martedì 31 maggio 2011

L'importanza del tuo SI'




Riportiamo di seguito i 4 quesiti del prossimo referendum del 12 e 13 giugno 2011:
1) Primo quesito (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione)
Volete voi che sia abrogato l'art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia», e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante «Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea», convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?
2) Secondo quesito (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma)
Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito»?
3) Terzo quesito (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme)
"Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?"......
4) Quarto quesito (Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale)
Volete voi che siano abrogati l'art. 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, e l'art. 2 della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante «Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza», quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 13-25 gennaio 2011 della Corte costituzionale?


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lunedì 30 maggio 2011

Mercurio nelle falde acquifere di Canizzano

"Oltre che rischiare di essere privata ora l'acqua di Treviso è anche inquinata. Sono giorni infatti che si eseguono campionamenti nei pozzi di alcuni quartieri e la situazione appare piuttosto seria. Dei 518 pozzi esaminati, 137 sono risultati inquinati da mercurio metallico; di questi 112 hanno una concentrazione di mercurio superiore al limite di potabilità di 1 microgrammo/litro. Tutte le fonti inquinate saranno dichiarate inutilizzabili per anni. Un bel problema per tutte quelle famiglie non ancora coperte dal servizio idrico cittadino. Il rischio infatti è che debbano rifornirsi di acqua dalle autobotti per un decennio. Le persone sono state informate poco e male, abbiamo deciso di armarci di videocamera e andare a verificare personalmente cosa sta accadendo in quei quartieri. Ciò che abbiamo trovato è stata rabbia, rassegnazione e disinformazione. Non si sono ancora scoperte le cause di questo inquinamento, l'Usl 9, l'Arpav e l'amministrazione brancolano ancora nel buio.Qui intanto l'acqua non può essere bevuta e nemmeno usata per scopi alimentari." David Borrelli, consigliere Treviso MoVimento 5 Stelle


domenica 29 maggio 2011

L’America crede nell’auto elettrica



L'azienda Coulomb (*), con sede a Cambell, in Calfornia, ha ricevuto un finanziamento di 15 milioni di dollari lo scorso anno dal DOE (Department of Energy), più 22 milioni di finanziamenti privati, per installare 4600 stazioni di ricarica sul territorio statunitense entro la fine del 2011. In California ne saranno installate 1600 complessive, oltre 1400 in più di quelle attualmente esistenti. La spinta principale proviene dall’aumento dei prezzi dei carburanti, già sensibile adesso, ma destinato a peggiorare nei prossimi anni a causa dell’incremento esponenziale di “fame energetica” nei paesi in via di sviluppo.Il DOE sta anche finanziando la ricerca sulle batterie per autotrazione, con lo scopo di dimezzarne i costi e raddoppiare o triplicare la densità di energia entro i prossimi 3 o 4 anni: come dire che anziché una batteria da 10 kg, 900 euro e 100 km di autonomia oggi, nel 2015 sarà possibile percorrere la stessa strada con uno scooter con una batteria di 3 o 4 chili del costo di 450 euro, con una durata della stessa di forse più dei 1000 cicli di ricarica attuali. “Il nostro obiettivo è produrre un auto che costi tra i 20.000 e i 25.000 dollari (14.000-17.000 euro) e percorra 350 miglia (563 km) con una singola ricarica”. Tre anni fa in USA si produceva l’1% delle batterie del mondo, mentre ora è in programma di costruire 30 impianti di produzione di batterie, con la creazione di molti nuovi posti di lavoro.(*) Il Coulomb è l'unità di misura della carica elettrica; 1 Ampere (unità di misura della corrente elettrica) equivale a 1 Coulomb * 1 s

Fonte tratta dal sito .

sabato 28 maggio 2011

I QUATTRO CAVALIERI DELLE BANCHE GLOBALI - LA STORIA DELL’IMPERO BANCARIO DELLE OTTO FAMIGLIE



Se vuoi sapere dov'è il vero centro del potere mondiale, segui i quattrini e dove vanno a finire. Secondo la rivista Global Finance, nel 2010 le cinque più grandi banche del pianeta sono tutte nei feudi dei Rothschild, in Regno Unito e in Francia.
Sono la francese BNP (3 trilioni di asset), Royal Bank of Scotland (2,7 trilioni), la britannica HSBC Holdings (2,4 trilioni), la francese Credit Agricole (2,2 trilioni) e la British Barclays (2,2 trilioni).
Negli Stati Uniti l’incontro della deregolamentazione con la mania delle fusioni ha lasciato sul terreno quattro mega-banche che dettano legge su tutto. Sempre secondo il Global Finance, nel 2010 erano Bank of America (2,2 trilioni di dollari), JP Morgan Chase (2 trilioni), Citigroup (1,9 trilioni) e Wells Fargo (1,25 trilioni). Le ho nominate i Quattro Cavalieri del Sistema Bancario degli Stati Uniti.

Il consolidamento del potere monetario degli Stati Uniti.
Il matrimonio del settembre del 2000 che ha portato alla creazione di JP Morgan Chase è stato la più grande fusione nella pletora di consolidamenti bancari che ha avuto luogo negli anni ’90. La mania delle fusioni è stata stimolata da una massiccia deregolamentazione dell’industria bancaria, che ha visto la revoca del Glass Steagal Act del 1933, indetto durante la Grande Depressione per mettere il freno ai monopoli bancari che causarono lo shock del ’29, che provocarono quella crisi.
Nel luglio del 1929 Goldman Sachs lanciò due fondi d’investimento chiamati Shenandoah e Blue Ridge. Tra l’agosto e settembre, da grandi imbonitori, riuscendo a vendere azioni del valore di centinaia di milioni di dollari con la Goldman Sachs Trading Corporation a 104 dollari per azione. Gli insider di Goldman Sachs, nel frattempo, stavano abbandonando il mercato azionario. Nell’inverno del 1934 le azioni valevano 1 dollaro e 75. Il direttore sia di Shenandoah che di Blue Ridge era l’avvocato di Sullivan & Cromwell, John Foster Dulles .
John Merrill, fondatore of Merrill Lynch, uscì dal mercato azionario nel 1928, così come gli insider di Lehman Brothers. Il direttore di Chase Manhattan, Alfred Wiggin, dette ancora ascolto al suo “intuito” formando la Shermar Corporation nel 1929 per cedere le azioni della propria compagnia. Dopo la crisi del ’29, il presidente di Citibank, Charles Mitchell, fu imprigionato per evasione fiscale .
Nel febbraio del 1995 il presidente Bill Clinton annunciò un piano per smantellare sia il Glass Steagal Act che il Bank Holding Company Act del 1956, che vietavano alle banche di possedere compagnie di assicurazione e altre istituzioni finanziarie. Quel giorno Barings, un vecchio mercante di oppio e di schiavi, andò in rovina quando uno dei suoi trader di Singapore, Nicholas Gleason, si trovò dalla parte sbagliata del commercio dei milioni di dollari in derivative currency .
L’avvertimento rimase inascoltato. Nel 1991 i contribuenti statunitensi, già depredati di più di 500 miliardi di dollari per il saccheggio realizzato da S&L, furono vessati da altri 70 miliardi di dollari per il bailout del FDIC, gli fu poi presentato il conto per il salvataggio segreto - che già durava da due anni e mezzo - di Citibank, vicina al collasso dopo l’ondata degli effetti dovuti alla contrazione del debito dell’America Latina. Con il conto già pagato dai contribuenti degli Stati Uniti e la deregulation portata a compimento, il passo successivo fu un turbinio di fusioni bancarie come non se ne erano mai viste prima.
Il Sottosegretario al Tesoro sotto la presidenza Reagan, George Gould, affermò che la concentrazione delle banche in cinque/dieci giganti era quello di cui l’economia degli Stati Uniti aveva bisogno. La previsione da incubo di Gould stava per avverarsi.
Nel 1992 Bank of America rilevò il suo più forte rivale nella West Coast, la Security Pacific, poi fagocitò la depredata Continental Bank of Illinois per pochi soldi. Bank of America acquisì il 34% di Black Rock (Barclays ne possedeva il 20 per cento) e l’11 per cento della China Construction Bank, diventando la seconda banca con asset pari a 214 miliardi di dollari. Citibank aveva il controllo di 249 miliardi di dollari .
A quel punto le due banche avevano incrementato i loro asset fino al valore di 2 milioni di dollari a testa.
Nel 1993 Chemical Bank ha inghiottito Texas Commerce per diventare la terza istituzione bancaria con 170 miliardi di asset. Chemical Bank si era già fusa con Manufacturers Hanover Trust nel 1990.
North Carolina National Bank e C&S Sovran si erano consolidate nella Nation’s Bank, la quarta istituzione bancaria degli Stati Uniti, con 169 miliardi di dollari di dote. Fleet Norstar rilevò Bank of New England, mentre Norwest acquistò le quote di United Banks of Colorado.
In tutto questo periodo i profitti bancari negli Stati Uniti erano in forte incremento, sempre più alti ogni quadrimestre. Il 1995 ha battuto tutti i record di concentrazione bancaria. Quell’anno si sono realizzate trattative per un totale di 389 miliardi di dollari .
Le cinque grandi banche d’investimento, che avevano già fatto carrettate di soldi pilotando le negoziazioni sul debito dell'America Latina, ora potevano sbancare il lotto con la mania delle fusioni industriali e bancarie degli anni '80 e '90.
Secondo Standard & Poors le prime cinque banche d’investimento erano Merrill Lynch, Goldman Sachs, Morgan Stanley Dean Witter, Salomon Smith Barney e Lehman Brothers. Una trattativa realizzata nel 1995 fu la proposta di fusione tra la più grande banca d'investimento londinese, S. G. Warburg, e Morgan Stanley Dean Witter. Warburg scelse invece come partner Union Bank of Switzerland, creando la sesta forza nel settore delle banche d'investimento, UBS Warburg.
Dopo il parossismo del 1995, le banche più importanti si sono mosse in modo aggressivo verso il Medio Oriente, fissando il centro delle operazioni a Tel Aviv, a Beirut e in Bahrein, dove si era insediata la Quinta Flotta degli Stati Uniti. Le privatizzazioni bancarie in Egitto, Marocco, Tunisia e in Israele hanno aperto la porta alle mega-banche. Chase e Citibank prestarono denaro a Royal Dutch/Shell e alla saudita Petrochemical, mentre JP Morgan faceva le consulenze al consorzio Qatargas guidato da Exxon Mobil .
L’industria globale delle assicurazioni ha dovuto anche lei affrontare la mania delle fusioni. Nel 1995 Traveler’s Group ha acquisito Aetna, Warren Buffet’s Berkshire Hathaway si è mangiata Geico, Zurich Insurance si è ringalluzzita con Kemper Corporation, CNA Financial ha acquistato Continental Companies e General RE Corporation ha affondato i suoi molari su Colonia Konzern AG.
Alla fine del 1998 il colosso Citibank si fuse con Travelers Group per diventare Citigroup, creando un gigante del valore di 700 miliardi di dollari con 163.000 impiegati in oltre 100 paesi che aveva al suo interno Salomon Smith Barney una joint venture con Morgan Stanley), Commercial Credit, Primerica Financial Services, Shearson Lehman, Barclays America, Aetna e Security Pacific Financial .
Lo stesso anno Bankers Trust e la banca d'investimento statunitense Alex Brown furono arraffate da Deutsche Bank, che aveva già rilevato la londinese Morgan Grenfell & Co. Nel 1989 Deutsche Bank era diventata la banca più grande al mondo con asset del valore di 882 miliardi di dollari. Nel gennaio del 2002 i titani giapponesi Mitsubishi e Sumitomo si sono accordati per formare Mitsubishi Sumitomo Bank, che sopravanzò Deutsche Bank con un asset di 905 miliardi di dollari.
Nel 2004 HSBC era diventata la seconda banca più grande al mondo. Sei anni più tardi i tre giganti furono eclissati sia da BNP che da Royal Bank of Scotland.
Negli Stati Uniti l’incubo di George Gould ha raggiunto il suo apice proprio in tempo per l’inizio del millennio quando Chase Manhattan ha fagocitato Chemical Bank. I Bechtel di Wells Fargo acquisirono Norwest Bank, mentre Bank of America assorbì Nations Bank. Il colpo di grazia fu dato quando la riunificata House of Morgan annunciò che si sarebbe fusa con l’apparato dei Rockefeller Chase Manhattan/Chemical Bank/ Manufacturers Hanover.
Quattro giganti bancari sono riusciti a dettare legge nella finanza degli Stati Uniti. JP Morgan Chase e Citigroup erano i sovrani del capitale della East Coast. Insieme avevano il controllo del 52,86% della Federal Reserve Bank di New York . Bank of America e Wells Fargo erano i sovrani della West Coast.
Nel corso della crisi bancaria del 2008 queste compagnie si sono sempre più ingrandite, riuscendo a ottenere circa un trilione di aiuti governativi dal Segretario del Tesoro e allievo di Goldman Sachs, Henry Paulsen, mentre, nel frattempo, si impadronivano di patrimoni in sofferenza in cambio di spiccioli.
Barclays rilevò Lehman Brothers. JP Morgan Chase si prese Washington Mutual e Bear Stearns. Bank of America ha rilevato Merrill Lynch e Countrywide. Wells Fargo si è ingoiata la quinta banca del paese, Wachovia.
Le stesse banche controllate dalle Otto Famiglie che per decenni hanno portato al galoppo i Quattro Cavalieri a pesticciare il petrolio nei giacimenti del Golfo Persico sono ora più potenti che mai. Sono i Quattro Cavalieri del Sistema Bancario degli Stati Uniti.
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Fonte tratta dal sito.

giovedì 26 maggio 2011

NUCLEARE E ACQUA, IN MANO A UNA SOLA PERSONA



Si fa il decreto Omnibus ed è a rischio il referendum sul nucleare. Allarme! Sanno di perdere, e vogliono sfilarci il diritto di votare per poter costruire le centrali con comodo, passato l’effetto Fukushima!Mica sono tanto sicura, che sia davvero così. Ho un altro genere di sospetto. In realtà, credo che ormai sia assodata la consapevolezza che le centrali nucleari non si faranno mai: costano troppo, sono pericolose, non le vuole nessuno e i cittadini delle aree coinvolte si daranno fuoco piuttosto che accettare una centrale nucleare sotto casa. Fukushima ha dato il colpo di grazia a tutta la faccenda e, referendum o no, il nucleare è morto e sepolto con tutto il sarcofago.Annullare il referendum contro il nucleare ha in realtà un altro scopo: quello di puntare al non raggiungimento del quorum per il referendum sull’acqua. E’ l’acqua la preda davvero preziosa, il nucleare essendo lo specchietto per le allodole. Ne parlai diffusamente anche qui.Bene. Chi dovrebbe costruire le centrali nucleari in Italia? I francesi di EDF, Electricitè de France, il cui Presidente è Henri Proglio. (nella foto)E chi fa la parte del leone nella privatizzazione degli acquedotti italiani? I francesi di Veolia, il cui Amministratore delegato è Henri Proglio.La stessa persona è a capo di entrambe le multinazionali francesi che puntano alla nostra energia e alla nostra acqua. La STESSA persona. Definita dai commentatori francesi un “intoccabile della Repubblica”, e che poche ore fa ha annunciato anche “Edison sarà nostra”.A questo punto, il decreto Omnibus si configura in veste di risarcimento. Eliminiamo dal referendum l’ormai morto nucleare per salvare il premio più prezioso, ovvero l’acqua, che andrà comunque nelle stesse medesime mani. Le mani di qualcuno a cui si deve garantire comunque e ad ogni costo il controllo delle nostre risorse strategiche, non si scappa.
Fonte tratta dal sito .

mercoledì 25 maggio 2011

Bracconaggio a Malta.

martedì 24 maggio 2011

L'unica rivoluzione possibile è quella interiore

lunedì 23 maggio 2011

In Pakistan i droni della Cia hanno ucciso nel solo 2010 almeno 957 persone



Secondo l'ultimo rapporto della Commissione pachistana per i diritti umani (Hrcp), nel solo 2010 i droni della Cia hanno effettuato nel solo 2010 ben 134 bombardamenti missilistici uccidendo almeno 957 persone, in maggioranza civili.


Machi Khel, villaggio del Nord Waziristan. È la fine Ramadan, e in ogni casa si festeggia con una gran cena. Sadaullah Khan Wazir, 15 anni, ha servito da mangiare a parenti e amici di famiglia, riuniti sotto un albero in cortile, ed è rimasto con loro a prendere il fresco. Un ronzio nel cielo stellato e poi è arrivato il missile: sono morti in nove; Sadaullah ha perso le gambe e un occhio.
Datta Khel, un altro villaggio della regione. Scoppia una complicata disputa sulla proprietà di un terreno agricolo dov'è stata scoperta una miniera di cromite. Gli anziani del distretto convocano una jirga per risolvere il problema. Durante l'affollata riunione, tenuta all'aperto, un ronzio nel cielo azzurro e poi è arrivato il missile, poi un altro, e uno ancora: sono morti in quaranta.
Mir Ali, capoluogo del Nord Waziristan. Karim Khan, giornalista locale, e suo fratello Asif Iqbal, insegnante d'inglese alla scuola pubblica, stanno festeggiando con parenti e amici la fine dell'anno (quello occidentale, non quello islamico) nel cortile di casa. La luna piena sembra emettere un ronzio e poi è arrivato il missile: Karim ha visto morire suo fratello e suo figlio, di 18 anni. Dopo i funerali si è rivolto a un suo amico avvocato, Mirza Shahzad Akbar, è ha fatto causa alla Cia.
Secondo l'ultimo rapporto della Commissione pachistana per i diritti umani (Hrcp), appena pubblicato, i droni americani hanno effettuato nel solo 2010 ben 134 bombardamenti missilistici, quasi tutti sul Nord Waziristan, uccidendo almeno 957 persone e ferendone gravemente 383, in maggioranza civili. A giudizio del giornalista pachistano Amir Mir, uno dei maggiori esperti locali di antiterrorismo (minacciato di morte sia dai talebani che dai servizi segreti pachistani), il 98 per cento delle vittime dei droni Usa sono persone che nulla hanno a che vedere con i talebani o con al Qaeda.
La campagna aerea della Cia in Pakistan (autorizzata nel 2004 dal presidente Bush ma entrata nel vivo solo nel 2008, con 250 raid e almeno 2.300 morti in tre anni) viola di per sé il diritto internazionale in quanto, secondo Philip Alston, rappresentante speciale dell'Onu per le esecuzioni sommarie, si configura come “uccisioni extragiudiziali in serie, basate su una licenza di uccidere priva di basi legali”.
L'elevato numero di 'effetti collaterali', evidentemente considerati dalla Cia un necessario prezzo da pagare per l'uccisione di qualche nemico combattente, fa della guerra dei droni un vero e proprio crimine di guerra. Ma questo non scoraggia il Nobel per la pace Obama, intenzionato anzi a intensificare l'uso dei velivoli senza pilota non solo in Pakistan, ma anche in Afghanistan, Libia, Yemen, Somalia e ovunque nel mondo si nascondano presunti nemici dell'America.

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domenica 22 maggio 2011

La BAYER aumenta ancora la produzione di fosgene

Gas velenoso usato nella Prima Guerra Mondiale / Incidenti nelle fabbriche in Germania e negli Stati Uniti / Impedita la costruzione di una fabbrica a Taiwan


La BAYER vuole espandere significativamente la sua produzione di poliuretano. Il fosgene, sviluppato dalla BAYER durante la Prima Guerra Mondiale per essere usato come arma chimica, è considerato una delle sostanze più tossiche esistenti e viene usato nella produzione di poliuretano. La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer, chiede da tempo alla Compagnia di passare alla produzione di materie plastiche evitando l'uso del fosgene, ma la BAYER insiste coi suoi metodi di produzione ad alto rischio.


Nel 1998 l'opposizione della popolazione locale, ha impedito la costruzione di una enorme fabbrica di poliuretano a Taiwan. Le proteste erano dirette principalmente contro il fosgene utilizzato nella produzione. Negli anni seguenti negli impianti della BAYER per la produzione di poliuretano, negli Stati Uniti, si sono verificate varie esplosioni. Le indagini che ne sono conseguite hanno evidenziato grosse negligenze nella gestione.
Adesso la BAYER intende aumentare significativamente la sua produzione di poliuretano. A Brunsbuettel in Germania, saranno prodotte oltre 400.000 tonnellate di schiuma rigida MDI (di-isocianato di difenilmetano), il doppio della capacità attuale. A Dormagen, in Germania, la produzione di schiuma flessibile, TDI, sarà aumentata di sei volte portandola a 300.000 tonnellate. La BASF, concorrente della BAYER ha ricevuto l'approvazione per la produzione di 400.000 tonnellate di MDI a Chongqing, in Cina.
Nel corso di queste espansioni, la produzione del letale fosgene, aumenterà di decine di migliaia di tonnellate all'anno. Il fosgene è mortale anche in piccolissime quantità. La sua inalazione causa problemi respiratori, edema polmonare e infine arresto cardiaco. L'utilizzo del fosgene per la produzione di materie plastiche è considerata una delle tecnologie più pericolose esistenti, seconda solo agli impianti nucleari.
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) chiede da molti anni l'uso di tecnologie senza fosgene per la produzione di materie plastiche. La BAYER e la BASF non hanno mai dichiarato se siano stati studiati dei metodi alternativi o se questi non siano stati sviluppati per motivi di profitto o di mancanza di brevetti.
Philipp Mimkes del Direttivo della Coalizione, dice: "I pericoli devono essere ridotti al minimo in partenza. Il disastro di Fukujima dimostra che l'impensabile può accadere. La BAYER e la BASF dovrebbero concentrare i loro sforzi nello sviluppo di processi di produzione per poliuretano e policarbonato, che non utilizzino il fosgene pur rimanendo adatti alla produzione su larga scala. Altrimenti, con una durata prevista in 30/35 anni, questo pericolosissimo metodo di produzione continuerà ad essere una minaccia ancora per decenni".
Secondo l'Associazione tedesca per le Ispezioni Tecniche (TÜV) lo scenario ipotizzato, in caso di grave incidente, vedrebbe la popolazione di un'area di 1,7 chilometri quadrati esposta a una dose di fosgene tale da causare la morte di metà di essa. In un'area densamente popolata questo equivarrebbe a oltre 2.000 morti. Nella risultante "fascia B", un'area di 6,75 chilometri quadrati, oltre 15.000 persone sarebbero esposte a un livello tale da poter risultare mortale in singoli casi.
Il caso che i rischi, sia per il personale che per la popolazione locale, non siano di natura teorica, è sostenuto dal grave incidente avvenuto due anni fa nell'impianto della BAYER di Institute negli USA, dove il fosgene viene usato in grandi quantità. L'esplosione si è sentita nel raggio di 10 chilometri. La successiva inchiesta, condotta dal Congresso degli Stati Uniti, è giunta alla conclusione che solo per circostanze fortunate è stato evitato un disastro come quello di Bhopal in India.
Nel 2000, a seguito di una perdita in uno scambiatore di calore, ci fu una fuoriuscita di fosgene nell'impianto di Dormagen. L'incidente fu molto serio, con oltre 30 dipendenti costretti a ricorrere alle cure dei medici. Altri gravi incidenti sono avvenuti in impianti per la produzione di poliuretano, per esempio a Dormagen nel 1997 e nell'impianto di Baytown, negli USA, sia nel 2004 che nel 2006. Dopo queste esplosioni, gli ispettori statunitensi hanno verificato la violazione di numerose regole di sicurezza e hanno definito la gestione della BAYER MaterialScience, "grossolanamente negligente".
Le conclusioni di Philipp Mimkes sono che: "Considerati i rischi elevati e i frequenti incidenti, è imperativo dismettere gradualmente la produzione di fosgene per prevenire altri potenziali danni alla salute o morti".


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venerdì 20 maggio 2011

IL SENSO DELLA VITA Intervista a Luca Laurenti

giovedì 19 maggio 2011

LA DICHIARAZIONE DI SOVRANITÀ ALIMENTARE È SOLO L’INIZIO?




Come il bordo sbeccato di una tegola in un giorno ventoso, la città di Sedgwick nel Maine ha accolto il vento del cambiamento per buttare per aria l’intero edificio della tirannia del governo federale che regola ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Sedgwick ha deciso di andare alle radici della questione, dichiarando la "sovranità alimentare" sull’agricoltura e il suo commercio nella zona. Dando voce alla responsabilità e all’affidabilità dei compratori e dei venditori – cosa che suggerirebbe l’esistenza di una società libera – la nuova ordinanza di Sedgwick mina alle fondamenta il regime delle licenze e delle regolamentazioni statali e federali.Alcuni potrebbero obiettare che, come consumatori informati, non siamo in grado di giudicare cosa serve a noi stessi e alla nostra comunità più di quanto non sappia fare la FDA, che invece ci ha tradito di proposito con ostinazione per decenni. Non è un segreto che le licenze e le regolamentazioni rigettate dalla gente di Sedgwick sono la creazione della relazione odiosa e illegittima tra gli interessi finanziari delle multinazionali e le enti governativi statali e federali che operano spudoratamente al loro servizio, ovviamente a danno della nazione.








Nel caso tu non lo sapessi,le aziende come Monsanto determinano il regime delle licenze e delle regolamentazioni del governo, non in base a studi scientifici o a motivi di salute pubblica, piuttosto per istituire un monopolio pervasivo. Scalzare questi regimi illegittimi è un tuo diritto.
Quando alcuni "paragrafi di legge" hanno proibito a un’altra città coraggiosa, Montville sempre nel Maine, di vietare i raccolti di OGM, hanno risposto che "un altro paragrafo di legge " gli permetteva di fare in altro modo. Gli Americani hanno tollerato già abbastanza l’operato di una cosca di governanti che sono incatenati agli interessi privati. La gente del Maine sta mostrando al resto della nazione come affrontare questi gangster e fermarli. È arrivato il tempo di ripristinare lo spirito degli Stati Uniti e la gente del Maine sta dando il perfetto esempio di cosa vada fatto, in modo pacifico e pragmatico, senza proteste, senza città in fiamme, ma con l’espressione costruttiva dettata da un’innato senso d’indipendenza.Non lasciamo Sedgwick da sola e neppure lasciamola crogiolarsi da sola nella gloria di questa libertà. Tutte le città e le contee dovrebbero seguirla velocemente e stare al suo fianco per difenderle Sedgwick e il numero sempre alto di città che stanno seguendo il suo esempio. Mentre dibattiamo all'infinito sulla miriade di differenze che ci sono nella nazione, questa storia dal Maine e le gesta di questi coraggiosi americani dovrebbero essere la più bella notizia sparata sui titoli e una fonte d’ispirazione per alzarsi e rendersi attivi.Questo può letteralmente cambiare le regole del gioco: la rivendicazione della sovranità locale persa da tanto tempo che causerà una serie di cambiamenti, liberandoci dall'oligarchia delle multinazionali e della finanza che ci ha dominato per decenni, tornando al localismo e reclamando la padronanza del nostro destino. Stracciando il monopolio del governo federale sulle regolamentazioni e le licenze nel campo alimentare, avremo modo di liberarci anche in altri campi del mondo del business, dell’industria e del commercio. Questo potra accadere solo se riusciremo a comprendere che tasse ancora più alte, un maggiore potere legislativo affidato al governo, la forza sempre più invasiva delle lobby e una serie di elezioni nazionali senza alcun senso non potranno risolvere in alcun modo i problemi reali che questo sistema sempre più costoso ha creato.Dobbiamo impossessarci di quest’opportunità e mostrare al mondo come si possono realizzare le vere rivoluzioni. Dobbiamo fargli vedere che la vera rivoluzione non è affrontarsi con la polizia per le strade, non è mettere a fuoco le nostre città e non è portare in corteo i manifesti di parassiti appena un po’ ‘diversi’ dagli altri che poi infesteranno comunque gli uffici pubblici. Invece dobbiamo mostrargli che la vera rivoluzione arriverà da soluzioni pragmatiche prese a livello locale che siano rivolte alla soluzione dei nostri problemi in modo sistematico, costruttivo e intelligente. Di tempo ne è rimasto davvero poco e, così come facciamo con il nostro corpo e la nostra mente, i nostri diritti e la nostra indipendenza devono essere allenati spesso e con impegno per non perderli del tutto.

Come iniziare proprio adesso
1. Spargi la voce. Racconta la storia di Sedgwick, quella della richiesta di una propria "sovranità alimentare". Inizia a scrivere su un blog e documenta i movimenti del posto che si occupano di sovranità alimentare.
2. Pianta un giardino e renditi attivo anche come acquirente al mercato dei contadini della tua zona.
3. Diventa attivo nel tuo governo locale. Smussa le differenze nazionali e cerca di stabilire regole comuni. Cerca di avere sostegno dal tuo sceriffo locale e, nel caso di rifiuto, da’ il voto a qualcuno che ti ascolta e ti sostiene.
4. Incontrati con gente che ha le tue stesse idee per replicare il successo del Maine nella tua comunità locale. Il governo locale e il controllo del territorio, seguendo le linee dettate dalla Costituzione degli Stati Uniti, sono l’espressione più autentica dell’essere americano, non l’agitare una bandiera e non certo inchinarsi in servile obbedienza davanti al governo federale.

Tutto questo può iniziare a prosciugare la palude dentro la quale i parassiti del globo hanno per lungo tempo gozzovigliato. Minaccia in modo diretto questi parassiti che sono stati nutriti dal popolo americano per decenni. Ma cercheranno comunque di rimanere al loro posto, affondando le loro proboscidi da parassiti ancora più a fondo, proprio come Re Giorgio cercò di fare dopo la prima Dichiarazione d’Indipendenza. I nostri Padri Fondatori hanno dimostrato che la verità, la libertà e, soprattutto, l’indipendenza erano ideali su cui aveva inciampato anche il più grande impero che esisteva sulla faccia della terra: la questione non è "se si può fare", ma semplicemente se "siamo in grado di alzarci e farlo?"Spesso vengono cercate delle soluzioni, ora una soluzione è stata trovata. Aiutiamo Sedgwick e le altre città del Maine che vogliono far saltare per aria questa tirannia una volta per tutte. È semplice come piantare un seme, andare al mercato dei contadini del posto e far passare un’ordinanza.

Fonte tratta dal sito .

mercoledì 18 maggio 2011

Disney non aiuta le foreste pluviali



"Il modo migliore per cominciare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a darsi da fare", diceva Walt Disney. I libri sono promuovono ispirazione, scoperta, sviluppo di nuove idee, soprattutto per i bambini. Walt Disney lo sapeva, e per questo le storie di Disney contengono dei messaggi che spingono i bambini a sognare e immaginare regni fatati pieni di risate e di felicità. In confronto, la politica di acquisti annunciata dalla Disney è deprimente. Il Rainforest Action Network (RAN) ha chiesto alla Disney di assicurare che la carta dei propri libri non provenisse dalla distruzione delle foreste pluviali. La Disney stampa 50 milioni di libri e 30 milioni di riviste l'anno: una montagna di carta, e una foresta di alberi. La risposta della Disney è stata deludente e scivolosa: "Disney cerca di ottenere il 100% di sostenibilità nella carta dei propri prodotti, esclusi quelli su licenza. La carta conterrà fibre riciclate, o provenienti da foreste certificate o di origine certa".Sembra una risposta positiva, bella e luccicante. Ma vediamo cosa c'è dietro: Carta riciclata: ottima cosa, è di sicuro quella col minore impatto ambientale. Ma quanta parte del prodotto sarà fatto con fibre riciclate? il 2 per cento in 15 anni o il 50 per cento entro la fine dell'anno? Cosa vale un impegno senza numeri, quantità e date? Disney non ne parla, resta nel vago. Fibre vergini, ossia da alberi: e qui va molto peggio. Per le "foreste certificate", secondo Disney, vanno bene tutti gli schemi di certificazione presenti sul mercato, quelli seri e quelli patacca. Dal Forest Stewardship Council (FSC), il Programme per Endorsement of Forest Certification sinistri (PEFC), al Canadian Standards Association (CSA), alla Sustainable Forestry Initiative (SFI). Eventuali altri standard di certificazione saranno valutati da Disney, caso per caso, spiega l'azienda. Purtroppo tra tanti marchi colorati e luccicanti presenti sul mercato, solo il FSC assicura reali garanzie sulle pratiche ambientali e sociali della gestione delle foreste. E' per questa ragione che imprese come Scohlastic, Hachette, Timberland, Gucci, e molti altri hanno espresso una chiara preferenza per i prodotti forestali certificati FSC. La Disney se ne guarda bene. Le certificazioni non sono tutte uguali. L'atra dichiarazione riguarda la legalità: la carta avrà origini legali. Ma la legalità è una condizione minima, non è certo una qualità aggiunta. In realtà neppure qui Disney offre autentiche garanzie: si accontenta di una dichiarazione del fornitore. Quale fornitore dichiarerà mai il contrario? "No, la carta che ti vendo è tutta illegale, te lo certifico io!". In molti paesi in cui le foreste sono a rischio, la deforestazione e la corruzione vanno mano nella mano, e la legalità (sulla carta) è assicurata da funzionari corrotti dietro pagamento pronta cassa."La protezione della natura è una preoccupazione prioritaria per Disney" dichiara l'impresa, ma quando si tratta di darsi da fare, invece che di parlare, le cose vanno ben diversamente. Mentre diversi editori di libri per bambini, come Scholastic, Hachette, Simon & Schuster, e altri, si sono impegnati a evitare di acquistare carta dai principlai responsabili della deforestazione in Indonesia, la Asia Pulp and Paper (APP) e APRIL, Disney se ne guarda bene. Alla faccia della protezione della natura. "Il modo migliore per cominciare qualcosa è smettere di parlare e iniziare a darsi da fare", diceva Walt Disney. Qualcuno lo ricordi alla Disney.
Fonte tratta dal sito .

martedì 17 maggio 2011

Movimento 5 Stelle - Sopra e oltre

lunedì 16 maggio 2011

Il cemento sta mangiando sempre più terreni. È allarme



La cementificazione sta mangiando una quota sempre maggiore di superficie agricola anche in Europa. A lanciare l’allarme non sono i ‘soliti ambientalisti’, ma l’European Environment Agency (EEA) che nel suo recente SOER2010 dedica il capitolo Land use proprio all’analisi del cambiamento della destinazione d’uso del suolo nel periodo 2000/2006.

La prima tendenza che emerge dal rapporto è la crescita della superficie artificiale europea - composta prevalentemente da aree residenziali, commerciali e ricreative – a scapito dei terreni agricoli del Vecchio Continente.
“Il consumo di suolo rappresenta, anche a livello europeo, una delle minacce più preoccupanti per la biodiversità e per l’accesso alla terra. Per contrastare e fermare la crescente cementificazione delle superfici agricole europee dovrebbe intervenire in modo deciso la Politica Agricola Comune (PAC). In particolare la PAC dovrebbe dare nuovo impulso alle aree agricole delle zone cosiddette svantaggiate, o ad alto valore naturale, come le nostre montagne e le nostre aree collinari, aumentando i finanziamenti destinati a queste aree. Oltre all’intervento della PAC sarebbero necessarie anche politiche nazionali di ricomposizione fondiaria e tutela del territorio”. È il commento di Andrea Ferrante, Presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) agli allarmanti dati sulla cementificazione del territorio che arrivano dall’Agenzia Europea per l’Ambiente.
Se è vero che attualmente la superficie artificiale europea rappresenta il 4% della superficie totale, è altrettanto vero che dal 2000 al 2006 si sono persi ben 600 mila ettari di terreni agricoli facendo segnare un consistente +3,4% alle aree cementificate europee. Un fenomeno cui hanno contribuito in modo determinante non solo le aree residenziali, m anche l’incremento delle infrastrutture e di zone destinate a siti economici, in particolare in paesi come l’Irlanda e l’Olanda. E mentre crescono cemento e aree urbane, vengono erose le superfici agricole: sempre nel periodo 2000/2006 i terreni a uso dei seminativi e delle colture permanenti si sono ridotti dello 0,2%, mentre quelli destinati al pascolo sono diminuiti dello 0,3%. Altro fenomeno preoccupante è l’abbandono delle aree rurali marginali e remote a favore di una sempre maggiore concentrazione dell’agricoltura nelle aree più fertili.
La combinazione di urbanizzazione, cementificazione e agricoltura intensiva non solo mangiano suolo, ma provocano anche il degrado dei terreni, minacciano i servizi ecosistemici forniti naturalmente dalle superfici agricole e causano la perdita della fauna selvatica. Come se non bastasse sono in declino anche le aree semi-naturali, le zone umide e le zone ricche di biodiversità.

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domenica 15 maggio 2011

LIBIA, QUEL DESERTO "STRATEGICO"



Se il petrolio è una delle cause economiche dei bombardamenti Nato sulla Libia (e di tanti altri conflitti), chissà se anche per il Sole e il deserto si faranno guerre? O se la corsa allo sfruttamento energetico rinnovabile dei deserti assolati sarà pacifica?Il deserto libico è strategicamente situato e con il fotovoltaico potrebbe produrre energia a volontà per Europa e Africa. Nel luglio 2007 l'Arab Water World Magazine riportava uno studio commissionato dal governo della Germania, un paese Nato che a) non sta bombardando la Libia, b) nel solare investe moltissimo: ha una sua Sun Valley nella normalmente nebbiosa pianura fra Norimberga e Berlino, dove le industrie petrolchimiche pre-unificazione si sono riconvertite alla produzione di tecnologia solare, anche e soprattutto per l'export. Lo studio riferiva che l'Europa avrebbe potuto in alcuni decenni tagliare del 70% le emissioni di anidride carbonica - il principale gas serra - relative alla produzione di energia elettrica, e uscire dal nucleare, approvvigionandosi in energia elettrica presso i deserti della regione Mena, acronimo di Medio Oriente e Nordafrica: proprio l'area adesso incandescente, che ha circa il 57% di riserve provate mondiali di petrolio e oltre il 40% di quelle di gas.Ogni chilometro quadrato di deserto, non coltivabile oltre che fortemente irraggiato, riceve energia solare pari in media a 1,5 milioni di barili di petrolio all'anno. Sempre nel 2007 il Dipartimento Usa per l'Energia affermava che la Libia, per la bassissima umidità e i numerosi giorni soleggiati, presentava le condizioni ideali per l'utilizzo delle tecnologie solari. Insomma il paese petrolifero, molto vicino all'Europa alla quale già la lega il gasdotto sottomarino Greenstream, con le opportune infrastrutture di trasmissione sarebbe un fornitore ideale per la vorace Europa anche in un'era post-petrolifera.Nel 2009 è nato il consorzio tedesco di imprese (ma include anche Deutsche Bank) chiamato Desertec Foundation, con l'obiettivo di produrre nei deserti Mena il 15% del fabbisogno energetico euroccidentale (con la creazione di una rete di centrali elettriche e infrastrutture per inviare energia elettrica a lunga distanza) ma anche, bontà loro, una significativa porzione di energia per il consumo interno dei paesi produttori (che con i loro enormi problemi idrici, avrebbero molto bisogno di energia anche per dissalare l'acqua di mare). Lo slogan è: «I deserti del mondo ricevono in sei ore dal Sole più energia di quanta gli umani ne consumino in un anno». Ottimistico: certo la costruzione della tecnologia solare richiede essa stessa energia e materie prime, quindi la potenzialità energetica dei deserti si tradurrebbe nel reale solo parzialmente. E poi parliamo di sola energia elettrica. Nondimeno, le potenzialità (e il business) paiono enormi. Sempre nel 2009 si è tenuta a Erfurt (sempre in Germania, dove è ora in corso la Settimana del Sole) un'importante conferenza dal titolo «Renewable Solar Energy in Mena Region». Per la Libia partecipava l'autority governativa per l'energia rinnovabile (Reaol). Il titolo della sua relazione era «Libya, the hearth of sunbelt». La Reaol indicava i suoi piani per soddisfare la domanda interna di energia elettrica (arrivare al 30% di rinnovabili - fotovoltaico, eolico, solare termico - entro il 2030, per usi residenziali e per la dissalazione) ma indicava anche le possibilità di un «partenariato strategico»: «Produrre energia in Libia, consumarla in Europa»; grazie a una media di 3.500 ore di sole all'anno e a una radiazione solare pari a 7,5 kWh al giorno per metro quadrato.

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venerdì 13 maggio 2011

Bambino, vuoi vincere un iPod? Vaccinati!



Una scuola a Chapel Hill / Carrboro, Nord Carolina, ha pubblicato questo annuncio:http://www2.chccs.k12.nc.us/education/components/whatsnew/default.php?sectiondetailid=18370
La scuola infermieri e l'Orange County Health Department offrono un incentivo per incoraggiare le vaccinazioni degli adolescenti, e il premio sarà un iPod!
Il concorso è reso possibile per una donazione (ndt. un iPod!) di Cora Harrison e Paul, i genitori di Julia Harrison, 2000 grad Est che è morta di meningite (ndt. terrorismo!) durante il suo secondo anno di college.
Per saperne di più ......Informazioni sul concorso in inglese (PDF

Fonte tratta dal sito .

mercoledì 11 maggio 2011

Lo strumento fondamentale di controllo sono le abitudini di massa


La possibilità di gestire le mode e le culture di una popolazione è alla base del moderno potere economico e politico. Una maniera molto profonda di controllare i consensi delle masse e di limitarne il rinnovamento è quella di farle abituare a dei comportamenti piacevoli che siano il più possibile continuati nel tempo. Si inizia sempre con abitudini leggere e attraenti fino ad arrivare a delineare degli schemi di comportamento che siano influenzabili dall’alto. Una volta che si crea una tendenza a cui un enorme massa di persone preferisce non rinunciare, allora si è instaurata una sorta di dipendenza. Gran parte del controllo sulla popolazione nasce dalla prevedibilità di questo consenso.

UN PICCOLO PIACERE IN CAMBIO DI UN PICCOLO IMPEGNO

Per perseguire questo scopo, tutte le grandi iniziative che ci verranno proposte, oltre ad essere attraenti, richiederanno anche un nostro impegno futuro. Avremo gratis una carta ricaricabile per ogni aspetto della vita. Gli abbonamenti e i finanziamenti saranno sempre più convenienti rispetto al pagamento singolo in contanti. Avremo sempre più vincoli futuri e sempre meno tempo per poter valutare le altre offerte, che, tra l’altro, si assomiglieranno sempre di più.

Appena nato e già marcatoI media, dal canto loro, proporranno continuamente ogni aspetto di questa cultura che tutti impareremo a conoscere ed imitare. Le fasce più deboli ed influenzabili non si sentiranno più a loro agio se non raggiungeranno i livelli di ricchezza materiale e di approvazione sociale imposti dall’alto. La competitività e l’aggressività saranno solo alcune delle reazioni sociali alla situazione di diffuso disagio interiore. In pubblico invece, si continuerà fino all’ultimo a mettere in mostra una bella facciata in linea con le tendenze imposte dall’alto, creando così un forte contrasto fra quello che siamo veramente e quello che ci sentiamo spinti a dover sembrare. Più la nostra esistenza diventa vuota e insoddisfacente, più facilmente continueremo a seguire e difendere le poche abitudini piacevoli che abbiamo, magari anche virtuali. Possiamo addirittura smettere di cercare soluzioni ai nostri problemi e alienarci nell’immaginario di una perfetta seconda vita virtuale come nei giochi del genere di Second Life.

Anche nella rete si progettano piattaforme che facciano impegnare emotivamente l’utente nel futuro. Ad esempio, se non si accede a Farmville per un certo periodo di tempo, si brucia il raccolto virtuale e non si può più fare bella figura con i propri contatti. All’inizio basta dedicargli due minuti al giorno, ma una volta acquisita una certa dipendenza sarà l’ingegnere che progetta il gioco a decidere se gli utenti dovranno utilizzare quell’applicazione per 5 o 10 minuti al giorno, magari aggiungendo una nuova strepitosa attrattiva a cui non si può rinunciare. Va da se, che il tempo che passano milioni di utenti su una determinata piattaforma viene immediatamente tradotto in denaro sfruttando le maniere più diverse.

Insomma, per poter controllare le masse ogni attività deve trasformarsi sempre di più in un routine da ripetere nel tempo. Vengono pensati per noi degli stili di vita piacevoli e attraenti ma che richiedono qualche tipo di legame. Quando una parte di popolazione acquisirà un certo fastidio ad abbandonare questi comportamenti, allora chi ha il potere di determinare quei vincoli inizierà a modificarli verso una moda sempre più attraente e allo stesso tempo più impegnativa. Si viene così a creare una fitta rete di dipendenze e anche di impegni da mantenere che può facilmente venire manipolata dall’alto per preparare il terreno a nuovi guadagni su ampissima scala. Il vantaggio economico o politico sotto questa ottica non presentano differenze: Controllando l’intera rete di vincoli e di abitudini si può influenzare qualsiasi tipo di consenso futuro. Le iniziative commerciali e politiche che avranno più successo saranno infatti, quelle che tengono il soggetto finale più legato e coinvolto, su cui passa più tempo e investe più energia.


IL BOICOTTAGGIO NON E' SUFFIFICENTE

Non avverrà mai un cambiamento generale contro le abitudini e il consenso delle masse. A parte casi particolari, le grandi masse non si muovono mai verso ciò che è scomodo e istintivamente meno attraente. Nessun ragionamento razionale potrà mai forzare le masse a smettere di difendere una moda che procura una certa soddisfazione. Per questo lo strumento del Boicottaggio è inefficiente: se fatto contro le abitudini della massa sarebbe come imporre a qualcuno di smettere di fumare o cercare di fargli lasciare il fidanzato violento. Anche le azioni dannose sono difficili da abbandonare quando abbiamo acquisito un coinvolgimento emotivo verso di esse. Staccarsi dall’abitudine piacevole procura un fastidio che la ragione da sola non può colmare. L’arma del Boicottaggio, ovvero quella del “non guardare quel canale” o del “non acquistare quel prodotto”, sotto questo aspetto è estremamente limitata perché si scontra con una marea umana che difende la libertà di scegliere il suo comportamento piacevole.

COME POSSIAMO DIFENDERCI?

NON PRENDIAMO IMPEGNI

Diffondiamo a tutti queste conoscenze e evitiamo di fare scelte che prevedono impegni o dipendenze a lungo termine. Lasciamoci sempre la libertà e il tempo di decidere valutando in ogni momento le nuove opportunità. Facciamo conoscere a tutti come si può utilizzare la rete per reperire le più diverse informazioni e soprattutto proponiamo delle abitudini alternative sane e meno controllabili dall’alto. Una persona che vive la sua vita in maniera piena e soddisfacente è molto meno soggetta ad essere abbagliata dalle facili attrattive che gli vengono proposte. Cerchiamo di evitare che i giovani di domani crescano con la dipendenza dalla tv e con il problema dello shopping compulsivo. Mostriamogli da ora che esistono anche altri modi di vivere altrettanto piacevoli che non si basino solo sulla necessità di mostrarsi alla moda, o di diventare ricchi e famosi a scapito del prossimo.

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martedì 10 maggio 2011

La Ratio dei Miliardari Eugenetisti

Il 5 maggio 2009, alcuni dei più noti membri del "club dei miliardari" - David Rockefeller, Bill Gates, Ted Turner, Oprah Winfrey, Warren Buffett, George Soros, Eli Broad, Peter G. Peterson, Patty Stonesifer, John Morgridge , Michael Bloomberg e pochi altri - si sono segretamente incontrati a Manhattan presso la residenza di Sir Paul Nurse, il presidente della Rockefeller University. L'incontro è stato stranamente simile ad un altro incontro che ha avuto luogo il 20 gennaio 1942, in Wansee, un sobborgo di Berlino in cui alcuni alti funzionari nazisti, guidati dall’Obergruppenfuhrer delle SS Reinhard Heydrich, hanno spassionatamente discusso sui metodi più efficaci per realizzare la ‘soluzione finale’ della questione ebraica. Anche se gli ebrei europei sono stati i principali obiettivi per l'eliminazione, altri gruppi, soprattutto slavi, rom ed i disabili tedeschi mentalmente e/o fisicamente, sono stati perseguitati e uccisi. Il tributo di morte totale era stimato tra i 12 ed i 26 milioni di persone.

Come previsto, i media statunitensi sono stati molto attenti a non informare il popolo americano in merito alla riunione dei miliardari di Manhattan, ma alcuni dettagli sono comunque trapelati. Citando una persona anonima che ha partecipato alla riunione, un importante quotidiano britannico ha riferito che "è nato un consenso su di una nuova strategia in cui la crescita della popolazione potrebbe essere affrontata come una minaccia potenzialmente disastrosa per l’ambiente, la società e l’industria".

Secondo altre fonti, i miliardari hanno partecipato alla riunione segreta convocata su iniziativa di Bill Gates. Da credibilità a questo il fatto che Gates aveva fatto menzione di argomenti simili in una conferenza in cui ha partecipato il 18 febbraio 2010 a Long Beach, California. "Su proiezioni ufficiali, la popolazione mondiale raggiungerà il picco di 9,3 miliardi di persone [dai 6,6 miliardi di oggi], ma con iniziative benefiche, quali una migliore salute riproduttiva, pensiamo di poterla arrestare a 8,3 miliardi", come affermato da Gates. Tradotto in linguaggio corrente, significa che il signor Gates intende partecipare alla uccisione di oltre un miliardo di esseri umani. Altro presente alla riunione di Manhattan è stato lo zar dei media Ted Turner, il miliardario fondatore della CNN che ha dichiarato in un'intervista del 1996 per la rivista Audubon natura, in cui ha detto che una riduzione del 95% della popolazione mondiale, compresa tra 225-300.000.000 uomini, sarebbe "l’ideale". In un intervista del 2008 a Philadelphia, alla Temple University, Turner ha perfezionato il numero in 2 miliardi di persone, con un taglio di oltre il 70% rispetto alla popolazione attuale.
La famiglia Rockefeller è conosciuta per la generosità nel contribuire, attraverso la loro non-profit, "filantropica" fondazione, per tutte le cause il cui scopo è il controllo della popolazione. In realtà essi sono stati fondamentali nella creazione del movimento di eugenetica negli Stati Uniti, che poi è stato esportato in Germania, dove i nazisti l'hanno portata al suo massimo sviluppo. Fin dai primi anni del 1920 la fondazione Rockefeller iniziato a finanziare la ricerca eugenetica in Germania attraverso l’istituto Kaiser-Wilhelm di Berlino e di Monaco. A partire dal 1950, John D. Rockefeller III, ha usato i suoi soldi per creare le fondamenta di un programma neo-malthusiano di riduzione della popolazione attraverso il suo centro privato ‘Population Council’ di New York. Non è una coincidenza che tutti i miliardari che hanno partecipato alla riunione di Manhattan sono convinti sostenitori della creazione di un Nuovo Ordine Mondiale. Il NWO si immagina come un regime globale, communo-fascista totalitario, che sarà attuato dopo aver ucciso il 70% della popolazione mondiale attuale e ridotto i sopravvissuti in un livello pre-industriale di consumo. Questa sarà una società tecno-fascista medievale senza classe media, con solo i servi della gleba sporchi e poveri confinati nelle città decadenti ed i padroni miliardari che vivono in castelli fortificati, godendo della bellezza di una Gaia depopolata.
Alcuni ingenui potranno vedere questa come un altro teoria del complotto infondata. La loro logica è basata sulla convinzione che non potrebbero voler uccidere proprio noi, quando hanno bisogno di noi in quanto consumatori per assorbire ulteriormente le loro fortune. Dobbiamo ricordare che, quando si diffuse la notizia che i nazisti stavano uccidendo gli ebrei, alcune persone, tra cui alcuni ebrei stessi, non vollero crederci. I nazisti, nel loro ragionamento, hanno bisogno di loro per sfruttare il lavoro degli schiavi nelle fabbriche di guerra. Purtroppo, quelli che la pensavano così finirono nei campi di sterminio. Cercare di trovare della logica nelle menti degli assassini di massa è un esercizio pericoloso e frustrante.
All'inizio di quest'anno, il giornalista ambientale Bryan Nelson ha scritto su di una nuova ‘Madre Natura’ nella sua relazione dal titolo "E’ stato Gengis Khan il Conquistatore più verde?" In essa, egli ha sostenuto che le invasioni di Gengis Khan nei secoli 13° e 14° erano così ampie, che "sono state la prima istanza nella storia di una singola cultura tali da provocare il primo cambiamento climatico provocato dall'uomo." Secondo Nelson, Gengis Khan ha contribuito a raffreddare l'ambiente con un "efficace riduzione di circa 700 milioni di tonnellate di carbonio dall'atmosfera." Ovviamente, se Nelson sopravviverà all'uccisione di massa prevista, potrà felicemente scrivere un articolo sostenendo che i miliardari eugenisti hanno acquisito il loro giusto posto nella storia come i più verdi assassini di massa della storia umana. Non sarei sorpreso se qualcuno suggerisse di intagliare le loro facce sorridenti nel Mount Rushmore per onorare il loro successo nel salvare Gaia da noi mangiatori inutili. Se fosse stato un gruppo di persone segretamente incontratesi per pianificare l'assassinio di una sola persona, sarebbe stato un complotto per commettere un omicidio: un crimine punito dalla legge statunitense. Ma, anche se la riunione di Manhattan infine è trapelata alla stampa, nessuno degli aspiranti assassini di massa sono stati incriminati. Ovviamente, questi miliardari si sentono al di sopra della legge, perché sono al di sopra della legge.
La ‘ratio’ degli aspiranti assassini di massa di voler uccidere più di un miliardo di noi è che le risorse della Terra sono limitate, e si consumano e che noi inquiniamo troppo. Ma solo un'analisi superficiale del problema evidenzia che uno solo qualsiasi dei miliardari che hanno partecipato alla riunione segreta consumano e inquinano di più in un solo giorno che il popolo di alcuni piccoli paesi del terzo mondo in un anno. Pertanto, mi sarei aspettato che, se volevano davvero risolvere il problema con il fine di salvare il pianeta, avessero l’intenzione di suicidarsi dopo aver ucciso le loro famiglie. In realtà, solo dal punto di vista dell'efficienza, tale soluzione potrebbe essere molto più pratica. E invece no. I miliardari superinquinanti vogliono farlo nel modo più difficile, uccidendo tu, io, e molti altri miliardi di persone. Credo che attualmente Hitler, Stalin, Mao e Pol Pot si stiano rivoltando nella tomba, sapendo che questi miliardari stanno cercando di battere i loro record, come gli assassini di massa più grandi della storia moderna.
Fonte tratta dal sito .

domenica 8 maggio 2011

Economia : Bitcoin: una moneta online che sfida banche e governi




Bitcoin comincia già a far notizia di sè in qualche giornale mainstream. L'articolo che proponiamo è stato pubblicato il 16 Aprile su techland.time.com e scritto da Jerry Brito, un ricercatorie senior al Mercatus Center della George Mason University e direttore del suo programma tecnologico. E' anche Adjunt Professor nella stessa università. Il suo articolo dimostra di aver capito la portata potenzialmente rivoluzionaria di questa nuova tecnologia.


Bitcoin: una moneta online che sfida banche e governi di Jerry Brito, techland.time.com


Sul finire dell'anno scorso, quando WikiLeaks cominciò a rilasciare le scottanti comunicazioni di svariati dipartimenti statali, molte persone hanno pensato di mostrare solidarietà con il gruppo facendo loro una donazione. Scoprirono però che molte agenzie di pagamento si rifiutavano di trasferire i fondi a WikiLeaks a causa, secondo alcuni, di pressioni governative. Paypal addirittura arrivò a bloccare il loro account impedendogli quindi di accedere ai fondi che avevano già disponibili."Hey Visa, Mastercard, Paypal: quelli sono soldi miei!", scrisse su tweeter Jeff Darvis all'epoca. "Come vi permettete di di dirmi come devo o non devo spenderli?


"Gli intermediari come punto di passaggio obbligato


Che le agenzie di pagamento debbano o meno poterci dire come spendere online i nostri soldi, il fatto è che possono farlo. Facciamo affidamento su terzi per le transazioni online, e quando il governo vuole in qualche modo limitare il modo con cui usiamo i nostri soldi online è a loro che si rivolge.Il gioco d'azzardo online oppure le scommesse sportive sono perfettamente legali in paesi come Inghilterra, Irlanda ed Australia, ed un residente degli Stati Uniti non avrebbe nessuna difficoltà ad accedere a siti web di quelle nazioni. Ma poter effettuare una scommessa è un altro paio di maniche, …… a causa della UIGEA (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act del 2006), che prevede il blocco dei pagamenti nei confronti di siti che fanno gioco d'azzardo o scommesse online.Analogamente il Congresso degli Stati Uniti sta progettando di fare una legge simile alla proposta COICA (Combating Online Infringement and Counterfeits Act) che non solo permette al Dipartimento di Giustizia di sequestrare i domini di siti sospettati di vendere merce contraffatta e piratata, ma prevede il blocco dei pagamenti a siti presenti su di una black list.Per effettuare transazioni online è necessario avere un account con un sito di terze parti come PayPal ed affidare a lui la richiesta di pagamento nei confronti del beneficiario scelto. Il concetto di "contante elettronico" non è nemmeno mai esistito, cioè una forma di danaro che potesse essere scambiata in maniera anonima e senza intermediari.Cioè, non c'è mai stato fino ad ora.


Vero danaro digitale


Bitcoin, un progetto Open Source creato nel 2009 da Satoshi Nakamoto, è la prima moneta al mondo digitale, distribuita ed anonima. E' un'asserzione di una certa rilevanza, ma non è poi troppo difficile da capire e verificare.Da quando esiste il web abbiamo visto passare ogni sorta di denaro virtuale. A partire dalla moneta di Facebook che permette di comprare beni virtuali nelle applicazioni facebook, oppure i Microsoft Points, la moneta del mercato di Xbox Live e dello Zune store. Li si può cambiare con dollari esattamente come si può cambiarli con Euro, e poi li si può usare per comprare roba dai venditori che li accettano, che siano un pasticciere in Francia oppure FarmVille su Facebook.Il web ha visto passare anche monete di uso generale, da siti scoppiati durante lo sboom di Internet come Flooz e Beenz, a quello di maggior successo e-gold. Ma a differenza del denaro contante, il denaro online hanno sempre avuto bisogno di un intermediario che garantisse l'affidabilità della transazione. E questo perchè il denaro digitale è diverso dalle banconete per una caratteristica molto importante: se dò a qualcuno una banconota da 100€, non ce l'ho più. Ma non puoi avere la stessa sicurezza quando invece il mio denaro è fatto da zeri ed uni. E' quindi sempre stato necessario avere un intermediario fidato che togliesse l'importo trasferito dal conto del pagante e lo aggiungesse a quello del beneficiario.Bitcoin è la prima moneta digitale online che risolve il problema del double spending (letteralmente "spendere due volte", NdT) senza utilizzare un intermediario. L'idea è quella di distribuire la base dati di tutte le transazioni attraverso una rete peer2peer. Questo permette di tenere traccia di tutti i trasferimenti in modo da evitare che la stessa moneta sia utilizzata più volte. E dato che il sistema è distribuito (ad esempio tipo BitTorrent) non c'è una autorità centrale. Questo rende i Bitcoin come dollari o euro contanti: li si da in mano direttamente alla persona che viene pagata, e dopo averlo fatto non li si possiede più, il tutto senza la necessità di una terza parte.Ma c'è di più: la moneta Bitcoin si comporta in maniera del tutto simile alle banconote tradizionali nel senso che è anonima. Se andiamo al mercatino delle pulci e compriamo un vecchio Commodore 64 pagandolo in contanti non c'è nessuna traccia di questa transazione. Non c'è bisogno di conoscere il nome del venditore, e lui non ha bisogno di conoscere il vostro. Al contrario il denaro elettronico convenzionale fa capo a conti correnti, ed ha quindi accesso a diverse informazioni sui nostri riguardi. Ma dato che Bitcoin non utilizza conti correnti e fa affidamento invece su crittografia a chiave pubblica non c'è modo di capire chi ha inviato denaro a chi altro semplicemente guardando il database delle transazioni.


Un concetto rivoluzionario


Bitcoin è potenzialmente rivoluzionario per diversi motivi. Tanto per cominciare, non è possibile inflazionare a piacimento la moneta. Nella maggior parte delle nazioni una banca centrale controlla l'emissione di moneta ed a volte (ad esempio durante la crisi economica in corso) può decidere di "iniettare" più moneta nell'economia. La banca centrale effettua questa operazione essenzialmente stampando denaro. Ma più denaro nel sistema implica che il denaro che possediamo vale meno. Per contrasto invece, dato che in BitCoin non c'è una autorità centrale, nessuno può decidere di aumentare l'offerta di moneta. Il tasso di nuovi bitcoin introdotti nel sistema è definito attraverso un algoritmo pubblico, e quindi perfettamente prevedibile.Ma probabilmente ancora più rivoluzionario è il fatto di non aver bisogno di intermediari per le transazioni, e quindi i governi non possono imporre loro leggi arbitrarie. Ed il completo anonimato di Bitcoin rende difficoltoso il perseguire i singoli utenti.Nel suo nuovo libro, Kingpin[13], Kevin Poulsen spiega come hacker ed impostori sfruttassero e-gold per le loro transazioni economiche. Anche se centralizzato, e-gold non richiedeva identità per aprire un conto, rendendo quindi in qualche modo anonimo il suo uso. Questo almeno finchè l'FBI fece un incursione negli uffici dell'azienda, dopodichè la ditta cominciò a collaborare con gli investigatori. Le informazioni ottenute dallo studio delle transazioni fornite da e-gold portò a numerosi arresti, ed infine e-gold, assieme alla sua moneta, fu fatto chiudere, ed i suoi proprietari accusati di riciclo di danaro.Consideriamo lo stesso scenario con Bitcoin. Dato che Bitcoin è un progetto open source, e dato che il database è presente in tutta la rete peer2peer creata dai suoi utenti, non ci sono ditte in cui fare irruzione, o citare in giudizio, o far chiudere. Anche se mettessero offline bitcoin.org e rimosso il software sul sito, attualmente ospitato su sourceforgeBitcoin su sourceforge: la moneta e le sue transazioni continuerebbero a funzionare esattamente come prima. Come per bittorrent, fermare uno degli individui che compone il sistema peer-to-peer avrebbe un impatto minimo sul resto della rete. E siccome la moneta è veramente anonima non ci sono identità da tracciare.


Le implicazioni di Bitcoin


Come ogni nuova tecnologia, una moneta anonima e distribuita ha degli usi buoni e cattivi.Quelli cattivi ovviamente sono il fatto che Bitcoin potrebbe facilitare operazioni illegali, comprese la vendita di materiale contraffatto o illegale, numeri di carte di credito rubate, password, e magari persino pedopornografia. E probabilmente in un'area più grigia, Bitcoin potrebbe consentire adulti statunitensi consenzienti di fare scommesse in qualche sito inglese di scommesse senza preoccuparsi delle limitazioni legate ai sistemi di pagamento.Quelli buoni però risultano essere veramente buoni. I cittadini onesti che rispettano le leggi possono portare avanti i loro affari senza nessuno che li possa spiare, e senza dirgli quello che possono e non possono fare. Volete contribuire a WikiLeaks o a qualche altra organizzazione politicamente scomoda? Nessun problema. Vivete sotto un regime oppressivo e volete comprare un libro o un documentario censurati? Ecco come. Non c'è da stupirsi che la Electronic Frontier Foundation definisca Bitcoin come "una moneta digitale a prova di censura".Ancora ai suoi primi passi, il valore dell'economia Bitcoin è al momento stimata attorno ai 5 milioni di dollari, ma in crescita. Cambiavalute dove cambiare Dollari o Euro per Bitcoins sono attivi e funzionanti, ed il numero di commercianti che accetta bitcoin18 per il pagamento continua a crescere. Se prendesse campo, Bitcoin sarebbe una minaccia non solo per i governi, ma anche per le grosse istituzioni che regolano le transazioni economiche e finanziarie.E questa storia è ancora soltanto all'inizio.


Fonte tratta dal sito .

sabato 7 maggio 2011

I misteri dell'isola di Pasqua

venerdì 6 maggio 2011

Ferrarelle: "impatto zero" è ingannevole


Secondo il Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria non si può scrivere a impatto zero: La compensazione con il marchio Lifegate non riguarda il processo produttivo.


Le bottiglie di acqua minerale Ferrarelle non sono a “impatto zero” come dice la pubblicità sull’etichetta. E’ questa in sintesi la sentenza del Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria, che accusa la società di avere utilizzato diciture ingannevoli sull’involucro di plastica usato per avvolgere le tipiche confezioni da 6 bottiglie.
Le scritte sotto accusa sono “Impatto zero”, e una seconda frase riportata in caratteri tipografici molto più piccoli, dove si dice che Ferrarelle "compensa la CO2, emessa nell’atmosfera per produrre questa bottiglia di acqua con la creazione e la tutela di nuove foreste“. Il motivo è presto detto. Ferrarelle ha ottenuto da Lifegate la possibilità di usare per due mesi il marchio “Impatto zero” su circa 26 milioni di bottiglie di plastica. Per avere il marchio la società ha versato una somma destinata a riforestare un’ampia area boschiva, in modo da compensare le emissioni di anidride carbonica collegate alla produzione delle bottiglie.
Per il Giurì la frase “impatto zero” sull' involucro di plastica risulta ingannevole perché lascia intendere al consumatore che la produzione di minerale è interamente compensata, e questo non è vero. La riforestazione si riferisce solo alla quantità di emissioni di anidride carbonica relative alle bottiglie, per cui restano fuori le altre emissioni inquinanti collegate al processo produttivo. Il Giurì ha deciso la censura del messaggio e l‘adeguamento della sentenza entro 120 giorni. In realtà per quella data le bottiglie saranno già state vendute e il danno per Ferrarelle sarà marginale.


Fonte tratta dal sito .

giovedì 5 maggio 2011

Elezioni comunali Milano 2011 - Beppe Grillo in Piazza Duomo

mercoledì 4 maggio 2011

I QUATTRO CAVALIERI DIETRO LE GUERRE USA PER IL PETROLIO



Mentre gli Americani vengono derubati alla pompa di benzina, Exxon Mobil registrerà questa settimana un incremento del 60% nei suoi profitti netti del quadrimestre, arrivando a 10 miliardi di dollari. Royal Dutch/Shell avrà invece un 30% d’aumento.

Nel 1975 lo scrittore britannico Anthony Sampson utilizzò il termine ‘Le Sette Sorelle” per indicare, per mezzo di un nome collettivo, un ombroso cartello petrolifero che, nel corso della sua storia, è riuscito a eliminare tutti i suoi competitori e a controllare le risorse petrolifere mondiali. La definizione di Sampson, le ‘Sette Sorelle’, venne però prima pronunciata dal dirigente petrolifero italiano Enrico Mattei.

Negli anni ’60 Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria, la Libia e altri paesi dell’OPEC che volevano vendere il loro petrolio in tutto il mondo senza dover aver a che fare con le ‘Sette Sorelle’. L’Algeria ha avuto una lunga storia di sfide con Big Oil e fu guidata dal presidente Houari Boumedienne, uno dei più grandi leader del socialismo arabo di tutti i tempi, che fece conoscere la sue originali idee per un “Nuovo Ordine Economico Internazionale” nei suoi discorsi accorati alle Nazioni Unite, in cui incoraggiava la formazione di un cartello dei paesi produttori all’interno dell’OPEC per avviare un’emancipazione del Terzo Mondo.

Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente d’intelligence Thyraud de Vosjoli è sicuro del fatto che i servizi francesi vi fossero coinvolti. William McHale del Time, che seguì Mattei nel tentativo di rompere il cartello del petrolio di Big Oil, morì anche lui in questo strano incidente.

Una nuova ondata di fusioni che avvenne alla fine del millennio ha trasformato le ‘Sette Sorelle’ di Sampson - Royal Dutch/Shell, British Petroleum, Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf – in un cartello ancora più ristretto che, nel mio libro “Big Oil & Their Bankers…” indico col nome dei “Quattro Cavalieri”: Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell.

Alla fine del XIX secolo, John D. Rockefeller era ormai conosciuto come “il Mercante Illuminato” in un periodo in cui il petrolio stava fornendo l’alimentazione alle lampade dei comodini in ogni casa americana. Rockefeller comprese che era la raffinazione del petrolio per ottenerne i derivati, e non tanto la vera e propria produzione di greggio, che avrebbe consentito il controllo dell’industria mondiale.

Nel 1895 la sua Standard Oil Company possedeva il 95% di tutte le raffinerie degli Stati Uniti mentre stava espandendo le sue operazioni oltremare. Riassumendo la sua volontà di creare un nuovo monopolio petrolifero, Rockefeller una volta affermò: “È venuto il tempo delle associazioni. L’individualismo non esisterà mai più.”

Standard Oil Trust di Rockefeller iniziò a illuminare il Nuovo Mondo per mezzo dei finanziamenti di Kuhn Loeb e della famiglia di bancari Rothschild. Mentre i Rockefeller stavano lavorando a formare la struttura del mercato energetico dalla parte americana, i Rothschild stavano consolidando il loro controllo sulle risorse petrolifere del Vecchio Mondo.

Dal 1892 Shell Oil, sotto la direzione di Marcus Samuel, iniziò a spedire il greggio South Sea attraverso il canale di Suez per fornire le industrie europee. Shell prese il nome dall’abbondanza di conchiglie che contornavano le spiagge dell’arcipelago controllato dagli olandesi che oggi prende il nome d’Indonesia. La famiglia Samuel controlla la più grande merchant bank di Londra, Hill Samuel, così come la trading house Samuel Montagu.

Nel 1903 la svedese Nobel e la francese Far East Trading controllata dai Rothschild –finanziate entrambe dal re Guglielmo III – si unirono a Shell Oil dei Samuel e degli Oppenheimer per formare l’Asiatic Petroleum Company.

Nel 1927 Royal Dutch Petroleum scoprì un giacimento petrolifero a Seria, al largo delle coste del Brunei, il cui sultano sarebbe diventato l’uomo più ricco al mondo grazie alla sua lealtà verso la corona olandese. I sovrani britannici e olandesi che controllavano Royal Dutch fusero la loro compagnia con la Shell Oil, degli Oppenheimer e dei Samuel, e la Far East Trading, dei Nobel e dei Rothschild: così nacque Royal Dutch/Shell. La Regina Beatrice della casata olandese degli Orange e Lord Victor Rothschild sono i due più grandi detentori di quote azionarie.

Nel 1872 Il barone Julius du Reuter ottenne una concessione di 50 anni per l’estrazione in Iran. Nel 1914 il governo britannico prese il controllo dell’Anglo-Persian Company e la rinominò prima Anglo-Iranian, poi British Petroleum e alla fine BP. La casata britannica degli Windsor controlla una grande posta in BP Amoco, mentre la monarchia del Kuwait ne possiede il 9,5%.

Nel 1906 il governo degli Stati Uniti ordinò lo smantellamento di Standard Oil Trust dei Rockefeller, visto che aveva violato lo Sherman Anti-Trust Act. Il 15 maggio del 1911 la Suprema Corte statunitense dichiarò: “Sette uomini e una macchina aziendale hanno cospirato contro i nostri cittadini. Per la sicurezza della Repubblica decretiamo che questa pericolosa cospirazione termini il 15 di novembre.”

Ma l’interruzione delle attività di Standard Oil all’interno dei confini nazionali servì solamente per incrementare il capitale della famiglia Rockefeller, che deteneva il 25% di quote di ciascuna compagnia. Presto le nuove compagnie iniziarono a fondersi.

La nuova Standard Oil of New York si unì a Vacuum Oil per formare Socony-Vacuum, che divenne Mobil nel 1966; Standard Oil of Indiana si fuse con Standard Oil of Nebraska e Standard Oil of Kansas e nel 1985 divenne Amoco. Nel 1972 Standard Oil of New Jersey divenne Exxon. Nel 1984 Standard Oil of California si unì a Standard Oil Kentucky per formare Chevron. Standard Oil of Ohio (Sohio) trattenne il marchio Standard fino a che non venne acquistato da BP, che comprò anche la recentemente costituita Atlantic Richfield (ARCO). I Rockefeller riuscirono così a possedere una larga fetta delle quote di BP.

Nel 1920 Exxon, BP e Royal Dutch/Shell dominavano il mercato mondiale del petrolio in piena espansione, con le famiglie Rockefeller, Rothschild, Samuel, Nobel e Oppenheimer, assieme ai sovrani britannici e olandesi, che ne detenevano la gran parte delle quote. Due altri ‘piccoli figli’ dei Rockefeller, Mobil e Chevron, non erano molto distanti dalle Tre Grandi. La famiglia texana dei Murchison – sostenuti dai Rockefeller – aveva il controllo di Texaco, assieme alla famiglia Mellon.

Il primo tentativo messo in atto dalle Sette Sorelle per soffocare la competizione avvenne nel 1928 quando Sir John Cadman di British Petroleum, Sir Henry Deterding di Royal Dutch/Shell, Walter Teagle di Exxon e William Mellon di Gulf si riunirono al castello di Cadman vicino Achnacarry, in Scozia. In quel luogo raggiunsero un accordo per dividersi le riserve e i mercati petroliferi.

L’Accordo di Achnacarry divenne ben noto agli insider dell’industria del petrolio come l’accordo “Va Bene Così”, perché il suo obbiettivo era quello di mantenere lo status quo tramite il quale le Sette Sorelle stavano controllando il petrolio del mondo per mezzo di accordi per la ripartizione del mercato, la condivisione degli impianti di raffinazione e di stoccaggio, e accordandosi per limitare la produzione in modo da tenere i prezzi alti.

Big Oil firmò altri tre accordi nei successivi sei anni: il “Memorandum d’Intesa per i Mercati Europei” fu seguito nel 1932 da “Punti di Accordo sulla Distribuzione” e nel 1934 dal “Memorandum Breve sui Principi”.

Tra il 1931 e il 1933 i Quattro Cavalieri tagliarono in modo spietato il prezzo del greggio East Texas da 0,98 dollari a 0,10 dollari al barile. Molti wildcatters (ndt: erano i proprietari di pozzi non troppo redditizi al di fuori dei grandi giacimenti, in zone generalmente remote) texani furono buttati fuori dal mercato. Quelli che rimasero furono forzati a ridurre le loro quote di produzione sotto la minaccia delle aziende più grandi – quote che ancora sussistono fino ai nostri giorni. Sono queste quote, e non “gli ambientalisti”, che servono per tenere gli Stati Uniti dipendenti dal petrolio del Golfo Persico, dove Big Oil domina il gioco.

Nel portare l’industria petrolifera a una dimensione internazionale – che richiede miliardi di capitale, i Quattro Cavalieri fecero tutto il possibile per mantenere intatto il loro controllo. Tolsero anche il lavoro a migliaia di lavoratori in Texas e in Louisiana.

John D. Rockefeller non controllava le riserve petrolifere. Investì così in modo massiccio nella raffinazione del petrolio e per la realizzazione di accordi con le ferrovie controllate dai Morgan al fine di tagliare i costi di spedizione. Gli wildcatters texani dovevano invece pagare molto di più per spedire il loro petrolio. Non avevano neanche la più remota conoscenza di come raffinare il greggio, né i capitali per comprare le costose raffinerie. Tutti i loro averi erano indirizzati alle attrezzature per la perforazione, che avevano comunque un costo notevole..

Oggi la fortuna della famiglia Rockefeller è ancora principalmente investita nelle operazioni downstream (ndt: tutte le operazioni successive all’estrazione) come il petrolchimico e le quella delle materie plastiche, così come nelle industrie che dipendono dal petrolio, tra cui la bancaria, l’aerospaziale e quella della costruzione di autoveicoli.

Negli anni ’80 il direttore di lungo corso della Chase Manhattan David Rockefeller investì 35 miliardi di dollari a Singapore, che da allora divenne un importante centro di raffinazione e di stoccaggio. La più grande raffineria di Royal Dutch/Shell è a Pulau Bukom.

Nel 1991, quando le Tigri Asiatiche iniziavano a ruggire, Exxon Mobil introdusse la benzina senza piombo in Thailandia, Malesia, Honk Kong e Singapore. Veniva prodotta nella gigantesca raffineria di Jurong, sempre in Singapore.

I Quattro Cavalieri hanno fatto i loro soldi principalmente nel downstream. Sono i più grandi raffinatori e venditori di greggio al mondo in tutte le sue forme. RoyalDutch/Shell è sia il più grande raffinatore che il maggior venditore di greggio, e al momento fornisce un decimo dei barili di prodotto raffinato in tutto il mondo. La sua politica aziendale ha avuto grande beneficio da questa scelta, che le ha fruttato una serie di record nei suoi profitti a partire dal 1988 e per molti anni a venire. Il 77% dei profitti di Shell derivano oggi dal petrolchimico.

Shell possiede anche il più grande impianto di raffinazione al mondo ad Aruba, un’isola delle Antille Olandesi, proprio davanti le coste venezuelane. Nel 1991 Shell vendette una raffineria ormai datata sulla vicina isola di Curacao mentre stava rinnovando gli impianti di Aruba. Il completamento di questo grande stabilimento fece sì che il greggio venezuelano diventasse sempre più importante per la fornitura di petrolio mondiale. Anche il greggio che viene dalle nazioni africane, come Nigeria e Angola, viene raffinato agli impianti della Shell a Aruba, che sono collocati proprio nei pressi dell’enorme raffineria “Lago” della Exxon Mobil, vicino al lago venezuelano di Maracaibo, da dove deriva la maggior parte del greggio del Venezuela.

Le attività di Royal Dutch/Shell sono attualmente incentrate sullo sviluppo del mercato del gas naturale e investono in modo massiccio negli impianti di Middle Distillate Synthesis (MDS) che convertono il gas naturale liquefatto in prodotti liquidi high-grade. Dal 1996 hanno costruito impianti di MDS in Malesia, in Nigeria e in Norvegia. Nel 1993 Shell si è unita a Mitsubishi e Exxon Mobil in un progetto per il gas di 3 miliardi di dollari in Venezuela e ha avviato un’espansione del settore petrolchimico di 1,1 miliardi di dollari in Brasile. Lo stesso anno BP Amoco ha scoperto alcuni giacimenti petroliferi nella vicina Colombia.

Nel 1969 Exxon possedeva 67 raffinerie di petrolio in 37 pesi. Nel 1991 oltre il 60% dei profitti di Exxon venivano da operazioni downstream. Solo nel primo quadrimestre di quell’anno, Exxon registrò 2,4 miliardi di dollari di utile, il più alto livello mai registrato da quando Rockefeller fondò Standard Oil of New Jersey nel 1882. Non è stata una coincidenza il proseguimento della Guerra del Golfo durante tutto questo tempo, con Exxon che poteva così soddisfare la gran parte delle richieste delle forze armate USA e dei suoi alleati.

Nei primi anni ’90 Exxon rilevò la divisione delle materie plastiche di Allied Signal e inaugurò una joint venture sia con Dow che con Monsanto nel settore degli elastomeri termoplastici. Secondo i dati del ‘10K report’ Exxon Mobil, consegnato alla SEC nel 2001, la compagnia ha avuto un utile netto di 16 miliardi di dollari nel 2000. Nel periodo 2003-2006, durante l’occupazione dell’Iraq, la compagnia ha battuto con regolarità ogni primato per quanto riguarda l’utile quadrimestrale di qualsiasi azienda nella storia degli Stati Uniti.

Negli ultimi tempi i Quattro Cavalieri sono tornati verso l’upstream (ndt: l’estrazione vera e propria), diventando così i quattro più grandi venditori al dettaglio di gas negli Stati Uniti. Possiedono tutti i più grandi gasdotti del mondo e la gran parte delle petroliere. Royal Dutch/Shell ha 114 navi nella sua flotta. Di recente la compagnia ha aggiunto altri sette giganteschi natanti per il trasporto di gas naturale liquido. Shell ha 133.000 persone impiegate in giro per il mondo e nel 1991 aveva un capitale di 105 miliardi di dollari. La piattaforma petrolifera di Shell, Bullwinkle, nel Golfo del Messico è più alta di qualsiasi altro edificio in tutto il mondo.

Exxon Mobil è leader nella produzione di lubrificanti e i suoi scienziati hanno inventato la gomma butile. Svolge le proprie operazioni in 200 nazioni ed è la prima azienda che opera nel difficile mare di Beaufort, dove ha costruito 19 isole d’acciaio per poter effettuare le perforazioni. Exxon possiede la maggior parte del territorio dello Yemen (5,6 milioni di acri), dell’Oman e del Ciad. Il suo capitale nel 1991 ammontava a 87 miliardi di dollari.

L’ultima ondata di fusioni dell’industria petrolifera iniziò nei primi anni ’60. Otto delle venticinque maggiori compagnie degli anni ’60 si fusero prima del 1970. Exxon rilevò Monterey Oil e Honolulu Oil. Chevron riunì a sé Standard Oil of Kentucky. Atlantic Oil si fuse con Richfield Refining per formare ARCO, che poi si divorò Sinclair. Marathon Oil comprò le azioni di Plymouth Refining.

Un’altra ondata di fusioni fu realizzata negli anni ’80. Chevron rilevò Gulf nel 1984. Texaco acquistò Getty Oil. Mobil comprò Superior Oil. BP prese sia Britoil che Sohio (Standard Oil of Ohio). ARCO rilevò City Services. US Steel acquistò Marathon Oil. La scoperta del petrolio nel Mare del Nord avvenuta nel 1984 consolidò la posizione di Big Oil – specialmente quella di Royal Dutch/Shell e di Exxon – la cui joint venture, Shell Expro, ottenne le prime concessioni.

Nel 1985 Shell acquistò gli interessi in Colombia dell’Occidental Petroleum. Nel 1988 rilevò gli asset che Tenneco aveva in quel paese. Gli anni ’90 videro Amoco (Standard Oil of Indiana) agganciare i suoi vagoni a BP per formare BP Amoco. Nel 1999 BP Amoco rilevò ARCO, trasferendo alla compagnia il 72% delle quote di Alaskan Pipeline.

Exxon rilevò Texaco Canada e, in Messico, la Compania General de Lubricantes nel 1991. Conoco fu acquistata da DuPont. Nel marzo del 1997 Texaco e RD/Shell decisero di unificare le proprie attività per la raffinazione.

L’ultima notevole ondata di consolidamento ha visto Exxon fondersi con Mobil nel novembre del 1999. Lo stesso anno Chevron acquistò la thailandese Rutherford-Moran Oil e l’argentina Petrolera Argentina San Jorge. Nel luglio 2000 Chevron unì la propria sezione petrolchimica e quella di Phillips per formare Chevron Phillips Chemical Company. Sempre nello stesso anno Chevron si legò a Texaco.

Il 30 agosto del 2002 la fusione di Conoco con Phillips Petroleum provocò la creazione di Conoco Phillips, che nel 2005 rilevò il titano del carbone Burlington Resources. Nel 2002 Royal Dutch/Shell acquistò le già consolidate Pennzoil/Quaker State così come la più grande compagnia petrolifera indipendente britannica, Enterprise Oil. Nel 2005 Chevron rilevò Unocal. E i Quattro Cavalieri hanno continuato al galoppo.

I Quattro Cavalieri si sono anche scambiati i dirigenti con le megabanche internazionali; Exxon Mobil ha condiviso membri del CDA con JP Morgan Chase, Citigroup, Deutsche Bank, Royal Bank of Canada e Prudential. Chevron Texaco ha avuto intrecci con Bank of America e JP Morgan Chase. BP Amoco ha condiviso dirigenti con JP Morgan Chase. RD/Shell ha legami di questo tipo con Citigroup, JP Morgan Chase, N. M. Rothschild & Sons e Bank of England.

L’ex direttore di Citibank, Walter Shipley, prese posto nel CDA di Exxon Mobil, così come fece Wayne Calloway di Citigroup e Allen Murray di JP Morgan Chase. Willard Butcher di Chase aveva un seggio nel consiglio di Chevron Texaco. L’ex direttore della Fed, Alan Greenspan, veniva dal Morgan Guaranty Trust e ha preso posto nel CDA di Mobil. Il direttore di BP Amoco, Lewis Preston, riuscì anche a diventare presidente della Banca Mondiale.

Altri dirigenti di BP Amoco comprendono Sir Eric Drake, il numero 2 nella più grande azienda portuale mondiale, P&O Nedlloyd, e dirigente di Hudson Bay Company e di Kleinwort Benson. William Johnston Keswick, la cui famiglia controlla la fornitura di elettricità a Hong Kong tramite Jardine Matheson, siede anche lui nel CDA di BP Amoco. Il figlio di Keswick è un dirigente a HSBC. La Hong Kong connection è ancora più robusta a RD/Shell.

Lord Armstrong di Ilminster ha preso posto nel CDA di RD/Shell, N. M. Rothschild & Sons, Rio Tinto e Inchcape. Il proprietario di Cathay Pacific Airlines e uomo interno a HSBC, Sir John Swire, era un dirigente di Shell, così come Sir Peter Orr, che si unì a Armstrong nel CDA di Inchape. Il direttore di Shell, Sir Peter Baxendell, si è unito a Armstrong nel CDA di Rio Tinto, mentre Sir Robert Clark di Shell siede nel CDA di Bank of England.

Come risultato della fobia deregolatoria, negli Stati Uniti le compagnie non devono più comunicare i principali azionisti alla SEC. In base ai ‘10K reports’ compilati nel 1993 dai Quattro Cavalieri, l’azione combinata dei Rothschild, dei Rockefeller e dei Warburg controlla ancora Big Oil. I Rockefeller esercitano il controllo attraverso le megabanche di New York e il Banker’s Trust, che nel 1999 fu acquistato dalla Deutsche Bank, controllata dai Warburg, nel suo tentativo di diventare la più grande banca al mondo.

Nel 1993 Banker’s Trust era il primo azionista di Exxon. Chemical Bank era il quarto e J.P. Morgan era il quinto. Entrambe fanno ora parte di JP Morgan Chase. Banker’s Trust era anche il maggior azionista di Mobil. BP indicava Morgan Guaranty come il più grande detentore nel 1993, mentre Amoco aveva Banker’s Trust come secondo più grande azionista. Banker’s Trust era anche il quinto più grande azionista di Chevron, mentre Texaco indicava J.P. Morgan come il suo quarto più gran detentore e Banker’s Trust il nono.

E così Deutsche Bank e JP Morgan Chase – le banche dei Warburg e dei Rockefeller – hanno incrementato le loro quote in Exxon Mobil, BP Amoco e in Chevron Texaco. Bank of America controllata dai Rothschild e Wells Fargo esercitano il controllo sulla West Coast attraverso Big Oil, mentre Mellon Bank riveste ancora un ruolo di primo piano. Wells Fargo e Mellon Bank erano entrambi tra i dieci più grandi azionisti di Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco nel 1993.

Le informazioni su RD/Shell sono difficili da ottenere dato che sono registrati in Regno Unito e in Olanda e per questo non devono compilare i ‘10K reports’. È posseduta al 60% dall’olandese Royal Dutch Petroleum e per il 40% da Shell Trading & Transport del Regno Unito. La compagnia ha solamente 14.000 azionisti e pochi dirigenti. Coloro che l’hanno indagata sono concordi dell’affermare che Royal Dutch/Shell è ancora controllata dalle famiglie Rothschild, Oppenheimer, Nobel e Samuel assieme alla casata britannica dei Windsor e alla casata olandese degli Orange.

La Regina Beatrice della casa olandese di Orange e Lord Victor Rothschild sono i due più grandi detentore di quote di RD/Shell. La madre della Regina Beatrice, Juliana, è stata la donna più ricca del mondo and una finanziatrice di movimenti radicali di estrema destra. Il Principe Bernhard, che ha sposato nel 1937, è stato membro della gioventù hitleriana, delle SS e un impiegato di I. G. Farben. Siede alla direzione di più di 300 compagnie europee e ha fondato i Bilderberg.

Nel momento un cui tu sei derubato, è sempre utile identificare il delinquente. Se solo potessimo convincere i poliziotti a schiaffarlo dentro…

Dean Henderson è l’autore di “Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen”, “Eight Families & Their Global Intelligence”, “Narcotics & Terror Network and The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries”.

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