sabato 31 marzo 2012

La desertificazione dell’Europa: comprendere i piani del governo occulto



Molti si domandano quali vantaggi traggano le classi dirigenti dalla siccità che sta colpendo molti paesi europei, spesso gli stessi (Portogallo, Spagna, Italia…) già prostrati dalla crisi economica e dissanguati da governi rapaci. Qui una barriera igroscopica rintuzza una perturbazione, là una squadriglia di aerei chimici dissolve delle nubi che potrebbero portare delle piogge, un po’ in ogni dove i sali di bario prosciugano l’atmosfera: i campi inaridiscono, le falde acquifere si abbassano, i fiumi subiscono un crollo della portata, il livello dei laghi decresce… Ormai la situazione è giunta ad un punto di non-ritorno: si prospettano una primavera ed un’estate asciutte con temperature sopra la media, foriere di una consistente evaporazione. Ne risentiranno l’agricoltura e, con effetto domino, tutti i settori legati al primario. Gli incendi che, nella stagione calda, inceneriscono ettari di boschi e di macchia mediterranea, divamperanno ancora più numerosi e distruttivi, complici l’aridità atmosferica e del suolo. Quali benefici possono ricevere le élites sataniste da questa desertificazione ottenuta con lustri di guerra climatica? E’ presto detto: conseguiranno un totale controllo delle derrate e delle risorse idriche, tanto più costose quanto più esigue. La spaventosa Monsanto ha già da anni pronte sementi geneticamente modificate in grado di resistere - si dice - sia alla siccità sia ad inquinanti come l’alluminio. La privatizzazione dell’acqua, espulsa dalla porta grazie al referendum, rientrerà dalla finestra dapprincipio con la creazione di società a capitale misto. I profitti per le multinazionali, che già monopolizzano il lucroso mercato delle acque minerali, si accresceranno ulteriormente. Gli agricoltori, obtorto collo, cominceranno ad usare sementi transgeniche: dubitiamo che i timidi veti europei o di singole nazioni possano respingere o arginare l’invasione degli ultracorpi. Se non si riuscirà a debellare il nemico, presto le corporations otterranno il diritto esclusivo sul cibo e sull’oro blu. Così potranno soggiogare la popolazione. In un quadro di tal genere, ci si interroga su quale potrà essere il futuro delle aziende biologiche e biodinamiche, dei settori di nicchia che vedono nelle attività in sintonia con la natura una filosofia di vita, più che un’impresa economica. Comunità ecosostenibili, cooperative eque e solidali… saranno tollerate dal sistema o verranno, prima o dopo, con qualche pretesto, emarginate ed annichilite? Invero, tutta la galassia di villaggi, fattorie, piccole aziende ecologiche riusciranno a sopravvivere all’attacco concentrico della Geoingegneria, di un fisco sempre più esoso, di una legislazione penalizzante? Per di più la carenza di precipitazioni e la contaminazione della biosfera rischiano di erodere e di fagocitare le oasi biologiche. Ci si domanda se queste piccole realtà locali, basate sulla valorizzazione della biodiversità, delle colture tradizionali, di uno stile di vita semplice e sano, non rischino di essere snaturate in un sistema, dove, ad esempio, il denaro elettronico ha sostituito il contante o in cui tutti gli approvigionamenti dipendono da uno stato-Leviatano. Un altro quesito si pone: il mondo del biologico è conscio delle minacce e dei pericoli che provengono da un potere che, quando non riesce a dominare il dissenso, lo adultera dall’interno, infiltrando dapperttutto pseudo-verdi? [1] Bisogna oggi cominciare a pensare che, rebus sic stantibus, non è più possibile salvare questo pianeta con i suoi abitanti: presumibilmente solo una palingenesi potrà garantire ad una minoranza una vita degna di questo nome, mentre l’infelice Gaia si tramuterà in una landa sterile, popolata da schiavi microchippati. E’ comunque ora di denunciare quanto di romantico e di velleitario, nonostante i fini nobili e le lodevoli opere, alberghi in certe iniziative che prescindono da una lotta netta ed energica contro la Biogeoingegneria con tutti i suoi corollari, in progetti che ignorano una presa di coscienza dell’inganno millenario. Si ha l’impressione che le “riserve indiane” siano destinate ad essere o spazzate via o a diventare mete per cittadini beoti e gaudenti, smaniosi di rimpinzarsi di primi piatti, formaggi e salumi che di biologico avranno solo l’etichetta. [1] Si pensi ad un’idea come quella dell’orto biologico sul terrazzo di casa: gli apparati permetteranno la commercializzazione di semi naturali o la stessa coltivazione sui poggioli non sarà vietata, magari appelandosi a qualche cavillo giuridico? A proposito di biologico, si deve constatare che oggi giorno i media di regime lo demonizzano, mentre decantano le inesistenti virtù delle biotecnologie.

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