mercoledì 26 settembre 2012

LA BOMBA CATALANA


Immaginate che un organo ufficiale delle forze armate italiane minacci pubblicamente la Sardegna di una azione militare e prometta la corte marziale a tutti i responsabili pubblici (politici compresi) che minaccino l’unità nazionale.
Ebbene è appena successo in Spagna, il casus belli è la secessione della Catalogna (Barça compreso).
Se in Grecia la miseria e la mancanza di speranza e di fiducia sta producendo il nazismo, in Spagna sta producendo il separatismo. I Catalani non ne vogliono più sapere di essere spagnoli, vogliono essere catalani e basta.


Vi prego di considerare il seguente articolo apparso Il Vostro Quotidiano che spiega la situazione
La Comunità Autonoma catalana potrebbe non mangiare il panettone. Infatti, dopo la bocciatura da parte di Madrid del patto fiscale di estrema autonomia fiscale, il Presidente della Generalitat, Artur Mas, ha deciso che è giunto il momento di dire “prou!”, ossia basta, alle dipendenze spagnole. La Catalogna, infatti, è pronta a proclamare la propria indipendenza dopo le prossime elezioni regionali.
TRE SECOLI DOPO – La scadenza naturale del mandato sarebbe tra due anni, a tre secoli esatti dalla conquista catalana da parte degli spagnoli, ma Mas pare intenzionato a indire le elezioni anticipate già in autunno puntando alla maggioranza assoluta di un fronte indipendentista e a un Governo regionale che sia una corte costituente per arrivare alla dichiarazione d’indipendenza anche senza passare da un referendum. Infatti, almeno per il momento, pare essere tramontata l’ipotesi della negoziazione, in perfetto stile Scozia-Inghilterra, per portare Barcellona perlomeno a un referendum sull’indipendenza. E questo a causa della strategia da parte della Moncloa della paura e delle minacce. Intimidazioni che sono addirittura anche militari, visto che alcuni colonnelli dell’esercito hanno espresso la volontà di reprimere con la forza e la violenza le iniziative separatiste della Catalogna.
UN CAMMINO SENZA FARE PASSI INDIETRO – L’immane manifestazione che nel giorno della Diada, lo scorso 11 settembre, ha visto scendere per le strade circa due milioni di catalani (su un totale di 7,5 milioni) al grido di “Catalogna nuovo Stato d’Europa” sembra aver convinto finalmente i politici del Principat a intraprendere la strada dell’indipendenza, un cammino che, per dirla con le parole del portavoce del governo catalano, Francesc Homs, è senza ritorno. «In Catalogna – spiega Homs – abbiamo visto che come stiamo adesso non stiamo bene e abbiamo deciso di intraprendere un nuovo cammino che è nuovo per tutti, ma che ha un’orientazione chiara», ossia la determinazione da parte della Catalogna di uno Stato indipendente, ma sempre all’interno dell’Unione europea.
MADRID NON STA A GUARDARE – Di contro, Madrid non sta a guardare e prosegue col proprio ostruzionismo. La vicepresidentessa del Governo a guida Partido Popular, Soraya Sáenz de Santamaria, ha chiesto a Mas di non creare altri «problemi», perché le elezioni anticipate e, di conseguenza, l’instabilità politica, «aggiungono crisi alla crisi». La leader del PP catalano, Alícia Sánchez-Camacho, invece, bolla come «al margine della legge» la presa di posizione di Mas, il quale, però, sembra davvero intenzionato a rendere realtà il sogno di libertà del popolo catalano.
Il punto è che sono finiti i soldi.
La Catalogna è solo la prima di una serie di regioni europee in rivolta, cittadini che per anni sono stati tenuti al guinzaglio degli stati nazionali con il danaro. E riguarda anche noi. Provate a chiedere agli altoatesini di trasferire a Roma tanti soldi quanti ne trasferiscono i Lombardi e produrrete bombe. Provate a togliere al Sud Italia una parte consistente dei trasferimenti pubblici e produrrete attentati e colpi di “lupara”.
Finiti i soldi si vedrà davvero quanti sono i patrioti italiani e dove vivono.
Fonte tratta dal sito .

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