lunedì 28 febbraio 2011

Muoiono 5 milioni di pesci in Kenya


Le stime parlano di oltre 5 milioni di pesci morti nel fiume Mara in Kenia. Un evento apparentemente inspiegabile su cui sta indagando la National Environmental Management Authority (Nema), il Kenya Wildlife Service e il ministero keniota della sanità pubblica. il Kenya Wildlife Service ha inviato sul posto dei funzionari per raccogliere alcuni pesci morti ed analizzarli presso i laboratori governativi con lo scopo di identificare i motivi della loro morte.
Gli ambientalisti sono certi che questa strage è stata causata dalle sostanze chimiche riversate nel fiume Mara. Essi asseriscono inoltre che questi chimici hanno già ucciso anche coccodrilli e ippopotami. Una situazione allarmante che potrebbe mettere in pericolo pure la vita di tutti gli altri animali che bevono quelle acque contaminate della riserva.
Sarebbero state le potenti sostanze chimiche incluse nei prodotti agricoli, largamente utilizzati dai contadini del luogo, ad aver avvelenato le acque del Mara. Gli ambientalisti hanno più volte informato il National Environmental Management Authority (Nema) del largo impiego di questi chimici e della loro pericolosità, ma le segnalazioni sono sempre state ignorate.
Interessanti sono state le affermazioni di un funzionario del National Environmental Management Authority (Nema). Secondo questo funzionario, che non esclude che la causa della moria potrebbero essere le sostanze chimiche velenose agricole delle fattorie, i cinque milioni di pesci sarebbero morti a causa dei cambiamenti climatici. In particolare una forte alluvione avrebbe influito in maniera massiccia sui fiumi Moyan a Transmara che confluiscono con il fiume Mara. Il mutamente climatico avrebbe creato una fitta nebbia che ha coperto la superficie dei fiumi compromettendo la sostenibilità dei pesci.
Fonte tratta dal sito .

sabato 26 febbraio 2011

Acqua: Berlino dà l'esempio



Il referendum popolare di domenica scorsa si è chiuso con una vittoria che ha sfiorato l’unanimità: il 98,2 per cento dei cittadini vuole che la Berliner Wasserbetriebe sia gestita esclusivamente dal ComuneAnche a Berlino l’acqua torna pubblica. A deciderlo una consultazione popolare che ha chiesto ai cittadini della capitale tedesca, domenica 13 febbraio, di dire “sì” o “no” alla proposta di togliere la gestione dell’acqua ai privati.Se in Italia si deve ancora votare sulla questione della privatizzazione dei servizi idrici , e se in una città come Parigi è già stato deciso da parecchio tempo di renderli nuovamente pubblici, oggi anche Berlino ha deciso che non si possono più associare speculazioni e profitti ad un bene di primaria importanza come l’acqua.I berlinesi hanno infatti votato “sì” al referendum per l’annullamento della privatizzazione parziale della società di gestione dei servizi idrici. Una vittoria a dir poco schiacciante: su oltre 678.000 elettori, il 98,2%, ha votato a favore di un’inversione di marcia, rivendicando anche una maggiore trasparenza dei contratti.«Un bene essenziale come l'acqua non può essere fonte di profitto, vogliamo che torni in mano pubblica», ha dichiarato il portavoce del Comitato promotore, Thomas Rodek. E così sarà. Quello del referendum berlinese è stato un trionfo dei sì: ne servivano almeno 616.571, e ne sono arrivati 665.713. Andreas Fuchs, il cassiere del comitato referendario, commenta: «Ci speravo, ma non me l’aspettavo più, vista la scarsa affluenza in mattinata». Ed aggiunge: «È la prova che si può fare molto anche con pochi mezzi». Pochi mezzi davvero, dato che il comitato disponeva di soli 12 mila euro per organizzare tutto: soldi ottenuti interamente da donazioni (mentre gli organizzatori del fallito referendum sulla religione a scuola di due anni fa avevano raccolto centinaia di migliaia di euro).La richiesta riguardava la pubblicazione integrale del contratto con cui nel 1999 la capitale tedesca, cercando di fare cassa, decise di vendere alle società Rwe e Veolia il 49,9% dell’azienda dei servizi idrici comunali, la Berliner Wasserbetriebe. Un contratto di cui solo nel novembre del 2010 i promotori del referendum hanno ottenuto la pubblicazione da parte del municipio berlinese: 700 pagine che illustrano il processo di privatizzazione parziale. Un dossier che mostra come la città abbia garantito alti margini di guadagno alle due imprese interessate, Rwe e Veolia. Che, nell’arco di dieci anni, hanno incassato più utili dell’intera città di Berlino: 1,3 miliardi contro 696 milioni. Ora l’obiettivo del comitato referendario resta quello di riportare completamente la Berliner Wasserbetriebe in mani pubbliche. Evitando possibilmente di replicare quanto successo nella vicina Potsdam, dove, nonostante la società di gestione dei servizi idrici sia stata rimunicipalizzata dieci anni fa, i prezzi hanno continuato a salire. E a far pagare oggi un metro cubo d’acqua più che a Berlino (5,82 euro).In una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno gli italiani si potranno esprimere sul quesito riguardante l'abrogazione del decreto Ronchi, col quale nel 2009 è stato sancito che il servizio idrico non potrà più essere gestito da società pubbliche, ma solamente affidato a società che sono o totalmente private, o possedute da privati per almeno il 40%. Il secondo quesito riguarda invece la cancellazione del “Codice dell'ambiente”, una norma che prevede una quota di profitto sulla tariffa per il servizio idrico, la cosiddetta "remunerazione del capitale investito".Secondo i detrattori italiani dei referendum sull’acqua “privatizzare non può che migliorare la qualità dei servizi”. Per i sostenitori del referendum di Berlino, invece, in seguito alla privatizzazione parziale dei servizi idrici comunali i prezzi dell’acqua sono aumentati del 35%, collocandosi fra i più alti di qualsiasi altra città tedesca. A Berlino un metro cubo d’acqua costa 5,12 euro, a Colonia 3,26. Teniamolo ben presente, quando questa primavera ci recheremo a votare. Ce lo ricorda anche Dorothea Härlin, del comitato referendario berlinese, che sottolinea l’importanza internazionale del successo registrato nelle urne il 13 febbraio, ricordando che «non soltanto i berlinesi, ma i cittadini di tutto il mondo si battono per l’acqua».
Fonte tratta dal sito .

venerdì 25 febbraio 2011

Programma TV tedesco racconta degli orrori OGM


“Un diffuso inquinamento ambientale, una agricoltura avvelenata e contaminata; innumerevoli lesioni, deformità e morti tra gli esseri umani: questi e molti altri gli eventi orribili quale risultato dei raccolti OGM (geneticamente modificati) e della soya OGM in particolare.
Un recente documentario inchiesta trasmesso in una televisione tedesca ha mostrato la massiccia distruzione causata dalla coltivazione di soya OGM ed ha allertato i consumatori su come la catena del cibo sia più carica di materiali OGM di quanto si possa pensare.
In Germania e in tutta l'Europa (EU), i prodotti alimentari che contengono OGM devo essere accuratamente etichettati. Di conseguenza sono pochi i prodotti OGM sugli scaffali, poiché una volta avvisati della loro presenza, i consumatori quasi all'unanimità li rifiutano. Ma ciò che molti non riescono a comprendere, sia in EU che in USA, è che il bestiame convenzionale è spesso nutrito di grano e soya OGM, che alla fine finisce comunque sugli scaffali dei negozi in forma di carne, latte e uova convenzionali.
Il documentario tedesco però va oltre, mettendo il luce l'altro danno causato dalla soya OGM, inclusi molti casi di avvelenamento che sono avvenuti in aree dove quest'utima è coltivata. Soprattutto in Sudamerica, da cui provengono la maggior parte dei 41 milioni di tonnellate annue di soya consumate in EU, alcuni residenti in aree OGM sono avvelenati, paralizzati se non uccisi al contatto con l'erbicida ROUNDUP della Monsanto, noto anche come glifosato nonchè da altre applicazioni usate nelle coltivazioni OGM.
“Prima dell'avvelenamento, eravamo una famiglia felice”, dice una giovane ragazza, Sofia, che vive con la sua famiglia vicino ad un campo di soya OGM dove vengono fatte molte applicazioni di Roundup.
“Avevamo le nostre piante e alberi da frutta, ma le abbiamo perse tutte, incluso il mio fratello”. Continua dicendo che suo figlio era nato con malformazioni e che i medici le hanno detto di non avere più figli nei prossimi dieci anni, perchè nascerebbero con malformazioni.
Sofia però non è la sola. Ci sono numerosi casi di disturbi e di malformazioni alla nascita che sono state riportate in tutto il Sud America come un risultato della coltivazione OGM. Ed il problema sta solo peggiorando in modo esponenziale.
Secondo le ricerche, la produzione di soya OGM è aumentata di 35 volte tra il 1996 e 2003 e tra queste date, l'uso del Roundup sono aumentate di un agghiacciante 5600 percento, poiché i contadini ogni anno devono applicare sempre maggiori quantità di erbicida per renderlo funzionante. In aggiunt al Roundup, ora devono applicare anche l'acido 2,4-diclorofenossiacetico (2,4-D) altamente tossico, che è noto per causare danni neurologici ed infiammazioni croniche.
I test eseguiti sui glifosati hanno rivelato che tali sostanze chimiche inibiscono un adeguato sviluppo cerebrale, cosa che sembra spiegare perfettamente perché Magui Arguello di Buenos Aires, Argentina, è nata con problemi mentali. Come molti altri in aree simili, che sono passati attraverso simili problemi, i genitori di Magui dicono che il tutto è da imputarsi all'uso delle tossine pericolose nell'agricoltura OGM.
Il documentario porta alla luce la sporca realtà delle coltivazioni della soya OGM e il modo in cui il raccolto è “discretamente” usato in tutta la catena alimentare. Persino in Europa, dove i consumatori respingono grandemente gli OGM, la soya OGM è tranquillamente usata per nutrire il bestiame in modo convenzionale. Poiché i prodotti alimentari che derivano da animali nutriti ad OGM tecnicamente non devono essere etichettati come tali (ossia contenenti OGM), la più parte dei consumatori non ha idea che questi sono invece presenti”.
Fonte tratta dal sito .


giovedì 24 febbraio 2011

Groenlandia: mistero sul sole sorto due giorni in anticipo



Doveva sorgere il 13 gennaio, dopo i mesi invernali di buio polare, come ogni anno da secoli a questa parte. Ma i cittadini di Ilulissat, piccolo paese sulla costa occidentale della Groenlandia, sono stati sorpresi da un’alba in anticipo di 48 ore: il sole è sorto la mattina l’11 gennaio. Mistero, illusione ottica o colpa del riscaldamento climatico? Le ipotesi si moltiplicano, ma il fenomeno resta tuttora senza spiegazione. Ilulissat è la città più ad ovest della Groenlandia e si trova 3 gradi sopra il Circolo polare Artico: lassù, d’inverno resta buio per circa un mese e mezzo. E’ la prima città ad essere investita dai raggi solari alla fine di questo periodo: un’alba storica, che da tempo avviene il 13 gennaio.Quest’anno, i primi raggi hanno toccato la città verso l’una del pomeriggio dell’11 gennaio, lasciando attoniti gli abitanti. La notizia è circolata in primis su internet, per poi finire sulla tv groenlandese, sul Daily Mail, diversi siti scientifici e sulla stampa internazionale. Diversi gli scienziati interpellati, che si sono sbizzarriti in ipotesi e spiegazioni. Secondo Tim Dixon, docente di Geodesia all’University of Southern Florida, il fenomeno è dovuto allo scioglimento della calotta polare per effetto del cambiamento climatico. L’abbassamento della linea dell’orizzonte che ne consegue potrebbe aver permesso alle persone di vedere il sole prima. Questa teoria è anche supportata da alcuni recenti studi sui ghiacci della Groenlandia che parlano di un dicembre particolarmente caldo e di un’accellerazione del ritiro dei ghiacciai.“Negli ultimi 10 anni la calotta polare ha perso molta massa – ha detto Dixon a Livescience – e la città di Ilulissat si trova proprio nei pressi dell’incontro tra il ghiacciaio Jakobshavn Isbrae e l’oceano, la zona di confine dove lo scioglimento è più forte”. Secondo altri si tratta di un’illusione ottica causata dall’atmosfera. John Walsh, docente di scienze atmosferiche all’University of Alaska Fairbanks, sostiene che una particolare stratificazione dell’atmsofera nei cieli groenlandesi potrebbe aver fatto percepire l’arrivo dei raggi solari prima dell’effettivo sorgere del sole. Tutti, comunque, concordano sul fatto che si tratti di un caso isolato e non di una variazione delle stagioni. In nessun’altra città vicino al circolo polare, infatti, sono state notate variazioni nell’orario dell’alba, nè sono stati rilevati cambiamenti nei parametri dell’orbita terrestre.C’è stato anche qualcuno che ha attribuito il fenomeno all’avvicinarsi dell’anno bisestile 2012. Si tratta di Thomas Posch, dell’Institute for Astronomy di Vienna, che ha ricordato come nei periodi vicino all’anno bisestile il sole sia un po’ piu basso nei cieli dell’emisfero settentrionale. In sostanza, però, nessuno offre sicurezze. Anche perchè sul fenomeno non esistono rilevazioni scientifiche e non si conoscono nè l’ora esatta dell’alba, nè la posizione dell’osservatore. Senza questi dati, dicono gli scienziati, è impossibile spiegare cosa sia successo. E quello di Ilulissat sembra essere destinato a restare un mistero.
Fonte tratta dal sito .

mercoledì 23 febbraio 2011

CRISI DEL CIBO 2011 ? I 14 FATTI PREOCCUPANTI CHE PORTANO A DOMANDARSI SE LA CARESTIA NON SIA GIA’ INIZIATA


Sarà il 2011 l’anno dell’inizio della grande crisi globale del cibo? Il prezzo del cibo è in aumento, i produttori sono in difficoltà e quest’anno si è già assistito allo scoppio di proteste in diverse parti del globo. Quando le persone non hanno abbastanza cibo, tendono a diventare disperate e, sfortunatamente, sembra che non ci saranno miglioramenti nel prossimo futuro. In questo momento il mondo fa fatica a nutrirsi e, con il passare dei giorni, ci sono sempre più bocche da sfamare. Si prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi entro il 2050. Ci sono già troppe persone che nel mondo muoiono di fame e sfortunatamente questa situazione coinvolgerà sempre più aree con l’aumento della crisi dei produttori. In Cina, alcune tra le province chiave per la produzione di cibo sono afflitte da una delle peggiori siccità degli ultimi 200 anni. In Australia e in Brasile, le inondazioni dello scorso inverno hanno rovinato la produzione agricola. La Russia, inoltre, sta ancora cercando di riprendersi dalla siccità della scorsa estate. Negli ultimi dodici mesi i pattern meteorologici sono andati in tilt, ponendo una forte pressione sul sistema globale della produzione del cibo, già all’orlo del collasso. Le scorte di cibo, in tutto il mondo, sono molto ridotte e questo è un segno preoccupante. Se una carestia di larghe dimensioni dovesse diffondersi neppure gli Stati Uniti, sarebbero in grado di resistere a lungo. Il governo degli Stati Uniti dovrebbe avere riserve di cibo nel caso di un’emergenza, ma in realtà non è così. È iniziata la corsa all’accaparramento di cibo. Più di una nazione fino a qualche tempo fa esportava grandi quantità di cibo, ora ne importa una grande quantità. I prezzi degli alimenti base come grano, frumento e soia sono in aumento e l’ONU prevede che continueranno a salire per tutto il 2011. Se non ci sarà qualche cambiamento radicale, la situazione globale del cibo con il passare del tempo diventerà sempre più difficile. Perciò chi decide a chi spetta il cibo e a chi no? Con l’aumentare del prezzo del cibo, inizieremo ad assistere allo scoppio di rivolte di popolazioni affamate che chiedono cibo ai loro governi? Che cosa succederebbe se le condizioni climatiche peggiorassero o se si dovessero verificare una serie di catastrofi naturali ? Per adesso queste sono solo le prime doglie, ma se le cose dovessero peggiorare, assisteremmo a una tremenda carestia che scuoterebbe il mondo. Di seguito i 14 fatti che portano a domandarsi se la carestia globale non sia già iniziata…
#1 Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, entro la fine del 2011 le riserve di grano raggiungeranno il livello minimo degli ultimi 15 anni.
# 2 Le Nazioni Unite hanno confermato che nel mese di gennaio, il prezzo globale del cibo ha raggiunto un picco mai registrato prima.
# 3 Il prezzo del grano è raddoppiato negli ultimi 6 mesi
# 4 Il prezzo del frumento è quasi raddoppiato dalla metà del 2010.
# 5 Secondo Forbes , il prezzo della soia è salito quasi del 50% dallo scorso giugno.
# 6 Le Nazioni Unite prevedono che il prezzo del cibo aumenti di un ulteriore 30% entro la fine del 2011.
#7 In Australia, causa delle inondazioni senza precedenti, il raccolto di grano dello scorso inverno è andato completamento perso.
# 8 Lo scorso inverno il Brasile è stato colpito dalla peggior inondazione mai registrata. Questa situazione ha messo a dura prova la produzione di cibo nel paese
# 9 La Russia, uno dei maggiori produttori di grano in tutto il pianeta, risente ancora degli effetti del clima torrido. Il paese è stato obbligato a importare grano per sfamare il proprio bestiame.
# 10 La Cina si sta preparando ad affrontare una delle siccità più devastanti e durature che, si prevede, coinvolgerà numerose province. Fonti ufficiali cinesi confermano che la provincia orientale dello Shangdong è afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 200 anni. Le zone colpite sono proprio quelle che garantiscono i due terzi della produzione di grano in Cina. Qui di seguito un breve video del telegiornale cinese che parla dell’orrenda situazione in cui si trova la Cina…
# 11 Sembra che il grano importato dalla Cina nel 2011 sarà di nove volte superiore rispetto a quanto previsto dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense.
# 12 Ogni giorno, circa un miliardo di persone va a letto con la fame.
# 13 Ogni 3.6 secondi, in qualche parte del mondo c’è qualcuno che muore di fame e il 75% sono bambini sotto i cinque anni.
# 14 Il cibo inizia a scarseggiare in tutto il mondo e molte aziende hanno iniziato a utilizzare qualsiasi tipo di surrogato per “moltiplicare” la loro produzione. Ad esempio Raw Story conferma che alcune aziende cinesi stanno producendo “riso contraffatto” composto in parte di plastica. Secondo un funzionario della Chinese Restaurant Association, mangiare tre scodelle di riso contraffatto equivale a mangiare un’intera busta di plastica. Si spera che questo non sia l’inizio di un’enorme crisi globale del cibo perché morire di fame è una cosa tremenda. La fame è qualcosa che si spera nessuno debba mai patire. Speriamo per il meglio ma prepariamoci al peggio.
Fonte tratta dal sito .

martedì 22 febbraio 2011

Adam Kadmon (Mistero) - Moria di uccelli e pesci: l'inizio della fine?

lunedì 21 febbraio 2011

Pike, Mazzini e la Massoneria

domenica 20 febbraio 2011

"Da Cuba: Escozul, un nuovo preparato per il cancro"


Per onor di cronaca ThisIsCuba riporta questa notizia, ma precisa di mantenere l’assoluta neutralità e tenterà di approfondire questi contenuti e proclami, cercando di ottenere un’intervista da un esponente della casa distributrice.
Arriva da Cuba e si fa strada grazie a internet un nuovo preparato che vanta effetti curativi anti-cancro. Nuovo, datato? Vecchio ma nuovo nell’entusiasmo di un passaparola che non conosce rallentamenti. Siamo forse di fronte a un nuovo caso Di Bella? Il farmaco è un estratto di veleno dello scorpione blu, si chiama Escozul ed è prodotto dalla Labiofam, un’azienda con sede a L’Avana. L’azienda produttrice sostiene di avere iniziato la fase 3 di valutazione clinica, ha un registro di tutti i pazienti trattati finora, parecchie migliaia, ma non ha pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. La maggior parte dei pazienti trattati sono americani, con tumori ai polmoni, seno, colon o cervello. Sarebbero 25 mila i pazienti che hanno dimostrato un miglioramento – riporta i dati il settimanale Salute del Corriere della Sera – in termine di remissione del tumore, aumento della sopravvivenza, diminuzione del dolore e remissione del tumore.
Staremo a vedere, sperando non sia l’ennesima speculazione che si gioca sulla speranza di persone malate e facilmente soggette a rincorrere ciò che promette effetti positivi sullo stato di salute, anche se talora non supportato da dati scientifici concreti e statisticamente significativi.
Ricordo però, che prodotti in fase 3 di sperimentazione, che quindi non hanno ancora percorso completamente l’iter che ogni farmaco deve obbligatoriamente percorrere per essere approvato, non possono essere oggetti di lucro. Non possono essere venduti. Chiaro?
Possono essere testati su volontari consenzienti, è vero, ma gratuitamente. Ricordo anche che una molecola ancora nuova, perdipiù in fase di studio, amplifica potenzialmente i pericoli ed i rischi legati al manifestarsi di possibili effetti di tossicità.
Al momento sono 50000 i cubani che sono stati trattati con Escozul, laddove sono comunque disponibili le tradizionali misure di lotta terapeutica quali radiazioni, chirurgia, chemioterapia, terapie farmacologiche convenzionali già sperimentate ed approvate.
Diverse sono le versioni. Chi supporta e sostiene con fermezza il prodotto, chi mostra certezze, che è orientato verso l’ennesima speculazione.
Io dico solo che un metodo di valutazione deve basarsi su numeri e statistiche oggettivi e provati. Ed è un obbligo morale sostenere le proprie posizioni su questi elementi. Anche le parole del giornalista cubano Mar Marin, nell’espriemere la propria opinione su Escozul, sono di difficile interpretazione quando sostiene che il Dr. Bordier ha curato il 40% delle persone dopo della chemio e dopo essere ricorso ad interventi chirurgici. Non si capisce se intende dire che fallite queste ultime misure citate, con il solo Escozul il 40% avrebbe ottenuto risultati positivi o se l’Escozul fosse stato usato come complemento a tali cure convenzionali.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 18 febbraio 2011

NWO, prove generali? Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale americano chiude 84 000 siti web "per errore".


L' "Operazione proteggere i nostri figli" del Dipartimento di Sicurezza Nazionale americano (DHS, Department of Homeland Security), lanciata questa settimana per la lotta contro siti web di pedopornografia, è andata storta: le autorità hanno bloccato "per errore" 84 000 siti web che non presentavano contenuti illegali.
La DHS doveva agire solo contro 10 siti, per i quali avevano un mandato di sequestro..
Sotto la giurisdizione degli Stati Uniti, la polizia può chiedere direttamente il sequestro del dominio a l'ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) l'organizzazione che gestisce i nomi di dominio; negli altri paesi, la polizia deve intervenire contro i web hosting dei siti.
Ma un errore durante la procedura ha indotto le autorità a sequestrare il dominio di FreeDNS, un servizio di server di nomi di dominio, che consente di fare un collegamento tra l'indirizzo di un sito Web e il suo indirizzo Internet Protocol.
Risultato: 84 000 siti che dipendono da questo fornitore sono diventati inaccessibili, immediatamente.
In un comunicato, FreeDNS ha detto che nessuno dei siti che utilizzano il suo servizio DNS pubblica pedopornografia.
Il servizio è un altra volta operativo, ma ci vorranno circa tre giorni perché il normale funzionamento sia completamente restaurato.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 17 febbraio 2011

IL BISOGNO DI DIMENTICARE




Fui portato ad Auschwitz a soli dieci anni, e sopravvissi all'Olocausto. Ci liberò l'Armata rossa, e io passai svariati mesi in un "campo di liberazione" russo. Più tardi arrivai alla conclusione che non vi era molta differenza nel comportamento di molte persone che incontrai: tedeschi, austriaci, croati, ucraini, ungheresi, russi e altri. Sapevo bene che ciò che era avvenuto in Germania sarebbe potuto succedere ovunque, e a qualsiasi popolo, anche al mio. D'altra parte, conclusi che è possibile evitare simili orribili eventi grazie ad un'educazione appropriata e nel giusto contesto politico. Non c'è, e non c'è mai stato, nessun processo storico che necessariamente conduca al genocidio.
Per decenni dopo la mia immigrazione in Israele nel 1948, non ho prestato un'attenzione particolare al fatto che dall'Olocausto sia derivato un ben preciso messaggio politico ed educativo. Preoccupato per il mio futuro, evitavo generalizzazioni teoretiche circa gli usi del passato. Non è che evitassi o rifiutassi di parlare di ciò che mi accadde. Spesso, con i miei quattro figli, ho parlato del passato e delle lezioni che ne ho tratto. Ho condiviso pensieri ed emozioni con loro – ma solo a livello personale. La mia riluttanza a seguire il processo Eichmann; la mia decisa opposizione al processo Demjanjuk, il rifiuto di accompagnare i miei figli a visitare il "Yad Vashem" – tutto ciò mi sembrò una semplice preferenza personale, forse qualcosa di idiosincratico. Oggi, comunque, vedo la questione sotto una luce differente.
Parlando con i miei amici nelle ultime settimane, ho provato uno strano vantaggio su coloro che nacquero qui e che non sperimentarono l'Olocausto. Ogni volta che si ha notizia di qualche "incidente anomalo", la loro prima reazione è il rifiuto a credere che ciò sia successo; solo dopo che la realtà gli viene sbattuta in faccia si arrendono ai fatti. Molti poi, perdono ogni senso di misura e accettano la linea del "sono tutti uguali" o "l'esercito israeliano è fatto così"; o detestano sia gli esecutori di questi atti che gli arabi che ci hanno condotti a questo punto. Molti credono che la maggior parte degli israeliani provino un profondo odio verso gli arabi, e sono ugualmente convinti del fatto che gli arabi provino un odio profondo verso di noi. A me, non succede niente di tutto ciò. Prima di tutto, non c'è nessun "incidente anomalo" che io non abbia visto con i miei occhi. E intendo letteralmente: sono stato un testimone oculare di un incidente dopo l'altro; ho visto un bulldozer seppellire gente viva, ho visto una folla in rivolta staccare i respiratori artificiali a degli anziani in ospedale, ho visto soldati spezzare le braccia alla popolazione civile, compresi bambini. Per me tutto questo non è nuovo. Allo stesso tempo non generalizzo: non credo che ci odino tutti; non credo che tutti gli ebrei odino gli arabi; io non odio i responsabili delle "anomalie" – ma ciò non significa che io perdoni i loro atti o che non mi aspetti che vengano puniti dalla legge con la massima severità.
D'altra parte, sto cercando radici più profonde di ciò che sta accadendo in questi giorni. Io non sono uno di quelli che credono che la metà di questa nazione sia composta da bruti. Certamente non sono uno di quelli che vede la brutalità come un fenomeno etnico. Innanzi tutto non vedo nessun legame tra il comportamento sfrenato e l'estremismo ideologico. Inoltre, l'estremismo ideologico è più una caratteristica degli ebrei che provengono dalla Russia, dalla Polonia e dalla Germania, molto più di coloro che sono originari del Nord Africa o dell'Asia.
Alcuni ritengono che la mancanza di sicurezza e le pressioni economiche e sociali abbiano prodotto una generazione frustrata, senza futuro individuale ed esistenziale – nessuna speranza di acquisire una buona educazione e una professione, di mantenersi rispettabilmente, di avere un'abitazione idonea e una qualità di vita ragionevole. É difficile valutare la veridicità di questa affermazione, e in particolare accertare il numero di persone cui riguarda apparentemente questo tipo di frustrazione. Ed è risaputo che questa frustazione personale può portare a comportamenti "anomali".
Poi, mi sono convinto sempre di più che il fattore sociale e politico più profondo, che motiva molte delle relazioni tra numerosi israeliani e palestinesi, non è la frustrazione personale, ma piuttosto una profonda "angoscia" esistenziale nutrita da un'interpretazione particolare delle lezioni dell'Olocausto e dalla facilità con cui si è pronti a credere che il mondo intero sia contro di noi, e che noi siamo le vittime eterne. In quest'antica credenza, oggi condivisa da molti, io vedo la tragica e paradossale vittoria di Hitler. Due nazioni, metaforicamente parlando, emerse dalle ceneri di Auschwitz: una minoranza che afferma che "questo non deve accadere mai più" e una maggioranza spaventata e tormentata che dice "questo non deve accaderci mai più." É evidente che, se queste sono le uniche lezioni possibili, io ho sempre creduto nella prima e considerato l'altra una catastrofe. Ora io non sto supportando una di queste due posizioni, ma vorrei affermare che qualunque filosofia di vita nutrita esclusivamente o per la maggior parte dall'Olocausto conduce a conseguenze disastrose. Ma non bisogna ignorare l'importanza storica della memoria collettiva, un clima in cui un intero popolo determina il suo atteggiamento verso il presente e dà forma al futuro della sua società, la quale vuole vivere in una relativa tranquillità e sicurezza, come tutti gli altri popoli.
La storia e la memoria collettiva sono una parte inseparabile di ogni cultura, ma il passato non è e non deve diventare l'elemento dominante che determina il futuro della società e il destino di un popolo. La stessa esistenza della democrazia è messa in pericolo quando la memoria dei morti partecipa attivamente al processo democratico. I regimi fascisti lo capirono bene e agirono proprio su questo. Oggi lo capiamo, e non è un caso se molti studi sulla Germania nazista si occupano della mitologia politica del Terzo Reich. Contare sulle lezioni del passato per poter costruire il futuro, sfruttare le sofferenze del passato come argomentazione politica – questo significa coinvolgere i morti nella vita politica dei vivi.
Thomas Jefferson una volta scrisse che la democrazia e il culto del passato sono incompatibili. La democrazia incoraggia il presente e il futuro. Troppo "Zechor!" ("Ricorda!") e dipendenza dal passato mina le fondamenta della democrazia.
Se l'Olocausto non fosse penetrato così profondamente nella coscienza nazionale, dubito che il conflitto tra isaeliani e palestinesi avrebbe condotto a così tante "anomalie" e che il processo politico di pace si sarebbe trovato oggi in un vicolo cieco.
Non vedo minaccia più grande allo Stato di Israele del fatto che l'Olocausto sia sistematicamente e efficacemente penetrato nelle coscienze del pubblico israeliano, anche di quell'ampio segmento che non ha sperimentato l'Olocausto, così come della generazione nata e cresciuta qui. Per la prima volta capisco la serietà di ciò che stavamo facendo quando, decennio dopo decennio, mandavamo tutti i bambini israeliani a ripetute visite a "Yad Vashem". Cosa volevamo che facessero dell'esperienza, questi teneri giovani? Declamavamo, intensamente e severamente, e senza spiegazione: "Ricorda!" "Zechor!" A quale scopo? Cosa dovrebbe fare un bambino con queste memorie? Molte delle fotografie di questi orrori vengono interpretate come un appello all'odio. "Zechor!" può facilmente essere inteso come un appello all'odio cieco e continuato.
Può darsi che per il mondo sia importante ricordare. Non sono ancora convinto di questo, ma ad ogni modo non è il nostro problema. Ogni nazione, tedeschi compresi, deciderà da sè e sulla base dei propri principi, se vogliono ricordare o meno.
Per quanto ci riguarda, dobbiamo imparare a dimenticare! Oggi, per i leader non vedo incarichi politici ed educativi più importanti se non quelli di schierarsi dalla parte della vita, di dedicarsi alla creazione del nostro futuro e di non preoccuparsi dal mattino alla sera di simboli, cerimonie e lezioni dall'Olocausto. Esse devono estirpare il dominio di questo "Ricorda!" storico sulle nostre vite.
Ciò che qui ho scritto è molto duro e, contrariamente al solito, scritto nero su bianco. Non si tratta di un incidente o di uno stato d'animo passeggero. Non ho trovato nessun modo migliore per manifestare la serietà del problema. Io so bene che nessuna nazione può o deve dimenticare totalmente il suo passato, con tutto ciò che questo comporta. Ovviamente esistono dei miti essenziali per la costruzione del futuro, come quello dell'eccellenza o quello della creatività; certamente non chiedo che si smetta di insegnare la nostra storia. Ciò che sto cercando di fare è di dislocare l'Olocausto dall'asse centrale della nostra esperienza nazionale.
Fonte tratta dal sito .

mercoledì 16 febbraio 2011

IL SIGNORE DEI PANNELLI




Da alcuni mesi ricevo settimanalmente centinaia di email di lettori e simpatizzanti che mi chiedono se l’investimento in infrastrutture fotovoltaiche sia realmente conveniente oppure rappresenti una moda passeggera o peggio ancora una bolla finanziaria simile alle dot com durante i primi anni duemila. Queste perplessità hanno iniziato ad emergere dopo che si è sparsa in rete la notizia che anch’io a livello imprenditoriale avevo investito nella realizzazione di un parco solare dalle dimensioni considerevoli in Puglia. Nello specifico la preoccupazione dominante che ho potuto constatare è legata alla sostenibilità delle tariffe incentivanti riconosciute per la produzione di energia da FER (fonti di energia rinnovabile) qualora il nostro Paese dovesse affrontare una crisi finanziaria e di credibilità istituzionale simile a quella greca o irlandese.
Già qui si evince molta confusione infatti la copertura finanziaria necessaria al sostegno degli incentivi per le fonti di energia rinnovabile attraverso l'erogazione dei famosi contributi Conto Energia è garantita da un prelievo tariffario obbligatorio (denominato A3) presente sulla bolletta di ogni utenza elettrica (pesa per il 4% in quelle domestiche e per il 6% in quelle industriali).
Pertanto non è lo Stato con la fiscalità diffusa che sostiene i contributi al fotovoltaico quanto piuttosto tutti coloro che sono intestatari di un’utenza elettrica e ne pagano il relativo servizio di erogazione. Sino ad oggi gli italiani (generalmente parlando) sono stati molto scettici nell’investire in questo settore, pur considerando che il nostro Paese vanta il miglior irraggiamento solare nelle regioni meridionali di qualsiasi altro paese europeo.
La reticenza degli italiani è stata ampiamente battuta dall’intraprendenza e lungimiranza di una moltitudine di investitori esteri (soprattutto fondi di investimento) che hanno investito sul territorio italiano milioni e milioni di euro, cavalcando proprio la diffidenza italiana. Il fotovoltaico in Italia è forse uno dei pochi settori in cui ha ancora senso investire, non è un caso che il nostro Paese garantisca la migliore reddittività del mondo (tra il 15 ed il 18% su base annua). Persino nella mia regione in provincia di Rovigo è stato recentemente completato uno tra i più grandi impianti fotovoltaici a terra di tutta Europa: sorprende sapere che l’investimento di oltre 270 milioni di Euro è stato effettuato dalla First Reserve, notissima società di investimento statunitense.
Nella mia modesta dimensione imprenditoriale, se rapportata ai numeri di questi giganti del mondo finanziario, attraverso la holding di investimento che amministro sono riuscito a replicare la medesima architettura finanziaria della First Reserve ovvero investire in un sottostante non cartaceo che possa produrre flussi di cassa a prescindere dalle oscillazioni dei mercati finanziari. L’operazione che ad oggi rappresenta un vanto del microcapitalismo italiano, dimostra che anche il piccolo, se si organizza e si aggrega, può spuntare rendimenti finanziari non replicabili dai tradizionali prodotti del risparmio gestito. Rimango invece molto scettico sulla scelta di preferire il diritto di superfice all’acquisto del terreno su cui si è deciso di installare l’intera infrastruttura fotovoltaica.
Nello specifico la stragrande maggioranza di chi investe sul fotovoltaico usufruisce del diritto di superfice a 20 anni concesso dal proprietario del terreno: questa scelta potrebbe generare un dannoso effetto boomerang sulla redditività complessiva dell’operazione alla fine del periodo di concessione, infatti nessuno al momento può sapere se sarà oggettivamente conveniente smaltire i moduli fotovolatici oppure se converrà lasciarli continuare a produrre (variante economicamente possibile e conveniente solo per chi ha scelto di acquisire anche il terreno su cui è sito l’intero parco solare, cosa tra l'altro che io stesso ho preferito).
Per quanto riguarda il cosidetto “impatto ambientale” preferisco di gran lunga trovarmi a vivere di fianco ad un impianto fotovolatico piuttosto che avere come vicino di casa un sito per lo smaltimento dei rifiuti (leggasi termovalorizzatore) o una centrale termonucleare. I moduli fotovoltaici di ultima generazione a distanza di 30 anni subiranno forse un degrado di efficienza di appena il 25 %, pertanto quando il costo dell’energia elettrica sarà abbondamente salito (nel 2040 saremo oltre 9 miliardi di persone), a distanza di anni dalla fine del piano di incentivazione, chi si troverà ad avere un parco solare su terreno di proprietà potrà vantarsi di possedere una piccola miniera a cielo aperto.
Fonte tratta dal sito .

martedì 15 febbraio 2011

In Emilia Romagna si incenerisce di più

Da una nota diffusa dalla Regione Emilia Romagna risulta che la percentuale di rifiuti indifferenziati inceneriti è passata dal 33% del 2008 al 42% nel 2009. Laddove sorgono gli inceneritori, non ci si libera più dei rifiuti!

Ciò nonostante la nota dichiara che “... gli obiettivi fondamentali perseguiti sono in linea con quanto previsto anche dall’Europa, che ci chiede... di ridurre progressivamente anche l’incenerimento sia pure con recupero di energia”. Il quadro regionale della gestione dei rifiuti urbani nel 2009 è il seguente: produzione di 2 milioni e 988 mila tonnellate (-0,9% rispetto al 2008), con produzione pro capite regionale di 682 Kg (-1,8% rispetto al 2008) e 571 Kg nella Provincia di Bologna, il valore più basso. La raccolta differenziata (1 milione 400 mila tonnellate) è stata pari al 47,4% dei rifiuti urbani (+2% rispetto al 2008), con il valore più elevato (45%) nelle Province di Parma e Reggio Emilia e il più basso (39%) in quella di Bologna; elevata è la differenza tra i diversi Comuni, dal 65% al 35%. La quantità pro capite regionale della differenziata è risultata di 323 Kg (media nazionale 165 Kg/pro capite). Il 78% della differenziata è stata oggetto di recupero e il 22% di smaltimenti finale; non risulta precisato: a) quale quota del 78% sia stata destinata all’incenerimento per recupero energetico; b) come sia stato smaltito il residuo 22% che potrebbe essersi aggiunto alla parte incenerita (ignota) del 78% oggetto di recupero. I dati forniti sui diversi sistemi di smaltimento finale della indifferenziata (1 milione e 600 mila tonnellate) sono i seguenti: 46% in discarica (56% nel 2008), 42% incenerimento (33% nel 2008), 9% biostabilizzazione (8% nel 2008), 2% CDR e 1% recupero materiali (invariati rispetto al 2008).
Intanto in Emilia ci sono province, come Modena, che raddoppiano l'inceneritore arrivando a bruciare 240mila tonnellate di rifiuti, compresi quelli speciali, soggetti alle leggi del libero mercato e per i quali i gestori, come per esempio Hera, si fanno pagare un sacco di soldi. Inoltre le multiutility che gestiscono gli inceneritori sono spa quotate in borsa e devono distribuire dividendi agli azionisti: per questo devono PRODURRE GUADAGNO. E il guadagno non si produce se i rifiuti diminuiscono, ma solo se aumentano. Chi ancora crede che incenerire sia la scelta giusta per liberarsi dei rifiuti, RIFLETTA!
Fonte tratta dal sito .

lunedì 14 febbraio 2011

Incisioni rupestri vecchie di 12.000 anni in una grotta a Timor Est




A volte capita che, nel bel mezzo di una ricerca, si scopra qualcosa di straordinario e di completamente differente dall'oggetto delle nostre indagini. E' il caso di un team di archeologi e paleontologi che, sulle tracce di fossili di ratti giganti nella caverna di Lene Hara a Timor Est, si sono imbattuti in petroglifi molto antichi, risalenti probabilmente a 12.000 anni fa.
Il team del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation) stava cercando campioni fossili di ratto gigante all'interno della caverna calcarea di Lene Hara nell'arcipelago indonesiano, che si ritiene sia stata occupata da esseri umani qualche migliaio di anni fa.
La caverna era già nota per alcune pitture rupestri raffiguranti barche, animali e esseri umani. Sotto il pigmento bianco di queste pitture ci sarebbero inoltre resti di arte rupestre risalenti ad almeno 24.000 anni fa. Anche se il pigmento bianco non è stato analizzato direttamente, un frammento di calcare contenente tracce di ocra è stato datato dalla Australian National University ad oltre 30.000 anni fa.
I ricercatori, tuttavia, non erano minimamente interessati alle antiche pitture. Il loro obiettivo erano i ratti, per la precisione fossili di ratti giganti indonesiani.
"Guardando in alto dalla pavimentazione della caverna verso un collega seduto su una cornice di roccia, la mia torcia ha illuminato ciò che sembravano delle incisioni sbiadite" spiega Ken Aplin. "Ho puntato la torcia e ho visto un intero pannello di facce preistoriche umane scolpite sulla parete della caverna. I locali con cui stavamo lavorando sono rimasti colpiti dalla scoperta. Hanno detto che le facce hanno scelto quel giorno per mostrarsi perchè erano compiaciute del lavoro che stavamo svolgendo".
I petroglifi raffigurano dei volti stilizzati con occhi, naso e bocca. Una delle teste ha un copricapo circolare, con raggi che incorniciano il viso.
La datazione effettuata dai ricercatori dell'Università del Queensland hanno rivelato che le incisioni potrebbero essere vecchie di 10-12.000 anni.
"Registrare e datare l'arte rupestre di Timor dovrebbe essere una priorità per le ricerche future, per via della sua importanza e valore culturale nella comprensione dello sviluppo artistico del nostro passato" spiega la professoressa Sue O’Connor, che in precedenza aveva già effettuato datazioni sulle pitture della grotta.
Fonte tratta dal sito .

sabato 12 febbraio 2011

Beppe Grillo a Anno Zero

venerdì 11 febbraio 2011

Uno studio rivela top ten dei farmaci, con obbligo di ricetta, che più inducono a compiere atti di violenza

L’Institute for Safe Medication Practices (Istituto per le pratiche sicure del farmaco; abbreviato in ISMP) ha recentemente pubblicato sulla rivista PLoS One, uno studio dove sono evidenziati i farmaci con obbligo di ricetta, che inducono i consumatori a compiere atti di violenza. Nella top-ten dei medicinali più pericolosi, vi sono gli antidepressivi Pristiq (desvenlafaxine), Paxil (paroxetine) e Prozac (fluoxetine).
Questa ricerca mette in luce gli effetti negativi di alcuni antidepressivi e di antipsicotici popolari, che non solo provocano problemi di salute, ma rappresentano anche una minaccia per la società. L’ISMP dopo aver analizzato le informazioni del database del FDA Adverse Event Reporting System (sistema di rapporto degli eventi avversi, abbreviato in AERS), giunge alla conclusione che molti farmaci noti, sono perfino collegabili ad omicidi.
La maggior parte di quelli presenti nella top ten sono antidepressivi, ma possiamo individuare anche uno per il trattamento contro l’insonnia, uno contro la malaria e un ultimo per smettere di fumare.

Come riporta il “Time”, la top ten è la seguente:

10. Desvenlafaxine (Pristiq) – Un antidepressivo che agisce sulla serotonina e la noradrenalina. Il farmaco e 7.9 volte più propenso, rispetto altri, ad esser associabile con episodi di violenza.

9. Venlafaxine (Effexor) – Un antidepressivo che tratta i disordini di ansia. É 8.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.

8. Fluvoxamine (Luvox) – Appartiene al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), 8.4 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.

7. Triazolom (Halcion) –Appartenente alla classe delle benzodiazepine usato per il trattamento dell’insonnia, 8.7 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza,

6. Atomoxetine (Strattera) – Usato nei casi di ADHD, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, 9 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.

5. Mefoquine (Lariam) Utilizzato per curare la malaria, 9.5 volte, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza,

4. Anfetamine – Classe di farmaci usati in casi di ADHD, 9.6 volte più propensi, rispetto altri, ad essere associabili ad episodi di violenza.

3. Paroxetine: (Paxil) – Appartenente al gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, (SSRI),10.3 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza. Crea molto dipendenza e problemi nello sviluppo fetale durante la gravidanza.

2. Fluxetine (Prozac) – Un diffuso antidepressivo della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, (SSRI), 10.9 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile

1. Varenicline (Chantix) . Utilizzato per smettere di fumare; scioccante il fatto che sia 18 volte più propenso, rispetto altri farmaci, ad essere associabile ad episodi di violenza.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 10 febbraio 2011

Scontri a Condove durante il passaggio di Scorie Nucleari

martedì 8 febbraio 2011

Una intensa attività vulcanica potrebbe strappare violentemente l'Africa in due





Milioni di anni fa apparvero le prime grosse fenditure, ma negli ultimi mesi nel nord Africa l'attività sismica ha subito un repentino incremento provocando una accelerazione delle spaccature del suolo con un'evoluzione dei movimenti tellurici. I geologi e i vulcanologi asseriscono che la lava nella regione è in linea con il magma presente normalmente sui fondali marini e che l'acqua coprirà definitivamente il deserto.
Il dottor Cynthia Ebinger, geologo presso l'Università Rochester di New York, è rimasto quasi incredulo quando un impiegato, presso una società di mineralogia, lo ha informato di quello che stava accadendo nel deserto etiope: il famoso vulcano Erta Ale , situato nell'area nord orientale dell'Etiopia, era in piena attività eruttiva. A quel punto il dottor Cynthia Ebinger, che ha studiato per anni il vulcano Erta Ale, è stato colto alla sprovvista. Il cratere del vulcano era sempre stato pieno di una 'zuppa' ribollente di lava argento-nero, ma dopo la sua ultima eruzione era sempre rimasto per decenni in uno stato di bassa attività.
Lo scorso mese di novembre (2010), dopo aver ricevuto la telefonata, il dottor Cynthia Ebinger ha preso l'aereo e si è recato in Etiopia con alcuni colleghi ricercatori. «Il vulcano era traboccante; lava fiammeggiante veniva lanciata verso il cielo", ha riferito il dottor Ebinger al corrispondente del periodico online 'Spiegel'. Nell'area situata a nord-est del continente africano la terra è in fermento e questo sta cagionando una mutazione della morfologia dell'intera zona. Il deserto si scuote di continuo provocando un allargamento della frattura, i vulcani sono in piena attività eruttiva e le acque stanno risucchiando la terra.
Gli studiosi sostengono che la frattura africana determina una scissione a un tasso che si manifesta molto raramente in geologia. Il Mar Rosso e il Golfo di Aden furono creati milioni di anni fa dalla prima frattura. Dall'Etiopia al Mozambico si estende la seconda frattura, fiancheggiata da molti vulcani, chiamata Great Rift Valley che, secondo le teorie scientifiche, rischia di essere sommersa dal mare.
Secondo gli studiosi le acque del mare potrebbero inondare le terre molto prima a causa della depressione della Dancalia, situata a settentrione della valle. Il luogo è profondo circa 25 metri e le acque del Mar Rosso sono trattenute solo dalle colline. La zona dietro le colline ha già subito uno sprofondamento di alcune decine di metri rispetto i livelli precedenti e la presenza di sale sul deserto testimonia inequivocabilmente che il mare abbia già in passato inondato la zona. La lava ha successivamente poi fatto ritirare il mare.
Momentaneamente nessuno può azzardare alcuna ipotesi su quando il mare coprirà nuovamente il deserto. In un recente convegno organizzato dall'American Geophysical Union (AGU) a San Francisco, Tim Wright, dell'Università di Leeds School, sostiene che quando questo evento accadrà si manifesterà molto velocemente: l'affondamento delle colline potrebbe avvenire anche in pochi giorni. Il mutamento geologico del nord Africa, nell'ultimo quinquennio, ha subito un forte incremento e il decorso si sta velocizzando in maniera inaspettata, conclude Tim Wright.
In pochi anni i geologi - spiega Loraine Field, ricercatore presso l'Università di Bristol, partecipante alla conferenza - hanno appurato che il movimento annuale è passato dai pochi millimetri a quasi un metro. L'attività tellurica scava profonde fenditure nella piana desertica cagionando al territorio un aspetto simile a un vetro fratturato. Il Golfo di Tagiura, che si estende nel Gibuti dal Golfo di Aden, è stato interessato da una imponente attività sismica. Il dottor Cynthia Ebinger sostiene che l'attività sismica si protende lungo la dorsale medio-oceanica.

Nei fondali marini la lava fuoriesce di continuo dai vulcani creando sempre nuova crosta terrestre, una volta che si è indurita. I terremoti si sviluppano con lo spostamento delle placche tettoniche nel momento in cui il magma si estende verso l'alto per poi diffondersi in entrambi i lati sul fondale marino. Questa attività ha dato vita, negli ultimi mesi, ad un forte incremento di terremoti nel Golfo di Tagiura. Il dottor Cynthia Ebinger spiega che questo frazionamento del fondale oceanico si sta progressivamente estendendo verso il continente. Un recente articolo del Journal of Geophysical Research, redatto da Zhaohui Yang e Wang Chen-Ping, due geologi dell'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign, teorizza che il deserto si sta pian piano trasformando in un fondale profondo. Modellato da una miriade di terremoti in profondità nel nord-Africa comparabili con i terremoti che si manifestano solamente su dorsali medio-oceaniche in mare aperto.
L'attività vulcanica è fortemente aumentata negli ultimi mesi, I geologi hanno registrato in 22 posti nel triangolo di Afar, nel nord Africa, eruzioni vulcaniche in prossimità alla superficie terrestre. Nei rapporti di Derek Keir, presso l'Università di Leeds, si legge che questa attività vulcanica ha permesso la creazioni nel terreno di fenditure anche di otto metri di larghezza. La maggior parte della struttura magmatica rimane sotto per poi eruttare altrove, come a Erta Ale.
Anche lo studio del magma ha permesso ai vulcanologi di scoprire che la sua tipologia, caratterizzata da una bassa percentuale di acido silicico, è la medesima di quella che caratterizza le eruzioni nei dorsali medio-oceanici posti nelle profondità marine. La lava che fuoriesce dal vulcano Erta Ale ha questa composizione chimica. In pratica, secondo i ricercatori, tutta la regione assomiglia paradossalmente a un fondo oceanico senza acqua.
L'imponente attività vulcanica ebbe inizio nel 2005. Allora si formò, lungo un tratto nella depressione di Afar, una crepa lunga 60 chilometri ed eruttarono ben 3,5 chilometri di magma. Il dottor Tim Wright sostiene che il volume del magma era sufficiente per sommergere l'intera città di Londra sotto una coltre di un metro e mezzo di materiale lavico.
Stando a un rapporto del ricercatore Eric Jacques, dell'Istituto di Fisica della Terra di Parigi, il magma si muove ad una velocità di 30 metri al minuto. Una velocità veramente inusuale da un punto di vista geologico. Derek Keir spiega che le immagini provenienti dai satelliti sono sorprendenti: emerge un allargamento della zona interessata alla formazione delle crepe. Inoltre fiumi sotterranei di magma sono localizzati nell'Egitto orientale.

Il ricercatore James Gaherty, della Columbia University, ha detto alla conferenza AGU che a nord del Malawi le eruzioni hanno causato uno squarcio di 17 chilometri nel deserto. Ciò ha procurato un innalzamento della terra circostante che, in alcuni punti, ha raggiunto fino a 50 centimetri.
Nel mese di maggio 2009 in Arabia Saudita è scoppiato un vulcano sotterraneo. Trentamila persone hanno dovuto abbandonare i luoghi di residenza a causa di un terremoto con una magnitudo di 5,7 e di decine di migliaia di scosse di assestamento. Il magma fuoriuscito ha ricoperto un'area di un diametro pari alle città di Berlino e Amburgo messe assieme. Secondo il dottor Cynthia Ebinger la cosa che ha sorpreso tutti è che il fenomeno eruttivo ha preso forma a circa 200 chilometri di distanza dalla linea di faglia in Nord Africa.
Clicca qui per vedere tutte le foto .
Fonte tratta dal sito .

lunedì 7 febbraio 2011

Acqua al bario in provincia di Pistoia








In provincia di Pistoia sono state rilevate concentrazioni allarmanti di bario nell'acqua potabile. Come trovare scritto in questo articolo pubblicato sul quotidiano Il Tirreno
Concentrazioni di bario sette volte superiori al valore guida indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità erano infatti state rilevate nella zona del Boschetto di Quarrata. I campionamenti erano stati effettuati da un gruppo di studiosi alla fine del 2009 e pubblicati sulla rivista “Le Scienze” nel dicembre 2010.
A Quarrata la concentrazione di bario risultava essere di 5 milligrammi per litro, sette volte superiore alla soglia di 0,7 mg/l fissata dall’Oms. Un problema del quale l’Arpat venne a conoscenza a marzo del 2010 e che venne subito risolto dai tecnici di Publiacqua miscelando l’acqua al bario con acqua non “contaminata” proveniente da un altro pozzo.
Decisamente un'ottima soluzione quella dell'ente Arpat di "risolvere" il problema miscelando l'acqua avvelenata con acqua non contaminata, in modo non da eliminare il problema ma di ridurne l'entità!
A parte questo è interessante anche quanto viene detto in tale articolo sulla tossicità del bario:
Secondo quanto riportato nello studio pubblicato da “Le Scienze”, l’ingestione accidentale di sali solubili di bario provocherebbe, gastroenterite, paralisi muscolare, fibrillazione ventricolare ed extrasistole.
A conferma di quanto su esposto leggiamo sul sito medicinenon.it :
"Il bario è un elemento alcalino della terra e anche un metallo pesante tossico. La tossicità del bario tende ad essere relativamente bassa a meno che non venga ingerito in grandi quantità o vengano fatti degli aerosol. L'inalazione di bario può causare l'irritazione temporanea dei polmoni. L'ingestione accidentale o intenzionale di bario può provocare diarrea, vomito ed dolori addominali. L'esposizione umana a livelli pericolosi di bario in acqua potabile contaminata può causare problemi al cuore, al fegato, allo stomaco, ai reni ed in altri organi. Quando il bario viene assorbito, può rimuovere il potassio all'interno delle cellule e causare effetti di vario genere nel tono muscolare, nelle funzioni del cuore ed nel sistema nervoso."
A questo punto non si può fare a meno di notare come sia ufficialmente noto (tanto che se ne trova conferma persino in articoli scientifici) che esistono usi militari dell'aerosol di bario (bario irrorato tramite aerei nell'atmosfera). I sali di bario per altro possono essere utilizzati per la manipolazione climatica.
Del resto è recente la notizia di alti livelli di Bario riscontrati nelle acque della Basilicata, vedi l'articolo Basilicata: Bario e Boro nelle dighe lucane pubblicato l'8 gennaio 2010 sul sito dei Radicali Italiani. Da questo articolo citiamo il passaggio più significativo:
A cosa sia dovuta la presenza di Bario in quantità superiori ai limiti stabiliti dalla legge, non lo sappiamo. Sta di fatto che i composti di Bario sono usati dalle industrie di gas e petrolio per fare fango perforante e che il Bario può avere effetti tossici sulla salute umana. Piccole quantità di bario solubile in acqua possono indurre in una persona difficoltà di respirazione, aumento della pressione sanguigna, variazione del ritmo cardiaco, irritazione dello stomaco, debolezza muscolare, cambiamenti nei riflessi nervosi, gonfiamento di cervello e fegato, danni a cuore e reni. Anche il Boro può essere nocivo per la salute umana. Il Boro può infettare stomaco, fegato, reni e cervello.
Qualcuno potrà pensare a casualità, ma non chi osserva regolarmente e costantemente il cielo, ove si vedono aerei che rilasciano bianche scie volando a bassa quota, girando in tondo, facendo inversioni ad U, volando in stormi che a volte cancellano letteralmente l'azzurro del cielo lasciando un'orrida coltre biancastra.

Il bario infatti è assieme all'alluminio uno dei componenti principali riscontrati nelle acque piovane dopo il passaggio degli aerei con "scie anomale" (troppo persistenti o a quota troppo bassa per essere normali scie di condensa).
Riporto qui sotto il video (con sottotitoli in italiano) di una televisione statunitense che ammette tale correlazione tra bario e scie chimiche. La traduzione del parlato la avevamo pubblicata in un precedente articolo, ma adesso è disponibile anche questa versione, che potete anche scaricare in formato .avi (13,7 Mega). Si ringrazia andreaatparma per avere realizzato la versione sottotitolata.






A questo punto se ci rendiamo conto di quale sia realmente la causa della contaminazione da bario dovremmo anche chiederci come mai la Legambiente organizzi pubbliche conferenze per discutere della questione senza sollevare il problema delle scie, e come mai i radicali denuncino il misfatto senza denunciare il malfattore. La risposta è che i vertici di tutti i partiti, le istituzioni, le associazioni ambientaliste, le associazioni animaliste, i gestori dei maggiori siti "ecologisti" su internet sono stati messi lì apposta per fare denunce su argomenti di interesse realtivo e coprire invece le peggiori malefatte.
Ad esempio guardate che razza di articoli sulle scie chimiche compaiono sul cosiddetto sito ambientalista promiseland, (http://www.promiseland.it/2007/01/17/il-mistero-delle-scie-nel-cielo/); scrivono scie chimiche nel titolo e poi affermano che sono tutte scie di condensa. E non è un caso che quasi tutti questi siti nicchiano a disinformano sulle scie chimiche negano anche la pericolosità dei cibi di soia non fermentati; a quanto pare c'è qualcuno che vuole indebolire la nostra salute ad ogni costo.
Se non ci credete date un'occhiata anche a come gli ex dirigenti della Legambiente abbiano fatto passare decreti salva avvelenatori, o sostenuto la scelta nucleare, come gli "animalisti" siano favorevoli al microchip e ad inutili vaccini per gli animali, come sul famoso sito ecoblog scriva anche un noto disinformatore che nega le scie chimiche (Mario Tozzi).


Fonte tratta dal sito .

sabato 5 febbraio 2011

Gli Usa ammettono pubblicamente vari esperimenti chimici e biologici su ignari cittadini





Qui di seguito la traduzione dell'articolo US admits chemical weapons tests scritto da Nick Childs, corrispondente dal Pentagono per la BBC, e pubblicato sull'edizione on line del notiziario dell'emittente nazionale britannica il 10 ottobre del 2002.
Ovviamente le rassicurazione del pentagono appaiono poco credibili vista che il Pentagono è responsabile dell'avvelenamento dei militari in missione in Iraq coi vaccini allo squalenevaccini allo squalene, nonché di tutta una serie di crimini commessi in varie parti del mondo nel corso di una lunga serie di guerre di aggressione con la scusa della libertà.
Forte è invece il sospetto che le lamentele dei veterani siano solo la punta di un iceberg e che si cerchi di minimizzare la criminale abitudine da parte della struttura militare di utilizzare militari e cittadini quali ignare cavie umane. Del resto è scritto a chiare lettere nell'articolo sottostante che il rilascio di queste informazioni è avvenuto “perché ci sono delle preoccupazioni espresse dai veterani” il che vuol dire che l'ammissione (presumibilmente parziale) è avvenuta non certo per amore della verità, ma per cercare di fornire una versione che servisse a controbilanciare l'effetto sull'opinione pubblica dei reclami dei veterani “preoccupati per il proprio stato di salute” che hanno "paura di essere stati esposti a delle sostanze pericolose".
La falsità di certe ammissioni istituzionali del resto è storicamente nota; gli esperimenti di copertura di grandi aree con agenti chimici sono stati infatti realizzati irrorando milioni di persone con solfuro di zinco e cadmio. Mentre i governi e gli alti papaveri dell'esercito insistono nell’affermare l’innocuità di tale composto chimico, il cadmio è riconosciuto come una causa di cancro al polmone, e durante la Seconda Guerra mondiale esso fu considerato dagli Alleati come un’arma chimica. Insomma questi criminali esperimenti sono una realtà storica che perdura fino ad oggi.

Gli Stati Uniti ammettono esperimenti con armi chimiche

Il Pentagono ha pubblicato in precedenza informazioni segrete rivelando di avere eseguito esperimenti sull'utilizzo di agenti chimici e biologici più vasti di quanto si fosse pensato in precedenza.
Gli esperimenti hanno avuto luogo negli anni 60 nei primi anni 70.
Alcuni esperimenti sono stati effettuati anche in Gran Bretagna ed in Canada, sebbene gli americani affermino che i governi britannico e canadese abbiano già rese pubbliche alcuni anni fa le informazioni su questi avvenimenti.
In tutto circa 5.500 militari sono stati coinvolti.
Il Pentagono ha rivelato in precedenza informazioni sugli esperimenti di agenti chimici e biologici a bordo di navi della marina militare degli Stati Uniti mentre si trovavano in mare.
Ora, per la prima volta, rivela dettagli su esperimenti simili compiuti sul suolo americano - in Alaska, Florida, Hawaii, Maryland e nell'Utah - così come in Gran Bretagna, Canada.
Veterani preoccupati
In alcuni di questi esperimenti furono rilasciati dei reali agenti tossici, incluso il gas sarin ed il VX, ma in più di metà degli esperimenti sono stati usati degli agenti simulati.
Lo scopo degli esperimenti, insiste il Pentagono, era di valutare l'equipaggiamento, le procedure e le tattiche militari e non di verificare gli effetti sulla persone.
Il personale ha indossato uniformi protettive.
I civili sono stati esposti ad agenti simulati, affermano i funzionari del Pentagono, ma aggiungono che questi agenti erano innocui e l'esercito degli Stati Uniti insiste che non c'è nessuna prova che all'epoca qualcuno abbia sofferto, dal punto di vista della salute, a causa degli esperimenti.
Ma in larga parte la ragione per la quale vengono rivelate queste informazioni adesso e per la quale ne viene riferito al congresso degli Stati Uniti, come sta facendo il Pentagono, è perché ci sono delle preoccupazioni espresse dai veterani.
Più di 50 di loro hanno inoltrato dei reclami a causa di preoccupazioni per il proprio stato di salute e perché avevano paura di essere stati esposti a delle sostanze pericolose.

Importante articolo correlato in italiano

Milioni di persone coinvolte in test di armi biologiche. Una gran parte della Gran Bretagna fu esposta al contagio batteri irrorati nel corso di esperimenti segreti .

Fonte tratta dal sito .

venerdì 4 febbraio 2011

Birke Baehr: Cosa non va nel nostro sistema alimentare




Selezionare i sottotitoli in Italiano


L'undicenne Birke Baehr presenta la propria opinione su una delle maggiori fonti di provenienza del nostro cibo - le tutt'altro che pittoresche e ben nascoste fattorie industriali. Tenere lontano dagli occhi della gente le fattorie promuove l'immagine rosea e irreale di un'agricoltura poco costosa, dice Birke, che ci mostra invece l'importanza di una produzione alimentare verde e su scala locale.
Fonte tratta dal sito .

mercoledì 2 febbraio 2011

La FEMA si prepara ad affrontare eventi climatici catastrofici

Quando la Federal Emergency Management Agency (FEMA) prende una decisione non è certo presa a caso. Se si medita su come stanno le cose a livello planetario allora ci si rende subito conto che gli obiettivi della FEMA potrebbero anche trovare una giustificazione.
Sarebbero i futuri scenari di possibili cataclismi, dovuto ai mutamenti naturali e/o artificiali del clima, ad aver indotto la FEMA a ordinare ben 140 milioni di razioni alimentari sotto forma di kit di emergenza[1]. In particolare, sarebbe stata la previsione di un mega terremoto (Terremoto intraplacca) lungo la faglia di New Madrid (che se avverrà sarà indubbiamente provocato artificialmente dai sistemi HAARP) ad aver stimolato la FEMA nell'attuare questa decisione[2]. Con questa operazione inoltre la FEMA vuole anche testare l'efficacia e la tempestività della fornitura di queste derrate alimentari di emergenza con lo scopo di individuare i punti di approvvigionamento migliori e le strategie da seguire.
Secondo Robert Lee Chartrand, un geologo del Centro studi del Congresso, è ormai una certezza il fatto che in un futuro abbastanza prossimo un devastante terremoto scuoterà la parte orientale degli Stati Uniti. Un sisma di 8 gradi sulla scala Richter che devasterà l'America dell'est entro il 2015, asseriscono gli esperti, e l'est non è minimamente pronto ad affrontare l'evento. Ora la FEMA cerca di colmare questa lacuna con questi 140 milioni di pasti preconfezionati adatti per soddisfare le esigenze di almeno sette milioni di superstiti per un periodo stimato di 10 giorni. La FEMA calcola di poter distribuire almeno 14 milioni di pasti al giorno basati su questi parametri:
- peso della dose: 340 grammi (per un massimo di 480 calorie);
- calorie massime: 1200 e/o 1165 per pasto;
- parametri proteici: 29g-37g kit;
- trans fat: 0;
- grassi saturi: 13 grammi (9 calorie per grammo);
- quantità grassi: 47 grammi (meno del 10% delle calorie);
- quantità massima di sodio: 800-930 mg.
Inoltre sembra che siano stati inseriti nel menù degli spuntini come: marmellate, caramelle, cioccolato, burro di arachidi, spremute, condimenti ed utensili. Tutti i pasti/kit dovranno avere una durata di conservazione di 36 mesi a partire dalla data della consegna. Ogni singola confezione dovrà essere composta con materiale biodegradabile rispettoso dell'ambiente.
Oltre ai kit alimentari di sopravvivenza la FEMA si accaparra 14 milioni di coperte e ordina oltre un milione di galloni di gasolio nell'area di New Madrid.
Nel comunicato ufficiale[3] si legge che la Defense Logistica Agency - Energy (DLA-E) sta pianificando una pubblicazione urgente a sostegno del Department of Homeland Security (DHS)/Federal Emergency Management Agency (FEMA). Una sorta di sollecito verso i produttori di carburante affinché attuino tutte quelle operazioni che possano garantire una fornitura dei combustibili entro un raggio di 300 miglia dalla zona di mobilitazione, nonché creare aree di sosta e altri punti di distribuzione all'interno degli stati NC, SC, GA, FL, AL, MS, TX, e LA. Si calcola che il fabbisogno di ogni stato, appena menzionato, è pari a 135.000 galloni US per il diesel e a 24.000 galloni US per la benzina. Il totale del fabbisogno necessario ammonta a 1.272.000 di galloni US di carburante (un U.S. liquid gallon corrisponde a circa 3,8 litri).
I vari produttori possono proporre le loro offerte, rispettando le normative federali imposte dal governo, al Federal Business Opportunities entro il prossimo 6 febbraio 2011.
Per finire merita ricordare che la Federal Emergency Management Agency (FEMA) eseguirà a maggio di quest'anno una imponente esercitazione[4] per simulare un grande terremoto nella regione centrale degli Stati Uniti situata nell'area sismica New Madrid (NMSZ).
Ai lettori le conclusioni.
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