giovedì 29 settembre 2011

Un futuro da poveri - Walter Passerini e Ignazio Marino

mercoledì 28 settembre 2011

GOLDMAN SACHS GOVERNA IL MONDO



Alessio Rastani e la verità di un broker: l’Europa è spacciata, shock in diretta alla BBCAlessio Rastani è un trader (o broker) ovvero: un operatore finanziario. Intervistato dalla BBC, ha previsto il default economico per l’intera Europa entro un anno. Indicando, inoltre, nella Goldman Sachs la vera potenza che domina il mondo. Quella che segue è la trascrizione dell’intervista, per il video cliccate QUI. Rastani: “Io sono un operatore finanziario, non mi preoccupa la crisi, se vedo un’opportunità di fare denaro, la seguo. Per cui per la maggior parte dei brokers non è questo il punto. Noi non ci preoccupiamo di come sistemare l’economia o di come si supererà questa situazione. Il nostro lavoro è fare soldi e io personalmente ho sognato questo momento negli ultimi tre anni. Devo confessarlo, ogni notte vado a dormire sognando un’altra recessione, un altro momento come questo. Perché c’è molta gente che non lo ricorda, però la depressione degli anni 30 non è stata solo il crollo dei mercati. C’era gente preparata a fare soldi con quel crollo. E io credo che questo lo può fare chiunque, non solo un’èlite. Chiunque può fare soldi con questo, è un’opportunità. Quando il mercato crolla, quando l’euro e le grandi Borse crollano, se sai cosa fare, se hai il piano corretto davanti, puoi fare una barca di soldi: per esempio, con una strategia di hedge funds o investendo nel debito sovrano, cose come questa”.Giornalista: “Se può vedere le persone che sono qui con me, vedrà che sono rimaste a bocca aperta ascoltando quello che dice. La ringraziamo per il candore, ma questo non ci aiuta e non aiuta neanche l’Eurozona”.Rastani: “Ascolti, a tutti quelli che ci stanno ascoltando. Questa crisi è come un cancro. Se aspettano e aspettano senza fare niente, questo cancro continuerà a crescere e sarà troppo tardi. Quello che dovrebbero fare è prepararsi. Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose. Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa questo pacchetto di misure di salvataggio e neanche importa ai grandi fondi di investimento.Guardi, io voglio aiutare le persone e la gente può guadagnare soldi da questo, non solo i brokers, quello che devono fare è imparare a fare soldi in un mercato in caduta, la prima cosa che devono fare è proteggere i loro investimenti, proteggere quello che hanno, perché la mia previsione è che in meno di 12 mesi i risparmi di milioni di persone spariranno e sarà solo l’inizio. Per cui il mio consiglio è preparatevi e agite adesso. Il maggiore rischio che correte adesso è non agire”.
Fonte tratta da sito .

martedì 27 settembre 2011

Clifford Stone - Sono fra noi

"ll giorno in cui ci sarà il contatto si sta avvicinando, non posso dirvi se sarà quest'anno tra dieci anni o tra vent'anni, ma quest'evento è inevitabile e non si potrà più smentirlo, allora spero, prima che ci invada la paura che ci porta a distruggerli, che ci prenderemo il tempo per conoscerli..." - Clifford Stone

lunedì 26 settembre 2011

La rapina di terre cresce a ritmi vertiginosi


Nella giornata di ieri Oxfam ha presentato il rapporto/analisi "La nuova corsa all'oro - Lo scandalo dell'accaparramento delle terre nel Sud del Mondo" che stima le dimensioni mondiali del fenomeno land grabbing, l'accaparramento incontrollato delle terre effettuato in particolare da investitori internazionali con accordi su larga scala.
«Sono 227 milioni gli ettari di terra venduti, affittati o concessi in uso in tutto il mondo dal 2001 - spiega l'Ong - Una superficie equivalente all'Europa nord-occidentale. L'espandersi del fenomeno, mette in pericolo le comunità più povere, che perdono case e mezzi di sostentamento, a volte a seguito di violenze, senza essere consultate, risarcite e senza avere mezzi per fare ricorso. Non tutti i 227 milioni di ettari sono classificabili come land grabbing, ma dietro le acquisizioni di terreni si cela spesso questo fenomeno. La scarsa trasparenza e la segretezza che circondano tali compravendite di terra rendono difficile calcolare i numeri esatti. Ciononostante, Oxfam e i suoi partner hanno analizzato circa 1.100 accordi relativi all'acquisizione di 67 milioni di ettari: il 50% delle compravendite sono avvenute in Africa e coprono un'area quasi pari alla superficie della Germania».

I dati del rapporto sono stati raccolti dalla Land Matrix Partnership, una coalizione di organizzazioni accademiche, scientifiche e non governative di cui Oxfam fa parte insieme all'International Land Coalition, alle università di Berna ed Amburgo, al Cirad francese e all'agenzia tedesca per la cooperazione tecnica Giz.
Il rapporto sottolinea che «l'ondata di accordi sulla terra che avviene oggi nei paesi più poveri non rappresenta quell'occasione di sviluppo che milioni di contadini aspettano da anni. Mentre la corsa all'acquisto dei terreni nei paesi in via di sviluppo si intensifica, sono i più poveri a farne le spese. Questo rapporto rivela che il più delle volte questi accordi danneggiano gli interessi di coloro che coltivano la terra, premiando le elite locali o i grandi investitori nazionali e internazionali. Questo accade perché i più poveri non hanno il potere di rivendicare i loro diritti e proteggere i loro interessi. Oxfam chiede alle imprese e ai governi di agire per tutelare i diritti delle comunità locali e per modificare le relazioni di potere tra i grandi investitori e le comunità locali. Solo così gli investimenti sui terreni potranno promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico locale».

Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia evidenzia che «Il numero senza precedenti delle compravendite e la crescente competizione per la terra sta avvenendo sulla pelle dei più poveri del mondo. In questa nuova corsa all'oro, gli investitori ignorano i diritti delle comunità locali le cui economie si fondano sulla terra", dichiara "Lo scandalo è che l'80% delle terre accaparrate rimane inutilizzato. Questa nuova corsa all'oro si intensificherà nel futuro, a causa della crescente domanda di cibo, dei cambiamenti climatici, della scarsità d'acqua e dell'incremento della produzione di biocarburanti che sottrae migliaia di ettari alla produzione di cibo».
In effetti tutti gli indicatori presi in esame nel rapporto fanno pensare ad una più che probabile accelerazione della corsa alla terra nei prossimi anni. «Basti pensare che quasi tre miliardi di persone vivono in regioni dove la domanda di acqua supera l'offerta - dice Oxfarm - L'economia globale, inoltre, triplicherà le sue dimensioni entro il 2050 con una domanda crescente di risorse naturali. L'olio di palma è il più consumato al mondo ed è utilizzato in circa metà del cibo confezionato e dei prodotti per l'igiene. Si prevede che la sua produzione raddoppi entro il 2050, incrementando le aree coltivate di 24 milioni di ettari, sei volte la superficie dell'Olanda».
Il rapporto, che fa parte della campagna globale di Oxfam "Coltiva", fa giustizia di alcuni "miti" legati agli investimenti sui terreni nei Paesi poveri e descrive gli effetti devastanti che il land grabbing ha in Uganda, Sud Sudan, Indonesia, Honduras e Guatemala. Oxfarm denuncia che «In Uganda, per esempio, almeno 22.500 persone hanno perso casa e terra in seguito all'espropriazione subita per mano della New Forest Company (Nfc), un'azienda britannica specializzata nella produzione di legname. Molte persone sono state allontanate con la forza e non hanno più mezzi di sostentamento, né possibilità di mandare i figli a scuola. Ci sono state ordinanze del tribunale contro la Nfc e testimoni oculari hanno riferito che i dipendenti dell'azienda hanno preso parte essi stessi ad alcuni espropri. Tuttavia, la Nfc nega di essere coinvolta».
Ad rapporto di Oxfam arriva il sostegno (non sappiamo quanto gradito) di Confagricoltura che dice che il documento conferma i suoi ripetuti avvertimenti.
La "Confindustria" degli imprenditori agricoli italiani, che a differenza di Oxfarm apperova gli Ogm, dice che «Questa nuova corsa all'oro per cui si prevede un progressivo intensificarsi nei prossimi anni, conferma una centralità dell'agricoltura nelle sorti del mondo che ormai non si può più ignorare, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello sociale. Già nel 2040 per soddisfare la richiesta di cibo sarà necessario il 70% di produzione agricola in più ad invarianza di mezzi rispetto ad oggi, ma l'attuale Politica agricola comunitaria non tiene conto di questo dato allarmante».
Fonte tratta dal sito .

domenica 25 settembre 2011

NON PAGARE IL DEBITO !



Un anno fa la Grecia era in rosso per 110 miliardi di euro.L’hanno “salvata”.Adesso il debito è salito a 340 miliardi.Non so se la ri-salveranno, ma, in tal caso (e non è una battuta di spirito, perché la Finlandia proprio questo ha chiesto) dovrà dare in pegno il Partenone.A riprova che i “ nove banchieri” di Wall Street amano molto le collezioni private. Non so dove lo metteranno, il Partenone, ma troveranno un posto, magari vicino a San Diego, California.Il problema è che adesso tocca a noi. Chiederanno in pegno il Colosseo, o la Galleria degli Uffizi. E non basterà, perchè il nostro debito pare sia superiore ai 1.900 miliardi di euro.Dicono che dobbiamo privatizzare tutto. Arriveranno a comprare ai saldi con i denari fasulli, creati con un click sul computer, con cui hanno gonfiato il debito mondiale fino a cifre astronomiche, che nessuno è più in grado di pagare.Ho publicato i risultati di un Gao (Government Accountability Office) Audit sulla Federal Reserve , il primo e unico mai effettuato sulla prima banca planetaria nei suoi circa 100 anni di storia, dal quale emerge che, tra il 2007 e il 2010, la Federal Reserve ha spalmato 16 trilioni di dollari su tutte le più importanti banche occidentali, non solo su quelle americane.L’Audit è stato fatto da due senatori americani, Bernie Sanders e Jim DeMint, e chi vuole se lo va a leggere sul sito di Sanders. Qualcuno si è scandalizzato per il mio “complottismo”. Sfortunatamente non sono io che complotto. L’operazione è stata definita, dallo stesso Sanders, del tutto illegale.Tredicimilamiliardididollari inventati e inviati illegalmente a tutte quelle banche? E perchè?La risposta è una sola: perchè tutte quelle banche sono fallite. Ma non lo si poteva dire. Quindi si è rimessa la benzina nel loro serbatoio. E, con quella benzina, il debito (nostro) ha ripreso a crescere.John Kenneth Galbraith definì questa come “economia della truffa”. Se potesse resuscitare, adesso riderebbe. Forse, da qualche parte, lo fa. Ma riderebbe di noi se pagassimo il debito di quei nove balordi che si riuniscono a Wall Street, in segreto, per renderci schiavi.

Fonte tratta dal sito .

sabato 24 settembre 2011

Le origini della schiavitù umana. Rivelazioni di Credo Mutwa

Quello che segue è la prima parte di estratti dalla mia traduzione di una intervista del 1999 che Rick Martins (Usa) fece, per la rivista Spectrum, ad un grande anziano di saggezza e conoscenza, lo sanusi (shamano) Zulù Credo Mutwa, arrivato alla nostra ribalta occidentale grazie a David Icke. Sia per lunghezza (molte pagine) che per tipo di contenuto l’intervista non sarà pubblicata per esteso su questo sito, ma gli iscritti a The Living Spirits potranno avere accesso al pdf ("IL PIU' GRANDE SEGRETO") nella sezione dedicata.
In questa intervista ci sono moltissime informazioni che possono rappresentare una sfida per la mente del lettore. C’è persino la descrizione di una città sotterranea in Africa (non parte di questa primo articolo), che potrebbe essere l’origine dei miti o delle storie sull’inferno. Dunque suggerisco di lasciar perdere la lettura se siete molto legati ad un sistema di credo, se avete dei dogmi religiosi o filosofici….
Per gli altri.. ricordare che "non c’è nulla da temere. La vita è eterna ed ogni cosa non è che una esperienza sulla via verso l’illuminazione".
Cristina Bassi
Grazie agli sforzi e all’assistenza di David Icke, mi fu possibile stabilire il contatto con il Dr. Johan Joubert, che gentilmente coordinò la cosa con Credo Mutwa, consentendo così che l’intervista avvenisse telefonicamente: letteralmente a metà strada del mondo, in Sud Africa
Credo Mutwa è l’uomo che David Icke descrive come: "L’uomo più incredibile e ricco di conoscenza che abbia mai avuto il privilegio e l’onore di chiamare amico, un genio”. Dopo aver parlato con Credo Mutwa, non potrei essere più d’accordo. Vorrei anche dire che Credo Mutwa, che non ha una istruzione formale, è stato cosi gentile e coscienzioso da sillabare tutte le parole in africano Zulù, i nomi propri, etc, per questo articolo. Le incredibili informazioni presentate da Credo Mutwa sono certamente provocatorie e a largo raggio sia per le implicazioni che per lo scopo. Una volta che leggerete queste informazioni, capirete.
Martin: Può confermare che questi extraterrestri rettiliani mutanti forma esistono veramente sul nostro pianeta, in questo tempo? E se si, se può confermare, potrebbe essere specifico? Da dove vengono?
Credo Mutwa: Avete sentito parlare di un Paese che si chiama Rwanda, nell’Africa Centrale?
Martin: Si.
Credo Mutwa: Le persone del Rwanda, gli Hutu, così come i Watussi, affermano, e non sono i soli in Africa ad affermare questo, che i loro antenati molto antichi erano una razza di esseri che loro chiamavano gli Imanujela, che significa "i Signori che sono venuti". Alcune tribù dell’Africa occidentale, come i Bambara, dicono anch’essi la stessa cosa. Dicono che arrivarono dal cielo, molte, molte generazioni fa, una razza, di creature altamente avanzate che sembravano uomini e li chiamavano Zishwezi. La parola Zishwezi significa le creature che planano, ovvero che possono planare attraverso il cielo o l’acqua.
Tutti, sir, hanno sentito parlare del popolo Dogo nell’Africa Occidentale e tutti dicono che le persone normali diedero loro cultura, ma non solo il popolo Dogon ma UNO di molti, molti popoli in Africa, che affermano che la loro tribù o il loro re furono prima fondati da una razza supernaturale di creature che venivano dal cielo.
Gli Zulù, famosi per essere guerrieri, il popolo a cui appartenne il re Shaka Zulu, del secolo scorso. Quando si chiede ad un antropologo bianco Sudafricano cosa significa il nome Zulù, dice che significa "il cielo" (risa) e quindi gli Zulù chiamano se stessi "il popolo del cielo". Questo, sir, è un’idiozia.
Nella lingua Zulù, il nostro nome per “cielo”, per il cielo blu, è sibakabaka. Il nostro nome per lo spazio interplanetario, tuttavia, è izulu e weduzulu, che significa "spazio interplanetario” il cielo scuro, che vedete con le stelle ogni notte", ha anche a che fare con il viaggiare, sir. La parola Zulù per viaggiare a caso, come un nomade o uno zingaro, è izula.
Ora, potete vedere che le persone Zulù in Sud Africa erano consapevoli del fatto che si può viaggiare nello spazio, non attraverso il cielo come un uccello, ma attraverso lo spazio e gli Zulù affermano che molte, molte migliaia di anni fa, arrivò dal cielo una razza di genti che erano come lucertole e potevano cambiare forma quando volevano. E le persone che sposavano le loro figlie ad extraterrestri e producevano una razza di potere di re e capi tribali; ci sono centinaia di favole, sir, in cui una lucertola femmina assume l’identità di una principessa umana e sposa un principe Zulù.
E queste creature, sir, veramente esistono. Indipendentemente da dove va, per il Sud, centro Ovest Est dell’Africa, troverà che la descrizione di queste creature è la stessa. Persino tra le tribù che mai, nella loro lunga storia, ebbero contatto tra loro. Quindi, ci SONO queste creature. Da dove vengono, non affermerò mai di saperlo, sir. Ma sono associate con certe stelle nel cielo ed una di queste è un grande gruppo di stelle che è parte della Via Lattea, che la nostra gente chiama Ingiyab, che significa "Il Grande Serpente". E c’è una stella rossa, rossiccia, vicino all’estremità di questo grande bordo di stelle che la nostra gente chiama IsoneNkanyamba. Ora questa stella si chiama IsoneNkanyamba, mi è stato possibile trovare il nome inglese: Alpha Centauri. Ora, questo sir, è qualcosa che merita una indagine.
Com’è che ben oltre 500 tribù dell’Africa che ho visitato negli ultimi 40 o 50 anni, ognuna di loro descrive simili creature? E’ detto che queste creature si nutrono di noi umani; che, un tempo, sfidarono Dio stesso alla guerra, perché volevano un controllo totale dell’universo. E Dio combattè una terribile battaglia contro di loro e li sconfisse, li ferì e li costrinse a nascondersi in città e sotterranei.
Si nascondono in profonde cavità sotterranee, perchè hanno sempre freddo. In queste cavità, ci viene detto, ci sono enormi fuochi che vengono tenuti vivi dagli schiavi, umani schiavi zombie. E viene anche detto che questi Zuswazi, questi Imbulu, o come volete chiamarli, non sono in grado di mangiare cibo solido.
Mangiano o sangue umano, oppure si nutrono di quel potere, di quella energia che si genera quando esseri umani, sulla superficie della Terra, combattono e si uccidono in grande numero.
La nostra gente crede, sir, che noi, le genti di questa Terra, non siamo realmente i padroni delle nostre vite, anche se ci inducono a credere di esserlo. (..) c’è un altro nome con cui sono note queste creature. Ed è Chitauli. Ora tale parola significa "I dittatori, coloro che ci dicono la legge". In altre parole, "coloro che ci dicono, segretamente, cosa dobbiamo fare".
Ora, si dice che questi Chitauli ci fecero una serie di cose quando arrivarono su questo pianeta. Originariamente, la terra era coperta da una coltre molto spesa di nebbia e foschia. Le persone non potevano vedere il sole nel cielo, a parte una luce leggera. E vedevano anche la luna di notte come un gentile artiglio di luce nel cielo, a causa di questa pesante foschia. E la pioggia cadeva continuamente in una pioggerellina. Ma non c’erano tuoni. Non c’erano tempeste. Il mondo era densamente coperto di grandi foreste, giungle e le persone a quel tempo vivevano in pace sulla terra. Le persone erano felici e si dice che a quel tempo, noi umani non avevamo il potere della parola. Facevamo solo degli strani suoni come scimmie e babbuini felici, ma non avevamo la parola come oggigiorno.
In quei secoli, le persone si parlavano attraverso la mente. Un uomo poteva chiamare sua moglie pensandola, pensando alla forma del suo volto, all’odore del suo corpo alla sensazione dei capelli come donna. Un cacciatore andava nella foresta e chiedeva agli animali di venire ed essi ne selezionavano uno tra il loro numero, che era vecchio e stanco e questi avrebbe offerto se stesso al cacciatore per essere ucciso velocemente e portare la carne alla sua caverna.
A quel tempo non c’era violenza contro gli animali. Non violenza contro la natura da parte degli esseri umani. L’uomo chiedeva cibo alla Natura. Era solito arrivare ad un albero, pensare ad un frutto e l’albero avrebbe concesso che alcuni dei suoi frutti cadessero al suolo e l’uomo li prendesse. E si dice che, però, quando i Chitauli arrivarono sulla Terra, arrivassero in terribili veicoli che volavano per l’aria, veicoli che avevano la forma di grandi coppe e che facevano un rumore assordante ed un fuoco terribile nel cielo.
E i Chitauli dicevano agli umani, che riunivano con forza con scudisciate di fulmini, che erano grandi dei dal cielo e che da ora in poi avrebbero ricevuto una serie di doni dal dio. Questi cosiddetti dei, che erano come esseri umani, ma molto alti, con una lunga coda e con terribili occhi incandescenti, alcuni con due occhi gialli, occhi grandi, alcuni tre, l’occhio rosso che stava nel centro della fronte. Questi esseri portarono via i grandi poteri che avevano gli esseri umani: il potere di parlare solo attraverso la mente, il potere di muovere gli oggetti solo con la mente, il potere di vedere nel futuro e nel passato, il potere di viaggiare, spiritualmente in mondi diversi. I Chitauli portarono via tutti questi grandi poteri dagli esseri umani e diedero loro un nuovo potere: quello della parola.
Ma gli umani scoprirono, con orrore, che il potere della parola divideva gli esseri umani, anzichè unirli, perchè i Chitauli astutamente crearono lingue diverse e crearono grandi litigi tra le persone. I Chitauli fecero anche una cosa che non era mia stata fatta prima: diedero agli umani delle persone che li governassero e dissero, "Questi sono i vostri re, questi sono i vostri capi”. Hanno in loro il nostro sangue. Sono i nostri bambini e dovete ascoltare queste persone perchè parleranno per nostro ordine. Se non lo farete, vi puniremo terribilmente."
Prima della venuta dei Chitauli, prima della venuta delle creature Imbulu, gli esseri umani erano spiritualmente uno. Ma quando arrivarono i Chitauli, gli umani si divisero sia spiritualmente che linguisticamente.
E i Chitauli diedero agli umani anche strani sentimenti: gli umani cominciarono a sentirsi insicuri, e cominciarono a costruire villaggi con recinzioni molto forti e con del legno intorno. Cominciarono a costruire Paesi, in altre parole cominciarono a costruire tribù e territori tribali, con confini che difesero contro qualsiasi nemico. Gli esseri umani diventarono ambiziosi, avidi, vollero diventare ricchi in termini di bestiame e conchiglie ed un’altra cosa che i Chitauli costrinsero gli umani a fare fu di farli scavare dentro la terra. I Chitauli attivarono le donne umane e le fecero scoprire minerali e metalli di certi tipi. Le donne scoprirono il rame; le donne scoprirono l’oro; le donne scoprirono l’argento. E furono guidate dai Chitauli nel creare delle leghe con questi metalli e a crearne di nuovi che non erano mai esistiti prima in natura, come il bronzo e l’ottone ed altri. Ora, i Chitauli, rimossero anche successivamente la sacra pioggia che portava la foschia dal cielo e per la prima volta dalla creazione, gli esseri umani guardarono verso il cielo e videro le stelle e i Chitauli dissero agli esseri umani che avevano sbagliato a credere che Dio abitasse sotto la Terra. "Da ora in poi," dissero i Chitauli ai popoli della Terra "le persone della Terra devono credere che Dio sia in Cielo e devono fare qui sulla Terra cose che fanno piacere al Dio che è nel Cielo".
Vede, originariamente, gli esseri umani hanno creduto che Dio fosse sottoterra, che fosse una grande madre che dimorasse sotto la Terra perchè vedevano tutte le cose verdi crescere da sotto la terra: l’erba, gli alberi crescevano da sotto la terra, quindi le persone avevano creduto che i morti vanno sottoterra. Ma quando i Chitauli portarono gli occhi umani verso il cielo, le persone cominciarono a credere che Dio fosse in Cielo e che coloro che muoiono, da questa Terra non vanno sottoterra ma in cielo.
Ora sir, un’altra cosa che i Chitauli dissero alla nostra gente, cosi si dice, è che noi esseri umani siamo qui sulla terra per cambiare la Terra e renderla adatta perchè “Dio” un giorno scenda e vi abiti. E si dice che coloro che lavorano per cambiare questa terra e renderla sicura per il dio serpente, il Chitauli, perchè vi giunga e vi dimori, saranno ricompensati con grande potere e ricchezza.
Sir, come ho osservato in anni di studio, in anni di iniziazioni ai misteri di shamanesimo, saggezza e conoscenza africani, mi sono trovato a pormi il quesito perché noi umani stiamo veramente distruggendo la Terra su cui viviamo. Stiamo facendo qualcosa che sta facendo solo un’altra specie di animali: l’elefante africano, che letteralmente distrugge ogni albero che trova dove dimora. Noi umani stiamo facendo esattamente questo.
Perchè gli umani sono spinti da insicurezza, avidità, bramosia di potere e trasformano la Terra in un deserto in cui alla fine nessun umano sarà in grado di vivere? Perché? Sebbene tutti siamo consapevoli dei terribili pericoli che ciò porterà con sé, perché stiamo tagliando enormi parti di giungla in Africa?
Perchè mai stiamo eseguendo le istruzioni che i Chitauli hanno programmato in noi?
Sebbene la mia mente si rifiuti di accettare questo la risposta è un terribile si, si, si..Tra le molte persone di saggezza che mi onorano della loro amicizia, c’è un uomo di grande conoscenza, che vive in Israele, il Dr. Sitchin (ora morto ndt). [si tratta del Dr. Zecharia Sitchin, autore di molti testi provocatori sull’interazione di genti extraterrestri con gli umani terrestri in ogni epoca antica.]
Secondo gli antichi testi scritti dai Sumeri, nelle terracotta, gli dei sono venuti dal cielo ed hanno costretto gli umani a lavorare per loro estraendo l’oro. Questa storia è confermata da leggende africane in tutta l’Africa, ovvero che gli dei sono arrivati dal cielo e ci hanno reso loro schiavi, in modo tale che non ci saremmo mai resi conto di esserlo.
Un’altra cosa che le nostre genti dicono, è che i Chitaulici danno la caccia come avvoltoi. Allevano alcuni di noi, riempiono alcuni di noi con grande rabbia ed ambizione e rendono guerrieri queste persone che hanno allevato perchè facciano una terribile guerra.
Ma, alla fine, i Chitauli non permettono a questi grandi leaders, questi grandi capi di guerra e re, di morire in pace. Il capo guerriero è usato per fare guerra il più possibile, uccidere il più possibile la sua gente e quelli che lui chiama nemici ed alla fine il capo guerriero muore di una morte terribile con il suo sangue che viene riversato da altri. E questo fenomeno, l’ho visto ripetutamente nella storia della mia gente. Il nostro grande re Shaka Zulu, che combattè oltre 200 grandi guerre durante un regno di quasi 30 anni, fu poi macellato e morì di morte violenta. Morì distrutto perchè a causa della morte della madre, non aveva più il potere di vincere battaglie.
E, prima di Shaka Zulu, c’era un altro re che istruì Shaka a diventare il grande re che fu. Il nome di quel re fu Dingiswayo. Dingiswayo aveva combattuto grandi guerre cercando di unire le genti Zulù in un’unica tribù. Aveva visto i bianchi del Cape (Capo, una città ndt) e pensò che unendo la sua gente in una grande nazione sarebbe stato in grado di respingere la minaccia verso la sua gente, che vedeva che i bianchi costituivano.
Ma ciò che accadde fu che dopo aver vinto molte battaglie per unire molte, il re Dingiswayo fu improvvisamente colpito da una malattia all’occhio e lo rese quasi cieco. E nascose il segreto che no poteva più vedere. Ma quel terribile segreto fu scoperto da una donna, la regina di un’altra tribù, dal nome di Ntombazi. Ntombazi prese la sua ascia di Guerra e tagliò di colpo la testa a Dingiswayo, dopo averlo adescato nella sua capanna e avergli dato cibo e birra. C’è anche un fenomeno simile con grandi leaders bianchi: Napoleone, in Europa, che morì di una morte miserevole sull’isola solitaria nell’oceano atlantico; Hitler, di nuovo in Europa, che morì di una morte terribile sparandosi in bocca: ci viene dett5o che Attila degli Unni fu ucciso da una donna e molti altri grandi capi che hanno fatto una brutta fine dopo aver seminato altrettanta morte e miseria a più gente possibile.
Il re Shaka fu portato alla morte dal fratellastro che usò su di lui lo stesso tipo di lancia che lui aveva designato per uccidere le persone il prima possibile. E Giulio Cesare incontrò anch’egli un simile fato dopo che, come il nostro Shaka Zulu, aveva conquistato molte nazioni. Sempre l’eroe guerriero muore di una morte di cui on dovrebbe morire.
Re Artù in Inghilterra fu ucciso dal figlio, assassinato dopo un lungo e coraggioso regno. Potrei continuare all’infinito. Ora, tutte queste cose, se le mette insieme, indicano che sia che le persone ridano di questo o meno, c’è un certo potere che guida noi umani verso il fiume oscuro dell’autodistruzione. E tanto prima molti di noi ne diventano consapevoli, meglio è. Forse potremmo essere in grado di gestirlo.
Sir, credo che queste creature siano ovunque sulla Terra e con rispetto, sir, anche se detesto parlare troppo di me, sono una persona che ha viaggiato in molte parti del mondo. Sono stato nel vostro paese, gli Stati Uniti, sir. Sono stato in Australia. Sono stato in Giappone, tra l’altro. E indipendentemente da dove sono stato, sir, ho trovato persone che mi dicevano delle creature come questa. Per esempio, nel 1997, ho visitato l’Australia, sir ed ho viaggiato molto per cercare di trovare i Neri di Australia, gli Aborigeni. E quando li ho trovati, mi hanno detto un numero di cose che mi hanno sorpreso moltissimo. Le stesse cose che avevo trovato in Giappone, le ho trovate a Taiwan. Ovunque dove ci siano ancora guaritori shamani e tradizionali, trovate queste storie incredibili. Ora, lasci che le dica sir, cosa ho trovato solo in Australia. Questo che gli Aborigeni australiani, che chiamano se stessi Coorie, che significa “la nostra gente”: i Coorie d’Australia credono in un grande dio creatore chiamato Byamie, sir.
Uno shamano Coorie, per la verità molti di loro, mi fecero un disegno di questo Byamie ed uno di loro mi mostrò una pittura rupestre che rappresentava questo strano dio creatore che venne dalle stelle. E quando mi misero davanti il loro disegno, quello che mi mostrarono era un Chitauli. Lo riconobbi dalla mia iniziazione africana. Aveva una testa grande, grandi occhi, che venivano enfatizzati dall’artista. Non aveva bocca ed aveva lunghe braccia e gambe incredibilmente lunghe Sir, questa era un tipica descrizione di un Chitauli che io conoscevo dalla mia gente in Africa.
Mi sono chiesto "Perché?" Sono qui in un paese a molte miglia di distanza dall’Africa e qui sto vedendo un essere noto ai Biamai o Bimi, che è una creature che a me, l’africano, è famigliare. Tra i Nativi Americani, sir, ho per esempio trovato, tra certe tribù in America, come gli Hopi per esempio e tra coloro che stanno in un edificio che chiamano un pueblo, ho trovato che questa gente ha ciò che chiamiamo creature Katchina, dove le persone indossano maschere e si travestono come certe creature.
Ed alcuni di questi Katchina sono molto molto alti, con una enorme testa tonda. Esattamente come abbiamo in Africa. Ho trovato creature simili in America. In Africa chiamiamo queste creature Egwugwu, o con un altro nome: Chinyawu. I Katchina dei Nativi Americani e i Chinyawu della nostra gente sono esseri identici.
Ora perchè è cosi? Quando I Nativi Americani e gli Africani erano in contatto tra loro? Quando? Questo è uno dei più grandi misteri di tutti i tempi, sir. E’ una delle molte cose che ho trovato in tutto in giro per il mondo che mi hanno lasciato totalmente sbalordito.
Simili creature ESITONO e quanto prima gli scettici tra noi guardano in faccia questo fatto, tanto meglio sarà. Perché l’umanità non fa progressi? Perché giriamo intorno in un grande cerchio di autodistruzione e reciproca distruzione?
Le persone alla base sono buone; io credo in questo. Le persone non vogliono iniziare guerre. Le persone non vogliono distruggere il mondo in cui sono, ma ci sono creature, o c’è un potere che guida noi esseri umani verso l’auto annientamento. E tanto prima ce ne rendiamo conto, tanto meglio".
(fine prima parte)
Postfazione:
le ultime notizie su Credo sono che sia stato tempo fa colpito da ictus ma è stato miracolosamente rimesso in sesto da un guaritore tedesco. Qui il link alle immagini dell’evento in diretta.
Agli inizi del 2010, Credo veniva tempestato di telefonate da un tipo che affermava di essere di un gruppo di giovani Zulù. La ragione del contatto incessante era il suo "tradimento della nazione Zulù" per aver parlato cosi tanto ai Bianchi.
Esasperato, Credo prese sulle spalle la sua “collana dei misteri (la “collana della conoscenza segreta”, tramandata da generazioni in generazioni) e prese il treno per andare nello Swaziland e confrontarsi con questa gente.
Quando arrivò là, fu assalito e torturato. Cominciarono a strappargli le unghie delle mani con le pinze. Gli rubarono la collana poi fu rimesso sul treno verso casa. Sullo sfondo tra questi torturatori Credo vide un Bianco che non riuscì a riconoscere, ma che dice (nel video citato sotto) era il più eccitato e avido di avere la collana.
Clicca qui per vedere il video in inglese di Icke sulla questione.
Clicca qui per accedere ai siti utili in inglese.
Clicca qui per consultare tutte le opere di David Icke.
David Icke è studioso di storia segreta e cospirazione, famoso giornalista e conferenziere. Dopo aver lavorato per la BBC e altre prestigiose testate, oggi la sua voce rappresenta una delle alternative più significative all’informazione ufficiale.
In tutto il mondo conta milioni di lettori e visitatori del suo sito davidicke.com.
Negli ultimi anni Icke ha tenuto numerosissimi incontri e ricerche in più di 20 paesi, offrendo a milioni di persone una soluzione spirituale (non religiosa) alla manipolazione globale.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 23 settembre 2011

David Bohm: un'illusione chiamata realtà



Negli anni quaranta, Dennis Gabor, premio Nobel per la fisica, sviluppò una teoria matematica che solo venti anni dopo, grazie allo sviluppo tecnologico, poté essere meglio esposta e compresa. Essa infatti richiedeva l’invenzione del laser, per apparire in tutta la sua strabiliante originalità. Stiamo parlando di quella che potrebbe rivelarsi la scoperta più sconvolgente nella storia del pensiero scientifico contemporaneo, la quale aprirebbe scenari e possibilità mai ipotizzate prima d’ora.
“Nel 1982” – spiega il Prof. Richard Boylan, “un équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più importante esperimento del ventesimo secolo. Aspect ed il suo team hanno infatti scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente l’una con l’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di dieci metri o di dieci miliardi di chilometri. E’ come se ogni singola particella sapesse cosa stiano facendo tutte le altre.
Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l’ipotesi più accreditata è che l’esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le particelle subatomiche sia effettivamente di tipo non locale”.
Nel suo libro “La realtà quantistica”, Nick Herbert afferma che la non-localizzazione delle particelle spiegherebbe questa loro incredibile comunicazione non mediata né da campi né da nessun altro fenomeno (proprio perché le loro influenze e i loro contatti avverrebbero all’istante). Nessun filosofo e nessuno scienziato avrebbe mai pensato che le categorie di spazio e tempo, si sarebbero potute annullare così facilmente! Nonostante ciò, le quattro forze fondamentali della natura (forza gravitazionale, forza elettromagnetica, interazione nucleare forte e interazione nucleare debole), possono tranquillamente essere descritte senza ricorrere ai concetti della non-localizzazione.
Ma allora perché proporre questa teoria? Semplicemente perché le spiega ancora meglio!
Parlando della non-località applicata alla forza gravitazionale: come fa la terra a sapere che io ci sono, per tirarmi verso il basso?! Oppure riguardo all’interazione nucleare forte: perché un elettrone rimane intorno al nucleo piuttosto che andarsene altrove? Cioè, come fanno a comunicare? Non solo…
Il modello non-locale della realtà può addirittura condurre la fisica teorica verso quello che è stato il principale obbiettivo di Einstein: la definizione di una quinta forza, una superforza che racchiuda e spieghi in sé tutte le altre interazioni della natura.
Nel 1964 il fisico irlandese John Stewart Bell, dimostrò l’effettiva esistenza di un mondo non localizzato. In una prova matematica confermata da diversi esperimenti, chiamata “Teorema di Bell”, egli dimostrò che l’ipotesi secondo cui il mondo è intrinsecamente localizzato, è assolutamente errata. Se da tempi antichi, se non antichissimi, questa teoria si dà per scontata (considerandola nemmeno come tale ma come dato di fatto), per lo meno in ambito esoterico, ai giorni nostri sono veramente tanti, e aumentano a vista d’occhio, gli studiosi coraggiosi e i ricercatori all’avanguardia che cominciano ad appoggiarla: pensiamo a Capra, Bateson, Prigogine, Laszlo, Jantsch, Talbot ecc.. D’altronde anche eminenti fisici quali Einstein, Pauli, Bohr, Schrödinger, Heisenberg e Hoppenheimer non erano del tutto contrari ad una visione del mondo arricchita anche da una valenza prettamente spirituale. Arrivare però a dire che la realtà è un’illusione confermando quanto vanno dicendo da millenni le tradizioni esoteriche, sia Occidentali che Orientali, è veramente rivoluzionario. E’ addirittura esageratamente oltraggioso, quasi ridicolo agli occhi di qualche scienziato legato a modelli di comprensione tradizionali – o forse verrebbe da dire “superati” – se non fosse per la levatura scientifica di colui il quale illustrò ancora più approfonditamente questa incredibile scoperta.
Sto parlando ovviamente di David Bohm, già collaboratore di Einstein e Professore di fisica teorica al Birbeck College di Londra.
Da poco scomparso, e già fortemente rimpianto, Bohm, fu uno dei più illustri scienziati dell’era contemporanea. Costui, grazie al concetto di “ologramma” è riuscito a spiegarci in termini scientifici che cos’è il velo di maya di cui la filosofia indiana, ha sempre parlato, illuminando gli occhi di chi ha orecchie attente.
Dalle teorie di Bohm, si evince che le energie elettromagnetiche e l’intera realtà fisica, sono create dalla prodigiosa e “magica” natura delle particelle subatomiche, le quali, incredibilmente, si presentano sotto il duplice aspetto di particelle e di onde. Ciò permette a tali particelle di rimanere in contatto e di venire quindi informate a vicenda, indipendentemente dalla distanza che le separa, la quale dunque, a questo punto, è una pura illusione. Le distanze quindi, servirebbero alla mente, per organizzare meglio i dati sensoriali provenienti dal mondo “esterno”, esse però, tranne che nella costruzione di questo ordine mentale, non esistono in realtà. In sostanza, secondo Bohm, le particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso organismo, e il fatto che appaiano separate, deriva dalla nostra incapacità di vedere la realtà nella sua interezza. Noi vediamo solo la parte e non il tutto, non riuscendo dunque a capire che il tutto è la parte e la parte è il tutto.
Immaginiamo un acquario, al cui interno sta nuotando un pesce. Noi non vediamo il pesce a occhio nudo ma solo grazie a due telecamere, una posizionata di fronte all’acquario, l’altra di lato. All’apparenza sembrerebbero due entità separate, due pesci diversi, uno visto da davanti, l’altro di lato ma guardandoli meglio potremmo scoprire un legame interessante: quando uno si gira, si gira anche l’altro. Ignari dell’esperimento, potremmo addirittura pensare che i due pesci comunicano tra loro, istantaneamente e misteriosamente. Il comportamento delle particelle subatomiche è altrettanto misterioso, e non fa che accreditare l’esistenza di un livello di realtà, del quale noi non siamo minimamente consapevoli.
Grazie agli ologrammi prodotti dal laser, Bohm, in sostanza, è arrivato a scoprire che la minima parte dell’ologramma di un oggetto contiene l’oggetto intero. Tutto ciò è assolutamente sconvolgente. Se noi produciamo l’ologramma di una rosa e poi scomponiamo in piccolissime parti quell’ologramma, non perderemmo mai l’oggetto nella sua interezza, pur avendolo più volte diviso! Esso infatti è contenuto in ogni singola frammentazione, in ogni – a questo punto apparente – divisione della rosa stessa.
Karl Pribram, neurofisiologo dell’Università di Stanford, ha avvalorato ancora di più la natura olografica della realtà, grazie a numerosi studi condotti su ratti, a cui veniva asportata una parte di cervello. Nonostante diverse e successive asportazioni infatti, i ratti continuavano a conservare i ricordi, dei quali dunque, in seguito all’esito degli esperimenti, non si può più ammettere un’esistenza localizzata. La stessa capacità umana di attingere all’istante, ad un qualsiasi ricordo, tra miliardi e miliardi di informazioni contenute nel nostro cervello, non fa che avvalorare la non-localizzazione dei ricordi, e quindi la non “catalogabilità” del tempo.
Queste importanti rivelazioni, di parte del mondo scientifico contemporaneo, che per chi ha familiarità con l’energia e le sue incredibili manifestazioni, non sono che l’ennesima conferma di saggezze antiche, possono dunque dirigere il mondo intero verso una convivenza migliore. Se tutto è connesso infatti, è assolutamente controproducente da parte di un essere, provocare il dolore o addirittura la morte di un altro essere. Ad un livello profondo di realtà infatti, Bohm direbbe “implicito”, è come far male a se stessi.
Gli indiani parlavano di karma, ma ne parlavano già 3.500 anni fa.
Dobbiamo aspettare ancora?

Fonte tratta da sito .

giovedì 22 settembre 2011

“DOV’È IL NOSTRO ORO ?"



Voi pensate che Ron Paul sia l’unica persona che faccia domande sull’oro effettivo che dovrebbe sostenere la moneta in circolazione. Pensate ancora: il giro del "chiedete al vostro banchiere centrale dove è l’oro" è già diventato globale dopo che il portavoce per gli affari finanziari del Partito Socialista, Ewout Irrgang, ha posto al Segretario del Tesoro olandese dieci domande dettagliate sull’oro che la Banca Centrale Olandese dovrebbe possedere. Le domande variano da: Dov’è l’oro? Perché l’oro e l’oro ritirabile fanno parte della stessa registrazione? Quanto oro è stato dato in prestito?Come indicato dal sito web olandese Vrijspreker.nl, "questa è una potenziale rivelazione per le preoccupazioni globali su quante informazioni cruciali non vengano comunicate al pubblico dalle e per i disastrosi effetti che queste banche hanno sulla società.”
Sarà il Belgio il prossimo a fare la stessa domanda nel vano tentativo di capire quanto dell’oro sia stato permanentemente “prestato”? E dopo il Belgio, sarà il turno di tutti quelli che hanno una banca centraleLe domande:
La Banca Centrale Olandese ha dato in prestito parte del proprio oro? Se sì, quanto e a chi?
Perché l’oro e i prestiti di oro sono nella stessa riga nel resoconto annuale del 2010, invece di essere menzionati come due partite separate?
Potrebbe darci una panoramica sugli interessi annuali ricevuti per i prestito di oro nel corso degli anni passati?
Dove È l’oro fisico della BCO? In quali luoghi e con quali giacenze? Qual è la ragione per cui l’oro è ancora in questi luoghi?
Qual è stata la ragione principale per cui la BCO ha venduto oro in passato? I costi dello stoccaggio sono una delle ragioni? Qual è il costo effettivo dello stoccaggio?
Può confermare che dal 1991 siano state vendute 1100 delle 1700 tonnellate in possesso? L’indicazione del giornalista Peter de Waard – che afferma vi sia una perdita di 30 miliardi di euro a causa di queste vendite storiche – è corretta? Se non lo è, quant’è l’ammontare esatto?
Quanta parte dei debito nazionale è stata pagata con le vendite di oro negli ultimi venti anni? Avete l’opinione che la sostenibilità del debito nazionale sia migliorata ripagando il debito e allo stesso tempo vendendo l’oro?
Qual è, secondo voi, la funzione attuale dello stock di oro?
Qual è la relazione tra le dimensioni del mercato delle giacenze di oro e quella del mercato dei derivati sull’oro?
Potete confermare che recentemente un certo numero di nazioni ha aumentato la quantità di oro fisico posseduta? Avete una spiegazione per questo fenomeno?

Fonte tratta da sito .

mercoledì 21 settembre 2011

Una demolizione controllata chiamata crisi economica



La crisi greca, l’attacco al debito dell’Italia, i rischi per l’euro, le proposte inflazionarie per il dollaro, lo yuan volutamente sottoquotato stanno scuotendo i Paesi e i governi nel mondo intero. Tutto sembra andare secondo un disegno calcolato: costruire un governo economico universale “di tipo monocratico”. L’analisi di un economista politico (Prima di due parti).
Proprio stanotte l’agenzia Standard & Poor’s ha abbassato il rating del debito sovrano italiano, portandolo da A+ ad A, accrescendo i timori per alcuni foschi scenari nella crisi economica mondiale, una crisi – diciamo subito – che a noi sembra “una demolizione controllata”, con scopi precisi.
Le contraddizioni insite nell’economia mondiale e nel suo modello di sviluppo sono oggetto da sempre dell’attenzione di AsiaNews. Fin dal 2003 abbiamo proposto ai nostri lettori un’analisi controcorrente, spesso anche molto critica rispetto al pensiero dominante. In questo la nostra particolare attenzione all’Asia ed in particolare all’economia cinese si è rivelato un vantaggio prezioso.
Grazie ad essa, infatti, prima di molti altri, abbiamo potuto osservare e chiarire alcuni fenomeni che poi sono divenuti elementi comuni ed imprescindibili di qualsiasi seria analisi economica successiva. La globalizzazione, così lodata fino a pochissimi anni fa, si è basata, infatti, su di una simbiosi singolare: da una parte ha alimentato una crescita asiatica ed in particolare cinese, imperniata sulle esportazioni, con tassi intorno al 10 % annuo, mantenuti per di più quasi costanti per circa un ventennio; dall’altra parte una rapida trasformazione dei Paesi occidentali ed in particolare degli Usa in economie non più manifatturiere, ma basate su servizi, finanza e consumo (tra cui una consistente spesa militare), alimentati dall’emissione monetaria.
Senza precedenti nella storia sono sia la durata ed il ritmo di crescita cinese, sia l’esplosione del debito pubblico (e privato) occidentale ed in particolare americano, passato ufficialmente dal 60 % circa a più del 100 % in pochi anni. Si tratta in entrambi i casi di un meccanismo truffaldino che si autoalimenta: da un lato il tasso di cambio cinese fortemente ed artificialmente sottovalutato rispetto alla parità di potere d’acquisto (dal 30% al 45%, un’imbattibile sovvenzione alle esportazioni cinesi) e dall’altro un’emissione di moneta di riserva valutaria (principalmente il dollaro) senza alcun freno e limite. Per chiarirci quest’ultimo punto basta ricordare, ad esempio, quanto affermato lo scorso agosto dall’ex governatore della banca centrale americana [1]: “Gli USA possono pagare qualsiasi debito perché possono sempre stampare moneta per farlo. Perciò ci sono zero probabilità d’insolvenza”. Infatti, c’è la certezza dell’insolenza e dell’arroganza di chi detiene il potere sovrano di battere a proprio arbitrio moneta di conto valutario.
Questa tracotanza in fondo è facile da attuare, perché non occorre disporre di miniere d’oro e d’argento, come un tempo, e non è solo monopolio americano: pochi giorni fa la Banca Nazionale Svizzera ha affermato che avrebbe difeso il tasso di cambio del franco anche immettendo una quantità illimitata di moneta nazionale. È del 16 settembre la notizia di un intervento coordinato di cinque banche centrali per l'immissione di liquidità in dollari sul mercato interbancario. Tra una settimana è probabile che Bernanke annunci una nuova ondata di “quantitative easing”, che tecnicamente è un allentamento dei vincoli di riserva ed in pratica non è niente altro che una forma di emissione monetaria mediante l’acquisto di buoni del Tesoro americano. Dopo la QE2 del novembre dello scorso anno, esauritasi nel luglio di quest’anno, sarà la volta della QE3 , cui farà seguito la QE4 e poi di seguito fino alla QEn.
Si tratta di un meccanismo simbiotico perverso ed è un’analisi che abbiamo più volte svolto e basterebbe perciò solo aggiornare i dati per riproporla. Abbiamo già scritto anche dell’esito, che è quasi scontato: un collasso finanziario, bancario ed infine economico senza precedenti. Per l’analisi rimandiamo perciò ai tanti articoli pubblicati da AsiaNews nel corso degli anni.
In merito all’esito può essere opportuno fare delle ipotesi sul quando e sul come. Dal punto di vista dei tempi si può dire che pare molto prossimo, perché di fatto tutti i fattori determinanti per il collasso sono già presenti nel sistema economico. Ad esempio, dato un tasso d’incremento di tre miliardi di dollari al giorno, già nei prossimi giorni il debito pubblico americano supererà il tetto stabilito con fatica a luglio in un accordo parlamentare tra democratici e repubblicani, mentre a metà ottobre il governo greco non avrà più euro per pagare i dipendenti pubblici. Significativo è anche che venerdì scorso, 16 settembre, Moody’s abbia annunciato che completerà la sua analisi se ridurre la propria valutazione sul debito pubblico italiano posto sotto osservazione per un suo possibile declassamento già tre mesi fa. Intanto questa notte Standard & Poor’s ha abbassato il rating dell’Italia da A+ ad A, aggiungendo che le previsioni per il Paese sono “negative”. Tutto sembra quindi coincidere e la scadenza pare imminente.
Per far precipitare la situazione sembra non manchi che una qualche scintilla, di cui non c’è penuria, e questo ci porta al come. I quotidiani economici di tutto il mondo - che sembrano muoversi all’unisono, come se non fossero possibili ipotesi diverse - in merito al debito pubblico parlano di rischio di “contagio” tra la crisi europea e quella americana. In realtà si tratta di situazioni tra loro ben diverse e pertanto in teoria facilmente isolabili tra un’area economica del mondo e l’altra. Questo perciò autorizza a supporre che la parola “contagio” stia in realtà a significare che si assisterà ad una serie di detonazioni contemporanee o a catena dal più grande al più piccolo, come in una demolizione controllata, e che questo darà l’impressione del propagarsi improvviso dell’incendio. Ad esempio, si è parlato spesso in questi ultimi due mesi del debito pubblico italiano e come questo possa essere il detonatore di un collasso generalizzato del debito pubblico in tutto il mondo. Questo da l’idea della strumentalità delle analisi proposteci.
Dato questo presunto “contagio” anche AsiaNews deve esaminare un po’ più da vicino la possibile scintilla del probabile prossimo incendio: le vicende italiane. L’Italia aveva più o meno l’attuale livello di indebitamento pubblico già all’inizio degli anni novanta. Nel corso dell’attuale crisi il debito pubblico italiano, aumentato del 7% del Pil, è stato quello che ha avuto il minore tasso d’incremento dal 2007 al 2011. Al confronto Regno Unito (47%), Stati Uniti (38%) e Giappone (37%), hanno avuto incrementi ben maggiori (il record è dell’Irlanda con un incremento del 65%) [2]. Inoltre l’Italia ha approvato in pochi mesi due manovre di riduzione del deficit di bilancio la prima, nel luglio scorso, di 25 miliardi e la seconda lo scorso 15 settembre con un’ulteriore riduzione di 55 miliardi di euro: non è poco, in relazione al Pil italiano ed al fatto che l’economia occidentale è in una fase decisamente più tendenzialmente contrattiva che espansiva. Si tenga poi conto del fatto che l’Italia ha avviato misure di riduzione strutturale del deficit della spesa previdenziale e sanitaria, con effetti di lungo termine, mentre altri Paesi non solo non l’hanno ridotto, ma hanno approvato al contrario leggi che nel futuro ne provocheranno un forte incremento. Ad esempio, negli Stati Uniti il valore degl’impegni di spesa futuri (“unfunded liabilities”) privi di copertura è di circa 115mila miliardi di dollari, e questo fa sì che il debito pubblico americano è in realtà ben superiore [3], circa 840 % del Pil, rispetto a quello pubblicato, circa il 100%.
Dal punto di vista tecnico non ha perciò senso la decisione di Moody’s dello scorso giugno di porre ora sotto osservazione il debito pubblico italiano per un suo possibile declassamento. Se poi, a fine mese, dopo che l’Italia ha approvato ed attuato una doppia manovra di rapida e forte riduzione del deficit pubblico, operativa già dal 2011, Moody’s dovesse confermare, come è probabile, una valutazione peggiorativa, si arriverebbe al ridicolo. Tale valutazione peggiorativa andava fatta 10, 20, 30 anni fa, quando il debito pubblico italiano cresceva, non ora. Farlo oggi è molto sospetto.
Il fatto è che chi fornisce tali valutazioni - Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch, le tre agenzie di valutazioni di merito (“rating”) relative ai titoli di credito - è privo di credibilità in termini di autonomia ed imparzialità a causa dell’enorme conflitto d’interessi per gli intrecci azionari relativi agli azionisti di controllo. Dalla tabella riportata in calce la malafede di Moody’s è peraltro evidente. Moody’s, deve il suo monopolio mondiale - che si spartisce con le due altre agenzie consorelle - ad una società di diritto privato, davvero poco nota al di fuori di circoli molto ristretti, la International Swaps and Derivatives Association, Inc., ISDA. È la società consortile di un gruppo esclusivo di operatori sul mercato dei derivati, il cui valore nominale globale d’interscambio è pari a circa 10-12 volte il Pil mondiale. È perciò triste, ma logico, che una piccola società come Moody’s si presti probabilmente a qualche piccolo favore, a qualche piccolo mercimonio sulla pelle della gente comune.
Probabilmente proprio Moody’s fornirà dunque la scintilla per innescare il collasso del sistema monetario e finanziario mondiale. Sarà perciò una demolizione controllata, come quella dell’edificio WTC 7 [4], il terzo edificio crollato a New York l’11 settembre 2001, molte ore dopo che i due aerei si erano schiantati contro le Torri Gemelle. È chiaro che, quando ancora non si poteva supporre che il governo Berlusconi, questo impiccio, sarebbe riuscito a far approvare la messa in sicurezza dei conti pubblici italiani, qualcuno ha stabilito che l’Italia andava “tirata giù” in autunno. Malgrado la sopravvenuta incongruenza non è stato possibile, se ne può dedurre, modificare in corsa la scaletta, da tempo accuratamente preordinata, a beneficio della logica argomentativa dei mezzi di comunicazione internazionali. Lo spettacolo deve continuare secondo il copione originario.
Pur non avendo copia di questa scaletta (purtroppo), è abbastanza facile intuirla e qui di seguito ne diamo una lettura. L’esplosione della crisi in Grecia, come si è detto, è prevista a metà ottobre. Questa, però, non ha un sufficiente potere detonante perché la Grecia è un Paese troppo piccolo per innestare una crisi generale. La scaletta prevede perciò che vi sia un’ulteriore fase ed è la volta delle banche francesi e tedesche che hanno un forte quantitativo di titoli di Stato greci, soprattutto le francesi Société Générale, BNP Paribas e Crédit Agricole. Fin qui tutto “bene”, tutto sta procedendo secondo copione, senza impicci.
Da qui in avanti s’innesta, invece, il declassamento del debito pubblico italiano, la parte della sceneggiata resa meno logica e credibile dalle due manovre del governo Berlusconi. Secondo il copione, essendo esse stesse in difficoltà, le banche francesi devono ridurre il loro investimento in titoli italiani posti sotto osservazione o declassati e di cui esse sono tra i maggiori detentori. Ad ottobre perciò si sarebbero dovuti sommare alcuni effetti in un drammatico crescendo, che si estende a tutta l’Europa come nel 1848. Si scopre che ottanta miliardi (25 +55) di riduzione, il 10 % della spesa pubblica italiana, non sono sufficienti: ne occorrono altri cento. L’analisi è corretta, ma una dieta troppo rapida può provocare scompensi, nella fattispecie tumulti ed insurrezioni. Ci saranno, ma non è sufficiente. A questo punto si deve inserire un colpo di scena, un ribaltamento di sorti: la Federal Reserve annuncia che, insieme al Fondo Monetario Internazionale, interverrà per salvare l’Euro, a condizione che i Paesi europei facciano la loro parte. È una mossa geniale, le borse mondiali si riprendono, all’apparenza, le sommosse cessano. Berlusconi, però, deve andare via, comunque, perché così è scritto sulla scaletta. Non è caduto sui conti pubblici, non era caduto su Ruby Rubacuori, alias Karima El Maghroub, alias Karima Heyek [5]. Qualcosa però si troverà, basta applicare il modello Libia [6]. Berlusconi viene costretto alle dimissioni da una rivoluzione, “spontanea”, ovviamente, e s’insedia o un governo di “transizione” o di “unità nazionale”.
Il nuovo governo privo della legittimità elettorale è debole e molto diviso a suo interno. Non riesce perciò ad effettuare i tagli necessari e la riduzione del debito pubblico preventivata ed in un paio di mesi, nonostante l’intervento americano, l’Italia è costretta all’insolvenza. Essendo uno dei maggiori paesi dell’Unione Europea l’effetto è la disgregazione dell’Euro. A questo punto il traguardo è finalmente in vista: la Fed ha infatti emesso una sufficiente valanga di dollari da rendere la situazione irreversibile. Dopo alcuni mesi, minimo sei, più probabilmente dopo un anno, va in scena il dramma finale: appesantito dal peso dei salvataggi bancari del 2008, 24mila miliardi di dollari, dalla QE1, QE2, QE3, … , QEn, dal salvataggio mancato dell’Europa, il dollaro schianta e con esso, a cento anni dalla sua costituzione, la Federal Reserve.
Con la scomparsa del dollaro i contratti derivati sono privi di valore ed i soci della ISDA che avevano potuto leggere la scaletta in anticipo festeggiano: hanno convertito quanto potevano in oro ed argento. Sulle ceneri della Fed si avviano le trattative per le quote di ripartizione di una nuova moneta unica mondiale, riservate a ciascuna macroregione del mondo. Non occorrono grossi sforzi teorici. Di fatto, tale moneta esiste già, è l’unità di conto del Fondo Monetario Internazionale, i Diritti Speciali di Prelievo (SDR, nell’acronimo inglese). Occorre semplicemente ampliarne la composizione, finora formata da dollaro, euro, yen e sterlina, monete che a questo punto della vicenda sono ormai defunte. Definita la nuova moneta unica, si procede a formalizzare poi la costituzione di una banca centrale mondiale e quindi di un governo mondiale con le conseguenze che si possono immaginare.
A parte il concreto elevato e catastrofico rischio di una guerra mondiale a causa delle divergenze di interessi, di questo progetto quello che non ci sta bene è tutto. Ma quello che indigna di più è la menzogna e l’artificialità con cui viene perseguito, mentre quello che preoccupa maggiormente è il rischio per la libertà di miliardi di persone. È, infatti, un piano per stabilire un sovraStato in cui ingabbiare tutta la terra in una sorta di Unione Sovietica. È la premessa per quel “pericoloso potere universale di tipo monocratico” di cui ha scritto il Papa nella sua enciclica “Caritas in Veritate”.

Fonte tratta dal sito .

martedì 20 settembre 2011

BANCHE PER LA CALIFORNIA DI DOMANI



La legge dello stato della California AB 750, per lo studio di fattibilità per l'istituzione di una banca statale che gestirebbe i fondi statali, passata in entrambe le camere, è adesso alla firma del governatore Jerry Brown.Potrebbe essere la chance per riportare lo stato alla gloria passata, come nota TIME Magazine:
Negli anni '50 e '60 la California era un manifesto liberale. I governatori Earl Warren e Pat Brown affrontarono la crescita boom della popolazione del dopoguerra con un massiccio programma di infrastrutture pubbliche: il miglior college pubblico della nazione, il sistema di autostrade libere e l'acquedotto di stato, che porta l'acqua dal piovoso nord al riarso sud. Questo prima della Proposition 13, una modifica costituzionale di iniziativa popolare del 1978. La Prop 13 limitava la tassa sulla proprietà immobiliare all'1% del valore della proprietà stessa e richiedeva la maggioranza dei 2/3 di entrambe le camere per futuri aumenti di ogni imposta statale.
La Prop 13 ridusse radicalmente la base tassabile e, come osserva l'economista Michael Hudson, è troppo tardi per innalzare le tasse sulla proprietà adesso. I risparmi fiscali hanno semplicemente fatto alzare i prezzi e conseguentemente hanno appesantito il servizio del debito verso le banche. Oggi, dice Hudson, “una quota così consistente degli immobili urbani sta precipitando in una situazione di negative equity [quota del mutuo ancora da pagare superiore al valore di mercato dell'immobile], per cui un aumento delle tasse sull'immobile porterebbe ad altri pignoramenti con ulteriore diminuzione degli introiti fiscali”.
Intanto lo stato sta lottando per far quadrare il budget con entrate fiscali sensibilmente diminuite. Necessitano nuove entrate, qualcosa che non penalizzi i consumatori, i piccoli proprietari, le aziende locali.
Una banca statale può essere tale opportunità. Il North Dakota, l'unico stato che ha la sua banca, è altresì l'unico stato in attivo di bilancio dall'inizio della crisi bancaria. Il bilancio del North Dakota è così positivo da permettere la recente riduzione delle tasse sul reddito delle persone fisiche e sugli immobili per un totale di 400 milioni di dollari, mentre si stanno discutendo ulteriori tagli. Il North Dakota ha i migliori risultati della nazione: i più bassi tassi di disoccupazione, pignoramenti e scoperti su carta di credito, e non ha registrato il fallimento di una banca da oltre un decennio.
Gli utili della Bank of North Dakota (BND) sono un significativo attivo nel bilancio statale. La banca ha contribuito per oltre 300 milioni di dollari nell'ultimo decennio, una cifra notevole per uno stato con una popolazione di un decimo quella della contea di Los Angeles. Il North Dakota possiede petrolio ma, secondo uno studio del Center for State Innovation, dal 2007 al 2009 la BND ha contribuito al bilancio statale quanto le entrate petrolifere e del gas.
Il North Dakota è uno stato conservatore, non proprio quel che ci si aspetta che si impegni in partecipazioni statali, ma la giustificazione dei conservatori per una banca statale è che essa preservi la sovranità, permettendo l'indipendenza da Wall Street e dalla FED.
La BND non fa concorrenza alle banche locali, né è partner commerciale, fornendo capitali, liquidità e garanzie, partecipando a prestiti, una sorta di mini-FED per lo stato.
Secondo il report annuale 2010 della BND:
Nel 2010 abbiamo conseguito il miglior risultato finanziario di sempre. Gli utili sono cresciuti di 4 milioni a 61,9 milioni di dollari, il settimo anno consecutivo di rialzi. L'anno è finito con il più alto livello di capitale di sempre, 325 milioni di dollari. La banca ha prodotto un solido 19% di ROE [return on equity – reddito netto prodotto rispetto al capitale impiegato], che rappresenta il profitto dello stato sul suo investimento.
Il 19% di ROE batte i 170 miliardi PERSI da CalPERS e CalSTRS, i due fondi pensione pubblici della California, da quando il mercato azionario ha toccato il fondo a Marzo 2009. La BND ha fatto profitti record durante tutto quel periodo.
La BND aumenta le entrate statali anche in altri modi, oltre a versare i propri utili. Contribuisce a costruire la base tassabile fornendo i fondi necessari alle imprese locali e finanziando le infrastrutture che le attraggono. Fra gli altri, gestisce un programma finanziario chiamato Flex PACE che fornisce alla comunità locale assistenza nei campi del sostegno occupazionale, della creazione di tecnologia, delle vendite al dettaglio, della piccola impresa e dei servizi comuni.
La BND finanzia inoltre una linea di credito allo stato senza interesse, poiché lo Stato possiede la banca. Le linee di credito vengono estese in emergenza, o quando i dipartimenti statali o i comuni affrontano imprevisti, come nel caso della recente alluvione. Avere una linea di credito presso la banca statale consente allo stato e alle municipalità di evitare tassi esorbitanti da Wall Street, nonché pressioni a privatizzare e a ridurre i servizi per evitare downgrades da parte delle agenzie di rating.
Timothy Canova è professore di legge ed economia internazionale alla Chapman University di Orange, California. In un documento del Giugno 2011,"L'opzione pubblica: istituzioni bancarie pubbliche parallele", confronta l'ottima situazione finanziaria del North Dakota con quella della California:
. . . La California è il più grande stato americano e, senza una banca statale, è incapace di impiegare centinaia di miliardi di dollari di entrate statali verso gli investimenti produttivi dello stato. Al contrario, la California li deposita presso grandi banche private, che spesso li impiegano altrove, speculano in borsa (perfino scommettendo tramite derivati contro le stesse obbligazioni statali) e non versano alcun loro profitto allo stato. Allo stesso tempo la California soffre di condizioni di credito restrittive, di alta disoccupazione ben al di sopra della media nazionale e di stagnazione delle entrate fiscali statali e locali.
La California era all'avangardia nella tecnologia, nell'industria, nell'intrattenimento e nella pubblica istruzione. Sotto il governatore Pat Brown la frequenza ai campus dell'Università della California era libera, accessibile a tutti. Oggi la retta ammonta a 13.000 dollari annui e lo stato ha una disoccupazione al 12%.
La California, come il North Dakota, è ricca di risorse. Una banca statale permetterebbe di capitalizzarle a pieno vantaggio, fornendo il credito necessario a capitalizzarne il potenziale.
Ben Hueso, membro dell'Assemblea di San Diego, colui che ha firmato la proposta di legge AB 750, ha così descritto il concetto di banca: “Non è il capriccio del momento, non è un paio di jeans attillati; è un paio di scarponi da lavoro”.

Fonte tratta dal sito .

lunedì 19 settembre 2011

Rosneft e ExxonMobil si uniscono per sfruttare i giacimenti dell'Artico



Rosneft e ExxonMobil raggiungono l'intesa: 2,2 miliardi di euro per lo sfruttamento dei giacimenti ghiacciati
Il boccone è ghiotto: 412 milioni di barili di greggio. Il 22 percento delle risorse di idrocarburi e gas naturale non ancora sfruttate. È questo l'unico, fondamentale ragionamento che russi e americani hanno posto alla base delle strategie per la spartizione della torta artica: coalizzarsi. L'accordo firmato nei giorni scorsi in Crimea da Rosneft ed ExxonMobil vale 2,2 miliardi, e spazza via ogni potenziale competitor nell'area, dalla Royal Dutch Shell alla Cairn Energy, che hanno già investito miliardi di dollari per le esplorazioni artiche. Con l'intesa, la Rosneft potrà partecipare ai progetti della ExxonMobil nel Golfo del Messico e in Texas già entro la fine di quest'anno. Parimenti, tecnici, consulenti e funzionari della ExxonMobil potranno essere invitati a prendere parte ai progetti della compagnia russa.
Russi e americani, insieme, potrebbero sfruttare già dal 2015 un colossale giacimento nel sottosuolo ghiacciato della Russia settentrionale, per cominciare a produrre energia dalla prossima decade. Si tratta del blocco di Prinovezemelsky, fonte di gas e petrolio nella zolla continentale russa del Mar di Kara meridionale. Conterrebbe risorse per 4,9 miliardi di tonnellate di petrolio, equivalente a circa 36 miliardi di barili. Se le prospezioni confermeranno tali dati, si tratta della scoperta energetica più importante degli ultimi 50 anni. Si tratta di vedere quanto di quel petrolio è recuperabile.
La Rosneft, che ha già condotto missioni geologiche nell'Artico, prevede che l'esplorazione di Prinovezemelsky avverrebbe tra i 40 e i 350 metri di profondità, in condizioni proibitive e temperature di meno 50 gradi. Altre zone assai ricche sono nel nord dell'Alaska e nei Territori del Nord-Ovest canadesi. La Shell ha ottenuto concessioni dagli Usa per aprire dieci pozzi nei prossimi due anni al largo delle coste dell'Alaska, mentre la scozzese Cairn Energy ha già tre pozzi e ne sta progettando altri quattro al largo della Groenlandia.
L'Artico è una delle aree più pericolose per la trivellazione. Il contenimento delle catastrofi ambientali potrebbe essere molto più difficile rispetto ad altri luoghi di sfruttamento energetico. La costruzione delle piattaforme è più complessa, richiedendo acciaio in grado di resistere per anni senza degradarsi.
Ma il futuro economico di numerosi Paesi i cui territori si trovano nella regione artica dipende proprio dallo sviluppo dei combustibili fossili. Così come l'industria dell'energia si sta muovendo in fretta per sfruttare il prima possibile questa terra inesplorata, anche la legislazione sta compiendo passi da gigante, aprendo la strada ad accordi prima inaspettati. Come quello tra Norvegia e Russia, i cui confini marittimi sono stati fissati di recente, dopo anni di contenziosi e negoziati. O come l'importante accordo raggiunto nel maggio scorso, quando i capi della diplomazia degli Stati membri del Consiglio dell'Artico si sono riuniti in Groenlandia per siglare il trattato di cooperazione per la ricerca, il salvataggio aereo e marittimo nella regione artica.
L'importanza dell'incontro, durante il quale - per la prima volta - sono stati firmati trattati che vincolano tutte le nazioni (Canada, Usa, Russia e Paesi scandinavi), a differenza del passato, in cui i patti erano bilaterali o trilaterali, giace nelle colossali opportunità di sfruttamento conseguenti allo scioglimento dei ghiacci. Opportunità che hanno da tempo scatenato la corsa al petrolio, ai minerali, al mercato ittico e alla navigazione commerciale della cosiddetta 'ultima frontiera'.

Fonte tratta dal sito .

domenica 18 settembre 2011

FAST AND FURIOUS, BOOMERANG DAL MESSICO



Mentre l’esercito statunitense viene mandato oltre oceano in cerca di mostri da distruggere, ignorando i buoni consigli dei Fondatori, più vicino a casa si sta preparando un’altra guerra, proprio al confine tra Stati Uniti e Messico. L’agente di polizia di confine Brian A. Terry, ucciso il 21 dicembre presso Rio Rico in Arizona è stato assassinato da uomini armati facenti parte di un cartello di droga, usando armi contrabbandate attraverso il confine USA – Messico con gli auspici del Bureau of Alcohol, Tabacco and Firearms (BATF). I cartelli, che avevano sparato a metà del Messico e terrorizzato l’altra metà, sembra abbiano avuto una grossa mano da quei geni di Washington, da quelle “forze dell’ordine” autorizzate coscientemente a contrabbandare attraverso il confine, verso il Messico, armi sofisticate. L’agente speciale del BATF, John Dodson, ha detto alla Commissione di Vigilanza:
“Non era questione di alcune armi che ci erano state sottratte, né di chiudere un occhio in modo che pesci piccoli potessero portarci fino a quelli molto più grandi. Era autorizzare carichi di armi che sapevamo essere destinate a criminali, questo era il piano. Questo era il mandato”.
“L’ATF si suppone sia il guardiano – il cane da pastore che ci protegge dai lupi che vogliono predarci – specialmente lungo il confine meridionale. Ma invece di incontrare il capobranco, gli abbiamo affilato i denti, aggiunto artigli, mentre tutto quello che facevamo era sedere pigramente e vedere, monitorare e notare come diventava un predatore più efficiente ed efficace”.
Questo va oltre il mero “blowback” – termine CIA per azioni che producono conseguenze indesiderate e spiacevoli. Perché è difficile capire esattamente quello che doveva essere, a meno che non fosse il desiderio di seminare il caos in Messico e creare una nuova minaccia ai cittadini statunitensi residenti lungo il confine.
Ho sentito la spiegazione ufficiale– questo era presumibilmente un piano per intrappolare qualche capo di qualche cartello di droga – ma suona falso quando ci si rende conto che questo “mandato” comprende il contrabbando di migliaia di armi, compresi fucili d’assalto. Abbastanza per equipaggiare un piccolo esercito.
Ora, gli eserciti esistono per un solo scopo: combattere ed uccidere. Forse i funzionari del governo avevano qualcuno in mente quando, dietro l’operazione “Fast and Furious”, immaginavano chi potessero essere i futuri obiettivi di questo esercito?
Di sicuro non si aspettavano che fosse l’agente Terry e naturalmente è per questo che la questione è diventata un grosso problema negli USA, dove almeno una commissione del Congresso, presieduta da Daryl Issa, sta scavando in questo scandalo in metastasi. Il direttore in carica del BATF è stato costretto a lasciare il posto, insieme al procuratore degli USA per l’Arizona e le dimissioni potrebbero non fermarsi qui; ci sono segnali del coinvolgimento di altre agenzie, come quella per la Sicurezza Nazionale. Si sapeva che era un argomento scottante, ma quello che vorrei sapere a questo punto è: che tipo di caos si aspettavano creasse l’operazione “Fast and Furious” in Messico – e a che scopo?
Il governo statunitense ha un primato terribile in America Latina e la storia è ben conosciuta: durante la guerra fredda, Washington ha armato e addestrato “squadre della morte” nel Sud e nel Centro America, i cui massacri ampiamente documentati rivoltano lo stomaco di ogni essere umano civilizzato. I contras, le bande di destra salvadoregne, come i nostri favoriti caudillos, ricevevano carichi di armi, così come ogni altra assistenza, dai loro mecenati americani. Come potrebbe essere diversa l’operazione “Fast and Furious”?
I governi non permettono a carichi così imponenti di armi di attraversare i loro confini verso clienti stranieri senza avere un qualche obiettivo di politica estera in mente – e, quando il tutto viene dai costruttori dell’impero che stanno a Washington, quale altro obiettivo potrebbe essere che non quello dell’espansione delle frontiere imperiali?
Spazzando via le versioni ufficiali e le scuse, quando si guarda a cosa l’operazione “Fast and Furious” ha effettivamente compiuto – l’armamento e il consolidamento di una forza militare che in questo momento combatte le forze armate messicane –, è difficile non concludere che siamo attivamente coinvolti nella destabilizzazione del governo messicano. È un semplice dato di fatto.
Si è scoperto che delle armi ha beneficiato il cartello di Sinaloa, guidato da un tizio conosciuto come “El Chapo”, un’altra indicazione che la spiegazione dell’ “intrappolamento” è una copertura e nemmeno molto credibile. Se l’idea era di intrappolare i signori della droga messicani con un’operazione sotto copertura, perché si sono concentrati sulla gang di Sinaloa escludendo tutte le altre?
Una spiegazione più plausibile, dato quel che sappiamo ora, è che il BATF e altre agenzie governative USA incaricate di proteggere i nostri confini si siano strette in un’alleanza con il cartello di Sinaloa per coltivarli – ed usarli. Vi ricorderete di come la CIA ha fatto buon uso dei nostri capimafia, che odiavano Castro perché li aveva sbattuti fuori da Cuba ed erano profondamente coinvolti nei numerosi complotti per farlo fuori. È una cosa naturale per i governi di reclutare criminali per fargli fare il loro sporco lavoro, dal momento che entrambi sono parassiti che vivono degli sforzi produttivi degli altri. Il loro principio operativo principale - la forza dà ragione – è praticamente identico. La loro finalità principale – mantenere il monopolio nell’uso della forza in una data area geografica – è pure lo stesso.
La sola differenza è che i criminali non hanno una logica ideologica, come “il bene comune” o “la guerra al terrorismo” per giustificare le loro azioni. Vi sono dentro per il bottino e per la brama di dominazione.
Grattate via tutte le balle sulla “democrazia” e sull’”intervento umanitario” e chiedetevi: qual è la differenza dagli obiettivi principali della politica estera americana?
Questa somiglianza sinistra è più che sufficiente, mi sembra, per garantire un ottimo rapporto di lavoro tra il governo USA e la mafia messicana ed è precisamente quello che esce fuori in questo scandalo del “Fast and Furious”. Ma la domanda rimane: cosa, esattamente, il governo americano aveva in mente quando ha armato quello che equivale a un reggimento di killer professionisti?
Il governo messicano è a malapena riuscito a mantenere l’ordine, mentre i cartelli si aggiravano come furie per il paese, massacrando a migliaia e sottomettendo intere province: cadaveri che continuavano a venire fuori e sembra che difficilmente possa passare giorno senza una qualche spettacolare dimostrazione di violenza in una qualche grande città messicana. L’intera forza di polizia è assente, non per slealtà ma solo per paura, la paura che il governo stia perdendo la sua presa e che i cartelli di droga stiano prendendo il sopravvento.
In questo contesto, mettere migliaia di armi in mano a dei criminali altamente organizzati è inconcepibile – a meno che il piano sia far cadere il governo messicano e creare il caos. Quei geni a Washington hanno deciso che, dato che il governo messicano è alla fine in ogni caso, è meglio accelerare il processo? Se così fosse, perché non crearsi nuovi amici tra i nuovi governanti? “El Chapo” potrebbe tornare utile, un giorno.
Per anni le nostre élite hanno cercato di forgiare legami tra le tre nazioni che compongono il Nord America: “zone di libero scambio” che non sono libere, coordinamento di agenzie militari e delle forze dell’ordine, ecc…Alcuni hanno anche proposto un qualcosa di folle come una ”Unione Nordamericana”, presumibilmente con una sua moneta corrente – l’”Amero” – sebbene funzionari (e i media allineati) lo neghino, sostenendo che si tratta di voci messe in giro dagli odiati “cospirazionisti”. Di fronte a questa cospirazione criminale portata avanti con la collaborazione di diverse agenzie governative, comunque, ci si dovrebbe chiedere quali siano le vere intenzioni dell’operazione Fast and Furious.
Con il Messico in balia delle gang della droga armate dagli americani e il governo centrale di Mexico City in procinto di perdere il controllo, l’introduzione di truppe statunitensi per “mantenere l’ordine” è interamente nel regno delle possibilità. In quel caso, l’ Unione Nordamericana diverrebbe realtà, nei fatti se non nel senso formale – e quest’ultimo può essere messo in piedi abbastanza velocemente.
Chiamatemi “cospirazionista” se vi fa sentire meglio, ma quando si tratta degli schemi rompicapo dei nostri saggi governanti mi sembra non ci sia nessun limite alla loro abilità di seminare tragedie e terrore ovunque agiscono. Lo hanno fatto in Iraq, lo stanno facendo in Afghanistan e lo hanno fatto per decenni in tutto il mondo – perché il Messico dovrebbe esserne immune?
NOTE A MARGINE:
Vedo che alla fine stiamo andando da qualche parte con la nostra raccolta fondi e credo di dover ringraziare per questo l'FBI, così li ringrazio:
Grazie, ragazzi per quell’incredibile stupido memo che dichiarava che noi di Antiwar.com siamo agenti di una potenza straniera e una minaccia per la Sicurezza Nazionale (maiuscolo nell’originale). Dimostrando un principio su cui abbiamo a lungo insistito qui nel nostro piccolo nido di spie – cioè che la frase “lavoro di governo” è un ossimoro – avete alimentato i nostri sostenitori e aumentato i contributi al sito – rispondendo alla domanda posta nel vostro memo, che era “come fa Antiwar.com a racimolare fondi – chi sono i suoi donatori?”. La risposta dovrebbe ora essere ovvia, anche al mangiatasse Epsilon – Minus Semi–Morons (ndt: personaggio del “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley) al quartier generale dell’FBI.
Ancora non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo – e se non lo raggiungiamo dovremo iniziare a fare tagli, molti dei quali i nostri abituali noteranno immediatamente. Perciò per favore portateci oltre questo ultimo ostacolo. Abbiamo bisogno di 30.000 dollari di fondi da parte di generosi donatori e abbiamo bisogno di raggiungere tale cifra entro il prossimo venerdì, prima che il resto del paese si fermi per la festività del Labor Day, lasciando il nostro staff infaticabile a contemplare un futuro incerto. La tua donazione deducibile dalle tasse è necessaria oggi stesso.
Fonte tratta dal sito .

sabato 17 settembre 2011

300 anni di combustibili fossili

venerdì 16 settembre 2011

Video: ecco perché i cieli sono sempre biancastri

mercoledì 14 settembre 2011

LA STRATEGIA DELLA MONSANTO SUL COTONE PER FARCI VESTIRE LEGGERI



Dalle cuciture dei nostri calzini per coprire le dita dei piedi all'orlo delle scollature dei nostri abiti, gli americani da soli consumano il 25% del cotone mondiale, per lo più nel settore dell’abbigliamento e degli arredi per la casa. Le persone restano spesso sorprese nell’apprendere che il più grande fornitore al mondo di semi di cotone (l’80-90% della quota di mercato in alcuni paesi produttori di cotone) è una società in genere creduta essere concentrata con le proprie attività nel settore delle scorte alimentari. la maggior parte della gente non pensa alla Monsanto quando indossa i pantaloni al mattino.Quando fu introdotto nel 1996, il cotone geneticamente modificato (Genetically Engineered, GE) della Monsanto sembrava un sogno divenuto realtà. Il fatto che la pianta fosse al riparo da fastidiosi parassiti con un insetticida geneticamente modificato avrebbe portato gli agricoltori a risparmiare soldi per il controllo dei parassiti e l'ambiente a non essere inondato con tonnellate di spray chimici aggressivi. Gli agricoltori che in precedenza facevano affidamento su pericolosi pesticidi e aravano la terra per seppellire le erbacce sarebbero stati in grado di passare ad un raccolto assistito, nonché a modelli di agricoltura senza aratura che frenano l'erosione del suolo e riducono il deflusso dei fertilizzanti dalla terra. Tuttavia, dopo il primo raccolto di cotone GE della Monsanto, gli indignati agricoltori americani hanno intentato azioni legali, poi archiviate, contro la Monsanto, sostenendo che l'azienda aveva mistificato l'efficacia dei propri prodotti. Gli agricoltori hanno affermato che il cotone geneticamente modificato non era riuscito a respingere i parassiti su oltre un milione e mezzo di acri di colture. Inoltre, moltissimi reclami riguardavano la caduta delle capsule (la parte morbida lanuginosa della pianta che contiene le fibre di cotone vero, senza le quali non vi è raccolto) dalle piante negli stati della Louisiana, Tennessee, Arkansas e Mississippi. Approccio non modificato La Monsanto non si è lasciata scoraggiare. Ha continuato a sviluppare le proprie piante geneticamente modificate, migliorando a poco a poco le loro prestazioni. Nel frattempo, però, si sono evoluti anche i parassiti. Entro il 2009, nelle aziende agricole della parte meridionale degli Stati Uniti, il Roundup della Monsanto era meno capace che mai a difendersi da erbacce, come il molto prolifico amaranto (Palmer amaranto). L’amaranto, che raggiunge i sette metri di altezza quando è completamente cresciuto, soffoca qualsiasi cosa cerchi di crescere alla propria ombra. Di conseguenza, gli spray sono stati sempre più necessari per contenere i parassiti, sia vegetali e animali. Gli agricoltori si sono dovuti accovacciare nei loro campi per estirpare le erbacce a mano per la prima volta da decenni, e hanno visto le loro spese aumentare ulteriormente quando sono stati costretti ad assumere forza lavoro per svolgere questo lavoro. Poi c'è il problema degli insetticidi. In tutto il mondo, il cotone è inondato di sostanze chimiche più di qualsiasi altra coltivazione. Secondo uno studio della Fondazione Giustizia Ambientale in collaborazione con la “Pesticide Action Network UK”, anche se rappresenta solo il 2,5% dei terreni agricoli del mondo, la coltivazione del cotone è responsabile dell’utilizzo mondiale del 16% degli insetticidi. Questi insetticidi, che sono per la loro struttura molto pericolosi per gli esseri viventi, sono ora presenti in fiumi, laghi, acqua potabile, nonché nella pioggia che cade in tutto il mondo. Di tutti i coltivatori di cotone del mondo, il 99% sono piccoli proprietari terrieri che vivono nelle comunità rurali dove non è disponibile alcun equipaggiamento protettivo e l'alfabetizzazione necessaria per leggere le avvertenze di sicurezza è rara. Come risultato, ogni anno ci sono almeno 20.000 morti e 1 milione di ospedalizzazioni direttamente correlate all'uso dei pesticidi sulle colture di cotone. Purtroppo, una grande percentuale delle persone colpite sono bambini. Tragedia indiana Per quanto tutte queste notizie circa l'uso di insetticidi e pesticidi sorprendentemente vigorosi possano sembrare cattive, è stato poco dopo l’introduzione del cotone geneticamente modificato in India che la Monsanto ha scoperto cosa sia la cattiva pubblicità. L'India è speciale in questa storia per alcuni motivi. In primo luogo, la terra nella parte settentrionale dell’India non è ideale per la coltivazione del cotone. Anche se il paese dedica più superficie a questa coltivazione di qualsiasi altra nazione, è al terzo posto per la produzione di cotone, dopo la Cina e gli Stati Uniti. I rendimenti sono sempre stati bassi a causa di parassiti e siccità. L'India ha anche un numero di coltivatori individuali superiore rispetto alla Cina o gli Stati Uniti. La maggior parte di loro lavora molto duramente il proprio piccolo appezzamento per guadagnare meno del salario minimo del paese. Monsanto è entrata in India nel 2002 con alcune pubblicità molto convincenti. Essa ha affermato che i suoi semi ingegnerizzati avrebbero consentito rendimenti fino a cinque volte superiori a quelli del cotone convenzionale - 20 quintali per acro (pari a circa 4,5 balle) rispetto ai 4 quintali (meno di 1 balla) che i contadini, al momento, lottavano per estrarre dai loro campi. La Monsanto ammise il maggior costo dei propri semi ma insistette nell’asserire che l'investimento sarebbe stato remunerativo.Il rendimento medio dei semi geneticamente modificati della Monsanto si rivelò essere neanche lontanamente vicino ai 20 quintali per acro pubblicizzati. In realtà, la produzione media del raccolto si rivelò essere di 1,2 quintali per acro. Da nessuna parte in India si sono riusciti a superare i 4 quintali per acro, alla fine del raccolto. Per aggiungere al danno la beffa, gli agricoltori ben presto scoprirono che le fibre prodotte dalle piante di cotone della Monsanto erano di qualità inferiore. Invece di ottenere i soliti $ 86 per quintale, sono stati in grado di vendere i loro raccolti a soli circa $ 36 per quintale. Questa situazione è stata subita da migliaia di coltivatori di cotone in India. La maggior parte è stata in breve tempo costretta ad indebitarsi sempre più, per piantare diverse varietà di cotone anno dopo anno, con la speranza che un giorno lontano avrebbe potuto avere un raccolto abbastanza lucroso per liberarsi di questo circolo vizioso. Purtroppo, molti agricoltori hanno scelto un modo diverso. In media dal 2002, tra i contadini indiani, molti dei quali erano caduti nella trappola della Monsanto, c’è stato un suicidio ogni 30 minuti. Molti alla fine delle loro vite hanno bevuto RoundUp. Per quanto straziante sia la situazione in India, è ragionevole supporre che la Monsanto non abbia portato la propria attività nel paese con l'intenzione di uccidere contadini. Senza i contadini non hanno clienti. Sarebbe semplicemente un cattivo affare istigare intenzionalmente la scomparsa dei loro clienti. Hanno venduto un prodotto che pensavano facesse bene, e non ha funzionato. Fare una scelta Come consumatori, però, noi non siamo obbligati ad accettare questo stato di cose. L'industria del cotone biologico è in forte espansione a un tasso di crescita del 60% all'anno. Anche se spesso esso è presente in costose boutique, il cotone biologico non è più un lusso solo per i ricchi. Infatti, nel 2006, Wal-Mart è diventato il maggior acquirente mondiale di cotone biologico. Altre società come la Patagonia e Timberland hanno lavorato a lungo per fornire prodotti eco-compatibili. Basta cercare su siti di shopping popolari come Amazon le parole "cotone biologico" per trovare migliaia di opzioni per ogni tasca. La prossima volta che state acquistando dei vestiti nuovi, pensateci. E se si può scegliere, prediligi il biologico! Sarà meglio per il pianeta, gli esseri umani oggi e quelli delle generazioni a venire.
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