venerdì 30 dicembre 2011

La manovra Monti per salvare l'Italia in realtà favorisce i suicidi

Mario Monti riuscirà a salvarci, come scrivono giornali e televisioni? No, purtroppo: sempre ammesso che l’obiettivo del governo tecnico sia il salvataggio del paese, e non invece la sua sostanziale svendita a prezzi di realizzo ai dominus della finanza mondiale, ansiosi di mettere le mani sui “gioielli di famiglia” come Eni e Finmeccanica, senza contare immobili prestigiosi, terreni agricoli, beni comuni come l’acqua. Loretta Napoleoni è pessimista: «Penso che stiamo scivolando verso la Grecia», dice, perché «quello che sta succedendo oggi in Italia l’abbiamo già visto in Grecia e lo vediamo quotidianamente». Come se non bastasse, c’è un nuovo campanello d’allarme: l’aumento dei suicidi. «È uno dei primi segnali di un Paese che scivola lungo la china del default e della bancarotta».
Chiaramente, aggiunge l’economista in un intervento pubblicato sul blog “Cado in piedi”, il baratro della crisi è anche un problema di percezione. E’ Grecia, proteste e scontriaccaduto anche ad Atene: il numero di suicidi è vertiginosamente aumentato quando il paese ha affrontato lo choc della realtà: il buco nero del debito e i tagli selvaggi imposti alla spesa sociale. Fino a poco prima, la Grecia non aveva il minimo sospetto che la catastrofe fosse dietro l’angolo. E adesso, a quanto pare, tocca a noi: «Fino a poche settimane fa – scrive Loretta Napoleoni – gli italiani neanche sapevano di trovarsi in questa situazione, perché si continuava a dire che tutto andava bene», stando appunto alle surreali rassicurazioni del Cavaliere. Poi, di colpo, il precipizio. Fino alla “cura” Loretta NapoleoniMonti. Che, secondo la Napoleoni, peggiorerà solo le cose.
«Ci troviamo in una situazione in cui la politica di austerità imposta dall’Europa unita non funzionerà», dice l’economista. Il “rigore” «ci porterà a una spirale deflazionista e di depressione». Finale scontato: «Andremo verso il destino della Grecia, con 519 miliardi da pagare nel 2012 e da rastrellare sul mercato per pagare gli interessi sul debito». Prima o poi dovremo chiedere aiuto: soccorso finanziario che «sicuramente non ci verrà dato».
Il rischio? «Si porrà il problema del default incontrollato», la bancarotta improvvisa e selvaggia, il panico. «Noi dovremmo avere un “piano B” per un default controllato, una rinegoziazione del debito e una potenziale uscita dall’Euro o la costituzione di un Euro a due velocità», insiste Loretta Napoleoni: «Dovremo fare un po’ più di quello che fa Cameron e un po’ meno di quello che fa Papademos e che ha fatto fino a oggi Papandreou».
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giovedì 29 dicembre 2011

Ci sono 4 cose che non sappiamo del nostro mondo

Lo massacrarono. E avevano ragione, eh: Rumsfeld era il ministro della difesa della più grande superpotenza mondiale, impegnata in uno sforzo bellico dall’altra parte del pianeta in reazione al più spettacolare e letale attentato terroristico della storia del suo paese. È quindi perfetto il giudizio sintetico che ne dà Wikipedia: fu una dichiarazione elusiva e arrogante, ma diceva una cosa profondamente vera. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Foreign Policy ne mette in fila quattro, quelle che consideriamo meno scontate di altre: ma ce ne sono molte di più.
Non sappiamo quanta gente vive in Libano. Non lo sappiamo perché quando il Libano ha fatto l’ultimo censimento nazionale era ancora il 1932: era una colonia francese. C’è una ragione per cui non se ne sono fatti più: quando il Libano divenne indipendente, nel 1943, cristiani e musulmani si divisero il potere – e i seggi parlamentari – sulla base di una proporzione 6-5, basata sui risultati del censimento del 1932. Da quel momento, però, ci sono ragioni e prove evidenti per considerare enormemente cresciuto il numero della popolazione musulmana sciita, e notevolmente ridotto il numero dei cristiani: che però mantengono ancora la metà dei seggi parlamentari. Un nuovo censimento minerebbe le fondamenta di uno stato già molto instabile, quindi i libanesi preferiscono continuare a non sapere quanti sono.
Non sappiamo quanto petrolio viene estratto in Nigeria. È strano, no? Non è che non sappiamo quanto ce n’è sottoterra: non sappiamo quanto ne tirano fuori. La stessa società pubblica nigeriana che si occupa delle estrazioni ammette di non riuscire a garantire “la precisione al cento per cento”: e parliamo di uno stato il cui ottanta per cento delle entrate è garantito dalla vendita del petrolio. Com’è possibile? Il settore petrolifero nigeriano è corrotto fino all’osso: corruzione che produce assenza di responsabilità, assenza di responsabilità che produce ignoranza. Diverse società private estraggono più di quanto dichiarano – e più di quanto potrebbero – per sfuggire alla tassazione. Le rivolte nelle zone del paese più ricche di petrolio hanno fatto il resto: all’inizio degli anni Novanta centinaia di migliaia di barili sono semplicemente scomparsi.
Non sappiamo quante testate nucleari ha la Russia. E questa potremmo pure capirla. La cosa strana è che probabilmente non lo sa per certo nemmeno la Russia. Sappiamo due cose: che ne ha quanto nessun altro paese al mondo, e che alcune sono scomparse. Perse. Non si sa chi le abbia. Dopo la fine dell’Unione Sovietica, infatti, tutto l’arsenale nucleare è stato riorganizzato e portato dentro i confini russi: molti analisti pensano sia praticamente certo che alcune testate si siano perse durante la transizione.
Non sappiamo quanta gente ha ucciso il terremoto ad Haiti. Le stime sono svariate, dal trecentomila del presidente Préval al “molto sotto centomila” di un’agenzia di stampa olandese. La verità è che nessuno ne ha la più pallida idea. Che il conto delle vittime oscilli nelle prime settimane dopo la catastrofe è naturale. Il fatto che ad Haiti sia ancora incerto si deve alla debolezza del governo, che ha poche risorse, poca documentazione e scarso controllo del territorio. Quindi ci si è concentrati sulla protezione dei sopravvissuti, mentre i corpi dei cadaveri venivano accatastati e rimossi senza operare riconoscimenti e creare fascicoli, archivi. Alcuni cittadini hanno accusato il governo di voler gonfiare deliberatamente il numero delle vittime per attrarre più soldi dall’estero.


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mercoledì 28 dicembre 2011

Video: Obama sta ingannando il mondo - Alex Jones

lunedì 26 dicembre 2011

LA CRISI DEL PICCO PETROLIFERO: 2012, L’APOCALISSE SI AVVICINA?



C'è una qualche eventualità che l’anno prossimo si debba assistere a qualcosa di davvero spiacevole.
Non si tratterebbe di un’apocalisse biblica o addirittura di una dei Maya, quanto piuttosto un evento di nostra produzione. Il mondo si è creato così tanti problemi negli scorsi decenni che l’intero edificio della civilizzazione sta mostrando segni di cedimento. Ciò è già avvenuto in epoca recente – ricordatevi del 1914 e del 1939 -, quindi un anno di grande distruzione non dovrebbe essere una grande sorpresa. Se state cercando una teoria generale di cosa potrebbe accaderci, potreste iniziare con “Il collasso delle società complesse” di Joseph Tainter, in cui l’autore elenca diciassette esempi di società in rapido collasso. In sintesi, se qualcuno pensa che l’Impero Romano sia collassato per la troppa complessità, date un’occhiata al codice tributario degli Stati Uniti o agli sforzi per rifinanziare il debito sovrano dell’UE. In confronto alle macchinazioni di sette miliardi di persone che al momento scorrazzano per il pianeta, i Romani stavano gestendo un asilo.
Che la civilizzazione globale, o parti significative di essa, vada a rotoli presto o tardi è ovviamente opinabile, ma si può essere certi che qualcosa di spiacevole arriverà nel prossimo o nei prossimi anni. Sembrerebbero esserci due problemi fondamentali dietro le odierne rivolte. Uno è che stiamo affrontando limiti alle risorse e l’altro è che le nazioni dell’OCSE hanno semplicemente accumulato così tanto debito che è improbabile che venga ripagato. Nessuno pensa che la capacità dell’atmosfera di assorbire e sequestrare le emissioni di carbonio sia una risorsa ma, mentre il clima planetario volge al peggio, proprio di questo si tratta. Si potrebbe benissimo dimostrare nel corso dei prossimi dieci decenni che la capacità dell’atmosfera di assorbire i gas serra sia molto più importante delle riserve di combustibili fossili.
Valutando i possibili eventi del 2012 che potrebbero avere proporzioni apocalittiche, vediamo il rapido deterioramento della situazione finanziaria nell’UE. Malgrado le interminabili manifestazioni di ottimismo da parte dei dirigenti politici, la gran parte degli osservatori privi di pregiudizi ritiene che non ci siano niente da fare per impedire una flessione economica. Alcuni si riferiscono con tono discreto, parlando di una doppia recessione, ma altri prevedono una depressione globale uguale o peggiore di quella avvenuta 80 anni fa. L’ipotesi pessimistica viene dalla convinzione che non ci saranno le quantità necessarie di energia poco costosa per sostenere una ripresa e che ci dovrà essere una forte transizione delle fonti e dell’uso di energia prima che la crescita economica possa riprendere.
Anche se la gran parte dell’attenzione è rivolta al rifinanziamento del debito, gli alti prezzi del petrolio sono sempre più identificati come il fattore principale nel rallentamento della crescita economica. Anche se gli alti prezzi del petrolio abbinati alle nuove tecnologie hanno dato alla luce nuovi giacimenti, la gran parte dei commentatori ignora il fatto che questo "nuovo" petrolio è semplicemente proibitivo per l’economia odierna. Le vecchie fonti economiche su cui abbiamo poggiato per tutto il secolo scorso formano ancora circa il 75 per cento del nostro consumo quotidiano ma, ed è un grande ma, il petrolio a basso costo sta scomparendo al ritmo di 3-4 milioni di barili al giorno ogni anno. In venti anni il petrolio economico sarà per gran parte esaurito, rimpiazzato da un proibitivo “petrolio non convenzionale" se riusciamo a rastrellare sufficienti capitali per poterlo sfruttare. Recenti ricerche economiche hanno evidenziato che quando gli Stati Uniti spendono più del 4,5 per cento del PIL per il petrolio, entrano in recessione. Anche se viene ancora dibattuto il limite oltre il quale il prezzo del petrolio danneggia seriamente il PIL, alcuni pensano che già 90 dollari al barile riescano a farlo. Ricordatevi che il petrolio è stato venduto per la gran parte a oltre 100 dollari al barile nel corso del 2011 e non ci sono segnali di un rientro dei prezzi nel futuro prossimo.
Il secondo insieme di problemi che potrebbero esplodere nel 2012 vengono dall’instabilità politica. I più seri sono nel mondo arabo, ma, con le dimostrazioni a Mosca, in Cina, in Kazakistan, in Europa e persino quelle lievi contro Wall Street, le rivolte sociali stanno diventando un problema mondiale mentre le risorse diventano limitate e la crescita economica rallenta. L’umanità non ha mai avuto sette miliardi di bocche da sfamare e queste incrementano di 70 milioni ogni anno. Ci sarà un punto di svolta, l’unico interrogativo è quando.
Quest’anno le rivolte e vari scontri geopolitici hanno già ridotto o eliminato le esportazioni di petrolio da Libia, Yemen e Siria. Le iniziative per sanzionare l’Iran sembrano soffiare sul fuoco e i mercati petroliferi sono nervosi del fatto che molti paesi saranno costretti a interrompere gli acquisti di greggio iraniano. La situazione siriana continua a franare e il delicato equilibrio politico iracheno che è stato modellato dagli Stati Uniti sembra essere durato solo pochi giorni dal ritiro delle truppe statunitensi. È una buona scommessa puntare sul fatto che ci saranno meno esportazioni di petrolio dal Medio Oriente e forse dall’Asia Centrale per la fine del prossimo anno, facendo salire i prezzi del petrolio malgrado il deterioramento delle condizioni economiche.
Oltre all’emergere di un rallentamento economico globale e alla prospettiva di minore produzione di petrolio in Medio Oriente, ci sono gli Stati Uniti dove l’elettorato pare essersi bloccato in un’empasse politica, aspettando di votare in tempi migliori. Sembra probabile che a Washington verrà fatto davvero poco per migliorare le politiche economiche fino alla prossima elezione o forse due e che l’elettorato possa riuscire a scegliere un qualche percorso coerente per il proprio paese. Fino a quel momento la diffusione dell’austerità fiscale e della disoccupazione saranno all’ordine del giorno.
L’eventualità di nuove problematiche emergenti nel 2012 si basa sulla probabilità di un collasso di gran parte o di tutta l’eurozona e di un aumento delle sollevazioni in Medio Oriente. La parte interessante di questo scenario è che queste situazioni potranno dipanarsi in vario modo. Ciò incrementa sensibilmente la possibilità che si possa assistere a qualcosa di molto negativo in breve tempo.

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domenica 25 dicembre 2011

Le banche si preparano al ritorno della Lira



Almeno due banche di caratura mondiale "hanno preso delle misure" per ritornare ad effettuare transazioni in vecchie valute della zona euro tra cui lira, dracma e escudo. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti ben informate. Le banche in questione hanno gia' contattato Swift, l'azienda belga che gestisce i sistemi per le transazioni finanziarie internazionali, per avere la tecnologia e i codici necessari, riferiscono le fonti.Un portavoce di Swift ha detto al quotidiano finanziario che l'azienda e' pronta a fare tutto quanto sara' necessario per garantire il regolare svolgimento delle transazioni, ma che "non e' il caso fare commenti su questioni specificamente legate alla zona euro". Secondo il Wall Street Journal, le banche stanno studiando tutti gli aspetti del possibile impatto che avrebbe l'uscita di uno o piu' paesi dalla zona euro.

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sabato 24 dicembre 2011

Lezioni Ecuadoriane: se il debito è illegittimo non si paga

Come accaduto in Islanda, anche in Ecuador il popolo, guidato dal presidente Rafael Correa, si è rifiutato di pagare il debito. Una commissione appositamente istituita l'ha dichiarato illegittimo in quanto si trattava di un prestito che faceva gli interessi esclusivi di banche e multinazionali e non del paese che avrebbe dovuto aiutare. Un'altra lezione di cui tenere conto.
In Ecuador, come in Islanda, ci si è rifiutati di pagare un debito contratto in maniera ingiusta
Parliamo di vulcani. E di eruzioni. Tempo fa, in Islanda, l'impronunciabile vulcano Eyjafjallajökull sbuffava nubi di ceneri bianche mandando in tilt i collegamenti aerei di mezzo mondo; allo stesso tempo il popolo islandese decideva di sollevarsi contro i poteri forti della finanza globale. Nell'altro emisfero, in Ecuador, da qualche anno si è risvegliato il potente Tungurahua - appena più facile da pronunciare, ma neanche poi tanto – proprio nel periodo in cui il presidente Rafael Correa dichiarava il debito estero che gravava sulle spalle dei suoi cittadini “illegittimo ed illegale”.
In una sinergia quasi sovrannaturale, sembra che la natura e gli esseri umani si destino all'unisono, in varie parti del mondo, in un moto di ribellione verso i propri oppressori. Che a ben vedere, per l'una e per gli altri, sono i medesimi. Quell'elite finanziaria che controlla l'economia globale, possiede corporazioni e multinazionali, controlla le banche e gestisce i mercati, è responsabile da un lato dei maggiori crimini ambientali: emissioni nocive, fallimento dei vertici internazionali sul clima, deforestazione, disastri petrolieri; dall'altro della schiavitù dei popoli, oppressi da debiti immensi, privati dei propri diritti e della sovranità nazionale.Dunque è curioso vederli sbottare all'unisono, quasi che vulcani ed esseri umani siano due diversi strumenti nelle mani di un unico potente flusso vitale. Ma accantoniamo la retorica e andiamo a vedere cosa è successo. Dell'Islanda, e di come il popolo si sia ribellato ai poteri forti internazionali e abbia dato vita ad un percorso di democrazia partecipata, vi abbiamo già parlato tempo addietro. Occupiamoci dell'Ecuador.
Qui è accaduto che il paese si ritrovava schiacciato, da una trentina d'anni circa, da un debito pubblico enorme. Nel 1983, infatti, lo Stato si era fatto carico, di fronte ai creditori, del debito estero contratto da privati, per un totale di 1371 milioni di dollari, ai tempi una cifra notevole. Talmente notevole che nei successivi sei anni il paese non fu in grado di pagarla. Invece essa crebbe fino a raggiungere la soglia di 7 miliardi.
Ora, i creditori erano principalmente istituti di credito statunitensi; nel contratto stipulato con il governo dell'Ecuador esisteva una clausola che prevedeva che dopo sei anni il debito cadesse in prescrizione. Ma il 9 dicembre 1988, a New York, in un atto unilaterale, venne abolita la prescrizione della totalità del debito. In pratica, gli Stati Uniti decisero che, a dispetto di ogni accordo preso in precedenza e senza consultare l'altra parte, l'Ecuador avrebbe pagato ugualmente tutto il debito, che intanto continuava a crescere. Nessun membro del congresso ecuadoregno si oppose alla risoluzione, che gli organismi statali nascosero persino alla popolazione.Poco tempo dopo, sempre dagli Stati Uniti arrivò la seguente proposta: che il debito estero fosse scambiato con l'acquisto dei cosiddetti Buoni Brady. Nicholas Brady era ai tempi, siamo nel 1992, Segretario del Tesoro americano, e stava attuando il Piano Brady, che interveniva sul debito di molti paesi latinoamericani ristrutturandolo attraverso la vendita di nuovi bond e obbligazioni. Molti paesi accettarono l'offerta, che consisteva di fatto nel pagare il proprio debito contraendone un altro, sul quale sarebbero maturati nuovi interessi. Anche l'Ecuador accettò.Le condizioni imposte da questo nuovo debito furono decisamente pesanti. Fra il 1992 ed il 1993 molte delle compagnie statali venero privatizzate. In particolar modo si stabilì che sarebbero state le risorse di metano e di petrolio a dover garantire il debito.
Alejandro Olmos Gaona, storico ed investigatore ecuadoregno, ha dichiarato di aver personalmente trovato sia nel ministero dell'economia argentino che in quello ecuadoriano tre lettere: una da parte del Fondo Monetario Internazionale diretta alla comunità finanziaria, ovvero a tutte le banche; un'altra della Banca Mondiale; una terza della Banca Interamericana dello Sviluppo (BID). Cosa chiedevano? Di appoggiare il governo argentino di Carlos Menem, che si era impegnato a privatizzare il sistema pensionistico, a cambiare le leggi sul lavoro, a riformare lo stato e privatizzare tutte le imprese pubbliche, specialmente quelle riguardanti il petrolio.Nell'accettare il Piano Brady, l'Ecuador si impegnava a rispettare una serie di clausole molto articolate e piuttosto confuse. Ve n'era una, ad esempio, che fissava i termini ed i tempi per i reclami. L'Ecuador avrebbe potuto reclamare qualsiasi tipo di controversia legata al contratto a partire dal 21° anno dopo la morte dell'ultimo membro della famiglia Kennedy. Una clausola che suonava come una vera e propria beffa, volta ad impedire qualsiasi tipo di reclamo futuro da parte del paese.
Passiamo al 2000. I buoni Brady vengono sostituiti con i buoni Global, che aggiungono alle vecchie condizioni nuove misure di austerità e privatizzazioni, sotto pressione di alcune banche. I nomi? JP Morgan, Citibank, Chase Manhattan Bank, Lloyds Bank, Loeb Roades, E.F. Hutton. Il contratto viene stipulato dallo studio legale Milbank.Lo studio Milbank – il cui nome steso è Milbank, Tweed, Hadley & McLoy - ha fra i propri clienti, guarda caso, JP Morgan e Chase Manhattan Bank, e ha curato negli anni la maggior parte dei contratti sul debito stipulati dai paesi dell'America Latina. Ogni singolo contratto dell'Ecuador è uscito da quelle stanze. Fra i suoi avvocati più brillanti sono annoverati John McLoy, primo presidente della Banca Mondiale, William H. Webster, ex-direttore dell'Fbi e della Cia e giudice della corte dello Stato di New York.
I contratti venivano stipulati con gli avvocati dell'Ecuador negli Stati Uniti: Cleary, Gottlieb, Steen e Hamilton, uno studio fantoccio che si limitava a ratificare quanto già deciso senza mai sollevare contestazioni. La situazione è proseguita, uguale, fino al 2008. Poi qualcosa è cambiato. L'Ecuador si trovava allora in una situazione particolarmente difficile, con un debito gonfiatosi fino a raggiungere gli 11 miliardi di dollari, decisamente troppo per un'economia relativamente povera. Il presidente socialista Rafael Correa, in carica dal Gennaio 2007, prese allora la grande decisione.
“L'Ecuador non pagherà il proprio debito estero, in quanto è stato contratto in maniera illegittima”, dichiarò davanti al mondo intero. Come poteva fare un'affermazione così forte? Perché nel frattempo egli aveva istituito una commissione d'inchiesta che srotolasse il bandolo della matassa del debito, che negli anni era andato crescendo e ingarbugliandosi sempre più. Dalla relazione di tale commissione sono emerse tutte le alterne vicende che hanno portato alla creazione e alla crescita del debito – le stesse di cui vi abbiamo parlato sopra. Ed una serie di dati interessanti. È emerso, ad esempio, che oltre l'80% del debito è servito a re-finanziare il debito stesso, mentre solo il 20% è stato destinato a progetti di sviluppo. Si è reso così lampante che il sistema dell'indebitamento è un modo per fare gli interessi di banche e multinazionali, non certo dei paesi che lo subiscono. La Commissione è quindi giunta alla conclusione che il debito estero dell'Ecuador è illegittimo e dunque non verrà pagato.
Da allora, potendo utilizzare le proprie risorse per la crescita sociale e non più per il pagamento del debito, l'Ecuador è andato incontro ad uno sviluppo senza precedenti; la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita di quasi il 15 per cento. Nell'ottobre 2010 il presidente Correa è riuscito a scampare ad un colpo di stato militare grazie all'incredibile sostegno di cui gode da parte della popolazione. Da dentro l'ospedale in cui era stato rinchiuso dichiarava: “Il presidente sta governando la nazione da questo ospedale, da sequestrato. Da qui io esco o come presidente, o come cadavere, ma non mi farete perdere la mia dignità”.
Dall'Ecuador, come dall'Islanda, ci arriva un messaggio di speranza. Il ricatto del debito, utilizzato dai poteri forti della finanza globale per imporre misure drastiche e impopolari - depredare così intere nazioni - può essere interrotto. Dell'enorme debito che grava sul mondo intero, solo una piccolissima parte è in mano a piccoli risparmiatori, cittadine e cittadini. La stragrande maggioranza appartiene ad enormi gruppi finanziari privati, che lo usano per alimentare e gonfiare all'infinito questo meccanismo suicida. In Ecuador hanno deciso che a questo debito, ingiusto, è giusto ribellarsi.
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giovedì 22 dicembre 2011

Il Pentagono farà in modo che saremo tutti videosorvegliati dallo spazio



Il Pentagono sta realizzando ciò che finora era solo una finzione cinematografica: essere filmati da un satellite
Ricordate il film Nemico Pubblico dove Gene Hackman e Will Smith vengono videosorvegliati dallo spazio dai satelliti della Nsa? Non era una cosa tecnicamente impossibile. Finora.
Contrariamente a quanto si vede nei film di Hollywood, infatti, le agenzie spionistiche e militari americane non possono puntare un satellite su un'auto in movimento in qualsiasi punto del pianeta per seguirla in diretta con immagini video. Possono usare telecamere montate su droni in volo sopra l'obiettivo, ma con il rischio che essi vengano abbattuti come appena successo in Iran.
I satelliti-spia possono scattare fotografie in alta definizione orbitando a bassa quota, ma non possono riprendere un flusso di immagini in tempo reale poiché questo richiederebbe un'orbita geostazionaria a 36mila chilometri di altezza e quindi un sistema ottico enorme.
Presto però la finzione cinematografica diventerà realtà, perché il Pentagono ha stipulato con la Ball Aerospace un contratto da 37 milioni di dollari per lo sviluppo di un satellite che monti un'ottica telescopica a membrane di 20 metri di diametro, in grado di catturare immagini video da orbita geostazionaria con una risoluzione di 3 metri a pixel.

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mercoledì 21 dicembre 2011

Alla vigilia della terza guerra mondiale arriva un appello internazionale

Temo che sarà un fait accompli…. Accadrà un mattino: ci sveglieremo e l’attacco sarà stato condotto”.
Così ha dichiarato recentemente all’agenzia stampa EIR il Gen. Joseph Hoar, ex comandante in Capo del Comando Centrale statunitense, a proposito del pericolo di un attacco militare contro l’Iran. Pochi giorni dopo Nikolai Makarov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, ha ammonito che la Russia potrebbe essere trascinata in un conflitto nucleare regionale, che potrebbe degenerare in una guerra nucleare su vasta scala. Inoltre alcuni ufficiali dell’esercito americano hanno messo in guardia dalle “conseguenze incalcolabili” che avrebbe un attacco all’Iran, così come l’hanno fatto numerosi specialisti del Medio Oriente che temono la terza guerra mondiale.
Quando una minaccia è così terribile, così inimmaginabile da superare la normale comprensione umana, la psiche umana tende a rimuovere tale realtà, per autodifesa. E l’idea che si arrivi ad una terza guerra mondiale in cui vengono utilizzate armi di distruzione di massa fa certamente paura. Con la guerra contro la Libia, e ora le minacce contro Siria ed Iran, molti comprendono che si prospetta qualcosa di terribile. Sperimentano un effetto déja vu, avendo sentito la stessa propaganda durante i preparativi per la guerra in Iraq, e ammettono di non voler guardare o ascoltare le notizie al telegiornale, perché si tratta solo di preparativi per delle vere e proprie ostilità.
Ma è meglio per noi pensare l’impensabile, giacché soltanto se gli individui e i governi saranno capaci di immaginare, nei dettagli, le conseguenze di una guerra globale che includa l’uso di armi ABC (atomiche, battereologiche e chimiche), saremo in grado di effettuare il cambiamento di rotta per evitare il pericolo di guerra, cinque minuti prima della mezzanotte. È un fatto che esistono forze che credono che la riduzione della popolazione causata da tale guerra, fino a uno o due miliardi di persone, sia un risultato auspicabile. Ma che vita sarebbe per coloro che sopravvivono? E anche se qualcuno di noi sopravvivesse, sarebbe forse un motivo di gioia? O non dovremmo maledire quel giorno e sperare di essere tra coloro che hanno perso la vita?
Lo scopo di questo appello è di risvegliare l’opinione pubblica e sollecitare coloro che hanno una posizione influente, affinché facciano tutto il possibile per evitare questa guerra. Facciamo appello ai governi affinché emulino il ministro degli Esteri danese Villy Sosndal, e dichiarino pubblicamente che il loro paese non parteciperà, in nessuna circostanza, ad una guerra contro Siria ed Iran. In secondo luogo, andrà eliminata l’intera dinamica che porta al pericolo di guerra, ovvero il collasso del sistema finanziario transatlantico, e dell’Euro in particolare.
IL CATACLISMA ECONOMICO
“Un cataclisma finanziario minaccia le principali nazioni dell’Europa”, “Solo la Germania è sicura, tutti gli altri affonderanno”, “Il fatale effetto Domino dell’Euro” ecc., titola un quotidiano dopo l’altro, prospettando scenari da horror, e la fine vicina. L’ultimo trucco è stato il tentativo di indurre la Germania al suicidio acconsentendo che la Banca Centrale Europea (BCE) apra i boccaporti ed acquisti tutti i titoli di stato dei paesi europei insolventi, ed anche i titoli tossici di proprietà delle banche private. La BCE come presta¬tore di ultima istanza: un peccato mortale contro la stabilità monetaria, ed anche una flagrante violazione degli stessi statuti della BCE! Benvenuti all’iperinflazione stile Weimar 1923, solo che questa volta non è solo in un paese, ma in tutta la regione transatlantica!
Il cambiamento di regime è da sempre la politica non solo contro le nazioni canaglia in tutto il mondo, ma è anche l’arma usata contro qualsiasi governo europeo che si rifiuti di ridurre del 50% i livelli di vita dei propri cittadini e di ridurre la loro longevità con tagli al bilancio nell’assistenza sanitaria e nei programmi sociali. Già i governi di Irlanda, Portogallo, Grecia, Italia e ora della Spagna sono caduti vittime di questa politica. Rappresentanti eletti vengono sostituiti da tecnocrati non eletti, come Lucas Papademos in Grecia, Mario Monti in Italia, ed il nuovo capo della BCE Mario Draghi, tutti provenienti dall’infame banca d’affari Goldman Sachs, o che collaboravano strettamente con essa. Le macchinazioni della Goldman Sachs sono sotto inchiesta da parte della Procura americana e ad essa sono dedicati interi passaggi del Rapporto Angelides del Congresso USA sulle cause della crisi. Per non menzionare il fatto che i consiglieri che hanno aiutato il governo greco a falsificare il bilancio per entrare nell’Unione Europea erano anch’essi di Goldman Sachs.
La democrazia sembra non essere più di moda nell’Unione Europea, ed è stata sostituita da una palese dittatura dei banchieri. “Non abbiamo bisogno di elezioni, abbiamo bisogno di riforme” so-stiene il “Presidente” dell’Europa Herman Van Rompuy. L’ha forse eletto qualcuno?
Se continueremo su questa strada di austerità sempre più brutale nei confronti della popolazione, nel nome del pareggio del bi¬lancio e del pagamento di un debito creato dai salvataggi bancari, se cederemo la sovranità ad una “unione fiscale” o ad un governo economico europeo, o perfino ad un’unione politica europea, ci saranno rivolte popolari contro di essa.
Perché non esiste un “popolo europeo”. Ci sono semmai 27 differenti nazioni nell’Unione Europea, ciascuno con la propria lingua, cultura e storia. Cedere il potere ad una burocrazia sovrannazionale dell’UE i cui trattati, procedure e linee guida, formulate in una sorta di Esperanto UE, sono incomprensibili alle popolazioni, riporterà l’Europa di fatto ad una situazione come quella che c’era prima che Gutenberg inventasse la stampa, quando gli studiosi erano gli unici che riuscissero a deliberare in latino, e la massa della popolazione non poteva leggere nulla di scritto nella propria lingua.
Con questa Unione Europea abbiamo a che fare con un Impero ed il problema è che i politici “filo Europa” hanno interiorizzato la logica di quell’impero. È diventato chiarissimo con la guerra in Libia, quando l’ex Premier britannico Tony Blair, il Presidente francese Nicolas Sarkozy ed altri si sono dimenticati che era passato poco tempo da quando avevano consentito a Gheddafi di montare la sua tenda nelle loro capitali, per poter fare con lui accordi lucrativi.
E che lezione traiamo dalla guerra della NATO contro la Libia, una guerra che, secondo il Presidente americano Barack Obama, era solo un “intervento umanitario” ma che è finita con l’eliminazione brutale di un capo di stato, senza sottoporlo a processo? Lothar Ruehl scrive in un articolo dal titolo “lezioni libiche” nel Frank¬furter Allgemeine Zeitung: “Operazioni d’aria, incluse in futuro quelle coi drone e i missili Cruise, sono i mezzi preferiti per qualsiasi intervento militare. Questa lezione vale anche per i piani della Bundeswehr (l’esercito tedesco) che dovrebbe dare la priorità a tutti i tipi di dispiegamenti d’aria con jet fighter, elicotteri e drone”. Ruehl si chiede a questo punto, a proposito degli avvenimenti in Siria ed Iran: “Non c’è più tempo. Qual è la nostra priorità per un intervento o un attacco preventivo?” una domanda a cui non dà una risposta. Questo tipo di pensiero indica un piano di attacco che ci porterà direttamente all’Apocalisse.
L’unica chance dell’umanità di impedire la catastrofe che ci minaccia, sta nel fermare lo scontro verso cui siamo diretti. Nel nostro XXI secolo, non c’è alcun conflitto che non possa essere risolto con mezzi diplomatici. La guerra non può essere un’opzione, perché si rischia lo sterminio della specie umana.
L’esperimento europeo, ovvero la creazione di un’unione mo-netaria tra nazioni completamente diverse che non rappresentano sicuramente una “area valutaria ottimale” e non saranno in grado di rappresentarla nel futuro prevedibile, si è rivelato un fallimento. La cosa più onesta e responsabile da fare è ammetterlo, e trarne le dovute conclusioni.
C’è sicuramente una via d’uscita: devono essere annullati tutti i trattati UE, da Maastricht a Lisbona. Le nazioni europee dovranno riacquisire la sovranità sulla loro valuta e sulla politica economica. Dovranno essere concordati cambi fissi, per mettere fine alle spec¬ulazioni contro le valute e contro i risparmi dei cittadini.
Dovrà essere creato immediatamente un sistema bancario a due sportelli in cui le banche commerciali che servono l’interesse generale e l’economia reale godranno della protezione dello Stato, e saranno separate dalle banche d’affari. Le banche d’affari, e il settore bancario ombra, dovranno fare a meno dei soldi dei contribuenti, e i loro guadagni virtuali e speculativi dovranno essere cancellati. Un sistema creditizio dovrà finanziare l’economia reale e gli investimenti in conto capitale, secondo criteri di economia fisica, gettando così le basi per poter ripagare il debito legittimo del vecchio sistema.
Invece di andare allo scontro suicida contro Russia e Cina, un corso che può essere ideato solo da una mente imperiale e perversa, dovremo concludere accordi di cooperazione a lungo termine, da 50 a 100 anni, con queste ed altre nazioni su progetti futuri quali approvvigionamento di energia e sicurezza delle materie prime, inverdimento dei deserti, espansione dell’agricoltura per una popolazione mondiale crescente, ricerca sugli effetti del tempo galat¬tico sul nostro pianeta e ricerca spaziale, in breve, progetti che possono essere descritti come obiettivi comuni del genere umano. È in gioco l’esistenza stessa della specie umana. Di fronte a questa questione esistenziale, possiamo dimostrare, nel senso di Friedrich Schiller, che siamo esseri umani e non barbari?
Fonte tratta da sito .

sabato 17 dicembre 2011

OCCUPY IL PIANETA TERRA



Il movimento Occupy è la più potente manifestazione di resistenza pubblica e disobbedienza civile che abbia preso piede in Occidente dagli anni '60. E come risposta, ha provocato una militarizzazione della violenza di Stato senza precedenti. Negli Stati Uniti l'utilizzo di gas lacrimogeni, spray al peperoncino e proiettili di plastica è stato impiegato – deliberatamente e brutalmente – contro civili che esercitavano il loro diritto a manifestazioni pacifiche: solo e soltanto per ragioni di "ordine pubblico". Più che mai l'insistenza della gente nel reclamare spazi pubblici in opposizione all'ingiustizia di cui è responsabile il proverbiale 1% della popolazione mondiale sta tirando giù la maschera allo stato democratico per rivelare il dominio incontrastato del denaro e delle armi su cui il suo potere si fonda. Rispetto ad altre proteste del XX secolo, il movimento Occupy si distingue per spontaneità, assenza di leader e per la sua proliferazione globale nelle strade di tutte le più importanti città industriali del Nord. La forza propellente di Occupy, tuttavia, non deriva soltanto dall'incedere della recessione globale, anche se il ruolo di quest'ultima non va sottovalutato. Piuttosto, la determinazione dei cittadini a occupare luoghi pubblici strategici è ispirata da una convergenza di percezioni comuni.
La maggioranza delle persone oggi ha una visione dei governi occidentali e della natura del potere tali che ne avrebbero fatto degli emarginati sociali dieci o venti anni fa. Si tratta di persone scettiche sulla guerra in Iraq, convinte del ritiro delle truppe dall'Afghanistan, risentite nei confronti delle banche e del settore finanziario responsabile della crisi, sono consapevoli delle questioni ambientali come mai prima d'ora. Nonostante la confusione negazionista promulgata dalle lobby petrolchimiche, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la maggioranza delle persone è seriamente preoccupata per il surriscaldamento globale; è stanca della prassi della politica partitica e delusa dal sistema parlamentare dominante, con il suo continuo susseguirsi di scandali su scandali. In altre parole, su tutta una serie di questioni si è avuto uno spostamento dell'opinione pubblica verso una critica dell'attuale sistema politico-economico. Si tratta, certo, di un fenomeno per lo più subliminale, non elaborato, e manca di una visione coerente di cosa sia necessario fare, ma senza dubbio questo spostamento c'è stato e diventa sempre più profondo. La gente si fa sempre meno illusioni sulle strutture socio-politiche dominanti. Ha sete di alternative. E tuttavia non ne trova nessuna a portata di mano, nessun meccanismo che dia veramente espressione alle voci di dissenso. Cosa resta da fare, allora, oltre alla semplice occupazione di suolo pubblico nel tentativo di reclamare, in qualche modo, del potere?
Civil Contingencies: i preparativi dello Stato per la contro-insurrezione
Eppure, fin dai primi colpi della recessione globale nel 2008, l'"uno per cento" di cui dicevamo – o parte di esso – era ben consapevole che una delle conseguenze immediate sarebbe stato il riversarsi dei cittadini in strada. E sono stati fatti dei preparativi.
Sul finire del 2008 un promemoria interno emanato da Citigroup, membro della Us Bank e della Federal Reserve, firmato dal responsabile delle strategie tecniche Tom Fitzpatrick, avvisava di un "crescente deterioramento finanziario, causa di un ulteriore deterioramento economico, in un circolo vizioso" il quale "porterà a instabilità politica […] alcuni capi di stato sono oggi ai minimi di popolarità. C'è rischio di rivolte interne, a cominciare dagli scioperi, perché la gente si sente privata del diritto di poter decidere di sé stessa.”
Cosa fare? Una risposta è quella avanzata dall’US Army Strategic Studies Institute nel dicembre di quell'anno, in un rapporto che sollecitava l'esercito americano a prepararsi per un "dislocamento strategico all'interno degli Stati Uniti" che sarebbe stato giustificato da "imprevisti dissesti economici", "mancanza di un ordine politico e giuridico" e "resistenza decisa e insurrezione interna", assieme a altre minacce. Il rapporto prospettava la necessità di impiegare risorse del Dipartimento della Difesa "al servizio di autorità civili per contenere e sovvertire minacce di violenza alla pace civile" e contemplava "l'uso di forze armate […] contro gruppi ostili all'interno degli Stati Uniti". Il nobile scopo di tale militarizzazione è, naturalmente, quello di "restaurare l'ordine pubblico e proteggere popolazioni minacciate", da sé stesse, a quanto sembra.
In modo analogo, in Gran Bretagna dal 2004 il governo si è arrogato poteri straordinari per mezzo del semi-sconosciuto Civil Contingencies Act, un decreto per le situazioni di emergenza.
Il decreto spianò la strada alla nascita di uno stato totalitario. Con i poteri conferitigli, il governo può proclamare lo stato d'emergenza a propria discrezione senza una consultazione pubblica o un voto parlamentare. E una volta proclamato lo stato d'emergenza, entrano in gioco strumenti di potere di ogni tipo. I ministri possono introdurre nuove leggi, "normative d'emergenza" tramite la Prerogativa Regale, senza ricorrere al Parlamento. Tali leggi possono andare dalla confisca della proprietà privata al divieto di proteste e assemblee pubbliche di qualsiasi tipo, all'istituzione del coprifuoco, al divieto di spostamento, all'impiego dell'esercito su suolo britannico e così via: isolamento di intere città, chiusura di siti internet, censura dei media. Quel che è peggio, lo Stato può permettersi di classificare come offesa qualsiasi comportamento a propria discrezione.
Il problema è che il decreto non ha niente a che vedere con emergenze reali. Secondo la rivista della British Association of Public Safety Communication Officials, il governo è del tutto privo di "chiare direttive, fondi specifici, apparati normativi" utili a preparare il Paese a concrete emergenze o scenari disastrosi. La pubblicazione chiede, a ragione: "Se il Governo è realmente intenzionato a proteggere la nazione, come mai i ministri non stanno impiegando i poteri forniti loro dal Civil Contingencies Act per monitorare preventivamente le condizioni effettive di preparazione dello stato?"
La nuova guerra transnazionale tra le classi
È una domanda intelligente, perché l'insieme delle misure di prevenzione da parte dei governi occidentali nei confronti degli "imprevisti domestici" si è focalizzata in modo del tutto sproporzionato sulla centralizzazione e il consolidamento di poteri militari e degli apparati di polizia. Perché? Per farsi un'idea di che razza di ideologie retrograde alberghino nelle menti che dirigono il Dipartimento della Difesa, vale la pena di dare un'occhiata al rapporto 2007 del Ministero della Difesa americano. Il rapporto, steso dagli strateghi del Mod'Defence Concepts and Doctrines Centre – un think-tank militare responsabile della pianificazione di iniziative – mette in evidenza che entro il 2035 la popolazione mondiale raggiungerà probabilmente gli 8,5 miliardi di persone, un aumento riconducibile per il 98% ai paesi sottosviluppati. Il rapporto riconosce che questo enorme incremento della popolazione avrà luogo in un contesto di enormi tensioni mondiali dovute a crisi economiche, energetiche e ambientali.
Cosa interessante, le previsioni contenute nel rapporto si focalizzano sulla cosiddetta "preminenza giovanile", con circa l'87% delle persone sotto i 25 anni concentrate nel Sud sottosviluppato. In particolare, si fa notare che la popolazione in Medio Oriente aumenterà del 132% e nell'Africa Sub Sahariana dell'81%. Si tratta di regioni a maggioranza musulmana. Di qui il rapporto avverte del pericolo che l'acuirsi delle crisi globali possa fungere da propellente per la militanza musulmana: "Le aspettative di un numero sempre maggiore di giovani in queste regioni, molti dei quali dovranno fare i conti con prospettive di disoccupazione endemica, difficilmente saranno soddisfatte. Il dilagare dello scontento tra fasce sempre più larghe della popolazione giovanile nei confronti di regimi non democratici sarà canalizzata nella militanza politica, compresa quella d'ispirazione islamica radicale, il cui concetto di Umma, la comunità islamica globale, e di resistenza al capitalismo si troverebbero a cozzare con un sistema internazionale basato su stati-nazione e flussi globali di mercato.” Ma il rapporto non si ferma qui. Prosegue individuando un pericolo di radicalizzazione non solo nel Sud, ma anche nel Nord, e prospetta la possibilità di una rivoluzione mondiale delle classi medie: “Le classi medie potrebbero diventare la fascia sociale più propensa alla rivolta, assumendo lo stesso ruolo che Marx destinava al proletariato." Ciò potrebbe avvenire su scala transnazionale, grazie al sempre crescente divario tra un'élite di super-ricchi e le classi medie, e alla nascita di una sotto-classe urbana. “Le classi medie di tutto il mondo potrebbero unirsi, utilizzando il loro accesso a conoscenze, risorse e capacità per dare forma a processi internazionali nell'interesse della loro condizione." Previsioni azzeccate, anche se leggermente in ritardo sulle date (di 24 anni, per la precisione).
Facciamo un passo indietro per un momento e riflettiamo su questo straordinario documento. Non solo problematizza il dato della crescita demografica all’interno di particolari gruppi etnici e religiosi: demonizza anche qualsiasi possibile forma di resistenza alle strutture politico-economiche dominanti a livello globale. E lo fa individuando alcuni sintomi superficiali, a cui offre una risposta reazionaria e militarizzata, anziché individuarne le cause strutturali intrinseche all'organizzazione stessa del sistema globale.
Tutto questo sta per finire
Il sottinteso, inespresso assunto ideologico di questo genere di analisi è semplice: l'attuale ordine politico-economico globale deve essere sostenuto, mantenuto, perpetrato a ogni costo; non può essere soggetto a riforme profonde e strutturali, perché è già perfetto: siamo già arrivati a quella che Francis Fukuyama chiama “la Fine della Storia”, "la vittoria incontrastata del liberalismo politico-economico" in Occidente, e "il punto di arrivo dell'evoluzione ideologica del genere umano" che spazza via ogni possibilità di alternativa al capitalismo neo-liberista. Di conseguenza, la resistenza al neoliberismo è delegittimata e merita di essere soppressa senza rimorsi.
Ma Fukuyama si sbagliava di grosso. Al momento siamo davanti non a una semplice crisi, ma a una convergenza di molteplici crisi globali: finanziaria, idrica, alimentare, bellica e terroristica. Ognuna di queste non è che un sintomo di una più profonda Crisi della Civiltà. Persino l'International Energy Agency stima che non rimangano più di cinque anni all'inizio di un'era imprevedibile di stravolgimenti climatici pericolosi e irreversibili che renderanno il pianeta inabitabile, dominato da una macchina industriale che lavorerà per la crescita economica illimitata a beneficio di una sparuta élite contro i bisogni della stragrande maggioranza della popolazione umana.
La Primavera Araba nel Medio Oriente e il movimento Occupy in Occidente sono, in questo contesto, rivolte popolari contro un suicidio collettivo di portata planetaria; i primi colpi mortali inferti a una forma di civiltà vecchia e malfunzionante. La natura stessa della nostra civiltà – e della sua traiettoria inarrestabile verso l'autodistruzione ecologica e economica – viene ora messa in dubbio assieme alle sue idee di vita, al suo ambiente, al sistema di valori e il modo in cui questi sono strettamente collegati alle sue forme socio-politiche, economiche e culturali.
E tuttavia quello che abbiamo sotto gli occhi non è semplicemente una civiltà sull'orlo del collasso, ma un processo di transizione, i cui esiti finali sono ancora imprevedibili.
Per la prima volta nella storia dell'umanità affrontiamo una crisi di civiltà di proporzioni realmente planetarie. Inoltre, assistiamo all'autodistruzione di una civiltà industriale basata sullo sfruttamento, destinata a collassare nel giro di pochi decenni, di certo entro la fine di questo secolo. Con ciò, abbiamo una possibilità senza precedenti nella storia di sviluppare modi diversi di vivere, agire, essere – in senso economico, politico, culturale etico, persino spirituale – che sono d'un tratto, almeno in potenza, molto più compatibili con la prosperità e il benessere del genere umano di quanto si potesse finora immaginare.
Per fare questo è necessario sfruttare al massimo l'energia e l'entusiasmo del movimento Occupy in modo da sviluppare anzitutto una diagnosi critica coerente della natura del problema e, su tale base, un quadro coerente di azioni alternative. Dobbiamo lavorare all'unisono per dimostrare l'efficacia e superiorità di alternative sociali, politiche, economiche, culturali e etiche. Su questi modelli dobbiamo improntare il nostro agire, ma dobbiamo anche sviluppare modi nuovi di presentare i modelli stessi, diffonderli, educare comunità e istituzioni. Con un approccio critico, dobbiamo analizzare il modo in cui le comunità, in particolare quelle più emarginate, potrebbero adeguarsi a questi modelli nelle contingenze presenti. Per iniziare a creare un reale cambiamento che parta dalle radici, dal basso verso l'alto. Come possiamo lavorare insieme per sviluppare forme partecipative di cambiamento economico? Come far sì che le risorse comunitarie a livello locale siano al riparo da eventuali shock energetici, diventando più autosufficienti nella produzione decentralizzata di energie rinnovabili? Come acquisire le conoscenze necessarie a produrre il cibo che mangiamo e a dipendere di meno dalle reti internazionali – inique e capricciose – dell'industria agricola? Come costruire nuove strutture politiche e culturali a livello locale che possano rendere sempre meno influente la piramide dello Stato militarizzato?
Scendere nelle strade e occupare luoghi pubblici sono azioni importanti, ma da esse dovrebbero germogliare i modelli di quella trasformazione sociale che il 99 per cento di noi può iniziare a esplorare, in dialogo gli uni con gli altri e persino con quell'1 per cento di cui contestiamo il monopolio. Perché queste energie popolari non possono rimanere prive di analisi accurate e l'attivismo deve puntare nella direzione giusta, non solo a quell'1 per cento, ma al più vasto sistema economico, ideologico ed etico che ne consente l'esistenza e che segna la via autodistruttiva che, al momento, stiamo tutti seguendo.
Il dr. Nafeez Mosaddeq Ahmed è Executive Director dell'Institute for Policy Research & Development. Blog: The Cutting Edge. Ultimo libro, A User’s Guide to the Crisis of Civilization: And How to Save It (Pluto/Macmillan, 2010), è alla base del documentario The Crisis of Civilization (2011), largamente acclamato dalla critica.
Fonte tratta da sito .

venerdì 16 dicembre 2011

FREE ENERGY LUMINARIES ft Aishah - sub ITA

giovedì 15 dicembre 2011

SEI RIVELAZIONI SHOCK SUL “GOVERNO SEGRETO” DI WALL STREET



Alti funzionari hanno volontariamente mascherato la vera dimensione dei salvataggi del 2008-'09 al Congresso e all’opinione pubblica.
Ora abbiamo prove concrete che Wall Street e Washington stanno gestendo un governo segreto bel lontano dal processo democratico. Grazie a una richiesta per la libertà di informazioni fatta da Bloomberg News, il pubblico ha ora accesso a oltre 29.000 pagine di documenti della Fed e ad altre 21.000 transazioni della Fed che sono state deliberatamente nascoste, e per buone ragioni. (Vedi qui e qui.)Questi documenti mostrano come alti funzionari del governo hanno volontariamente celato al Congresso e al pubblico il vero scopo dei salvataggi del 2008-'09 che hanno arricchito i pochi e rafforzato gli interessi dei giganti di Wall Street. Ora sappiamo che:
I salvataggi segreti di Wall Street ammontavano 7,77 trilioni di dollari, dieci volte più del Troubled Asset Relief Program (TARP) da 700 miliardi approvato dal Congresso nel 2008.
La conoscenza dei fondi per i salvataggi segreti non era stata condivisa con il Congresso anche quando stava stilando e dibattendo le leggi per smantellare le grandi banche.
Il finanziamento segreto, fornito a tassi più bassi del livello di mercato, hanno fornito alle banche di Wall Street altri 13 miliardi di dollari in profitti. (Denaro sufficiente per assumere più di 325.000 insegnanti.)
I prestiti segreti hanno finanziato le fusioni bancarie, per far sì che le banche più grandi potessero crescere ancora. Questo denaro ha anche permesso alle banche di dar manforte alle proprie iniziative di lobby.
Quando Henry Paulson (il Segretario al Tesoro sotto Bush) informò il Congresso e il pubblico che ci sarebbe stato bisogno solo di piccole riforme per proteggere Fannie Mae e Freddie Mac dal collasso, si incontrò segretamente con i manager dei maggiori hedge fund di Wall Street – tra loro, gli ex colleghi di Goldman Sachs – per avvisarli che era sul punto di nazionalizzare le gigantesche compagnie di emissione di mutui, una mossa che avrebbe praticamente svuotato il valore azionario di queste aziende. Questa informazione era di enorme valore, perché ha consentito a questi hedge fund di shortare Fannie e Freddie, facendo una fortuna.
Quando Timothy Geithner era a capo della NY Federal Reserve, si lamentò delle azioni legislative del senatore Ted Kaufman, del Delaware, volte a limitare le dimensioni delle banche, perché questo argomento era “troppo complesso per il Congresso e che le persone che conoscono i mercati dovrebbero gestire in prima persona queste decisioni”. Nel frattempo, Geithner era totalmente a conoscenza degli enormi prestiti segreti, mentre il senatore Kaufman ne era all’oscuro. Anche Barney Frank, che stava redigendo una fondamentale legislazione di riforma del settore bancario, non era informato dei prestiti segreti. Nessuno al Congresso ne sapeva niente.
Cosa significa tutto questo?
1. Le grandi banche e gli hedge fund erano in guai più grossi di quello che ci hanno fatto credere.
Come molti di noi avevano sospettato, tutte le grandi banche erano in ginocchio a mendicare aiuto – in segreto – mentre assicuravano i propri investitori, il pubblico e il Congresso che non c’erano problemi. Avevano scommesso e perso. In base alle regole del capitalismo ideale, avrebbe dovuto patire una qualche “distruzione creativa” e vedere la propria quotazione eliminata dalla bancarotta, con i manager sostituiti. L’intero sistema bancario doveva essere riorganizzato da cima a fondo. Invece, questi colossali fallimenti sono stati segretamente ricompensati.
2. Il governo segreto di Wall Street si è assicurato che le maggiori banche diventassero ancora più grandi, aiutate dal finanziamento segreto.
Mentre il Congresso stava discutendo i progetti di legge per smantellare le grandi banche e per reintrodurre il Glass Steagall Act (per separare le banche di investimento da quelle commerciali), il governo segreto stava utilizzando fondi per crescere ancora di più tramite fusioni e acquisizioni. Siccome il Congresso e il pubblico erano all’oscuro del finanziamento segreto e della condizione pietosa di tutte le banche, questo progetto di legge fu facilmente accantonato. Come il grafico qui sotto mostra in modo terribilmente chiaro, le banche “troppo grandi per fallire” sono cresciute ancora di più.
3. Tanto più grande diventa Wall Street, tanto più governo si può comprare
Questa parte non è segreta. Quando le sei maggiori banche si sono ingrandite, hanno speso sempre più fondi per assicurarsi di non dover soffrire di impatti sconvenienti dalla riforma della legislazione bancaria. Dopo che queste banche hanno ricevuto centinaia di miliardi in prestiti segreti, hanno incrementato i propri fondi per poter mantenere la loro dimensione e il loro potere. Date un’occhiata e disperatevi:
4. Il governo segreto di Wall Street si protegge da sé
Intanto, non è facile capire come il Segretario al Tesoro Paulson, ex direttore di Goldman Sachs, abbiamo potuto rischiare tanto per riunirsi segretamente con i manager dei giganteschi hedge fund, molti dei quali hanno lavorato da Goldman Sachs. Come è possibile che il funzionario finanziario di più alto grado abbia potuto dare una soffiata a queste élite degli hedge fund sull’imminente acquisizione di Fannie e Freddie prima che il Congresso e il pubblico ne venissero informati? Bene, una risposta viene dal fatto che Paulson si sentì obbligato di avvertire i suoi vecchi compari della prossima nazionalizzazione. Forse ha voluto tirarli fuori dai guai nel caso in cui fossero pesantemente coinvolti in questi mercati. O forse gli voleva solo dare una dritta davvero valida per farci sopra dei soldi. Ma la spiegazione più profonda, credo, è che i più alti funzionari governativi di Wall Street– Paulson, Summers, Geithner, Orszag (l’ex direttore dell’OMB di Obama che ora prende milioni lavorando per CitiGroup), eccetera, credono ciecamente a ciò che segue:
Le banche di Wall Street sono le migliori al mondo e sono l’avanguardia dell’economia statunitense. Sono il nostro futuro.
I banchieri di Wall Street e i manager degli hedge fund sono incredibilmente più brillanti e svegli del resto di noi. Si meritano la nostra ammirazione.
Aiutare Wall Street a crescere e prosperare equivale esattamente ad aiutare tutti gli americani e l’intera economia. Si meritano il nostro sostegno.
Le riunioni segrete per fornire informazione “insider” sono la norma a Wall Street. Non c’è niente di sbagliato nell’avvertire gli amici sulle prossime decisioni politiche che potrebbero impattare i loro profitti.
Non c’è assolutamente niente di strano nel fornire trilioni di dollari di prestiti segreti ai più bravi e ai più svegli, e non dire niente al Congresso.
È un circolo chiuso di auto-giustificazione e auto-inganno: Wall Street è brillante. Quello che fa Wall Street è un bene per il paese. Aiutare i profitti di Wall Street è un bene per il paese. Nascondere la verità ai dirigenti democraticamente eletti è un bene per il paese, perché Wall Street è tosta e la sa lunga.
E tutto ciò viene davvero creduto da Wall Street e dal suo governo segreto, anche se Wall Street, e solo Wall Street, ha abbattuto l’economia e sterminato otto milioni di posti di lavoro nel giro di pochi mesi. Davvero brillante!
5. Wall Street è un pericolo evidente per la democrazia
Di solito, non sono un allarmista. Infatti, spesso mi schiero contro le teorie cospirative superficiali. Voglio credere ancora che la nostra democrazia abbia delle promesse. Ma il collasso indotto da Wall Street e la risposta del governo mi hanno davvero preoccupato. Le rivelazioni di Bloomberg News suggeriscono che il governo segreto di Wall Street ha un enorme disprezzo per quello che rimane della democrazia. Le élite finanziarie ovviamente credono che non ci si possa fidare che il Congresso faccia quanto dovuto anche quando è corrotto dalle stesse banche che dovrebbe controllare. E per il resto di noi? Siamo solamente una massa finanziariamente illetterata da manipolare con i mass media. Anche le nostre teste possono venire corrotte da un marketing adeguato.
Questa arroganza e corruzione finanziaria corrode duramente i nostri valori democratici. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, non si fidano più del loro governo. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, non votano più. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, credono che la democrazia che viviamo sia una truffa. Wall Street non poteva aver scritto una sceneggiatura migliore per mantenere il proprio dominio.
6. Occupy Wall Street è fondamentalmente corretto, ma c’è bisogno di più
Gli occupanti hanno pesantemente attaccato le élite di Wall Street e fatto presa sull’immaginario del paese con il loro argomento sull’1% contro il restante 99. E l’idea si sta sempre più diffondendo. Ma è solo l’inizio. Per riprendersi la nostra nazione dal governo segreto di Wall Street, dobbiamo sviluppare un movimento enorme tra il 99 per cento. Anche se speriamo che possa avvenire spontaneamente tramite Twitter e Facebook, sappiamo che richiederà un’organizzazione radicale forte di milioni di persone.
Al momento, nessuno sa che forma potrà assumere. Ma una cosa la sappiamo: che le grandi concentrazioni di potere e di ricchezza non lasciano il proprio potere e la propria ricchezza senza lottare fino all’ultimo. Il governo segreto di Wall Street è più che disposto a proteggere sé stesso, anche se dovesse sovvertire la democrazia. I nostri occupanti hanno dimostrato un gran coraggio per aiutarci a reAlti funzionari hanno volontariamente mascherato la vera dimensione dei salvataggi del 2008-'09 al Congresso e all’opinione pubblica.
Ora abbiamo prove concrete che Wall Street e Washington stanno gestendo un governo segreto bel lontano dal processo democratico. Grazie a una richiesta per la libertà di informazioni fatta da Bloomberg News, il pubblico ha ora accesso a oltre 29.000 pagine di documenti della Fed e ad altre 21.000 transazioni della Fed che sono state deliberatamente nascoste, e per buone ragioni. (Vedi qui e qui.)Questi documenti mostrano come alti funzionari del governo hanno volontariamente celato al Congresso e al pubblico il vero scopo dei salvataggi del 2008-'09 che hanno arricchito i pochi e rafforzato gli interessi dei giganti di Wall Street. Ora sappiamo che:
I salvataggi segreti di Wall Street ammontavano 7,77 trilioni di dollari, dieci volte più del Troubled Asset Relief Program (TARP) da 700 miliardi approvato dal Congresso nel 2008.
La conoscenza dei fondi per i salvataggi segreti non era stata condivisa con il Congresso anche quando stava stilando e dibattendo le leggi per smantellare le grandi banche.
Il finanziamento segreto, fornito a tassi più bassi del livello di mercato, hanno fornito alle banche di Wall Street altri 13 miliardi di dollari in profitti. (Denaro sufficiente per assumere più di 325.000 insegnanti.)
I prestiti segreti hanno finanziato le fusioni bancarie, per far sì che le banche più grandi potessero crescere ancora. Questo denaro ha anche permesso alle banche di dar manforte alle proprie iniziative di lobby.
Quando Henry Paulson (il Segretario al Tesoro sotto Bush) informò il Congresso e il pubblico che ci sarebbe stato bisogno solo di piccole riforme per proteggere Fannie Mae e Freddie Mac dal collasso, si incontrò segretamente con i manager dei maggiori hedge fund di Wall Street – tra loro, gli ex colleghi di Goldman Sachs – per avvisarli che era sul punto di nazionalizzare le gigantesche compagnie di emissione di mutui, una mossa che avrebbe praticamente svuotato il valore azionario di queste aziende. Questa informazione era di enorme valore, perché ha consentito a questi hedge fund di shortare Fannie e Freddie, facendo una fortuna.
Quando Timothy Geithner era a capo della NY Federal Reserve, si lamentò delle azioni legislative del senatore Ted Kaufman, del Delaware, volte a limitare le dimensioni delle banche, perché questo argomento era “troppo complesso per il Congresso e che le persone che conoscono i mercati dovrebbero gestire in prima persona queste decisioni”. Nel frattempo, Geithner era totalmente a conoscenza degli enormi prestiti segreti, mentre il senatore Kaufman ne era all’oscuro. Anche Barney Frank, che stava redigendo una fondamentale legislazione di riforma del settore bancario, non era informato dei prestiti segreti. Nessuno al Congresso ne sapeva niente.
Cosa significa tutto questo?
1. Le grandi banche e gli hedge fund erano in guai più grossi di quello che ci hanno fatto credere.
Come molti di noi avevano sospettato, tutte le grandi banche erano in ginocchio a mendicare aiuto – in segreto – mentre assicuravano i propri investitori, il pubblico e il Congresso che non c’erano problemi. Avevano scommesso e perso. In base alle regole del capitalismo ideale, avrebbe dovuto patire una qualche “distruzione creativa” e vedere la propria quotazione eliminata dalla bancarotta, con i manager sostituiti. L’intero sistema bancario doveva essere riorganizzato da cima a fondo. Invece, questi colossali fallimenti sono stati segretamente ricompensati.
2. Il governo segreto di Wall Street si è assicurato che le maggiori banche diventassero ancora più grandi, aiutate dal finanziamento segreto.
Mentre il Congresso stava discutendo i progetti di legge per smantellare le grandi banche e per reintrodurre il Glass Steagall Act (per separare le banche di investimento da quelle commerciali), il governo segreto stava utilizzando fondi per crescere ancora di più tramite fusioni e acquisizioni. Siccome il Congresso e il pubblico erano all’oscuro del finanziamento segreto e della condizione pietosa di tutte le banche, questo progetto di legge fu facilmente accantonato. Come il grafico qui sotto mostra in modo terribilmente chiaro, le banche “troppo grandi per fallire” sono cresciute ancora di più.
3. Tanto più grande diventa Wall Street, tanto più governo si può comprare
Questa parte non è segreta. Quando le sei maggiori banche si sono ingrandite, hanno speso sempre più fondi per assicurarsi di non dover soffrire di impatti sconvenienti dalla riforma della legislazione bancaria. Dopo che queste banche hanno ricevuto centinaia di miliardi in prestiti segreti, hanno incrementato i propri fondi per poter mantenere la loro dimensione e il loro potere. Date un’occhiata e disperatevi:
4. Il governo segreto di Wall Street si protegge da sé
Intanto, non è facile capire come il Segretario al Tesoro Paulson, ex direttore di Goldman Sachs, abbiamo potuto rischiare tanto per riunirsi segretamente con i manager dei giganteschi hedge fund, molti dei quali hanno lavorato da Goldman Sachs. Come è possibile che il funzionario finanziario di più alto grado abbia potuto dare una soffiata a queste élite degli hedge fund sull’imminente acquisizione di Fannie e Freddie prima che il Congresso e il pubblico ne venissero informati? Bene, una risposta viene dal fatto che Paulson si sentì obbligato di avvertire i suoi vecchi compari della prossima nazionalizzazione. Forse ha voluto tirarli fuori dai guai nel caso in cui fossero pesantemente coinvolti in questi mercati. O forse gli voleva solo dare una dritta davvero valida per farci sopra dei soldi. Ma la spiegazione più profonda, credo, è che i più alti funzionari governativi di Wall Street– Paulson, Summers, Geithner, Orszag (l’ex direttore dell’OMB di Obama che ora prende milioni lavorando per CitiGroup), eccetera, credono ciecamente a ciò che segue:
Le banche di Wall Street sono le migliori al mondo e sono l’avanguardia dell’economia statunitense. Sono il nostro futuro.
I banchieri di Wall Street e i manager degli hedge fund sono incredibilmente più brillanti e svegli del resto di noi. Si meritano la nostra ammirazione.
Aiutare Wall Street a crescere e prosperare equivale esattamente ad aiutare tutti gli americani e l’intera economia. Si meritano il nostro sostegno.
Le riunioni segrete per fornire informazione “insider” sono la norma a Wall Street. Non c’è niente di sbagliato nell’avvertire gli amici sulle prossime decisioni politiche che potrebbero impattare i loro profitti.
Non c’è assolutamente niente di strano nel fornire trilioni di dollari di prestiti segreti ai più bravi e ai più svegli, e non dire niente al Congresso.
È un circolo chiuso di auto-giustificazione e auto-inganno: Wall Street è brillante. Quello che fa Wall Street è un bene per il paese. Aiutare i profitti di Wall Street è un bene per il paese. Nascondere la verità ai dirigenti democraticamente eletti è un bene per il paese, perché Wall Street è tosta e la sa lunga.
E tutto ciò viene davvero creduto da Wall Street e dal suo governo segreto, anche se Wall Street, e solo Wall Street, ha abbattuto l’economia e sterminato otto milioni di posti di lavoro nel giro di pochi mesi. Davvero brillante!
5. Wall Street è un pericolo evidente per la democrazia
Di solito, non sono un allarmista. Infatti, spesso mi schiero contro le teorie cospirative superficiali. Voglio credere ancora che la nostra democrazia abbia delle promesse. Ma il collasso indotto da Wall Street e la risposta del governo mi hanno davvero preoccupato. Le rivelazioni di Bloomberg News suggeriscono che il governo segreto di Wall Street ha un enorme disprezzo per quello che rimane della democrazia. Le élite finanziarie ovviamente credono che non ci si possa fidare che il Congresso faccia quanto dovuto anche quando è corrotto dalle stesse banche che dovrebbe controllare. E per il resto di noi? Siamo solamente una massa finanziariamente illetterata da manipolare con i mass media. Anche le nostre teste possono venire corrotte da un marketing adeguato.
Questa arroganza e corruzione finanziaria corrode duramente i nostri valori democratici. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, non si fidano più del loro governo. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, non votano più. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, credono che la democrazia che viviamo sia una truffa. Wall Street non poteva aver scritto una sceneggiatura migliore per mantenere il proprio dominio.
6. Occupy Wall Street è fondamentalmente corretto, ma c’è bisogno di più
Gli occupanti hanno pesantemente attaccato le élite di Wall Street e fatto presa sull’immaginario del paese con il loro argomento sull’1% contro il restante 99. E l’idea si sta sempre più diffondendo. Ma è solo l’inizio. Per riprendersi la nostra nazione dal governo segreto di Wall Street, dobbiamo sviluppare un movimento enorme tra il 99 per cento. Anche se speriamo che possa avvenire spontaneamente tramite Twitter e Facebook, sappiamo che richiederà un’organizzazione radicale forte di milioni di persone.
Al momento, nessuno sa che forma potrà assumere. Ma una cosa la sappiamo: che le grandi concentrazioni di potere e di ricchezza non lasciano il proprio potere e la propria ricchezza senza lottare fino all’ultimo. Il governo segreto di Wall Street è più che disposto a proteggere sé stesso, anche se dovesse sovvertire la democrazia. I nostri occupanti hanno dimostrato un gran coraggio per aiutarci a reclamare i nostri diritti democratici. Speriamo che la cosa si propaghi… e velocemente.amare i nostri diritti democratici. Speriamo che la cosa si propaghi… e velocemente.

Fonte tratta daAlti funzionari hanno volontariamente mascherato la vera dimensione dei salvataggi del 2008-'09 al Congresso e all’opinione pubblica.
Ora abbiamo prove concrete che Wall Street e Washington stanno gestendo un governo segreto bel lontano dal processo democratico. Grazie a una richiesta per la libertà di informazioni fatta da Bloomberg News, il pubblico ha ora accesso a oltre 29.000 pagine di documenti della Fed e ad altre 21.000 transazioni della Fed che sono state deliberatamente nascoste, e per buone ragioni. (Vedi qui e qui.)

Questi documenti mostrano come alti funzionari del governo hanno volontariamente celato al Congresso e al pubblico il vero scopo dei salvataggi del 2008-'09 che hanno arricchito i pochi e rafforzato gli interessi dei giganti di Wall Street. Ora sappiamo che:
I salvataggi segreti di Wall Street ammontavano 7,77 trilioni di dollari, dieci volte più del Troubled Asset Relief Program (TARP) da 700 miliardi approvato dal Congresso nel 2008.
La conoscenza dei fondi per i salvataggi segreti non era stata condivisa con il Congresso anche quando stava stilando e dibattendo le leggi per smantellare le grandi banche.
Il finanziamento segreto, fornito a tassi più bassi del livello di mercato, hanno fornito alle banche di Wall Street altri 13 miliardi di dollari in profitti. (Denaro sufficiente per assumere più di 325.000 insegnanti.)
I prestiti segreti hanno finanziato le fusioni bancarie, per far sì che le banche più grandi potessero crescere ancora. Questo denaro ha anche permesso alle banche di dar manforte alle proprie iniziative di lobby.
Quando Henry Paulson (il Segretario al Tesoro sotto Bush) informò il Congresso e il pubblico che ci sarebbe stato bisogno solo di piccole riforme per proteggere Fannie Mae e Freddie Mac dal collasso, si incontrò segretamente con i manager dei maggiori hedge fund di Wall Street – tra loro, gli ex colleghi di Goldman Sachs – per avvisarli che era sul punto di nazionalizzare le gigantesche compagnie di emissione di mutui, una mossa che avrebbe praticamente svuotato il valore azionario di queste aziende. Questa informazione era di enorme valore, perché ha consentito a questi hedge fund di shortare Fannie e Freddie, facendo una fortuna.
Quando Timothy Geithner era a capo della NY Federal Reserve, si lamentò delle azioni legislative del senatore Ted Kaufman, del Delaware, volte a limitare le dimensioni delle banche, perché questo argomento era “troppo complesso per il Congresso e che le persone che conoscono i mercati dovrebbero gestire in prima persona queste decisioni”. Nel frattempo, Geithner era totalmente a conoscenza degli enormi prestiti segreti, mentre il senatore Kaufman ne era all’oscuro. Anche Barney Frank, che stava redigendo una fondamentale legislazione di riforma del settore bancario, non era informato dei prestiti segreti. Nessuno al Congresso ne sapeva niente.
Cosa significa tutto questo?
1. Le grandi banche e gli hedge fund erano in guai più grossi di quello che ci hanno fatto credere.
Come molti di noi avevano sospettato, tutte le grandi banche erano in ginocchio a mendicare aiuto – in segreto – mentre assicuravano i propri investitori, il pubblico e il Congresso che non c’erano problemi. Avevano scommesso e perso. In base alle regole del capitalismo ideale, avrebbe dovuto patire una qualche “distruzione creativa” e vedere la propria quotazione eliminata dalla bancarotta, con i manager sostituiti. L’intero sistema bancario doveva essere riorganizzato da cima a fondo. Invece, questi colossali fallimenti sono stati segretamente ricompensati.
2. Il governo segreto di Wall Street si è assicurato che le maggiori banche diventassero ancora più grandi, aiutate dal finanziamento segreto.
Mentre il Congresso stava discutendo i progetti di legge per smantellare le grandi banche e per reintrodurre il Glass Steagall Act (per separare le banche di investimento da quelle commerciali), il governo segreto stava utilizzando fondi per crescere ancora di più tramite fusioni e acquisizioni. Siccome il Congresso e il pubblico erano all’oscuro del finanziamento segreto e della condizione pietosa di tutte le banche, questo progetto di legge fu facilmente accantonato. Come il grafico qui sotto mostra in modo terribilmente chiaro, le banche “troppo grandi per fallire” sono cresciute ancora di più.
3. Tanto più grande diventa Wall Street, tanto più governo si può comprare
Questa parte non è segreta. Quando le sei maggiori banche si sono ingrandite, hanno speso sempre più fondi per assicurarsi di non dover soffrire di impatti sconvenienti dalla riforma della legislazione bancaria. Dopo che queste banche hanno ricevuto centinaia di miliardi in prestiti segreti, hanno incrementato i propri fondi per poter mantenere la loro dimensione e il loro potere. Date un’occhiata e disperatevi:
4. Il governo segreto di Wall Street si protegge da sé
Intanto, non è facile capire come il Segretario al Tesoro Paulson, ex direttore di Goldman Sachs, abbiamo potuto rischiare tanto per riunirsi segretamente con i manager dei giganteschi hedge fund, molti dei quali hanno lavorato da Goldman Sachs. Come è possibile che il funzionario finanziario di più alto grado abbia potuto dare una soffiata a queste élite degli hedge fund sull’imminente acquisizione di Fannie e Freddie prima che il Congresso e il pubblico ne venissero informati? Bene, una risposta viene dal fatto che Paulson si sentì obbligato di avvertire i suoi vecchi compari della prossima nazionalizzazione. Forse ha voluto tirarli fuori dai guai nel caso in cui fossero pesantemente coinvolti in questi mercati. O forse gli voleva solo dare una dritta davvero valida per farci sopra dei soldi. Ma la spiegazione più profonda, credo, è che i più alti funzionari governativi di Wall Street– Paulson, Summers, Geithner, Orszag (l’ex direttore dell’OMB di Obama che ora prende milioni lavorando per CitiGroup), eccetera, credono ciecamente a ciò che segue:
Le banche di Wall Street sono le migliori al mondo e sono l’avanguardia dell’economia statunitense. Sono il nostro futuro.
I banchieri di Wall Street e i manager degli hedge fund sono incredibilmente più brillanti e svegli del resto di noi. Si meritano la nostra ammirazione.
Aiutare Wall Street a crescere e prosperare equivale esattamente ad aiutare tutti gli americani e l’intera economia. Si meritano il nostro sostegno.
Le riunioni segrete per fornire informazione “insider” sono la norma a Wall Street. Non c’è niente di sbagliato nell’avvertire gli amici sulle prossime decisioni politiche che potrebbero impattare i loro profitti.
Non c’è assolutamente niente di strano nel fornire trilioni di dollari di prestiti segreti ai più bravi e ai più svegli, e non dire niente al Congresso.
È un circolo chiuso di auto-giustificazione e auto-inganno: Wall Street è brillante. Quello che fa Wall Street è un bene per il paese. Aiutare i profitti di Wall Street è un bene per il paese. Nascondere la verità ai dirigenti democraticamente eletti è un bene per il paese, perché Wall Street è tosta e la sa lunga.
E tutto ciò viene davvero creduto da Wall Street e dal suo governo segreto, anche se Wall Street, e solo Wall Street, ha abbattuto l’economia e sterminato otto milioni di posti di lavoro nel giro di pochi mesi. Davvero brillante!
5. Wall Street è un pericolo evidente per la democrazia
Di solito, non sono un allarmista. Infatti, spesso mi schiero contro le teorie cospirative superficiali. Voglio credere ancora che la nostra democrazia abbia delle promesse. Ma il collasso indotto da Wall Street e la risposta del governo mi hanno davvero preoccupato. Le rivelazioni di Bloomberg News suggeriscono che il governo segreto di Wall Street ha un enorme disprezzo per quello che rimane della democrazia. Le élite finanziarie ovviamente credono che non ci si possa fidare che il Congresso faccia quanto dovuto anche quando è corrotto dalle stesse banche che dovrebbe controllare. E per il resto di noi? Siamo solamente una massa finanziariamente illetterata da manipolare con i mass media. Anche le nostre teste possono venire corrotte da un marketing adeguato.
Questa arroganza e corruzione finanziaria corrode duramente i nostri valori democratici. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, non si fidano più del loro governo. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, non votano più. Ci sono già molti americani che, per buone ragioni, credono che la democrazia che viviamo sia una truffa. Wall Street non poteva aver scritto una sceneggiatura migliore per mantenere il proprio dominio.
6. Occupy Wall Street è fondamentalmente corretto, ma c’è bisogno di più
Gli occupanti hanno pesantemente attaccato le élite di Wall Street e fatto presa sull’immaginario del paese con il loro argomento sull’1% contro il restante 99. E l’idea si sta sempre più diffondendo. Ma è solo l’inizio. Per riprendersi la nostra nazione dal governo segreto di Wall Street, dobbiamo sviluppare un movimento enorme tra il 99 per cento. Anche se speriamo che possa avvenire spontaneamente tramite Twitter e Facebook, sappiamo che richiederà un’organizzazione radicale forte di milioni di persone.
Al momento, nessuno sa che forma potrà assumere. Ma una cosa la sappiamo: che le grandi concentrazioni di potere e di ricchezza non lasciano il proprio potere e la propria ricchezza senza lottare fino all’ultimo. Il governo segreto di Wall Street è più che disposto a proteggere sé stesso, anche se dovesse sovvertire la democrazia. I nostri occupanti hanno dimostrato un gran coraggio per aiutarci a reclamare i nostri diritti democratici. Speriamo che la cosa si propaghi… e velocemente.

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mercoledì 14 dicembre 2011

Nessun accordo alla conferenza sull'abolizione delle armi biologiche e chimiche



La notizia è passata sotto silenzio. Probabilmente a causa del fatto che anche stavolta non si troverà un accordo. Si è tenuta all'Aja, dal 29 novembre al 2 dicembre, la sedicesima conferenza sulle armi chimiche e biologiche, tenuta dall'Opcw, organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Si tratta di un organismo che ha mandato di implementare l'eliminazione di tali armamenti attraverso una serie di azioni: distruzione di tutte le armi, non proliferazione, assistenza e protezione, cooperazione internazionale. Nessun documento è stato redatto, e nessuna previsione su un accordo è stata fatta dopo la chiusura dei lavori.
L'appello agli Stati membri, che proibiva sviluppo, produzione, stoccaggio e uso delle armi chimiche era stato lanciato nell'aprile del 2007. Ma in quell'occasione, Russia e Stati Uniti chiesero di posporre ogni decisione all'aprile 2012. Washington vuole adesso differire nuovamente la distruzione del suo arsenale addirittura al 2020. Nel regolamento dell'Opcw si prevede la possibilità di riferire al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la mancata inadempienza delle nazioni aderenti alla Convenzione. Questa fu firmata nel 1993, ed entrò in vigore nel '97. Ad oggi sono 188 gli Stati firmatari, incluso Russia, Cina, Israele, che ancora non l'hanno ratificata.
Tuttavia, per oltre vent'anni, sia le riunioni della Conferenza che i negoziati collaterali sul disarmo chimico hanno fallito nell'impresa di garantire l'eliminazione globale di tutte le armi chimiche. La maggior parte degli Stati membri hanno adempiuto agli obblighi. Gli Stati Uniti, tra altri, no.
Le armi chimiche includono tutte quelle tossiche, compresi i loro cosiddetti 'precursori' (sostanze che attraverso una reazione chimica diventano parte integrante di una nuova molecola) capaci di provocare la morte, la malattia, la paralisi temporanea o l'irritazione sensoriale. Incluse nelle sostanze chimiche sono i vettori delle stesse: proiettili, ogive, bombe e altri apparecchi. Quelle più note sono la clorina e il fosgene, il cianuro di idrogeno, il sarin e gli agenti nervini. Tutti composti chimici legali, se usati nell'industria. Ma, negli armamenti, violano le norme della Convenzione.
È il caso dell'America. La filosofia degli Stati Uniti è quella di sfruttare le maglie larghe della Convenzione. Nel 2001, l'amministrazione Bush la rifiutò in toto, con la scusa che, dopo l'11 settembre, era necessario contrastare la minaccia chimica e biologica spendendo miliardi di dollari per sviluppare, testare e accumulare armi necessarie a un 'first-strike' in caso di attacco: la scappatoia nella convenzione permette l'uso di alcuni tipi - e di quantità stabilite - di agenti biologici per "fini pacifici, di prevenzione o protezione". Consente anche la ricerca, ma non lo sviluppo delle armi.
È la strategia della deterrenza nucleare: lo Stato, per la propria sicurezza e difesa nazionale, si "riserva il diritto" di usare armi atomiche "a causa dell'evoluzione e proliferazione di minacce biologiche", garantendosi la possibilità di contrastare tale minaccia. Armi nuove rimpiazzano le vecchie. La tecnologia e le sperimentazioni superano i trattati. E della sedicesima conferenza degli Stati membri non rimarrà alcuna traccia tangibile.
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martedì 13 dicembre 2011

Scoperta al supermercato: la carne in vendita una volta era viva!

Grazie alla segnalazione di un’amica (grazie Anita!) ci siamo imbattuti in un simpaticissimo filmato sul web che non possiamo esimerci dal condividere con voi.
In sintesi, il video è una candid camera effettuata in un supermercato in Brasile, dove l’addetto alla macelleria offre in assaggio ai clienti dei ghiotti bocconi di carne di maiale mostrando loro in un secondo momento il processo attraverso il quale riesce a produrli istantaneamente.
Qualche piccolo particolare (non vi diciamo quali per non rovinarvi la sorpresa), rende la questione assai interessante e, permettetecelo, in parte inquietante: chi poteva immaginare che la carne che si acquista al supermercato un tempo fosse appartenuta ad esseri animali vivi e vegeti?
La riflessione sulla coerenza dei nostri comportamenti (in questo caso alimentari) e della psicologia del consumatore fanno davvero pensare… Molto, molto interessante. Forza allora, via al “porcellicidio”!

lunedì 12 dicembre 2011

QUANTI AMERICANI HA UCCISO LA MERCK ?




D: Chi ha ucciso più americani, al Qaeda schiantando aerei sul World Trade Center o la Merck distribuendo il Vioxx?
R: La Merck, 18 volte di più.
Questa settimana, una delle notizie più sottovalutate dei nostri tempi è finita in un piagnucolio/gemito. “La Merck ha accettato di pagare 950 milioni di dollari e si è dichiarata colpevole dell'accusa riguardo la distribuzione e la vendita del farmaco antidolorifico Vioxx”, ha riportato il New York Times del 23 novembre scorso (nella sezione Affari, dove di solito si trovano le notizie importanti in campo medico). Il gigante farmaceutico ha commesso un reato: spingere i medici a prescrivere il Vioxx per curare l'artrite reumatica prima del 2002, quando l'Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali aveva approvato il suo uso per questa patologia. Inizialmente, l'Agenzia aveva approvato il Vioxx nel maggio del 1999 (dopo un frettoloso “esame prioritario”) per la cura di osteoartriti, dolori acuti e dolori mestruali. Al 30 settembre del 2004, quando la Merck aveva annunciato il suo “ritiro volontario”, il medicinale ampiamente pubblicizzato era stato prescritto a circa 25 milioni di americani. La prova che l'uso del Vioxx raddoppi il rischio che il paziente sia vittima di un infarto o di un colpo apoplettico – basata sull'analisi dei referti di 1,4 milioni di pazienti – stava per essere pubblicata su The Lancet dal medico David Graham, un investigatore dell'Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali. L'ufficio del direttore dell'Agenzia, servo devoto di Big Pharma, aveva contattato The Lancet nel vano tentativo di bloccare la pubblicazione delle scoperte del suo stesso ricercatore.
I dati di Graham indicano che 140.000 americani hanno sofferto degli infarti indotti dal Vioxx; 55.000 sono morti e molti altri sono rimasti offesi in modo permanente. Il vero reato dei dirigenti della Merck è stato quello di cospirazione alla commissione di omicidio.
Circa tremila americani sono morti negli attacchi al World Trade Center. Gli omicidi perpetrati dalla Merck e i suoi dirigenti non sono stati, ovviamente, altrettanto drammatici, ma di sicuro intenzionali. Un processo clinico precedente li aveva messi in allerta del fatto che il Vioxx causasse danni coronarici. La loro risposta è stata escludere dai processi futuri chiunque avesse trascorsi di patologie cardiache!
Una volta approvato il Vioxx, la Merck ha speso più di 100 milioni di dollari all'anno per pubblicizzarla. (Ricordiamo ancora il motivetto “Che splendida mattinata...”) La Merck ha continuato a ignorare e sopprimere gli indizi riguardo il fatto che il loro nuovo bestseller stesse causando collassi e infarti. Nel 2003 le vendite hanno toccato i 2,5 miliardi di dollari. Quando nel febbraio 2004 l'impavido Dr. Graham ha presentato per la prima volta la sua prova inconfutabile a un comitato consultivo dell'Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, la Merck sostenne che “gli eccezionali benefici” del Vioxx gli avrebbero garantito la permanenza sul mercato. Il comitato dell'Agenzia decise, per 17 voti contro 15, di mantenere il prodotto disponibile, ma con un avviso sulla confezione. Dieci dei trentadue membri del comitato avevano ricevuto soldi dalla Merck, la Pfizer o la Novartis (che distribuivano medicinali simili al Vioxx) in qualità di consulenti. Se questi dottori avessero dichiarato il loro conflitto di interessi, il Vioxx sarebbe stato ritirato dal mercato con un voto di 14 contro 8. Comprando sette mesi e mezzo di permanenza in più, la Merck ha guadagnato 1 o 2 miliardi extra e ha ucciso altri 6.000 americani.
Nel mondo il Vioxx è stato usato da 80 milioni di persone. Considerando che il loro dosaggio fosse simile a quello dei 1,4 milioni di pazienti del Kaiser Permanente i cui referti erano stati analizzati da Graham, il numero delle vittime supera i 165.000.
Il principale argomento di vendita ai dottori – e l'originale ragione per sviluppare inibitori selettivi della Cox-2 come il Vioxx e il Celebrex – era la loro presunta sicurezza rispetto all'aspirina e ad altri antinfiammatori non steroidei come l'ibuprofene (il Motrin, l'Advil) e naprossene (l'Aleve), che in alcuni soggetti possono causare emorragia gastro-intestinali e ulcera peptica. (Non vi è alcuna prova che gli inibitori selettivi della Cox-2 fossero meno efficaci degli antinfiammatori non steroidei nel ridurre dolore e infiammazione.)
Gli antinfiammatori non steroidei agiscono inibendo la produzione di un enzima, la ciclossigenasi, che aiuta la creazione di composti chiamati prostaglandine, i quali facilitano la reazione antinfiammatoria e proteggono i tessuti dello stomaco (tra le altre funzioni). Negli anni '80 un ricercatore di nome Philip Needleman aveva scoperto che l'organismo produce ciclossigenasi in due forme: la Cox-1, rinvenuta nei tessuti normali, e la Cox-2, che è prevalente nei tessuti danneggiati associati con artrite. Le compagnie farmaceutiche speravano che un composto che inibisse solo la produzione di Cox-2 avrebbe ridotto l'infiammazione senza effetti collaterali a livello gastrico. Con circa 40 milioni di americani affetti da una forma di artrite, un antidolorifico più leggero per lo stomaco avrebbe significato vendite da record. Quindi, negli anni '90 hanno investito centinaia di milioni di dollari nello sviluppo di composti che inibissero la produzione di Cox-2 e organizzando processi clinici per convincere l'Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali che tali rimedi erano migliori delle alternative esistenti.
E ora la linea alla pubblicità
Se la cannabis e le medicine a base di cannabis erano tra le alternative, il mercato del Vioxx & Co. sarebbe stato molto più ristretto. (E se la codeina non fosse semi-proibita, il mercato sarebbe stato ancora più limitato.) Quante medicine perderebbero un'importante fetta di mercato se le opzioni a base di Cannabis fossero disponibili? Abbastanza da far sì che l'industria farmaceutica sprofondi insieme al settore immobiliare. Il che è il motivo per il quale Wall Street non permette la legalizzazione della pianta per uso medico.
Si potrebbe venire a scoprire che un cannabinoide prodotto dalla pianta, il cannabidiolo (CBD), eserciti effetti antinfiammatori attraverso l'inibizione della Cox-2. Uno studio recente mostra che la Cox-2 gioca un ruolo nella scomposizione di uno dei cannabinoidi prodotti dall'organismo, tale 2-AG. Il prodotto scomposto è un segnale di prostaglandine neuro-infiammatoria.
Una punizione adatta al crimine
Nel 2007 la Merck ha pagato 4,85 miliardi di dollari per sistemare le rivendicazioni di 27.000 vittime e sopravvissuti del Vioxx. “La ragione per cui 'così poche' persone abbiano intentato una causa”, spiega un fisico, “è che di fondo c'è un notevole tasso di infarto. Le persone potrebbero non essersi rese conto che il fatto possa essere legato al Vioxx.” I sopravvissuti delle persone che fumavano, erano obese o possedevano altri fattori di rischio sarebbero stati dissuasi dagli avvocati dall'intentare cause, ha aggiunto, perché avrebbero avuto delle grandi difficoltà nel convincere i giudici del fatto che gli infarti dei loro cari fossero stati provocati dall'uso di Vioxx.
“Nessuno è stato ritenuto responsabile della condotta della Merck”, ha riportato Duff Wilson del Times il 23 novembre scorso. Per essere imparziale in una notizia altrimenti a favore della Merck, ha citato Erik Gordon della Ross School of Business dell'Università del Michigan: “Si tratta solo di fare affari fino a quando un dirigente farmaceutico fa un passo falso.”
La cosa suona ardua, ma non lo è. Commercializzare medicine pericolose resterebbe sempre “il mero fare affari” per le aziende con scopo di lucro se solo pochi dirigenti dovessero starsene al fresco nella prigione federale. Perché non dovrebbero essere accusati di cospirazione alla commissione di omicidio, insieme a tutti i complici identificabili da un'indagine approfondita? (Questo potrebbe fornire un certo impegno all'attualmente inutile Drug Enforcement Administration [Agenzia Federale Antidroga statunitense, ndt]) La cospirazione del Vioxx ha coinvolto ricercatori che alteravano i dati e dirigenti commerciali che mostravano grafici falsi e funzionari del governo che cercavano di zittire gli informatori e Dio solo sa chi altro. Se qualcuno rimane ucciso in una rapina malriuscita in un Seven Eleven, il tizio che guida la macchina della fuga viene accusato di omicidio. Ma il direttore generale della Merck nell'era Vioxx, Ray Gilmartin, ha lasciato la compagnia nel 2006 con un paracadute d'oro ed è diventato membro della facoltà di Business School di Harvard. Il corso da lui tenuto si chiama “Costruire e Mantenere Imprese di Successo”.
Un modo ancora più efficace per contrastare la frode aziendale omicida sarebbe la semplice azione da parte del governo di interrompere i rapporti con entità colpevoli di reati gravi. Se MediCare e i programmi statali di Medicaid smettessero di comprare medicinali della Merck o della Pfizer per, diciamo, cinque anni, potrebbe produrre quei risultati di cui noi, la gente, abbiamo bisogno.
Il giorno prima che la liquidazione del Vioxx fosse diffusa, il Wall Street Journal ha pubblicato una notizia (nella sezione Mercato) dal titolo “Corruzione sulla vicina liquidazione della Pfizer”. In questo caso, il passo falso dell'azienda riguardava il rimborso ai dottori che vendevano medicinali per istituti statali all'estero. La Johnson & Johnson ha recentemente sistemato un caso di corruzione simile. Merck, ’AstraZeneca, Bristol-Myers Squibb e GlaxoSmithKline sono tutte in trattativa di liquidazione con il governo.
Sul lato domestico la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari per aver violato il False Claims Act [legge federale americana che condanna individui e aziende colpevoli di frode di programmi governativi, ndt] e per aver corrotto degli acquirenti istituzionali con riferimento al Bextra, al Lipitor, al Viagra, allo Zithromaz, al Norvasc, al Relpax, al Celebrex e al Depo-provera.
La corruzione sistematica va sempre peggio. Nei quindici anni tra il 1991 ed il 2005, secondo il Public Citizen, le compagnie farmaceutiche hanno pagato al governo 5 miliardi di dollari in ammende e liquidazioni con riferimento a tangenti e pretese ingiustificate. Nei cinque anni tra il 2006 e il 2010 il pagamento è stato di 14,9 miliardi di dollari. Quattro compagnie contano più della metà del denaro incriminato (10,3 miliardi di dollari): Glaxo, Pfizer, Eli Lilly e Schering-Plough.
Negli ultimi anni l'industria farmaceutica ha superato l'industria della “difesa” come massimo frodatore del governo federale in base al False Claims Act.
Dove è la tolleranza zero quando ce n'è davvero bisogno?

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