venerdì 31 dicembre 2010

Messaggio di fine 2010

giovedì 30 dicembre 2010

Denti umani di 400.000 anni fa?


Gli archeologi dell’Università di Tel Aviv hanno annunciato lo scorso lunedì di aver trovato le tracce più antiche dell’esistenza dell’Homo sapiens. Nella grotta di Qesem, vicino a Rosh HaAyin, in Israele, il team ha scoperto dei denti risalenti a 400.000 anni fa, cioè antecedenti di circa 200.000 anni rispetto i primi resti finora conosciuti di Homo sapiens.Se la datazione fosse corretta, dice l’archeologo Avi Gopher, “cambierebbe l’intero quadro dell’evoluzione [umana]“.“È molto emozionante giungere a questa conclusione”, dice Gopher, il cui team ha esaminato i denti con raggi X e tomografie computerizzate. Per la datazione sono stati utilizzati semplicemente gli strati di terra in cui essi sono stati trovati.Gopher fa notare che se quei denti fossero definitivamente associati all’Homo sapiens, ciò vorrebbe dire che in verità l’uomo moderno si originò in quello che oggi è l’odierno Israele.Secondo la teoria comunemente accettata, Homo sapiens e Homo neanderthalensis derivano da un comune antenato vissuti in Africa circa 700.000 anni fa. Un gruppo di discendenti migrò in Europa e diventò quello dei Neandertal. L’altro stette in Africa e si evolvette nell’Homo sapiens (l’origine africana dell’uomo, nota anche come Out of Africa. Quella opposta è la teoria multiregionale ).Gopher ci tiene però a sottolineare la necessità di ulteriori ricerche a prova di questa scoperta. I denti, dice, sono spesso inaffidabili indicatori di origini e le analisi di resti di teschi (che tutt’ora si stanno cercando) identificherebbero più correttamente la specie trovata.Sir Paul Mellars, docente di preistoria ed evoluzione umana all’Università di Cambridge, riconosce la qualità dello studio e l’importanza dei resti trovati – che sono comunque scarsi per quella cruciale epoca – ma, fa sapere, è prematuro dire che quei resti siano umani.“Basandosi sulle tracce [rinvenute], [sostenere che i denti siano umani] è [un argomento] molto debole e francamente [è] piuttosto una remota possibilità”, dice Mellars. Secondo lui quei denti sono più probabilmente di Neandertal.La grotta di Qesem venne scoperta nel 2000 e gli scavi sono cominciati nel 2004. I ricercatori Gopher, Ran Barkai e Israel Hershkowitz hanno pubblicato il loro studio sull’American Journal of Physical Anthropology.
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martedì 28 dicembre 2010

Catastrofe nucleare in Niger


Lo scorso 11 dicembre presso la miniera d'uranio Somair in Niger oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell'ambiente. Una catastrofe radioattiva nel silenzio.
Le centrali nucleari continuano a seminare radioattività in tutto il mondo non solo di per sé, per la loro stessa esistenza, ma per le condizioni in cui viene estratto il minerale di uranio che le alimenta.
In Africa pochi giorni fa è accaduta una vera e propria catastrofe radioattiva nel disinteresse del mondo occidentale che pretende energia “pulita” dall'atomo (che è una contraddizione in termini). Secondo rapporti di ONG e di Greenpeace, proprio in questi giorni di grande spolvero di comunicazione del nucleare italiano, dove il Forum Nucleare Italiano (Presidente Chicco Testa, tra i soci fondatori i big del nucleare Alstom, Ansaldo Nucleare, EDF, Areva, Westinghouse, ecc.) arriva una notizia che fa venire ancora più dubbi sulle centrali nucleari, riprendendo il tema dello spot tv.
Difatti, come riporta il blog di Greenpeace, “il 17 dicembre Greenpeace ha ricevuto rapporti verificati che dallo scorso 11 dicembre oltre 200.000 litri di fanghi radioattivi da tre piscine lesionate si sono riversati nell’ambiente presso la miniera d’uranio Somair, gestita dall’azienda nucleare francese Areva. Almoustapha Alhacen che ha condotto l’analisi per l’associazione locale Aghir in’Man ci ha confermato che la contaminazione ha già coinvolto due ettari di terreno. Quest’ulteriore perdita mostra che le cattive pratiche gestionali di Areva continuano a minacciare la salute e la sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Contrariamente alle dichiarazioni di Areva di rispettare in Niger gli standard di sicurezza validi a livello internazionale, queste notizie dimostrano che non ha fatto abbastanza per proteggere la popolazione”.
Le condizioni della popolazione del villaggio di Arlit e Akokan in Niger, dove uomini donne e bambini sono circondati da acqua aria e suolo contaminati dalla radioattività è descritto in un bel rapporto di Greenpeace dello scorso maggio “Left in the dust” assolutamente da leggere (http://is.gd/jb3cr). Per chi ha ancora dubbi che l' “energia nucleare” sia pulita (e non solo terribilmente readioattiva).
Il nucleare quindi dimostra ancora una volta di soffrire di una filiera “sporca” (dalla miniera al reattore sino allo smantellamento) che ne fa una sorgente di energia non sostenibile.
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domenica 26 dicembre 2010

Uomo di Denisova, nuovo parente di Sapiens e Neanderthal


La falange di una ragazzina vissuta circa 30-40.000 anni fa, e un dente (appartenuto a chissà chi), sono stati ritrovati in una caverna in Siberia. Niente di eccezionale, penserete voi, visti i resti di ominidi scoperti finora (meno di quanti possiate immaginare, comunque). Ma la faccenda si fa interessante quando si scopre che la ragazzina non era un esemplare di Sapiens, e nemmeno un Neanderthal, ma apparteneva a un gruppo di ominidi precedentemente sconosciuto, vissuto in Asia durante il Pleistocene.Il team di scienziati che ha effettuato la scoperta ha analizzato il DNA dei resti, confrontandolo con quello di esseri umani moderni e di Neanderthal, scoprendo che i Denisovani (così sono stati chiamati gli ominidi appartenenti a questo ramo estinto dell'albero evolutivo umano) erano imparentati con i Neanderthal, ma rappresentavano una specie del tutto differente.
La ricerca ha inoltre rivelato come i melanesiani contemporanei custodiscano nel loro patrimonio genetico alcune somiglianze con i Denisovani: il 4-6% del DNA di popolazioni della Nuova Guinea e dell'Isola di Bouganinville sarebbe di provenienza denisovana. I melanesiani, quindi, sarebbero presumibilmente degli ibridi dei Denisovani e degli antichi melanesiani."La storia ora si fa più complicata" spiega Richard Green, della University of California. "Invece della storia lineare che abbiamo usato per spiegare come gli esseri umani siano migrati dall'Africa e abbiano sostituito i Neanderthal, ora vediamo queste storie intrecciate, con più protagonisti e più interazioni di quanto potessimo pensare in precedenza".I Denisovani sarebbero stati non solo geneticamente, ma anche morfologicamente diversi dai Neanderthal e dai Sapiens. Il dente e la falange ritrovati nella caverna mostrano una struttura più simile ad ominidi come Homo habilis o erectus.La falange e il dente sono stati ritrovati nel 2008 da un team di scienziati russi nella Caverna Denisova, un sito archeologico siberiano. "[La falange] è un campione incredibilmente ben conservato, per cui fu un piacere lavorare con questi dati. Non sappiamo il perchè, ma è quasi un miracolo come si sia conservato bene il DNA". dice Green.Il fatto che i resti siano stati trovati in Siberia, e che ci siano delle tracce genetiche nel DNA di individui contemporanei, fa pensare che questo gruppo di ominidi si sia diffuso in buona parte dell'Asia. Non è ancora chiaro, tuttavia, perchè non siano state trovate in precedenza prove fossili dell'esistenza dei Denisovani. "Potrebbe essere che altri reperti siano stati classificati male" sostiene Green. "Ma ora, analizzando il DNA, possiamo dire con più certezza cosa sono. Sta diventando più facile a livello tecnico, ed è un metodo molto efficace per estrarre informazioni dai resti fossili".
A questo punto, emerge un quadro dell'evoluzione degli ominidi più complesso di quanto si è sempre pensato. Secondo Green, un antico gruppo di ominidi avrebbe lasciato l'Africa tra i 300.000 e i 400.000 anni fa, separandosi geneticamente in almeno due gruppi e diventando Neanderthal e Denisovani, "Questo studio ci fornisce alcuni dettagli, ma ci piacerebbe sapere molto di più sui Denisovani e sulle loro interazioni con le popolazioni umane. E fa pensare all'esistenza di altre popolazioni che devono ancora essere scoperte. C'è un quarto giocatore in questa storia?".
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sabato 25 dicembre 2010

Il maca è il ginseng peruviano


Il maca ( Lepidium Meyenii ) è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Brassicacee che cresce spontanea in Bolivia e Perù ad un'altitudine che va dai 3.000 ai 5.000 metri. Il maca, conosciuto anche col nome di ginseng peruviano, è l'unico vegetale commestibile che resiste a condizioni estreme; cresce infatti sotto la calotta glaciale delle ande con venti gelidi molto forti, temperature sotto lo zero ed una forte esposizione alla luce solare.
La pianta del maca non ha grandi dimensioni, presenta piccoli fiori di color grigio e cresce spontanea in terreni molto poveri ed a carattere roccioso; la parte destinata al consumo umano è rappresentata dalla radice. In tempi antichi il maca, o ginseng peruviano, era coltivato dalle popolazioni delle Ande per le sue proprietà nutritive ed energetiche, questa la sua composizione: acqua, proteine, ceneri, fibra alimentare e grassi. Questi invece i minerali presenti nella radice di maca: ferro, fosforo, calcio, zinco, potassio, sodio, iodio, cobalto e manganese.
Discreta la presenza di vitamine, in particolare troviamo: vitamina A, B1, B2, B12, C, D ed E. Per quanto riguarda gli aminoacidi essenziali citiamo: lisina, valina, leucina, fenilalalina, tronina, metinina e isoleucina.
Proprietà curative e benefici del maca
Grazie alle sue proprietà energetiche il maca si è rivelato essere un alimento particolarmente utile in caso di problemi di stanchezza cronica e depressione; inoltre rappresenta un valido aiuto anche per chi svolge attività che richiedono un'attività intellettuale molto impegnativa, come ad esempio studenti e scienziati.
Sebbene il maca non contenga sostanze eccitanti come può essere la caffeina, è comunque in possesso di proprietà in grado di apportare benefici al sistema nervoso incrementando la capacità di concentrazione e la memoria. Grazie alla presenza di vitamine con proprietà antiossidanti ( vitamina A, C ed E ), del fosforo, dei flavonoidi, la radice di maca aiuta a ridurre il processo di invecchiamento delle cellule del nostro organismo; recenti studi scientifici condotti sugli animali hanno dimostrato che la regolare assunzione di radice di maca è in grado di abbassare la percentuale di insorgenza di tumore al seno.
La radice di maca, grazie al suo contenuto di calcio e sali minerali in genere è in grado di aumentare la densità delle ossa; la sua assunzione viene quindi consigliata durante il periodo della crescita, della gravidanza e dell'allattamento. Non solo. La sua assunzione risulta utile per accelerare la guarigione dalle fratture ossee.
Un'altra caratteristica molto “apprezzata” della radice di maca riguarda le sue proprietà afrodisiache che paiono anche essere un ottimo rimedio nei confronti dell'impotenza maschile; da molti secoli infatti questa particolare radice viene utilizzata per aumentare e potenziare le capacità riproduttive degli uomini ma anche degli animali.
Ma le proprietà del ginseng peruviano non si esauriscono qui: grazie al suo contenuto di steroli il maca rappresenta una valida alternativa naturale agli anabolizzanti per culturisti e frequentatori di palestre; è stata confermata la sua capacità di aumentare la forza e la massa muscolare.
Il maca era utilizzato già da oltre 2.000 anni dalla popolazione Inca per il nutrimento delle famiglie nobili e dei soldati; queste affermazioni sono rese possibili dai numerosi ritrovamenti archeologici che testimoniano quanto sopra. Oggi le popolazioni delle Ande consumano la radice fresca, essiccata o sottoforma di bevande; dalla sua radice si ottiene una farina che viene utilizzata per la preparazione di minestre, mentre dalla sue foglie si ottiene un ottimo tè. La radice secca di maca si conserva molto a lungo e lo stesso vale per le sue proprietà che restano pressoché inalterate.
Oggi il maca sta cominciando a diffondersi un po' in tutte le parti del mondo dove viene venduto per le sue proprietà energetiche, afrodisiache, per aumentare la fertilità e come valido aiuto per i problemi alle vie respiratorie.

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mercoledì 22 dicembre 2010

Le bufale nucleari di Enel

martedì 21 dicembre 2010

Risarciti 443 italiani contagiati da Hiv

Per colpa di farmaci emoderivati, fabbricati con sangue non controllato, in migliaia hanno contratto anche l’epatite. A risarcirli saranno quattro multinazionali
Un gruppo di 443 italiani contagiati dall’epatite e dall’Aids per colpa di farmaci emoderivati (cioè prodotti con plasma) sono stati risarciti da quattro multinazionali, in una causa giudiziaria che si sta svolgendo a Chicago. Le persone, migliaia nel mondo, che sono state contagiate (e sono morte nel frattempo) sono dei malati di emofilia o talassemia che negli anni Ottanta hanno assunto i farmaci senza sapere che erano stati fabbricati con sangue infetto. La causa era stata avviata nel 2003 contro Bayer, Baxter, Aventis-Behring e Alpha, produttrici e distributrici di farmaci per il trattamento dell’emofilia.C’è un nesso diretto, secondo quanto viene contestato dai ricorrenti alle quattro multinazionali, fra i prodotti e la trasmissione dell’Hcv e dell’Hiv, virus che possono causare l’epatite C e l’Aids.Le parti lese sono parecchie migliaia e risiedono in diverse parti del mondo. Per l’Italia è sceso in campo lo studio legale torinese Ambrosio & Commodo impegnando gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Commodo, Stefano Bertone e Marco Bona, che hanno raccolto i singoli casi denunciati nel territorio nazionale.I farmaci in contestazione sono stati venduti tra il 1978 e il 1985. Secondo l’accusa, nella loro produzione sono state seguite modalità assolutamente inadeguate: il sangue necessario per la loro preparazione veniva raccolto da donatori detenuti nelle carceri, reperito in paesi del terzo mondo o persino acquistato - sempre secondo quanto denunciato - in una sorta di mercato di sacche di plasma che si svolgeva al confine fra Messico e Texas.
#Un risultato piccolo ma storico “È un risultato storico, anche se piccolo e non del tutto soddisfacente: avremmo preferito vedere i colpevoli inchiodati alle loro responsabilità”: lo ha detto Luigi Ambroso, 48 anni, di Vicenza, presidente del Comitato 2010/92 che ha avuto parte attiva nella causa legale intentata negli Stati Uniti per il caso dei farmaci contaminati, commentando l’indennizzo ricevuto dalle quattro multinazionali.La magistratura di Chigaco ha stabilito una sorta di “non luogo a procedere”, affermando che la sede competente per i ricorsi è da rintracciare nei singoli Stati (sono ventidue, sparsi in tutto il mondo) in cui risiedono le parti lese.“In ogni caso - afferma Ambroso - si tratta pur sempre di un riconoscimento, per quanto modesto. E dimostra che, se non ci si arrende, anche dopo 30 anni è possibile ottenere dei risultati. È non è finita qui - conclude - ci sono ancora delle partite da giocare”.
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domenica 19 dicembre 2010

Le proprietà terapeutiche dell'artiglio del diavolo


Il suo nome botanico è Harpagophytum Procumbens, mentre la denominazione Artiglio del Diavolo gli è data dalle terribili spine uncinate che ricoprono i suoi frutti, dove spesso restano intrappolati anche piccoli animali come i roditori. Allo scopo medicinale viene usata la radice, soprattutto per i suoi effetti analgesici ed antipiretici. Solitamente è adoperata per alleviare i dolori delle articolazioni come quelli dell'artrosi, ma si è rivelata utile anche per eliminare l'acido urico, quindi nei casi di gotta essendoci una componente infiammatoria. Inoltre riduce la rigidità articolare, aumentando e migliorando la possibilità di movimento. Molto utile per gli sportivi, per prevenire tendiniti e infiammazioni articolari derivate da intensi sforzi. Il suo uso interno, pur essendo considerato una pianta a tossicità bassa, può provocare lievi disturbi gastrointestinali nei soggetti più sensibili. Il gusto fortemente amaro può causare nausea oltre che dolori allo stomaco. Meglio sempre assumerlo a stomaco pieno, e seguire dei cicli terapeutici di 2 mesi seguiti da uno di pausa. In alte dosi ha anche un effetto lassativo. È invece controindicato in caso di ulcera (sia gastrica sia duodenale), in gravidanza e nell'allattamento. Possedendo attività antiaritmica è meglio non associarlo a farmaci anti-aritmici. Potrebbe interferire anche con alcuni anticoagulanti, quindi è sempre indicato parlarne con il proprio medico. Si può assumere in capsule (ne bastano 2/4 al giorno dopo i pasti) ma devono essere di estratto titolato all'1% minimo [equivale a 2,5 mg di principio attivo per ogni capsula] e standardizzato, per garantirne un reale effetto.
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sabato 18 dicembre 2010

Un chip capace di eliminare i segnali di dolore diretti al cervello


Inizieranno l'anno prossimo i primi trial sull'uomo di un dispositivo miniaturizzato che, impiantato vicino alla spina dorsale, elimina il dolore cronico.
La notizia è riportata dal 'Daily Mail', secondo cui il chip, grande quanto la capocchia di un fiammifero, potrebbe avere applicazioni in numerose patologie.
Il dispositivo, sviluppato dall'azienda australiana National ICT, è in grado di rilevare i segnali elettrici che portano la sensazione di dolore al cervello e di eliminarli con una piccola scarica fino a 10 volt.
L'apparecchio funziona con una batteria grande quanto una carta Sim ricaricabile in maniera wireless, e secondo i progettisti potrebbe avere diverse applicazioni “Oltre a trattare il dolore cronico alla schiena e le emicranie - hanno spiegato - potrebbe essere usato per eliminare le convulsioni legate all'epilessia e i tremori dovuti al morbo di Parkinson”.
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venerdì 17 dicembre 2010

Leggere l'etichetta prima di acquistare lo Yogurt


Girovagavo nel supermercato ieri a caccia di yogurt da mettere in frigo per tutta la settimana quando mi sono ricordata che più volte i Nas hanno messo in guardia dal rischio di trovare in commercio yogurt fatti con falso latte. Poiché è difficile per noi consumatori capire se un prodotto è contraffatto, dobbiamo prestare particolare attenzione a due aspetti: i prezzi troppo bassi e le etichette poco chiare. Un aspetto su cui concordano anche i nutrizionisti americani che proprio di recente hanno ribadito l'importanza di verificare le etichette per capire bene cosa stiamo acquistando.
È importante scegliere prodotti con etichette chiare in cui si possa verificare che non ci sono additivi, stabilizzanti o addolcenti. Secondo i nutrizionisti, è meglio preferire i prodotti a basso contenuto di grassi piuttosto che quelli che ne sono del tutto privi che potrebbero essere acquosi e acidi e contenere meno vitamine solubili nei grassi. Dal punto di vista nutrizionale, ciò che fa la differenza è la sopravvivenza dei batteri nel prodotto finito. Se i batteri riescono a sopravvivere al processo di pastorizzazione, dovremmo trovarli indicati tra gli ingredienti in etichetta subito dopo il latte.
I più importanti (e anche quelli più pubblicizzati) sono il Lactobacilli e il Bifidobacteria considerati probiotici benefici soprattutto per il transito intestinale e il sistema immunitario. Ma lo yogurt è anche un'ottima fonte di proteine e calcio. Inoltre, molte persone intolleranti al latte riescono a digerire questo alimento. E poi lo yogurt intero o alcune varietà di yogurt magro (per esempio quello greco) hanno un indice di sazietà molto elevato per cui sono molto indicati per essere inseriti in diete ipocaloriche.
Eppure, il suo effetto salutare non è la ragione per cui lo yogurt è la base della cucina nei Balcani, nel Caucaso, in India e nei paesi del Mediterraneo. Molto dipende anche dal fatto che è un ingrediente versatile che si presta a numerose preparazioni in cucina. Il suo uso come alimento per la prima colazione è tipicamente italiano, ma in effetti lo yogurt può essere usato anche per altre pietanze gustose e sane.
Le ricette sono tante, dalla salsa greca Tatzichi alla salsa olandese, all'americana Holiday Fruit Drops. Uno dei modi più semplici per usare lo yogurt è quello di preparare un condimento per un'insalata mista. L'ho sperimentato proprio qualche giorno fa. Basta versare lo yogurt in una terrina e aggiungere il basilico spezzettato, lo scalogno tritato e i pomodori privati di buccia e semi tagliati a cubetti. Si aggiunge un po' di sale, si diluisce con un filo d'olio e si amalgama bene prima di condire l’insalata.
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giovedì 16 dicembre 2010

A Natale sarà gettato nella spazzatura 1,5 mld di euro di cibo


Un’indagine della Cia mette in evidenzia uno spreco di risorse e un danno rilevante per l’ambiente (una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di Co2). Frutta, verdura, pane, latticini e carne, i prodotti che più degli altri finiscono nei cassonetti dell’immondizia. Una dissipazione che proprio nelle feste di fine anno raggiunge il suo apice negativo (si getta il 5 per cento del totale).
Ogni anno si gettano nei rifiuti 25 milioni di tonnellate di alimenti consumabili. Una cifra che corrisponde alla metà delle importazioni alimentari dell'intera Africa. Circa 18 milioni di tonnellate vengono buttate da case private, negozi, ristoranti, hotel e aziende alimentari.
Il resto viene distrutto nel percorso tra le fattorie o i campi e i negozi. E questo ci costa circa 37 miliardi di euro (il 3 per cento del Pil), senza contare lo spreco di risorse e i danni all'ambiente. Un vero schiaffo alla miseria che durante i 15 giorni delle feste di fine d’anno toccherà il suo apice negativo: tra pranzi di Natale e cenoni di Capodanno, per finire con le tavole imbandite per l’Epifania, finiranno nella spazzatura più di 500 mila tonnellate di cibo, circa il 25 per cento della spesa totale alimentare per le festività. Andranno così in fumo 1,5 miliardi di euro. Quasi 80 euro a famiglia. Il tutto frutto di cattive abitudini che, nonostante la crisi economica, continuano, purtroppo, a sussistere. È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha compiuto un’indagine dalla quale si rileva che tra i prodotti più sprecati troviamo il pane, l'ortofrutta (circa il 40 per cento dello spreco), il latte e i formaggi, la carne.
Gli sprechi maggiori -sostiene la Cia- si avranno soprattutto a Natale (cene e pranzi del 24, 25 e 26 dicembre), quando le famiglie italiane getteranno nei cassonetti dell’immondizia una cifra pari a un miliardo di euro, più di 50 euro a famiglia. Tra Capodanno e l’Epifania nella spazzatura troveranno, invece, alloggio più di 165 mila tonnellate di cibo, per un valore, a nucleo familiare, poco meno di 30 euro. In pratica, circa un terzo delle portate preparate per allestire le tavole delle feste finisce nel bidone della spazzatura.
A questi dati -rimarca la Cia- vanno aggiunte le tonnellate di cibo che scade, che non raggiunge le nostre tavole, che viene gettato via da negozi, mense e ristoranti, che rimane nei campi senza neanche essere raccolto.
Dunque, nei giorni delle feste natalizie -evidenzia la Cia- le famiglie italiane gettano nell’immondizia circa il 5 per cento del totale degli sprechi alimentari di un anno. E in questo periodo nella classifica dei prodotti a finire nella spazzatura troviamo al primo posto latticini, uova, carni (39 per cento): a seguire pane (19 per cento), frutta e verdura (17 per cento), pasta (4 per cento della pasta). Percentuali che, al contrario, per dolci risultano assai ridotte (2-3 per cento). Per vini e spumanti lo spreco è quasi nullo.
La Cia ricorda che in un anno ogni famiglia butta 515 euro in alimenti che non consumerà, sprecando circa il 10 per cento della spesa mensile. Una cifra assurda che fotografa un fenomeno in espansione che neanche la difficile congiuntura è riuscita a frenare.
D’altra parte, oltre alla valenza etica ed economica, non bisogna tralasciare -afferma la Cia- l'impatto ambientale del fenomeno: basti pensare che una sola tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di Co2.
E in questo impegno dissipatorio siamo in buona compagnia. La “maglia nera” degli spreconi -come evidenziato recentemente dal prof. Andrea Segrè, presidente della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna- spetta agli Stati Uniti, che nel complesso buttano via il 40 per cento degli alimenti prodotti; in Svezia il 25 per cento, in Cina il 16 per cento. In Gran Bretagna si gettano nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo all'anno. Comunque, dal 1974 ad oggi nel mondo gli sprechi alimentari sono cresciuti del 50 per cento e, purtroppo, continua a crescere.
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mercoledì 15 dicembre 2010

Un milione di firme a Bruxelles contro gli ogm


Greenpeace e Avaaz hanno consegnato la prima "iniziativa dei cittadini" nelle mani del commissario alla Salute dell'Unione europea, John Dalli: si tratta di un milione di firme contro gli ogm. Gli attivisti hanno installato di fronte alla sede della Commissione un'enorme rappresentazione in 3D di un campo agricolo realizzata dall'artista di fama mondiale Kurt Wenner.
L' "iniziativa dei cittadini" è stata introdotta con il Trattato di Lisbona del dicembre 2009 e permette a un milione di europei, appartenenti a un significativo numero di Paesi, di chiedere all'Ue di modificare leggi comunitarie. Greenpeace e Avaaz hanno raccolto oltre un milione di firme per chiedere alla Commissione Ue di vietare gli OGM fino a quando verrà istituito un nuovo organo tecnico scientifico, più indipendente e competente dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che sia in grado di valutarne adeguatamente gli impatti. Questa richiesta fa eco alla posizione dei ministri europei dell'Ambiente che nel 2008 hanno chiesto all'unanimità di riformare l'Efsa."Gli europei vogliono alimenti sicuri e un'agricoltura sostenibile, senza OGM. Dopo la consegna di un milione di firme ci aspettiamo - sostiene Federica Ferrario, responsabile della campagna OGM di Greenpeace - che le istituzioni europee e italiane si occupino dei veri problemi legati agli OGM, invece di prendere le parti delle lobby delle biotecnologie".L'Associazione Italiana Agricoltura Biologica accoglie con estremo favore l'esito della raccolta firme che ha appoggiato in questi mesi. "La Commissione Europea - dice Andrea Ferrante, presidente Aiab - non deve tradire la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni Europee. La consegna di queste firme è un momento di straordinaria importanza per riaffermare ancora una volta la netta opposizione dei cittadine europei all'introduzione degli OGM e per dare ai cittadini stessi la possibilità reale di influenzare le decisione che si prendono a livello continentale".La petizione di Greenpeace e Avaaz è stata avviata lo scorso marzo in seguito all'approvazione, da parte della Commissione, della patata OGM resistente agli antibiotici, autorizzata nonostante rilevanti dubbi a livello scientifico e la forte opposizione pubblica contro gli OGM. Molti Paesi stanno citando la Commissione alla Corte europea di giustizia per questa autorizzazione. "In pochi mesi, quasi 60.000 cittadini italiani hanno sottoscritto la nostra petizione: sarebbe ora che anche il ministro Galan si mettesse dalla parte dei cittadini e degli agricoltori italiani. - aggiungeFerrario - Galan deve finirla con l'ostruzionismo verso le Regioni che stanno agendo a tutela della nostra agricoltura e della biodiversità e dichiarare ufficialmente l'Italia libera dagli OGM".
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martedì 14 dicembre 2010

Le lampadine a risparmio energetico sono pericolose


Le lampadine fluorescenti sono pericolose se si rompono: troppo mercurio. Gravi rischi per la salute, per bambini piccoli e donne incinte. Richiesta di rimborsi da parte del Centro Tutela Consumatori di Bolzano: il divieto per le lampadine tradizionali non sta in piedi
Non è la prima volta che cerchiamo di fare luce su questo argomento spinoso.
Diverse fonti ci dicono che le lampadine a risparmio energetico sono piene di difetti e ormai obsolete. Ma sarebbero addirittura pericolose: dai test effettuati dall'Autorità per l'ambiente della Germania è emerso che a seguito della rottura accidentale di queste lampadine di nuova generazione, i valori di mercurio superano le soglie ammesse di ben 20 volte, e ciò per una durata di 5 ore. Questo comporta gravi rischi per la salute, in particolare per i bambini piccoli e per le donne in gravidanza.
Per questo il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano chiede di abolire il divieto per le lampadine tradizionali vigente in tutta Europa. Secondo il CTCU produttori e rivenditori dovrebbero rimborsare i clienti della spesa effettuata per questi prodotti non sicuri. E poi, in base al consiglio degli esperti tedeschi, nelle stanze dei bambini, nelle scuole, negli asili o nei centri sportivi andrebbero usate solo lampadine a risparmio energetico, rese però infrangibili con un mantello di protezione o altre misure precauzionali, che impediscano una rottura della lampadina.
"Semplicemente non è accettabile che un prodotto sicuro venga vietato e sostituito da uno potenzialmente pericoloso - si legge in una nota del CTCU - La terza fase del divieto per le lampadine tradizionali è quella di maggior impatto per i consumatori, in quanto le lampadine da 60 watt sono quelle più usate nelle case. Nel caso in cui l'industria non riesca ad offrire lampade a risparmio energetico a prova di rottura e senza potenziale pericolo per i consumatori, è impensabile proseguire con il divieto per le lampadine tradizionali" cnclude Walther Andreaus, direttore del CTCU.
Nella nostra rivista ci siamo già occupati delle lampade a led, che rappresentano un'alternativa ben più lungimirante, anche se non senza qualche difetto. Anche in termine di risparmio energetico non hanno rivali.
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lunedì 13 dicembre 2010

Il pesce fritto nuoce alla salute


Il fritto annulla completamente gli effetti benefici degli Omega 3. Il consiglio degli esperti è variare il più possibile tipologia e provenienza del pesce, cuocerlo al forno o bollirlo.
Nello specifico degli effetti positivi contro il colesterolo dell'assunzione di pesce azzurro e quindi di acidi grassi come gli omega3. Dal punto di vista scientifico gli omega3 sono acidi grassi polinsaturi a lunga catena di carbonio derivanti dall'acido alfa linoleico, più concretamente essi sono in grado di entrare nella costituzione delle membrane cellulari diventando protagonisti di diverse azioni molto importanti tra le quali: l'azione antitrombotica, la riduzione dei trigliceridi, e soprattutto migliorano il ritmo cardiaco evitando in concreto l'insorgenza di aritmie cardiache.
“Noi consigliamo sempre di inserire il pesce, ed il pesce azzurro in particolare - afferma la professoressa Graziana Lupatelli dell'Università di Perugia - nella propria dieta alimentare. In generale si può affermare che tutte le specie di pesce azzurro sono consigliate: tra le più ricche di omega3 segnaliamo gli sgombri, le sardine, le aringhe.
In questi anni si è anche cercato di valutare il rischio/beneficio tra i contaminanti ambientali presenti nel pesce (mercurio e diossina i principali) e l'effetto positivo portato dalla presenza degli omega3. I risultati della FDA (Food and Drug Administration), hanno portato a consigliare, a scopo cautelativo, ad alcune categorie particolarmente sensibili, quali bambini in età pediatrica, donne in gravidanza ed in allattamento di evitare elevate assunzioni di alcuni pesci. In particolare: pesce spada, sgombro e spigola. Pesci caratteristici dei mari freddi, portati ad assorbire una quantità maggiore degli altri di inquinanti. Ma oggi, il nostro consiglio per tutti, come prevenzione cardiovascolare primaria, è quello di consumare pesce almeno due volte a settimana, e di variare il più possibile la tipologia e la provenienza del pesce scelto”.
Altro suggerimento è quello di non friggere il pesce. Indipendentemente dall'olio usato (oliva o semi) con questa modalità di cottura vengono annullati i benefici cardiovascolari della molecola omega 3.
Le migliori preparazione, secondo gli esperti sono o al forno o bollito. Per quanto riguarda le dosi di assunzione di omega3 secondo gli esperti:
Per un individuo sano in funzione di prevenzione cardiovascolare, i medici consigliano l'assunzione circa ½ grammo al giorno di omega-3, il che significa assumere pesce azzurro due volte a settimana. Per un individuo che ha già avuto eventi cardiovascolari, la quantità necessaria si alza ad 1 grammo al giorno, il che significa sempre assunzione due volte a settimana ma con l'aggiunta degli integratori farmacologici, sia come terapia che come prevenzione.
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domenica 12 dicembre 2010

Oltre 4mila tibetani cacciati dalle loro terre per la diga di Lhundrub

Il progetto idroelettrico sbarrerà tre fuimi della contea di Lhundrub. Migliaia di contadini privati della casa e dei campi da coltivare, non si sa come vivranno. Lo sviluppo economico del Tibet avviene senza alcun rispetto per i diritti dei tibetani.
Oltre 4mila residenti a Phodo, contea di Lhundrub poco sopra Lhasa, saranno cacciati da casa per realizzare un progetto idroelettrico nella zona. Lo sviluppo economico del Tibet continua ad avvenire a danno dei tibetani, che godono in minima parte dei vantaggi che vanno al resto della Cina.
Fonti locali hanno spiegato all’agenzia Radio Free Asia che “i cinesi stanno costruendo ponti e bloccando il corso del fiume”. “I cinesi hanno già costruito le case per i soldati cinesi che sono arrivati per costruire una diga”.
Vicino a Phodo scorrono i fiumi Radreng, Lhaching e Pachoe, si ritiene che la diga li riguarderà tutti. Il progetto riguarda almeno 6 villaggi, tra cui Phodo.
Alcune famiglie sono già state allontanate ed entro settembre 2011 saranno tutti trasferiti. Intanto, per meglio convincerli ad andare via, le autorità hanno avvertito i residenti “che non possono irrigare o coltivare le loro terre, né fare i raccolti”.
Le oltre 500 famiglie di Phodo non vogliono andarsene, perché oltre alla casa perderebbero le coltivazioni, unico mezzo di sostentamento, hanno paura di ricevere alloggi inadeguati e di restare senza lavoro. Per questo hanno chiesto di restare nella zona, ma hanno ricevuto un diniego e sono stati alloggiati in vari centri. Alcune famiglie sono state mandate nella capitale Lhasa, dove non c’è terra coltivabile: i contadini hanno dovuto vendere il bestiame.
“Ogni famiglia – aggiunge la fonte – dovrebbe ricevere 10mila yuan in compensazione, ma è stato loro ordinato di spenderli per costruire la nuova casa”.
La Cina dice che in Tibet combatte soltanto le forze scissioniste e ha portato sviluppo economico e ricchezza. Ma i tibetani rispondono che sono privati di diritti elementari, come la libertà di parola, ed è in atto un genocidio culturale che colpisce monaci, intellettuali, chiunque si riferisce al Dalai Lama, leader religioso e premio Nobel per la pace costretto all’esilio. Lo sviluppo economico è in mano a etnici han e favorisce soprattutto i cinesi emigrati nella zona, che hanno posizioni di comando.
Tra l’altro, questo sviluppo avviene senza rispetto per il fragile ecosistema del Tibet, con la realizzazione di dighe e altri grandi opere senza alcun precedente studio circa l’impatto ambientale.
Fonte tratta dal sito .

sabato 11 dicembre 2010

Le scie chimiche sono probabilmente correlate alla sindrome aerotossica


La sindrome aerotossica è oggetto di un numero crescente di articoli ed inchieste televisive inquietanti. Con l'espressione “sindrome aerotossica” viene designata una serie di danni neurologici derivanti dall'inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina nonché i passeggeri, producendo talvolta conseguenze gravi ed invalidanti. Di solito si attribuisce il problema ai vapori tossici di olio lubrificante che filtrano all’interno delle cabine dei velivoli, ma alcuni ricercatori sospettano che la sindrome sia dovuta, invece, ai composti chimici delle chemtrails.
Questi composti penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni passeggeri, visto che l'aria contaminata viene prelevata dall'esterno, solitamente, da uno o più motori. Bisogna, infatti, chiedersi il motivo per cui il problema è nato attorno alla fine degli anni '90 del XX secolo, proprio in concomitanza con l'avvio del "Progetto Teller". La reticenza degli organi preposti alla “tutela della salute”, la levata di scudi per opera delle compagnie aeree che minimizzano il problema, la scarsità di studi medici sul fenomeno inducono a sospettare che la sindrome in oggetto sia legata, in qualche modo, alle operazioni di avvelenamento della biosfera.
Il 27 aprile 2009 fu presentata un'interrogazione al Parlamento europeo, a firma di Caroline Lucas. La riportiamo.
“Studi condotti negli ultimi decenni hanno dimostrato che numerosi passeggeri di voli civili hanno iniziato ad ammalarsi, colpiti da una serie di sintomi a breve e a lungo termine come affaticamento cronico, disturbi del sonno, amnesie temporanee, crisi improvvise, dolori neuromuscolari, debolezza, disturbi alla respirazione (se gravi, senza un sistema di supporto vitale, potrebbero essere fatali), nonché problemi gastrointestinali, cardiovascolari, alla pelle e perdita di concentrazione. Si ritiene che la causa di questa situazione sia imputabile, principalmente, a organofosfati neurotossici che contaminano l'aria nelle cabine degli aerei per errori di progettazione del sistema di prese d'aria. Dal 1999 questa condizione è stata definita «sindrome aerotossica» e, secondo gli autori, la contaminazione degli aeromobili civili sta potenzialmente mettendo a rischio la salute e la sicurezza di migliaia di passeggeri e del personale quotidianamente in viaggio su linee aeree commerciali.
Benché la sindrome aerotossica ed i noti rischi per la salute umana associati a tale difetto di progettazione dei velivoli siano fenomeni sempre più conosciuti, sono stati compiuti pochi sforzi volti a esaminare a fondo il problema e ad affrontare seriamente la questione. Non è sufficientemente promossa la ricerca scientifica, fondamentale per ottenere elementi sulla sindrome aerotossica che consentano di verificare se le persone in volo siano soggette a un'esposizione tossica e, in caso affermativo, di far fronte con responsabilità alla questione. Di conseguenza, in aria, la salute e la sicurezza di migliaia di persone restano potenzialmente minacciate; a terra, pochissimi medici sono di fatto al corrente di questa sindrome (non si tratta di una malattia riconosciuta) e non esistono orientamenti nazionali per le procedure diagnostiche.
Nel 2006 l'Agenzia europea della sicurezza aerea ha reso noto di voler riesaminare e modificare entro il 2009 le specifiche di certificazione applicabili ai grandi aeromobili (CS-25). Può la Commissione fornire informazioni in merito a quali progressi sono stati compiuti a tale proposito, nonché quali ulteriori interventi intraprenderà al fine di affrontare i rischi alla salute associati all'aria contaminata nei velivoli, visto il crescente numero di prove a dimostrazione del problema?”
Un’altra interrogazione fu inoltrata il 22 settembre 2009 dall’olandese Frieda Brepoels. Si noti la risposta evasiva dell’onorevole Antonio Tajani.
“La sindrome aerotossica, nota anche come «lo scandalo dell’amianto del trasporto aereo», è oggetto di un numero crescente di studi e articoli inquietanti. Con il termine «sindrome aerotossica» viene designata una serie di problemi di salute derivanti dall’inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina e i passeggeri e produce talvolta conseguenze gravi quali l’incapacità lavorativa.
In questo contesto, l’interrogante chiede alla Commissione di rispondere ai seguenti quesiti: 1. Nella risposta all’interrogazione scritta P3005/09, il commissario Tajani fa riferimento alla direttiva 89/391/CEE(1) per quanto concerne la salute dei lavoratori durante il lavoro.
Può la Commissione indicare quali misure sono state adottate dai 27 Stati membri per informare il personale di cabina e proteggerlo dalla sindrome aerotossica? È evidente che la citata direttiva non offre garanzie per i passeggeri. È disposta la Commissione, di concerto con gli Stati membri, ad assumere iniziative finalizzate a tutelare i passeggeri dalla sindrome aerotossica? In caso affermativo, di quali iniziative si tratta e per quando sono previste? In caso negativo, per quale motivo?
2. Nella risposta all’interrogazione scritta P3005/09, il commissario Tajani fa riferimento al fatto che i diversi studi scientifici condotti su questo argomento non avrebbero fornito conclusioni definitive. Può la Commissione specificare a quali studi si riferisce il commissario Tajani?
3. Nella risposta all’interrogazione scritta P-3005/09, il commissario Tajani fa riferimento all’intenzione dell’AESA di pubblicare un invito a raccogliere informazioni sul tema. Può la Commissione riferire in merito agli sviluppi di tale iniziativa?”
Riteniamo che la sindrome potrebbe essere ascritta ad alcuni componenti tipici delle scie chimiche oltre che al triclesilfosfato. Infatti molti di questi caratteristici sintomi sono diagnosticati, nelle giornate contraddistinte da intensa attività di irrorazione chimico-biologica, anche tra le persone che non viaggiano in aereo. Consideriamo, infine, la sintomatologia descritta nell'interrogazione e quella collegabile all'esposizione ad altre sostanze neurotossiche presenti nelle chemtrails.
Come si può vedere dal prospetto sinottico, parecchi disturbi ed affezioni appaiono simili o identici. Sono soltanto coincidenze?
Fonte tratta dal sito .

venerdì 10 dicembre 2010

I LEGAMI DI ASSANGE CON LA RIVISTA ECONOMIST, CONTROLLATA DAI ROTSCHILD



Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange ha ricevuto un premio dalla rivista “Economist”, una pubblicazione finanziaria controllata dalla famiglia bancaria Rothschild, ed è anche intervenuto in un video dell’ “Economist”, suscitando domande sul conflitto di interessi. Assange ha predetto che un assalto agli sportelli potrebbe essere scatenata dalle fughe di informazioni bancarie ma non fa cenno al fatto che questo sfocerebbe nel derubare milioni di persone a causa del metodo di funzionamento del sistema bancario di riserva frazionaria, e a beneficiare le banche.È vero che un assalto false flag agli sportelli gonfiato dai media bancari e realizzato da un agente dei Rothschild verrebbe organizzato per derubare milioni e per mettere in pratica delle leggi di emergenza? Julian Assange, il fondatore di Wikileaks che intende diffondere documenti bancari che smonteranno “una o due” delle principali banche secondo Forbes, ha ricevuto un premio dall’Economist, una rivista di proprietà dell’Economist Group, metà del quale è posseduto dal Financial Times, consociata della Pearson PLC. Un gruppo di azionisti indipendenti, compresi molti membri dello staff e della famiglia bancaria inglese Rothschild.Kurt Nimmo scrive che l’Economist è di proprietà dei membri della famiglia Rothschild. È gestito dall’Economist Group, un noto fronte della CIA http://www.infowars.com/rothschild-and-cia-publications-attack-constitution-worshipers/ La blogger greca Vicky Chrysou ha scoperto che Assange ha vinto un Economist Censorship Index Award nel 2008.http://vickytoxotis.blogspot.com/2010/11/wikileaks-wikileaks.html Gli stretti legami di Assange con la pubblicazione finanziaria leader a livello mondiale, che ha regolarmente fornito informazioni errate sull’eurozona e sui bailout bancari, vengono sottolineate dal video di una recente intervista da lui tenuta con la rivista Economist.http://www.youtube.com/watch?v=E_HPLHIBTtA&feature=player_embedded Non solo Assange ha ricevuto premi dalle pubblicazioni finanziarie della famiglia bancaria Rothschild; ha anche ricevuto un premio da Amnesty International, che lavora a stretto contatto con l’ONU, a sua volta associato al FMI, la Banca Mondiale che beneficia politicamente e finanziariamente dei giganteschi debiti nazionali accollati dalle banche ai paesi con l’aiuto di politici servili. Le ultime Wikileaks di Assange sono state molto pubblicizzate dai media principali di tutto il mondo come grande discussione diplomatica e fattore destabilizzante, malgrado il fatto che si tratti in gran parte di futili pettegolezzi ed informazioni che sono in linea con gli obiettivi della rivista The Globalist.Se Assange fosse un vero attivista, non verrebbe seguito dai media principali, per non parlare dei titoli di ogni giorno su ogni ben conosciuta pubblicazione dei media mainstream. Il presunto nascondino tra Assange ed il governo degli Stati Uniti e anche l’Interpol viene recitato sul palco dei media mondiali quando è risaputo che il governo degli Stati Uniti e l’Interpol possono arrestare praticamente chiunque quando vogliono date le loro immense risorse. Anche l’Economist ed il Financial Times erano tra i media mainstream che hanno regolarmente gonfiato la pandemia dell’influenza suina ed il bisogno di vaccinazioni nello scorso aprile, mentre nascondevano le informazioni sull’incidente per cui la Baxter ha contaminato 72 chili di vaccino per l’influenza stagionale con il virus dell’aviaria nei suoi laboratori di biosicurezza di livello 3 – praticamente impedendo un incidente – e così ha quasi scatenato un’epidemia globale di influenza aviaria. Questo gruppo di media ha anche fornito costantemente delle informazioni errate sull’attuale crisi finanziaria e su come è stata architettata dalle banche per derubare le persone, usando il sistema bancario di riserva frazionaria. Il professore dell’Università di Economia di Vienna Franz Hormann ha recentemente spiegato come “le banche creano soldi dal nulla” in un modello di frode in un’intervista al Der Standard. Hormann ha inoltre affermato che l’attuale teoria economica è “propaganda politica”. Ma l’Economist Group ed il FMI declamano continuamente questa propaganda per il beneficio delle banche. Una corsa agli sportelli potrebbe sfociare in una perdita del denaro, dei risparmi, delle buste paga della gente, portando così alla rovina milioni di persone - ma questo è quello che Assange vuole, in quanto questo è ciò che succederà, dal momento che chiunque con delle nozioni base di economia sa. Il sistema bancario di riserva frazionaria significa che il denaro o il capitale delle persone messo in banca non ha bisogno di essere sul loro conto: il capitale può essere spalmato su tutte le attività bancarie, rinchiuso in obbligazioni ed azioni. I governi hanno garanzie veramente limitate per i depositi. Quindi se i banchieri possono architettare una corsa agli sportelli, sarà la gente normale ad essere derubata ancora una volta. Assange procede con la propaganda per cui le banche hanno dei capitali e non cifre di riserva frazionaria. C’è da aspettarsi che i media aziendali gonfino le fughe di dati bancari di Assange e pubblicizzino il disastro e così aiutino le banche a giustificare la chiusura dei battenti ed allo stesso tempo a rovinare milioni se non miliardi di persone in un crollo devastante come quello del 1931. I media hanno trasformato la lieve influenza suina in una pandemia e possono anche trasformare pochi prelievi in più in una corsa agli sportelli finché non ci diamo una mossa e chiediamo che i servizi finanziari esaminino tutti i prelievi. Dato che l’euro si sta sgretolando più velocemente del previsto, i bancari vogliono disperatamente istituire una qualche forma di legge di emergenza o di legge marziale ed una corsa agli sportelli false flag iniziata dal loro agente Assange e gonfiata dai media si adatterebbe perfettamente ai loro piani. Le sue azioni irresponsabili che potrebbero ridurre l’economia mondiale in una Pearl Harbour finanziaria — anche il 7 dicembre, la data fissata per un altro irresponsabile assalto agli sportelli — sono certamente quelle di un agente che lavora per le banche e che potrebbe addirittura essere agli ordini diretti dei Rothschild visto il suo stretto legame con l’Economist. Il suo compito è distruggere il sistema finanziario prima che l’eurozona si frammenti, permettendo potenzialmente ai paesi di ripristinare le loro valute e riacquistare la loro sovranità. Il suo gigantesco crimine finanziario è anche destinato a screditare i media alternativi ed i giornalisti investigativi e fornire così l’opportunità per chiudere i siti web e reindirizzare la gente ai media tradizionali. Inoltre, le accuse infamanti di stupro sono state progettate per screditare i giornalisti investigativi agli occhi del pubblico. Aiutate la diffusione di questa notizia: un assalto agli sportelli false flag pubblicizzato dai media viene pianificato da un agente dei Rothschild e porterà alla rapina di milioni di persone. Fate in modo che i regolatori finanziari e la polizia analizzino tutte le transizioni finanziarie e fermino le banche dal dichiararsi artificialmente fallite, derubando in tal modo i clienti.
Fonte tratta dal sito .

mercoledì 8 dicembre 2010

5 dicembre 2010. Beppe Grillo al presidio Clarea

martedì 7 dicembre 2010

La biodinamica cambia il volto del deserto egiziano


Nella situazione di avanzato degrado ambientale, economico e sociale che stiamo vivendo, le buone notizie, che pure ci sono, stentano a circolare. Così rischia di passare sotto silenzio l’interessante e riuscito esperimento dell’egiziano Ibrahim Abuleish, il cui progetto nel 2003 gli ha valso il Right Livelihood Award, noto anche come premio Nobel Alternativo. Merito di Abuleish è l’aver dato vita a Sekem, una comunità di più di 2000 persone nel cuore del deserto del Sahara.Sekem, nella cultura dell’Antico Egitto, era il nome attribuito alla forza vitale del sole, così determinante, nel bene e nel male, per le popolazioni di quei territori, e nell’idea originaria di questo allora giovane avventuriero dello spirito era proprio il deserto il luogo in cui avrebbe voluto edificare il suo progetto di comunità armonica di uomini, animali e vegetazione, comunità che ventisette anni dopo è divenuta realtà.
Il sogno di Ibrahim: il riscatto dell’Egitto
Il giovane Ibrahim era figlio di un industriale egiziano del Cairo. Sin da ragazzo manifestò l’interesse per compiere gli studi universitari in Europa e nonostante l’iniziale opposizione dei genitori riuscì a emigrare in Austria dove in pochi anni si costruì una carriera decisamente promettente come ricercatore scientifico nonché una famiglia amorevole. Durante il suo soggiorno in Austria Abuleish entrò in contatto con gli antroposofi e iniziò a scoprire il pensiero di Rudolf Steiner, leggendo le sue opere. Nel 1975, un viaggio culturale e di ritorno ai propri affetti nel suo paese d’origine lo destò brutalmente rispetto alla situazione tragica in cui versava il suo popolo. Le condizioni erano disastrose da vari punti di vista: assenza di istruzione, agricoltura devastata dal sovraconsumo di concimi chimici che andavano esaurendo la fertilità dei suoli, non corrispondenza tra sentire etico-religioso e azione nel quotidiano dell’élite dirigente, problemi di irrigazione dopo la costruzione della diga di Assuan, lotta nazionalista contro Israele che negava in effetti da ambo le parti l’appartenenza a una comune umanità ecc.Colpito profondamente da questa situazione, due anni dopo Abuleish prese la decisione di ritornare con la sua famiglia in Egitto dove intendeva costruire un’oasi verde e coltivata in pieno deserto che costituisse un fulgido esempio e uno sprone al riscatto dei singoli individui, della popolazione nel suo insieme e delle istituzioni politiche, economiche e sociali dell’Egitto.Le difficoltà che sono state affrontate e superate da questo pioniere dell’antroposofia in Africa e che si leggono nel libro di cui sopra sembrano davvero infinite e quasi impossibili da spianare per un essere umano. Eppure oggi Sekem è una realtà molto concreta, lussureggiante e che alimenta una vera comunità locale e internazionale al tempo stesso.
Dal deserto nasce l’oasi
Dopo l’acquisto di settanta ettari di deserto del demanio a circa 80 chilometri dalla capitale egiziana, il primo passo è stato la costruzione dei pozzi per l’acqua. La zona scelta da Abuleish era, se possibile, particolarmente desertica e gli ingegneri che lo assistettero nel sopralluogo gliela sconsigliarono fortemente. Ma egli la scelse appositamente per dimostrare che se fosse riuscito a insediare la vita in quell’angolo inospitale di territorio allora ciò sarebbe stato possibile in ogni luogo del suo paese. Paese che voleva veder rinascere a partire dalle classi più povere che vivevano in uno stato di abbrutimento.Nel suo percorso a ostacoli Abuleish ha dovuto lottare contro le diffidenze dei beduini e i loro costumi ancestrali. Ha dovuto far capire la complessa programmazione di un piano audace di rivitalizzazione dei suoli ai suoi interlocutori anche istituzionali con grandi difficoltà. (sconosciute ai burocrati egiziani), i mass media, Difficoltà ancora più grandi nella gestione dei rapporti con le banche locali, le squadre di operai edili, i permessi per questioni di vario tipo come il compostaggiogli sceicchi e gli imam che lo accusavano di essere antislamico e adoratore del sole (sulla base di propensioni e concetti antroposofici diffusi nella comunità).Nonostante tutti questi impedimenti e avversità la visione negli anni è andata realizzandosi e ciò grazie anche al contributo di numerosi scienziati e uomini di cultura provenienti da ogni parte del pianeta che a Sekem hanno dato il loro contributo.
Progettare il futuro
Oggi Sekem costituisce un esempio forse unico al mondo di unità tra economia, cultura e vita sociale, fondato sulla visione steineriana e un concetto di evoluzione olistica. In quest’oasi fiorita e sotto il cappello della “Comunità Sekem” le duemila persone residenti lavorano nell’ambito di sei imprese economiche che comprendono orticoltura, produzione di cotone, agricoltura, trasformazione di prodotti alimentari, industria tessile e produzione farmaceutica.Il tutto precisamente inserito in un percorso di produzione biologica e biodinamica. Col metodo biologico vengono anche coltivate erbe officinali che sono poi trasformate in fitopreparati. I profitti delle imprese sono in parte accantonati in un fondo pensione e in parte investiti nei settori dell’educazione e della cultura. A Sekem ci sono scuole materne ed elementari e una di formazione professionale che prepara operai specializzati. Vengono anche organizzati tirocini aziendali nelle diverse professioni e istituzioni socio-culturali per i collaboratori. Il principio che domina a Sekem nella selezione degli educatori è stato espresso chiaramente proprio da Abuleish: «Ho sempre considerato le doti intellettuali dei nuovi insegnanti meno importanti delle qualità del loro carattere, perché sono queste ultime a influenzare i bambini aiutandoli a diventare uomini» afferma in Sekem. Un’iniziativa biodinamica cambia il volto del deserto egiziano in cui racconta la sua testimonianza. E non è un particolare di poca rilevanza, ma un fattore di notevole divario tra la realtà di Sekem e le nostre scuole fondate sulla meritocrazia mnemonica e sul nozionismo.La vita culturale di questa comunità si è arricchita negli ultimi anni anche della costruzione di un grande teatro dove vengono vissuti dall’intera collettività spettacoli che vedono la partecipazione di tutti. Infine, da diversi anni, sono operativi l’Accademia Sekem per le arti e le scienze e un Centro medico che esplica anche una funzione e dei servizi sul territorio come le visite mediche alla popolazione e il suo monitoraggio o l’organizzazione di corsi di aggiornamento sanitario come quello alle ostetriche, sull’igiene, che riscuote molto successo e incide poi abbassando la morbosità e la mortalità dei parti in zona.
Un modello di comunità perfetta
Il fondamento dell’associazionismo presente a Sekem è quello della reciproca fiducia, ossia, come afferma Abuleish, è «un’economia basata sulla fratellanza» (p. 135).Un passaggio evolutivo senz’altro epocale se paragonato alle leggi selvagge ed egoiche del liberismo economico dominante. L’istituzione-modello Sekem si è infatti conquistata rispetto e ammirazione a livello internazionale. Scorrere il libro e vedere le foto a colori del deserto pietroso trasformato in giardino lussureggiante, con le abitazioni, la scuola, il teatro, i laboratori ecc. fa veramente riflettere. Idem se ci si ferma a considerare l’insolita commistione tra antroposofia e Islam che si sprigiona dai principi regolatori della comunità e della sua vita sociale ed economica. Forse l’uomo ha ancora possibilità di riuscita se si concentra su ciò che unisce anziché su ciò che divide. Ci sono principi universali e valori etici e morali che possono essere condivisi anche partendo dalla propria identità culturale e religiosa.E un altro messaggio esce forte e chiaro da questa esperienza: niente è impossibile per degli esseri umani determinati ed elevati sul piano ideale. Il desiderio di avventurainsito nell’uomo potrebbe forse avere buone possibilità di realizzazione e soddisfazione proprio nella progettazione e materializzazione di esperienze collettive finalizzate al benessere dell’umanità e del mondo. Iniziare un percorso di questo tipo può costituire una vera svolta nell’esistenza di molte persone e di intere società. E un nuovo cammino è sempre un’avventura emozionante e fondante. Come dice il poeta: «...in ogni inizio vive una magia che ci protegge e ci aiuta a vivere» (Hermann Hesse).
Fonte tratta dal sito .

domenica 5 dicembre 2010

Rase al suolo le foreste in Malesia. Il fiume Rajang ricoperto da detriti di legno


Foreste distrutte, un grande fiume letteralmente soffocato da una valanga di detriti di legno.
Il Rajang – il fiume principale del Borneo – è letteralmente coperto di detriti di legno per una lunghezza di 30 miglia (circa 48 chilometri) in seguito alle forti piogge.
Il ministro dell’Ambiente l’ha definita una catastrofe naturale di gigantesche proporzioni. Ma si tratta davvero di una catastrofe naturale? Il Sarawak ospita la ultime foreste della Malesia e viene il sospetto che dietro una deforestazione tanto estesa e incontrollata vi sia una operazione di talgio illegale su vasta scala.
Secondo il ministro dell’Ambiente della Malaysia, i detriti di legno finiti nel fiume si sono accumulati in 40 anni, e sono scivolati giù in seguito alle frane provocate dalle forti piogge.
La valanga di legname ha distrutto ponti e ormeggi per le imbarcazioni. Fermi i servizi di trasporto lungo il fiume, vitali per i rifornimenti di merci nella zona.
Fonte tratta dal sito .

sabato 4 dicembre 2010

YUNUS, IL BANCHIERE DEI POVERI CHE SI INTASCA I SOLDI DEI POVERI


Ci sono notizie che non vorresti mai leggerle. Figuriamoci scriverle. E quando arrivi all’ultima riga ti aggrappi alla speranza che sia tutto falso e che i giornalisti abbiano sbagliato clamorosamente. Vuoi continuare a credere a un uomo che è stato capace di unire anziché dividere, di offrire una chance di riscatto a chi non ha mai visto la luce nella sua vita, in nome di un altruismo autentico, senza connotazioni politiche; né di destra, né di sinistra, semplicemente migliore.Ma la fonte è autorevole - la tv nazionale norvegese - e l’autore del servizio un giornalista danese pluripremiato, che ha indagato per mesi come fanno i reporter di razza, raccogliendo documenti, interviste, incrociando dati e cercando riscontri. L’accusa è grave e circostanziata: il bengalese Muahmmad Yunus, vincitore del Premio Nobel per la Pace e inventore del sistema del microcredito, avrebbe sottratto 74,5 milioni di euro alla Grameen Bank. Come un politicante qualsiasi, come un tangentaro. Con l’aggravante che quei soldi non sono stati dirottati dalle casse di un Paese ricco, ma in Bangladesh, da quelle della banca da lui stesso fondata e la cui missione é quella di dare una chance di riscatto ai più poveri tra i più poveri.Tom Heinemann, questo il nome del giornalista, dimostra come nel 1996 Yunus abbia girato sette miliardi di taka bengalesi (circa 74,5 milioni di euro) alla Grameen Kalyan, una società di sua proprietà, che opera nel campo dell’assistenza sanitaria. La somma era stata donata dal governo norvegese - e in misura minore da quelli di Svezia, Olanda e Germania - per finanziare microimprenditori. Proprio seguendo le tracce di queste donazioni, l’inviato danese ha potuto scoprire quello che appare come un prelievo ingiustificato. «Per sei mesi ho chiesto di poter parlare con Yunus, il quale però si é sempre negato», ha dichiarato il giornalista. Il banchiere dei poveri preferito il silenzio, verosimilmente nella speranza che il reporter si stancasse, che non trovando riscontri potesse lasciar cadere la sua inchiesta. Invece i riscontri c’erano. E da tempo. Il governo norvegese, che, contrariamente ad altri verifica sempre come vengono impiegati i fondi donati all’estero, si accorse subito che quei milioni erano stati dirottati. Iniziò a tempestarlo di lettere, pretendendo un chiarimento. Yunus disse che dovevano essere accantonati per pagare imposte future. Spiegazione plausibile, ma non esauriente. Perché non lasciarli semplicemente in banca?Domanda, a cui Yunus fu incapace di dare una risposta pertinente, fino al primo aprile 1998 quando si giocò il tutto per tutto: «Se la gente, fuori e dentro il paese, ostile ai progetti della Grameen Bank si impossessasse della lettera, ci sarebbero stati gravissimi problemi in Bangladesh», scrisse al presidente del Norad, l’ente norvegese per l’Aiuto allo sviluppo; il quale temendo il peggio decise di tenere la bocca chiusa, d’intesa con l’ambasciata di Oslo a Dacca e dello stesso governo del Bangladesh. Qualche mese dopo Yunus fece ricomparire 21 dei 74 milioni di euro, versandoli nelle casse della banca, ma non i rimanenti 53 che, a quanto pare, a distanza di anni, furono trasformati in un prestito della Grameen Kalyan alla Grameen Bank, con modalità ancora una volta anomale. Per quale ragione una società attiva nel volontariato medico dovrebbe prestare una cifra così ingente a una banca? E a quale tasso?Da tempo alcuni economisti sostengono, in perfetta solitudine, che i tassi reali applicati dal banchiere altruista non siano affatto di favore. L’inchiesta della tv norvegese sembra avvalorare i dubbi sull’effettiva utilità del microcredito. Heinemann non si è accontentato dei dati ufficiali, ma é andato a verificare di persona. «A Jobra abbiamo incontrato la figlia della prima che ottenne un microcredito, Sufiya Begun. Siamo poi stati nell’Hillary Village, dove la ex first lady americana dichiarò appoggio a Yunus e alla sua Banca. E abbiamo visto solo povera gente che dal microcredito non ha guadagnato nulla, se non altri debiti». Un grande inganno, sotto gli occhi del mondo. Forse. Speriamo di no.
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venerdì 3 dicembre 2010

Amazzonia venduta alle compagnie del legno

Il Brasile ha annunciato la messa all'asta ampi blocchi di foresta amazzonica, che saranno dati in gestione a imprese private e cooperative, allo scopo di ridurre il taglio illegale. Dopo anni di scontri legali e di opposizione politica, il governo riscopre le concessioni forestali e cederà ai privati le foreste nazionali.
“Il futuro dell'Amazzonia, la lotta alla deforestazione e al cambiamento climatico, si devono basare sulla gestione forestale, non vedo altra soluzione”, ha dichiarato alla Reuter Antonio Carlos Hummel, a capo del servizio forestale del Brasile.
Secondo il governo, le concessioni contribuiscono a a stabilire un maggiore controllo statale nella regione amazzonica spesso senza legge, dove i latifondisti e gli speculatori si impossessano illegalmente di terreni pubblici. E così, entro la fine dell'anno, il governo concederà a imprese forestali e compagnie del legno quasi 1 milione di ettari in concessione. Nel giro di 4 o 5 anni, quasi 11 milioni di ettari, le dimensioni di un terzo dell'Italia. Le concessioni esistenti si estendono ora su appena 150.000 ettari.
Secondo il governo brasiliano, a differenza del taglio illegale e della pratica del “slash and burn” (taglia e brucia) che ha già distrutto quasi il 20 per cento della principale foresta pluviale del pianeta, il taglio selettivo consentirebbe alla foresta di rigenerarsi naturalmente. Ma uno studio del Carnegie Institute di Washington avverte che anche il taglio selettivo può causare seri danni alla biodiversità. Combinando l'osservazione sul campo allo studio delle immagini satellitari ad alta risoluzione il Carnegie Institution, ha determinato che i convenzionali metodi di analisi sottostimano del 50% circa del danno causato dal prelievo legnoso.
Inoltre, il taglio selettivo provoca un ulteriore 25% di emissioni di gas serra nell'atmosfera. “L'impatto globale del taglio selettivo sulla biodiverstà è meno drammatico rispetto alla perdita causata dal taglio a raso, ma può comunque alterare in profondità l'habitat forestale” ha spiegato Greg Asner, del Carnegie Institute di Washington. Un altro studio, pubblicato dalla rivista Science in nell'ottobre 2005 mostra che il taglio selettivo di due o tre specie di albero comporta un danno collaterale che può andare dal 60% al 123% della deforestazione fino ad oggi calcolata. All'attuale tasso di deforestazione, le foreste tropicali rischiano di scomparire nel giro di 20 anni.
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giovedì 2 dicembre 2010

Il misterioso boato di Kokomo


Kokomo è una cittadina dell'Indiana (Midwest degli Stati Uniti d'America) dove il 16 aprile 2008 fu udita una fragorosa esplosione che generò una fortissima onda d'urto: i vetri delle finestre e gli infissi degli edifici tremarono nel raggio di 30 kilometri. La stessa notte molti abitanti di Kokomo e delle contee limitrofe videro una sfera arancione (altri testimoni descrissero una fila di luci fluttuanti all'orizzonte). A causa del boato, i centralini della Polizia e dei Vigili del fuoco furono subissati di telefonate per opera di cittadini spaventati. Almeno quaranta unità di soccorso furono allertate ed inviate sul luogo dove qualche testimone, come Mike Blake, aveva scorto precipitare un velivolo, ma le unità non reperirono rottami di nessun tipo né altre tracce di uno schianto.Poiché presso Kokomo è ubicata la base aerea militare di Grissom, le autorità, pensando ad un bang prodotto da un velivolo in grado di superare la barriera del suono, interpellarono i responsabili della struttura: essi risposero che alle 22 e 15 tutti i jet erano a terra. In seguito, però, i militari e la Guardia nazionale cambiarono versione, chiarendo, con un dispaccio, che il boato era stato prodotto da un F-16. Fu dichiarato che i bagliori erano in realtà dei flares sganciati dall'F-16, flares usati per confondere i missili a ricerca di calore. Nei giorni successivi ai misteriosi eventi, il quotidiano “Indianapolis Star” pubblicò un articolo in cui si prendeva in considerazione l'ipotesi secondo la quale il fragore e le luci erano riconducibili ad una pioggia di meteoriti.L'inchiesta sul caso, condotta da Glenn Means del M.U.F.O.N., consentì di scartare via via le spiegazioni che erano state fornite per giustificare sia i bagliori sia il formidabile bang. Non furono trovati rottami di aereo; non furono individuati crateri di impatto scavati dagli aeroliti; il rumore assordante non poteva essere stato determinato da un velivolo che aveva infranto il muro del suono, giacché i velivoli che producono bang ultrasonici devono incrociare a non meno di 30.000 piedi: a terra il bang prodotto a quell'altitudine è percepito come uno schiocco.I ricercatori Acwort, Birnes ed Uskert hanno impiegato un cannone ad hoc per tentare di riprodurre l'intensità della detonazione udita dai cittadini di Kokomo, ma quasi tutti i testimoni hanno affermato che la deflagrazione del 16 aprile 2008 era stata molto più assordante rispetto a quella generata dall’apparecchiatura.Alcuni investigatori hanno correlato il caso di Kokomo all’avvistamento, avvenuto il 16 gennaio 2008 a Denver (Indiana), a 45 km a nord di Kokomo, di una “torre volante”. L’ordigno, costellato di luci, fu notato dal ventiduenne Robbie Becks. L’oggetto, immortalato dal giovane in un video della durata di quattro minuti e realizzato con un cellulare, era diretto verso Kokomo.Resta una congettura che non è stata presa in considerazione dai vari ricercatori ed è la seguente: il rimbombo di Kokomo potrebbe essere ascritto ad un esperimento militare in atmosfera, implicante tecnologie segrete e manipolazioni della materia-energia. E’ naturale che si tratta solo di una supposizione, ma il fenomeno dei rumori tonitruanti non attribuibili a cause note è sempre più frequente e le interpretazioni tradizionali (brillamento di mine, bang ultrasonici, colisioni in volo…) si rivelano sempre meno adeguate.
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mercoledì 1 dicembre 2010

Le proprietà dei semi di pompelmo


A chi non è mai capitato di avere disturbi intestinali di vario genere? Le enterocoliti, le infiammazioni di diverticoli o il diffusissimo colon irritabile sono solo alcuni dei problemi più ricorrenti, in particolare essi emergono in quelle condizioni di stress che la frenetica vita moderna ci porta a condurre. Solitamente si agisce in questi casi con fermenti lattici o, dove occorre, con antibiotici specifici per curare tali patologie come la rifamixina.E' però disponibile anche una soluzione assolutamente naturale che da tempo ho provato e che è molto reclamizzata nella letteratura erboristica: i semi di pompelmo. Certamente non sono consumabili così come sono (dato anche l'orrido gusto) ma sono polverizzati e inseriti in capsule oppure glicerinati e confezionati in gocce (personalmente preferisco questi ultimi) assieme ad un edulcorante che ne rende gradevole il sapore. Questi semi presentano la proprietà di essere non solo un ottimo antibiotico naturale ma soprattutto un eccellente antifungino. Contengono bioflavonoidi, naringina, esperidina, diidrocanferolo e il potentissimo antiossidante quercetina. L'estratto viene prelevato sia dai semi che dalla polpa disidratata. Il preparato esercita una potente azione inibente vero i batteri, funghi, parassiti e alcuni virus, mantenendo una tossicità minima ai prodotti farmaceutici di sintesi chimica. I risultati delle ricerche indicano che l'estratto dei semi di pompelmo agisce su 800 ceppi di batteri fra i quali: salmonella, e.-coli, vibrio cholerae, staph, strep, lysteria, shigella e clamydia. virus, su circa 100 ceppi di funghi e molti parassiti monocellulari. Dagli studi effettuati risulta che l' estratto dei semi di pompelmo esercita attivita' antimicrobica a una concentrazione di 1 a 1000. Dei ricercatori nel 1990 provarono la loro attivita' su 773 ceppi batterici e 93 ceppi di funghi e fece un confronto con 30 antibiotici e 18 antimicotici. Il risultato fu che l'azione dei semi era molto simile a quella delle sostanze di sintesi chimica.
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