lunedì 31 ottobre 2011

Tiziano Terzani - Anam, il Senzanome













sabato 29 ottobre 2011

Beppe Grillo a Vernazza

giovedì 27 ottobre 2011

Per la giustizia e la pace il Vaticano vuole una banca centrale mondiale

Il Vaticano fa appello alla creazione di una nuova autorità finanziaria mondiale che, sullo sfondo della crisi economica, "regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari", superi il sistema di Bretton Woods e coinvolga i Paesi emergenti e quelli in via di sviluppo, nella prospettiva della creazione di una più generale "autorità pubblica a competenza universale". Questo uno dei punti principali del documento "Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un'autorità pubblica a competenza universale" presentato oggi in Vaticano dal Pontificio consiglio per la giustizia e la pace.
Riforma del sistema monetario. Nel documento si fa appello "alla riforma del sistema monetario internazionale e, in particolare, all'impegno per dar vita a qualche forma di controllo monetario globale, peraltro già implicita negli statuti del fondo monetario internazionale. È chiaro - scrive il dicastero vaticano - che, in qualche misura, questo equivale a mettere in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e supervisione. È un processo che deve coinvolgere anche i Paesi emergenti e in via di sviluppo nel definire le tappe di un adattamento graduale degli strumenti esistenti. Sullo sfondo si delinea, in prospettiva, l'esigenza di un organismo che svolga le funzioni di una sorta di 'banca centrale mondiale' che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle banche centrali nazionali.
Occorre riscoprire la logica di fondo, di pace, coordinamento e prosperità comune, che portarono agli accordi di Bretton Woods, per fornire adeguate risposte alle questioni attuali. A livello regionale tale processo potrebbe essere praticato con la valorizzazione delle istituzioni esistenti, come ad esempio la Banca centrale europea".
"Ciò - prosegue il documento del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace - richiederebbe, tuttavia, non solo una riflessione sul piano economico e finanziario, ma anche e prima di tutto, sul piano politico, in vista della costituzione di istituzioni pubbliche corrispettive che garantiscano l'unità e la coerenza delle decisioni comuni. Queste misure dovrebbero essere concepite come alcuni dei primi passi nella prospettiva di una autorità pubblica a competenza universale; come una prima tappa di un più lungo sforzo della comunità mondiale di orientare le sue istituzioni alla realizzazione del bene comune. Altre tappe dovranno seguire, tenendo conto che le dinamiche che conosciamo possono accentuarsi, ma anche accompagnarsi a cambiamenti che oggi sarebbe vano tentare di prevedere".
Tassazione delle transizioni finanziarie. Anche "su misure di tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque, ma modulate con oneri proporzionati alla complessità delle operazioni, soprattutto di quelle che si effettuano nel mercato 'secondario'" è necessaria una riflessione, si legge nel documento: "Una tale tassazione sarebbe molto utile per promuovere lo sviluppo globale e sostenibile secondo principi di giustizia sociale e della solidarietà; e potrebbe contribuire alla costituzione di una riserva mondiale, per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario".
Effetto devastante di ideologie liberiste. L'attuale crisi economica e finanziaria è l'"effetto devastante delle ideologie liberiste", sostiene il Pontificio consiglio: "Un effetto devastante di queste ideologie, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso e i primi anni del nuovo secolo, è stato lo scoppio della crisi nella quale il mondo si trova tuttora immerso", si legge nel documento del dicastero vaticano. "Cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace? Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Si tratta di una ideologia, di una forma di 'apriorismo economico', che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti".
Mondo globalizzato rischia di essere Torre di Babele. "In un mondo in via di rapida globalizzazione, il riferimento a un'autorità mondiale diviene l'unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo e con i bisogni della specie umana. Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze", si legge nel documento, che ricorda come già Giovanni XXIII, e poi Benedetto XVI nella enciclica "Caritas in veritate", abbiano proposto la creazione di un'autorità mondiale.
Cupidigia minaccia democrazia. "Nessuno - si legge nel documento presentato dal cardinal Peter. K.A. Turkson e da monsignor Mario Toso, presidente e segretario del dicastero della Santa Sede - può rassegnarsi a vedere l'uomo vivere come 'un lupo per l'altro uomo', secondo la concezione evidenziata da Hobbes. Nessuno, in coscienza, può accettare lo sviluppo di alcuni Paesi a scapito di altri. Se non si pone un rimedio alle varie forme di ingiustizia gli effetti negativi che ne deriveranno sul piano sociale, politico ed economico saranno destinati a generare un clima di crescente ostilità e perfino di violenza - si legge nel documento vaticano - sino a minare le stesse basi delle istituzioni democratiche, anche di quelle ritenute più solide".


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mercoledì 26 ottobre 2011

Tiziano Terzani la verita

martedì 25 ottobre 2011

Pomodori e broccoli brevettati, come auto lussuose. Chi vorrà coltivarli sarà costretto a pagare una royalty



Pomodori, patate, broccoli, ogni altro alimento. Oggi li comprate al negozio, al mercatino sotto casa, al supermarket. Dovrete sempre continuare a farlo per nutrirvi, ovviamente, ma in un futuro prossimo potrà costare più caro a voi consumatori e ancor più caro ai produttori, perché le grandi multinazionali dell'agroalimentare brevettano all'Epo (European patents office, ufficio europeo dei brevetti, sede Monaco di Baviera) queste produzioni, e quindi in sostanza se ne assicurano l'esclusiva. Contro questa pratica, incompatibile con normative e leggi della stessa Ue, si terrà domani alle 11 a Monaco una manifestazione internazionale.
Il brevetto per strappare al resto del mondo l'esclusiva della patata, del pomodoro, del broccolo, della bistecca, secondo le associazioni di difesa della natura e della materia vivente come Equivita in Italia, è ormai una strategia portata avanti a carte scoperte da multinazionali come Monsanto, Dupont, Syngenta, Bayer, Basf solo per citare alcune tra le più potenti. Domani appunto l'Ufficio europeo dei brevetti annullerà il ricorso contro il brevetto sul broccolo (EP10698199), e in quel giorno è convocata la manifestazione davanti alla sua sede nella capitale bavarese. Poi seguirà il brevetto sul pomodoro (EP1211926). In altre parole, per spiegare tutto ai profani: chi vorrà coltivare pomodori dovrà pagare ogni anno al detentore del brevetto, cioè a una multinazionale, una royalty, un diritto di brevetto. Cioè coltivare broccoli o pomodori, materia vivente e patrimonio alimentare comune dell'umanità, verrà equiparato a produrre una bella Bmw o Mercedes, cioè ovviamente diritto esclusivo del produttore d'auto, e dei suoi team di ingegneri, ricercatori e operai che hanno sviluppato l'auto messa poi in vendita.
Un pomodoro o un broccolo come un'auto di lusso, ti saluto consumatore e cittadino. La produzione indipendente di verdure di cui l'umanità si nutre da millenni verrà quasi equiparata all'attività di chi, come le industrie cinesi controllate dal sistema totalitario al potere a Pechino, produce e vende copie spudorate di auto, treni ad alta velocità o aerei i cui originali sono stati costosamente studiati, elaborati, sperimentati e prodotti nel mondo libero, dall'Europa al Nord America, dal Giappone alla Corea del Sud.
Conseguenza: agricoltori e allevatori, soprattutto nel terzo mondo ma anche da noi in Europa, rischieranno di andare in rovina, e molti di loro ci andranno davvero, mentre non andranno in rovina le industrie di proprietà del partito-Stato cinese che copiano i prodotti originali dell'industria europea, giapponese, nordamericana, sudcoreana. Paradossale ma rischiamo proprio questo. E i consumatori pagheranno il conto col carovita, quindi peggio che comprare una copia cinese a buon mercato di un prodotto europeo. Le decisioni dell'Epo, notano le organizzazioni di difesa della natura e della materia vivente, contraddicono l'articolo 53b della convenzione europea dei brevetti e l'articolo 4 della direttiva europea sulla brevettabilità del vivente.
Sembra linguaggio ostico da addetti ai lavori, ma tradotto in pratica significa che le multinazionali non avranno più solo in mano i brevetti esclusivi del cibo transgenico, bensì anche del cibo tout court. È una strada strisciante verso la cancellazione della sovranità alimentare degli Stati e delle economie e la privatizzazione della materia vivente. Se brevetti il broccolo o il pomodoro, detto in soldoni, l'agricoltore ovunque nel mondo dovrà pagarti ogni anno i diritti, con pesanti conseguenze per la sua sopravvivenza economica e per il prezzo al consumo. Come ha detto Kerstin Lanje di Misereor, "in tempi in cui quasi due miliardi di persone soffrono la fame è semplicemente immorale far crescere i prezzi degli alimenti creando monopoli dei brevetti".

Fonte tratta da sito .

lunedì 24 ottobre 2011

SCOPERTA LA RETE CAPITALISTA CHE GOVERNA IL MONDO


Mentre le proteste contro il potere finanziario travolgono il mondo in questa settimana, la scienza sembrerebbe confermare i peggiori timori dei contestatori.

Un’analisi delle relazioni che sussistono fra 43mila corporation multinazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di società, specialmente banche, che esercitano un potere sproporzionato sull’economia globale.

I presupposti di questo studio hanno richiamato alcune critiche, ma gli analisti di sistemi complessi contattati da New Scientist sostengono che si tratta di uno sforzo originale inteso a sbrogliare i fili del controllo sull’economia globale.

Sostengono inoltre che se si avanzasse ulteriormente la spinta di tale analisi, essa sarebbe di aiuto per identificare i modi in grado di rendere il capitalismo globale più stabile.

L’idea che pochi banchieri controllino una grande porzione dell’economia globale potrebbe non essere una notizia agli occhi movimento Occupy Wall Street di New York né a quelli dei contestatori di altre parti (vedi le foto). Tuttavia, questo studio, condotto da un trio di teorici dei sistemi complessi presso il Politecnico Federale di Zurigo in Svizzera, è la prima ricerca che va oltre le ideologie, per identificare empiricamente una simile rete di potere. L’opera combina la matematica collaudata nel modellare i sistemi naturali con dati aziendali completi, per fare una mappa delle proprietà fra le multinazionali.

«La realtà è talmente complessa che dobbiamo rifuggire i dogmi, sia che si tratti di teorie cospirazioniste o di libero mercato», afferma James Glattfelder. «La nostra analisi è basata sulla realtà».

Studi precedenti avevano rilevato che un piccolo gruppo di multinazionali possedeva grosse fette dell’economia mondiale, ma essi includevano nella ricerca soltanto un numero limitato di aziende e omettevano le forme di proprietà indiretta, cosicché non erano in grado di descrivere quanto tutto ciò influisse sull’economia globale – né se, ad esempio, la rendessero più o meno stabile.

Il team di Zurigo invece è in grado: hanno estratto da Orbis 2007 – un database che classifica 37 milioni fra società e investitori di tutto il mondo – tutte le 43.060 multinazionali e le partecipazioni azionarie incrociate che le collegano. Quindi hanno costruito un modello che rappresentava quali società ne controllavano altre tramite reticoli azionari, e lo hanno abbinato ai ricavi di esercizio, per mappare infine la struttura del potere economico.

Il lavoro, che sarà pubblicato su «PloS One», ha individuato un nucleo centrale di 1.318 società con proprietà incrociate (vedi figura). Ognuna delle 1.318 aveva vincoli con almeno altre due o tre ulteriori società, e di media erano connesse a 20. Per di più, sebbene rappresentassero il 20% dei ricavi di esercizio a livello globale, i 1.318 evidenziavano di possedere complessivamente attraverso le loro quote azionarie la maggioranza della proprietà mobiliare mondiale e dell’industria manifatturiera– cioè dell’economia reale” – che rappresenta un ulteriore 60% dei ricavi di esercizio globali.

Quando gli studiosi hanno ulteriormente districato la ragnatela degli assetti proprietari, hanno scoperto che il grosso risaliva a una «super-entità» di 147 società ancora più strettamente annodate fra di loro – la cui proprietà era a sua volta interamente detenuta da altri membri della «super-entità» – che controllava il 40% di tutta la ricchezza nel reticolo.

«In effetti, meno dell’1 per cento delle società risulta in grado di controllare il 40 per cento dellintero intreccio», sostiene Glattfelder. La maggior parte è costituita da istituti finanziari. La Top 20 comprende: Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, nonchè il Goldman Sachs Group.

L’esperto di macroeconomia John Driffill della University of London, afferma che il valore di quest’analisi non sta tanto nel vedere se un piccolo gruppo di persone controlli l’economia globale, quanto nei suggerimenti in merito alla stabilità economica.

La concentrazione del potere in sé non è né buona né cattiva, afferma il team zurighese, mentre le strette interconnessioni del nucleo centrale lo possono essere. Come ha potuto apprendere il mondo nel 2008, tali reti sono instabili. «Se una società si trova a patire delle difficoltà», dice Glattfelder, «il problema si propaga».

«È sconcertante vedere quanto le cose siano davvero connesse», concorda George Sugihara della Scripps Institution of Oceanography di La Jolla, California – un esperto di sistemi complessi che è stato consulente della Deutsche Bank.

Yaneer Bar-Yam, capo del New England Complex Systems Institute (NECSI) mette in guardia sul fatto che l’analisi presume che la proprietà equivalga al controllo, cosa che non sempre è vera. La maggior parte dei titoli azionari è in mano a gestori di fondi che possono controllare o meno le società che in parte posseggono. L’impatto di tutto questo sul comportamento del sistema, afferma Bar-Yam, richiede ulteriori analisi.

È cruciale, per via dell’identificazione dell’architettura del potere economico globale, che l’analisi possa aiutare a renderlo più stabile. Nell’identificare i tratti vulnerabili del sistema, gli economisti potranno suggerire misure in grado di impedire che futuri crolli si diffondano lungo l’intera economia.

Glattfelder sostiene che occorrerebbero regole antitrust globali, che ora esistono solo a livello nazionale, al fine di limitare le super-connessioni tra multinazionali. Bar-Yam dichiara che l’analisi suggerisce una possibile soluzione: per scoraggiare questo rischio, le imprese dovrebbero essere tassate per eccessiva interconnettività.

Una cosa però sembra non armonizzarsi con alcune delle asserzioni dei contestatori: questa super-entità è improbabile che sia il risultato di una cospirazione intesa a governare il mondo. « simili strutture sono comuni in natura», dichiara Sugihara.

In qualsiasi sistema a rete, i nuovi entrati si connettono preferibilmente a componenti già altamente interconnessi. Le multinazionali comprano azioni fra di loro per ragioni di affari, non per dominare il mondo. Se la connessione tende a raggruppare insiemi di società, così fa anche la ricchezza, ricorda Dan Braha del NECSI: «in analoghi modelli, il denaro fluisce verso i membri che hanno già le maggiori connessioni».

Lo studio di Zurigo, ribadisce Sugihara, «costituisce una solida prova del fatto che le semplici regole che disciplinano le multinazionali danno origine spontaneamente a gruppi fortemente connessi». O, come Braha precisa: «L’affermazione di Occupy Wall Street sul fatto che l'1 per cento della gente detiene la maggior parte della ricchezza riflette una fase logica dell’auto-organizzazione dell’economia».

Così, la super-entità potrebbe non derivare da una cospirazione. La vera questione, sostiene il gruppo di ricerca di Zurigo, è se possa esercitare un potere politico concertato. Driffill ha l’impressione che 147 sono ancora troppi per sostenere l’esistenza di collusioni. Braha sospetta che si sfidino sul mercato, ma agiscano insieme sugli interessi comuni. Resistere a modifiche alla struttura della rete potrebbe essere uno di tali interessi comuni.

Le prime 50 fra le 147 società superconnesse:

1. Barclays plc

2. Capital Group Companies Inc

3. FMR Corporation

4. AXA

5. State Street Corporation

6. JP Morgan Chase & Co

7. Legal & General Group plc

8. Vanguard Group Inc

9. UBS AG

10. Merrill Lynch & Co Inc

11. Wellington Management Co LLP

12. Deutsche Bank AG

13. Franklin Resources Inc

14. Credit Suisse Group

15. Walton Enterprises LLC

16. Bank of New York Mellon Corp

17. Natixis

18. Goldman Sachs Group Inc

19. T Rowe Price Group Inc

20. Legg Mason Inc

21. Morgan Stanley

22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc

23. Northern Trust Corporation

24. Société Générale

25. Bank of America Corporation

26. Lloyds TSB Group plc

27. Invesco plc

28. Allianz SE 29. TIAA

30. Old Mutual Public Limited Company

31. Aviva plc

32. Schroders plc

33. Dodge & Cox

34. Lehman Brothers Holdings Inc*

35. Sun Life Financial Inc

36. Standard Life plc

37. CNCE

38. Nomura Holdings Inc

39. The Depository Trust Company

40. Massachusetts Mutual Life Insurance

41. ING Groep NV

42. Brandes Investment Partners LP

43. Unicredito Italiano SPA

44. Deposit Insurance Corporation of Japan

45. Vereniging Aegon

46. BNP Paribas

47. Affiliated Managers Group Inc

48. Resona Holdings Inc

49. Capital Group International Inc

50. China Petrochemical Group Company

* Lehman esisteva ancora nel complesso di dati del 2007 usato.

Grafico: Le 1318 multinazionali che formano il nocciolo duro dell’economia (su dati: PLoS One)

Fonte tratta dal sito .

domenica 23 ottobre 2011

Veleni chimici: la specie umana sempre più a rischio

Dal glifosate del RoundUp ai pesticidi utilizzati in Brasile e Argentina: i prodotti sono sempre più tossici.

Uno studio universitario condotto da Greenpeace e GM freeze, riportato da “The Ecologist”, dimostra che il glifosate, ingrediente primo di vari diserbanti e in particolare del Roundup, (quello di gran lunga più diffuso, sia nelle colture tradizionali che – in dosi 4 volte maggiori – in quelle geneticamente modificate) è causa di cancro, malformazioni neonatali, squilibri ormonali e malattie neurologiche quali il Parkinson. Risultati uguali o simili sono stati ottenuti con numerosi altri studi (un esempio fra tanti: quello dell’Università di Saskatchewan, Canada). Poiché in tutto il mondo viene fatto un uso massiccio di glifosate (non solo in agricoltura, ma anche nei parchi pubblici e luoghi residenziali, come avviene in Italia senza che sia adottata la minima misura di precauzione!) gli studiosi ne hanno chiesto il ritiro dal mercato, denunciando anche l’effetto gravissimo e prolungato che il glifosate ha sull’ambiente, con la creazione di piante “resistenti” ad esso. Più di 20 specie di infestanti naturali, dette “superweeds” (e oggi oggetto di grande allarme) hanno reso incontrollabili, specie in Brasile, Argentina e US, quasi 6 milioni di ettari di coltivazioni, e indotto le aziende chimiche a produrre diserbanti sempre più tossici. La notizia non è del tutto nuova. La regolamentazione dei pesticidi è fondata attualmente su una classificazione della tossicità derivante principalmente dal test Ld50 (Dose letale 50). I test su animali, tuttavia, non sono in grado di identificare la risposta umana a tali sostanze. E' noto che i roditori reagiscono diversamente ai pesticidi, avendo, ad esempio, maggiore capacità di neutralizzare gli effetti nocivi degli organofosfati (lo dimostra anche il fatto che, in modo opposto, vengono reclamizzati dei rodenticidi “innocui per l’uomo” da chi vende prodotti per la disinfestazione). Per giungere ad una corretta valutazione di tossicità occorre modificare la classificazione dei pesticidi stilata dall'OMS in base alle reazioni dei roditori considerando esclusivamente i dati umani a disposizione. Questa conclusione ci giunge da un team di ricercatori internazionali, dopo aver monitorato, tra il 2002 e il 2008, la degenza di 9.302 srilankesi che hanno tentato di suicidarsi ingerendo un pesticida. Tale studio ha rilevato il tasso di letalità di molte sostanze di uso comune nonché evidenziato le notevoli difformità tra le classificazioni OMS e gli effetti sull'uomo.
Fonte tratta dal sito .

sabato 22 ottobre 2011

QUATTRO BANCHE HANNO IL 95,9% DEI DERIVATI USA



UNA BOMBA A OROLOGERIA DA 600 TRILIONI DI DOLLARI PRONTA A ESPLODERE


Volete sapere le vere ragioni per cui le banche non stanno prestando e per cui i PIIGS hanno ancora il controllo della situazione?
Perché il rischio del mercato dei derivati da 600 trilioni di dollari di derivati non si è ancora materializzato. Al contrario, si sta sempre più concentrando in una serie di banche selezionati, specialmente qui negli Stati Uniti.Nel 2009 cinque banche detenevano l’80% dei derivati dell’America. Ora, solo quattro ne hanno uno sbalorditivo 95,9 per cento, secondo un recente resoconto dell’ Office of the Currency Comptroller.
Le quattro banche in questione sono: JPMorgan Chase & Co. (NYSE: JPM), Citigroup Inc. (NYSE: C), Bank of America Corp. (NYSE: BAC) e Goldman Sachs Group Inc. (NYSE: GS).
I derivati hanno giovato un ruolo cruciale nell’affossare l’economia globale, quindi si potrebbe pensare che i più importanti decisori mondiali abbiano imbrigliato tutto ciò, ma non lo hanno fatto.
Invece di attaccare il problema, i controllori lo hanno lasciato andare fuori controllo e il risultato è una bomba a orologeria da 600 trilioni di dollari, chiamata il mercato dei derivati.
Pensate che io stia esagerando?
Si stima che il valore di facciata dei derivati mondiali sia superiore ai 600 trilioni di dollari. Il valore di facciata, naturalmente, è il valore totale degli asset scambiati con la leva finanziaria. Questa distinzione è necessaria, perché quando si parla di asset in leverage come le opzioni e i derivati, una piccola somma di denaro può controllare una posizione spropositatamente larga che può essere 5, 10, 30, o in qualche caso estremo 100 volte maggiore dell’investimento che potrebbe essere utilizzato in strumenti a pronti.
Il PIL mondiale è circa 65 trilioni di dollari, o circa il 10,83% del valore globale del mercato dei derivati, in base all’Economist. E quindi non ci sono in pratica abbastanza soldi sul pianeta per fermare gli scambi tra le banche di questi strumenti se dovessero finire nei guai.

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venerdì 21 ottobre 2011

Referendum contro le vergognose leggi che regalano soldi alle banche



Sono 5 le leggi, 3 delle quali recentissime, con le quali sono stati regalati alle banche centinaia di miliardi di euro annuali. E poiché (non so se stupisce) nessun partito si è opposto, non resta che il referendum.
La più recente è il DL n. 70\13.5.2011 ('decreto sviluppo'), art. 8, secondo cui l'usura, che prima scattava quando il tasso medio veniva superato del 50%, scatta ora quando il tasso medio viene superato di 8 punti, o anche del 25% + 4 punti (ma questo secondo criterio è 'fumogeno': serve solo a confondere). Per fare l'esempio che interessa il maggior numero di italiani, nei mutui a tasso variabile, ora in media del 2,79%, prima, per verificarsi l'usura, la banca doveva praticare il 4,18%, ora invece il 10,79%. Cosa che, ora che non c'è più il baluardo del 'tasso soglia', ha già innescato un aumento strisciante del costo del denaro, e che inoltre serve a evitare alle banche le sempre più numerose condanne per usura.
La seconda è la L. n. 10, art. 2, comma 61, del 26.2.11, con cui, in contrasto frontale con decenni di giurisprudenza anche delle Sezioni Unite della Cassazione, si è stabilito che la prescrizione decennale nelle cause contro le banche, che decorreva dalla chiusura del conto corrente, ora decorra dall'annotazione dell'operazione. Significa che, ad esempio, in relazione a un conto durato venti anni e chiuso nove anni fa potevi recuperare tutto, mentre ora puoi recuperare solo un anno, ovvero solo le somme di cui la banca si è indebitamente appropriata tra oggi e dieci anni fa.
La terza è il D. Lgs n. 11 del 27.1.2010 con il quale – ora che si stavano vincendo le cause sulla 'valuta zero', cioè sull'accredito immediato dei versamenti – è stato stabilito l'accredito al terzo giorno. Una guerra iniziata invero proprio da me nel 1980 (ottenendo il primo risultato positivo nel 2004) in base al semplice argomento che se Tizio dà a Caio un assegno di 1.000 euro il primo gennaio, e Caio lo versa subito sul suo conto, i 1.000 euro vengono stornati a Tizio il primo gennaio e accreditati a Caio dopo alcuni (o molti) giorni, sicché, nell'intervallo, gli interessi vanno alla banca, che non è mai stata proprietaria dei soldi.
La quarta è il D Lgs 4.8.99, n. 342, art. 25, con cui si è stabilito che l'anatocismo (addebito trimestrale anziché annuale degli interessi) è legittimo purché venga praticato anche all'attivo, 'dimenticando' però l'enorme differenza tra tassi attivi e passivi. Una 'amnesia' che ha colpito anche la Corte Costituzionale vanificando la sentenza in cui si dilunga a illustrare la legittimità del 'pareggiamento' senza però aggiungere (lo ha dato per scontato?) che sarebbe occorso anche il 'pareggiamento' quantitativo dei tassi. Una 'amnesia' che, dal 22.4.2000, data di entrata in vigore di questo regime, al 31.12.2010, con un tasso attivo medio dello 0,87% e un tasso passivo medio del 13,32% (10,08% + lo 0,81% trimestrale = 3,24% annuo di commissione di massimo scoperto), ha causato – per ogni 100.000 euro – in dieci anni, un guadagno per i correntisti di 427 euro, ma un guadagno per le banche di 203.576 euro.
La quinta è il decreto legislativo 385 del 1993, art. 50, con il quale si è stabilito che è sufficiente una dichiarazione del direttore della banca (quindi 'di parte') per far diventare «certa, liquida ed esigibile» la somma scritta in fondo a un qualsiasi estratto conto bancario. Con la conseguenza, ove si rompano i rapporti, che la banca, anziché dover iniziare un giudizio civile con citazione, cosa che ti consentirebbe di difenderti adeguatamente, può depositare un ricorso per decreto ingiuntivo: decreti che spesso i giudici (sempre larghi di manica con le banche per motivi meglio noti a loro) rilasciano in forma esecutiva, sicché la banca può subito pignorarti quello che hai. Una norma assurda (solo le banche possono 'autocertificare' i propri crediti), oggi divenuta grottesca perché quasi tutte le voci dell'estratto conto sono ormai oggetto di censura giurisprudenziale, per cui si sa a priori che il saldo, all'esito dei giudizi, risulterà errato.
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giovedì 20 ottobre 2011

Il futuro che attende l'Italia - Eugenio Benetazzo

mercoledì 19 ottobre 2011

In Germania spariscono nel nulla decine di migliaia di cani

Pubblichiamo integralmente l’articolo uscito in Tierschutz Schattenseiten del quale avevamo dato un estratto qualche tempo fa. Sulla base di dati ufficiali, vi si elabora una statistica di evidenza agghiacciante che solleva senza sottintesi la questione della sorte dei cani importati dalle organizzazioni “di protezione animale”.
L’articolo è di un anno fa, e vi si legge un’atmosfera già calda per le prime dure reazioni di alcuni Paesi oggetto delle incursioni di un esercito di “salvatori” di animali. Ora che anche da noi sembra finalmente aperto il dibattito, e visto che anche ad alto livello qualcuno insiste ancora, con una pervicacia inquietante, sulle adozioni generose del popolo tedesco, ci sembra opportuno riproporlo. Per rinfrescare la memoria – a tutti.
Spariscono nel nulla oltre 300.000 cani!
Le domande sono: cosa è accaduto di questi cani? Dove sono?

I fatti
* In Germania vivono circa 5,3 milioni di cani. Questo numero si mantiene abbastanza stabile da anni. Lo confermano anche i dati dell’Industrieverband Heimtierbedarf (IVH) e.V. [associazione delle ditte di prodotti per animali]. In effetti, le vendite di cibo umido sono diminuite dello 0,4% su 342 milioni di euro e quelle di cibo secco dello 0,4 % su 374 milioni di euro. Se si calcola l’aumento dei prezzi ad unità, il numero dei cani in Germania risulta anche in leggera diminuzione.
* Secondo i dati del VDH (Verband für das Deutsche Hundewesen) ogni anno si vendono in Germania circa 345.000 cani di razza (un terzo circa dei quali da allevamenti VDH) e circa 155.000 cuccioli meticci. Complessivamente circa 500.000 cani.
* L’aspettativa media di vita di un cane in Germania è di circa 12 anni.
* Sulla base del numero assoluto di 5,3 milioni di cani, ne risulta un dato di mortalità/eutanasia di 441.666,66 cani all’anno. In un’ipotetica speranza di vita media di 13,5 anni, la mortalità/eutanasia media ammonta a 392.592,59 cani all’anno.
Valori stimati
* Si calcola che da 30.000 a 50.000 cani siano acquistati ogni anno al confine, nei mercati settimanali del Belgio e nella zona di frontiera con la Polonia e la Repubblica Ceca. Se si considera la percentuale molto alta di decessi, il 50% nei primi due mesi dall’acquisto, resta un incremento reale della popolazione canina che va dai 15.000 ai 25.000 cani.
* Secondo una stima resa pubblica dalla stampa, fatta nel 2003 dalla dott.ssa Christa Wilczek, dirigente veterinario, capo del Dipartimento Benessere animale e Zoonosi e autrice di saggi specialistici, l’importazione di cani da parte di associazioni animaliste ammonta a circa 200.000 animali l’anno. Da allora però è aumentato drasticamente il numero delle associazioni animaliste importatrici, dei rifugi pubblici e privati coinvolti e anche dei posti di stallo. Si deve quindi considerare un volume di importazione minimo che va da 350.000 a 400.000 cani (stima di Tierschutz Schattenseiten).
Di fatto a un dato di mortalità minimo di 392.592,59 cani corrisponde un incremento teorico di 850.025 cani. Ne risulta un aumento teorico della popolazione canina complessiva in Germania di circa 457.432,41 animali all’anno.
Calcolo inverso: a un dato di mortalità massimo di 441.666.66 cani corrisponde un incremento minimo di 715.000 cani. Ne risulta un aumento teorico della popolazione canina complessiva in Germania di circa 273.333,34 cani all’anno.
Chiarimento/Valori teorici: A molti cani importati, anche a causa dello stress del trasporto e del nuovo ambiente, si conclama un'infezione già latente. Molti cani importati a causa del loro imprinting e/o loro storia precedente non riescono ad adattarsi al tipo di vita tedesco. Molti di loro, a causa di quanto appena detto, vengono qualificati come cani con problemi comportamentali non curabili e soppressi ufficialmente o ufficiosamente. Per lo meno, molti di loro scompaiono dalla scena. Naturalmente questo riduce l’aspettativa “media” di vita.
S’intende che l’aspettativa media di vita si riduce matematicamente anche a causa dell'importazione di cani anziani e malati. Molti animali, che hanno subito danni per le precedenti condizioni di vita in rifugi dell’Europa dell'Est e del Sud, in Germania vivono solo pochi anni.
Non è possibile rintracciare dati attendibili medi. Dunque, regoliamo/riduciamo di 150.000 animali all'anno le informazioni suddette sull’aumento teorico della popolazione. Restano quindi 307.432, ma al minimo 123.000 cani all'anno, il cui destino e sorte sono sconosciuti e probabilmente rimarranno tali.
Sembra certo solo che:
* Non vengono soppressi e smaltiti secondo la legge. Un volume di minimo 123.000 carcasse l'anno non potrebbe passare inosservato alle ditte di smaltimento e verrebbe reso pubblico.
* Non si trovano in rifugi tedeschi, poiché questi ultimi con un volume minimo di 123.000 animali nel giro di un anno sarebbero al collasso.
* Non vengono uccisi privatamente e sotterrati. Un numero di persone così alto non potrebbe farlo e nemmeno esistono tanti fondi privati.
* Una parte dei cani viene probabilmente nutrita con prodotti alimentari normali e non è registrata. Ma il loro numero non è statisticamente rilevante.
In Germania spariscono annualmente tra 307.432 e 123.000 cani, senza lasciare traccia a quel che pare. La maggior parte di questi cani proviene con alta probabilità dalla protezione animale.
Quasi tutti i cani della cosiddetta protezione animale all'estero (Auslandstierschutz) sono esportati ufficiosamente, spesso illegalmente e di converso importati ufficiosamente, spesso illegalmente in Germania. A fronte di una politica non trasparente di importazione e cessione dei cani da parte delle organizzazioni per la protezione animale, sta l'inspiegabile sparizione di un numero che va sino a 307.432 cani all'anno.
Il sospetto espresso in modo sempre più incalzante da associazioni di protezione animale straniere e da istituzioni statali, che animalisti tedeschi cedano molti dei cani importati a stabulari e facoltà veterinarie, sembra si stia rafforzando. Per lo meno le associazioni animaliste tedesche, a causa del loro modo di agire, non sono in grado né di smentire questo sospetto né di confutare le accuse. E nemmeno l'invio di lettere di protesta con allegate foto di cani felicemente adottati cambia più alcunché. Non in questa misera quantità e ancora meno senza poter dimostrare la provenienza e l'identità di ogni singolo cane. Ma proprio questi ultimi dati gli animalisti non possono produrli. Non se i cani sono stati esportati e importati illegalmente.
Alle associazioni animaliste non resterà alla fine altro da fare che cambiare radicalmente il proprio modo di agire e intraprendere con le autorità competenti una comunicazione piuttosto che un confronto. Fino ad allora le autorità sono costrette a impedire le esportazioni di animali randagi.
Fonte tratta da sito .

martedì 18 ottobre 2011

Negli Usa: arrestati perché volevano estinguere il proprio conto presso la Citibank



Arresti ancora più ridicoli oggi (15.10.11) da New York, quando la Citibank dimostra di essere brutta storia se non addirittura peggiore della Bank of America, nel come tratta i suoi clienti. Circa una trentina di persone nelle prime ore odierne hanno formato una coda all'interno dell'edificio della Citibank perchè volevano chiudere i loro conti correnti, come parte delle proteste di "Occupy Wall Street". Invece di permettere loro di portare il loro denaro altrove, i managers geniali e le persone incaricate della sicurezza, li hanno chiusi dentro a chiave e li hanno fatti arrestare.
Non è chiaro il perché siano stati arrestati ma si vocifera che quando la banca non acconsenti' al fatto che i clienti chiudessero i loro conti, questi iniziarono a protestare. Nel momento in cui questo avvenne, i managers geniali decisero di chiuderli dentro e di chiamare la polizia.
Bel lavoro: la polizia protegge i capi aziendali. Gli arresti sono stato cosi combinati che non si può che ridere. Una donna che stava parlando rabbiosamente con la polizia all'esterno dell'edificio è stata malmenata da chi sembra essere un funzionario in borghese ed è stata tirata dentro da altri 5 funzionari.
Secondo quando viene riportato in internet si dice che due persone siano riuscite a chiudere i loro conti e che abbiano lasciato la banca ma che siano stati costretti dalla polizia e dalla sicurezza a rientrare.
Dal video postato on line (QUI) si può vedere come una donna sia stata praticamente portata dentro la banca da un funzionario in borghese (plain clothes officer), dove successivamente con gli altri clienti è stata arrestata.
A cosa diavolo è arrivato questo paese? Quando ti arrestano semplicemente perché stai affermando il diritto di fare ciò che vuoi con il tuo denaro?

Fonte tratta da sito .