giovedì 4 agosto 2011

L’ITALIA NELL’OCCHIO DEL CICLONE MENTRE I SOLDI STANNO FINENDO



I timori di una crisi di ritorno su entrambi i lati dell’Atlantico hanno provocato caos ulteriore nel mercato delle obbligazioni dell’Europa occidentale, frenando le speranze che gli accordi realizzati nella riunione di fine luglio riescano a contenere la spirale della crisi.
Gli interessi sul debito a 10 anni dell’Italia hanno oltrepassato il 6 per cento in una baruffa di scambi e hanno registrato il massimo spread dall’entrata in vigore dell’UEM sulle obbligazioni tedesche, smorzando sul nascere il breve sollievo seguito all’accorso sul debito di Washington. Gli interessi della Spagna ancora una volta si sono avvicinati al 6,2 per cento. "I mercati sanno che la struttura per i salvataggi dell’UE (EFSF) non sarà in grado di acquistare le obbligazioni italiane e spagnole sul mercato secondario per altri tre o quattro mesi perché l’accordo dovrà essere ratificato dai parlamenti nazionali", ha detto David Owen di Jefferies Fixed Income.
L’accordo raggiunto non ha incrementato le possibilità dell’EFSF oltre i 440 miliardi di euro, lasciando il dubbio su come i dirigenti dell’UE riescano ad affrontare la situazione, mentre il contagio ingolfa i più grandi attori dell’eurozona. Il fondo ha solamente 275 miliardi di euro dopo gli impegni con Grecia, Irlanda e Portogallo. Gli analisti della City ipotizzano che ci sia bisogno di 2 triliardi di euro e di un più chiaro supporto della Germania per fermare il panico.
Owen ha detto che "più a lungo continuerà la paralisi, tanti più investitori temeranno uno scenario di frattura dove i paesi “centrali” si ritireranno e lasceranno l’euro agli altri.”
JP Morgan ha avvisato i propri clienti che l’Italia ha un lieve margine di sicurezza e che rischia di non avere denaro per coprire le spese già a settembre. Il gruppo per i titoli a reddito fisso composto da Pavan Wadhwa e Gianluca Salford ha riferito: "L’Italia e la Spagna finiranno i soldi rispettivamente a settembre e a febbraio, se non riusciranno a ottenere il finanziamento sui mercati". Le preoccupazioni sul livello di somme a disposizione dell’Italia rischia di portare a una "spirale negativa che si contorce su sé stessa".
Anche se l’Italia ha poco debito privato e ha evitato gran parte della bolla immobiliare, soffre comunque di una stagnazione economica e una forte perdita di competitività. La stretta monetaria della Banca Centrale Europea ha complicato il problema, provocando un collasso di tutte le iniziative fondamentali a supporto dell’emissione di moneta da parte dell’Italia.
L’avvertimento è giunto quando i dati della produzione PMI dell’eurozona per luglio ha raggiunto il minimo da 21 mesi, un chiaro segno di rallentamento che ha coinvolto anche Germania, Austria e Paesi Bassi.
"Fa un certo effetto leggere questi dati", ha detto Howard Archer di IHS Global Insight. "Tutto questo indica una forte perdita di forza nelle economie prima in salute della parte settentrionale dell’eurozona, insieme ai problemi sempre più gravi della periferia meridionale che fa fatica."
JP Morgan ha detto che l’Italia aveva 44 miliardi di euro di liquidità per le operazioni del governo alla fine di maggio. Non è riuscita a seguire i buoni livelli raggiunti da altri nelle aste per i titoli quando le cose andavano bene.
La Spagna è ben finanziata fino al prossimo anno, ma il suo destino può essere collegato a quello che succede in Italia. "Crediamo che il destino dei due paesi sia collegato. È molto difficile immagine che solo uno dei due perda accesso al mercato", dice il report.
Martin van Vliet di ING ha detto che i costi per i prestiti della Spagna sono circa 80 punti base sotto al livello che "causerebbe un adeguamento dei requisiti di margine alle camere di compensazione centrali", creando così il rischio per quelle banche spagnole che si affidano sui 100 miliardi di euro di finanziamenti con i repo dall’estero.
Le borse di Milano e Madrid hanno passato un brutto lunedì, e la peggio è andata alle azioni delle banche. Intesa Sanpaolo è calata del 7 per cento e ora è quasi sotto il 40 per cento rispetto a marzo. Unicredit e Fiat sono state sospese per un breve periodo.
L’indice della produzione per la Spagna è calato di nuovo sotto la linea di contrazione del 45,7. "Ci sono forti possibilità che l’economia sia di nuovo entrata in recessione”, ha detto Luigi Speranza di BNP Paribas.
Il Fondo Monetario Internazionale ha detto la scorsa settimana che la Spagna "non è fuori dalla zona di pericolo" e che deve intraprendere misure urgenti per prevenire il contagio: "Le prospettive sono difficili e i rischi elevati. Questi pendono verso una discesa e sono potenzialmente severi. Molte delle debolezze strutturali e degli squilibri accumulati nel corso dell’espansione devono essere ancora risolti."
Le esportazioni della Spagna stanno tenendo bene e il passivo di bilancio è stato dimezzato. Comunque, il Fondo ha avvertito che il profilo del debito spagnolo è sensibile agli "shock di crescita" e al rialzo dei tassi di interesse. Ogni aumento di 40 punti base nei costi per il finanziamento innalzerebbe il debito pubblico della Spagna di un ulteriore 14 per cento del PIL nei prossimi cinque anni, e un’erosione della crescita dello 0,6 per cento ne aggiungerebbe ancora un 7 per cento.
I critici hanno avvertito che le misure di austerità potrebbero tagliare la crescita e cortocircuitare un qualsiasi miglioramento nei conti pubblici, ripetendo quanto asserito nei dibattiti sulla Gran Bretagna e su altri paesi.

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