mercoledì 21 dicembre 2011

Alla vigilia della terza guerra mondiale arriva un appello internazionale

Temo che sarà un fait accompli…. Accadrà un mattino: ci sveglieremo e l’attacco sarà stato condotto”.
Così ha dichiarato recentemente all’agenzia stampa EIR il Gen. Joseph Hoar, ex comandante in Capo del Comando Centrale statunitense, a proposito del pericolo di un attacco militare contro l’Iran. Pochi giorni dopo Nikolai Makarov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, ha ammonito che la Russia potrebbe essere trascinata in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe degenerare in una guerra nucleare su vasta scala. Inoltre alcuni ufficiali dell’esercito americano hanno messo in guardia dalle “conseguenze incalcolabili” che avrebbe un attacco all’Iran, così come l’hanno fatto numerosi specialisti del Medio Oriente che temono la terza guerra mondiale.
Quando una minaccia è così terribile, così inimmaginabile da superare la normale comprensione umana, la psiche umana tende a rimuovere tale realtà, per autodifesa. E l’idea che si arrivi ad una terza guerra mondiale in cui vengono utilizzate armi di distruzione di massa fa certamente paura. Con la guerra contro la Libia, e ora le minacce contro Siria ed Iran, molti comprendono che si prospetta qualcosa di terribile. Sperimentano un effetto déja vu, avendo sentito la stessa propaganda durante i preparativi per la guerra in Iraq, e ammettono di non voler guardare o ascoltare le notizie al telegiornale, perché si tratta solo di preparativi per delle vere e proprie ostilità.
Ma è meglio per noi pensare l’impensabile, giacché soltanto se gli individui e i governi saranno capaci di immaginare, nei dettagli, le conseguenze di una guerra globale che includa l’uso di armi ABC (atomiche, battereologiche e chimiche), saremo in grado di effettuare il cambiamento di rotta per evitare il pericolo di guerra, cinque minuti prima della mezzanotte. È un fatto che esistono forze che credono che la riduzione della popolazione causata da tale guerra, fino a uno o due miliardi di persone, sia un risultato auspicabile. Ma che vita sarebbe per coloro che sopravvivono? E anche se qualcuno di noi sopravvivesse, sarebbe forse un motivo di gioia? O non dovremmo maledire quel giorno e sperare di essere tra coloro che hanno perso la vita?
Lo scopo di questo appello è di risvegliare l’opinione pubblica e sollecitare coloro che hanno una posizione influente, affinché facciano tutto il possibile per evitare questa guerra. Facciamo appello ai governi affinché emulino il ministro degli Esteri danese Villy Sosndal, e dichiarino pubblicamente che il loro paese non parteciperà, in nessuna circostanza, ad una guerra contro Siria ed Iran. In secondo luogo, andrà eliminata l’intera dinamica che porta al pericolo di guerra, ovvero il collasso del sistema finanziario transatlantico, e dell’Euro in particolare.
IL CATACLISMA ECONOMICO
“Un cataclisma finanziario minaccia le principali nazioni dell’Europa”, “Solo la Germania è sicura, tutti gli altri affonderanno”, “Il fatale effetto Domino dell’Euro” ecc., titola un quotidiano dopo l’altro, prospettando scenari da horror, e la fine vicina. L’ultimo trucco è stato il tentativo di indurre la Germania al suicidio acconsentendo che la Banca Centrale Europea (BCE) apra i boccaporti ed acquisti tutti i titoli di stato dei paesi europei insolventi, ed anche i titoli tossici di proprietà delle banche private. La BCE come presta¬tore di ultima istanza: un peccato mortale contro la stabilità monetaria, ed anche una flagrante violazione degli stessi statuti della BCE! Benvenuti all’iperinflazione stile Weimar 1923, solo che questa volta non è solo in un paese, ma in tutta la regione transatlantica!
Il cambiamento di regime è da sempre la politica non solo contro le nazioni canaglia in tutto il mondo, ma è anche l’arma usata contro qualsiasi governo europeo che si rifiuti di ridurre del 50% i livelli di vita dei propri cittadini e di ridurre la loro longevità con tagli al bilancio nell’assistenza sanitaria e nei programmi sociali. Già i governi di Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia e ora della Spagna sono caduti vittime di questa politica. Rappresentanti eletti vengono sostituiti da tecnocrati non eletti, come Lucas Papademos in Grecia, Mario Monti in Italia, ed il nuovo capo della BCE Mario Draghi, tutti provenienti dall’infame banca d’affari Goldman Sachs, o che collaboravano strettamente con essa. Le macchinazioni della Goldman Sachs sono sotto inchiesta da parte della Procura americana e ad essa sono dedicati interi passaggi del Rapporto Angelides del Congresso USA sulle cause della crisi. Per non menzionare il fatto che i consiglieri che hanno aiutato il governo greco a falsificare il bilancio per entrare nell’Unione Europea erano anch’essi di Goldman Sachs.
La democrazia sembra non essere più di moda nell’Unione Europea, ed è stata sostituita da una palese dittatura dei banchieri. “Non abbiamo bisogno di elezioni, abbiamo bisogno di riforme” so-stiene il “Presidente” dell’Europa Herman Van Rompuy. L’ha forse eletto qualcuno?
Se continueremo su questa strada di austerità sempre più brutale nei confronti della popolazione, nel nome del pareggio del bi¬lancio e del pagamento di un debito creato dai salvataggi bancari, se cederemo la sovranità ad una “unione fiscale” o ad un governo economico europeo, o perfino ad un’unione politica europea, ci saranno rivolte popolari contro di essa.
Perché non esiste un “popolo europeo”. Ci sono semmai 27 differenti nazioni nell’Unione Europea, ciascuno con la propria lingua, cultura e storia. Cedere il potere ad una burocrazia sovrannazionale dell’UE i cui trattati, procedure e linee guida, formulate in una sorta di Esperanto UE, sono incomprensibili alle popolazioni, riporterà l’Europa di fatto ad una situazione come quella che c’era prima che Gutenberg inventasse la stampa, quando gli studiosi erano gli unici che riuscissero a deliberare in latino, e la massa della popolazione non poteva leggere nulla di scritto nella propria lingua.
Con questa Unione Europea abbiamo a che fare con un Impero ed il problema è che i politici “filo Europa” hanno interiorizzato la logica di quell’impero. È diventato chiarissimo con la guerra in Libia, quando l’ex Premier britannico Tony Blair, il Presidente francese Nicolas Sarkozy ed altri si sono dimenticati che era passato poco tempo da quando avevano consentito a Gheddafi di montare la sua tenda nelle loro capitali, per poter fare con lui accordi lucrativi.
E che lezione traiamo dalla guerra della NATO contro la Libia, una guerra che, secondo il Presidente americano Barack Obama, era solo un “intervento umanitario” ma che è finita con l’eliminazione brutale di un capo di stato, senza sottoporlo a processo? Lothar Ruehl scrive in un articolo dal titolo “lezioni libiche” nel Frank¬furter Allgemeine Zeitung: “Operazioni d’aria, incluse in futuro quelle coi drone e i missili Cruise, sono i mezzi preferiti per qualsiasi intervento militare. Questa lezione vale anche per i piani della Bundeswehr (l’esercito tedesco) che dovrebbe dare la priorità a tutti i tipi di dispiegamenti d’aria con jet fighter, elicotteri e drone”. Ruehl si chiede a questo punto, a proposito degli avvenimenti in Siria ed Iran: “Non c’è più tempo. Qual è la nostra priorità per un intervento o un attacco preventivo?” una domanda a cui non dà una risposta. Questo tipo di pensiero indica un piano di attacco che ci porterà direttamente all’Apocalisse.
L’unica chance dell’umanità di impedire la catastrofe che ci minaccia, sta nel fermare lo scontro verso cui siamo diretti. Nel nostro XXI secolo, non c’è alcun conflitto che non possa essere risolto con mezzi diplomatici. La guerra non può essere un’opzione, perché si rischia lo sterminio della specie umana.
L’esperimento europeo, ovvero la creazione di un’unione mo-netaria tra nazioni completamente diverse che non rappresentano sicuramente una “area valutaria ottimale” e non saranno in grado di rappresentarla nel futuro prevedibile, si è rivelato un fallimento. La cosa più onesta e responsabile da fare è ammetterlo, e trarne le dovute conclusioni.
C’è sicuramente una via d’uscita: devono essere annullati tutti i trattati UE, da Maastricht a Lisbona. Le nazioni europee dovranno riacquisire la sovranità sulla loro valuta e sulla politica economica. Dovranno essere concordati cambi fissi, per mettere fine alle spec¬ulazioni contro le valute e contro i risparmi dei cittadini.
Dovrà essere creato immediatamente un sistema bancario a due sportelli in cui le banche commerciali che servono l’interesse generale e l’economia reale godranno della protezione dello Stato, e saranno separate dalle banche d’affari. Le banche d’affari, e il settore bancario ombra, dovranno fare a meno dei soldi dei contribuenti, e i loro guadagni virtuali e speculativi dovranno essere cancellati. Un sistema creditizio dovrà finanziare l’economia reale e gli investimenti in conto capitale, secondo criteri di economia fisica, gettando così le basi per poter ripagare il debito legittimo del vecchio sistema.
Invece di andare allo scontro suicida contro Russia e Cina, un corso che può essere ideato solo da una mente imperiale e perversa, dovremo concludere accordi di cooperazione a lungo termine, da 50 a 100 anni, con queste ed altre nazioni su progetti futuri quali approvvigionamento di energia e sicurezza delle materie prime, inverdimento dei deserti, espansione dell’agricoltura per una popolazione mondiale crescente, ricerca sugli effetti del tempo galat¬tico sul nostro pianeta e ricerca spaziale, in breve, progetti che possono essere descritti come obiettivi comuni del genere umano. È in gioco l’esistenza stessa della specie umana. Di fronte a questa questione esistenziale, possiamo dimostrare, nel senso di Friedrich Schiller, che siamo esseri umani e non barbari?
Fonte tratta da sito .

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