lunedì 26 dicembre 2011

LA CRISI DEL PICCO PETROLIFERO: 2012, L’APOCALISSE SI AVVICINA?



C'è una qualche eventualità che l’anno prossimo si debba assistere a qualcosa di davvero spiacevole.
Non si tratterebbe di un’apocalisse biblica o addirittura di una dei Maya, quanto piuttosto un evento di nostra produzione. Il mondo si è creato così tanti problemi negli scorsi decenni che l’intero edificio della civilizzazione sta mostrando segni di cedimento. Ciò è già avvenuto in epoca recente – ricordatevi del 1914 e del 1939 -, quindi un anno di grande distruzione non dovrebbe essere una grande sorpresa. Se state cercando una teoria generale di cosa potrebbe accaderci, potreste iniziare con “Il collasso delle società complesse” di Joseph Tainter, in cui l’autore elenca diciassette esempi di società in rapido collasso. In sintesi, se qualcuno pensa che l’Impero Romano sia collassato per la troppa complessità, date un’occhiata al codice tributario degli Stati Uniti o agli sforzi per rifinanziare il debito sovrano dell’UE. In confronto alle macchinazioni di sette miliardi di persone che al momento scorrazzano per il pianeta, i Romani stavano gestendo un asilo.
Che la civilizzazione globale, o parti significative di essa, vada a rotoli presto o tardi è ovviamente opinabile, ma si può essere certi che qualcosa di spiacevole arriverà nel prossimo o nei prossimi anni. Sembrerebbero esserci due problemi fondamentali dietro le odierne rivolte. Uno è che stiamo affrontando limiti alle risorse e l’altro è che le nazioni dell’OCSE hanno semplicemente accumulato così tanto debito che è improbabile che venga ripagato. Nessuno pensa che la capacità dell’atmosfera di assorbire e sequestrare le emissioni di carbonio sia una risorsa ma, mentre il clima planetario volge al peggio, proprio di questo si tratta. Si potrebbe benissimo dimostrare nel corso dei prossimi dieci decenni che la capacità dell’atmosfera di assorbire i gas serra sia molto più importante delle riserve di combustibili fossili.
Valutando i possibili eventi del 2012 che potrebbero avere proporzioni apocalittiche, vediamo il rapido deterioramento della situazione finanziaria nell’UE. Malgrado le interminabili manifestazioni di ottimismo da parte dei dirigenti politici, la gran parte degli osservatori privi di pregiudizi ritiene che non ci siano niente da fare per impedire una flessione economica. Alcuni si riferiscono con tono discreto, parlando di una doppia recessione, ma altri prevedono una depressione globale uguale o peggiore di quella avvenuta 80 anni fa. L’ipotesi pessimistica viene dalla convinzione che non ci saranno le quantità necessarie di energia poco costosa per sostenere una ripresa e che ci dovrà essere una forte transizione delle fonti e dell’uso di energia prima che la crescita economica possa riprendere.
Anche se la gran parte dell’attenzione è rivolta al rifinanziamento del debito, gli alti prezzi del petrolio sono sempre più identificati come il fattore principale nel rallentamento della crescita economica. Anche se gli alti prezzi del petrolio abbinati alle nuove tecnologie hanno dato alla luce nuovi giacimenti, la gran parte dei commentatori ignora il fatto che questo "nuovo" petrolio è semplicemente proibitivo per l’economia odierna. Le vecchie fonti economiche su cui abbiamo poggiato per tutto il secolo scorso formano ancora circa il 75 per cento del nostro consumo quotidiano ma, ed è un grande ma, il petrolio a basso costo sta scomparendo al ritmo di 3-4 milioni di barili al giorno ogni anno. In venti anni il petrolio economico sarà per gran parte esaurito, rimpiazzato da un proibitivo “petrolio non convenzionale" se riusciamo a rastrellare sufficienti capitali per poterlo sfruttare. Recenti ricerche economiche hanno evidenziato che quando gli Stati Uniti spendono più del 4,5 per cento del PIL per il petrolio, entrano in recessione. Anche se viene ancora dibattuto il limite oltre il quale il prezzo del petrolio danneggia seriamente il PIL, alcuni pensano che già 90 dollari al barile riescano a farlo. Ricordatevi che il petrolio è stato venduto per la gran parte a oltre 100 dollari al barile nel corso del 2011 e non ci sono segnali di un rientro dei prezzi nel futuro prossimo.
Il secondo insieme di problemi che potrebbero esplodere nel 2012 vengono dall’instabilità politica. I più seri sono nel mondo arabo, ma, con le dimostrazioni a Mosca, in Cina, in Kazakistan, in Europa e persino quelle lievi contro Wall Street, le rivolte sociali stanno diventando un problema mondiale mentre le risorse diventano limitate e la crescita economica rallenta. L’umanità non ha mai avuto sette miliardi di bocche da sfamare e queste incrementano di 70 milioni ogni anno. Ci sarà un punto di svolta, l’unico interrogativo è quando.
Quest’anno le rivolte e vari scontri geopolitici hanno già ridotto o eliminato le esportazioni di petrolio da Libia, Yemen e Siria. Le iniziative per sanzionare l’Iran sembrano soffiare sul fuoco e i mercati petroliferi sono nervosi del fatto che molti paesi saranno costretti a interrompere gli acquisti di greggio iraniano. La situazione siriana continua a franare e il delicato equilibrio politico iracheno che è stato modellato dagli Stati Uniti sembra essere durato solo pochi giorni dal ritiro delle truppe statunitensi. È una buona scommessa puntare sul fatto che ci saranno meno esportazioni di petrolio dal Medio Oriente e forse dall’Asia Centrale per la fine del prossimo anno, facendo salire i prezzi del petrolio malgrado il deterioramento delle condizioni economiche.
Oltre all’emergere di un rallentamento economico globale e alla prospettiva di minore produzione di petrolio in Medio Oriente, ci sono gli Stati Uniti dove l’elettorato pare essersi bloccato in un’empasse politica, aspettando di votare in tempi migliori. Sembra probabile che a Washington verrà fatto davvero poco per migliorare le politiche economiche fino alla prossima elezione o forse due e che l’elettorato possa riuscire a scegliere un qualche percorso coerente per il proprio paese. Fino a quel momento la diffusione dell’austerità fiscale e della disoccupazione saranno all’ordine del giorno.
L’eventualità di nuove problematiche emergenti nel 2012 si basa sulla probabilità di un collasso di gran parte o di tutta l’eurozona e di un aumento delle sollevazioni in Medio Oriente. La parte interessante di questo scenario è che queste situazioni potranno dipanarsi in vario modo. Ciò incrementa sensibilmente la possibilità che si possa assistere a qualcosa di molto negativo in breve tempo.

Fonte tratta dal sito .

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