sabato 30 aprile 2011

PETIZIONE CONTRO LA DIRETTIVA EUROPEA DI MESSA AL BANDO DEI RIMEDI ERBORISTICI TRADIZIONALI




OGNI PIANTA CON INDICAZIONE TERAPEUTICA che non abbia ricevuto approvazione, dovrà essere ritirata dalla vendita in EU dopo il 30 aprile 2011.
E’ uno scandalo indescrivibile. Migliaia di anni di conoscenza preziosa rischia di andare definitivamente persa nell’intero continente europeo e i suoi abitanti se, la EU ce la farà ad imporre la sua direttiva.
Dopo anni di attività lobbistica, le multinazionali farmaceutiche stanno per raggiungere il loro scopo: una direttiva draconiana dalla EU sta per proibirci di usare numerosi rimedi medicinali prodotti da piante, che non solo vengono usati da migliaia di anni ma sono privi di quegli effetti collaterali, associati alle medicine moderne che derivano dall’industria petrolchimica
La direttiva minaccia non solo le centinaia di erbe europee, ma anche tutte le piante usate nella medicina tradizionale cinese e nell’ayurveda (India)
Questa è la nuova THMPD= Traditional Herbal Medicinal Products Directive,
Direttiva sui prodotti di medicina tradizionale erboristica, che sarà attiva dal 30 aprile 2011

MA C’E’ UNA SPERANZA:
Un gruppo molto attivo e organizzato, l’ ANH = THE ALLIANCE FOR NATURAL HEALTH, L’alleanza per la Salute Naturale, sta facendo azione legale contro questa direttiva
LEGGI TUTTA LA MOTIVAZIONE DELLA PETIZIONE QUI
QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE
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Fonte tratta dal sito .

venerdì 29 aprile 2011

Referendum sulla democrazia - Beppe Grillo

giovedì 28 aprile 2011

Gabon: un paradiso da proteggere




Il Gabon, affacciato sull’Oceano Atlantico, è un piccolo stato dell’Africa centro-occidentale, con una superficie che non raggiunge i 270 mila km²...
Eppure, nonostante l’esigua estensione, le sue rigogliose foreste nascondono un’incredibile varietà di specie vegetali – ebano, mogano, legno amaranto, il raro okoumé, l’ozigo, palme rampicanti, orchidee – e una miriade di animali, tra cui impala, bufali, elefanti, gorilla, scimpanzé, mandrilli.
Tuttavia, come sta avvenendo in altre parti del mondo, dal Brasile all’Indonesia, anche il ricco e variegato ecosistema del Gabon è in costante pericolo: bracconaggio, commercio illegale di animali selvatici e taglio indiscriminato degli alberi ad opera delle grandi compagnie del legname, rappresentano le principali minacce alla flora e alla fauna gabonese. Come se ciò non bastasse, dal 1983 le epidemie del virus Ebola hanno notevolmente diminuito il numero di gorilla e scimpanzé. Per fortuna, da qualche anno sono in atto progetti per contrastare il degrado della biodiversità...

Fonte tratta dal sito .

martedì 26 aprile 2011

Scomparsa del Maestro Sathya Sai Baba by Simona Vignali




Il corpo è fatto di cinque elementi, ed è destinato a perire prima o poi,

ma Colui che lo abita non ha nascita né morte;

Egli non ha alcun attaccamento ed è il testimone eterno.

In verità, l'Abitante, che è la forma dell'Atma, è effettivamente Dio Stesso.


"Privi di Verità, Rettitudine, Pace e Amore, il valore di tutta la vostra istruzione è zero.

Privi di Verità, Rettitudine, Pace e Amore, il beneficio di tutti i vostri atti di carità e gentilezza è zero.

Privi di Verità, Rettitudine, Pace e Amore, l'utilità di ogni vostra posizione di potere è zero.

Privi di Verità, Rettitudine, Pace e Amore, il risultato di tutte le vostre buone azioni è zero.

Verità, Rettitudine, Pace e Amore (Satya, Dharma, Shânti e Prema)

sono davvero i pilastri su cui poggia la casa del Sanâtana Dharma.

Che altro posso dire a questa assemblea di anime nobili?"



"Nonostante tutta la sua istruzione e intelligenza,

un uomo sciocco non conoscerà il suo Sé vero

e una persona dalla mente gretta

non si libererà delle sue cattive qualità.

A che serve acquisire un'istruzione che non può portarvi all'immortalità?

Acquisite la conoscenza che vi renderà immortali."

Ciao SAI.....Arrivederci grande anima colma di luce e amore abbagliante.
Arrivederci.....sempre nei nostri cuori.

domenica 24 aprile 2011

20 SEGNALI DI UNA PROSSIMA TERRIBILE CRISI ALIMENTARE GLOBALE



Nel caso non l’aveste notato, il mondo è sull'orlo di un’orribile crisi alimentare globale. In un dato momento, tutto questo potrà riguardare tu e anche la tua famiglia. Potrebbe non avvenire oggi, e forse neanche domani, ma accadrà. Il tempo impazzito e i disastri naturali hanno sconvolto la produzione agricola in molte aree del globo negli ultimi due anni. Nel frattempo, i prezzi del petrolio hanno iniziato a impennarsi. L’intera economia globale è basata sulla possibilità di utilizzare enormi quantità di petrolio a basso costo per produrre economicamente il cibo e le altre merci, per poi trasportarli su vaste distanze.Senza il petrolio a basso prezzo, i giochi cambiano. Il terreno arabile sta calando a tassi sconcertanti e i bacini acquiferi fondamentali di tutto il mondo vengono prosciugati a un ritmo folle. I prezzi mondiali del cibo hanno raggiunto i suoi massimi e continuano a salire in modo aggressivo. E allora cosa accadrà al nostro mondo quando centinaia di milioni di persone non riusciranno più a nutrirsi?La maggior parte degli Americani si è così assuefatta ai supermercati, da cui prelevano quantità industriali di cibo economico, che non riescono neppure a immaginare la vita che si incammina in un’altra direzione. Sfortunatamente, quell’epoca sta finendo. Ci sono tutte gli indizi possibili per capire che stiamo entrando in un’era dove non ci sarà abbastanza cibo per tutti. Quando la richiesta di cibo incrementa, i prezzi sono destinati a salire. E già ora stanno salendo. Diamo un’occhiata alle ragioni per cui un numero sempre maggiore di persone ritiene che un’imponente crisi alimentare sia all’orizzonte. Questi sono venti segnali che parlano di un’orribile crisi alimentare globale in arrivo…
#1 In base alla Banca Mondiale, 44 milioni di persone in tutto il mondo sono stati trascinati nella povertà estrema dallo scorso giugno a causa degli aumenti dei prezzi del cibo.

#2 Il mondo sta perdendo terreno coltivabile a un tasso eccezionale. Infatti, con le parole di Lester Brown, "un terzo della terra arabile del pianeta sta perdendo lo strato superficiale in modo più rapido di quanto non venga riformato dai processi naturali".

#3 A causa dei sussidi statunitensi all’etanolo, quasi un terzo del mais coltivato negli USA è utilizzato per la produzione di carburanti. Tutto ciò mette in forte tensione il prezzo granturco.

#4 A causa della mancanza d’acqua, alcuni paesi nel Medio Oriente sono obbligati a confidare quasi totalmente sulle importazioni dei generi alimentari basici. Ad esempio, è stato stimato che non ci sarà più produzione di farina in Arabia Saudita dal 2012.

#5 Le falde freatiche in tutto il globo stanno calando di livello ad un tasso preoccupante a causa del sovrapompaggio. In base ai dati della Banca Mondiale, ci sono 130 milioni di persone in Cina e 175 milioni in India che si sono potuti nutrire grazie a cereali coltivati con l’acqua pompata dai bacini idrici a un ritmo maggiore del suo ripristino naturale. Cosa succederà quando l’acqua si esaurirà?

#6 Negli Stati Uniti, il sistematico abbassamento del bacino acquifero dell’Ogallala trasformerà il granaio d’America in una conca polverosa.

#7 Malattie come la ruggine dello stelo UG99 si sta diffondendo a tassi sempre maggiori in vasti segmenti della catena alimentare mondiale.

#8 Lo tsunami e la conseguente crisi nucleare in Giappone hanno reso vaste aree agricole della nazione inutilizzabili. Infatti, ci sono molti che credono che una porzione significativa del Giappone settentrionale sarà dichiarata inabitabile. Senza considerare il fatto che molti sono convinti del fatto che l’economia giapponese, la terza più importante del mondo, è probabile che per questa ragione abbia un collasso.

#9 Il prezzo del petrolio potrebbe essere il fattore-chiave in questa lista. Il modo in cui si produce il cibo è totalmente dipendente dal petrolio. Il modo con cui trasportiamo il cibo è totalmente dipendente dal petrolio. Quando si hanno prezzi del petrolio in impennata, l’intera catena alimentare diventa molto più costosa. Se il prezzo del petrolio continuerà a rimanere alto, avremo prezzi delle derrate molto più alti e alcune modalità di produzione del cibo non avranno più possibilità di esistere.

#10 In un dato momento il mondo potrà aver a che fare con una seria penuria di fertilizzanti. In base agli studiosi del “Global Phosphorus Research Iniziative”, non avremo abbastanza fosforo per soddisfare le richieste degli agricoltori fra 30 o 40 anni.

#11 L’inflazione dei prezzi del cibo ha già devastato molte economie del pianeta. Ad esempio, l’India sta facendo i conti con un’inflazione su base annua dei prezzi alimentari del 18 per cento.

#12 In base alle Nazioni Unite, il prezzo globale del cibo ha raggiunto un nuovo massimo in febbraio.

#13 In base alla Banca Mondiale, il prezzo globale del cibo è aumentato del 36% negli ultimi dodici mesi.

#14 Il prezzo della farina è quasi raddoppiato dalla scorsa estate.

#15 Il prezzo del mais è quasi raddoppiato dalla scorsa estate.

#16 Il prezzo della soia è salito di circa il 50% dallo scorso giugno.

#17 Il prezzo del succo di arancia è raddoppiato dal 2009.

#18 Ci sono circa tre miliardi di persone nel pianeta che vivono con l’equivalente di due dollari al giorno, o anche meno, e il mondo è sulla soglia di un disastro economico che si potrà verificare prima della fine di quest’anno.

#19 Il 2011 è già ritenuto uno degli anni più pazzi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Le rivoluzioni che hanno sconvolto il Medio Oriente, gli Stati Uniti si sono precipitati nella guerra civile libica, l’Europa che vede davanti a sé un collasso finanziario e il dollaro statunitense in fin di vita: niente di tutto ciò può essere considerato una buona notizia per la produzione mondiale di cibo.

#20 Ci sono voci persistenti che avremo penurie da parte di qualche grande fornitore di cibo d’emergenza negli Stati Uniti. Ciò che segue è un estratto dal recente "allarme rosso" postato su Raiders News Network....
Guardati attorno. Leggi le notizie. Vedi come le più grandi fabbriche di cibo, di iodato di potassio e altri produttori di generi d’emergenza chiudono i loro negozi on-line e pubblicano informazioni, come quelle del sito ufficiale di Mountain House e di Thyrosafe, dove spiegano che, a causa della domanda soverchiante, per il momento chiudono i battenti, sperando di riaprire in futuro.Cosa significa tutto ciò? Significa che manca poco tempo. Per anni, tante Cassandre hanno strillato e parlato di una crisi alimentare in procinto di verificarsi. Bene, arrivati a questo punto non dobbiamo allarmarci più di tanto. I prezzi del cibo sono iniziati a salire, ma la verità è che i nostri magazzini sono ancora ricolmi fino al soffitto di una gigantesca quantità di cibo spazzatura.Comunque, bisogna essere proprio idioti per non aver visto i segnali premonitori. Basta guardare a cosa è successo in Giappone dopo l’11 di marzo. Gli scaffali dei negozi sono stati spazzolati quasi all’istante. Non avverrà oggi, e probabilmente non avverrà domani, ma una crisi alimentare da record ci colpirà pesantemente. Cosa farete, tu e la tua famiglia? Sarebbe bene cominciare a pensarci.

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venerdì 22 aprile 2011

Studio americano: la metà della carne alimentare è infetta



Notizie nefaste per i carnivori. Uno studio americano condotto dalla Infectious Diseases Society of America – e pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases – informa che circa la metà di tutta la carne e del pollame dei negozi americani è infetto.
In particolare, la carne esaminata (per la precisione il 47%) contiene in tassi elevati lo Staphylococcus aureus, un batterio legato a molte comuni malattie umane. In oltre la metà dei casi, questi batteri si sono rivelati resistenti ad almeno tre classi di antibiotici: in poche parole, sono delle vere e proprie bombe biologiche.
Certo, non che non si potesse già immaginare, ma per la prima volta è stata notificata nero su bianco la pericolosità connessa al consumo dei cibi animali più comuni. Che risultati simili siano ovvi, può facilmente essere dedotto prendendo in considerazione la forte presenza di farmaci e ormoni usati negli allevamenti del bestiame, resi necessari ovviamente per far fronte alla grossa quantità di carne voluta dalla produzione: un farmaco oggi e un farmaco domani e la generazione di batteri ultra-allenati e resistenti è assicurata.
Cosa significa questo in soldoni? Semplice: “le infezioni stanno diventando sempre più resistenti agli antibiotici esistenti”, ha detto il dottor Hughes, presidente del’IDSA. In ancora meno parole: gli antibiotici sono sempre meno utili, sia a fronte di un’alimentazione ricca di tossine e batteri che per un uso sconsiderato di questo tipo di farmaci.
La situazione è così poco simpatica da indurre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad adottare come tema centrale del Giorno Mondiale della Salute proprio la resistenza agli antibiotici. Sorge quasi automatica dunque la corsa agli armamenti: pare che diversi enti di ricerca stiano cercando di creare almeno una decina di super-antibiotici in grado anche di debellare gli ultimi batteri incriminati.
Molto poco da queste istituzioni, invece, viene detto sulla prevenzione e sull’adozione di comportamenti alimentari e salutistici più “sensati” per il nostro organismo. Possibile? Che la “resistenza” davvero problematica non sia quella agli antibiotici ma quella alla revisione delle proprie abitudini e certezze? La domanda, naturalmente, è retorica.
L’articolo completo in questione è: A. E. Waters, T. Contente-Cuomo, J. Buchhagen, C. M. Liu, L. Watson, K. Pearce, J. T. Foster, J. Bowers, E. M. Driebe, D. M. Engelthaler, P. S. Keim, L. B. Price. Multidrug-Resistant Staphylococcus aureus in US Meat and Poultry. Clinical Infectious Diseases, 2011; DOI: 10.1093/cid/cir181.

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giovedì 21 aprile 2011

APPLE: I COSTI OCCULTI DEI VOSTRI IPAD E IPHONE



Nonostante profitti miliardari e generose lodi per le sue capacità di innovazione tecnologica, Apple è sempre più criticata per la sua politica per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e la responsabilità ambientale. Un articolo di Elfion Rees su questa azienda non inappuntabileSempre più sottile, più leggero, più veloce… Il nuovo iPad 2 è l’ultimo di una lunga lista di apparecchi touch-screen prodotti da questo gigante dell’informatica.Arriva sul mercato solo dodici dopo il primo iPad e dopo l’iPhone di quarta generazione. Dal lancio del primo iPhone nel 2007, gli smartphone e i minicomputer della Apple si sono massicciamente imposti sui mercati mondiali. Ma da qualche anno si sono moltiplicate anche le critiche alla Apple per la sua politica poco rispettosa tanto dei lavoratori quanto dell’ambiente: uso di sostanze chimiche tossiche, scarsa trasparenza nelle forniture e totale indifferenza all’ecologia.Contrariamente a ciò che fanno altre compagnie del ramo, Apple si rifiuta di formulare scadenze per limitare l’emissione di gas a effetto serra e di pubblicare i cosiddetti CSR, i rapporti di responsabilità sociale dell’azienda. Alle critiche ha risposto solo in parte e tardivamente, mentre da un pioniere del settore ci si aspetterebbe ben altro comportamento per quanto riguarda l’impatto sociale e ambientale dei suoi prodotti.

Enormi profitti

Nel mondo ci sono oggi oltre 41 milioni di iPhone, iPad e iPod Touch; queste vendite hanno fatto di Apple l’impresa tecnologica di maggior valore sul mercato planetario. Solo quattro anni or sono il sistema operativo sui cui si basano gli i-device semplicemente non esisteva; oggi rappresenta il 40% dei suoi introiti. L’azienda ha registrato, solo nel quarto trimestre 2010, profitti per 6 miliardi di dollari.Ma questo spettacolare risultato si fonda sulla costante creazione di nuovi prodotti con migliori prestazioni, il che provoca una certa frustrazione fra ambientalisti e consumatori.“Apple ha un ritmo eccezionalmente rapido di uscita di nuovi prodotti, gadget che inghiottono enormi risorse sia per produrli che per usarli – dice Tom Dowdall, di Greenpeace – e i consumatori vedono i loro acquisti superati in un solo anno. Questo sistema, ormai tipico del mercato dell’elettronica, è insostenibile. Apple cerca di battere la concorrenza accelerando ancora i ritmi e di certo nessun'azienda può rispettare i criteri della sostenibilità ambientale quando la sua politica di vendite punta su consumi in costante crescita.”Ma è certo che, con i prezzi delle azioni Apple saliti a 200 dollari l’una, gli azionisti non accetteranno alcun cambiamento nelle politiche di mercato. Anzi, nel febbraio dello scorso anno votarono per respingere ogni proposta volta a fornire un rapporto di sostenibilità ambientale e rifiutarono di creare un apposito comitato su questo tema.

I lavoratori cinesi intossicati

La Cina non è soltanto un immenso mercato potenziale (Apple progetta di aprirvi 25 grandi negozi nei prossimi due anni), ma è anche il luogo in cui si producono gran parte dei prodotti Apple e dei loro componenti. Un vero abisso separa le luci sfolgoranti di Pechino (dove il primo megastore fu aperto nel 2008) e le fabbriche in cui si producono iPad e iPhone. E la mancata trasaparenza dell’azienda sui propri fornitori non migliora la situazione.Parecchi sono gli incidenti registrati e documentati negli ultimi anni. Decine di lavoratori in una fabbrica di Suzhou gestita dall’azienda taiwanese Wintek sono stati intossicati nel 2010 dal n-esano, una sostanza nociva usata per pulire alcuni componenti fra cui i notissimi touch-screen della Apple. Due operaie di una fabbrica presso Shangai hanno fatto mesi di ospedale dallo scorso ottobre dopo aver usato lo stesso n-esano per incollare e lucidare il logo della Apple sui laptop e sugli iPhone. Sempre in ottobre un rapporto dell’associazione "Students and Researchers against Corporate Misbehavior" (SACOM) segnalava casi di abusi e maltrattamento ai danni dei lavoratori nelle fabbriche cinesi della Foxconn Electronics, fornitrice della Apple. Una serie di dipendenti della Foxconn si sono suicidati nel 2010: in agosto erano già 14.Secondo i portavoce dell’azienda, “controlli sistematici sono stati condotti fin dal 2006 sui comportamenti seguiti dai fornitori”, ma siccome i nomi di questi ultimi sono tenuti segreti è praticamente impossibile verificare.

Apple, la marca dello sfruttamento

Nel gennaio di quest’anno, l’Institute of Environmental and Public Affaire, una ONG con sede a Pechino, ha pubblicato un rapporto riguardante 29 multinazionali della tecnologia attive in Cina. Le trentasei ONG che hanno contribuito alla ricerca chiamata “L’altra faccia di Apple” l’hanno classificata all’ultimo posto per quanto riguarda “la responsabilità e la trasparenza della Apple verso la salute umana e l’ambiente”. Dopo una lunga ricerca in merito a sette dei suoi fornitori, il rapporto definì Apple “una marca dello sfruttamento, che basa la produzione sui subappalti, senza protezione adeguata per i lavoratori”. Il direttore dell’Istituto, Ma Jun, aggiunse che Apple aveva rifiutato di cooperare alla ricerca sul dubbio comportamento dei suoi fornitori e accusò l’azienda di mettere al primo posto il prezzo e la qualità dei prodotti, a scapito del rispetto verso l’ambiente e di ogni senso di responsabilità sociale. Le aziende in subappalto, precisò, sono spinte a prestazioni estreme per riuscire a aggiudicarsi i contratti di fornitura. Inoltre Apple ha dimostrato una spaventosa indifferenza ad ogni comportamento responsabile verso le ONG, verso la comunità, perfino verso i lavoratori intossicati.”Apple si è finalmente decisa a rispondere solo il mese scorso, pubblicando un rapporto sulle responsabilità dei suoi fornitori (Apple Supplier Responsibility: 2011 Progress Report), in cui si ammette che 137 operai hanno subito un’intossicazione da n-esano. Il rapporto segnala inoltre di aver scoperto 91 bambini lavoratori in 10 fabbriche dei suoi fornitori. L’anno precedente, in solo tre fabbriche, ne erano stati trovati undici.Tom Dowdall, di Greenpeace International, riconosce che Apple ha fatto progressi, ma che molto resta da migliorare, ad esempio nel mantenere la promessa di eliminare l’uso di sostanze tossiche. Maggiori informazioni in proposito si possono trovare sul sito della Apple, nella sezione dedicata alle politiche ambientali. Resta la netta impressione che se Apple saprà mettersi al primo posto in questo campo, ciò sarà unicamente dovuto all’insistenza delle campagne lanciate dall’esterno: il suo direttore generale, Steve Jobs, aveva affermato che Apple aveva un programma ambientale già nel 2007, ma le sue parole erano giunte solo in risposta a una vigorosa campagna promossa da Greenpeace sotto il nome di "Green My Apple". Jobs sostenne allora che l’azienda preferiva annunciare risultati piuttosto che programmi d’azione.

Tutta colpa di Steve Jobs?

Nella sua prima Guida all’Elettronica Verde pubblicata nel 2006, Greenpeace aveva messo Apple agli ultimi posti fra le aziende del settore e aveva auspicato una campagna d’azione specificamente mirata alla Apple, per indurre questo leader delle vendite a diventare anche un leader nella protezione dell’ambiente. Invece, quando la nuova Guida fu pubblicata nel 2010, Apple era arretrata dal quinto al nono posto a causa del suo scarso impegno nel riciclo delle materie plastiche, nell’uso delle energie rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Secondo Dowdall, un immediato miglioramento consisterebbe nell’adozione di un programma globale di riciclo, ricuperando e riusando i materiali provenienti dai suoi vecchi prodotti e facendo in modo che i servizi collegati al cloud computing siano alimentati da energie rinnovabili. Gideon Middleton, docente di business e cambiamento climatico all’Università dell’East Anglia, dice che la riluttanza di Apple ad assumere serie responsabilità sociali e ambientali è dovuta a un solo uomo: il suo fondatore, Steve Jobs. “Perfino un’azienda come Wal-Mart si sforza di indurre i suoi fornitori e subappaltatori in Estremo Oriente a rispettare le regole in materia di cambiamento climatico e di responsabilità sociale. E’ assurdo che Apple non faccia lo stesso. Per spiegare questo atteggiamento da parte di un’azienda che per altri versi è encomiabile occorre esaminare i principi che animano i suoi dirigenti. Potremmo ipotizzare che ad opporsi a queste scelte sia lo stesso Steve Jobs. Sarà interessante vedere chi sostituirà Jobs alla testa dell’azienda se gli accadrà di dimettersi a causa delle sue cattive condizioni di salute, aggiunge Middleton . “Se il posto non andrà a una persona con un approccio più responsabile, etico e sensibile alle questioni ambientali, Apple continuerà a cedere alle pressioni finanziarie immediate che spingono a sfornare sempre più in fretta prodotti sempre nuovi.

“(Sul tema è stato richiesto un commento alla Apple che ha però rifiutato di rispondere a domande precise).

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mercoledì 20 aprile 2011

In Bolivia la Natura avrà i diritti civili: arriva la Legge della Madre Terra










Dopo decenni in cui le rivendicazioni dell’ambiente venivano disattese, ora si sta seriamente riflettendo sul fatto che è arrivato il momento di ascoltarle.

L’idea, riferisce Wired , è nata in Bolivia e l’iniziativa si chiama Legge della Madre Terra e sarà discussa mercoledì alle Nazioni Unite sulla base della Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra , che è stata redatta dagli lo scorso anno. Entrambi i documenti sanciscono il diritto all’esistenza dell’ecosistema. Tale iniziativa è stata ampiamente criticata e bollata come una perdita di tempo. Ma molti ci credono.

GIURISPRUDENZA DELLA TERRA - “Deve accadere, prima o poi, che noi si garantisca all’ambiente una tutela dal punto di vista legale.” Ha dichiarato Patricia Siemen, direttore esecutivo del Centro di Giurisprudenza della Terra. “Deve essere un interesse primario per gli uomini, che fanno parte del mondo naturale.” Il primo principio della legge boliviana è che la Madre Terra è “un’unica, indivisibile comunità di esseri viventi collegati tra loro e che dalla terra vengono sostenuti e contenuti e ai quali la terra dà la possibilità di riprodursi”.

TRADIZIONI ANDINE - Che la legge venga dalla Bolivia non sorprende. Come ha osservato il Guardian, la legge è profondamente influenzata dalle tradizioni spirituali andine, che sono molto legate all’idea di un abbraccio quasi mistico nei confronti della natura. Inoltre, a seguito dei cambiamenti climatici, la Bolivia sta vivendo un periodo di siccità. Molte città boliviane, compresa la capitale, rischiano di diventare deserti prima della fine del secolo. Quando il confine tra proteggere la natura e proteggere la vita delle persone si assottiglia il discorso cambia.

CAUSA- Negli Stati Uniti già nel 1972 si parlava di dare diritti alla natura. Il primo a trattare l’argomento era stato Christopher Stone dell’University of Southern California. Il professore aveva scritto: “dire che l’ambiente naturale dovrebbe avere dei diritti non significa dire alcunché di sciocco e non significa affatto affermare che nessuno deve avere il diritto di tagliare un albero.” Stone proponeva che le persone si facessero custodi della natura. Un’idea che in questi tempi andrebbe rivalutata. I fautori dell’idea di conferire diritti legali alla Madre Terra sanno che ci sarà molto scetticismo e anche un’opposizione a tale iniziativa. È inevitabile, di fronte a qualcosa di nuovo. Certo, di fronte ai fatti che accadono, una considerazione va fatta: meno male che la Madre Terra finora non ha avuto diritti, altrimenti chissà che causa avrebbe già intentato al genere umano.

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martedì 19 aprile 2011

La grave situazione in Giappone preoccupa la Corea del Nord

La televisione di Stato della Corea del Nord ha riportato la gravità delle continue fughe radioattive della centrale di Fukushima che venne colpita da un terremoto e da uno tsunami l’11 marzo devastando il Giappone nord orientale.
In un programma televisivo coreano della Central Television Station trasmissione in onda domenica sera, gli esperti hanno espresso la loro preoccupazione riguardo la situazione nello stabilimento di Fukushima Daiichi.
“La cosa più grave è che nemmeno un mese dopo l’incidente, non si ha alcuna prospettiva per contenere ed eliminare le fughe radioattive sotto controllo”, afferma un esperto.
Un altro esperto avverte, “C’è la possibilità che alte sostanze radioattive possano fuoriuscire dalla centrale”.
Allo stesso modo, il funzionario coreano della Central News Agency e del Rodong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori di Corea, ha riferito che la contaminazione radioattiva si è diffusa non solo nell’aria ma anche nel suolo e dell’ambiente marino.
La Kcna e la carta stampata hanno citato gli enti di controllo giapponesi per la crisi nucleare, che hanno di recente innalzato il livello di gravità dell’incidente nell’impianto di Fukushima, da 5 a 7, ponendolo alla pari con il disastro nucleare di Chernobyl del 1986.
La crisi dello stabilimento di Fukushima sta diventando sempre più grave, riporta la Kcna.
Né la TV di stato, né la Kcna Rodong Sinmun menzionano il piano della, Tokyo Electric Power Co., per mettere i reattori instabili, sotto controllo entro 6-9 mesi.


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lunedì 18 aprile 2011

I giornali sono medium, non media. Fanno parlare i morti

sabato 16 aprile 2011

Il popolo aborigeno vuole bloccare l'estrazione di uranio dai giacimenti australiani


Dal momento in cui l'impianto nucleare di Fukushima ha iniziato a perdere le radiazioni dopo l'ultimo terremoto e tsunami dello scorso mese, tra coloro che osservano con costernazione l'evento, ci sono gli Aborigeni Mirarr del Territorio Settentrionale dell'Australia, che sono determinati a limitare l'estrazione di uranio dalla miniera sul loro territorio, nonostante la promessa di vaste ricchezze. I Mirarr sono i proprietari tradizionali della terra dove da più di 30 anni si estrae uranio e lo si esporta in tutto il mondo. La Tepco, il gestore dell'impianto di Fukushima, è un cliente di lunga data di Ranger, la miniera principale. (vedi foto) L'anziana tradizionale dell'area, Yvonne Margarula, ha scritto al Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, esprimendo il dolore della popolazione per la sofferenza del Giappone e la loro preoccupazione per l'emergenza nucleare. “Data la lunga storia tra le aziende nucleari giapponesi e i minatori australiani dell'uranio, è probabile che i problemi di radiazione di Fukushima siano, almeno in parte, stati alimentati dall'uranio derivato dalle nostre terre tradizionali”, ha detto. “Questo ci rattrista molto”. Miss Margarula ha anche detto a Mr Ban che gli eventi in Giappone hanno rafforzato la decisione di Mirrar di opporsi al lavoro in una seconda miniera, di nome Jabiluk: il deposito più grande del mondo di uranio Al contrario voglioono vedere Jabiluka incorporata in Kakadu, il parco nazionale negli elenchi del World Heritage (eredità mondiale) dove si trova anche Ranger. L'estrazione dell'uranio ha una storia tormentata nell'area. Il deposito Rangert, in cui ora opera Energy Resources of Australia (ERA), una sussidiaria del gigante minerario anglo-australiano Rio Tinto, fu sviluppata contro i desideri di Mirarr. Jabiluka, anche questa presa in locazione da ERA, è nel limbo dal 1998, quando migliaia di persone misero in scena un blocco di 8 mesi sulla spinta di Mirarr. Sebbene il proprietario tradizionale abbia ricevuto da Renger royalties per più di 200milioni di dollari australiani (129milioni di sterline ), Ms Margarula in una inchiesta parlamentare, nel 2005, disse che l'attività estrattiva aveva “completamente ribaltato le nostre vite, portando ben maggiore accessibilità all'alcol e a molti dissapori tra il popolo aborigeno, principalmente in relazione al denaro”. Ha aggiunto: “Estrarre l'uranio ha anche allontanato il nostro paese da noi stessi e lo ha distrutto: i billabongs (tipici laghetti australiani) e le calette sono spariti per sempre. Ci sono colline di roccia tossica e grandi buchi nel terreno con fango velenoso”. Situate tra le frontiere di Kakadu, le sedi appaltate di Ranger e Jabiluka sono state escluse quando fu fatta la lista dei parchi nazionali nel World Heritage (eredità mondiale). Sebbene 70 proprietari terrieri raccoglierebbero miliardi di royalties se Jabiluka entrasse in funzione, collocandoli così nella classifica dei più ricchi d'Australia, essi hanno voluto che il luogo fosse protetto per sempre. Hanno posto un veto sul suo sviluppo e questo dal 2005. Ms Margarula ha detto al giornale The Age che le antiche storie del “sogno” di Mirrar, mettevano in guardia sul fatto che un potere letale chiamato Djang sarebbe stato dispiegato se le loro terre fossero state disturbate.Il suo ultimo padre, Toby Gangale, aveva avvisato il governo australiano nei tardi anni 70, quando si iniziò a scavare a Ranger, che Djang “potrebbe colpire in tutto il mondo”, ha detto aggiungendo: “Nessuno escluso”. L'Australia ha le riserve di uranio più grandi del mondo; grandi quantità sono state identificate alla miniera chiamata Olympic Dam, nel Sud dell'Australia. La volontà di Mirarr a rinunciare a indicibili ricchezze, è apparentemente difficile da credere, ma ha un precedente: lo scorso anno, Jeffrey Lee, il proprietario tradizionale del deposito di uranio a Koongarra in Kakadu, diede la terra al parco nazionale.

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giovedì 14 aprile 2011

Terremoto in Giappone: strani bagliori nel cielo prima del sisma


Quando le persone sentono parlare di HAARP e terremoti artificiali, pur di non credere alle evidenze si inventano ragionamenti del tipo: “se ci fosse stato un invio di onde elettromagnetiche ad alta intensità da parte di un sistema di antenne, allora si sarebbe notato qualcosa nel cielo, un qualche intenso bagliore, una sorta di scarica simile al fulmine o qualcosa di simile”l. Forse non sanno che tali bagliori sono stati notati poco prima del terremoto nel Sichuan (Cina), del disastroso terremoto in Cile di circa un anno fa, e anche del recente terremoto in Giappone, mentre notizie simili provengono persino dall'Iran. La conferma questa volta non ce l'abbiamo solo in questo video pubblicato su youtube, ma persino in un servizio del telegiornale di Studio Aperto (Italia 1).



Il servizio di studio aperto conferma che tale bagliore è stato notato da mole persone in Giappone e che lo strano evento ha fatto molto discutere l'opinione pubblica. Incredibile a dirsi studio aperto parla della stazione HAARP di Gakona e del suo legame coi terremoti artificiali.

Nel frattempo, sempre di giorno 11 (aprile questa volta) si è verificato l'ennesimo terremoto di forte intensità in Giappone, ancora una volta a 10 km di profondità (ma qualche fonte riporta 13 km, la grande confusione su questi elementi caratterizzanti del sisma come epicentro ed ipocentro, lascia molto perplessi) e (colmo della sfortuna, o precisione mirabolante?) nella stessa prefettura della centrale nucleare di Fukushima. Ovviamente pur essendoci diversi elementi che fanno sospettare l'ennesimo terremoto artificiale è difficile avere certezze, anche perché certi dati che prima ci permettevano di trarre certe conclusioni non sono più accessibili. Abbiamo già mostrato con dovizia di particolari come le incredibili coincidenze mostrino con certezza che certi devastanti terremoti degli ultimi anni (compreso quello dell11 marzo 2011 in Giappone) siano stati scatenati artificialmente (presumibilmente con l'uso di forti emissioni di onde elettromagnetiche da stazioni antennistiche come HAARP o simili). Ma se davvero è così allora di chi è la colpa? Non crederete forse che si possa davvero imputare la colpa di simili eventi disastrosi ai soli Stati Uniti nel cui territorio si trova HAARP? Non penderete davvero che gli USA abbiano colpito il Giappone con un sisma artificiale per questioni di predominio? O forse siete davvero disposti a credere che nessuno nel mondo sappia dell'esistenza delle armi sismiche, che nessun geologo (i geologi, già, quelli che negano l'esistenza delle scie chimiche!) si sia reso conto delle anomalie di certi terremoti, che nessuno in un paese così tecnologicamente e scientificamente avanzato come il Giappone non si sia accorto di niente, che all'interno degli eserciti dei paesi più avanzati nessuno sappia niente? La verità è invece che TUTTI ad un certo livello, sono corresponsabili e colpevoli di questi tragici eventi, TUTTE LE NAZIONI, TUTTI I GOVERNI, TUTTI GLI ESERCITI, chi per responsabilità e coinvolgimento diretto, chi per omertosa omissione di denuncia di queste terribili "armi ambientali". Nel caso delle scie chimiche, in tutti gli stati si utilizza la stessa tecnologia per spruzzare i medesimi veleni, come fare allora a pensare realmente a nazioni che si trovino davvero in competizione politica od economica l'una con l'altra? Del resto come pensare che gli USA abbiano usato un'arma sismica per questioni di predomino sul Giappone? La ricaduta delle sostanze radioattive sul suolo americano è già molto pesante, e di certo chi fa certe cose sa bene che le centrali nucleari nipponiche sono a rischio di fallout in caso di forte terremoto. Nell'ottica di un paese che vuole dominare sull'altro farsi piovere addosso tutte quelle sostanze radioattive non sarebbe certo una trovata intelligente. In realtà l'unica spiegazione plausibile è che il Giappone era l'obiettivo più semplice dove indirizzare un'arma tettonica per ottenere una devastazione non solo locale, ma planetaria, dove scatenare non solo un terremoto, ma un fall-out radioattivo. L'obiettivo insomma è quello di irradiarci tutti e ridurre la popolazione del pianeta, anche grazie alla diminuzione della fertilità dovuta alle radiazioni. Perché allora tutti o quasi tutti quelli che parlano di terremoto artificiale puntano il dito su HAARP indicando direttamente o indirettamente gli USA come demoniaca potenza mondiale? Forse qualcuno ha interesse in un prossimo futuro ad incolpare gli USA (e magari Israele, il loro fedele alleato) facendone il capro espiatorio, nonostante si sappia che installazioni simili ad HAARP si trovano in diversi altri paesi? E tutta questa gente che parla tanto di terremoti artificiali e di 11 settembre (anche lì si indica solo la responsabilità degli USA e di Israele) ma non di scie chimiche non è sospetta? Probabilmente sì, ma di questo ci occuperemo in un prossimo articolo. PS: non pensiate che le potenze che si possono contrapporre agli USA (Russia e Cina in particolare) siano degli stati benevoli e democratici; tali paesi sono infatti delle dittature travestite da governi legittimati dal voto delle urne. Fonte tratta dal sito .

mercoledì 13 aprile 2011

PERCHÉ L’ISLANDA HA VOTATO ‘NO’ AI DIKTAT DELLE BANCHE CREDITRICI



Circa il 75% dei votanti islandesi ha dimostrato sabato di voler respingere la proposta del governo composto da Verdi e Social-Democratici di pagare 5,2 miliardi di dollari alle agenzie assicurative britanniche e olandesi per il collasso di Landsbanki e di Icesave. Tutti e sei i distretti elettorali islandesi hanno votato per il ‘no’, con una percentuale nazionale del 60%, in calo dal 93% del gennaio 2010. Il voto ha riflesso la diffusa convinzione che i negoziatori del governo non sono stati abbastanza vigorosi nel perorare il caso legale islandese.La situazione ci ricorda il groviglio del debito tra gli Alleati dopo la Prima Guerra Mondiale. Lloyd George ha descritto la negoziazione tra il Segretario del Tesoro statunitense Andrew Mellon e Stanley Baldwin in rappresentanza del debito britannico come “una negoziazione tra un cecchino e la sua preda. Il risultato è stato un accordo che ha messo la riscossione del debito internazionale in una cattiva luce […] Gli ufficiali del Tesoro statunitense non stavano bluffando, ma avanzarono le richieste più elevate come inizio per la trattativa, e, con loro somma sorpresa, il dottor Baldwin ritenne le loro condizioni adeguate, e così le accettò. [...] Questo lavoro sbrigativo, che è ridicolo definire ‘un accordo’, avrebbe avuto un effetto disastroso sull’intero corso della negoziazione.”Ed è stato così anche per la negoziazione tra Islanda e Regno Unito. E’ vero, è stato ottenuto un termine di pagamento più lungo per gli esborsi di Icesave, ma il modo in cui l’Islanda otterrà le sterline e gli euro, malgrado la propria economia in caduta libera, è ancora da determinarsi e tutto questo minaccia il crollo del tasso di cambio della corona islandese.L’accordo proposto ha effettivamente abbassato il tasso di interesse dal 5,5% al 3,2%, ma ha comportato che gli interessi per il salvataggio decorressero dal 2008. Ha persino incluso la quota di interessi-extra che convinsero gli investitori a mettere i propri fondi in Icesave. Gli islandesi consideravano questi interessi-extra come una compensazione per i rischi che furono presi dagli investitori e per questa ragione dovrebbero esser andati persi e quindi non conteggiati. Così, la questione ‘Icesave’ andrà in tribunale. L’importante direttiva dell’Unione Europea afferma che “il costo di finanziamento di tali schemi deve essere supportato, in via di principio, dagli stessi istituti di credito.” Intanto, Gran Bretagna e Paesi Bassi faranno davvero la parte del leone sui resti del cadavere di Landsbanki. Questo non era quello che volevano gli islandesi prima del voto; avevano semplicemente intenzione di salvare l’Islanda da un’obbligazione senza fine, se si fossero iscritte le perdite delle banche all’interno dei paragrafi del bilancio pubblico, senza un piano per determinare il modo in cui l’Islanda avrebbe ottenuto i soldi per pagare. Il primo ministro Johanna Sigurdardottir ha affermato che il voto può avviare “un caos economico e politico”, ma anche pagare può portare a queste conseguenze. L’anno appena trascorso ha visto la disastrosa esperienza di Grecia, Irlanda e Portogallo dopo aver portato i debiti dello scriteriato settore bancario all’interno del bilancio pubblico. È difficile aspettarsi che ogni nazione sovrana imponga un decennio o più di depressione alla propria economia, visto che le leggi internazionali permettono a ogni stato di agire in difesa dei propri interessi vitali. I tentativi dei creditori di persuadere le nazioni a salvare le loro banche con il debito pubblico è fino a questo momento un esercizio di pubbliche relazioni. Gli islandesi hanno visto il successo ottenuto dall’Argentina da quando ha imposto un taglio drastico alle pretese dei propri creditori. Hanno anche visto la distruzione economica dell’Irlanda e della Grecia per aver cercato di pagare oltre le proprie possibilità.I creditori non hanno dato buoni consigli all’Irlanda quando le hanno suggerito che pagare i fallimenti delle proprie banche non avrebbe sprofondato la loro economia in crisi. L’esperienza irlandese è un avvertimento per gli altri paesi di cosa accade quando ci si fida delle previsioni ultra-ottimistiche fatte dei banchieri centrali. Nel caso dell’Islanda, nel novembre del 2008 lo staff del FMI aveva ipotizzato che la somma di debito pubblico e privato alla fine del 2009 sarebbe arrivata al 160% del PIL, ma evidenziò che un deprezzamento del tasso di cambio del 30% avrebbe spinto il rapporto al 240% del PIL, e ciò sarebbe stato “chiaramente insostenibile”. Ma il più recente bollettino del FMI (14 Gennaio 2011) riporta il solo debito pubblico per la fine del 2009 al 308% del PIL e stima lo stesso debito al 333% per la fine del 2010, prima ancora di mettere nel conteggio i debiti di Icesave e quelli delle altre istituzioni!Il problema principale dell’obbligazione dell’Islanda con la Gran Bretagna e con i Paesi Bassi, a parte ciò che verrà recuperato da Landsbanki (con l’aiuto dell’Ufficio Anti-Frodi britannico), è che i soldi dovranno essere pagati con le esportazioni. Ma finora non ci sono stati accordi tra Gran Bretagna e Paesi Bassi per decidere quali merci e servizi islandesi dovranno essere forniti come forma di pagamento. Già negli anni ’20, John Maynard Keynes evidenziò che la nazioni creditrici alleate avrebbero dovuto prendere iniziative per determinare il modo in cui la Germania avrebbe potuto pagare i propri risarcimenti, se non fosse avvenuto tramite una maggiore esportazione verso questi paesi. In pratica, le città tedesche prendevano i soldi in prestito da New York, da girare poi alla Reichsbank, che poi li avrebbe pagati a Gran Bretagna e Francia, per poi chiudere il cerchio con la restituzione al governo USA in riparazione dei loro debiti inter-Alleanza. In altre parole, la Germania ha cercato di “risolvere il proprio debito col debito”. Una soluzione che a lungo termine non funziona mai.La pratica normale sarebbe per l’Islanda di costituire un Gruppo di Esperti che intraprenda una soluzione più solida possibile: nessuna nazione sovrana può adeguarsi all’imposizione di una generazione di austerità finanziaria, di ristrettezze economiche e di emigrazione forzata del lavoro per pagare per i fallimentari esperimenti neo-liberisti che hanno fatto sprofondare così tante economie europee. Michael Hudson è un collaboratore regolare di Global Research .

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martedì 12 aprile 2011

Bilderberg 2011: fissati il luogo e la data del simposio



Anche quest'anno i 'benefattori' dell'umanità del gruppo Bilderberg hanno deciso di riunirsi. Essi si sono sempre riuniti in luoghi di prestigio nel più sfarzoso lusso. Pure quest'anno hanno scelto un posto estremamente esclusivo: la stupenda cittadina di St. Moritz, nel sud est della Svizzera. Da notare che St. Moritz non dista molto da Davos, una città in cui si sono sempre riuniti al World Economic Forum proprietari di banche, politici ai vertici delle graduatorie massoniche ed altri notabili massoni. Ma a differenza di Davos, dove la stampa è sempre il benvenuto, Bilderberg cerca ancora di mantenere il segreto assoluto. La riunione dei membri del gruppo Bilderberg, che non sono i comandanti del mondo anche se occupano un grado molto elevato, avrà inizio giovedì 9 giugno e terminerà domenica 12 giugno e si terrà presso gli sfarzosi ambienti del Grand Hotel Kempinski di St. Moritz. Si tratta di un albergo a 5 stelle estremamente lussuoso ubicato alla sorgente Mauritius, la reale radice di St. Moritz. Il lussuoso hotel è ubicato in una zona strategica: è l'unico hotel di St. Moritz posto di fronte alla funivia che porta alla regione sciistica di Corviglia; il centro sportivo e i laghi locali sono facilmente raggiungibili a piedi. Evidentemente è impensabile cercare di prenotare una qualsiasi stanza nei giorni del meeting, dal 09-12 giugno. Una situazione che si è sempre ripresentata in tutti gli hotel dove il gruppo Bilderberg si era riunito precedentemente. Fonte tratta dal sito .

lunedì 11 aprile 2011

H.A.A.R.P. attack

H.A.A.R.P. TPTB Japan earthquake tsunami attack - 2011-03-11 by Studiorender è un icastico spaccato dei sistemi H.A.A.R.P. Nel video, in cui la fiction si salda alla più tragica realtà (si pensi ai terremoti artificiali, tra cui il disastroso sisma che ha colpito il Giappone il giorno 11 marzo 2011) sono evidenziate le micidiali capacità dei riscaldatori ionosferici: neutralizzare le comunicazioni satellitari; disintegrare velivoli di "intrusi"; inviare segnali verso sottomarini o basi sotterranee; modificare il clima e provocare sommovimenti tellurici; controllare le menti e causare malattie; eseguire la tomografia della litosfera; distorcere la magnetosfera... Di grandissimo rilievo in questo fondamentale documento, basato su fonti e studi sugli apparati H.A.A.R.P, intesi come armi polivalenti, la ricostruzione di impianti di telecomunicazione e bellici costruiti su piattaforme mobili disseminate negli oceani, lontano quindi da occhi indiscreti. La guerra contro l'umanità non è stata dichiarata, ma è già in atto da tempo Difesa missilistica H.A.A.R.P. è in grado di modificare la ionosfera per deviare missili balistici intercontinentali o per distruggerli al momento dell'ingresso nella ionosfera. Guerre stellari Ogni veicolo spaziale che viaggia all'interno della ionosfera è soggetto a potenziali attacchi sferrati da H.A.A.R.P. Le antenne possono focalizzare e concentrare un fascio di particelle in modo da generare un potente laser che può avere come bersaglio aerei militari, satelliti, stazioni spaziali e persino gli U.F.O. Neutralizzazione di satelliti H.A.A.R.P. è in grado di mettere fuori combattimento tutti i satelliti di comunicazione che operano attorno alla Terra. Il documento tecnico della base H.A.A.R.P. spiega che può essere usato per distruggere i satelliti nemici, pur mantenendo le comunicazioni satellitari dello stato attaccante. Kamikaze planetario H.A.A.R.P. potrebbe teoricamente essere impiegato come sistema di attacco kamikaze del pianeta, alterando la ionosfera in maniera così drammatica sì da rendere la Terra vulnerabile alle radiazioni solari nocive, con l'incenerimento di ogni organismo vivente sulla superficie di Gaia. Comunicazione in profondità H.A.A.R.P. può essere usato come un mezzo di comunicazione di dati ad alta velocità, particolarmente utile per il trasferimento di informazioni dalla superficie ai sottomarini ed alle basi sotterranee anche molto profonde. Modificazione del clima ed arma geo-fisica Con l'impiego di onde elettromagnetiche è possibile modificare il clima. Questa tecnologia è già una realtà, per mezzo degli aerei chimici, ma con H.A.A.R.P., la scala e la misura del cambiamento hanno implicazioni planetarie. Si è ipotizzato che questo sistema potrebbe creare eruzioni vulcaniche o addirittura causare terremoti. Controllo mentale H.A.A.R.P può essere adoperato per controllare la mente umana. Le onde E.L.F. hanno dimostrato effetti sugli stati mentali. Si possono innescare cambiamenti d'umore enormi con specifiche frequenze. Il cervello umano opera su frequenze molto basse. Il cervello è in grado di produrre onde alfa, beta, delta, theta. Quando si medita, le onde sono di 8 cicli al secondo, durante il sonno di 4 cicli. H.A.A.R.P. è in grado di generare tutti questi segnali. Tomografia del pianeta H.A.A.R.P. permette di eseguire una tomografia del pianeta. I militari possono così individuare basi ipogee di paesi stranieri. Guerra elettromagnetica H.A.A.R.P. può alterare la magnetosfera. Il ricorso ad armi elettromagnetiche contro gli esseri umani è causa di malattie e di squlibri psichici: può indurre l'isteria o la passività per il controllo della popolazione. Si può determinare il cancro; è possibile indurre alterazioni genetiche e persino un totale arresto cardiaco. Fonte tratta dal sito .

sabato 9 aprile 2011

In Francia l'acqua piovana e il latte sono contaminati da iodio Radioattivo

Dopo che la nube radioattiva, fuoriuscita dalla centrale danneggiata di Fukushima, ha raggiunto l’Europa la settimana scorsa, le autorità francesi hanno trovato iodio radioattivo -131 nell’acqua piovana e nel latte. Il CRIIRAD, un organismo indipendente di ricerca sulla radioattività, ha dichiarato di aver rilevato delle dosi di iodio radioattivo-131 nell’acqua piovana nel sud-est della Francia. Un campione analizzato il 28 marzo ha mostrato livelli di radioattività di 8,5 becquerel. In dei test paralleli, l’Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare (IRSN), l’ente pubblico nazionale che si occupa del monitoraggio dei rischi nucleari e radiologici, ha trovato iodio 131 nel latte. Secondo l’istituto, le concentrazioni di un campione prelevato il 25 marzo hanno mostrato livelli inferiori a 0,11 becquerel per litro. In tempi normali, nessuna traccia di iodio-131 dovrebbe essere rilevabile nell’acqua piovana o nel latte. EFFETTO CUMULATIVO I tassi rilevati vengono considerati estremamente bassi – in particolare rispetto ai tassi osservati dopo Chernobyl nel 1986 – le autorità hanno sottolineato che non vi è alcun motivo di panico. Tuttavia, secondo il CRIIRAD, la contaminazione dell’aria, e di conseguenza dell’acqua piovana, continuerà per almeno le prossime due settimane. L’organismo indipendente ha osservato che il fallout radioattivo di iodio-131 può raggiungere diverse centinaia di becquerel per metro quadrato – o anche espandersi per qualche migliaio di metri quadrati in caso di condizioni meteorologiche avverse. Gli spinaci, le insalate e gli altri ortaggi coltivati su superfici di grandi dimensioni sono prodotti alimentari da considerarsi particolarmente sensibili alla contaminazione da iodio-131, se vengono coltivati all’esterno ed esposti alla pioggia. La contaminazione indiretta del latte, in particolare, si verifica normalmente in un paio di giorni se le vacche sono state fuori a brucare l’erba, osserva il CRIIRAD. Il fatto che l’IRSN abbia trovato iodio-131 in un campione di latte prelevato in data 25 marzo indica che il fallout radioattivo raggiunse l’Europa, almeno dal 23 marzo. Lo Iodio Radioattivo -131 è particolarmente tossico se assorbito dalla tiroide, dove si satura e porta ad un aumento del rischio di cancro. LA RISPOSTA DELL’UE Quando contattata dall’EurActiv la European Food Safety Authority ha sottolineato che l’agenzia non è coinvolta nella misurazione della radioattività, ma resta vigile e pronta a fornire assistenza tecnica, se richiesto. Il dipartimento della Commissione europea per l’energia, con il sostegno del Centro Comune di Ricerca dell’Unione europea, sta coordinando la risposta dell’esecutivo dell’Ue all’allarme. Il dipartimento dell’energia è anche responsabile per quanto riguarda la legislazione concernente ai livelli radioattivi negli alimenti e per l’introduzione, se necessario, di una clausola che imponga i test sulla radioattività dei cibi. Il 25 marzo, a seguito delle prove per cui la catena alimentare giapponese venne colpita dalle radiazioni di Fukushima, l’UE decise di rafforzare i controlli sulle importazioni dei prodotti alimentari e sui mangimi provenienti da talune regioni del Giappone. I Verdi nella nota del Parlamento europeo che fissa i limiti per i livelli massimi di radiazioni consentiti nei prodotti alimentari importati sottolineano come essi, siano “molto meno rigidi” rispetto ai limiti che il Giappone sta applicando per il consumo interno. Chiedono l’abbassamento immediato delle soglie.


Fonte tratta dal sito .

venerdì 8 aprile 2011

Benjamin Fulford HAARP

giovedì 7 aprile 2011

SCENARIO DA TERZA GUERRA MONDIALE ?


Negli anni ’30 gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Olanda definirono la linea d’azione della Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico cospirando contro il Giappone. I tre governi si appropriarono dei conti bancari nei loro paesi che il Giappone usava per pagare le importazioni e sospesero al Giappone le forniture di petrolio, gomma, stagno, ferro ed altre materie prime. Pearl Harbor fu la risposta giapponese? Ora Washington ed i suoi burattini della NATO stanno usando la stessa strategia contro la Cina. Le proteste in Tunisia, Egitto, Bahrain e Yemen si sono sollevate dalla gente che manifestava contro i governi tiranni fantocci di Washington. Tuttavia, le proteste contro Gheddafi, che non è un burattino dell’Occidente, sembrano essere state organizzare dalla CIA nella parte orientale della Libia, dove si trova il petrolio e dove la Cina ha investimenti energetici sostanziali. Si ritiene che l’80% delle riserve di petrolio libiche siano situate nel bacino della Sirte nella Libia orientale, ora controllata dai ribelli sostenuti da Washington. Dal momento che il 70% del PIL della Libia è prodotto dal petrolio, una buona ripartizione della Libia lascerebbe impoverito il regime di Gheddafi con base a Tripoli. (http://www.energyinsights.net)Il People’s Daily Online del 23 marzo ha riportato che la Cina ha 50 progetti su larga scala in Libia. Lo scoppio delle ostilità ha sospeso questi progetti ed ha provocato l’evacuazione dal paese di 30.000 lavoratori cinesi. Le compagnie cinesi riportano che si aspettano la perdita di centinaia di milioni di yen. La Cina sta facendo affidamento sull’Africa, specialmente sulla Libia, l’Angola e la Nigeria, per soddisfare i suoi futuri bisogni energetici. In risposta all’impegno economico cinese con l’Africa, Washington sta impegnando militarmente il paese con il Commando Africa degli USA (AFRICOM) creato dal presidente George W. Bush nel 2007. 49 stati africani si sono accordati per partecipare con Washington all’AFRICOM, ma Gheddafi ha rifiutato, creando così un secondo motivo per Washington di mirare alla presa di controllo sulla Libia. Un terzo motivo per mirare al paese è che la Libia e la Siria sono gli unici due paesi con accesso al Mediterraneo che non sono sotto il controllo di Washington. Suggestivamente, le proteste si sono accese anche in Siria. Per qualsiasi cosa possano pensare i siriani del loro governo, dopo aver visto il destino dell’Iraq ed ora quello della Libia è improbabile che i siriani si prepareranno per un intervento militare americano. Sia la CIA che il Mossad sono noti per l’uso di social network per fomentare le proteste e per diffondere disinformazione. Questi servizi di intelligence sono i probabili cospiratori che i governi siriano e libico incolpano per le proteste. Colto di sorpresa dalle proteste in Tunisia ed Egitto, il governo di Washington si è reso conto che le proteste potevano essere usate per rimuovere Gheddafi e Assad. La scusa umanitaria per l’intervento in Libia non è credibile considerando il via libera di Washington all’esercito saudita per soffocare le rivolte nel Bahrain, casa base della Quinta Flotta degli USA. Se Washington riuscisse a rovesciare il governo di Assad in Siria, la Russia perderebbe la sua base navale mediterranea nel porto siriano di Tartus. Quindi, Washington ha molto da guadagnare se riesce ad usare il mantello della ribellione popolare per espellere sia la Cina che la Russia dal Mediterraneo. Il mare nostrum di Roma diventerebbe il mare nostrum di Washington. “Gheddafi se ne deve andare” ha dichiarato Obama. Quanto passerà prima di poter sentire anche “Assad se ne deve andare”? La stampa americana ammaliatrice sta lavorando al fine di demonizzare sia Gheddafi che Assad, un oculista tornato in Siria da Londra per guidare il governo dopo la morte del padre. L’ipocrisia passa inosservata quando Obama chiama Gheddafi e Assad dittatori. Dall’inizio del 21° secolo, il presidente americano è stato un Cesare. Sulla base di niente più che un promemoria del Dipartimento di Giustizia, George W. Bush è stato dichiarato essere al di sopra della legge ufficiale degli USA, della legge internazionale e del potere del Congresso fin quando ha giocato il ruolo del comandante in capo nella “guerra al terrore”. Obama Cesare ha fatto un passo avanti rispetto a Bush. Ha impegnato gli USA in guerra contro la Libia senza neanche far finta di chiedere l’autorizzazione del Congresso. Questa è un reato meritevole di impeachment, ma un Congresso impotente non è capace di proteggere il suo potere. Accettando le richieste dell’autorità esecutiva, il Congresso ha acconsentito al Cesarismo. Il popolo americano non ha più potere sul suo governo di quanto ne abbiano i popoli dei paesi governati da dittatori. La ricerca di Washington dell’egemonia globale sta portando il mondo verso la Terza Guerra Mondiale. La Cina non è meno orgogliosa del Giappone degli anni ’30 ed è improbabile che si sottometterà ai maltrattamenti ed al controllo di quello che la Cina considera come l’Occidente decadente. Il risentimento della Russia per il suo accerchiamento militare sta crescendo. L’arroganza di Washington potrebbe portare ad un fatale errore di calcolo.

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mercoledì 6 aprile 2011

ALFALFA OGM - L’ERRORE PIÙ STUPIDO DELLA MONSANTO?

Non ho idea di come si manipolino i geni per ottenere alfalfa ogm o qualcos’altro, ma so un paio di cose su come si fa il fieno di alfalfa. Non sono in grado di dire se l’alfalfa ogm della Monsanto sia pericolosa per la salute o meno e non so nemmeno se qualcuno possa affermarlo con certezza. Tuttavia, buona parte degli scienziati, dopo numerose ricerche, hanno stabilito che l’alfalfa ogm è sicura come alimento sia per gli animali, sia per l’uomo. Devo supporre, che molte delle persone coinvolte interpretino come effettivamente attendibili gli esiti delle loro ricerche e che non vengano pagati dalla Monsanto per alterarne i risultati. Forse mi sbaglio anche su questo, ma nel lungo periodo, a chi ci si può affidare, se non alle conclusioni della scienza, che spesso, però, risultano incomplete? Credo che l’alfalfa ogm sia un errore grossolano per un altro motivo. Le erbacce rappresentano raramente un problema nel taglio dell’alfalfa per il fieno, e allora a chi conviene? La semenza di alfalfa è già abbastanza costosa di per sé. Se il prezzo della semenza dell’alfalfa ogm aumentasse in modo impressionante così come per il grano ogm, chi potrebbe volerla comprare? Se avessi un decimo di dollaro per ogni balla di alfalfa che produco, avrei già un bel gruzzolo in banca senza calcolare l’interesse. Prima che l’agricoltura si rivolgesse al granoturco, alla soia e alla rotazione utilizzata in Florida, nella regione in cui vivo le erbacce non costituivano un problema come ora. La rotazione all’epoca consisteva nell’alternanza di granoturco, avena/frumento, e due o più anni a maggese. Se si trattava di fieno di alfalfa, ciò significava che in quegli anni il taglio avveniva tre, a volte quattro volte, per ogni estate. Con quattro anni di taglio regolare in un campo di alfalfa la crescita di erbacce veniva efficacemente contrastata. A volte, nel corso del primo anno in cui il campo viene seminato ad alfalfa, le erbacce possono costituire un problema, ma, in condizioni normali, l’alfalfa riuscirà comunque a crescere bene. Il campo non sarà inizialmente rigoglioso, ma, dopo il primo taglio di fieno, l’alfalfa ricrescerà più velocemente delle erbacce. Dopo il secondo taglio, l’alfalfa si svilupperà nuovamente rigogliosa e le erbacce diminuiranno. Al momento del secondo taglio del secondo anno, le erbacce saranno praticamente sparite. Ho visto proprio il campo di mio cognato lungo la strada seguire questo processo negli ultimi quattro anni. L’alfalfa era così infestata di erbacce all’inizio, che ci vergognavamo ogni volta che un altro agricoltore capitava a vedere il disastro, ma ora è meravigliosa e sarà meglio lasciarla per altri due anni. E un’altra cosa: nel periodo in cui le erbacce creano problemi, effettuando tagli multipli nel corso dell’estate, esse raggiungono un buona condizione vegetativa, al momento del taglio, e possono essere utilizzate proficuamente anche come foraggio. E allora perché esiste l’alfalfa ogm? Posso supporre, che chi coltiva alfalfa a fini commerciali nelle regioni occidentali deve avere problemi con le erbacce, perché al momento di effettuare il raccolto l’alfalfa non ha subito tagli così frequenti. Ne deduco che, il denaro che viene risparmiato evitando di coltivare secondo la tradizione, viene utilizzato per comprare i nuovi semi ogm. Tuttavia, se le erbacce crescono immuni agli erbicidi, come già è successo, chi ci guadagna? Chi si dedica all’agricoltura biologica ha trovato il modo di risolvere il problema della contaminazione da parte di alfalfa ogm dei loro raccolti di fieno: sostituirla con trifoglio rosso o trifoglio bianco. Ho provato a farlo trent’anni fa, perché sul mio terreno ad alta componente argillosa l’alfalfa non cresceva così bene come il trifoglio rosso. Inoltre il trifoglio rosso non patisce il gelo come l’alfalfa ed è immune all’insetto curculione, che qui rappresenta un problema. Il trifoglio rosso ed alcuni trifogli bianchi sono più facili da seminare nel terreno gelato rispetto all’alfalfa, ragione per me sufficiente per sostituirla. Possiamo, inoltre, far crescere il trifoglio rosso nella metà orientale e più umida del paese, cosa che non vale per l’alfalfa. Se metà dei produttori di fieno abbandonassero l’alfalfa, sebbene questa pianta renda di più se si investe molto per fertilizzarla in modo consistente, chi la coltiva a fini commerciali ne soffrirebbe. Naturalmente suppongo che, se tutti scegliessero questa strada, la Monsanto si precipiterebbe in nostro soccorso con un trifoglio ogm. Chissà se un giorno il settore agricolo ridurrà tutto ciò che la natura offre ad ogm e ci pagherà per raccogliere i frutti del noce americano? Fonte tratta dal sito .

martedì 5 aprile 2011

Pierluigi Ighina - La macchina per far piovere

lunedì 4 aprile 2011

Finalmente è ufficiale: la cannabis ha proprietà miracolose

In uno studio pubblicato sul web un paio di giorni fa dal, National Cancer Institute (sito governativo), si mettono finalmente nero su bianco (ma soprattutto ufficialmente) le grandi caratteristiche di questa pianta. I cannabinoidi sono un gruppo di 21 composti terpenofenoli prodotti unicamente dalla Cannabis sativa e dalla Cannabis indica. [1,2] Questi composti derivanti dalla pianta possono essere indicati come phytocannabinoidi. Anche se il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) è il principale ingrediente psicoattivo, vi sono altri composti noti che hanno attività biologica tipo: il cannabinolo, il cannabidiolo, il cannabicromene, il cannabigerol, il tetrahydrocannabivirin, e il delta-8-THC. Il cannabidiolo, ha la caratteristica di avere una significativa attività analgesica e anti-infiammatoria senza l’effetto psicoattivo (alto) del delta-9-THC. GLI EFFETTI ANTI TUMORALI Uno studio su topi e ratti indica che i cannabinoidi hanno un effetto protettivo contro lo sviluppo di alcuni tipi di tumori. [3] Nel corso di questo studio di 2 anni, i gruppi di topi e di ratti hanno ricevuto varie dosi di THC attraverso una sonda gastrica. Nei topi, venne osservata, una riduzione sull’incidenza dei tumori epatici e sui carcinomi epatocellulari. Una minore incidenza dei tumori benigni (polipi o adenomi) negli altri organi (mammelle, utero, ghiandola pituitaria, testicoli e pancreas) vennero anche osservati nei ratti. In un altro studio, il delta-9-THC, il delta-8-THC, e il cannabinolo si sono dimostrati utili nell’inibire la crescita del carcinoma del polmone di Lewis in vitro ed in vivo. [4] Inoltre, altri tumori sono risultati sensibili agli effetti inibenti di questa pianta. [5-8] I cannabinoidi possono causare effetti antitumorali attraverso vari meccanismi: inducendo la morte cellulare, interropendo la crescita cellulare, e attraverso l’inibizione dell’angiogenesi tumorale e della metastasi. [9-11] I cannabinoidi sembrano uccidere le cellule tumorali lasciando intatte quelle sane proteggendole, addirittura, da quelle cancerogene. Questi composti hanno dimostrato di indurre l’apoptosi nei glioblastomi sotto coltura e indurre la regressione degli stessi nei topi e nei ratti. I cannabinoidi proteggono le normali cellule gliali astrogliale e oligodendrogliali dall’ apoptosi mediata dal recettore CB1. [10,11] In un modello in vivo utilizzando topi con una grave immunodeficienza, vennero generati dei tumori sotto cutanei inoculando gli animali con cellule tumorali (del polmone) umane [12]. La crescita del tumore è stata ridotta del 60% nei topi trattati con il THC rispetto ai topi che componevano il gruppo di controllo. I campioni di tumore hanno rivelato che il THC ha avuto effetti antiangiogenici e antiproliferativi. Inoltre, sia i cannabinoidi di origine vegetale che quelli endogeni sono stati studiati per i loro effetti anti-infiammatori. Uno studio sui topi ha dimostrato che sistema cannabinoide endogeno fornisce una protezione intrinseca contro l’infiammazione del colon. [13] Come risultato, è stata promulgata l’ipotesi che i phytocannabinoidi e gli endocannabinoidi potrebbero essere utili nella lotta al cancro colon/rettale [14]. Un altro studio ha dimostrato che il delta-9-THC è un potente agente antivirale selettivo contro il sarcoma di Kaposi (KSHV). [15] I ricercatori hanno concluso, garantendo un maggior approfondimento sugli studi dei cannabinoidi e degli herpesvirus, poiché essi porteranno allo sviluppo di farmaci che inibiscono la riattivazione di questi virus oncogeni. Successivamente, un altro gruppo di ricercatori ha riportato un aumento nell’efficienza dell’infezione umana KSHV nelle cellule dermiche microvascolari epiteliali in presenza di basse dosi di delta-9-THC [16]. STIMOLAZIONE DELL’APPETITO Molti studi sugli animali hanno già dimostrato che il delta-9-THC e gli altri cannabinoidi hanno un effetto stimolante sull’appetito e sull’assunzione di cibo. Si ritiene che il sistema dei cannabinoidi endogeni possa servire come regolatore del comportamento alimentare. Il cannabinoide endogeno anandamide, potenzia notevolmente l’appetito nei topi. [17] Inoltre, i recettori CB1 nell’ipotalamo potrebbero essere coinvolti negli aspetti motivazionali e appaganti del mangiare [18]. ANTI DOLORIFICO La comprensione del meccanismo attraverso cui i cannabinoidi inducono l’analgesia (assenza di dolore) è aumentata grazie allo studio dei recettori dei cannabinoidi, gli endocannabinoidi, e degli agonisti e antagonisti sintetici. Il recettore CB1 è presente sia nel sistema nervoso centrale (SNC) che nelle sue terminazioni nervose periferiche. Simile ai recettori degli oppioidi, livelli molto alti del recettore CB1 sono stati trovati nelle sezioni del cervello che regolano il processo nocicettivo [19]. Il recettore CB2, che si trova principalmente nei tessuti periferici, esiste a livelli molto bassi nel sistema nervoso centrale. Con lo sviluppo degli antagonisti dei recettori specifici, sono state ottenute ulteriori informazioni sul ruolo dei recettori cannabinoidi endogeni e sulla gestione del dolore . Fonte tratta dal sito .

domenica 3 aprile 2011

Gli incidenti nucleari in Francia - Charlotte Mijon

sabato 2 aprile 2011

Fukushima è l'anticamera d'una catastrofe planetaria


Il disastro nucleare Fukushima, dove la situazione sta precipitando, rivela il rischio concreto di uno scenario apocalittico: la completa fusione del nocciolo può produrre una catastrofe ambientale di portata incalcolabile, facendo impallidire il ricordo di Chernobyl. Se le barre di combustibile esaurito prenderanno fuoco per mancanza di liquido refrigerante, l’intenso calore alzerà pennacchi di radiazioni fino all’atmosfera più alta, interessando tutto il pianeta. Questo è lo scenario da incubo: nubi di materiale radioattivo che innaffiano il pianeta con tossine letali per mesi e mesi. E secondo l’Istituto Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Vienna, il processo mortale è già iniziato. Domenica scorsa (27/03/2011), scrive Mike Whitney su “Il Cambiamento”, i funzionari della Tepco hanno riferito che i livelli di radiazione fuorusciti nell’acqua di Fukushima 3mare presso il reattore 2 erano 100.000 volte superiori al normale, e che la radiazione dell’aria superava di 4 volte i limiti di legge previsti. Di conseguenza, lavoratori d’urgenza e trasportati lontano dall’impianto, dove la crisi sta peggiorando di ora in ora. Gli scienziati di Vienna hanno detto al “New Scientist” che «l’impianto nucleare danneggiato di Fukushima sta emettendo iodio e cesio radioattivo a livelli prossimi a quelli osservati in seguito all’incidente di Chernobyl del 1986», prima ancora che la centrale sia esplosa: nel caso, le conseguenze sarebbero ancora peggiori, perché a Fukushima le quantità di materiale radioattivo sono maggiori, quindi la minaccia è superiore. Secondo gli specialisti austriaci, l’impianto di Fukushima ha circa 1.760 tonnellate di combustibile nucleare nuovo ed esausto in loco, mentre nel reattore di Chernobyl c’erano solo 180 tonnellate. E ora le autorità nipponiche hanno «rivelato la prospettiva di una probabile falla nell’involucro di contenimento del nocciolo del reattore n° 3», paventando «uno sviluppo potenzialmente minaccioso nella corsa per evitare un rilascio su grande scala delle radiazioni». Al “New York Times”, un alto dirigente nucleare ha detto che «c’era una lunga crepa verticale che correva lungo il lato del contenitore del reattore stesso». La fessura, precisa Mike Whitney, corre fin sotto il livello dell’acqua nel reattore e sta facendo fuoriuscire fluidi e gas. La maxi-crepa è il vaso di Pandora: disperde materiale radioattivo nell’acqua e nell’acqua. Come riferisce “Kyodo News”, è aumentato l’inquinamento del mare: nei pressi dell’impianto è stato rilevato un aumento costante dello iodio-131 radioattivo, che ha raggiunto una concentrazione pari a 1.850,5 volte il limite di legge. Nishiyama, il portavoce dell’Agenzia giapponese per la sicurezza, ha detto che non può negare la possibilità che i materiali radioattivi continuino ad essere rilasciati in mare. «Com’era prevedibile – scrive Whitney – i media si sono messi in completa modalità “Perdita Petrolio del Golfo della Bp”, facendo ogni sforzo per minimizzare il disastro e per placare il pubblico con mezze verità e disinformazione. L’obiettivo è Fukushima 1quello di nascondere la portata della catastrofe e proteggere l’industria nucleare: è un altro caso di profitti a scapito delle persone». Eppure, certe bugie hanno le gambe corte: la radiazione si è manifestata nella fornitura d’acqua di Tokyo, è stata proibita l’importazione di latte, frutta e verdura da quattro prefetture in prossimità di Fukushima e la zona di evacuazione intorno agli impianti è stata allargata ad un raggio di 18 miglia. Inoltre, gli apparecchi rilevatori hanno conteggiato le minuscole particelle radioattive che si sono diffuse dal sito del reattore attraverso il Pacifico fino al Nord America, l’Atlantico e l’Europa. «È solo una questione di giorni prima che si disperda in tutto l’emisfero settentrionale», ha detto alla “Reuters” Andrea Stahl, scienziato senior presso l’Istituto Norvegese per la Ricerca Atmosferica. E se i portavoce ufficiali continuano a ripetere che non c’è “nessuna minaccia” che la radiazione raggiunga gli Stati Uniti, per il medico Brian Moench «forse dovremmo tutti fischiettare “Don’t worry, be happy” all’unisono». Nessuno può dirsi certo di essere al riparo, insiste Whitney: le ciminiere asiatiche arrivano a inquinare la Californa, su cui si deposita anche la sabbia del Deserto del Gobi. E la metà del mercurio presente nell’atmosfera su tutti gli Stati Uniti proviene dalla Cina. Non solo: una settimana dopo un test di ordigni nucleari in Cina, scrive il “Washington’s Blog”, lo iodio-131 può essere individuato nella tiroide dei cervi del Colorado. Quindi: «Le carcasse fumanti di Fukushima sono una macchina perpetua di morte che avvelena tutto quello che ha intorno – mare, cielo e terra». L’inquinamento del suolo intanto è elevatissimo: il doppio di quello di Chernovyl, secondo il dottor Tetsuji Imanaka, in dichiarazioni raccolte da Aileen Mioko per il “New Scientist”. Siamo già al doppio di Chernoyl, e la situazione sta peggiorando. Nonostante ciò, è in atto una colossale opera di insabbiamento della verità. Secondo l’Unione degli Scienziati Coinvolti (Union of Concerned Scientists), il governo di Tokyo sta «sprecando l’opportunità di avviare una evacuazione ordinata da aree più grandi attorno a tutto il sito, in particolare per le categorie maggiormente vulnerabili, come bambini e donne incinte. In pratica si tratta di non perdere tempo prezioso e intraprendere subito un’evacuazione su scala più ampia». I lavoratori giapponesi stanno Fukushima 2mettendo le loro vite in gioco per riprendere il controllo dell’impianto danneggiato, ma con scarso successo. La probabilità di un altro incendio, un’altra esplosione mostruosa o una fusione del nocciolo aumenta di giorno in giorno. Il danneggiamento di Fukushima, dice Whitney, sta progredendo esponendo decine di migliaia di persone al rischio di cancro della tiroide, di leucemia infantile e di altre malattie mortali. «Sabato, il primo ministro giapponese, Naoto Kan, ha detto che la situazione nello stabilimento nucleare di Fukushima era “grave”. Questo potrebbe essere l’eufemismo del secolo». I governi, non solo quello giapponese, cercano di proteggere la lobby nucleare: quella che finanzia le campagne elettorali, compresa quella di Obama. E intanto la situazione precipita, come conferma il disastro di Fukushima: «Il governo giapponese ha minimizzato la crisi per far sembrare che le cose siano sotto controllo, ma è tutta una farsa», scrive Whitney. «Non controllano nulla. La missione di soccorso è stata un flop fin dall’inizio e ora le cose sono a un punto critico. L’intervento d’emergenza è stato superato dagli eventi e adesso si tratta di “aspettare e vedere”. Ci stiamo avvicinando all’ora zero».

Fonte tratta dal sito .

venerdì 1 aprile 2011

EOLICO: AL CENTRO IL PIANO B PER L'ECONOMIA

Per anni, solo uno sparuto gruppetto di paesi ha dominato lo sviluppo dell'energia eolica, ma la globalizzazione industriale sta cambiando le cose ed oggi sono oltre 70 i paesi impegnati nella crescita di questo settore. Fra il 2000 e il 2010, la produzione di energia elettrica generata dal vento è cresciuta massicciamente, passando da 17'000 MW a quasi 200'000. Se si considera la percentuale di elettricità fornita dall'eolico, al primo posto arriva la Danimarca, col 21%. In Germania, tre Laender del nord già raggiungono o addirittura superano il 40%, mentre la Germania nel suo insieme è all'8% – ma questa cifra è in rapida ascesa. Nello stato americano dell'Iowa, la rete di centrali eoliche installata negli ultimi anni consente ormai di produrre il 20 % del fabbisogno elettrico. Sul piano unicamente quantitativo, gli Stati Uniti sono in testa con una produzione di 35'000 MW. Seguono Cina e Germania con 26'000 MW ciascuna. Il Texas, da tempo il maggior produttore di petrolio fra gli stati americani, è diventato ormai anche il maggior produttore di elettricità dal vento. Possiede 9'700 MW di energia eolica già in rete, mentre altri 370 sono in costruzione e molti di più in progettazione. Se tutte le centrali eoliche previste entro il 2025 saranno completate, il Texas disporrà di ben 38'000 MW da questa fonte – l'equivalente di 38 centrali a carbone. Il che fornirebbe circa il 90 % del fabbisogno locale di elettricità per 25 milioni di abitanti. Nel giugno del 2010 si sono avviati i lavori dell 'Alta Wind Energy Center (AWEC) sul Tehachapi Pass, 75 miglia a nord di Los Angeles, in California. Con i suoi 1'550 MW, sarà la più grande centrale eolica degli USA. Questa AWEC è parte di un progetto d'insieme volto a produrre 4'500 MW di energia da fonti rinnovabili, abbastanza da fornire elettricità a circa 3 milioni di famiglie. Dato che le pale eoliche occupano solo 1% del territorio coperto da una centrale, contadini e allevatori possono continuare a coltivare cereali e a pascolare bestiame sui terreni della centrale stessa. In pratica, si raddoppia così il rendimento di quei terreni, dai quali si trarranno ormai simultaneamente elettricità e grano, mais o bestiame. Senza nessun investimento supplementare da parte loro, contadini e allevatori possono contare su un reddito in royalties fra i 3'000 e i 10'000 $ l'anno per ogni pala eolica posta sui loro terreni. Nelle Great Plains degli Stati Uniti, i diritti percepiti per le pale eoliche rappresenteranno per migliaia di allevatori un reddito molto superiore a quello derivante dalla vendita di bestiame. Se consideriamo la capacità produttiva di un terreno in termini di energia, i generatori eolici rappresentano un caso a sé. Ad esempio, se un acro (ca. mezzo ettaro) di terreno nel nord dell'Iowa può produrre 1'000 dollari di etanolo l'anno se coltivato a mais, lo stesso acro potrà fornire 300'000 dollari di elettricità se usato come sede di generatori eolici. Si comprende agevolmente che le centrali di questo tipo attraggano l'interesse di molti investitori. Per quanto sia notevole il ritmo di crescita della produzione di energia eolica negli USA, ancor maggiore è l'espansione che il settore conosce in Cina. Il paese dispone, sulla terraferma, di una quantità di energia eolica sufficiente per moltiplicare di 16 volte il suo attuale consumo di elettricità. Oggi la maggior parte dei 26'000 MW tratti dal vento è prodotta da centrali relativamente piccole, fra i 50 e i 100 MW, il cui numero è in rapida crescita. Oltre a queste però la Cina ha creato il programma Wind Base che prevede la costruzione di sette megacentrali eoliche, da 10 a 38 gigawatt, in sei diverse province (1 gigawatt rappresenta 1'000 MW). Una volta completate, queste enormi centrali avranno una capacità produttiva superiore a 130 gigawatt: per dare un'idea, la stessa potenza si potrebbe ottenere costruendo una centrale a carbone ogni settimana per due anni e mezzo. Di questi 130 gigawatt, 7 saranno prodotti nelle acque costiere nella provincia dello Jiangsu, una fra le più industrializzate del paese. In totale, la Cina progetta centrali offshore per 23 gigawatt. Il più grande complesso offshore , la Donghai Bridge Wind Farm (102 MW), presso Shangai, è già operativo. In Europa, dove già si producono 2'400 MW da impianti offshore, si progettano altre centrali di questo tipo per un totale di 140 gigawatt, soprattutto nel Mare del Nord. Da centrali eoliche situate nelle acque dei mari europei si ritiene possa essere tratta una quantità di energia in grado di soddisfare il fabbisogno del continente, moltiplicato per sette. Nel settembre del 2010, le autorità della Scozia hanno annunciato che il vecchio obiettivo di produrre nel 2020 il 50 % dell'elettricità da fonti rinnovabili era superato e che si mirava ormai ad un 80%. Per raggiungere addirittura il 100% nel 2025. Gran parte di questa nuova capacità produttiva sarà rappresentata da centrali eoliche offshore. In Danimarca, si sta cercando di portare al 50% la quota di energia elettrica dall'eolico, puntando soprattutto sulle centrali offshore. I pianificatori danesi hanno d'altronde rovesciato i termini del problema rispetto alle politiche energetiche convenzionali: prevedono di usare il vento come approvvigionamento di base in elettricità e di ricorrere ai carburanti fossili solo per supplire a insufficienze temporanee. La Spagna, con 19'000 MW per 45 milioni di abitanti, ha ottenuto nel 2009 il 14 % della sua energia elettrica dall'eolico. Il giorno 8 novembre di quello stesso anno, i forti venti consentirono ai generatori eolici di fornire per cinque ore consecutive il 53 % del fabbisogno nazionale di elettricità. Il giornalista del London Times Graham Keeley scrisse allora da Barcellona che “le grandi pale eoliche che costellano la regione Castilla-La Mancha – dove Cervantes ambientò il suo Don Chisciotte – come altre aree della Spagna, segnarono un nuovo primato nella produzione di energia ricavata dal vento”. Nel 2007, quando la Turchia lanciò un bando per la costruzione di centrali eoliche, giunsero ad Ankara proposte di impianti in grado di produrre l'impressionante cifra di 78'000 MW, molto più della sua capacità produttiva totale, che ammontava a 41'000 MW. Dopo aver selezionato le offerte più allettanti per 7'000 MW dall'eolico, il governo turco sta ora rilasciando i permessi di costruzione. In Canada, paese ricco di venti, le province di Ontario, Quebec e Alberta sono in testa per quanto riguarda gli impianti già operativi. Ontario, la più popolosa del paese, ha ricevuto domande per i diritti di sfruttamento di impianti offshore sulle sponde dei Grandi Laghi che fornirebbero circa 21'000 MW. Le autorità si propongono di rinunciare a tutte le centrali a carbone entro il 2014. Sulla sponda statunitense del lago Ontario, lo stato di New York ha già richiesto offerte analoghe, e altrettanto progettano di fare i sette stati posti sulle rive dei Grandi Laghi. Il Piano B elaborato dall'Earth Policy Institute per salvare la nostra civiltà consta in definitiva di quattro elementi: stabilizzare il clima, far rivivere i naturali sistemi di difesa del pianeta, stabilizzare la popolazione e eliminare la povertà. Al centro di questo piano vi è un programma di vasto impatto volto a creare 4'000 gigawatt (cioè 4 milioni di MW) di energia eolica entro il 2020. Quanto basta per coprire oltre la metà del fabbisogno mondiale di energia elettrica previsto dal Piano B per l'Economia. Ciò richiederà un raddoppio della capacità produttiva ogni due anni, ben oltre il raddoppio triennale registrato nell'ultimo decennio. Questa iniziativa, rivolta alla stabilizzazione del clima, implica la messa in opera di 2 milioni di pale eoliche di 2 MW ciascuna. Produrre due milioni di queste turbine nei prossimi dieci anni può apparire un progetto troppo ambizioso, ma lo è molto meno se si considera che attualmente il mondo produce ben 70 milioni di automobili l'anno. Contando 3 milioni di dollari per ogni pala eolica installata, quei 2 milioni di turbine rappresenterebbero una spesa globale di 600 miliardi di dollari l'anno da oggi fino al 2020. Cifra da paragonare con la spesa per il petrolio e il gas che è destinata a raddoppiare, passando dagli 800 miliardi del 2010 a 1,6 trilioni nel 2015. Fonte tratta dal sito .