sabato 21 gennaio 2012

SE 40 ANNI DI LAVORO NON BASTANO…

Oggi, mi ha scritto una cittadina indignata e le sue parole mi son sembrate meritorie di essere riportate in questa mia rubrichetta che il direttore, con generosità, mi concede.
Dice la signora: “Le decisioni dell’attuale governo Monti non sono guidate né da criteri di giustizia né di equità perché si accaniscono su cittadini lavoratori dipendenti che hanno lavorato per 40 anni pagando onerosi contributi ed assistendo ad un progressivo aumento del carico di lavoro sulle loro spalle mentre, nel frattempo, migliaia di giovani sono rimasti fuori dal mondo del lavoro.
Considerare un “privilegio” una anzianità di 40 anni per uscire dal mondo del lavoro è una proposta vergognosa, come è vergognoso considerare intangibili molti diritti acquisiti di intere generazioni che hanno lavorato 15 – 20 – 25 – 30 – 35 anni della loro vita pagando la metà dei contributi attuali ed ottenendo in cambio una pensione a vita spesso molto superiore agli attuali stipendi del lavoro dipendente sia pubblico che privato.
I maggiori esponenti di queste generazioni sono proprio quelli che oggi stanno decidendo gli inasprimenti sulle spalle altrui, inasprimenti che incideranno sulla viva carne di molte persone: essi sono molto attenti a tutelare i loro “diritti acquisiti”, senza rendersi conto che continuando così, (già ci sono segnali al riguardo), si andrà inevitabilmente verso la rottura del patto di solidarietà fra le generazioni…….. Questo è il grande “ inganno “ che nessuno vuole ammettere: non è chi ha lavorato duramente 40 anni ogni giorno della sua vita a “ mangiare” il futuro delle giovani generazioni !!! Tutti sappiamo che tante ingiustizie e tanti privilegi si annidano in altri settori e situazioni che, per vari motivi, non vengono mai scalfiti creando in tal modo una società che progressivamente vedrà sempre più aumentare il divario tra la povertà e la ricchezza.
Io, alla soglia dei 40 anni di lavoro, dopo aver visto modificare con uno stillicidio continuo – innumerevoli volte da 20 anni a questa parte – le norme relative alla riforma delle pensioni , pur avendo cercato di fare sempre il mio dovere ho ricevuto dallo Stato italiano un trattamento che ha distrutto i miei progetti e le mie aspettative di vita.
Una riforma equa ed ispirata a criteri di giustizia, mentre si prolunga all’infinito la permanenza nel mondo del lavoro, dovrebbe nel contempo prendere in considerazione anche con più attenzione il ruolo della donna lavoratrice e le condizioni lavorative e familiari in cui si trova ad operare”.
Fonte tratta dal sito .

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