banale, spesso pigra, consumatrice di 4 o 5 ore di televisione al giorno (di solito telenovelas importante da Berlusconi, qui da noi programmi tipo East Enders o Coronation Street) che doveva avere diritto a tutto per poter comprare tutto e quindi arricchire i pochi veri ricchi del pianeta. A poco poco tutte le cose più importanti della vita come salute, cibo, casa, persino il riposo dal lavoro e il sesso sono diventati un prodotto di mercato. La casalinga non doveva più lavorare e produrre, ma solo consumare ed esigere con cipiglio d'avvocato che tutti i prodotti venissero venduti sotto massima garanzia e tutela per il suo godimento giornaliero. Professionisti con anni di esperienza e competenza come me, costretti a trattare i loro incontentabili clienti (ad un certo punto anche i "patients", dal greco pazein, soffrire, sono diventati "customers") come managers di un supermercato che dovevano 'vendersi nel migliore dei modi (look compreso), anziché essere ringraziati per la loro dedizione quotidiana e perdonati se magari perdevano le staffe con un paziente isterico dopo cento ore di guardia. E quei pochi che lavoravano di più, rischiavano di più, fino a stramazzarci pure sul lavoro. Nella migliore delle ipotesi si beccavano una denuncia instigata da famelici avvocati che sfruttavano il forte senso del diritto della feroce casalinga di Voghera. Incluso il diritto a vivere sempre e con la freschezza di una giovane di vent'anni.
Vivere sempre sani e giovani, mangiando tutto ciò che si voleva (con l'aiuto della trans-genetica di lusso), con il telecomando attaccato al culo, il disco satellitare, le vacanze cheap alle Barbados, i figli fuori dalle balle, meglio se in affidamento, i libri usati come supporto per il tavolino traballante ( bastava la cultura di Bruno Vespa o Emilio Fede). Il marito della suddetta idem, con la panza ancora più debordante e una sola differenza: la Gazzetta dello Sport e il calcio su Sky.Questo era l'ideale del consumatore su cui si basarono gli inventori del 'mercato libero' negli anni '80, tra cui, in Italia, il furbissimo Berlusconi. Tutt'oggi quello è il profilo di gente su cui si basano le campagne elettorali. Silvio lo sa benissimo. Conquista le casalinghe di Voghera e i loro mariti pallonari e il paese sarà tuo!Ovviamente queste emerite teste di ca..o, che nella vita non hanno mai studiato nè lavorato per davvero, non potevano sapere che un'economia sana si basa sulla produzione e non solo sul consumo.Oggi la bolla e' scoppiata. La casalinga di Voghera tornera' a lavare i piatti infiniti che ha lasciato in cucina, il marito pallonaro tornera' a fare il tifo dai bordi del campetto di rione, con sciarpetta e berretto basco alla Fantozzi. I veri ricchi speculatori che li hanno presi per il culo per vent'anni e adesso lasciati in un pozzo di debiti, fanno marameo. Tanto hanno già la casa ai tropici dove ritirarsi e vivere il resto dei loro giorni con buona pace dei milioni di cretini che hanno fregato con i loro consigli per gli acquisti.
Io sono sopravvissuto perché come pochi altri, ho evitato di consumare e mi sono buttato a produrre con il mio lavoro più che potevo. Oggi non ho debiti, e non ho né azioni o titoli finanziari. Ho sempre diffidato della società di mercato. Però adesso quella casalinga e il marito Fantozzi, che credevano di essere ricchi solo perche' avevano dieci carte di credito, mi fanno pena. Io li vorrei aiutare perché derubarli e imbrogliarli è stato come derubare e imbrogliare un incapace d'intendere e volere. Se quei milioni di casalinghe di Voghera e mariti pallonari avessero studiato, si fossero fatti il culo sul lavoro e si fossero tenuti informati da informazione vera anzichè dalle cagate di Bruno Vespa e Mike Bongiorno, nessun ladro li avrebbe raggirati e stuprati. Ecco allora, li aiutamo? Le rivoluzioni si cominciano con le forche. Le prime cento gliele pago io, purché le usino bene su per la natiche di quelli di sopra."
Fonte tratta dal sito .

martedì 13 gennaio 2009

Creato virus con geni Spagnola

Essi sono pronti ...e voi ?
In laboratori di massima sicurezza hanno preso vita, a colpi di manipolazioni genetiche, nuovi virus non esistenti in natura e dotati della caratteristica aggressività del virus pandemico del 1918, il virus della Spagnola. Generati combinando insieme geni della Spagnola e geni di comuni virus influenzali oggi circolanti, i virus influenzali ibridi hanno permesso di svelare le armi segrete con cui la Spagnola seminò morte nel mondo.
Raccontati sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze “PNAS”, gli esperimenti che hanno portato alla loro creazione hanno permesso di individuare i “geni della pandemia”, ovvero le 'armi' virali che determinarono la ferocia della passata epidemia, rendendo il microrganismo influenzale altamente virulento.
Diretto da Yoshihiro Kawaoka dell'Università del Wisconsin, Madison, il lavoro “potrebbe aiutare a identificare fattori di virulenza di futuri virus pandemici che dovessero fare la loro comparsa - spiegano gli autori su PNAS - fattori che potrebbero essere bersagliati da composti farmacologici antivirali per profilassi e trattamento, di cui vi è urgente necessità, dati gli ostacoli allo sviluppo rapido di un vaccino efficace contro l'influenza pandemica”.
I 'geni della pandemia' sono risultati essere quelli per il complesso dell'R.N.A. polimerasì, ovvero i tre geni PA, PB1, PB2 che insieme costituiscono il complesso enzimatico responsabile di produzione proteica e replicazione del virus. Di tutte le pandemie influenzali susseguitesi nella storia, (oltre alla Spagnola, l'influenza Asiatica del 1957 e l'influenza di Hong Kong del 1968, la Spagnola, nel 1918, fu la più feroce: “portò all'infezione clinica di oltre 500 milioni di persone - scrivono gli scienziati su PNAS - ovvero del 30% della popolazione mondiale, con un tasso di mortalità senza precedenti, del 2,5%, molto superiore a quello dello 0,1% delle altre pandemie influenzali, portando a qualcosa come 20-50 milioni di morti. La Spagnola colpì preferenzialmente giovani adulti, che invece di solito nelle pandemie influenzali sono il gruppo meno colpito - scrivono ancora gli autori del lavoro. La grande maggioranza dei decessi fu dovuta a emorragia ed edema polmonare acuti, e non a polmonite batterica secondaria”.
Il gruppo di Kawaoka non è nuovo ad esperimenti di ricostruzione virale in laboratorio e, alcuni anni fa, su Nature, aveva annunciato di aver 'ricostruito' un virus molto simile alla Spagnola sempre con la tecnica della combinazione dei genomi di normali virus influenzali e di quello originale della Spagnola recuperato nei cadaveri di alcune vittime rimasti conservati intatti nei ghiacci perenni. Ma il cerchio non era ancora chiuso sui 'geni della pandemia'. Col nuovo studio è arrivata la soluzione definitiva: il virus ibrido che contiene i tre geni del complesso della R.N.A. polimerasi è quello che più rassomiglia, per comportamento e virulenza, alla Spagnola originale.
In genere i virus influenzali umani infettano il tratto respiratorio superiore (i turbinati nasali) ma non hanno la capacità di raggiungere trachea a polmoni. L'ibrido creato coi tre geni della polimerasi, invece, nei furetti (un ottimo modello animale per studiare l'influenza) l'infezione arriva anche ai polmoni e rassomiglia a quella della Spagnola, con la caratteristica di causare polmonite primaria (cioé non batterica).
“I nostri risultati suggeriscono che il complesso della polimerasi fu il principale determinate della virulenza della Spagnola - concludono gli autori del lavoro - permettendo al virus di passare in modo efficiente dal tratto respiratorio superiore a quello inferiore. Come ? È probabile che la maggior efficienza di replicazione data da questo complesso polimerasico abbia aiutato il virus a superare le barriere immunitarie e penetrare nei polmoni”.
Fonte tratta dal sito .

lunedì 12 gennaio 2009

LA POLIZIA ENTRERA’ NEI COMPUTER SENZA BISOGNO DI AUTORIZZAZIONE


Evito in genere di costruire il blog con dei copincolla, sarebbe troppo facile. Però questa notizia ci riguarda proprio tutti.Il problema non è solo l'accesso della polizia in quanto tale: che un poliziotto ligio alle regole guardi nel mio computer, poco importa. Molto più della polizia, sono da temere gli infiniti giri informali su cui si fonda la società.
Ad esempio, il poliziotto che è cugino del piccolo aspirante giornalista, o del blogger psicopatico, o di chiunque altro. Perché una volta che qualcuno accede al tuo computer, tutto ciò che è lì dentro è come se fosse già nel Grande Flusso, a disposizione per ora e per sempre del pianeta intero.Vedremo come si scontrerà questa direttiva con le regole piuttosto rigorose sulla privacy che vigono nel nostro paese.
Ma il giorno in cui vorranno introdurre questa nuova norma anche in Italia, parleranno a destra del "pericolo terrorismo", a sinistra del "pericolo negazionisti", ai cattolici e alle famiglie del "pericolo pedofili". E voglio vedere il garante della privacy che cerca di tenere testa a tutto ciò.
Qui potete consultare una documentazione più approfondita.
Fonte tratta dal sito .

domenica 11 gennaio 2009

Ufologia «religiosa»

Per Ufologia “religiosa” si può intendere quella corrente che, prendendo le mosse da alcuni contattisti, ha poi elaborato una dottrina xenologica fondata su una giustapposizione di contenuti tipici del cultismo (extraterrestri benevoli e dagli atteggiamenti paternalistici) e di temi cristiani, come la centralità del Cristo e la venerazione della Madonna.
È evidente che si tratta di un pastiche, di un guazzabuglio, non privo di interesse antropologico, il cui valore conoscitivo e spirituale è, però, pressoché assente. Alcuni caratteri di questa tendenza meritano un po' di attenzione, poiché rivelano, per contrasto, aspetti discutibili e forse mistificanti.
In primo luogo, Giorgio Bongiovanni, che è il più insigne esponente dell'ufologia “cristiana”, anzi para-cattolica, insieme con altri messaggeri, punta sulla criminalizzazione dell'umanità, da cui deriverebbero tutti i mali del pianeta. Gli uomini, infatti, inquinano, disboscano, consumano in modo sfrenato, fomentano conflitti. Gli uomini sono di cervice dura, avidi, violenti, edonisti, indifferenti al destino sia dei bambini sia di Gaia. Molte persone rispondono a questo non lusinghiero ritratto, ma generalizzare è sbagliato. Nei vari messaggi, promulgati dall'araldo stigmatizzato, non si accenna mai alle responsabilità di entità malefiche (Arconti) o di creature malvagie.
Il noto libro di Giorgio Dibitonto, Angeli in astronave, testo di non spiacevole lettura ed edificante come un catechismo per fanciulli, contiene solo un fuggevole rimando ad esseri negativi. Per il resto, l'opuscolo è una narrazione e descrizione oleografica dei fratelli del cosmo, biondi, angelici, animati da intenti nobilissimi. Nell'opera, tutta tramata di citazioni bibliche, non mancano i moniti contro i fabbricatori del male e l'annuncio di un'età di immani distruzioni che, però, si concluderà con la Parousia del Cristo.
Quello che sconcerta dell'ufologia “cristiana” è l'ossessiva, implacabile condanna dell'umanità tout court, laddove il dito accusatore dovrebbe essere puntato contro i governi, anzi contro il governo occulto, che in quest'orgia di canalizzazioni imperniate su discorsi apocalittici, alla fine è appena sfiorato. Il guaio è che gli esecutivi terrestri, quando sono evocati, sono additati come insipienti ed irresponsabili e non come consapevoli perpetratori di innominabili delitti. In questa accusa generalizzata contro l'umanità e non contro i pochi veri colpevoli di guerre, carestie ed epidemie, le censure del sistema luciferino si annacquano.
Diabolica è poi la demonizzazione di Gaia, nonostante lo spirito “ecologista”: terremoti, alluvioni ed altre calamità sono attribuiti alla Terra che, in un certo qual modo, con sommovimenti della crosta, eruzioni e sconvolgimenti climatici, tenterebbe di liberarsi del virus costituito dall'homo sapiens. Oltre ad essere in contrasto con il tanto propagandato “amore” che i fratelli del cosmo nutrono per noi poveri terrestri, tale posizione apparenta i pii ufonauti con l'ambientalismo sinarchico di cui talora condivide progetti di controllo demografico e di risanamento del pianeta. Anche qui neanche un cenno ai disastri innaturali, a H.A.A.R.P., scie chimiche, sistemi elettromagnetici, alle mille congiure delle élites e dei loro alleati invisibili contro i popoli i cui diritti basilari sono calpestati, e contro la natura.
La generica esecrazione delle guerre e delle ingiustizie non si accompagna mai all'individuazione delle vere cause, dei veri artefici, così come i consigli delle Madonne olografiche o dei messi in tute argentee restano fumosi ed insinceri, a mo' dei frettolosi inviti al pentimento biascicati dal sacerdote nel confessionale.
Anche temi come i presunti rapimenti alieni, i progetti segreti dei militari, le misteriose mutilazioni animali ed altri soggetti scabrosi o sono del tutto evitati o rimangono sullo sfondo, perché in primo piano si staglia la pittura a tinte fosche di un'umanità peccatrice che, se non si redimerà, pagherà il fio della sua nequizia. Tutto ciò è molto cattolico, ergo, in buona misura, falso.
Non so fino a che punto gli ufologi cattolici, in primis Monsignor Balducci, recentemente scomparso, siano o siano stati coinvolti in un'operazione che risulta poco cristallina. Non so se siano stati manipolati dalla Cabala che, a mio parere, tiene i fili della xenologia “religiosa”, o se siano essi stessi manipolatori. Mi pare evidente, però, che questo filone stia acquisendo un credito sempre maggiore tra un'opinione pubblica sprovveduta e credula. A questo successo hanno contribuito e contribuiscono, a mio avviso, alcuni recenti pittogrammi nel grano raffiguranti croci latine: mi sembrano glifi anomali, sotto il profilo iconografico, forse realizzati dai militari con il maser o con altri mezzi. Sono parte dell'inganno ? Nei prossimi potremmo assistere a prodigi: saranno tecnologici, ma la massa, ignara di ritrovati avveniristici, potrà credere in eventi soprannaturali.
È enorme la responsabilità di chi (sciamani, stigmatizzati, contattisti...), per ingenuità o mala fede, non mette in guardia dalla minaccia costituita dalla congiura internazionale. Essi sono simili agli ipocriti mitrati che, mentre tuonano contro l'eutanasia, praticano l'usura, vendono armi ed inneggiano al Nuovo ordine mondiale.
Infine, questa ufologia è religiosa, proprio come i vertici delle chiese.
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sabato 10 gennaio 2009

Accordi illegali sui prezzi


La multinazionale farmaceutica Bayer dovrà pagare 97,5 milioni di dollari di patteggiamento per le accuse del Governo Statunitense, di aver corrotto alcuni fornitori di medicine per aumentare le vendite dei suoi prodotti per diabetici.
Martedì, il Dipartimento di Giustizia, ha comunicato che il patteggiamento conclude una indagine sul pagamento di tangenti a 11 fornitori di prodotti per diabetici perché convincessero i loro clienti a passare dai prodotti della concorrenza a quelli della Bayer.
Bayer Healthcare, con base a Tarrington nello stato di New York produce monitor elettronici e test per misurare i livelli di zucchero nel sangue. La Bayer non ha ammesso né smentito alcuna responsabilità al riguardo e una portavoce della Bayer ha detto che la Compagnia "è soddisfatta che i problemi in questione siano stati risolti".
Gli agenti del Dipartimento di Giustizia, affermavano che la Bayer, tra il 1998 e il 2002 aveva pagato circa 2,5 milioni di dollari alla Liberty Medical Supply Inc, uno dei maggiori fornitori di prodotti per diabetici, per convertire i loro clienti ai prodotti Bayer. I pagamenti, camuffati da spese pubblicitarie, dipendevano da quanti pazienti venivano convertiti con successo. Liberty Medical Supply Inc è conosciuta per i suoi continui spot pubblicitari in televisione, in cui figura l'attore caratterista Wilford Brimley. Martedì, la Liberty, che ha sede a Port St. Lucie, in Florida, si è rifiutata di commentare.
Il Dipartimento di Giustizia ha anche accusato la Bayer di aver pagato 375 mila dollari di tangenti ad altre 10 società fornitrici di prodotti per diabetici. Voci governative affermano che la cifra patteggiata non include le sanzioni contro i fornitori.
Tutte le 11 società ricevevano pagamenti dal governo per la fornitura dei loro prodotti ai pazienti assistiti da Medicare, il programma federale di assistenza agli anziani. La cifra patteggiata copre i pagamenti eseguiti da Medicare ai fornitori, per prodotti Bayer, tra il 1998 e il 2007.
"Se i produttori vogliono servire i beneficiari di Medicare, devono rispettare la legge" ha affermato Gregory Katsas, un avvocato del Dipartimento di Giustizia. Pagare i fornitori di prodotti medici per far vendere una particolare marca di prodotti agli assistiti di Medicare è contro la legge e non verrà tollerato.".
Nel patteggiamento la Bayer ha accettato un accordo relativo all'integrità aziendale, che la obbliga a rivedere e aggiornare i programmi di formazione destinati ai dipendenti che lavorano per Medicare. (AP, 25 novembre 2008, traduzione: Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer).
Casi recenti di cartelli sui prezzi in cui la Bayer è implicata:
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venerdì 9 gennaio 2009

RESTA DI STUCCO E'UN BARBA TRUCCO


Preparatevi al prossimo bubbone finanziario di cui parleranno i giornali nei prossimi mesi ovvero la valorizzazione ed il prezzo delle azioni di banche che non sono quotate nei mercati di borsa. Il caso Popolare di Vicenza sta già facendo da apripista. Leggetevi il redazionale (1) recentemente pubblicato sul Giornale di Vicenza e capirete di cosa sto parlando. Cerchiamo di fare chiarezza o se non altro di far comprendere i possibili rischi a cui ci si espone acquistando le azioni di banche che non sono soggette alle quotazioni dei mercati.
Tanto per iniziare ritengo inutile sottolineare come dagli USA all'Europa, dal Giappone all'Inghilterra, quasi tutti gli istituti bancari quotati sui relativi mercati di borsa, hanno visto nel giro di un anno contrarsi pesantemente il valore delle proprie azioni, solo Intesa San Paolo è passata da 5 a meno di 3 euro con una perdita di quasi il 50 %. Altri gruppi bancari hanno fatto addirittura peggio. Il prezzo di un'azione riflette la capacità di fare profitti che ha una determinata azienda negli anni a venire, perciò se un determinato titolo azionario è soggetto ad una flessione considerata questo deve essere letto come minori dividendi, minor fatturato o maggiori costi o perdite attese nel futuro.
Analogamente tutto questo vale anche per un'impresa bancaria. La totalità degli istituti di credito sta subendo un profondo ridimensionamento per quanto concerne la loro redditività e la loro solidità patrimoniale. A riguardo pensiamo alle sole conseguenze che colpiranno molti bilanci bancari a seguito della contrazione dei beni immobiliari utilizzati come sottostante per erogare prestiti ipotecati per acquisto prima casa. Le banche hanno potuto erogare mutui anche al 100 % potendo contare proprio su questa peculiarità ovvero il valore di perizia di un immobile e non il prezzo effettivo di cessione: così facendo sono stati fatti passare mutui di facciata formali all'80% ma sostanziali anche oltre al 100 % in quanto per ragioni di contabilità bancaria come pezza giustificativa si utilizzava la perizia (molto spesso di parte) e non il valore menzionato nell'atto di compravendita.
Ci rendiamo ormai conto di come questo approccio si sia trasformato in un boomerang dalle conseguenze tutt'altro che passate, ma appena iniziali. Oltre al ridimensionamento di alcune poste di bilancio, si verificheranno significative contrazioni della capacità di fare utili come si evince anche da un recente rapporto dell'ABI (2) che vede per i prossimi anni una riduzione del livelli di profittabilità del sistema bancario italiano. Non dimentichiamo infine che molti istituti di credito negli anni precedenti si sono specializzati ed hanno focalizzato parte del loro business nell'affiancamento ed assistenza finanziaria a determinati distretti industriali ed artigianali (tessile, abbigliamento, calzaturiero, ceramica, arredamento, metalmeccanica) che adesso stanno soffrendo non poco per la contrazione del PIL mondiale, nel caso citato pensiamo al settore dell'artigianato orafo supportato per anni dalla Popolare di Vicenza, considerando il distretto di Vicenza (3) come la capitale mondiale dell'artigianato orafo nel mondo.
In questo contesto si devono perciò inserire a mio avviso le metodologie discutibili con cui si valorizzano le azioni di banche che non sono soggette al giudizio del mercato. Immaginate perciò una banca (ma ce ne sono tantissime altre in Italia) come quella indicata nel redazionale citato, il quale management decide arbitrariamente il valore delle azioni sulla base di considerazioni che aprono non poche perplessità in termini di conflitto di interessi e sulla oggettività perseguita. Non posso credere che alcune filiali di banca solamente per il fatto di riportare l'insegna Popolare di Vicenza abbiamo sviluppato una qualche forma di immunità nei confronti della crisi del sistema bancario.
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giovedì 8 gennaio 2009

Cromo esavalente nelle acque in bottiglia

Un cittadino piemontese ha acquistato acqua in bottiglia al supermercato e, leggendo l’etichetta, ha scoperto che conteneva cromo esavalente, riportato con la sigla Cr VI+.
Ha scritto dunque all’Arpa del Piemonte, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, chiedendo informazioni in proposito, sapendo che tale sostanza viene considerata tossica. L’8 ottobre 2008 l’Arpa ha risposto, nella persona del dottor Giovanni Teppa, fornendo informazioni interessanti.
Ecco la risposta.
“Il limite per il Cr VI+ - cromo esavalente - risale al 1955, inteso come somma totale di Cr III - cromo trivalente - e Cr VI (ma secondo l'attuale legge puo' essere anche tutto esavalente), ed e' di 50 microgrammi/litro sia nelle acque potabili, sia nelle acque minerali.
Oggi vi sono tuttavia evidenze che questi valori potrebbero essere troppo elevati. Studi recenti (2007) del National Toxicological Program degli USA hanno messo in evidenza effetti cancerogeni del Cr VI+ per via orale a dosi più basse di quelle ritenute sicure in passato e questo dotrebbe portare a breve ad un nuovo limite da parte OMS, più restrittivo di quello attuale e specifico per il Cr VI+.
Il decreto legislativo 152/2007 fissa ad esempio per le acque di scarico industriale a scopo irriguo un limite di Cr VI+ di 5 microgrammi/litro, con la bella conseguenza che l’acqua minerale in questione, se fosse uno scarico industriale, supererebbe i limiti di legge per l’uso irriguo, mentre rispetta i limiti per la potabilità. E' proprio a causa di queste incongurenze normative che la Regione Piemonte - con la collaborazione di Arpa Piemonte - ha presentato richiesta formale al Ministero di revisione dei limiti e di richiesta formale al Governo Italiano perchè rivolga all'EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) una richiesta di valutazione del rischio e indicazione di limiti massimi accettabili negli alimenti e nelle acque.
Sicuramente il Cr VI+ non ha nessuna proprietà terapeutica. Piccole quantità di Cr sono indispensabili per l'organismo ma vengono assunte in quantità sufficiente con gli alimenti (soprattutto vegetali) senza bisogno di assumerne la forma esavalente (che è la forma più pericolosa perchè reattiva e fortemente ossidante e cancerogena per inalazione) con l'acqua minerale. La presenza di CromoVI, nelle acque (omissis) è intorno a 20 ug/l costante.
I controlli sono effettuati regolarmente sia sulle sorgenti (4 volte/anno) e sulle confezioni imbottigliate (circa 1 volta al mese) come indicato dalla Circolare Ministero Sanità n.19 del 1992.
Per saperne di piu clicca qui.
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mercoledì 7 gennaio 2009

La verità sullo zucchero

martedì 6 gennaio 2009

La verità sul sale

lunedì 5 gennaio 2009

Cola, salami e cancro al polmone

Una ricerca condotta sul modello animale da un gruppo di ricercatori della Seoul National University pubblicato sull' American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, mette in risalto la relazione tra cibi contenenti fosfati e patologia tumorale.
"Il nostro studio indica che l'aumentato introito di fosfati inorganici stimola fortemente lo sviluppo del cancro al polmone nel topo e suggerisce che la regolazione dietetica dei queste sostanze posse essere critica per il trattamento e per la prevenzione del cancro al polmone", ha detto Myung-Haing Cho, ch eha diretto la ricerca.
"I fosfati sono costituiscono un nutriente esenziale per gli organismi viventi possono attivare diversi segnali. Lo studio dimostra che un'assunzione elevata di fosfati inorganici può stimolare fortemente il cancro al polmone alterando alcune di queste vie di comunicazione", ha aggiunto.
Cho ha osservato che mentre un livello moderato di fosfati ha un ruolo essenziale per la vita, il loro crescente uso come additivi e conservanti nei cibi ha portato a un aumento significativo del loro livello nella dieta.
"Negli anni novanta gli alimenti contenenti additivi con fosforo si stima che abbiano contribuito con circa 470 mg al giorno nella dieta di un adulto. Ma i fosfati sono addizionati sempre più spesso a molti cibi preparati, dalle carni, ai salumi ai formaggi fiono alle bevande.
Praticamente sono presenti in tutti gli alimenti, ma principamente in quelli ricchi di proteine come latte, carne, pesce e uova. Sotto forma di polifosfati( fosfati condensati) vengono impiegati dalle industrie alimentari come additivi alimentari. Vengono utilizzati x addolcire l'acqua, come sale di fusione nei formaggi fusi (formaggini),nella produzione di insaccati cotti o bastoncini di pesce. Le bibite a base di cola hanno un elevato contenuto di fosfato sotto forma di acido fosforico.
Di conseguenza, a seconda delle scelte dietetiche della persona, l'introito giornaliero può arrivare anche ai 1000 mg", passando da un'assunzione di quelle sostanze che può essere considerata normale, a una che, secondo la ricerca condotta da Cho, potrebbe presenatre dei rischi.
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domenica 4 gennaio 2009

UFO, il segreto più nascosto?

Le stesse persone e le stesse organizzazioni che ci hanno sempre nascosto i poteri della mente, la validità dei metodi naturali per la cura delle malattie (insistendo sempre sull’uso di trattamenti farmacologici come la chemioterapia assassina), e che adesso insistono dicendo che in cielo non c’è niente di strano, si impegnano pure a smentire l’esistenza degli UFO.
Già questo, per una persona che abbia approfondito gli argomenti citati e che sia dotata di elasticità mentale dovrebbe fare venire il sospetto che anche sulla questione UFO ci stanno nascondendo qualcosa di grosso.Fino a pochi anni fa infatti sulla questione vigeva a livello governativo e di mass media la tendenza a ridicolizzare gli avvistamenti più importanti, a pubblicizzare le vicende più dubbie (come quelle di certi presunti contattisti), a screditare ricercatori e scienziati impegnati nel denunciare la realtà del fenomeno.
Chi ha occhi per vedere dovrebbe subito capire che ci apprestiamo a parlare di uno dei segreti più nascosti dai nostri apparati governativi e servizi segreti.
Nelle righe sottostanti ho utilizzato alcune dichiarazioni molto interessanti riportate nel libro di
Michael Cremo Le origini segrete della razza umana (Om edizioni, Bologna 2008) libro eccelso che consiglio a tutti di leggere (benché non condivida in toto le sue interpretazioni, sono molto interessanti i dati che fornisce su molti argomenti controversi come l’evoluzione degli esseri viventi, i poteri della mente, l’esistenza dello spirito, la questione UFO) ed indicato con l’asterisco [*].
I primi ad accorgersi di strani “Oggetti Volanti” sono stati, per ovvi motivi, astronomi e piloti di aerei. Ad esempio nel 1952 un’indagine su 40 persone che lavoravano come astronomi ha mostrato che 5 di loro avevano avvistato degli UFO.Un astronomo professionale era anche Jacques Vallee (poi diventato ricercatore indipendente sulla questione UFO) il quale ha dichiarato [*]: “Divenni seriamente interessato nel 1961 quando vidi degli astronomi fran­cesi cancellare un nastro magnetico sul quale il nostro gruppo di lavoro, che si occupava di seguire le tracce dei satelliti, aveva registrato undici punti di dati riguardanti un oggetto volante sconosciuto che non era un aeroplano, un pallone aerostatico o un veicolo orbitante a noi noto. ‘La gente ci riderebbe dietro se riferissimo questo!’ Meglio dimenticare l’intera faccenda. Non ridicolizziamo l’osservatorio”.
Un questionario ideato dall’astrofisico Peter Sturrock e distribuito negli anni ’70 a 2.611 membri dell’Associazione Astronomica Americana portò ai seguenti risultati (pubblicati nel 1977): 60 avvistamenti di UFO su 1300 persone che hanno compilato il questionario.
Altra dichiarazione interessante è quella rilasciata nel 1967 da James McDonald, titolare di una cattedra di Fisica Atmosferica presso l’Università dell’Arizona (e che quindi per mestiere doveva guardare spesso i cielo): “Un’intensiva analisi di centinaia di eminenti rapporti sugli UFO e interviste personali con dozzine di testimoni chiave in casi importanti mi ha condotto alla conclusione che il problema degli UFO è di un’importanza scientifica estremamente grande.” [*]
Da notare che James McDonald pagò caro (come tanti altri dopo di lui) il suo impegno nello svelamento di quello che sicuramente è uno dei segreti più occulti, e nel 1971 venne trovato morto in pieno deserto dell’Arizona (ufficialmente si sparò un colpo di pistola, “casualmente” poco tempo dopo avere parlato ai rappresentanti del congresso degli Stati Uniti nel tentativo di convincerli ad indagare seriamente sulla questione). La strategia impiegata per farlo desistere dalle sue indagini è quella tipica dei servizi segreti: siccome non potevano attaccare direttamente i suoi studi, i dati da lui raccolti, le sue analisi, hanno fatto di tutto per screditare la sua persona, rendere impossibile la sua vita anche sul piano professionale (gli venne rinfacciato che il suo lavoro era attendibile sul piano scientifico per il fatto che egli credeva agli omini verdi). McDonald non fu il solo che morì “suicida” a causa delle sue ricerche e dichiarazioni su un tema scottante o che morì in circostanze misteriose: vedi ad esempio questo articolo (è in inglese, spero di avere il tempo di tradurlo): qualcuno sta uccidendo ricercatori che indagano sugli UFO?
Ovviamente altri osservatori privilegiati sono i piloti di aerei, e molte segnalazioni vennero da piloti di aerei militari durante la seconda guerra mondiale (che segnalarono di essere spesso seguiti da strani globi luminosi volanti che ricevettero l’appellativo di “foo fighters”). Molto interessante è quanto fu scritto il 23 settembre 1947 dal generale Twining, ai tempi comandante generale dell’aviazione militare statunitense, a riguardo degli Oggetti Volanti Non Identificati osservati in diverse parti degli USA [*]:
“1) Il fenomeno riferito è qualcosa di reale e non visionario o fittizio
2) Ci sono oggetti che probabilmente si approssimano alla forma di un disco, di una tale apprez­zabile misura da apparire grandi quanto un velivolo di costruzione umana;
3) C’è una possi­bilità che alcuni casi siano stati causati da fenomeni naturali come le meteoriti;
4) Le riferite caratteristiche di funzionamento come le eccezionali velocità di ascensione, la manovrabilità (particolarmente nel ruotare) e l'azione che dev’essere considerata evasiva quando avvistati o contattati da velivoli amici e da radar, conferiscono credibilità alla possibilità che alcuni oggetti siano controllati manualmente, automaticamente o remotamente”.
C’è da chiedersi perché mai un generale di alto ragno dovrebbe rilasciare simili dichiarazioni (che rischiano di ritorcersi contro di lui e di renderlo ridicolo agli occhi della nazione) se fossero false.Il generale Twining formò un gruppo di studio all’interno dell'aviazione denominato “Progetto Sign”, il cui lavorò terminò nel febbraio 1949. Tale lavoro fu svolto dal Centro Informazioni Aero-Tecniche (ATIC) nella base aerea di Wright-Patterson (Ohio), anche quando il progetto cambiò nome divenendo “Progetto Grudge”.
A quanto pare il cambio di denominazione però non fu un aspetto puramente formale. Allen Hynek (che lavorò per tale progetto) affermò infatti al riguardo [*]: “Il cambio a Proget­to Grudge segnalò l’adozione della rigida attitudine del secco rifiuto verso il problema UFO. Ora le affermazioni delle pubbliche relazioni sui casi specifici di UFO avevano poca rassomi­glianza con i fatti del caso. Se un caso conteneva alcuni degli elementi possibilmente attribui­bili ad un velivolo, un pallone aerostatico, ecc., esso diventava automaticamente quell’ogget­to nella versione giornalistica”.
Anche il capitano Edward Ruppelt lavorò al Progetto Grudge, e questa è la sua dichiarazione [*]: “Questo drastico cambio nell'attitudine ufficiale è difficile da spiegare, così come, per molta gente che sapeva quello che succedeva all'interno del Progetto Sign, era difficile crederci”.Nessuna meraviglia quindi che il Progetto Grudge rilasciò un rapporto finale nell’agosto del 1949 che negava ogni realtà aggettiva dietro le apparizioni di UFO e le interpretava come errori di valutazione o illusioni ottiche. Nessuna meraviglia che dopo avere “portato a termine la sua missione” (palesemente di insabbiamento) il Progetto Grudge venne alla fine sciolto nel dicembre del 1949.
Due anni dopo il generale Cabell (direttore del servizio informazioni dell'aviazione) riesumò il progetto incaricando il capitano Edward Ruppelt di presiedere ad esso. Ruppelt era abbastanza disposto ad ammettere l’eventuale avvistamento di un oggetto volante non identificato ma non quando questo atterrava. Che fece allora di tutte le segnalazioni di atterraggio di UFO? Rupperl stesso scrisse che cassavano direttamente ogni segnalazione in tal senso non prendendola nemmeno in considerazione. Nel tempo il Progetto Grudge divenne il progetto Blue Book (libro blu).
È a questo punto che si intromette ufficialmente la CIA con un progetto di valutazione del fenomeno UFO, avviato poco dopo l’avvistamento (difficilmente spiegabile in termini di velivoli terrestri, illusioni ottiche o altro) di un flottiglia di UFO che svolazzava allegramente di qua e di là nei cieli di Washington nei gironi compresi 19 luglio al 5 agosto 1952.
Si tratta di un gruppo composto da 16 membri (scienziati, tecnici, militari e politici) che si riunì dal 14 al 17 gennaio 1953 e che prese il nome di Giurì Robertson, dal nome del presidente, dottor H.P. Robertson. La documentazione analizzata dal gruppo è quella raccolta presso gli archivi del Progetto Blue Book. L’istituzione di tale commissione fu tenuta segreta e rivelata alcuni anni dopo dal capitano Ruppelt nel suo libro “The Report on UFOs” (1956). Una prima versione del rapporto finale della commissione fu pubblicata nel 1967 (monca delle raccomandazioni finali per l’insabbiamento della questione) ed in forma integrale solo nel 1975.
Il già citato James McDonald (poi morto “suicida”) riesce a mettere gli occhi su tale testo un anno prima della sua pubblicazione (1966) e ne rivela i contenuti, ovvero che gli UFO non rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, non sono il prodotto di tecnologie estranee e così via. Ma la cosa più importante è che nel rapporto si scrive che bisogna fare in modo che l’interesse verso il fenomeno scemi progressivamente (se fosse una bufala perché la CIA, i servizi segreti USA, dovrebbe preoccuparsi tanto che l’interesse della popolazione verso gli UFO andasse scemando?) anche attraverso un processo di discredito nei confronti degli avvistamenti. Il ridicolo pretesto per queste palesi affermazioni di censura della verità fu testualmente [*] “che la continua enfasi sulla cronaca di questi fenomeni ... risulta in una minaccia al regolare funzionamento degli organi protettivi del corpo politico”.
E cosa avvenne subito dopo il lavoro di questa commissione e dell’emanazione delle sue raccomandazioni? Nel 1953, l’aeronautica militare USA, con la norma 200-2 mette il bavaglio ai propri membri, con queste precise parole [*]: “In risposta alle domande locali risultanti da qualsiasi UFO riferito nelle vicinanze di una base dell'aviazione, l'informazione dev’essere rilasciata alla stampa o al pubblico in generale dal comandante della base interessata solo se è stato positivamente identificato come un oggetto familiare o conosciuto”.Ogni riferimento con quanto accaduto a Roswell nel 1947 non sembra affatto casuale.
Ma l’argomento è molto complesso e non è possibile sviscerarlo tutto in un solo articolo; la storia è lunga (non ho accennato per esempio agli avvistamenti dell'antico passato cui potrebbe essere collegato il dipinto raffigurato sotto il titolo, una crocifissione che si può ammirare nella Cattedrale di Mtsheta in Georgia) ed al momento mi fermo qui. Se poi qualcuno ha da suggerire dei link collegati al testo, li aggiungerò appena possibile.
Fonte tratta dal blog del mio amico CORRADO .Una vera icona della cultura.Ciao carissimo.