domenica 18 novembre 2012

Realtà e Illusione - Viviamo in un Mondo Virtuale?


"La realtà è una illusione molto persistente."
A. Einstein


Fin dalla antichità esiste una frangia culturale trasversale - spaziante dalla fisica alla spiritualità, passando per la matematica e la filosofia - convinta che la realtà in cui viviamo sia solo una illusione. Teorie affascinanti ma non dimostrabili, che per lungo tempo hanno occupato una angusta nicchia nello immaginario collettivo occidentale, fino al giorno in cui alcuni scienziati le hanno esaminate sotto una nuova luce, quella della fisica quantistica.

Secondo alcune stupefacenti sperimentazioni - infatti - ciò che percepiamo come materiale, tangibilmente reale - comprese le nostre stesse persone - potrebbe essere il frutto illusorio della interazione della 'coscienza' con una infinita serie di impulsi lumino-elettrici-informatici i quali si manifesterebbero in un ambiente ignoto, forse neutro come il programma 'struttura' del film Matrix, o forse no. Un ambiente che - in ultima analisi - potrebbe esistere solo nella stessa coscienza oppure coincidere con essa (v. post correlati).

Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero?, dice Morpheus in Matrix. E se da un sogno così non dovessi più svegliarti? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà? E ancora: Che vuol dire reale? Se ti riferisci a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel 'reale' sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.

"Nello Zen c'è un koan particolare: se in mezzo alla foresta un albero crolla e non c'è nessun essere vivente lì presente, l'albero emette un suono quando cade a terra?
Saremmo tentati di dire di sì, ma la risposta è no. E' no perché non è l'albero ad emettere un suono, ma il nostro sistema uditivo che traduce quell'evento in 'suono'.

Allo stesso modo, se in una stanza buia si accende una lampadina e non c'è però nessuno, quella lampadina emette luce? Lo scienziato classico direbbe di sì ma il fisico quantistico osserverebbe che l'evento dipende dall'osservatore, e che la luce è una percezione del sistema nervoso, e non una proprietà intrinseca della lampadina." (link)

Diverse teorie matematiche, fisiche, filosofiche, spirituali non fanno che ammonire sulla illusorietà e parzialità delle percezioni sensoriali, in taluni casi portando alla luce frammenti di ciò che appare come una ristretta profondità di campo, ed un substrato deterministico celato dietro la apparente caoticità del cosmo e dei suoi processi. Pensatori di ogni epoca hanno notato delle incongruenze nel 'codice della realtà', elementi che se considerati nel loro complesso non possono che alimentare qualche legittimo dubbio circa la reale essenza e 'consistenza' del mondo che ci circonda.

Diamo un'occhiata a qualcuna di queste visioni.

Informatica
Nel 2003 il filosofo transumanista di Oxford Nick Bostrom avanzò la ipotesi che il nostro universo sia in realtà una simulazione programmata al computer. Bostrom addusse elementi unicamente speculativi a sostegno della sua tesi, tuttavia da qualche tempo un team di fisici tedeschi ha dichiarato di essersi messo alla ricerca della prova di quanto ipotizzato da Bostrom; secondo costoro, infatti, per provare la artificiosità della nostra realtà basterebbe individuare quella che definiscono 'firma cosmologica.'

Secondo il fisico Silas Beane, che lavora con il proprio team presso l'Università di Bonn, per quanto potente e realistica sia, una simulazione del cosmo dovrebbe essere comunque subordinata ad alcuni precisi vincoli strutturali. Una volta inividuati tali vincoli, il gioco sarebbe fatto.
Quindi, come starebbe procedendo il team di Beane? Facile: programmando a propria volta una simulazione dell'universo e poi studiandola. A tal fine, hanno creato una versione dell'universo in femto-scala (che è ancora più piccola della nano-scala). Per il momento lo studio è allo stadio iniziale, ed i ricercatori stanno concentrandosi nel ricreare modelli accurati di processi cosmologici, attraverso cui iniziare a farsi una idea dei vincoli strutturali insiti in tali simulazioni. Fonte

I Sims e Fiebag.
All'incirca 12 anni fa uscì il videogioco The Sims, che diventò il prodotto più venduto di tutti i tempi sul mercato videoludico. Durante la promozione l'ideatore Will Wright descrisse la propria creatura come un 'simulatore di vita.' Il gioco si basava sul controllo dei Sim - persone virtuali viventi in una simulazione del mondo reale - che il giocatore doveva guidare intervenendo nelle loro vicende come una sorta di deus ex machina, in modo tale da farle progredire nelle loro attività professionali e assicurare loro un'adeguata vita sociale. 
Il videogioco simulava l'ambiente di vita di un omino all'interno di una comunità di omini virtuali, ambiente che in linea di massima rispecchiava quello di un qualsiasi reale individuo medio occidentale moderno. Quindi casa, ufficio, palestra, cinema, ecc. Il sim viveva la propria vita virtuale in modo pressoché autonomo grazie ad alcune semplici routine che ne simulavano l'intelligenza (ricordate gli animaletti Tamagotchi?). Dunque, sebbene in forma assai grezza ed elementare, l'omino era in possesso di una parvenza di coscienza dei propri simili, della realtà e del tempo entro il quale si svolgeva la propria esistenza virtuale, elementi apparentemente esterni alla sua persona virtuale, ma in realtà niente affatto distinti e separati in quanto espressioni, proprio come l'omino, di una simulazione al computer, un insieme di righe di programmazione. Elementi dunque, che potevano considerarsi una sola cosa, un Tutto Uno con lo omino virtuale.

Ciò premesso, cosa accadrebbe se un giorno i coseguimenti scientifici in campo informatico e biotecnologico consentissero di allestire dei software progettati sulla falsariga del gioco dei Sims, ma immensamente più avanzati dal punto di vista simulativo e della intelligenza artificiale? Semplicemente, succederebbe che il 'giocatore-demiurgo' vivente in un simile remoto futuro sarebbe in grado di creare immensi universi virtuali ambientati in un punto qualsiasi nel tempo e nello spazio (ad esempio il Sistema Solare nel XXI secolo d.C.) popolati da innumerevoli 'omini' dotati di sprazzi di autocoscienza, un 'limitato' apparato sensoriale ed una intelligenza artificiale abbastanza sviluppata da restituire la impressione di una reale intelligenza biologica.

Conclusioni cui è giunto il filosofo e fisico tedesco Johannes Fiebag, recentemente scomparso. "Fiebag era convinto che la realtà sia un'illusione e che 'ciò che percepiamo con i nostri sensi sia solo una copia, una riproduzione della realtà.' (...) Lo studioso ipotizzò che un giorno saremo in grado di creare degli esseri umani le cui impressioni e cognizioni saranno costruite integralmente ed artificialmente da noi. 'Potremmo inserire nei corpi di queste cavie un dispositivo a trappola che impedisca loro di scoprirne la presenza; e potremmo assistere agli inutili sforzi che faranno per escogitare concetti filosofici e religiosi, e al loro fatale fallimento. Lasceremmo anche esercitare le scienze, ma solo entro certi limiti che concederemo loro. E talvolta ci divertiremmo a spuntare nel loro mondo: come figure senza rilievo, come divinità (o spettri, alieni, ecc. - n.d.r.) o come pietre inanimate posate ai margini della loro strada. Ci basterà indossare la nostra tuta a corpo intero, completa di sensori e fornita dei dati necessari, e premendo un paio di bottoni ci troveremo in mezzo alle nostre creature, nel mondo real-virtuale.' E a questo punto Fiebag si domanda: "E se fosse il nostro, di mondo, una realtà virtuale?" (link)

Fisica.
Nel 1982 una equipe di ricerca della Università di Parigi diretta dal fisico Alain Aspect condusse forse il più importante esperimento scientifico del XX secolo. Scoprì che sottoponendo a determinate condizioni alcune particelle subatomiche come gli elettroni, esse siano istantaneamente capaci di comunicare tra di loro a prescindere dalla distanza che le separi, che si tratti di 10 metri o 10 miliardi di chilometri. Tale sbalorditivo risultato empirico implicherebbe la non esistenza delle dimensioni comunemente percepite sotto forma di 'spazio' e di 'tempo.' Ogni cosa avverrebbe nello stesso punto e nello stesso momento, e la comune percezione del passato e delle distanze sarebbe solo una illusione. 

David Bohm, celebre fisico statunitense, sosteneva che la conclusione più logica che si poteva trarre dalle scoperte di Aspect fosse che la realtà oggettiva non esista. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l'Universo sia in effetti un fantasma, un immenso ologramma meravigliosamente dettagliato. (v. post correlati).

La meccanica quantistica ha sperimentato altre fattispecie che sollevano non pochi dubbi sulla natura oggettiva della realtà in cui viviamo. Una di esse è stata determinata mediante l'esperimento della doppia fenditura.

"L'esperimento della “doppia fenditura” (double slit in inglese) consiste nel proiettare particelle quantistiche attraverso una barriera che contiene due piccole fessure al fine di misurare come vengono rilevate dopo esserne uscite. Il senso comune ci dice che quando le cose entrano da un lato sotto forma di particelle, dovrebbero mantenere quella forma viaggiando lungo tutto l'esperimento, uscendo poi alla fine in quanto tali.

Tuttavia le prove dimostrano che in un dato momento tra il punto di partenza e quello di arrivo alle particelle accade qualcosa di realmente straordinario. Gli scienziati hanno scoperto che quando un elettrone passa attraverso la barriera con una sola apertura, si comporta esattamente secondo le attese: comincia e finisce il suo viaggio in quanto particella. Nel far questo, non presenta sorprese. Al contrario, quando vengono usate due aperture lo stesso elettrone fa qualcosa di apparentemente impossibile. Sebbene inizi il suo percorso come particella, passa attraverso le fessure simultaneamente, come soltanto un'onda di energia può fare.

La sola spiegazione possibile in questo caso è che la seconda apertura ha in qualche modo costretto l'elettrone a viaggiare come se fosse un'onda, pur arrivando a destinazione nella stessa forma in cui è partito: in quanto particella. Per fare questo l'elettrone deve poter percepire l'esistenza della seconda apertura che è diventata disponibile. Qui entra in scena il ruolo della coscienza. Poiché si presuppone che l'elettrone non sia in grado di sapere nulla nel senso più stretto del termine, la sola altra fonte di quella consapevolezza è la persona che osserva l'esperimento.

La conclusione a cui si giunge qui è che in qualche modo la conoscenza che l'elettrone ha due possibili strade da percorrere è nella mente dell'osservatore e che è proprio la coscienza di chi osserva a determinare come viaggia l'elettrone." Fonte

Un'altra possibile conclusione è che il comportamento dell'elettrone non sia provocato dalla coscienza dell'osservatore, ma da una banale istruzione, una 'riga di programmazione' errata.

Dando invece per plausibile la prima conclusione, come può definirsi 'materiale' una dimensione i cui processi su scala quantistica siano influenzabili dalla coscienza di chi li osservi? Cosa accadrebbe se qualcuno conoscesse il sistema per fare la stessa cosa non al livello quantistico, ma su scala superiore? La collettività come giudicherebbe un simile fenomeno? Sovrannaturale? Divino? Magico? Torneremo sull'argomento più avanti.

Il prof. Frank Wilczek, premio Nobel per la fisica del 2004, nel saggio La Musica del Vuoto afferma che la materia ordinaria sia composta per il 90 per cento da particelle (quark e gluoni) del tutto prive di massa. In altri termini, secondo Wilczek ciò che percepiamo come solido, in realtà è per il 90% vuoto, immateriale, intangibile.

Ma allora perché avremmo la percezione della solidità? La risposta potrebbe risiedere nella stessa domanda. Le nostre percezioni - infatti - non è affatto detto che raffigurino la realtà oggettiva. Esse sono solo il modo con cui una serie di impulsi, o di dati, vengono 'scaricati' nella mente (coscienza) attraverso i recettori sensoriali (che percepiamo come i nostri occhi, la pelle, il naso, le orecchie, le papille gustative). Ricevuti i dati, la mente li elabora e converte in immagini, tatto, odori, suoni, sapori. In altri termini la mente (o coscienza) non si limiterebbe a 'fotografare' oggettivamente la realtà esterna, ma la 'comporrebbe in diretta' elaborando gli input 'catturati' attraverso i sensi. Ne consegue che gli input da cui la mente trae la propria elaborazione - per quanto ci è dato di sapere - potrebbero non essere la proiezione di qualcosa di 'reale' - ma esistere solo sotto forma di 'dati' ed 'informazioni' i quali acquisirebbero vita e consistenza all'interno della mente stessa (coscienza) (v. post correlati).

Matematica.
Leonardo Fibonacci, celebre matematico rinascimentale, pervenne a compilare una successione numerica ricostruibile in base ad una semplice relazione: ogni numero è dato dalla somma dei due che lo precedono.

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377…

La cosa più sorprendente è che la serie di Fibonacci sembra essere alla base di una considerevole mole di manifestazioni cosmologiche e biologiche reperibili in natura, ed in relazione alla Spirale Aurea (v. post correlati). La ricorrenza dei numeri di Fibonacci era già nota nella antichità e ad essa si fa spesso riferimento come “rapporto aureo” o “divino”, a significare che durante i millenni si radicò la convinzione che tali proporzioni esprimessero qualche regola universale o legge di natura. Gli antichi greci erano profondamente convinti della armonia geometrica dello universo (v. post correlati).


La ricorrenza in natura di tali ordinate sequenze numeriche e forme geometriche non fa che sollevare il sospetto che la realtà  sia di base tutt'altro che disordinata come viene descritta dalla scienza ortodossa, che il fattore entropico sia solo un ulteriore aspetto della simulazione, e che la 'dimensione' che definiamo 'realtà' possa essere invece governata da leggi esatte, semplicemente troppo complesse per essere decodificate sulla scorta delle nostre attuali cognizioni. Sentore a volte suffragato da ciò che un osservatore sintonizzato su tale ordine di idee (o un paranoico ossessivo compulsivo, a seconda dei punti di vista) potrebbe interpretare come delle routine pseudo-informatiche alla base del tessuto della realtà. Routine talvolta soggette a veri e propri 'bug.'

Deja Vù.
Il déjà vu (dal francese: 'già visto'), è uno dei più comuni 'bug' riscontrabili nella nostra esperienza sensoriale. Consiste nella sensazione di aver già visto una immagine o di aver già vissuto un avvenimento o una situazione che si sta verificando. La spiegazione più accreditata secondo le ultime teorie scientifiche è che si tratti di una anomalia della memoria.
Ascoltiamo però cosa ebbe a dire al riguardo il romanziere Philip K. Dick, nel 1977.



Studiosi e fisici hanno avanzato una altra spiegazione del fenomeno ascrivendolo a una supposta non località dei nostri processi mnemonici e cognitivi.

Errori di Elaborazione.
Tempo fa pubblicammo un interessante articolo di Giuseppe Cosco, circa le incredibili coincidenze che accomunerebbero le storie di due celebri presidenti statunitensi: Lincoln e Kennedy. (v. post correlati)

In estrema sintesi:
- Lincoln venne eletto presidente nel 1860. Kennedy, esattamente 100 anni dopo, nel 1960.
- Lincoln fu ucciso di venerdì, alla presenza della moglie. Kennedy pure.
- Ad entrambi i presidenti spararono, e tutti e due furono colpiti da dietro e alla nuca.
- La moglie del presidente Lincoln perse un figlio mentre risiedeva alla Casa Bianca. Stessa cosa accadde alla moglie di Kennedy.
- Sia Lincoln che Kennedy avevano avuto 4 figli e al momento della loro uccisione solo 2 di essi erano vivi.
- Il vice di Lincoln si chiamava Johnson ed era nato nel 1808. Il vice di Kennedy si chiamava Johnson ed era nato nel 1908.
- L'assassino (presunto) di Lincoln era nato nel 1839. Quello (presunto) di Kennedy nel 1939.
- Al momento dello attentato Lincoln e Kennedy si trovavano assieme, oltre che alle proprie mogli, ad una coppia di amici. Le donne rimasero illese, gli uomini furono feriti.
- Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy e la segretaria di Kennedy si chiamava Lincoln.

Queste sono solo alcune delle coincidenze descritte nell'articolo (v. post correlati).

Ciò detto, è pensabile che questa incredibile serie di corrispondenze sia solo frutto del 'caso'? La prima possibile spiegazione, quella che meglio soddisfarebbe il rasoio di Occam, è che i dati appena citati siano semplicemente falsi. Cosco tuttavia era un ricercatore molto rigoroso, e difficilmente avrebbe pubblicato un articolo senza prima verificare i dati alla fonte. Dunque, accantonata con il beneficio d'inventario la spiegazione più semplice in assoluto, quale altra spiegazione potrebbe occupare la seconda posizione in una ideale scala della semplicità? Il caso? Chi mastichi un minimo di statistica sa quanto infinitesimali siano le probabilità che si incrocino tali e tante variabili. La reincarnazione? Sarà, ma questa storia dà più l'idea di un problema di elaborazione dati, che di debito karmico. Dati che per qualche motivo sembrano essersi accidentalmente mischiati all'atto di una elaborazione.

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Restando nell'ambito delle pseudo-routine intuibili sotto il tessuto apparentemente casualistico della realtà, è noto il lavoro della psicologa francese Anne Ancelin Schützenberger, ex professoressa presso la Università di Nizza, ed ideatrice della teoria della Sindrome degli Antenati. Dopo una lunga e complessa ricerca durata anni la studiosa ha analizzato e schedato numerosi casi di storia familiare in cui alcune situazioni anomale, di norma molto rare, tendevano a ripresentarsi nel tempo, generazione dopo generazione, sempre nelle stesse famiglie. Tali incredibili 'routine' fatte di date, eventi, situazioni, destini tendenti a ripresentarsi nella stessa forma, con le stesse conseguenze, anche a generazioni alterne, potrebbero essere presenti - in forma più o meno evidente - in ogni contesto famigliare.

Fortuna, Sfortuna, Magia, Miracoli.
La razionalità è solo una vernice superficiale. Se grattiamo quella superficie, sotto troviamo uno stregone.
Carlos Castaneda

Benché nella modernità vada parecchio di moda affermare che Fortuna e Sfortuna non esistano, e che in realtà siano le persone che attraverso le azioni e gli atteggiamenti costruirebbero le loro fortune e sfortune (il che in parte sarà vero, per quanto il 'caso' sia una brutta bestia), è innegabile che questi due concetti siano antichi come il mondo, e siano stati coniati per indicare una successione di eventi favorevoli o sfavorevoli, ricorrenti, che si verificano in modo anomalo, cioè infrangendo palesemente le leggi della casualità e delle probabilità. Motti come 'nato con la camicia' oppure 'i guai non vengono mai soli' sono solo il frutto della fantasia popolare oppure esprimono fattispecie effettive, reali e stranamente incompatibili con il disordine che dovrebbe governare ogni aspetto della realtà? Abbastanza ricorrenti da meritare la coniazione di appositi motti?

Anche l'astrologia, i riti e gli oggetti scaramantici sono ormai formalmente considerati credenze per ingenui, eppure in realtà essi hanno ispirato le azioni degli uomini fin dalla notte dei tempi, e in molti casi, anche in ambienti insospettabili, ancora oggi continuano a farlo. E' possibile che simili pratiche siano qualcosa di più di una semplice tendenza culturale scaturita dalla necessità umana di credere in qualcosa di trascendente? Non è vero, ma ci credo, diceva De Filippo.

Scaramanzia, superstizione, credenza, sono concetti relativi al grado di positivismo scientifico espresso da una cultura. Tuttavia, una cosa è la definizione culturale di un fenomeno, altra cosa è il fenomeno in se. Chiunque sia nato in una società in cui si faccia utilizzo degli accendini e conosca i processi fisici che fanno funzionare un accendino, lo considererà un normale strumento per fumatori. Ma chi non abbia idea delle nozioni di cui sopra, e non ne abbia mai visto uno, lo scambierà per un oggetto magico. Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia, asseriva giustamente Arthur C. Clarke. 

Magia. Termine che indica una serie di pratiche che per riflesso, anche grazie ai numerosi mistificatori di cui la società trabocca, siamo indotti a spedire in automatico nel novero delle truffe o delle invenzioni letterarie. Ma è proprio così? Si tratta di una invenzione letteraria, oppure dietro la banalizzazione di questo concetto potrebbe celarsi altro? Dopotutto il termine 'magia' non fa che definire una azione il cui funzionamento ed effetti risultino inspiegabili in termini convenzionali. Come anche i 'miracoli' ed i molti altri fenomeni etichettati come inesistenti dalla cultura scientifica, in quanto non soddisfacenti il criterio della riproducibilità.

Anche in questo caso però, va detto che la 'inspiegabilità' di un fenomeno non è un attributo assoluto, ma relativo al grado di sapienza dello osservatore. Quanto alla riproducibilità, essa è di sicuro un criterio onesto e necessario, specie per chi sia mosso da una mentalità votata all'ordine, al controllo ed allo sfruttamento, ma anche essa in definitiva non è che una costruzione culturale fondata sul principio restrittivo e presuntuoso secondo cui qualsiasi fenomeno non sia ripetibile a piacimento da un signore corrucciato in camice bianco, sia inesistente.

I fenomeni 'paranormali' assumono nuovo senso se esaminati alla luce della loro manifestazione in un ipotetico universo virtuale fatto di 'istruzioni' pseudo-informatiche che siano 'manipolabili' dallo interno  per mezzo di apposite abilità e nozioni e/o in presenza di determinate condizioni. Ricordate che in ultima analisi potremmo stare parlando di un ambiente virtuale, regolato da regole esatte, pseudo-informatiche. E' pensabile che la società umana sia venuta in possesso di una serie di 'trucchi' mediante i quali sia possibile hackerare la simulazione? Se esistessero realmente, simili nozioni porterebbero in cima al mondo chiunque ne sia in possesso, a patto di appropriarsene in esclusiva, cancellandone la memoria ed eliminando le culture che ne siano detentrici. Non è forse vero che al vertice di ogni casta occulta che si rispetti vi sia un insieme di 'misteri'?

Biologia e Creazionismo.
Secondo la teoria dell'evoluzione di Darwin ognuna delle specie attualmente presenti sul pianeta sarebbe il risultato della evoluzione di altre specie esistenti nel passato remoto. Tuttavia sempre più spesso tale visione è fatta oggetto di contestazioni da parte dei biologi creazionisti (v. post correlati).

I fossili finora portati alla luce appartengono infatti in larghissima parte a organismi biologici completi, e non vi è traccia - se non casi sparuti - delle miriadi di specie 'intermedie' che avrebbero dovuto congiungere le specie preesistenti con le rispettive espressioni evolute. Tutto ciò è strano, dal momento che logica vorrebbe che il pianeta sia disseminato di fossili ibridi, cioè espressioni transitorie delle specie attualmente esistenti sul pianeta.
Altro elemento strano è il fatto che ancora oggi sia quotidianamente identificato un numero enorme di nuove specie. "Sono quasi 20.000 le nuove specie individuate dagli scienziati nel corso del 2009, l'ultimo anno per cui si dispone di dati completi. La metà di queste sono insetti, a seguire troviamo le piante e gli aracnidi (ragni, acari, etc.), solo 41 i mammiferi e 7 gli uccelli. Vanno ad aggiungersi ai circa 2 milioni di specie" (Fonte).

Ora, nonostante la complessità dei regni zoologico e botanico e la estensione del pianeta, 20.000 nuove specie individuate in un solo anno, 55 nuove specie al giorno, a ben 2.300 anni da quando Aristotele compilò il primo studio di zoologia, a 154 dalla pubblicazione di L'Origine della Specie di Darwin, e ad un ventennio dallo avvento dell'era digitale, potrebbero sembrare un po' eccessive.

Benché molto parziali, gli elementi illustrati sono compatibili con la teoria di un universo in cui le specie viventi appaiano dal nulla e nella loro espressione completa ed evoluta, in quanto generate ex-nihilo da un agente ignoto.

Filosofia.
Platone faceva la distinzione tra mondo vero (delle idee) e mondo apparente (il mondo in cui viviamo). Nel suo mito della caverna descrive la differenza tra ciò che l'uomo percepisce, e ciò che è reale. (v. post correlati)

Anche Parmenide, nel Poema sulla Natura sostiene la teoria della illusorietà del mondo percepito dai sensi.

Secondo Cartesio è necessario dubitare di tutto: dei sensi ingannevoli, della esistenza del mondo esterno e perfino degli assiomi della scienza. Chi mi assicura che ciò che vedo esista, oltre che nella mia testa come idea, anche nella realtà? Così come i sensi mi ingannano quando il remo immerso in acqua mi appare spezzato per un inganno ottico, chi mi dice che essi non mi dicano mai la verità? 
(...)
E se fossi stato creato da un genio maligno, il quale impiega tutta la sua onnipotenza per farsi beffe di me, la realtà che mi circonda potrebbe benissimo non esistere fuori dalla mia testa: si potrebbe solo trattare di una sfilza di immagini virtuali inviate al mio cervello dal genio maligno.

Giordano Bruno, filosofo, scrittore e frate domenicano del XIV secolo, sosteneva che: ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

John Dee, matematico, filosofo e alchimista inglese del XV secolo era convinto che alla base della realtà vi fossero i numeri; che la chiave della conoscenza risiedesse in essi, e che la creazione divina fosse basata sulla matematica.

Schopenhauer distingueva tra fenomeno noumeno. Il primo è il mondo della rappresentazione, la realtà come la percepiamo, una illusione che nasconde la verità. Il noumeno è invece la verità che si cela dietro il fenomeno. L'espressione Velo di Maya, che coniò nel suo Il Mondo come Volontà e Rappresentazione, indica diversi concetti metafisici e gnoseologici propri della religione e cultura induista e ripresi anche da vari filosofi moderni. Questo 'velo' di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza / percezione della realtà, impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel samsara ovverosia il continuo ciclo delle morti e delle rinascite. (link)

Esoterismo e Spiritualità
Ogni essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito è quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l'allargamento del nostro circolo di conoscenza e comprensione, sino ad includere tutte le creature viventi e l'interezza della natura nella sua bellezza.
A. Einstein

Gnosticismo
Secondo il mito gnostico, il mondo che percepiamo come reale (Cosmo) è il prodotto imperfetto di un demiurgo, un 'dio minore', non il 'vero Creatore.' Il Cosmo è una sorta di prigione dei sensi in cui il demiurgo segrega alcune emanazioni divine, le anime, sotto forma di creature individualizzate, inconsapevoli e tenute sotto il giogo di un grande inganno. Obiettivo dello gnostico è - per l'appunto - riuscire ad 'evadere' dalla illusione, così da ritornare al Pleroma, la vera realtà celata dietro la 'dimensione' creata dal Demiurgo.

Buddismo ed Induismo.
Secondo il Buddismo e l'Induismo l'umanità è prigioniera di una realtà illusoria - il Samsara - tenuta in vita dalla illusione della individualità, dalle proiezioni sensoriali e dai desideri di ogni essere umano. Fino a quando l'uomo non acquisisce la consapevolezza che la dualità sia solo un inganno, il principale inganno del Samsara, e che in verità Tutto è Uno, imparando a riconoscere la falsità di ciò che percepisce come reale, fino a quel giorno l'uomo è destinato a restare prigioniero della illusione, vita dopo vita. Tale dottrina non contempla la coesistenza di una realtà 'vera', parallela alla realtà 'illusoria', ma solo quella della illusione, anch'essa in ultima analisi facente parte della unità universale. Dunque non esiste alcun dentro e alcun fuori, né vi è qualcosa da vedere sbirciando oltre il 'velo di maya'. Esiste solo unità, e la presa di coscienza che ci libera dalla illusione della separazione, consentendoci di de-individualizzarci e tornare a fonderci con il Tutto.

Dreamtime.
Secondo la cultura aborigena australiana, l'umanità vivrebbe in un sogno, il Dreaming, e attraverso il sonno sarebbe in grado di accedere al Dreamtime, cioè la realtà assoluta posta al di fuori della realtà sognata - percepita.

Is There Anybody Out There?
In questo post ho descritto sommariamente alcune delle tesi secondo cui la realtà che ci circonda sia una illusione. A questo punto è lecito chiedersi cosa potrebbe celarsi dietro la ipotetica illusione.
Dio, è la risposta più logica.
Ma con qualche distinzione.

Transumanesimo.
Se la si osserva da un punto di vista strettamente materialistico, transumanistico, dietro la illusione potrebbe non esserci immediatamente il Creatore Assoluto, ma un demiurgo, il creatore della nostra dimensione virtuale ... e così via ... per chissà quante volte. La nostra realtà potrebbe trovarsi in cima ad una successione di universi artificiali, una interminabile sfilza di scatole cinesi fatta di universi virtuali in cui sono stati creati universi virtuali in cui sono stati creati universi virtuali, in cui ...

La visione transumanistica dona quindi una inedita concretezza alle dottrine secondo cui l'uomo possegga in se delle potenzialità divine. In questa ottica l'uomo può attribuirsi delle facoltà divine, se per divinità si intenda la capacità di modificare la realtà simulata di cui farebbe parte, e la capacità di creare a propria volta una simulazione di universo che i relativi abitatori percepiscano come 'reale.' Sarebbe divino, ma non sarebbe Dio. Al limite sarebbe il dio di una illusione, un demiurgo. Dopotutto il problema dei materialisti è che non possono risalire di causa in causa all'infinito. Presto o tardi la loro logica va ad infrangersi contro il Mistero.

Filosofia ed Esoterismo.
Pitagora lo definì lo Arché; Parmenide l'Essere; per Eraclito era il Logos; Natura, secondo Spinoza. Platone lo considerava un punto di partenza; Hegel un punto d'arrivo. Oggi si tende a definirlo l'Uno, la Coscienza, l'Infinito Creatore. 

Secondo la ideologia transumanistica - ispirata al pensiero hegeliano - l'unità è un obiettivo da perseguirsi materialmente, politicamente, socialmente, intellettualmente, attraverso un massiccio ricorso alla tecnologia e alla manipolazione biologica, sensoriale e culturale dei singoli individui, che conduca ad una 'Singolarità', cioè alla nascita di un golem, una creatura composta da una molteplicità di non-individui che pensino e agiscano come se fossero una cosa sola. La cosiddetta 'mentalità da alveare'. (v. post correlati)

Molte filosofie e dottrine esoteriche sostengono che il fine ultimo di questa ipotetica esperienza 'virtuale' sia il cosiddetto: Risveglio Alla Unità, da parte delle singole anime indotte a dimenticare la loro appartenenza ad un Tutto, attraverso gli inganni dei sensi e della mentalità duale (bianco e nero; buono e cattivo, ecc.). A differenza dalla ideologia transumanistica l'esoterismo non contempla obiettivi materialistici da perseguire politicamente, ma livelli di evoluzione individuali tesi a raggiungere la liberazione dalla illusione.

Ciò detto, se l'artefice della ipotetica realtà virtuale fosse l'Uno, la Coscienza Assoluta, che tipo di esigenza potrebbe soddisfare la creazione di una simile illusione? La Coscienza Assoluta in quanto tale dovrebbe essere onnicomprensiva, contenere ogni cosa, ed in quanto tale non avere un inizio né una fine. Dunque essa sarebbe in grado di sperimentare qualsiasi condizione, eccetto una: quella della Finitezza, della Morte

Il Fine Ultimo della Simulazione.
E allora, lo scopo della illusione potrebbe essere quella di consentire alla Coscienza Assoluta di sperimentare l'esperienza della fine, 'inviando' porzioni di se - ovviamente inconsapevoli dello scherzetto - all'interno di una simulazione in cui abbiano senso i concetti di inizio e di fine; di esistenza a termine da sperimentarsi in ogni possibile espressione.

Che effetto fa pensare che il fine ultimo della creazione, nell'ottica della ipotetica Coscienza Creatrice, potrebbe essere sperimentare la esperienza della morte? Deprimente? Catartico?

Di conseguenza, il fine ultimo perseguito dalle ipotetiche porzioni di Assoluto 'inviate' nella illusione sotto forma di anime individualizzate, potrebbe essere quello di accorgersi di essere 'vittime' dello scherzetto ed evadere definitivamente dalla illusione e dal ciclo continuo delle nascite e delle morti.

Conclusione.
Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa, e perciò continua a volare.
I. Sikorsky

L'ipotesi di un universo virtuale è molto suggestiva, e suscita molte riflessioni. Una di esse secondo me attiene la rivalutazione del concetto di magia. In un universo fatto di energia amorfa / istruzioni pseudo-informatiche, di potenzialità che attendono di prendere forma in un magma di possibilità virtualmente infinite, chiunque sia capace di concepire una idea per poi tradurla in qualcosa di oggettivo, cioè percepibile dalla coscienza altrui, sarebbe una sorta di mago - o per usare un lessico più attuale, un hacker della matrixperché con il suo atto creativo modificherebbe di fatto - seppur in minima parte - le 'istruzioni di default' che la coscienza decodifica e trasforma in realtà percepita. In quest'ottica, la più grande illusione di cui è vittima l'umanità potrebbe essere l'avere lasciato che le proprie reali facoltà creative fossero imbrigliate da tutta una serie di limitazioni e codificazioni psicologiche e culturali.

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