sabato 5 marzo 2011

1848 - 2011: LA RIVOLTA DELLA FAME


“La carenza di alimenti si fece sentire già in primavera. Il prezzo del grano aumentò in tutti i paesi: in Francia, il prezzo per un ettolitro passò da 17,15 a 39,75 franchi, fino a 43 franchi a fine anno… La crisi di sussistenza generò presto disordini popolari…”.In questo modo veniva descritta la situazione agricola europea tra il 1847 e il 1848 dallo storiografo Charles Pouthas. Qualche settimana dopo, la situazione in Europa diventava cosi incandescente da affondare l’ordine assolutista sancito dal Congresso di Vienna. Dall’Italia soffiava il vento della rivolta che arrivò in Francia, poi a Vienna e a tutto l’impero austro-ungarico; e presto si fece sentire in Germania ed in Svizzera. Tra febbraio e marzo 1848, la monarchia francese cadde con l’abdicazione di Luigi Filippo, Metternich perse il suo potere a Vienna e la Germania provlamò a Francoforte la creazione del primo parlamento.Se gli eventi in corso non avranno risvolti inaspettati, la “primavera dei popoli” ricorda “l’inverno arabo” che stiamo vivendo oggi, con la stessa diffusione dello spirito rivoluzionario dalla Tunisia all’Egitto, fino allo Yemen o alla Giordania. Di sicuro nel 1848 non c’era Internet né Facebook, pero questo non frenava la circolazione rapida delle informazioni: la notizia della caduta di Luigi Filippo provocò la capita lozione di Metternich, cosi come quella di Ben Ali fa tremare Mubarak; in entrambi i casi, ad ogni modo, la risi agricola e l’impressionate aumento dei prezzi sono alla base dei tumulti.L’Europa continentale nel 1849 non era autosufficiente per quanto riguarda la produzione di beni agricoli. Per alimentare le città bisognava importare grano dall’America e dalla Russia, e l’unica arma in mano ai governi era quella dei dazi doganali, che aumentavano ulteriormente i prezzi per i consumatori. Le cause della scintilla che infiammò l’Europa alla fine del 1847 sono senza dubbio legate proprio all’agricoltura.La situazione del mondo arabo nel 2011 si può paragonare a quella dell’Europa del 1847. La zona che va dal Marocco al golfo arabo-persiano è una delle principali regioni importatrici del mondo di cereali (10 milioni di tonnellate l’Egitto, 5 milioni l’Algeria e l’Iran, 3 il Marocco e l’Irak; 7 milioni di tonnellate d’orzo l’Arabia Saudita, ecc…), di zucchero, d’olio, di pollame e di carne bovina. La maggior parte di questi stati, ad eccezione del Marocco, hanno abbandonato ogni tipo di politica agricola e la loro economia dipende dalle importazioni per rifornire le loro città. Con un po’ di petrolio si può, naturalmente, comprare grano, olio e zucchero. Pero l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli mondiali del secondo semestre del 2010 ha provocato tensioni tra i consumatori. Non ci sono state vere e proprie “sommosse della fame” , ma semplici manifestazioni contro il carovita.Come nel 1848 il malcontento sociale e politico ha fatto il resto. Naturalmente, la situazione varia a seconda delle possibilità che il paese ha di pagare o meno le importazioni con i ricavi derivanti dal petrolio: i due stati più deboli, Tunisia ed Egitto, non possiedono petrolio, mentre in Algeria, a Tripoli, a Riad o nel Golfo, i governi fanno di tutto per dare il pane quotidiano alle masse urbane. E’ una tattica poco lungimirante, ma da sempre viene utilizzata dalle monarchie che invecchiano.Nel 1848, lo Zar salvava l’impero austriaco, la Prussia aveva prevalso sulla Germania, e Luigi Napoleone stava già cominciando a indebolire la Repubblica. Auguriamo a questo inverno arabo un finale migliore, ma non scordiamoci dell’importanza della crisi agricola, che scuote il mondo dopo 160 anni.Philippe Chalmin, professore dell’Università Paris-Dauphine, è uno dei massimi esperti mondiali in materie prime alimentarie. Coordina la pubblicazione annuale del rapporto Cyclope (Cicli e orientamenti di prodotti e scambi) sui mercati mondiali. E’ fondatore e coordinatore dal 2000 del Club Ulysse, uno dei principali forum di economisti francesi.
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