venerdì 19 agosto 2011

Bilderberg 2011: l'Europa va eliminata



Nel mese di giugno 2010 questa testata pubblicata l'articolo: «Bilderberg 2010: obiettivo povertà mondiale e bloccare il risveglio». Un articolo molto chiaro sulle vere future intenzioni dei pochi che pilotano questo povero pianeta. Lo scorso mese di giugno abbiamo pubblicato l'articolo: «Bilderberg 2011: obiettivi, prezzi petroliferi alle stelle e crisi globale», che conferma in maniera enequivocabile l'altro articolo del 2010. Recentemente il prestigioso quotidiano wallstreetitalia.com pubblica questo articolo. Buona lettura...
Uno degli argomenti principali trattati nell'ultima riunione della società quasi segreta dei potenti di Bilderberg, una delle più ambiziose élite del mondo (vogliono il controllo globale), pare sia stata “la liquidazione dell'Europa”.
Ecco come sono andate le cose, punto per punto, sulle Alpi Svizzere il 9-12 giugno 2011, secondo i racconti di diversi analisti, il cui contenuto va letto e interpretato con il dovuto distacco e senso critico. WSI ne aveva già offerto un primo resoconto due mesi fa.
A Saint Moritz non si è parlato solo del disastro di Fukushima e delle rivolte della primavera araba, ma anche della chiusura degli impianti nucleari in Germania, dei presunti problemi legati alle attività su Internet e (come reso noto dal direttore generale della Deutsche Bank J. Akkerman, tra i membri fissi della lobby che punta a instaurare un nuovo ordine mondiale) del “prolungamento artificioso” della crisi allo scopo di indebolire le economie nazionali.
Una delle colpe maggiori del continente è avere 400 milioni di persone che vivono con standard di vita troppo alti e costosi per lo stato (vedi sistema di sussistenza e servizi sociali). Per annullare tali privilegi, l'idea è scatenare “un caos gestito” che sarebbe “utile non solo per screditare i politici, ma l'istituzione della statualità come tale”, che la plutocrazia considera il suo nemico principale.
Non si potrà arrivare a un nuovo sistema di governance, senza prima provocare la demolizione della fortezza Europa. Per farlo vanno colpiti i settori finanziario, politico e sociale.
Gli obiettivi principali per scardinare i tre pilastri sono:
1) minare le economie nazionali
2) provocare la rottura dell'Unione Europea
3) scatenare un “caos gestito” esportando le rivoluzioni, i flussi migratori di rifugiati musulmani e la dipendenza da sostanze stupafecenti.
Per raggiungere il primo obiettivo, il piano ambizioso si propone non solo di minare la credibilità dell'euro, ma provocare anche un default del debito di paesi che non fanno parte dell'area della moneta unica. Un default che sarebbe la conseguenza di una crisi finanziaria iniziata quattro anni fa e che riguarda tutti i membri della piramide mondiale, compresa la Federal Reserve.
Il collasso del sistema della banca centrale americana finirà per pesare sulle spalle della popolazione statunitense e sarà l'inevitabile e logica fine dei 40 anni di dominio dei soliti noti delle forze mondiali, che è stato redditizio per gli organizzatori del sistema e penalizzante per tutti gli altri.
Grecia e Piigs sono diventati i capri espiatori solo perché non sono riusciti a resistere alle pressioni esercitate dal “casino globale” e hanno perso sempre più fonti di risorsa interne. Dalla riunione di due mesi fa è emerso inoltre che la solidarietà politica della Ue non assicura per forza l'integrità della stessa unione.
È una situazione in cui tutti preferiscono morire soli. All'inizio della crisi greca si parlava di “effetto domino” e della catastrofe che avrebbe rappresentato l'uscita di Atene dall'Ue. Ma a fine giugno ormai il crack di un solo paese era diventato un'opzione a breve termine presa in considerazione come la pillola meno dolorosa da ingerire. Al contempo sono aumentate le richiedeste di espulsione di tutti i paesi insolventi dalla confederazione europea.
Per quanto riguarda l'attacco all'economia, porterà da un lato alla disintegrazione dell'Unione Europea e alla riduzione dei finanziamenti per i programmi di assistenza e servizi sociali con il conseguente inevitabile ampliamento del gap tra ricchi e poveri, dall'altro creerà la prima ondata di caos, i cui primi sintomi già si possono notare a questo stato delle cose.
Clicca qui per visionare la lista ufficiosa dei partecipanti, divisa per paese, dell'ultimo Meeting svoltosi a St. Moritz.

Fonte tratta dal sito .

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