giovedì 6 dicembre 2012

Anche le multinazionali vanno via dall'Italia

E' un esodo senza sosta quello che le grandi aziende hanno deciso di attuare, riporta il Wall Street Journal. Gruppi americani, francesi e tedeschi chiudono attività nel Sud Europa, prima che sia troppo tardi. Si tratta di una vera e propria fuga di capitali.

Euro o non euro, la tombola degli Eurogruppi a Bruxelles non convince più le corporation. Su entrambe le sponde dell'Atlantico i capitani d'industria non si lasciano abbagliare dalle facili promesse di una ripresa dietro l'angolo. L'ultimo salvataggio della Grecia e l'assegno staccato dall'Unione Europea per le banche spagnole sono solo briciole che verranno inghiottite dall'incalzare della crisi.

Il Wall Street Journal lo sbatte in prima pagina: in Sud Europa è fuga delle multinazionali. Il loro è un esodo che minaccia i capitali e l'innovazione in un'area che oggi invece ne ha "disperatamente bisogno per emergere dalla crisi del debito e dalla recessione".

Non c'è distinzione di sorta: l'americana Kimberly Clark ha annunciato che ridurrà le sue attività per i pannolini da bambini in Europa in seguito al calo delle nascite. Dalla Germania e dalla Francia i segnali di fumo che si levano sono sempre gli stessi. Due nomi su tutti: quelli dei colossi dell'alluminio Alcoa e della moda PPR. Ma a gettare la spugna state recentemente anche la tedesca Merck, che ha di recente confermato il taglio del 20% della propria forza lavoro in Spagna, e l'inglese Compass Group, che ha chiuso parte delle attività in Portogallo.

"Dall'inizio dell'anno ci sono stati segnali di debolezza degli investimenti esteri diretti in Europa del Sud. Nei primi sei mesi dell'anno - precisa il Wall Street Journal - il ritiro di investimenti in Italia ha superato l'affluenza di fondi di 1,6 miliardi di dollari. Gli investimenti esteri diretti sono in calo del 38% in Portogallo, Spagna, Grecia e Italia dal 2007, con gli investitori che spostano le proprie risorse verso i paesi emergenti".

La pecca dell'Italia, quella che rallenta e scoraggia investimenti ha un colpevole noto: si chiama burocrazia. L'ultimo caso è quello della francese Decathlon: ha rinunciato al progetto di costruire un quartier generale da 25 milioni di dollari vicino Milano che avrebbe creato 250 posti di lavoro. Ma gli italiani, veri penalizzati, si culleranno ancora nel sogno della ripresa nel 2013 o apriranno gli occhi?
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