giovedì 31 marzo 2011

Mistero : OGM nel nostro cibo

mercoledì 30 marzo 2011

Giappone: è stato trovato plutonio in campioni di terreno


È stato trovato del plutonio in 5 campioni presi dal terreno di Fukushima, che può provenire dal reattore nr. 3 alimentato a MOX che contiene dal 3% al 6% di plutonio, ma il plutonio è anche un prodotto di scarto generato in altri reattori. Fukushima contiene 2.500 tonnellate di uranio e plutonio, che includono 3.450 barre di combustibile bruciato del reattore (burned out fuel rods). Ovvero 20 volte in più la quantità di Chernobyl. I cinghiali cacciati in Baviera (Germania) sono sempre soggetti a controlli per radiaizoni. Uno su 5 contiene più di 1.000 Bq per kg (becquerel= unità di misura radiazioni ndt). Questi animali NON SONO più adatti per il consumo umano e vengono distrutti; si suppone che al di sotto dei 500 Bq ci sia sicurezza. Questa è la situazione ad ora: 25 anni dopo Chernobyl. Gli umani ripetono le stesse storie. In Giappone i vegetali riportano letture oltre di 82.000 Bq e 54.000 Bq. Non ci sono informazioni affidabili di campioni raccolti in Giappone. Una zona di esclusione di 50 miglia (80km) richiederebbe l'evacuazione di 2 milioni di persone. Non c'è né la capacità amministrativa né la volontà politica per farlo. In ogni caso sarebbe troppo poco e troppo tardi. Le lezioni apprese da Chernobyl indicano che sarebbe molto più appropriata una zona di esclusione di 500 miglia (800km) se la salute della popolazione fosse la preoccupazione principale. Significa che questo richiede l'evacuazione del Giappone... In Francia l'IRSN (Nuclear Safety Agency: Ente per la Sicurezza Nucleare) è tristemente famoso per la sua volontà ed abilità ad occultare gli incidenti. A sorpresa l'Ente ha sostenuto già martedi scorso la necessità di una vasta ed estesa zona di esclusione: hanno sentito l'importanza di salvare la reputazione della industria nucleare. I loro scienziati hanno predetto che il 10% dello scarico di Chernobyl era già avvenuto e che sarebbe comunque aumentato continuamente. Le barre di combustibile del reattore sono scoperte e rilasciano le loro radiazioni nell'aria, le vasche sono piene di crepe e non possono essere riempite e si trovano ai piani superiori. Tonnellate di sale (dall'acqua del mare...ndt) rendono impossibile un ulteriore raffreddamento. Sta procedendo il meltdown (la fusione) nel reattore 3. La IAEA (International Atomic Energy Agency: Ente Internazionale per l'Energia Atomica) ha avuto da dire contro l'IRSN e non ci sono ulteriori affermazioni che emergono dall'IRSN. La IAEA ha affermato che la pressione dai reattori 1, 2 e 3 era già stata rilasciata attraverso delle valvole, quando il surriscaldamento minacciava esplosioni. Va notato che queste valvole in altri Paesi come USA e Francia ed altri hanno filtri per le particelle, ma non li hanno in Giapppone. Gli USA impararono da Three Mile Island. Ci vollero 6 anni prima che potessero aprire il reattore e vedere lo stato delle sue barre di combustibile fuse. Di conseguenza installarono un sistema che misura la radioattività rilasciata durante gli incidenti e indica la condizione delle barre. Ma un simile sistema non esiste in Giappone. Questo spiega l'affermazione giapponese: “ora non lo sappiamo e non lo sapremo per lungo tempo”. Clicca qui per visionare le foto ad alta risoluzione del disastro in Giappone dal portale della CNN (ATTENZIONE: la visione di queste foto è sconsigliata a persone sensibili).

Fonte tratta dal sito .

martedì 29 marzo 2011

Greenpeace: Fukushima come Chernobyl

L'organizzazione ambientalista Greenpeace ha proposto di equiparare l'incidente di Fukushima a quello di Cernobyl, innalzandolo al livello 7 della scala internazionale Ines (International Nuclear Event Scale), ma le stime dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) e quelle di alcuni esperti sono più caute. Tanto che ieri l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare e industriale (Nisa) aveva ipotizzato un innalzamento dall'attuale livello 5 al 6 della scala Ines. La proposta di Greenpeace è basata soprattutto sullo studio dell'Istituto centrale austriaco di Meteorologia e geodinamica (Zamg), che ha ricostruito lo spostamento dei materiali radioattivi liberati dall'incidente di Fukushima fino al loro arrivo sulle coste occidentali degli Stati Uniti. Il valore finale rilevato in California, combinato con il tasso di dispersione dovuto a venti e precipitazioni, ha prodotto una stima della radioattività liberata attorno alla centrale di Fukushima nei primi giorni dall'incidente. Secondo l'istituto austriaco il livello di iodio 131 rilasciato a Fukushima 1 è pari al 73% di quello liberato a Chernobyl e il rilascio del cesio 137 S pari a circa il 60% rispetto ai livelli di questa stessa sostanza misurati a Chernobyl. Le misure, acquisite per mezzo di una rete internazionale di rilevatori destinati a individuare test clandestini di bombe nucleari, riguardano comunque solo iodio e cesio perchè sono questi gli unici radionuclidi misurati a Fukushima. Molto più numerosi sono stati invece i materiali radioattivi liberati a Chernobyl. L'Aiea non riferisce, al momento, alcuna stima relativa ai giorni immediatamente successivi l'incidente di Fukushima, ma i valori misurati nei giorni successivi sono notevolmente inferiori rispetto a quelli misurati a Chernobyl. "Non è possibile dire che la contaminazione avvenuta a Fukushima sia massiva come lo è stata quella di Chermobyl", ha rilevato l'esperto dell'Enea, Eugenio Santoro. "Nell'incidente di Chernobyl - ha spiegato - un'esplosione che ha scagliato i materiali radioattivi direttamente nell'alta atmosfera, dove sono stati trasportati insieme alle masse d'aria. Nel caso di Fukushima i radionuclidi non hanno mai raggiunto l'alta atmosfera, la diffusione è stata più limitata e con una dispersione di materiale radioattivo a livello locale". Fonte tratta dal sito .

lunedì 28 marzo 2011

Scie Chimiche, Haarp, l'Alba del Dominio Elettromagnetico

domenica 27 marzo 2011

A Fukushima le radiazioni superano di decine di migliaia di volte quelle che erano nell’aria ad Hiroshima

Il dottor Chris Busby ha verificato quest’oggi in una email, che tre vasche di contenimento per il combustibile nucleare esaurito, sono state completamente spazzate via. Questo porta i livelli di radiazione approssimativi a 24.000 Hiroshima x 3 cioè ci sono 72.000 volte le radiazioni che erano nell’aria dopo lo sgancio della prima bomba atomica. Ricordate, queste sono solo le radiazioni che provengono dalle vasche di raffreddamento. La fuga di radiazioni dai reattori è un’altra storia. Abbiamo ora la possibilità di valutare le dinamiche dell’incidente nucleare (per non dire disastro) avvenuto a Fukushima. È ormai chiaro che siamo stati tutti ingannati dalle autorità giapponesi, dall’AIEA, dai gruppi internazionali pro nucleare ma soprattutto dagli esperti che sono stati chiamati dai media internazionali e nulla hanno fatto che confonderci sempre di più. Abbiamo sentito pareri da esperti nucleari della Chatham House (portavoce del NWO) e da persone come il Prof. Gerry Thomas dell’Imperial College di Londra. Tutti continuano a giocare su questa catastrofe senza rendersi conto delle implicazioni che tale catastrofe ha e avrà sulla salute umana, utilizzando metodi antiquati per calcolare le potenziali vittime. Solo quando si ascolteranno persone come il Dr. Chris Busby si arriveranno a capire i veri effetti della contaminazione da ingestione di materiale radioattivo (aka dell’uranio impoverito). Fonte tratta dal sito .

sabato 26 marzo 2011

Mistero : Adam Kadmon e il mistero dell ONU

venerdì 25 marzo 2011

Lavaggio del cervello: una dottrina precisa degli illuminati

The Soviet Art of Brainwashing”, l'ARTE SOVIETICA DEL LAVAGGIO DEL CERVELLO, è un testo che fu usato nelle scuole di addestramento comuniste sia in USA che in Russia a partire dagli anni '30.
Ricordatevi che il Comunismo NON FU MAI “una rivolta operaia”, ma fu creato dagli Illuminati (banchieri cabalisti e sangue blu americano-britannico) per portare nel mondo una dittatura di Satanisti super ricchi.
Il testo dice che siamo attualmente i soggetti di una ipnosi di massa, che fa affidamento sul trauma per applicare il terrore.
“Perché sia possibile indurre un alto stato di ipnosi in un individuo, gruppo o popolazione, deve sempre essere presente un elemento di terrore da parte di coloro che governano”.
Ma se diciamo cosi, passiamo per “paranoici”.
“Dovrebbe essere fatto un passaparola nella società sul tema paranoia, come condizione in cui l'individuo crede che sarà attaccato dai Comunisti. E si scoprirà che questa difesa è efficace”.
“La popolazione deve essere portata a credere che ogni individuo al suo interno che si ribelli ... contro gli sforzi e le azioni per schiavizzare il tutto, deve essere considerata una persona squilibrata ...e... a tale persona bisogna fare degli elettroshocks e deve essere ridotta in una docilità inimmaginabile per il resto dei suoi giorni”.
Il testo dice che gli agenti della psicopolitica presero controllo degli USA nei primi decenni del 20° secolo.
“Negli USA siamo stati in grado di alterare le opere di William James ed altri ... e di inserire nei libri di psicologia i principi di Karl Marx, Pavlov, Lamarck e i dati del Materialismo Dialettico, questo ad un punto tale che chiunque studi psicologia diventi immediatamente candidato ad accettare la ragionevolezza del comunismo”.
“Poiché ogni cattedra di psicologia negli USA è occupata da persone in contatto con noi, è garantito un uso consistente di questi testi... Cosi educare gli strati colti della popolazione, nei principi del Comunismo è faccenda relativamente facile”.
Il testo chiama questi insegnanti “operatori psicopolitici” ed il loro ruolo è di fare il lavaggio del cervello ai giovani. Molti dei professori di scienze umane e sociali oggi sono agenti coscienti: dei fessi a cui è stato fatto il lavaggio del cervello o che vivono nella paura di ciò che era prima.
I Comunisti (élite di satanisti) vedono l'essere umano come “un meccanismo senza individualità”. Fondamentalmente “è un animale” con una “patina di civiltà”. Come un animale può essere indotto a credere e a fare qualsiasi cosa se gli si da la giusta combinazione di terrore, imbroglio, droghe e forza bruta.
L'obbiettivo delle psicopolitiche è di produrre un massimo caos nella cultura del “nemico" e di far si che una “nazione sia senza capo”.
I terapeuti della mente (i guaritori mentali) non devono guarire nessuno e sono istruiti a tagliare fuori le perone competenti.
“Le organizzazioni per la salute mentale devono cancellare con cura dai loro ranghi, chiunque sia capace nel trattare la salute mentale”.
Cercate i leader nel futuro del paese ed educateli nel credere alla natura animale dell'Uomo. Questo deve diventare una moda. Si deve insegnare loro di criticare le idee, le imprese individuali. Gli si deve insegnare sopra ogni cosa che la salvezza dell'Uomo si può solo trovare nel suo totale adattamento a questo ambiente... le nazioni che hanno un tono etico elevato, sono difficili da conquistare”.

Fonte tratta dal sito .

giovedì 24 marzo 2011

Terremoti Perche'La Terra Trema Le Teorie di Adam Kadmon

mercoledì 23 marzo 2011

LIBIA, DOVE SI SPELLAVANO I GATTI



Sovente, e ahinoi ultimamente sempre, si sospetta che dietro una guerra ci sia il petrolio. Ma le guerre non si fanno per “prendersi il petrolio” tout court: quasi sempre si può ottenerlo comodamente firmando un accordo e con una stretta di mano. Chi ha il petrolio ha infatti bisogno di venderlo. Certo, l’aumento della domanda e la diminuzione della risorsa hanno condotto a un mercato del venditore, anziché del compratore, ma l’obiettivo di entrambi resta il medesimo.

Il problema quindi non è “prendersi i pozzi”, ma ottenere accordi molto favorevoli. Il che non sempre è possibile, specialmente quando il Paese produttore ha una forte compagnia nazionale oppure delle leggi che non consentono a compagnie straniere di fare il bello e il cattivo tempo. Alcuni esempi? L’Iraq di Saddam, a cui dopo la guerra fu imposta la molto discussa legge per il petrolio, che in pratica toglieva al popolo iracheno la sovranità sul proprio sottosuolo; il Venezuela di Chávez, o la Libia di Gheddafi.
Quest’ultima, attraverso la compagnia nazionale Noc, ha un sistema di accordi diverso da quelli in uso nel resto del mondo. L’accordo Epsa, che molte compagnie stipulano in Libia, non prevede royalties, divisione delle spese operative, tasse: nulla di tutto ciò. Più semplicemente, il governo prende la sua parte dalla produzione lorda. Le compagnie operano a proprie spese, non pagano tasse né diritti, e dividono con la Libia la produzione. Ma non pensate che si tratti di un fifty-fifty, neanche per sogno.
E proprio a fagiolo casca l’Eni, che se ne sta a trivellare in Libia da prima di Gheddafi e che ha sempre rappresentato un po’ la pietra dello scandalo. E forse anche la goccia che ha fatto traboccare il vaso, pensando agli eventi odierni. Per capire com’è andata questa questione in Libia ci viene in aiuto Wikileaks, con alcuni documenti classificati.
17-06-2008: “Esteso l’accordo per gas e petrolio con l’Eni, le altre compagnie si preoccupano che i termini dell’accordo stabiliscano uno sfavorevole precedente”. Forse lo ricorderete, se ne parlò molto: succede, nel 2008, che la Libia estende per altri 25 anni i diritti di sfruttamento Eni. “Con il nuovo contratto, Epsa IV, l’Eni riduce la sua percentuale di produzione al 12% per il petrolio (dal precedente 35-50%) e al 40% per il gas”. Continua il cablo Wikileaks: “L’impatto potenziale di questo accordo Eni è significativo. Osservatori locali si aspettano che il successo della Noc nell’assicurarsi termini così favorevoli la convincerà a rinegoziare i contratti esistenti con le altre compagnie internazionali. Il succo è: lamentano che l’Eni operi in Libia per un tozzo di pane. Facendo concorrenza alle altre compagnie che saranno costrette anch’esse, dalla potente compagnia libica, a lavorare con compensi da cinesi.
E infatti, ecco che la Noc prende per il collo anche le altre compagnie.
“23-07-2008: Con il nuovo accordo, lo share di produzione per il consorzio europeo (quello che sviluppa il bacino di Marzuq, ndr) sarà ridotto dal 25% al 13%. Repsol, Omv, Total e Saga Petroleum hanno seguito altri maggiori attori in Libia nel cedere alle pressioni Noc verso il nuovo accordo Epsa IV, che prevede significative riduzioni di share per le compagnie internazionali. E se qualcuno dubita, ecco pronto un cablo in cui ci si lamenta proprio della della rigidità della Noc, e specialmente della gestione autocratica del responsabile Shukri Ghanem. Il quale, appena lo scorso anno, ha annunciato di voler estendere il fatidico accordo Epsa IV anche alle compagnie che finora hanno goduto di concessioni tradizionali. “Ci sono molti modi di spellare un gatto“, ha osservato.
Più che gli accordi-capestro, allora, è questa metafora che non deve essere proprio andata giù alle compagnie internazionali. Con le conseguenze del caso.
Fonte tratta dal sito .

martedì 22 marzo 2011

Postazione HAARP in Iran




Se è Haarp in attività, e guarda caso in IRAN, c'è da ritenere che un terremoto e più che plausibile.
Se si entra in risonanza con un blocco che tiene su una placca, con una forza tale e concentrata in un punto si sgretola come cristallo, (esempio del bicchiere di cristallo che si spezza con un acuto) il resto viene di conseguenza...



Oltre a ciò vi invito a googlare Fabio Mini, Tenente Generale Italiano, tra i primi a parlare di guerra climatiche e ambientale.
Leggi qui l'aricolo di Alex Jones «Iran earthquake triggered by HAARP?».
Fonte tratta dal sito .

lunedì 21 marzo 2011

HAARP e terremoti: i mass media ufficiali ne parlano




Questi due articoli mostrano come deputati, politici e giornalisti abbiano già denunciato il fatto che i terremoti ed altre calamità (in particolar modo le alluvioni) possano essere collegati all'attività di HAARP, come abbiamo ipotizzato nell'articolo sul recente terremoto in Giappone dell'11 Marzo. Del resto per creare terremoti artificiali ci sono anche altri mezzi di cui sono dotati gli eserciti (ancora loro): gli ordigni nucleari.

Sulla relazione tra scoppio di ordigni nucleari e terremoti vedasi l'articolo Il terremoto in Giappone è stato provocato da un test nucleare? pubblicato sul sito italiaparallela.it; pur non condividendo le conclusioni dell'articolo e attribuendo ad HAARP la causa del recente disastro, è interessante notare come già 50 anni fa siano stati creati alcuni sismi artificiali con delle espolosioni nucleari.
Dal quotidiano Il Messaggero di Roma 25 giugno 2002, che riporta una notizia dell'agenzia ANSA. Il grassetto è stato aggiunto dal curatore del blog per evidenziare alcuni passaggi salienti.

UNA SUPER ARMA DALLO STUDIO SUGLI UFO
Lo studio degli Ufo (oggetti volanti non identificati) ha permesso agli Stati Uniti di sviluppare una 'superarma' che, come componente principale dello 'scudo spaziale', secondo un esperto russo, consentirà di annientare tutti gli attacchi missilistici e mettere in ginocchio qualsiasi paese, scatenando violenti cambiamenti geofisici.
Stando a quanto dichiarato al quotidiano 'Komsomolskaya Pravda' di oggi dal colonnello Aleksandr Plaksin, che ha diretto il centro speciale del ministero della difesa russo dedicato allo studio degli Ufo, disciolto nel 1991, lo studio degli Ufo ha consentito al Pentagono di creare «la stazione radioelettronica HAARP entrata in funzione in Alaska nel 1997» le cui 180 antenne sono in grado di sviluppare una potenza pari a 3,5 milioni di watt e di concentrare una potente emissione a onde corte sulla ionosfera. Questa specie di «forno a microonde globale», secondo Plaksin, sarà in grado di «bruciare» qualsiasi missile lanciato contro gli Stati Uniti.
In un'intervista rilasciata al giornale, il colonnello afferma che l'HAARP è allo stesso tempo una «potentissima arma geofisica», in grado di «alterare le condizioni metereologiche e provocare conseguenze imprevedibili come il cambiamento dei poli magnetici del pianeta», scatenando eruzioni vulcaniche e inondazioni planetarie. «Con l'aiuto dell'HAARP gli Stati Uniti saranno in grado di mettere in ginocchio qualsiasi paese» afferma Plaksin.
Il centro del ministero della difesa russo per lo studio del fenomeno Ufo venne creato nel 1979 e chiuso nel 1991 per ragioni economiche.
Articolo di Mirko Molteni tratto da “La Padania” 15 e 16 giugno 2003. Il grassetto è stato aggiunto dal curatore del blog per evidenziare alcuni passaggi salienti.
Russi e cinesi denunciano: esperimenti per condizionare il tempo.

Il progetto H.A.A.R.P.
«La tecnologia è come un paio di scarpe magiche ai piedi di una bambola meccanica dell’umanità. Dopo che la molla è stata caricata dagli interessi commerciali, la gente può solamente danzare, volteggiando vorticosamente al ritmo che le scarpe stesse hanno stabilito». Queste efficaci parole sono tratte dal libro: «Guerra senza limiti», scritto da due colonnelli dell’aeronautica Cinese, Qiao Liang e Wang Xiansui. Nel testo i due militari cinesi esaminano l’impatto delle nuove tecnologie sul pensiero strategico, sul terrorismo e su tutto ciò che concerne la guerra in questo XXI secolo. Essi accennano due volte alla possibilità che un Paese possa scatenare artificialmente le forze della Natura, usandole come «armi non tradizionali» per mettere in ginocchio il nemico. Per esempio sconvolgendo il clima e il regime delle piogge. Tutto ciò sembra fantascienza, ma Qiao e Wang hanno forse ragione nell’includere la «guerra ecologica» tra le 24 forme di conflitto da essi elencate.

Minacce invisibili
Ebbene il 15 gennaio 2003, il sito della «Pravda» ha ospitato un inquietante articolo, scritto dal deputato ucraino Yuri Solomatin, in cui si esprime preoccupazione per gli esperimenti condotti dagli americani in Alaska, dove dal 1994 si sta portando avanti il programma HAARP, High Frequency Active Auroral Research Program, cioè «programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza». In pratica, una selva di enormi antenne eretta nel bel mezzo della foresta boreale nordamericana. Solomatin ha voluto richiamare l’attenzione dell’Ucraina su un problema già sollevato dai Russi. Quelle antenne sono forse il prototipo di un’arma «geofisica» americana, capace di condizionare il clima di continenti alterando con microonde la temperatura o l’umidità? Il deputato ucraino dà credito al sospetto che i disastri naturali intensificatisi ultimamente siano da imputare ai sempre più assidui test del sistema HAARP. Anche in Germania, le inondazioni dello scorso anno sono sembrate a qualcuno troppo disastrose.Così due giornalisti tedeschi, Grazyna Fosar e Franz Bludorf, hanno vagheggiato in un loro articolo, pubblicato sul numero 120 del bimestrale «Raum und Zeif», che i cicloni e gli allagamenti che hanno piegato l’Europa Centrale possano essere legati all’HAARP. La Russia aveva dato l’allarme quasi un anno fa. Come riporta l’agenzia Interfax dell’8 agosto 2002, ben 90 parlamentari della Duma di Mosca avevano firmato un appello indirizzato all’ONU in cui si chiedeva la messa al bando di questi esperimenti elettromagnetici. Un mese più tardi erano saliti a 220 i deputati russi a favore dell’appello. D’altronde vi era stato un rapporto della Duma che accusava esplicitamente l’America. Parole schiette e scomode: «Sotto il programma HAARP, gli USA stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto qualitativo è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari».

La parola agli americani
Il sito ufficiale www.haarp.alaska.edu ci presenta un’innocente stazione scientifica dove gli scienziati sondano via radio quelle regioni dell’alta atmosfera preannuncianti lo spazio esterno, cioè la ionosfera e la magnetosfera. I titoli dei paragrafi esplicativi del sito sono peraltro scritti a mo’ di domande («Cos’è HAARP?», «Perché è coinvolto il Dipartimento della Difesa?», ecc.) Nel paragrafo titolato «HAARP è unico?», ci si affretta a precisare che anche altre nazioni studiano la ionosfera, come la stessa Russia o i Paesi europei (più il Giappone) del consorzio EISCAT, anche se le loro apparecchiature, site a Tromsoe in Norvegia, sono dei radar «incoerenti». Ma veniamo ai dettagli. Presso Gakona, circa 200 km a Nord-Est del Golfo del Principe Guglielmo, un terreno di proprietà del Dipartimento della Difesa USA fu scelto il 18 ottobre 1993 da funzionari dell’Air Force e a partire dall’anno seguente venne disseminato di piloni d’alluminio alti 22 metri, il cui numero è cresciuto di anno in anno fino ad arrivare a 180. Ognuno di questi piloni porta doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la «banda bassa» da 2.8 a 7 MegaHerz e l’altra per la «banda alta» da 7 fino 10 MegaHerz. Tali antenne sono capaci di trasmettere onde ad alta frequenza fino a quote di 350Km, grazie alla loro grande potenza. A pieno regime, l’impianto richiede 3.6 MegaWatt (la potenza di 100 automobili), assicurati da 6 generatori azionati da altrettanti motori diesel da 3600 cavalli l’uno. Scopo ufficiale di queste installazioni è studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Come si sa, questo strato è composto da materia rarefatta allo stato di plasma, cioè di particelle cariche (ioni), e ha la proprietà di riflettere verso terra le onde hertziane, in particolare nelle ore notturne. E’ per questo, ad esempio, che di notte ci è possibile ascoltare alla radio le stazioni AM di molti Paesi stranieri, dato che la riflessione ionosferica permette ai segnali di scavalcare la curvatura terrestre.

Guerre di radioonde
Secondo lo stesso principio è plausibile che le irradiazioni delle antenne HAARP possano rimbalzare fino a colpire gli strati bassi dell’atmosfera sopra un Paese distante migliaia di chilometri. Ed interferire quindi con i fenomeni meteorologici. Certamente si tratta di mere ipotesi. Comunque, un uso militare dell’HAARP è ammesso dalla Federazione Scienziati Americani. Un uso, tuttavia, non distruttivo, ma solo di ricognizione. Modulando i segnali in frequenze bassissime, cioè onde ELF o VLF, si potrebbe «vedere ciò che succede nel sottosuolo, individuando bunker, silos di missili, e altre installazioni sotterranee di Stati avversi. Al di là di ciò, la «guerra ecologica» appare terribilmente possibile da oltre vent’anni. Già nel 1976 l’Enciclopedia Militare Sovietica ventilava il rischio che gli Stati Uniti, per via elettromagnetica o per via astronautica, potessero modificare il clima dell’Eurasia lacerando lo strato di ozono sopra l’URSS. L’Unione Sovietica si accordò così con gli USA perché fosse proibito l’uso dei cambiamenti climatici ambientali. A livello ONU, ciò fu ribadito con la convenzione ENMOD (Environmental Medifications), entrata in vigore il 5 ottobre 1978. Ma pochi anni dopo, negli Stati Uniti, lo scienziato considerato il padre dell’HAARP ideava un sistema volto apertamente a controllare i fenomeni meteo. L’11 agosto 1897 il dott. Bernard Eastlund brevettava con numero di «patente» 4,686,605 il suo «Metodo e apparato per l’alterazione di una regione dell’atmosfera, della ionosfera o della magnetosfera».

Il fantasma di Tesla
Si dice che Eastlund, fisico del MIT si sia ispirato ai lavori del grande genio Nikola Tesla (1856-1943), lo scienziato jugoslavo emigrato in America nel 1884. A Tesla dobbiamo molti ritrovati che resero possibile la diffusione dell’elettricità, soprattutto la corrente alternata trifase (mentre Edison era rimasto arroccato sulla corrente continua). Inoltre aveva tentato di sviluppare un sistema di trasmissione dell’energia via etere, il che avrebbe reso inutili i cavi, nonché un apparecchio per ottenere elettricità gratuita per tutti ricavandola dalle oscillazioni naturali del campo elettrico terrestre. Quando Tesla morì, l’8 gennaio 1943, gli agenti dell’FBI diedero la caccia a tutti i suoi progetti, su cui si favoleggiò a lungo. D’altra parte lo stesso Tesla aveva parlato persino di raggi della morte, efficaci fino a 320 km di distanza.
Non sappiamo esattamente quanto vi sia di Tesla nei progetti del dott. Eastlund e nell’HAARP. Fatto sta che negli anni Novanta Eastlund fondò una sua compagnia, la Eastlund Scientific Enterprise, che fra le attività menzionate sul suo sito web comprende tanto la partecipazione al programma HAARP, quanto l’esplicita ricerca nel campo delle modificazioni meteorologiche. Che dire? Ritornando al libro di Qiao Liang e Wang Xiansui, c’è da rabbrividire alle loro frasi: «Utilizzando metodi che provocano terremoti e modificando le precipitazioni piovose, la temperatura e la composizione atmosferica, il livello del mare e le caratteristiche della luce solare, si danneggia l’ambiente fisico della terra o si crea un’ecologia locale alternativa. Forse, presto, un effetto El Nino creato dall’uomo diverrà una superarma nelle mani di alcune nazioni e/o organizzazioni non-statali».
Fonte tratta dal sito .

domenica 20 marzo 2011

GREG PAGE, L' UOMO CHE CONTROLLA IL CIBO DEL PIANETA



Ha 59 anni e non concede mai interviste. Sicuramente il suo nome e quello della sua impresa non vi dicono niente. Eppure nelle sue mani passano la gran parte degli alimenti che riuscite a immaginare. Cargill è una delle quattro compagnie che controllano il 70% del commercio mondiale del cibo. Mentre il mondo affronta la più grande crisi alimentaria da decenni, loro fanno cassa "leggendo i mercati"..... Funziona così.Voi non lo sapete, ma il pane della vostra colazione è una merce con più valore del petrolio. La farina con cui è fatto si chiama Cargill. Vi dice qualcosa? E si chiama Cargill anche il grasso del burro che spalmate sul pane e il glucosio della marmellata. Nella foto: Greg Page, amministratore delegato della Cargill fotografato nel quartier generale della società a Minnetonka, MinnesotaCargill è il mangime che ha ingrassato la vacca da latte e la gallina che ha fatto le uova che friggiamo in padella. Cargill è il chicco di caffè e il seme di cacao; la fibra dei biscotti e l'olio di soia. Il dolcificante delle bibite, la carne dell'hamburger, la farina della pasta? Cargil. E il mais dei nachos, il girasole dell'olio, il fosfato dei fertilizzanti...? E l'amido che le industrie del petrolio raffinano per convertirlo in etanolo e mescolarlo alla benzina? Indovinate.Non cercate marche o etichette; non le troverete. Cargill ha attraversato la storia in punta di piedi. Com'è possibile che un'impresa fondata nel 1865, con 131.000 impiegati divisi in 67 paesi, con un fatturato annuo di 120.000 milioni di dollari, quattro volte quello di Coca-Cola e cinque quello di McDonald sia così sconosciuta? Come si spiega che una compagnia così gigantesca, con conti che superano l'economia del Kuwait, del Perù e di altri 80 paesi, sia passata inosservata? In parte perché è un'impresa familiare. Sì, i numeri stupiscono, ma Cargill non è quotata in borsa e non deve dar conto a nessuno. I soci sono uno sciame di discendenti dei fondatori, i fratelli William e Samuel Cargill, contadini dello Iowa che crearono un impero nel XIX secolo grazie a un silos di cereali collegato alla via ferroviaria in un paesino della prateria che non esisteva sulla cartina. Più tardi, un cognato – John MacMillan – prese le redini e per decenni, i Cargill e i MacMillan aggiunsero silos di grano, mulini, mine di sale, macelli e una flotta di navi mercantili. Oggi, circa 80 discendenti si suddividono i ricavati e giocano a golf. Di loro si sa poco, salvo che nelle feste gli uomini portano gonne scozzesi per onorare gli antenati. E che sette siedono nel consiglio d'amministrazione e sono nella lista Forbes dei più ricchi del pianeta, con fortune che si aggirano attorno ai 7000 milioni ciascuno. Il presidente della compagnia è Greg Page, un tipo flemmatico a cui piace dire, con lentezza, che Cargill si dedica "alla commercializzazione della fotosintesi".In realtà c'è poco da scherzare. Quest'anno i prezzi degli alimenti di base sono aumentati in modo vertiginoso: il grano l'80%, il mais 63, e il riso, quasi il 10; i tre cereali che danno d mangiare all'umanità. Sono massimi storici, avverte la FAO, maggiori dei prezzi che nel 2008 causarono rivolte in 40 paesi e condannarono alla fame 130 milioni di persone. E i prezzi continueranno ad aumentare, pronostica il Financial Times. "Il prezzo dei cereali è critico per la sicurezza alimentare perché è l'elemento di base dei paesi poveri. Se i prezzi continuano a crescere ci saranno altre rivolte".Le cause sono molteplici. Un insieme di siccità, cattivi raccolti e speculazioni. A guadagnarci sono in pochi. E tra loro ci sono le mastodontiche imprese che controllano il commercio mondiale dei cereali. Cargill ha triplicato i benefici nell'ultimo semestre e i suoi guadagni superano i 4000 milioni di dollari, record raggiunto nel 2008 nel pieno della crisi alimentare. La compagnia aveva scommesso che la siccità in Russia, uno dei grandi produttori mondiali, avrebbe obbligato Vladimir Putin a proibire le esportazioni per assicurare il consumo interno. E indovinò. "Abbiamo fatto un buon lavoro leggendo i mercati e abbiamo reagito rapidamente", spiegò un portavoce di Cargill. In cosa consiste la reazione? Si tratta, essenzialmente, di giocare al Monopoli, comprando i raccolti nel mercato del futuro, cioè prima che sia piantato un solo seme, e di venderli poi in un posto o l'altro del pianeta, là dove risulti più proficuo..
Fonte tratta dal sito .

sabato 19 marzo 2011

URANIO - Lo Scandalo della Francia Contaminata.



venerdì 18 marzo 2011

Nucleare: siamo in guerra!

giovedì 17 marzo 2011

Terremoto in Giappone tra minacce e “coincidenze”..


Quanto segue avveniva nel 2009:

Intervista di Benjamin Fulford al ministro delle Finanze Giapponese, Shoichi Nakagawa, sul perchè aveva passato il controllo del sistema finanziario Giapponese ad un gruppo oligarchico di super banchieri internazionali. La risposta è a dir poco sconcertante: il ministro e il suo portavoce hanno affermato di essere vittima della minaccia di un’”arma per terremoti” americana.
L’ex ministro autore delle rivelazioni sulle minacce trovato morto per “suicidio”.
Ecco il video completo dell’intervista (in Inglese, sottotitolato in Italiano)





Il Progetto HAARP e il Terremoto di Haiti
Ieri il terremoto in Giappone…. l’evento si è manifestato in corrispondenza di un picco di attività del sistema HAARP…la stessa coincidenza si verificò durante il terremoto di Haiti:









Benjamin Fulford è il figlio di un diplomatico canadese che cercando risposte nel tentativo di comprendere meglio la società occidentale, ha trascorso del tempo in una comunità autosufficiente in Argentina, prima di frequentare l’università in Giappone.
Ricco di principi, coraggioso e irriducibile idealista dopo tutti questi anni, si è dimesso da capo Asia-Pacific Bureau del Forbes Magazine dopo l’indagine su uno scandalo che l’editore si era rifiutato di pubblicare. Durante le sue ricerche sugli affari globali, ha scoperto per proprio conto la complessa rete del controllo finanziario globale, che è nelle mani dei Rockefellers e dei Rothschilds, come anche l’esistenza di armi biologiche per razze specifiche, tipo la SARS.
Fonte tratta dal sito .


mercoledì 16 marzo 2011

Le autorità giapponesi ricorrono al cover-up





La vera portata della crisi nucleare è stata nascosta dalle autorità giapponesi, grazie all’aiuto di mass media servili.

Tutti i reattori nucleari, colpiti dal terremoto, presso l’impianto di Fukushima sono a rischio di fusione del nocciolo, esplodendo avvierebbero una reazione a catena che culminerebbe nel più grave disastro nucleare mai registrato nel mondo, provocando danni ingenti anche negli stati uniti grazie alle nubi radioattive – questa è la portata del problema che si trova ad affrontare il Giappone, come hanno ammesso per la prima volta, alcuni funzionari, dicendo che tre reattori nucleari stanno già fondendo il nocciolo.

Mentre i media tradizionali continuano a discutere sulla definizione di “fusione del nucleo”, mentre senza dubbio si rigurgitano le dubbie tesi dei funzionari giapponesi, che sostengono che le due esplosioni presso l’impianto sono state causate da idrogeno pressurizzato, degli isotopi radioattivi di cesio-137 e iodio-121 sono stati rilevati da degli elicotteri che volavano a 160 km (100 miglia) di distanza dalla centrale nucleare, il che può voler dire solo una cosa: rispondendo con le parole del Seattle Times: “Uno o più dei nuclei del reattore sono gravemente danneggiati e, parzialmente fuso”.

Dopo aver affermato per tre giorni che le esplosioni non hanno intaccato il nucleo del reattore e a sminuire la gravità della situazione, i funzionari giapponesi sono stati costretti ad ammettere l’ovvio, cioè che delle barre di combustibile nucleare in tre reattori si stanno sciogliendo. Data la sequenza degli eventi, è del tutto probabile che tutti e sei i siti del reattore procederanno verso la fusione del nocciolo per poi iniziare a vomitare particelle radioattive nell’atmosfera che minacceranno non solo i cittadini giapponesi, ma anche coloro che vivono sulla costa occidentale degli Stati Uniti.

Le due esplosioni hanno già compromesso le strutture circostanti. Decine di migliaia di persone sono state evacuate da una zona di 20 km attorno alla centrale che continua ad allargarsi. Gli ultimi rapporti indicano che la zona di esclusione è già di 50km e in espansione. Le vittime nelle immediate vicinanze degli impianti nucleari possono essere di gran lunga superiore a quelle registrate.
Le autorità giapponesi, presumibilmente nel tentativo di evitare il panico, si sono impegnati in una operazione di cover-up sulla reale portata della crisi di Fukushima dall’inizio fino alla fine, e sono stati in gran parte aiutati da un blocco mediatico che ha pedissequamente ripetuto come un pappagallo le loro menzogne , nonostante il fatto che vi sia già una lunga storia sui cover-up giapponesi nelle vicende atomiche. Questa tattica ha solo messo il popolo giapponese maggiormente in tensione.
Nel disgusto spettacolo di media pagati dalle corporazioni che si mettono il bavaglio, una manciata di esperti nucleari stanno tentando di farsi sentire.

Come riportato dalla BBC:

“L’Ingegnere giapponese Masashi Goto, che ha contribuito a progettare la nave per il contenimento del nocciolo del reattore di Fukushima, afferma che il progetto non avrebbe retto a terremoti e tsunami e il costruttore della centrale, Toshiba, lo sapeva.“
Sig. Goto afferma che il suo più grande timore è che gli scoppi al reattore numero 3 e al numero 1 reattori possano aver danneggiato il rivestimento d’acciaio della struttura di contenimento progettata per fermare la fuga di materiale radioattivo nell’atmosfera.
Aggiunge che il reattore utilizza MOX (ossidi misti) di carburante, il punto di fusione è inferiore a quello del combustibile convenzionale. In caso di crollo ed esplosione, dice, il plutonio potrebbe estendersi su una superficie fino a due volte quella stimata in un’esplosione convenzionale di combustibile nucleare. Le prossime 24 ore saranno critiche, dice.
Goto avverte che le autorità giapponesi hanno soppresso la vera gravità della crisi e che ci sia un grave rischio per una esplosione, che farebbe fuoriuscire il materiale radioattivo che si diffonderebbe in un’area molto vasta – oltre la zona di evacuazione di 20 km istituita dalle autorità”, aggiungendo che nella peggiore delle ipotesi si verrebbe a creare “una Chernobyl al cubo”, creando un effetto simile ad un “Vulcano che erutta materiale radioattivo”.
L’esperto nucleare Joe Cirincione avverte che le radiazioni provenienti dalle potenziali fusioni del nocciolopotrebbero estendersi fino alla costa occidentale degli Stati Uniti, una minaccia che rappresenterebbe una “crisi senza precedenti”.
Yoichi Shimatsu, ex direttore del Japan Times, afferma che dopo una riunione di governo di alto livello, ” le agenzie giapponesi non rilasceranno più reportage indipendenti senza la previa autorizzazione del vertice”.
Il Professor Richard Wakeford, un esperto nucleare dell’Università di Manchester, ha detto ieri: ‘Se il combustibile non viene raffreddato dall’acqua potrebbe diventare così caldo da cominciare a fondere, – se tutto il carburante rimane scoperto si assisterebbe ad una fusione nucleare su larga scala.’
Sembra che le cose stiano diventando critiche: Shaun Burnie, un consulente indipendente per l’energia atomica, avverte che la crisi nucleare in Giappone è molto peggio di quello che sembra:





Gli Stati Uniti hanno spostato una delle loro portaerei dalla zona, a 160 km di distanza dopo aver rilevato un basso livello di radiazioni.
Il governo giapponese sta minimizzando la portata del disastro, tuttavia, gli esperti hanno sottolineato che essa è l’ultima di una serie di cover up su faccende simili.
Il documentario del regista Tony Barrell ci mostra come nel 2003 molti reattori in tutto il paese sono stati spenti dopo che è emerso che la Tokyo Electric Power Company (TEPCO) abbia tenuto nascosto molti incidenti.
“Hanno dovuto chiudere 17 stabilimenti nel 2003 perché hanno falsificato i documenti su cosa era successo nei loro stabilimenti”.
“Sono state messe in pericolo vite, sgretolati i protocolli di sicurezza e per coprire tutto questo insabbiamenti. Le persone facevano finta che non fosse successo nulla “.
Nel caso anche gli altri reattori fondessero, l’intero paese potrebbe diventare una discarica nucleare e le radiazioni potrebbero sommergere vaste aree del pianeta, portando a un gran numero di tumori e future malformazioni congenite.

Fonte tratta dal sito .

martedì 15 marzo 2011

"La vera storia della marijuana"

lunedì 14 marzo 2011

Il terremoto in Giappone era stato previsto da chi aveva analizzato l'attività Haarp

Guardate questo video e controllate sul sito di youtube: risulta caricato il 3 Marzo 2011!
Chi parla in questo video prevede per i giorni successivi un terremoto molto potente, dal momento che i dati delle emissioni di Haarp nei primi giorni di marzo sono molto strani.
“HAARP ha rimosso parti dei dati dai grafici messi on line dalla stazione stessa. Ho visto le stesse informazioni mancanti appena due giorni prima del terremoto di Haiti”.

sabato 12 marzo 2011

Beppe Grillo is back

venerdì 11 marzo 2011

UNO STATO AMERICANO CONTESTA IL DOLLARO E IL PARLAMENTO VARA IL CONIO DI MONETE D'ARGENTO E D'ORO E METTE ALLO STUDIO UNA NUOVA MONETA LOCALE




Il Parlamento dello stato dello UTAH, noto per la presenza sul proprio territorio di una folta comunità di Mormoni che tuttora pratica la poliginia (poligamia è ambosesso, se praticata dalle donne è poliandria) ha votato una legge con una maggioranza schiacciante di 47 contro 26.
Lo Stato dello Utah si è , in pratica, riappropriato del potere di battere moneta e rende legale il conio di monete d’argento e d’oro a livello federale. La misura votata, vara anche uno studio che contempli l’adozione di una valuta locale diversa dal dollaro.
La notizia è stata data a pagina 45 de “IL CORRIERE DELLA SERA” del 5 marzo. Il taglio dell’articolo lascia pensare , al lettore superficialmente informato , che si tratti di una originalità, di quelle che un tempo si chiamavano “americanate”.
In realtà, considerate le proteste di piazza e le tentazioni autonomiste – quando non apertamente secessioniste , come ad esempio i fermenti presenti in Texas - si può analizzare la situazione in maniera più attenta. Il SOLE24ORE ha dedicato, con la delicatezza che gli è propria, un lungo articolo sulle manifestazioni di piazza negli USA .
Il fenomeno dei “tea party” sembra avere radici non solo ideali nello sciopero del té che diede vita alla guerra di indipendenza contro l’Inghilterra.
I cittadini contestano lo strapotere acquistato dal governo federale, le pesanti esazioni fiscali, la riduzione dei margini di libertà individuale ( con la legge Bush antiterrorismo, anche un cittadino USA può essere arrestato e detenuto per lungo tempo senza comunicazioni. E’ l’abolizione dell”‘habeas corpus” orgoglio delle legislazioni anglosassoni) a cui si aggiungono adesso anche prospettive di impoverimento reale. Il nemico è identificato nella Federal reserve bank la cui creazione avvenne tra polemiche e opposizioni mai sopite.
Il gesto politico, certamente concordato con i tea party ( il deputato Ron Paul e suo padre Rand che è uno dei senatori del Té) ha molteplici valenze “rivoluzionarie”:
- attacca frontalmente la Federal Reserve Bank.
- richiama alla mente degli americani spettri secessionisti e fermenti di indipendenza localistica..
- Contesta la proibizione di acquistare o detenere oro per i cittadini USA in vigore , se non erro, dal 1933..
- Manifesta sfiducia nel dollaro - che finora era un “comportamento antiamericano”- legalizzando il dibattito a ogni livello.
. Jacques Rueff, l’economista francese che spinse il presidente De Gaulle a chiedere per primo di acquistare l’oro pagando 35 dollari l’oncia, provocando – dopo due acquisti - la crisi del Gold Exchange Standard e l’irrigidimento di Nixon , ha visto il momento del trionfo delle sue idee. Da lassù..
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giovedì 10 marzo 2011

Migliaia di aquile morte in Canada a causa della moria di salmoni


Lo scorso mese di dicembre (2010) sull’isola di Vancouver, nei pressi del fiume Chehalis, la popolazione degli esemplari di aquila calva è diminuita in pochi giorni a meno di 400 esemplari. Si tratta di una vera emergenza se si calcola che prima del censimento il numero di esemplari superava le 7mila unità.

La moria che ha colpito le aquile nella Valle di Comox, sul Pacifico della Britsh Columbia, la provincia più occidentale del Canada, ha messo in allarme le autorità forestali. Gli ornitologi del luogo hanno appurato che le aquile sono talmente deboli che cadono dagli alberi. Il volo è talmente impacciato che alcune di esse addirittura precipitano.
Secondo gli studiosi sarebbe la diminuzione dei salmoni ad aver ridotto alla fame l'intera popolazione delle aquile della costa orientale dell’isola di Vancouver e di Brackendale, vicino a Squamish. Inspiegabilmente i salmoni morirono su tutta la costa della Britsh Columbia subito dopo aver deposto le uova.
Questa carenza di cibo ha costretto migliaia di uccelli a cercare il cibo nelle discariche della zona.
I ricercatori ipotizzano che la carenza di salmoni inciderà pure sulla qualità di vita degli orsi della zona, che si nutrono per far fronte al letargo.
Tuttavia, gli studiosi tranquillizzano sostenendo che il transito delle arringhe dovrebbe compensare l'ammanco di cibo e sfamare le povere aquile.
Clicca qui & qui per guardare i reportage della TV canadese CBC.
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martedì 8 marzo 2011

Berlusconi come Mattei ?

lunedì 7 marzo 2011

E' ufficiale: chi è felice resta in salute

Non ci sono più dubbi, la salute dipende tantissimo dall'umore, se hai uno spirito positivo e sei allegro resti in salute e vivi più a lungo. La conferma definitiva arriva da un maxi-studio basato sulla revisione dei dati di 160 ricerche svolte sull'argomento. Il lavoro, reso noto dalla Reuters online, è stato pubblicato sulla rivista Applied Psychology: Health and Well-Being da Ed Diener del dipartimento di psicologia dell'Università dell'Illinois presso Urbana-Champaign.Le 'tracce' della felicità si ritrovano in dosi massiccenelle persone in buona salute: uno studio pubblicato sulla rivista European Heart Journal dimostra infatti che le persone 'solari', spesso felici, entusiaste e soddisfatte della propria vita hanno un rischio minore di sviluppare malattiecardiovascolari. Lo psicologo Usa si è concentrato su una serie di studi siadi laboratorio, sia epidemiologici su estesi campioni di persone ed ha riscontrato che l'equazione felicità uguale buona salute e longevità viene rispettata in pieno. In uno dei lavori riesaminati, per esempio, in cui sono stati coinvolti 5000 studenti universitari il cui stato di salute è stato monitorato per ben 40 anni, è emerso che più pessimisti erano gli studenti, minore era la loro aspettativa di vita; insomma il pessimismo accorcia la vita. Studi di laboratorio, inoltre, hanno ampiamente dimostrato che essere felici, positivi e divertiti, riduce gli ormoni dello stress.
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sabato 5 marzo 2011

1848 - 2011: LA RIVOLTA DELLA FAME


“La carenza di alimenti si fece sentire già in primavera. Il prezzo del grano aumentò in tutti i paesi: in Francia, il prezzo per un ettolitro passò da 17,15 a 39,75 franchi, fino a 43 franchi a fine anno… La crisi di sussistenza generò presto disordini popolari…”.In questo modo veniva descritta la situazione agricola europea tra il 1847 e il 1848 dallo storiografo Charles Pouthas. Qualche settimana dopo, la situazione in Europa diventava cosi incandescente da affondare l’ordine assolutista sancito dal Congresso di Vienna. Dall’Italia soffiava il vento della rivolta che arrivò in Francia, poi a Vienna e a tutto l’impero austro-ungarico; e presto si fece sentire in Germania ed in Svizzera. Tra febbraio e marzo 1848, la monarchia francese cadde con l’abdicazione di Luigi Filippo, Metternich perse il suo potere a Vienna e la Germania provlamò a Francoforte la creazione del primo parlamento.Se gli eventi in corso non avranno risvolti inaspettati, la “primavera dei popoli” ricorda “l’inverno arabo” che stiamo vivendo oggi, con la stessa diffusione dello spirito rivoluzionario dalla Tunisia all’Egitto, fino allo Yemen o alla Giordania. Di sicuro nel 1848 non c’era Internet né Facebook, pero questo non frenava la circolazione rapida delle informazioni: la notizia della caduta di Luigi Filippo provocò la capita lozione di Metternich, cosi come quella di Ben Ali fa tremare Mubarak; in entrambi i casi, ad ogni modo, la risi agricola e l’impressionate aumento dei prezzi sono alla base dei tumulti.L’Europa continentale nel 1849 non era autosufficiente per quanto riguarda la produzione di beni agricoli. Per alimentare le città bisognava importare grano dall’America e dalla Russia, e l’unica arma in mano ai governi era quella dei dazi doganali, che aumentavano ulteriormente i prezzi per i consumatori. Le cause della scintilla che infiammò l’Europa alla fine del 1847 sono senza dubbio legate proprio all’agricoltura.La situazione del mondo arabo nel 2011 si può paragonare a quella dell’Europa del 1847. La zona che va dal Marocco al golfo arabo-persiano è una delle principali regioni importatrici del mondo di cereali (10 milioni di tonnellate l’Egitto, 5 milioni l’Algeria e l’Iran, 3 il Marocco e l’Irak; 7 milioni di tonnellate d’orzo l’Arabia Saudita, ecc…), di zucchero, d’olio, di pollame e di carne bovina. La maggior parte di questi stati, ad eccezione del Marocco, hanno abbandonato ogni tipo di politica agricola e la loro economia dipende dalle importazioni per rifornire le loro città. Con un po’ di petrolio si può, naturalmente, comprare grano, olio e zucchero. Pero l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli mondiali del secondo semestre del 2010 ha provocato tensioni tra i consumatori. Non ci sono state vere e proprie “sommosse della fame” , ma semplici manifestazioni contro il carovita.Come nel 1848 il malcontento sociale e politico ha fatto il resto. Naturalmente, la situazione varia a seconda delle possibilità che il paese ha di pagare o meno le importazioni con i ricavi derivanti dal petrolio: i due stati più deboli, Tunisia ed Egitto, non possiedono petrolio, mentre in Algeria, a Tripoli, a Riad o nel Golfo, i governi fanno di tutto per dare il pane quotidiano alle masse urbane. E’ una tattica poco lungimirante, ma da sempre viene utilizzata dalle monarchie che invecchiano.Nel 1848, lo Zar salvava l’impero austriaco, la Prussia aveva prevalso sulla Germania, e Luigi Napoleone stava già cominciando a indebolire la Repubblica. Auguriamo a questo inverno arabo un finale migliore, ma non scordiamoci dell’importanza della crisi agricola, che scuote il mondo dopo 160 anni.Philippe Chalmin, professore dell’Università Paris-Dauphine, è uno dei massimi esperti mondiali in materie prime alimentarie. Coordina la pubblicazione annuale del rapporto Cyclope (Cicli e orientamenti di prodotti e scambi) sui mercati mondiali. E’ fondatore e coordinatore dal 2000 del Club Ulysse, uno dei principali forum di economisti francesi.
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venerdì 4 marzo 2011

In Italia le banche penalizzano sempre di più il piccolo risparmiatore

Per prelevare contante bisognerà dare una “tangente”, chiamata tassa per dare l'impressione della legalità, che potrà raggiungere fino a 3 euro (circa ben seimila delle vecchie lire).
Le banche sono ben felici di questa “tassa sul contante” ed evidentemente stanno aderendo in massa alle nuove commissioni sui prelievi. In pratica il povero cittadino italiano, già massacrato fiscalmente da uno stato spazzatura ormai paragonato su scala internazionale ad un paese del terzo mondo, dovrà rimetterci fino a 3 euro per prelevare i sui soldi allo sportello (non al bancomat).
Questa vergognosa ed ingiustificata commissione è già in vigore nelle seguenti banche: Monte dei Paschi, Unicredit, Ubi, Banca Nazionale del Lavoro, Popolare di Milano e Cariparma.
Sembra che per il momento la tassa venga attuata solo per alcuni conti correnti e penalizzerà solamente i prelievi inferiori ai 2mila euro. Una tassa ad hoc per impoverire ancor di più i piccoli risparmiatori come i pensionati che non hanno molta dimestichezza con il bancomat e i correntisti poco abbienti.
Secondo gli ideatori, l'Associazione Italiana Banche e la Banca d'Italia, questa vergognosa tassa servirà a diminuire la circolazione fisica del denaro e alle banche per ripagare i costi sopportati per le transazioni fatte allo sportello. Una giustificazione perniciosa e senza alcuna logica se non quella di centralizzare sempre di più il potere bancario a scapito della povera gente e far avanzare, a piccoli passi, la tanto auspicata moneta elettronica.
Molti giudicano questa mossa iniqua e vessatoria. Si tratta di commissioni che vanno ad aggiungersi ad altre 'enormi' commissioni. Se poi si analizzano i rendimenti medi dei conti correnti in Italia, che sono veramente irrisori, ci si rende conto della gravità della situazione. In pratica, il correntista deve avere sul conto corrente bancario almeno 10mila euro se vuole compensare il costo di un prelievo di 3 euro fatto allo sportello.
Per finire è doveroso ricordare che i conti correnti italiani sono i più cari d'Europa. Con la nuova “tassa sul contante” l'Italia raggiungerà probabilmente i primi posti nella classifica mondiale.
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giovedì 3 marzo 2011

'Io Non Pagherò' Impazza in Grecia


Bloccano i caselli autostradali per consentire agli automobilisti di viaggiare gratis. Coprono con sacchetti di plastica le biglietterie automatiche della metropolitana impedendo ai pendolari di pagare. Anche alcuni medici si sono uniti a loro, impedendo ai pazienti di pagare i ticket presso gli ospedali statali.
Alcuni la chiamano disobbedienza civile. Altri mentalità 'anarcoide.' Comunque lo si voglia definire, il movimento 'I Won't Pay' (Io Non Pagherò) ha scatenato un acceso dibattito in una Grecia ferita dalla crisi del debito, per far fronte alla quale il governo è stato costretto ad adottare drastiche misure di austerity - tra maggiori imposte, tagli salariali e pensionistici e picchi al rialzo nei prezzi dei servizi pubblici.
Ciò che era iniziato sotto forma di protesta attuata da un minuscolo gruppo di cittadini pendolari imbestialiti per l'aumento dei pedaggi autostradali si è sviluppato in un vasto movimento che sta interessando sempre più settori della società - secondo molti manovrato dai partiti di sinistra, desiderosi di cavalcare il malcontento popolare.
Una valanga di scandali politici scoppiati negli ultimi anni - tra cui una dubbia partita di scambio di terreni e le presunte tangenti negli appalti statali - ha alimentato questo vento di ribellione.
All'alba di venerdì scorso circa 100 attivisti appartenenti ad un gruppo sindacale comunista hanno coperto con sacchetti di plastica i distributori automatici delle stazioni della metropolitana di Atene, impedendo ai passeggeri di pagare le tariffe, per protestare contro gli aumenti nei trasporti pubblici.
Altri attivisti hanno danneggiato diversi distributori automatici di biglietti per autobus e tram. E migliaia di persone semplicemente non si preoccupano più di convalidare i loro biglietti in autobus e metropolitana.
"La gente ha già ampiamente pagato attraverso le tasse, quindi adesso dovrebbe avere il diritto di viaggiare gratuitamente" ha dichiarato Konstantinos Thimianos, 36 anni, impegnato nel picchettaggio della stazione della metropolitana di Piazza Syntagma.
In una delle recenti occupazioni dei caselli presso la periferia nord di Atene i manifestanti indossavano magliette colorate con la scritta "Total Disobedience", e cantavano: "Non pagheremo la vostra crisi."
Il movimento ha preso piede anche nel settore sanitario, con diversi medici ospedalieri impegnati a presidiare le macchinette dei ticket per impedire ai pazienti di pagare i 5 euro di tariffa flat per le visite generiche.
I detrattori accusano i manifestanti di rappresentare l'ennesimo esempio della mentalità anarcoide che ha contribuito a far scivolare il paese nel caos finanziario.
"Questa esplosione della illegalità è come un cancro che si sparge," ha scritto Dionysis Gousetis in un recente articolo apparso sulle colonne del quotidiano Kathimerini.
"Grazie all'alibi della crisi gli scrocconi hanno smesso di nascondersi. Fanno orgogliosamente bella mostra di sé ed agiscono come eroi della disobbedienza civile. Una via di mezzo tra Rosa Parks e il Mahatma Gandhi", ha proseguito Gousetis. "Ma il non pagare in prima persona per loro non è abbastanza; devono anche costringere il prossimo a fare lo stesso."
Molti accusano i partiti di sinistra ed i sindacati di cavalcare l'onda del movimento popolare per i propri fini politici.
"Pensate che l'illegalità sia qualcosa di rivoluzionario, in grado di aiutare il popolo greco" - ha detto di recente il primo ministro Papandreou criticando in Parlamento Alexis Tsipras, capogruppo della sinistra - "ma il popolo oggi sta pagando proprio la diffusa illegalità del nostro paese."
Il movimento "I Won't Pay" testimonia tuttavia un aspetto radicato nella società greca: la propensione a piegare le regole, a ribellarsi all'autorità, in particolare quella dello Stato. Si tratta di una mentalità così radicata che molti greci a malapena si rendono conto della miriade di piccole trasgressioni commesse quotidianamente: la moto sul marciapiede, la vettura che passa con il rosso, la violazione della ennesimo tentativo da parte del governo di vietare il fumo nei bar e ristoranti.
Meno innocua è la diffusa e persistente tendenza alla evasione fiscale, nonostante le misure sempre più disperate attuate dal governo. "Si tratta di una generica cultura della illegalità, ad iniziare dalle cose più banali fino alla frode o alla evasione fiscale; una cosa che esiste fin dalla notte dei tempi", ha affermato il commentatore Nikos Dimou.
Tuttavia molti vedono il movimento "I Won't Pay" come qualcosa di molto più semplice: il rifiuto da parte del popolo di pagare per gli errori commessi da una serie di governi accusati di avere sperperato il futuro della nazione con la corruzione e il clientelismo.
"Non credo faccia parte del carattere greco. I greci quando constatano che la legge viene realmente rispettata in ogni ambito, sono portati ad applicarla", ha detto Nikos Louvros, mentre fuma una sigaretta in una piazza ateniese, facendosi beffe del divieto di fumo.
"Ma quando da alcuni non viene rispettata, ad esempio quando si ha a che fare con ministri che rubano ... beh, se le leggi non vengono rispettate in alto, anche tutti gli altri finiscono per non rispettarle."
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mercoledì 2 marzo 2011

Le 10 città dove si vive meglio al mondo.


Siete stufi della vostra città, della solita vita? Non sopportate più la folla, il traffico, le file, lo smog o vi siete stufati di aspettare che il governo cada? Cercate un posto dove andare a vivere meglio? Nel caso vi venisse voglia di trasferirvi, Vancouver è quello che fa per voi! L'Economist Intelligence Unit ha, infatti, stilato la classifica delle prime dieci città del mondo in cui si vive meglio e al primo posto c'è proprio Vancouver in Canada, eletta la più vivibile del pianeta per il quinto anno consecutivo. Segue immediatamente dopo Melbourne, in Australia. Sul podio c'è anche la più vicina Vienna. Al quarto e quinto posto ci sono altre due città canadesi, Toronto e Calgary. La sesta città del mondo in cui la qualità di vita è migliore è Helsinki, in Finlandia. La settima, ottava e nona in classifica sono tre metropoli australiane, Sydney, Perth e Adelaide. La top 10 si conclude con Auckland, in Nuova Zelanda. Nella lista dell'Economist ci sono 140 città di tutto il mondo. Purtroppo, nessuna è italiana! Il Belpaese è stato superato persino da Dhaka, nel Bangladesh, Lagos, in Nigeria, e Colombo, nello Sri Lanka. Dunque, analisi alla mano, Vancouver ha ottenuto il punteggio più alto (98 su 100) per il suo mix di stabilità e infrastrutture: le città di medie dimensioni nei paesi sviluppati con una densità di popolazione relativamente bassa tendono ad ottenere un punteggio elevato grazie non solo ai benefici culturali ed infrastrutturali che offrono, ma anche ai pochi problemi legati alla criminalità e al traffico che mostrano di avere. Ecco perché metropoli come New York o Londra non si piazzano proprio benissimo, visto che sono entrambe oltre la posizione numero 50 (56 per la prima e 53 per la seconda) e se la prima città americana è Pittsburgh (29°), Los Angeles guadagna tre posti rispetto all’anno scorso ed è 44°, mentre tornando in Europa, Ginevra è 12° con Osaka (che supera Tokio, 18°) e Parigi 16°. Guardando, invece, alla Cina, la sorpresa in questo caso riguarda Pechino, solo 72° e surclassata dalla ex colonia Hong Kong, che è stata inserita in 31° posizione. E dopo aver reso merito alle città meglio vivibili al mondo, la classifica si occupa anche di quelle che lo sono meno: in questo caso, ad aprire la top-ten è Harare, la capitale dello Zimbawe, che conferma il pessimo risultato della passata edizione con 37,5 su 100. A seguire, Dhaka, capitale del Bangladesh e Port Moresby (Papua Nuova Guinea), senza dimenticare Lagos (Nigeria), Algeri, Teheran e Dakar, mentre in decima posizione troviamo Colombo, la capitale dello Sri Lanka.
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martedì 1 marzo 2011

Che Tempo Fa? Siamo Sicuri Che Sia Davvero Madre Natura A Decidere?


"Il matematico John Von Neumann afferma che nel 1980 un consiglio meteorologico qualsiasi sarà in grado di premere semplicemente un interruttore e cancellare dalla faccia della terra le regioni polari, o di infliggere per mezzo di un altro pulsante un'altra Età glaciale sul territorio nemico".
Ciò è quanto si trova scritto in un'edizione de "La scienza illustrata", Agosto 1956. Uno scenario apparentemente apocalittico e fantascientifico, ma il controllo climatico è una realtà ormai consolidata. Ora, se già negli anni ottanta i governi avevano a disposizioni simili tecnologie, cosa potranno mai possedere al giorno d'oggi, a trent'anni di distanza?
Quello che in pochi sanno è che, nonostante il controllo climatico possa apparire come una disciplina assai futuristica, i primi esperimenti furono effettuati nel 1890, quando il Congresso degli Stati Uniti finanziò un esperimento per provocare la pioggia. Avrebbero tentato di provocare un'acquazzone con cannonnate indirizzate al cielo. L'esperimento fallì, ma testimonia l'interessamento dei governi al controllo climatico già a fine ottocento.
A partire da quella data, numerosi paesi si dedicarono a tali attività, arrivando a fondare dei veri e propri centri di ricerca finalizzati all'approfondimento di questo argomento. Nel 1952 l'Inghilterra sperimentò una tecnologia per difendersi da un possibile attacco da parte della Germania, provocando un nubifragio che causò la morte di oltre trenta persone nel Devonshire; mentre nel 1961 l'Israele, al fine di aumentare la piovosità, cercò di inseminare le nuvole con iuduro d'argento.
Il controllo climatico si stava così tramutando in una realtaà concreta. Si accrebbe di conseguenza il timore che i paesi in grado di gestire tali tecnologie potessero utilizzarle in ambito militare o per scopi meno diplomatici, ragione per cui nel 1977 l'ONU vietò espressamente qualsiasi tipo di azione bellica climatologica.
Negli anni novanta, invece, viene idetao e fatto nascere il progetto Haarp, a lungo discusso e criticato. In effetti, nonostante esso si presenti come un'innocente stazione scientifica americana, in molti sostengono che esso venga utilizzato come strumento di controllo climatologico. E, in effetti, sembra avere tutte le carte in regola per esserlo. Da non dimenticare che la Federezione Scienziati Americani ha ammesso un uso militare dell'Haarp, lasciando insospesa la delicata questione dell'uso bellico di tali tecnologie.
Ciò che ci resta da chiederci è se per caso esiste un nesso tra le nuove frontiere del controllo climatico ed alcuni terribili episodi verificatosi negli ultimi anni, tra cui vale la pena ricordare violenti tsunami, terremoti e strane anomalie climatiche. Tutti fenomeni che si sà, avvengono in natura senza che l'uomo possa fare niente per placarli.
Tuttavia, tenuto conto del fatto che il controllo climatico è ormai una realtà consolidata ed alla portata di parecchi stati, tenersi bene informati su tali attività e pretendere la trasparenza da parte delle comunità scientifiche sarebbe nell'interesse collettivo dell'intera umanità.
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