domenica 19 dicembre 2010

Le proprietà terapeutiche dell'artiglio del diavolo


Il suo nome botanico è Harpagophytum Procumbens, mentre la denominazione Artiglio del Diavolo gli è data dalle terribili spine uncinate che ricoprono i suoi frutti, dove spesso restano intrappolati anche piccoli animali come i roditori. Allo scopo medicinale viene usata la radice, soprattutto per i suoi effetti analgesici ed antipiretici. Solitamente è adoperata per alleviare i dolori delle articolazioni come quelli dell'artrosi, ma si è rivelata utile anche per eliminare l'acido urico, quindi nei casi di gotta essendoci una componente infiammatoria. Inoltre riduce la rigidità articolare, aumentando e migliorando la possibilità di movimento. Molto utile per gli sportivi, per prevenire tendiniti e infiammazioni articolari derivate da intensi sforzi. Il suo uso interno, pur essendo considerato una pianta a tossicità bassa, può provocare lievi disturbi gastrointestinali nei soggetti più sensibili. Il gusto fortemente amaro può causare nausea oltre che dolori allo stomaco. Meglio sempre assumerlo a stomaco pieno, e seguire dei cicli terapeutici di 2 mesi seguiti da uno di pausa. In alte dosi ha anche un effetto lassativo. È invece controindicato in caso di ulcera (sia gastrica sia duodenale), in gravidanza e nell'allattamento. Possedendo attività antiaritmica è meglio non associarlo a farmaci anti-aritmici. Potrebbe interferire anche con alcuni anticoagulanti, quindi è sempre indicato parlarne con il proprio medico. Si può assumere in capsule (ne bastano 2/4 al giorno dopo i pasti) ma devono essere di estratto titolato all'1% minimo [equivale a 2,5 mg di principio attivo per ogni capsula] e standardizzato, per garantirne un reale effetto.
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