mercoledì 27 febbraio 2013

Misteriosa moria di storni in Tennessee

Abbiamo deciso di rispolverare una notizia non recente, ma che non merita di cadere nel dimenticatoio. Ci riferiamo ad un’altra all’apparenza inesplicabile moria di volatili, occorsa l’ultimo giorno del 2012 a Seymour, nel Tennessee. La fine del 2011 era stata funestata da identici eventi, refrattari a qualsiasi spiegazione convenzionale (fuochi d’artificio, avvelenamento, fulmini…). Semmai l’ecatombe potrebbe appartenere a quella galassia di manifestazioni aberranti, di cui i boati sono il fenomeno più rappresentativo. E’ inutile che negazionisti di ieri e di oggi si affannino per sminuire o ricondurrre alla normalità queste anomalie, indizi di sinistre operazioni collegate ad apparati militari. Mentre un altro adepto della nefasta setta composta dai disinformatori, tale Tony Elliot, disconosce l’esistenza della Geoingegneria e definisce quella delle deflagrazioni una “mania” (sic), la giornalista investigativa Linda Moulton Howe, fornisce un aggiornamento circa le detonazioni, proprio in Tennessee…

1 gennaio 2013 - Una scena raccapricciante si è presentata davanti agli occhi dei residenti di una cittadina del Tennessee, Seymour, nell'ultimo giorno del 2012: decine di volatili giacevano senza vita su una corsia della Boyd Creek Highway. Altri pennuti erano disseminati su un campo ai lati della carrozzabile: molti di loro si muovevano ancora, quando sono state scattate queste fotografie.

Secondo un testimone, è stata una scena terribile vedere tutti quegli storni come improvvisamente colpiti da una misteriosa forza che li aveva schiantati al suolo.

Gli esperti hanno prelevato alcuni esemplari per eseguire analisi di laboratorio (di cui non si è saputo più nulla, n.d.r.). Non è la prima volta in cui ci occupiamo di questo fenomeno che continua a verificarsi in diversi paesi del mondo e che nella maggior parte dei casi non ha trovato e non trova una spiegazione ufficiale convincente.

martedì 26 febbraio 2013

GLI OGM AVANZANO IN EUROPA: L'ITALIA PUO' ANCORA SCEGLIERE?

La partita sull'ingresso degli organismi geneticamente modificati in Europa si sta giocando nei tribunali, più che nelle sedi democratiche, con un'accelerazione che interessa anche paesi da sempre contrari al transgenico come l'Italia. Ma esistono ancora spazi di mobilitazione contro gli OGM.


Quando il 6 settembre la Corte di Giustizia europea si è espressa a favore della Pioneer Hl Bred Italia srl., dando torto al Ministero delle Politiche agricole italiano - che tentava di impedire l'ingresso nel territorio nazionale di linee pure ed ibride del mais Mon 810, già ammesse a livello comunitario dal 1998, molti hanno parlato di una sentenza storica per il rapporto tra il nostro Paese e gli organismi geneticamente modificati.
Il Ministero giustificava, infatti, il rifiuto di far entrare in Italia il mais transgenico sulla base del fatto le regole sulla coesistenza tra semi OGM e tradizionali, previste dal nostro ordinamento, non fossero ancora state approvate. Ma secondo i giudici di Lussemburgo, con l'autorizzazione alla commercializzazione, e poi con l'iscrizione delle varietà derivate nel catalogo comune della Commissione europea, la Pioneer aveva già acquisito il diritto alla distribuzione in tutti paesi dell'Unione, Italia compresa.

Sulla scorta di questa sentenza, altri operatori del settore si stanno mobilitando per farsi spazio nel mercato italiano. Un nuovo procedimento è stato introdotto davanti alla Corte di Giustizia europea proprio in questi giorni e questa volta riguarda non la libera circolazione dei semi OGM, ma la loro messa in coltura.

La causa riguarda infatti una persona tratta in giudizio nel 2012 per aver coltivato in Italia sementi di mais geneticamente modificato, senza avere ottenuto la debita autorizzazione. Secondo il Tribunale di Pordenone, infatti, il via libera di Bruxelles riguarda la sola commercializzazione, mentre per la messa in coltura è necessaria l'autorizzazione della competente autorità nazionale, cui la normativa europea assegna il compito di regolare la coesistenza tra colture Ogm e colture tradizionali. Dall'altra parte, invece, si fa riferimento al caso Pioneer sostenendo che la Corte Ue non si sarebbe pronunciata sulla necessità di avere anche l'autorizzazione dello Stato membro per la messa a coltura.

Per uscire da questa incertezza, il Tribunale penale di Pordenone ha deciso chiedere alla Corte Ue se un Paese dell'Unione - in questo caso l'Italia, ma vale anche per gli altri - sia libero di subordinare le coltivazioni di OGM ad autorizzazione per tutelare il principio di coesistenza, anche nel caso di varietà già iscritte nel catalogo comune europeo.
La posta in gioco è altissima: se la causa dovesse dare torto al Tribunale di Pordenone, sdoganata la commercializzazione, si aprirebbe anche alla coltivazione di tutte le varietà geneticamente modificate già approvate a livello comunitario, senza passare per l'approvazione da parte dei singoli Stati

In attesa di conoscere cosa deciderà la Corte di Giustizia europea, esistono almeno tre strade percorribili per mandare un messaggio in difesa dell'agricoltura convenzionale e biologica e per chiedere più autonomia per i Paesi Ue in materia di OGM.
Uno: partecipare alla consultazione pubblica sull'agricoltura biologica lanciata dalla Commissione europea e aperta online fino al 15 aprile; il sondaggio è aperto a tutti i cittadini e rispondendo alle domande sulla coesistenza con il transgenico si ha l'occasione per far sentire la propria voce.

Due: dopo la sentenza che ha tolto di divieto di coltivazione del mais Mon810, diversi Stati europei hanno adottato la "clausola di salvaguardia" per bloccare le semine OGM; l'Italia non lo ha fatto, ma alcuni cittadini hanno avviato una raccolta firme per chiedere ai ministri delle Politiche Agricole e della Salute di seguire l'esempio degli altri paesi.
Tre, di maggiore impegno e guardando a più lungo termine: il nuovo commissario europeo alla Salute Tonio Borg ha annunciato che tra le priorità del suo mandato c'è la ripresa del negoziato sulla revisione della procedura comunitaria di autorizzazione degli OGM, bloccato ormai da mesi. 

Secondo quanto riportato dal suo portavoce, Borg avrebbe già avviato i colloqui con gli Stati membri contrari alla proposta della Commissione Ue, in particolare con Gran Bretagna, Francia e Germania, e punterebbe a riavviare la discussione tra i 27 già nel corso della presidenza irlandese dell'Unione, che ha iniziato il suo turno a gennaio e lo terminerà alla fine di giugno. 

L'Italia si era già espressa a favore della proposta della Commissione, perché lascia più autonomia ai singoli paesi nel limitare o vietare l'ingresso di organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale. Nei prossimi mesi è quindi importante fare sentire la propria voce - associazioni, produttori e singoli cittadini, ciascuno con i propri mezzi - perché il dibattito riparta effettivamente e perché l'autonomia dei paesi in questo campo venga riconosciuta.
Fonte tratta dal sito .

lunedì 25 febbraio 2013

PREVISIONI (DEL GEAB) DI “CRISI SISTEMICA GLOBALE”: ENTRO L’ANNO CROLLA TUTTO



L'ultimo Geab (Global Europe Anticipation Bulletin) in ordine di tempo, tra quelli pubblicati periodicamente dal gruppo Leap2020 che abbiamo indicato più volte - e che in genere fa previsioni decisamente ponderate che poi si rivelano giuste - torna a battere su un tema al quale crede ciecamente, non senza ragione, praticamente da sempre: il crollo del Dollaro.
La previsione in questo caso è relativa alla seconda metà del 2013, dunque a una data praticamente dietro l'angolo, e segue la visione generale che accompagna (non solo) i report di questa organizzazione e che vede in una inevitabile "Crisi Sistemica Globale" lo scenario di passaggio tra un prima e il dopo. "Dopo" che, naturalmente, deve essere organizzato su basi completamente nuove.


La parte pubblica del bollettino, che il Geab rilascia gratuitamente e che equivale a circa un decimo di tutto il lavoro presente in ogni studio pubblicato, viene tradotta anche in italiano praticamente un istante dopo il suo rilascio e resa disponibile da molti siti ( qui, ad esempio, la traduzione riportata da Megachip di Giulietto Chiesa). Ed è a questo sito che vi rimandiamo per la lettura della parte free del report.
Le parti più importanti e approfondite del lavoro del Leap2020 sono però ovviamente quelle pubblicate in abbonamento annuale (peraltro costoso: 220 euro l'anno) che qui possiamo sostenere grazie, superfluo forse ribadirlo, ai nostri rispettivi abbonati. Val bene chiarire, anche per interpretare meglio le parti pubbliche del report, che esso, da sempre, si rivolge non tanto, o non solo, a lettori interessati all'argomento, quanto a direttori d'azienda e leader politici. Il piano di analisi - che spesso si spinge persino in veri e propri consigli - è situato dunque al livello dei "decisori" e degli addetti ai lavori, e non tanto alla mera informazione di base. Ciò non toglie, ovviamente, che anche il lettore "educato" a certi temi (e in grado di leggere lingue differenti dall'italiano in cui non è tradotto) non trovi utile questo denso prodotto editoriale.
Per quanto attiene a questo numero in particolare, il 72, uno dei punti cardine di tutto il ragionamento risiede nei cambiamenti fondamentali che stanno avvenendo attorno al petrolio, e al petrodollaro. La notizia più importante è questa: già nel 2005 il consumo di petrolio da parte dei Paesi emergenti ha superato quello dei Paesi occidentali. E oggi questo processo è ancora più avanti, con il contemporaneo clima di sfiducia nei confronti del Dollaro, che è la moneta principale per il commercio dell'oro nero. La cosa ha, e avrà, delle notevoli conseguenze.
Secondo il Leap2020 i problemi legati al petrolio avranno una incidenza moto forte nel "mondo dopo-crisi" che questa organizzazione vede già praticamente dietro l'angolo.
Altro tema, sul quale è il caso di tenere accesa la luce: il Leap2020, da organizzazione profondamente europeista, vede buona parte delle misure prese a livello europeo in seguito alla crisi che stiamo vivendo come una "modernizzazione" adatta a governare le sfide del XXI secolo. Noi siamo di opinione differente, ed è inutile in questa sede spiegarne i motivi visto che ne parliamo praticamente ogni giorno. Ma queste modernizzazioni specificate dal Leap2020 non saranno sufficienti ad affrontare il momento in cui tutto il mondo dovrà prendere coscienza della "tempesta che sta per colpire le valute". Prima tra tutte, come evento scatenante di non ritorno, appunto, il crollo del Dollaro. Questa situazione, che ripetiamo, il Geab prevede per la seconda metà del 2013, sarà l'elemento chiave attraverso il quale il mondo si dovrà riorganizzare su "basi nuove", prima tra tutte quella del "nuovo sistema monetario internazionale".
Sorvoliamo sul fatto che il team di Leap2020, a quanto pare e se non sbagliamo interpretazione, legga tale momento come un evento alla fine dei conti auspicabile - mentre qui, ovviamente, ci battiamo dal punto di vista della sovranità monetaria, dunque per lo svincolo totale da un "sistema internazionale" di controllo. Ma il punto geopolitico ed economico nel quale in ogni caso si arriverà a un passaggio epocale viene pronosticato con dovizia di particolari.
La data chiave più plausibile, secondo il report, è quella del G20 di settembre prossimo che, "si svolgerà nella tempesta, perché ci saranno già state le grandi paure sul Dollaro" che il documento prevede per il periodo marzo-giugno 2013. Se così sarà, dunque, lo scopriremo a breve e ovviamente non tarderemo dal mettere in collegamento gli eventi di cronaca che si potrebbero verificare praticamente da subito, visto che siamo a fine febbraio, con quanto previsto del Geab.
Senza mezzi termini, il report: "stiamo assistendo agli ultimi giorni dei petrodollari, che sono l'elemento chiave della dominazione statunitense".
E i segnali di questo momento parrebbero inequivocabili: guerre valutarie in atto; indici nazionali degli Stati Uniti; spostamento in là della resa dei conti sul Fiscal Cliff (prossima data di pericolo, maggio 2013); diminuzione del Pil e ricaduta degli Usa nella recessione alla fine di aprile; disordini sociali in aumento.
Conclude il report che è una situazione, questa, alla quale stanno andando incontro diversi Paesi, e lo scenario previsto è quello di una crisi in pieno "stile islandese": non salvare più le Banche e lasciare che queste falliscano.
Ce ne è abbastanza, insomma, per una vera e propria seconda ondata della crisi sistemica che analizziamo anche noi da ormai cinque anni.
Il dato che emerge (anche da questo report) è nei fatti esattamente cosa sosteniamo da tempo: tutto quanto messo in pratica dallo scoppio della crisi ai giorni nostri è stato irrilevante ai fini di un superamento della stessa. E gli anni recenti di apparente stabilizzazione della situazione, mediante, beninteso, tutte le misure draconiane imposte all'Europa, per quanto ci riguarda, non sono stati affatto come un periodo di contenimento della situazione per prepararsi e gettare le basi per una rinascita. Ma semplicemente un blocco temporaneo del peggioramento, pagato a carissimo prezzo da buona parte dei cittadini di tutto l'Occidente, e in attesa della seconda, inevitabile - e forse finale? - ondata di crisi che si sta per abbattere su tutti noi.
Fonte tratta dal sito .

domenica 24 febbraio 2013

Beppe Grillo, intervento in piazza San Giovanni, Roma - 22 febbraio 2013

mercoledì 20 febbraio 2013

GRILLO A MILANO: E' FINITA UN'EPOCA! [integrale]

domenica 17 febbraio 2013

ULTIMA GUERRA MONDIALE IN ATTO


Gli effetti della geoingegneria sono globali, anche se qualcuno vorrebbe far credere che gli attuali esperimenti siano su scala regionale e non abbiano conseguenze su tutto il globo…

Abbiamo le prove. Il Governo Usa e la Nato sono artefici di terremoti artificiali che hanno provocato la morte di tante persone, compresi i bambini. Anche la scienza ha la sua responsabilità. Professori universitari, ricercatori e baroni accademici, nonché famosi enti di ricerca e multinazionali petrolifere, a causa delle loro sperimentazioni, spesso utilizzando enormi quantitativi di esplosivi convenzionali nel sottosuolo e nel fondo del mare a partire dal 1956 in Europa (finanziate dal Patto Atlantico) soprattutto in Italia, ha innescato sismi terribili e le conseguenze sulla popolazione non sono mai state valutate dall'Autorità Giudiziaria. Ma è solo una questione di tempo. C'è anche chi come il "luminare" Enzo Boschi (appena condannato dal Tribunale di L'Aquila a 6 anni di reclusione) ha fatto previsioni di terremoti che si sono avverati. E altri esperti che ritrattano dichiarazioni imbarazzanti: "in Italia sono state usate anche 10 tonnellate di dinamite per ogni esperimento in mare nella terraferma sulle faglie sismiche attive". Il sistema civile si chiama "Deep Seismic Soundings". Tanto per vedere il terremoto che fa. E' opportuno che la magistatura apra un'indagine accurata sulle attività di manomissione ed inquinamento dei dati sensibili (alterazione dei sismogrammi) ad opera dell'INGV. A breve aprirò personalmente il vaso di Pandora: la gente deve sapere quali mostri si nascondono dietro le istituzioni e quali crimini hanno commesso sulla pelle della nostra gente.

Quello che nessuno immagina, almeno nell'opinione pubblica. Cito solo una data: 23 novembre 1980 (terremoto in Irpinia: 2.734 vittime).
"Secondo i molti rapporti che abbiamo ricevuto, crediamo che inizierà con qualche tipo di disastro economico in tutto il mondo. Non un crash completo, ma abbastanza per permettere loro di introdurre una sorta di in-tra moneta che introduca denaro elettronico a sostituire tutte le carte o denaro in circolazione. La nuova moneta elettronica dovrà essere utilizzata per forza da tutti al fine di evitare che capiscano che le persone che hanno soldi e non sono dipendenti da essi potrebbero essere proprio quelli che monterebbero un insurrezione contro di loro. Se ognuno è dipendente dalla moneta elettronica, non si può finanziare una guerra di ribellione che sarebbe stata finanziata dalla moneta tradizionale, quindi: la carta moneta cesserà di esistere. Questo è uno dei primi segni» parola di Serge Monast (conferenza denuncia pubblica dell'anno 1994).
Il collega Serge Monast [1945 - 5 dicembre 1996] era un  giornalista canadese,  alla ricerca di informazioni riguardo il Project Blue Beam, morto per "infarto ", a poche settimane dalla denuncia di ciò che aveva scoperto, anche se non aveva nessun un precedente di malattia cardiaca. Serge era in Canada. Prima della sua morte, il governo canadese rapì la figlia di Serge, nel tentativo di dissuaderlo dal proseguire la sua ricerca sul Progetto Blue Beam. Sua figlia non è mai stato restituita.
Fonte tratta dal sito.

sabato 16 febbraio 2013

Intervista a Beppe Grillo della TV pubblica Svedese

venerdì 15 febbraio 2013

BASSI LIVELLI DI COLESTEROLO E MAGGIORE RISCHIO TUMORE

L’associazione bassi livelli di colesterolo e aumento del rischio di tumore è nota fin dagli anni ’70. La scienza ufficiale non ne ha mai tenuto conto perché già dagli anni sessanta si era imbarcata nella santissima guerra contro i grassi e non poteva certo fare marcia indietro e mettersi in discussione. 
Il colesterolo del sangue, fonte di ogni possibile malattia, doveva essere abbassato e a questo avrebbero provveduto le industrie alimentari con oli di semi e margarine e le industrie del farmaco con le loro medicine abbassa colesterolo. 
Il presunto (sì perché rimane ancora oggi una fragile teoria) legame colesterolo alto-rischio cardiovascolare è diventato un dogma, invece il legame colesterolo basso-rischio di tumore non se l’ è filato nessuno. Il colesterolo alto nel sangue dovrebbe causare l’infarto (non importa poi se oltre la metà degli infartuati ha la colesterolemia normale!), mentre il colesterolo basso non avrebbe nessun significato e nel caso di tumori, secondo alcuni, sarebbe una conseguenza e non una causa. Poveri noi se questa è scienza!



Recentemente nuovi dati dal famoso Framingham Heart Study (FHS) fanno ulteriore luce su questo spinoso argomento. I ricercatori con sicurezza affermano che il colesterolo basso, segnatamente le LDL, non è un effetto del tumore, perché lo precede di molti anni (circa 18). Alla constatazione però non segue una spiegazione ragionevole. Neanche uno straccio di teoria? Ma come, per spiegare l’aumento delle malattie cardiovascolari non si è perso tempo e si è puntato il dito contro il colesterolo senza indugio, spesso manipolando gli studi scientifici?

I ricercatori di quest’ultimo studio, tuttavia, si affrettano a ribadire che non c’è nessun nesso causale tra bassi livelli di colesterolemia e rischio di tumore.  Inoltre, ben allineati (anche perché in questi casi si rischia la carriera e si perdono i fondi), ci tengono a ribadire che abbassare il colesterolo con le statine è sacrosanto e privo di rischi. Insomma, il colesterolo fa male solo quando è alto, quando è basso…boh!
Fonte tratta dal sito.

mercoledì 13 febbraio 2013

INTERVISTA ESCLUSIVA AD ADAM KADMON

martedì 12 febbraio 2013

Adam Kadmon: una interpretazione esoterica della realtà che ci circonda

lunedì 11 febbraio 2013

1992-2012 - "Guerra Finanziaria" all'Italia

domenica 10 febbraio 2013

In Ecuador 400 indigeni della tribù Kitchwa sono pronti a fare la guerra al petrolio


Membro della tribu kitchwaSono pronti a combattere con le cerbottane contra le armi da fuoco. I 400 indigeni della tribù Kitchwa vivono bel cuore del Parco Nazionale delle Yasuni, in Ecuador, che la Chevron Oil si prepara a invadere. La compagnia mira a mettere le mani sui 70 mila ettari di foresta pluviale, dove sono state identificate risreve petrolifere per un valore di 7,2 milioni di dollari. "Combatteremo fino alla morte. Ognuno di noi difenderà il proprio territorio" sostengono gli indigeni".
La comunità ha deciso di rifiutare un'offerta della compagnia petrolifera perché preoccupata per gli effetti a lungo termine dell'attività estrattiva sull'ambiente. Di recente, inoltre, si è saputo che il capovillaggio, senza alcuna autorizzazione, avrebbe firmato per conto suo un contratto che dava il via libera alle prospezioni.
Il documento lascia cadere tutte le precedenti offerte di costruire una nuova scuola e garantire agli abitanti del villaggio l'assistenza sanitaria e prevede un indennizzo di appena 40 dollari per ettaro. Ma più dell'80 per cento degli indigeni è contrario alle ricerche petrolifere e pronto a battersi con le armi per salvare paesaggi che ricordano il pianeta "Pandora" di "Avatar".
"Se ci sarà uno scontro fisico - ammette lo sciamano Patricio Jipa- finirà certamente in tragedia, Noi possiamo solo morire per difendere la foresta. Preferiremmo la resistenza passiva, ma in questo caso non è più possibile. Non saremo noi a iniziare, ma tenteremo di fermarli e poi accadrà quel che deve accadere".
L'Equador è l'unico paese del mondo a riconoscere il valore giuridico della natura nella propria costituzione. Ma la pressione degli interessi economici si fa sempre più forte, e pochi hanno ascoltato l'appello del governo equadoregno a sostenere finanziariamente il parco dello Yasuni per evitare le esplorazioni petrolifere. Che ora sono puntualmente arrivate.
Nel Paraco dello Yasuni vivono anche comunità indigene mai contattate, come le tribù dei Tagaeri e dei Taromenane, che hanno combattuto taglialegna illegali e missionari con le loro cerbottane, per proteggere la loro foresta e la loro cultura.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 8 febbraio 2013

BIENVENIDO PRESIDENTE !



“Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno.”
José Alberto Mujica Cordano

Guardate bene questa foto: chi ritrae? No, non è un contadino kirghizo e nemmeno un meccanico ecuadoriano: è il Presidente della Repubblica dell’Uruguay e la foto non è datata – ossia quando ancora era un signor nessuno – bensì è recente. Vale a dire quando già era il Presidente José Alberto Mujica Cordano – questo è il suo nome – che è quasi sconosciuto in Europa: vedremo il perché.

José Alberto Mujica Cordano è un ex tupamaro, come Cristina Fernandez e il defunto marito, ossia faceva parte di un’organizzazione guerrigliera di estrema sinistra: incassa solo 800 euro dei 10.000 che gli spetterebbero dalla carica (“lo stipendio di un bancario”, afferma) e il resto lo devolve ad un fondo per la costruzione e l’ammodernamento delle case dei poveri.

Egli stesso vive in un barrio di periferia – poco di più di una favela – in una fattoria di proprietà della moglie con cavalli, mucche e galline e si sposta con un Maggiolino Volkswagen: per le occasioni ufficiali usa una Chevrolet Corsa, un’utilitaria anch’essa, che resta spesso a dormire nel garage del Palacio Suarez y Reyes, la residenza presidenziale, un’ala del quale è stata aperta ed usata come rifugio per i nullatenenti.

La prerogativa di viaggiare senza scorta non è soltanto dei reali nordici: anche José Mujica viaggia senza scorta – con solo la sua affezionate cagnetta bastarda come “scorta” – e parla con la gente: va dall’ortolano e lo ascolta, incontra qualcuno per strada e lo ascolta, ascolta la gente, il suo popolo, e “riporta”. Questa è democrazia: leggete l’articolo (1), ne vale la pena.

Cristina Fernandez non è così “francescana” – ma è una donna, e le donne si sa…vogliono sempre piacere… – però è una persona che, quando si trattò d’ammodernare la scuola, acquistò 3 milioni di PC portatili (facendo i rapporti con la popolazione italiana, sufficienti per 10 “leve”, ossia praticamente tutta la scuola “coperta”) e li diede gratuitamente ai ragazzi. Profumo, ancora aspettiamo i tablet: te li sei venduti? Erano balle? Siamo abituati.

Chiudiamo l’argomento Cristina Fernandez con un’affermazione che non ammette repliche: sono innamorato di lei perdutamente, perciò chi ne parla male soffrirà la mia lama -)). Mia moglie lo sa e soffre in silenzio: solo non vuol sentir parlare di viaggi in Argentina -)).

Lasciando gli scherzi, queste sono persone normali, che cercano di capire altre persone normali come loro: Cristina Fernandez ha quasi 60 anni ed una vitalità che fa invidia. Le sue tradizionali “nemiche” – ossia le donne della corte inglese – al confronto fanno pietà: il principe di Galles ha una amante/moglie che si sforza di apparire “conforme” alla corte (che non la vuole) ed è così diventata una gallina zeppa di rughe e con quattro peli stopposi al posto dei capelli, peraltro soffocati da copricapi da donna delle pulizie del Queens. La principessa Kate, che non ha nemmeno 30 anni, già sfiorisce con le gonne rigidamente “un dito sotto il ginocchio” e presto ingombrerà la testa con i terribili cappellini di corte.

Poco sopra abbiamo chiuso con un “siamo abituati” che a tutti noi, me compreso, è sembrato del tutto ovvio: non lo è per una mazza di niente!

Hollande guadagna una frazione di Napolitano ed il Quirinale costa di più di Buckingham Palace!

Non sono soltanto la spocchia e le ruberie, le menzogne e l’ignoranza che ammantano la nostra classe politica: sono stupidi come veramente è difficile esserlo. A cercarli fra la popolazione italiana bisogna sceglierli con cura: più sono stupidi, più li acchiappano e ce li fanno votare col Porcellum.

Il “merito”…fa quasi sorridere…meriterebbero solo un posto da passacarte d’infima categoria e stanno imbastendo la campagna elettorale più surreale della storia, mentre la popolazione se ne frega e li voterà solo per tornaconto personale. E la gente è più furba di quel che si pensi: Berlusconi toglie l’IMU? Bene! Dove li va a prendere i soldi?

Taglierà 80 miliardi dal settore pubblico: dimenticatevi sanità, scuola e giustizia, e nemmeno così potrà farcela. Allora ci ripensano, ed il PdL non va oltre una certa cifra.

Dall’altra parte si coprono di ridicolo ogni giorno che passa ed ogni volta che blaterano: Monti che parla di abbattere “i legami fra banche e mondo politico” ma…ma…deve “abbattere” se stesso?

Bersani non parla nemmeno più: ecco, taci che è meglio, perché dopo aver ascoltato il “pettinare le bambole” non desideriamo altro, grazie.

In un Paese senza lavoro si deve lavorare fino a 70 anni, in un Paese senza welfare il reddito di cittadinanza sarebbe inutile – parola della Fornero – perché “gli italiani si siederebbero e si farebbero delle gran pastasciutte”. Di grazia, se avessero quei quattro soldi marci cosa dovrebbero fare: prenotare una Ferrari?

Nessuno che faccia discorsi concreti e sforni qualche progetto: la politica, oramai in Italia, è diventata solo una questione di bilanci: dai quali – questo no, non si tocca – non deve diminuire il gettito che mantiene la classe politica più pagata d’Europa, nel Paese più indebitato del continente.

L’energia? Qualcuno ha detto una parola? L’agricoltura, il turismo, i trasporti…non una sola parola in tutta la campagna elettorale! Cosa vogliono fare? Tutto s’aggiusta spostando capitoli di bilancio da uno storno all’altro e infilando qualche tassa in più sulla gente? I 98 miliardi che devono allo Stato i gestori dei giochi, che fine faranno?

Dobbiamo ancora assistere alle liquidazioni milionarie, prese dalle casse dell’INPS per Cimoli, Fantozzi, eccetera…ossia di tutti gli incapaci nullafacenti manager di Stato?

Per quanto riguarda l’UE, Il FMI, la BCE, la BM e tutte queste benemerite istituzioni, ricordiamo che l’Argentina è risorta quando se n’è allontanata.

Niente, il continente latino-americano ha oramai preso una sua deriva e non ascolta più l’incantatore di serpenti Obama: solo in Messico – truffa elettorale – ed in Colombia – occupazione militare – gli USA riescono ancora ad avere un mezzo piede infilato in una mezza staffa.

Il Brasile commercia con l’India, l’Argentina con i cinesi…e via discorrendo: la vecchia Europa sta a guardare e, come per tutti i guardoni, finirà in una sega senza fantasia rimembrando i fasti di un tempo, quando Vasco da Gama superò il Capo di Buona Speranza e ci regalò cinque secoli di colonialismo.

Ci rimane una sola cosa da fare, se non si suicidano in massa: chiedere – almeno – gli osservatori dell’ONU sulle prossime elezioni. Sono truffatori di professione: non scordiamolo!
Fonte tratta dal sito.

giovedì 7 febbraio 2013

INTERVISTA DI GIOELE MAGALDI BY FABRIZIO D’ESPOSITO PER IL FATTO QUOTIDIANO DEL 6 FEBBRAIO 2013. Versione INTEGRALE e ORIGINALE, senza le ignobili censure e manipolazioni imposte da Antonio Padellaro






La questione è quella spiegata in



Le ignobili e stolte censure e manipolazioni, in favore dei Massoni reazionari Mario Monti e Mario Draghi, operate da Antonio Padellaro- ipocrita e fasullo cantore della libertà di stampa- che farebbe meglio a dare le dimissioni come direttore de Il Fatto Quotidiano (clicca per leggere).


Chi ha comprato il FATTO QUOTIDIANO del 6 febbraio 2013 ha potuto leggere – sia nel titolo in prima pagina che nel rimando alle pagine interne – una versione censurata, rimaneggiata e parzialmente manipolata dell’Intervista concessa la sera del 5 febbraio dal Fratello Gioele Magaldi al giornalista Fabrizio D’Esposito.

Come illustrato in

Le ignobili e stolte censure e manipolazioni, in favore dei Massoni reazionari Mario Monti e Mario Draghi, operate da Antonio Padellaro- ipocrita e fasullo cantore della libertà di stampa- che farebbe meglio a dare le dimissioni come direttore de Il Fatto Quotidiano (clicca per leggere),

la volontà di censurare e manipolare non va ricondotta all’incolpevole (e meritevole, poiché aveva concepito delle domande intelligenti, interessanti e oneste intellettualmente) Fabrizio D’esposito, bensì direttamente a un personaggio che si è rivelato (e ne siamo rimasti sorpresi, perché l’avevamo sempre stimato come un uomo libero e integro) uno squallido fariseo, un sepolcro imbiancato di evangelica memoria: l’attuale (speriamo ancora non per molto) direttore de Il Fatto Quotidiano: Antonio Padellaro.

Per fare vera opera di libera e schietta informazione della pubblica opinione, pubblichiamo qui di seguito la versione integrale e non censurata dell’Intervista di Gioele Magaldi:

----- Messaggio inoltrato -----

Da: Gioele Magaldi

A: "f.desposito@ilfattoquotidiano.it"

Inviato: Martedì 5 Febbraio 2013 21:41

Oggetto: ultimissima versione con aggiunta legame Draghi-MPS



Da: Fabrizio d'Esposito

A: gioele.magaldi@yahoo.it

Inviato: Martedì 5 Febbraio 2013 17:00

Oggetto: domande da d'esposito del fatto quotidiano

Caro dottor Magaldi, queste sono dieci domande. Ovviamente se le pensa che ho dimenticato qualcosa, faccia pure che aggiungiamo un’altra domanda (anche più di una)

Lo spazio è ampio per il nostro quotidiano. Sono 5.800 battute cui deve sottrarre un cappello di 800 per la sua presentazione e 1.400 battute per le domande. Quindi lei ha 3.600 per le risposte.

Ancora grazie e a dopo
fabrizio d’esposito (xxxx)

Lo scandalo Mps ha evocato di nuovo l'ombra di grembiuli e cappucci. Sul suo sito si ricorda la partecipazione di Mussari a un convegno del Goi del berlusconiano Raffi. A lei cosa risulta?

Giuseppe Mussari è un massone. Non perché abbia partecipato ad uno o più convegni del GOI (vi partecipano anche profani di rilievo), ma perché è stato iniziato libero muratore diverso tempo fa, agli inizi della sua scalata al potere. Sul percorso massonico di Mussari e di altri personaggi dell'establishment italiano, mi soffermo analiticamente nel mio libro di imminente uscita, Massoni. Società a responsabilità illimitata, Chiarelettere Editore.

A Siena l'intreccio massonico che riflesso ha sulle varie cordate? Si è parlato di Amato, Bassanini, Luigi Berlinguer, poi dei berlusconiani vicini alla banca come Verdini.

Luigi Berlinguer, presidente della commissione di garanzia del PD (che risolse con equità, lungimiranza e saggezza il falso ed ipocrita problema della presenza dei massoni nel Partito Democratico nel 2010, dichiarandone la piena ammissibilità, come per altri cittadini aderenti a svariate associazioni filosofiche, culturali e religiose consentite dalla legge e rispettose della costituzione democratica e repubblicana) appartiene ad una famiglia di antica tradizione massonica. Luigi Berlinguer non mente quando dice di non essere stato mai affiliato formalmente ad alcuna loggia, ma occorre ricordare che il padre di suo cugino Enrico Berlinguer (segretario del PC dal 1972 al 1984), Mario Berlinguer (1891-1969), era un noto, convinto e benemerito massone democratico e libertario, antifascista della prima ora, aderente prima al Partito d'Azione e poi al PSI, per il quale fu eletto sia deputato che senatore. Nella famiglia Berlinguer (e il discorso vale anche per Luigi, aderente al para-massonico Gruppo Spinelli), con mille sfumature da un individuo all'altro, c'è sempre stata una consolidata vicinanza culturale e ideologica al milieu massonico progressista.

Franco Bassanini, come ricordava lucidamente l'altro giorno anche Cirino Pomicino, è invece molto vicino a certi ambienti massonici francesi.

Giuliano Amato gode di ottime relazioni e amicizie tanto nel mondo massonico anglo-sassone che in determinati ambienti massonici sovranazionali collegati alla finanza e al mondo bancario tedesco.

Denis Verdini ha frequentazioni massoniche un pò più ruspanti e provinciali di Amato e Bassanini, ma comunque è ben inserito in un certo circuito sia interno che esterno alle principali comunioni massoniche italiane.

Nel suo libro Confiteor, Geronzi sostiene che in tutte le vicende del risiko bancario degli ultimi decenni la massoneria c'entra sempre. In che senso? Lei parla spesso di varie anime di questo mondo. Quali sono?

Geronzi dice il vero. Ma chiunque conosca un minimo i circuiti finanziari e bancari sovranazionali - che determinano quello che accade anche nella provincia italiana- sa bene che essi sono saldamente in mano di gruppi massonici e paramassonici. Nel mio libro di imminente uscita, Massoni. Società a responsabilità illimitata, sono elencati nomi, cognomi e biografie di svariati personaggi dell'establishment planetario libero-muratorio. Le diverse anime della Massoneria? Dal XVIII a circa metà del XX secolo ha sempre prevalso l'anima illuminista, progressista, libertaria e democratica, vittoriosa su tendenze massoniche elitario-gerarchiche e reazionarie, nonché creatrice della stessa società aperta "popperiana" in cui l'Occidente vive. Dopo aver toccato il culmine del suo prestigio con figure del calibro di John Maynard Keynes, Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, George Marshall (il segretario di stato americano che diede il nome allo European Recovery Program o Piano Marshall, grazie al quale l'Europa fu ricostruita sapientemente con politiche keynesiane), Albert Einstein ed Eleanor Roosevelt (fautrice e patrona della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948), la Massoneria, a partire dalla fine del Novecento ha visto prevalere, per la prima volta nella sua storia secolare, componenti conservatrici e reazionarie. Su di esse, in particolare, mi soffermo nelle parti finali del mio libro Massoni.

Quando i poteri forti diventato marci accanto alla massoneria compare sempre l'Opus Dei, come due vasi comunicanti.

Sugli intrecci fra Massoneria, Opus Dei e Vaticano mi sono soffermato di recente in un'intervista rilasciata a Ferruccio Pinotti e a Giacomo Galeazzi, per il loro libro di prossima uscita, Vaticano Massone.

Lo stesso Geronzi però difende Gianni Letta e smentisce che sia lui l'incrocio tra “logge e cilicio”, il burattinaio di tutto.

In questo caso Geronzi mente quando nega che in Gianni Letta si incrocino relazioni massoniche e opusiane. D'altronde, non bisogna nemmeno sopravvalutare Letta. Ci sono ben altri gran burattinai, in giro per l'Europa e in grado di influire pesantemente sulle faccende italiane.

Leggendo il suo sito, si apprende che il mondo del potere è zeppo di fratelli. Lasciando da parte P2, P3 e P4, lei chiama fratelli anche Draghi e Monti.

Mario Draghi e Mario Monti sono entrambi massoni. Di più: appartengono all'aristocrazia massonica sovranazionale. Su ciò saranno peraltro prodotte importanti ed autorevoli testimonianze documentarie nel mio libro Massoni. Tra l'altro, occorre dire che troppo spesso, sulla questione MPS, ci si interroga sul livello italiano degli intrecci massonici. In realtà, se c'è un massone implicato fino al collo nella vicenda, quello è proprio il Venerabilissimo Maestro Mario Draghi, governatore di quella Banca d'Italia che tutto fece tranne che intervenire energicamente al tempo della strana acquisizione di Banca AntonVeneta da parte del Monte dei Paschi di Siena.

A volte si può trattare solo di semplici consorterie senza tirare in ballo la massoneria?

Quando c'è in ballo il potere: economico-finanziario, bancario, politico, diplomatico, ecclesiastico, etc. c'è sempre di mezzo la Massoneria. Non c'è da stupirsene: il mondo moderno e contemporaneo di matrice euro-atlantica è nato grazie all'azione di avanguardia ideologica svolta dai liberi muratori contro l'Ancien Regime. E' naturale che i creatori delle società moderne ne abbiano mantenuto il controllo.

Da tempo lei ha annunciato l'uscita di un suo libro sul back office del potere, in Italia oggi chi sono i fratelli più potenti?

Su questo, appunto, rimando i lettori del suo giornale all'attento studio del mio libro, il cui titolo completo è Massoni. Società a responsabilità illimitata. Il Back-Office del Potere come non è mai stato raccontato. Le radici profonde e le ragioni inconfessabili della crisi politico-economica del XXI secolo, Chiarelettere Editore (in uscita tra aprile-maggio 2013).

C'è ancora una massoneria esclusivamente esoterica nel nostro Paese?

La Massoneria, a qualsiasi latitudine, non è mai stata e mai sarà esclusivamente esoterica, cioè esclusivamente dedita a questioni spirituali e filosofiche. La Massoneria ha cambiato il mondo e continuerà a farlo.

Lei ha fondato il God e da massone dichiarato combatte pubblicamente una battaglia dentro il suo mondo. E' la prima volta che accade: perché lo fa?

Perché, dopo la parentesi -dagli anni 60-70 del Novecento ad oggi- in cui i massoni reazionari si sono impadroniti delle maggiori leve del potere a livello globale, è necessario tornare allo spirito di quei fratelli liberi muratori che guidarono la Rivoluzione Americana e quella Francese, che fecero il Risorgimento in Italia e ovunque lottarono per affermare istituzioni liberal-democratiche parlamentari, allargamento del suffragio, diritti civili e politici. Occorre tornare allo spirito di quei fratelli che sconfissero il nazi-fascismo (Roosevelt e Churchill su tutti) e che regalarono al mondo un paradigma economico calibrato sulla giustizia sociale e il diritto alla dignità e alla felicità per ogni essere umano (vedi ancora Keynes e Roosevelt). Il trinomio Libertà-Fratellanza-Uguaglianza è nato nelle logge e adorna ancora adesso i templi massonici, scolpito sotto la cattedra del Maestro Venerabile.

Ecco.

Si metta a confronto la versione censurata e manipolata da Antonio Padellaro, mandata anche in stampa senza il consenso dell’intervistato (che è stato avvisato delle censure e manipolazioni quando ormai il giornale era passato dal tipografo e pronto alla distribuzione) e ci si interroghi su quanto sia sporco talora il giornalismo italiano, anche quando si tratta di un quotidiano su cui lavorano persone oneste e professionalmente corrette, come Fabrizio D’Esposito, Marco Travaglio, Peter Gomez e tanti altri.

Siamo certi che, ad esempio, Travaglio o Gomez, se fossero stati alla direzione del giornale al posto di Padellaro, non avrebbero mai censurato l’Intervista di Magaldi, né avrebbero avuto timore reverenziale nel citare la cifra massonica di Mario Monti e Mario Draghi, beneficiari principali della censura, come spiegato in

Le ignobili e stolte censure e manipolazioni, in favore dei Massoni reazionari Mario Monti e Mario Draghi, operate da Antonio Padellaro- ipocrita e fasullo cantore della libertà di stampa- che farebbe meglio a dare le dimissioni come direttore de Il Fatto Quotidiano (clicca per leggere).

Insomma, può mai sussistere la libertà di stampa, quando gli stessi giornalisti censurano le informazioni ritenute scomode o addirittura si impongono delle auto-censure?

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO ( www.grandeoriente-democratico.com)

Fonte tratta dal sito .


mercoledì 6 febbraio 2013

L’FBI intercetterà tutte le comunicazioni fatte tramite Skype


FBIE’ già da qualche anno che la FBI ha iniziato silenziosamente a promuovere una nuova legislazione che obblighi i fornitori di servizi VoIP (telefonia in rete) ad aggiungere una backdoor al loro software, per facilitare le intercettazioni da parte delle forze dell’ordine.
In altre parole, da quando la telefonia mondiale ha iniziato a sfruttare la rete, fornendo agli utenti la possibilità di comunicare a basso costo, la capacità dell’FBI di intercettare le comunicazioni si è fortemente ridotta. La legge che permette loro di intercettare comunicazioni – previa autorizzazione del giudice – riguarda infatti soltanto le normali linee telefoniche.
Se la proposta di legge dell’FBI dovesse passare ne risentirebbero soprattutto i VoIP service providers come Zfone, che hanno lanciato il loro servizio di telefonia in rete proprio sulla base di una totale garanzia di privacy, ottenuta grazie ad un sistema di encriptazione delle conversazioni.
Ma il pesce grosso naturalmente è Skype.
Con oltre 600 milioni di utenti nel mondo, Skype è stata acquisita nel 2011 dalla Microsoft, …
… che attualmente sta “travasando” anche i propri utenti di Windows Messenger sul più popolare servizio di comunicazione vocale.
E forse non è un caso che l’associazione “Reporters senza frontiere” abbia lanciato una petizione perché Microsoft renda trasparenti le proprie modalità di protezione della privacy degli utenti di Skype.
In particolare, la petizione chiede alla Microsoft di rendere noti:
- Informazioni sulla quantità di richieste su dati Skype ricevute dai governi dei diversi paesi, e la percentuale di queste richieste che la Microsoft ha deciso di assecondare.
- Informazioni su quali dati personali di Skype la Microsoft trattenga nei propri archivi.
- Una analisi tecnica da parte della Microsoft sulla capacità effettiva da parte di terzi di intercettare conversazioni su Skype.
- Le istruzioni date ai dipendenti della Microsoft su come comportarsi in caso di richiesta di informazioni private [da parte della polizia].
SkypeIn un comunicato dello scorso luglio, Skype ha negato di aver modificato la propria architettura per permettere l’accesso da parte delle forze dell’ordine ai dati privati e alle comunicazioni dei propri utenti. “Le conversazioni fra individuo e individuo – dichiara Skype – non passano attraverso i nostri server centrali, ma attraverso speciali “supernodi” che non permettono in alcun modo l’accesso ai dati da parte di terzi”.
Ma la stessa Microsoft ha confermato che “le conversazioni di gruppo che riguardano più di due persone passano attraverso i loro server centrali”, ed anche che “tutti i messaggi di testo vengono conservati nei nostri archivi elettronici per 30 giorni”. Infine hanno aggiunto: “Se le forze dell’ordine seguono le procedure appropriate e ci chiedono di accedere ai messaggi temporaneamente conservati nei nostri server, noi glielo permetteremo”.
Quindi, la risposta di Microsoft in qualche modo è già arrivata. Se infatti questo è il “principio” che anima il loro atteggiamento sui dati testuali, non si capisce perché un giorno non dovrebbero concedere anche l’accesso ai famosi “supernodi”, dove transita oggi la stragrande maggioranza delle conversazioni interpersonali. È solo questione di tempo.
Alla fine della fiera, la storia è sempre la stessa: da una parte abbiamo lo sforzo costante da parte delle forze dell’ordine di tenere sotto controllo il cittadino con qualunque mezzo possibile, dall’altra abbiamo un sistema di comunicazione in continua evoluzione, al quale le forze dell’ordine cercano sistematicamente di adeguarsi.
C’è una variabile però, che rende la faccenda sempre più interessante: la crescita esponenziale dell’utenza, a livello globale. Attualmente transitano su Skype 115 miliardi di minuti di conversazione person-to-person ogni trimestre. Hai voglia di metterti ad ascoltarli tutti.
Tanti auguri FBI, e buon divertimento.
Fonte tratta dal sito .

martedì 5 febbraio 2013

BEPPE GRILLO ANCONA 27-01-2013

lunedì 4 febbraio 2013

Parigi avvolta da una coltre chimica. Le autorità: non preoccupatevi!


Clicca per ingrandireIl 22 gennaio scorso una densa e nausebonda coltre chimica ha oscurato la Francia dalla Normandia a Parigi, arrivando sino a coprire le coste della Gran Bretagna.
Una volta tanto i cittadini hanno mostrato preoccupazione, ma le autorità si sono affrettate a tranquillizzare, affermando che la nube non era tossica. La prima spiegazione ufficiale è stata la seguente:
Si tratta di una sostanza ”non tossica” per la quale non c’e’ nessun pericolo per la salute. L’odore di gas è legato ad una sostanza, il ‘mercaptano’, uscita dagli impianti chimici della società Lubrizol a Rein: un additivo usato per arricchire il metano, rendendolo riconoscibile all'olfatto".
Quancun'altro si è spinto anche oltre, dichiarando che “la sostanza sprigionatasi dalla Lubrizol è gas odorizzante mercaptano, pericoloso soltanto in forti concentrazioni, ma estremamente sgradevole, al punto da essere utilizzato nelle fialette per gli scherzi di Carnevale". NO COMMENT!
Facciamo un po' di chiarezza.
Il mercaptano o più correttamente mercaptobenzotiazolo, si presenta come polvere gialla insolubile in acqua, usata come accelerante nella vulcanizzazione della gomma e come reattivo in chimica analitica; i suoi sali sono usati come fungicidi. Il mercaptobenzotiazolo - C6H4SC(SH)N - contiene un anello eterociclico, con un atomo di zolfo (lo zolfo, casualmente, è il primo prodotto che ricade al suolo a seguito dei sorvoli a bassa quota dei velivoli impegnati nella modifica del clima) e uno di azoto.
Ora, a prescindere da che cosa fosse composta la nebbia chimica che ha coperto mezza Francia e parte della Gran Bretagna, appare curioso che un espisodio del genere sia stato subito sminuito nella sua gravità, adducendo giustificazioni risibili. THT -Tetraidrotiofene- e TBM -Terzbutilmercaptano- sono le sostanze chimiche utilizzate per l'odorizzazione del gas naturale in transito nelle reti di distribuzione. Dotando il gas di un tracciante olfattivo è possibile individuare con grande facilità eventuali fughe e dispersioni: una soluzione che garantisce una rete sicura ed elimina inutili sprechi.
Se si consultano le tabelle tecniche dei due composti, vediamo che sono definiti tossici ma, a quanto pare, per le autorità preposte alla tutela della salute, non lo sono. Eppure ecco che, in occasione di foschie che, ufficialmente sarebbero provocate dalle attività umane (impianti di riscaldamento, traffico veicolare etc.), i sindaci emettono prontamente ordinanze volte ad evitare episodi di superamento dei limiti di inquinamento disposti da stringenti normative europee. Peccato che sovente, soprattutto in questi ultimi anni, le nebbie che oscurano non solo città come Milano, Torino, Firenze, Roma..., ma anche centri a bassa densità abitativa e senza stabilimenti industriali, sono ormai frequentissime.
È, a nostro parere, inverosimile la versione ufficiale sull'episodio di Parigi, giacché anche lo stabilimento che è stato tirato in ballo come responsabile della fuga di prodotti chimici, quella stessa mattina non presentava segno alcuno di incidente. Il motivo di quella nebbia (di ricaduta) va dunque ricercato nelle attività di geoingegneria clandestina, come abbiamo spiegato in innumerevoli altre occasioni e l'evento di Parigi è emblematico di tali operazioni clandestine, che si concentrano ora in specialmodo dal tramonto all'alba, al fine di non destare troppo allarme tra la popolazione. Fatto è che le nebbie chimiche, di qualunque origine siano, sono strettamente legate all'aumento esponenziale di malattie respiratorie, tumori, decessi.
A questo proposito il ricercatore statunitense Clifford Carnicom, già nel 2004, scrive:
“È stato sviluppato un modello per descrivere l'aumento stimato del tasso di mortalità in funzione della diminuzione della visibilità. I risultati di questo modello in forma grafica sono indicati di seguito. Si può osservare che la mortalità aumenta al diminuire della visibilità e che l'effetto è altamente significativo. Questo modello non prende in considerazione gli effetti ulteriori negativi sulla salute che si verificano a causa della natura tossica delle polveri sottili. L'American Hearts Association stabilisce che un aumento della densità di particolato provoca un incremento della mortalità. L'aumento previsto è espresso secondo un rapporto che stabilisce un incremento dell'1% di mortalità per un aumento di 10ug (microgrammi) per metro cubo. Altre fonti riguardano un aumento della mortalità del 3,4% con gli stessi valori di nanoparticolato".
In relazione alle polveri sottili, rimandiamo a questo articolo di approfondimento.
Le Previsioni per i prossimi giorni in Italia si possono leggere nell'articolo originale commentato dai lettori dove si può proporre un proprio commento.
NOTA: Le condizioni meteo e le attività di aerosol clandestine sono previste in base alle informazioni indirettamente fornite dal Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare. Dati a loro volta incrociati con le previsioni fornite dai portali meteo che sono debitamente informati delle operazioni di geoingegneria clandestina sul territorio italiano ad opera dei militari.

domenica 3 febbraio 2013

Libertà di Stampa 2013: la Svizzera è in posizione 14 mentre l'Italia è in posizione 57


Clicca per ingrandireClassifica della Libertà di Stampa 2013: speranze deluse dopo la primavera
Reporter senza frontiere lancia l’indicatore per la libertà dei media
Dopo le cosiddette Primavere arabe e gli altri movimenti di protesta che hanno causato molti “saliscendi” nella classifica dello scorso anno, la Classifica della Libertà di Stampa 2013 di Reporter senza frontiere segna un “ritorno alla normalità”.
La posizione in classifica di molti Paesi non è più attribuibile ai considerevoli sviluppi politici. La classifica di quest’anno rappresenta una più attenta riflessione degli atteggiamenti e delle intenzioni dei governi nei confronti della libertà degli organi di informazione a medio e lungo termine.
Gli stessi tre Paesi europei che guidavano la classifica lo scorso anno detengono le prime tre posizioni anche quest’anno. Per il terzo anno consecutivo, la Finlandia si è distinta come il Paese che più rispetta la libertà di informazione. È seguita da Olanda e Norvegia.
Nonostante siano stati considerati molti criteri, che vanno dalle legislazioni in materia degli Stati alla violenza contro i giornalisti, i Paesi democratici occupano la testa della classifica, mentre quelli dittatoriali occupano le ultime tre posizioni. Questo triste primato va nuovamente agli stessi tre del 2012: Turkmenistan, Corea del Nord e Eritrea
“La Classifica della Libertà di Stampa 2013 pubblicata da Reporter senza frontiere non prende in considerazione diretta il tipo di sistema politico; risulta chiaro tuttavia che le democrazie offrono una migliore protezione alla libertà al fine di produrre e far circolare notizie e informazioni accurate, rispetto ai Paesi dove i diritti umani vengono spesso sbeffeggiati”, ha dichiarato il segretario generale di RSF Christophe Deloire.
“Nelle dittature, gli organi di informazione e le famiglie dei rispettivi staff sono esposti a rappresaglie spietate, mentre nelle democrazie i media devono fare i conti con le crisi economiche del settore e i conflitti di interesse. Le loro situazioni non sono sempre confrontabili, ma dovremmo ad ogni modo rendere omaggio a tutti coloro i quali resistono alla pressione, sia essa aggressivamente concentrata, individuale o generalizzata.”
In occasione della pubblicazione della sua Classifica della Libertà di Stampa 2013, Reporter senza frontiere pubblica per la prima volta un “indicatore” annuale globale della libertà dei media nel mondo.
Questo nuovo strumento analitico misura il livello complessivo della libertà di informazione nel mondo e la performance dei governi mondiali nella loro completezza per quanto riguarda questa libertà fondamentale.
Viste la progressiva affermazione delle nuove tecnologie e l’interdipendenza tra governi e popoli, la libertà di produrre e diffondere notizie e informazione in senso lato ha bisogno di essere valutata sia a livello mondiale che a livello nazionale. Oggi, nel 2013, il suddetto “indicatore” della libertà dei media si fissa a 3395; essendo il primo, rappresenterà il punto di riferimento per gli anni a seguire.
Tale indicatore può anche essere “scomposto” regionalmente e, attraverso una ponderazione basata sulla popolazione di ciascuna regione, può essere utilizzato per produrre un punteggio che va da 0 a 100, dove lo zero rappresenta un totale rispetto per la libertà di informazione.
Con riferimento alla classifica di quest’anno, si è così prodotto un punteggio di 17,5 per l’Europa, 30,0 per le Americhe, 34,3 per l’Africa, 42,2 per l’Asia-Pacifico e 45,3 per la Russia e le ex repubbliche sovietiche (ex-URSS). Nonostante le Primavere arabe sopra citate, le regioni del Medio Oriente e del Nord Africa si sono classificate ultime con un punteggio di 48,5.
L’alto numero di giornalisti e internauti uccisi durante il loro lavoro nel 2012 (l’anno più mortale mai registrato da Reporter senza frontiere nel suo annuale resoconto al riguardo), ha naturalmente inciso notevolmente sulle posizioni dei Paesi dove i suddetti omicidi hanno avuto luogo; tra questi, la Somalia (posizione n.175, -11 posizioni rispetto alla Classifica del 2012), la Siria (176, posizione invariata), il Messico (153, -4) e il Pakistan (159, -8).
Dalla cima al fondo
I Paesi nordici hanno ancora una volta dimostrato la loro capacità di mantenere un ambiente ideale per i mezzi di informazione. La Finlandia (1, posizione invariata), l’Olanda (2, +1) e la Norvegia (3, -2) hanno resistito saldamente ai primi tre posti. Il Canada (20, -10) ha evitato per un soffio di uscire dalla “top 20”. L’Andorra (5) e il Liechtenstein (7) hanno per la prima volta assoluta fatto il loro ingresso in classifica appena dietro i tre leader.
All’altro capo della classifica, troviamo gli stessi tre Paesi di sempre: Turkmenistan (177), Corea del Nord (178) e Eritrea (179) che, come già detto, occupano infatti gli ultimi tre posti della classifica. L’arrivo di Kim Jong-un a capo del cosiddetto Hermit Kingdom non ha in alcun modo modificato il controllo assoluto del regime sulle notizie e sull’informazione in genere. L’Eritrea, recentemente scossa da una breve ribellione dei soldati che hanno tentato di prendere il controllo del Ministero dell’Informazione, continua a essere una grande prigione a cielo aperto per il suo popolo e a lasciare i suoi giornalisti morire in carcere. Il regime turkmeno, infine, nonostante il suo discorso riformista, non ha ceduto di un millimetro per quanto riguarda il suo controllo totalitario dei media.
Per il secondo anno consecutivo, gli ultimi tre Paesi della classifica sono immediatamente preceduti dalla Siria (176), dove si sta portando avanti una guerra d’informazione mortale, e dalla Somalia (175, -11), che ha vissuto un anno mortale per i giornalisti. Iran (174, +1), Cina (173, +1), Vietnam (172, posizione invariata), Cuba (171, -4), Sudan (170, posizione invariata) e Yemen (169, +2) completano la lista dei dieci Paesi che meno rispettano la libertà di informazione. Non soddisfatto dell’incarcerazione di giornalisti e internauti, l’Iran tormenta anche i familiari dei giornalisti, compresi i parenti dei giornalisti che si trovano all’estero.
Grandi ascese
Il Malawi (75, +71) ha registrato il più grande balzo in avanti nella classifica, ritornando quasi alla posizione che aveva prima degli abusi occorsi al termine dell’amministrazione Mutharika. Anche la Costa d’Avorio (96, +63), che sta uscendo dalla crisi post-elettorale tra i sostenitori di Laurent Gbagbo e quelli di Alassane Outtara, ha scalato la classifica, guadagnando la sua posizione migliore dal 2003.
La Birmania (151, +18) ha proseguito la sua ascesa iniziata con lo scorso anno. Fino ad allora, infatti, e a partire dal 2002, era sempre stata nelle ultime 15 posizioni; adesso, grazie alle riforme senza precedenti della “Primavera birmana”, ha ottenuto la sua posizione migliore di sempre. Anche l’Afghanistan (128, +22) ha registrato una significativa salita grazie al fatto che non vi sono giornalisti in carcere. Ciononostante, sta affrontando molte sfide, soprattutto quella che riguarda il ritiro delle truppe straniere dal suo territorio.

…e grandi cadute
Il Mali (99, -74) ha registrato la perdita di posizioni più grande di questa classifica, risultato di tutti i tumulti vissuti nel 2012. Il colpo militare a Bamako (capitale del Mali) del 22 marzo scorso e la presa di potere al Nord da parte di Islamisti armati e separatisti Tuareg hanno esposto i media di quella zona a censura e violenza. La Tanzania (70, -36) è indietreggiata di oltre 30 posizioni perché, nel giro di soli quattro mesi, un giornalista è stato ucciso mentre si stava occupando di una manifestazione e un altro è stato assassinato.
Colpito da ripetute proteste sociali ed economiche, il Sultanato dell’Oman (141) ha perso 24 posizioni, costituendo il risultato peggiore del Medio Oriente e del Nord Africa nel 2012. Circa 50 internauti e blogger sono stati oggetto di procedimenti giudiziari con le accuse di lesa maestà e reati cibernetici nel 2012. Solo nel mese di dicembre, almeno 28 di questi sono stati dichiarati colpevoli in processi che hanno calpestato i diritti della difesa.
In Israele (112, -20) i giornalisti godono di una vera libertà di espressione nonostante l’esistenza di una censura militare; il Paese, tuttavia, è sceso in classifica a causa della sua presa di mira militare contro i giornalisti della Palestina.
In Asia, il Giappone (53, -31) è stato colpito da una mancanza di trasparenza e da una quasi totale assenza di rispetto per l’accesso alle informazioni sulle tematiche direttamente o indirettamente connesse al disastro di Fukushima. Questa brusca caduta dovrebbe suonare come un allarme. La Malesia (145, -23) è crollata alla sua posizione più bassa di sempre, in quanto l’accesso all’informazione sta diventando sempre più limitato. La stessa situazione prevale in Cambogia (143, -26), dove l’autoritarismo e la censura sono in aumento. Anche la Macedonia (116, -22) ha perso oltre 20 posizioni in seguito al ritiro arbitrario delle licenze ai media e al deterioramento dell’ambiente lavorativo per i giornalisti.
Impatto variegato/mutevole degli importanti movimenti di protesta
Abbiamo visto come la classifica dello scorso anno sia stata segnata dai principali sviluppi delle notizie riguardanti le Primavere arabe e il pesante prezzo pagato da coloro che si sono occupati dei movimenti di protesta. Nel 2012 abbiamo inoltre potuto osservare una vasta gamma di scenari diversi: paesi come Tunisia, Egitto e Libia, in cui si sono verificati cambi di regime, paesi come Siria e Bahrain, dove le rivolte e la conseguente repressione sono ancora in corso, e paesi come Marocco, Algeria, Oman, Giordania e Arabia Saudita, dove le autorità hanno utilizzato promesse e compromessi per disinnescare le richieste di un cambiamento politico, sociale ed economico.
Alcuni dei nuovi governi generati da questi movimenti di protesta si sono rivoltati contro i giornalisti e gli internauti che si sono occupati delle richieste dei movimenti e delle loro aspirazioni a una maggiore libertà. Con i loro vuoti legislativi, cariche arbitrarie dei responsabili dei media di Stato, attacchi fisici, processi e mancanza di trasparenza, la Tunisia (138, -4) e l’Egitto (158, +8) sono rimasti a un deplorevole livello nella classifica e hanno evidenziato gli ostacoli che la Libia (131, +23) dovrebbe evitare al fine di mantenere e proseguire la sua transizione verso una stampa libera.
Il paese più letale per i giornalisti nel 2012 è stata la Siria (176, 0), dove i giornalisti e cittadini della rete sono le vittime di una guerra all’ informazione condotta sia dal regime di Assad, che non si ferma davanti a nulla, al fine di reprimere e di imporre il silenzio stampa, che dalle fazioni di opposizione che sono sempre più intolleranti verso il dissenso.. Nel Bahrein (165, +8) la repressione si è lievemente attenuata, mentre nello Yemen (169, +2) le prospettive continuano a essere allarmanti nonostante un cambio di governo. L’Oman (141, -24) è crollato bruscamente a causa di un’ondata di arresti di internauti.
Altri Paesi colpiti dalle proteste hanno vissuto cambiamenti, nel bene e nel male. Il Vietnam (172, posizione invariata) non è riuscito a recuperare le sei posizioni perse nella precedente classifica. Rappresentando la seconda prigione più grande al mondo per gli internauti, è rimasto negli ultimi dieci Paesi della classifica. L’Uganda (104, +35) ha invece riacquistato una posizione più appropriata, sebbene non sia tornata a quella che aveva prima del giro di vite sulle proteste avvenuto nel 2011.
L’Azerbaigian (156, +6) e la Bielorussia (157, +11) l’anno scorso erano entrambi crollati in classifica dopo aver utilizzato la violenza per reprimere le manifestazioni di opposizione; quest’anno sono semplicemente tornati alle loro precedenti posizioni, comunque pessime. Il Cile (60, +29), invece, sta iniziando a riprendersi dopo il crollo di 33 posizioni – era sceso fino alla numero 80 – registrato nella classifica dello scorso anno.
L’instabilità politica mette i giornalisti nell’occhio del ciclone
L’instabilità politica è spesso fonte di divisione per i media, e provoca il negativo effetto di rendere molto difficile la produzione di notizie e informazioni riportate in maniera indipendente. In situazioni simili, minacce e attacchi fisici ai giornalisti ed epurazioni agli organici dei media sono pratiche comuni. Le Maldive (103, -30) hanno subìto un brusco crollo in classifica dopo la rimozione del presidente con un presunto colpo di Stato, seguito da minacce e attacchi ai giornalisti considerati suoi sostenitori. In Paraguay (91, -11) la rimozione del presidente in un “golpe” parlamentare, il 22 giugno 2012, ha avuto un grande impatto sulle trasmissioni statali, con un’ondata di licenziamenti arbitrari in un quadro di iniqua distribuzione delle frequenze.
La Guinea-Bissau (92, -17) è scesa in classifica perché l’esercito ha rovesciato il governo tra la prima e la seconda tornata delle elezioni presidenziali e ha imposto ai media la censura militare. Nel Mali (99, -74) un colpo militare ha alimentato le tensioni, molti giornalisti sono stati fisicamente attaccati nella capitale e l’esercito controlla attualmente i media di Stato.
Infine, questa classifica non riflette il trambusto politico della Repubblica Centroafricana (65, -3) avvenuto nel gennaio 2013, ma il suo impatto sulla libertà dei media è già fonte di estrema preoccupazione.
“Modelli regionali” carenti
In quasi tutte le parti del mondo, i Paesi influenti considerati dei “modelli regionali” sono sensibilmente indietreggiati in classifica. Il Brasile (108, -9), il motore economico del Sudamerica, ha proseguito la sua discesa, iniziata lo scorso anno, a causa dei cinque giornalisti uccisi nel 2012 e di problemi persistenti che riguardano il pluralismo dell’informazione.
In Asia, l’India (140, -9) ha raggiunto il suo livello più basso dal 2002 a causa di una crescente impunità per la violenza contro i giornalisti e anche perché la censura di Internet continua a crescere. La Cina (173, +1) non mostra segnali di miglioramento. Nelle sue carceri sono ancora detenuti molti giornalisti e internauti, mentre una sempre più impopolare e mal sopportata censura di Internet continua a essere un ostacolo rilevante per l’accesso all’informazione.
Nell’Europa dell’Est, la Russia (148, -6) ha perso ancora posizioni poiché, dopo il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, la repressione è stata accelerata in risposta a un’ondata di proteste dell’opposizione senza precedenti. Il Paese, inoltre, continua a essere segnato dall’inaccettabile fallimento nel punire tutti coloro che hanno ucciso o attaccato giornalisti. L’importanza politica della Turchia (154, -6) è cresciuta sempre più a causa del conflitto armato nella vicina Siria, ma è nuovamente caduta nella classifica in quanto attualmente risulta essere la più grande prigione al mondo per i giornalisti, soprattutto per coloro che esprimono opinioni critiche nei confronti delle autorità in merito alla questione curda.
In un quadro del genere, sarebbe ingeneroso fare un confronto con il Sudafrica (52°, -10), dove la libertà di informazione è una concreta realtà. Il Paese detiene ancora una posizione di tutto rispetto, tuttavia sta costantemente scivolando nella classifica e, per la prima volta, non compare più tra i primi 50. Il giornalismo investigativo è infatti minacciato dal Protection of State Information Bill (Legge per la Protezione delle Informazioni Statali, che prevede pene molto severe per chiunque divulghi segreti di Stato, ndt).
Democrazie stazionarie o che fanno marcia indietro/invertono la rotta
La situazione è pressoché immutata per molti Paesi dell’Unione Europea. Sedici dei suoi membri si trovano ancora nella “top 30” della classifica. Il modello europeo, tuttavia, si sta sfasciando. La cattiva legislazione osservata nel 2011 è proseguita, soprattutto in Italia (57, +4), dove la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente “leggi bavaglio”. L’Ungheria (56, -16) sta ancora pagando il prezzo delle sue riforme legislative repressive, che hanno avuto un impatto notevole sul lavoro dei giornalisti. Ma è l’incredibile caduta della Grecia (84°, -14) a essere ancora più preoccupante. L’ambiente sociale e professionale per i suoi giornalisti, esposti alla condanna pubblica e alla violenza sia dei gruppi estremisti che della polizia, è disastroso.
Il Giappone (53, -31) è precipitato in classifica a causa della censura su Fukushima e sull’industria nucleare e per il suo fallimento nella riforma del cosiddetto sistema “kasha club”. Si tratta di un risultato allarmante per un Paese che ha sempre ottenuto un buon posizionamento. L’Argentina (54, -7) ha perso qualche posizione in un contesto di tensioni crescenti e conflitti tra il governo e alcuni media privati circa una nuova legge che regola i media radiotelevisivi.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 1 febbraio 2013

LA FRANCIA E' IN BANCAROTTA

Il Ministro francese del Lavoro, Michel Sapin, ha ammesso che il paese è "totalmente in bancarotta"


Le notizie inaspettate sono arrivate durante una intervista radio di ieri (28 gennaio 2013ndt) , e si pensa che abbia messo in stato di shock i leaders del business del Paese. C'è uno stato ma è totalmente in bancarotta,” ha detto Mr Sapin. “Ecco perchè abbiamo dovuto mettere in atto un piano  per la riduzione del deficit e nulla ci farà tornare indietro da quell'obbiettivo.”
L'affermazione di Mr Sapin “totalmente in bancarotta”  è probabile che causi grande imbarazzo al Presidente Francois Hollande, a cui toccherà rimediare al danno potenziale per la reputazione del suo governo socialista.
Chiama anche in questione la politica controversa di Hollande,  “tassa e spesa", che ha visto molti imprenditori e celbrità di alto profilo lasciare il Paese.
I commenti sono arrivati mentre il Presidente Hollande cerca di migliorare la immagine della economia francese dopo la promessa di ridurre il defici del Paese, tagliando le spese  di 60miliardi di euro nei prossimi 5 anni ed aumentando le tasse di 20miliardi di euro.



Tra coloro che hanno portato fuori dalla Francia la loro ricchezza, ci sono Gerard Depardieu e l'uomo piu' ricco del Paese Bernard Arnault.

Ci sono persino resoconti che Nicolas Sarkozy, l'ex presidente francese, si stia preparando a trasferirsi a Londra con la moglie Carla Bruni, per ragioni economiche.
Il Primo Ministro David Cameron ha detto precedentemente che la Gran Bretagna "stenderà il tappeto rosso"  per attrarre ricchi Francesi.

Pierre Moscovici, il Ministro delle Finanze francese, ha cercato di smorzare immediatamente i comemnti di Mr Sapin, dicendo che erano "inappropriati".
Mr Moscovici ha detto: “Francia è già un Paese solvente. la Francia è veramente un Paese credibile, la Francia è un Paese che sta cominciando la ripresa"

Fonte tratta dal sito .