domenica 30 giugno 2013

LA RUSSIA ORDINA AD OBAMA: RIVELA LA VERITÀ SUGLI ALIENI O LO FAREMO NOI


Pubblichiamo questo articolo in primo luogo per i numerosi link di indubbio interesse che vi sono contenuti, e che chiariscono importanti dettagli su quell’anticipo di disclosure rappresentato dall’ormai noto episodio del “fuori onda di Medvedev”.
Quanto al merito principale, ossia sul confronto coperto in corso tra Russia e Usa in merito agli annunci della presenza ET, non è dato sapere nulla di realmente certo vista la grande confusione disinformativa di questo momento, anche se l’imminenza che una divulgazione possa finalmente iniziare è ormai più che palpabile.
Jervé
Un sorprendente report del Ministero degli Affari Esteri ( MAE ) in relazione al primo ministro Medvedev ai lavori del Forum economico mondiale(WEF) di questa settimana afferma che la Russia avverte il presidente Obama che “è giunto il momento” per il mondo di conoscere la verità sugli alieni, e se gli Stati Uniti non parteciperanno all’annuncio, il Cremlino lo farà da solo.
Il World Economic Forum è una fondazione no-profit svizzera, con sede a Cologny, Ginevra e si descrive come un’organizzazione internazionale indipendente impegnata a migliorare lo stato del mondo, deve coinvolgere le imprese, i leader politici, accademici e altri della società per dare forma globale, ai programmi regionali e all’industria.
Il Forum è meglio conosciuto per il suo incontro annuale a Davos, una località di montagna nei Grigioni, nella regione orientale Alpi della Svizzera. L’incontro riunisce circa 2.500 dirigenti aziendali di vertice, leader politici internazionali, intellettuali e giornalisti selezionati per discutere le questioni più urgenti di fronte al mondo, tra cui la salute e per l’ambiente.
Medvedev è previsto che debba aprire il forum di quest‘anno in cui ben 50 capi di governo, tra cui la Germania di Angela Merkel e della Gran Bretagna David Cameron, saranno presenti i cinque giorni di incontri che iniziano il 23 gennaio.
Critico da notare in questo forum anni è che il WEF, nel loro documento 2013 Sintesi, prevista per il dibattito e la discussione di un numero di elementi nel quadro dei loro fattori X di Natura categoria, e che comprende la “scoperta di vita aliena“, di cui sono stato: ” La prova della vita altrove, nell’universo potrebbe avere profonde implicazioni psicologiche per i sistemi di credenze umane. ”
Altrettanto importante da notare è che Medvedev, dopo aver terminato il 7 dicembre 2012 una intervista filmata con i giornalisti a Mosca, ha continuato a rispondere ai giornalisti e ha fatto alcuni commenti fuori onda “senza rendersi conto che il suo microfono era ancora in corso”. Allora gli è stato chiesto da un giornalista se ” al presidente sono consegnati documenti segreti sugli alieni quando riceve la valigetta necessaria per attivare l’arsenale nucleare russo, e “Medvedev ha risposto :
“Insieme con la valigetta con i codici nucleari, al presidente del paese è data una cartella speciale ‘top secret’. Questa cartella nella sua interezza contiene informazioni sugli alieni che hanno visitato il nostro pianeta … Insieme a questo, è data una relazione del servizio assolutamente segreto speciale che esercita il controllo sul stranieri sul territorio del nostro paese … Per informazioni più dettagliate su questo argomento si può ottenere da un noto film intitolato Men In Black … io non vi dico quanti di loro sono in mezzo a noi, perché può causare il panico. “
Fonti di notizie occidentali di reporting sulla risposta scioccante di Medvedev circa gli alieni ha dichiarato che stava “scherzando”, dal momento che ha ricordato il film Men In Black , che erroneamente è stato giudicato un riferimento a quello americano del 1997, commedia fantascientifica d’avventura su due agenti top secret che combattono gli alieni negli Stati Uniti.
Medvedev, tuttavia, non si riferiva al film americano, ma stava invece parlando del famosi documentari russi Men In Black che rivelano molti particolari anomalie UFO e alieni. [Il Video intero MIB in russo con sottotitoli in inglese può essere visto qui .]
Laddove le fonti di notizie occidentali hanno detto che Medvedev affermasse: ” Informazioni più dettagliate su questo argomento si possono avere da un famoso film intitolato “Men In Black ” “la sua risposta reale è invece stata,”È possibile avere informazioni più dettagliate dopo aver visto il film documentario che ha lo stesso nome
La ragione per le prese occidentali di notizie di propaganda parole Medvedev deliberatamente distorcendo diventano evidenti dopo la sua dichiarazione scioccante, e come evidenziato solo un esempio della loro segnalazione così chiamato per questa comunicazione di vita aliena essere già sul nostro pianeta in cui il titolo di tale una articolo era ” il primo ministro russo Dmitri Medvedev fa una crepa sugli alieni, e i cospirazionisti subito perdono la testa. “
Se qualcuno sta “perdendo la testa” a causa degli alieni, si deve sottolineare, non è certamente la Russia, ma il Vaticano, che nel novembre 2009 ha annunciato che si stava ” preparando per la comunicazione della presenza extraterrestre “.
Allo stesso modo, e apparentemente, a “perdere la testa” sono funzionari del governo degli Stati Uniti stessi, come ad esempio l’ex consulente del Pentagono Timothy Good, e autore di Above Top Secret: The Worldwide UFO Cover-Up, che nel febbraio 2012 ha dichiarato che l’ex presidente Dwight Eisenhower aveva avuto tre incontri segreti con gli alieni che erano di aspetto ‘Nordico’ e con i quali un ‘patto’ è stato firmato per mantenere segreta la loro agenda sulla Terra.
Con la recente scoperta nella città russa di Vladivostok di 300 milioni di anni fa UFO denti della ruota , e gli scienziati, astronauti e gli utenti di YouTube notifica eventi sempre più strani sulla luna , l’agenzia spaziale europea notifica la loro scoperta di un antico 1000 fiume su Marte , e nel Regno Unito e dello Sri Lanka gli scienziati dicono che ora hanno “la prova solida roccia di vita aliena “, dopo aver trovato le alghe fossili all’interno meteorite, gli unici che sembrano essere veramente” perdere le loro menti “sono gli occidentali, in particolare americani, propagandisti che per decenni hanno coperto una delle storie più importanti di tutta la storia umana riguardo al fatto che “non siamo soli”.
Se Medvedev sarà in grado di convincere il regime di Obama a dire la verità su UFO e alieni al WEF di questa settimana non è ancora dato sapere.
Ciò che sappiamo comunque è che, con o senza gli Stati Uniti, sarà il Cremlino sicuramente a iniziare il processo di divulgazione della verità su ciò che noi già sappiamo essere vero.
Fonte tratta dal sito .

sabato 29 giugno 2013

Perchè la gente non reagisce davanti alle ingiustizie?

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Vi è mai capitato di vedere un film come “Shindler’s list” dove i prigionieri venivano sterminati a sangue freddo? Perchè la gente non reagiva? Vi siete mai chiesti perchè non tentavano di strappare la pistola dalle mani del loro assassino? Perché anche davanti alla morte, la rassegnazione era talmente alta da non tentare nemmeno un ultima e disperata fuga? Perchè a volte l’uomo davanti alle ingiustizie si sente totalmente impotente e si rassegna? Come siamo arrivati a questa rassegnazione generale e a questa apatia, che consente ai poteri corporativi di manovrare la politica e l’economia in maniera così disumana?
Un caso famoso di impotenza appresa è quello dell’esperimento carcerario di Stanford di Philip Zimbardo. In questo esperimento, un gruppo di volontari venne diviso in due gruppi ai quali venne chiesto di immedesimarsi nelle parti rispettive di guardie e di prigionieri. Questo esperimento è stato fermato al 6º giorno a causa dei cambi eccessivi che si registrarono nelle personalità dei volontari. Le guardie si erano trasformate in sadici aguzzini, mentre i prigionieri si erano rassegnati a sopportare qualsiasi sopruso. Uno stato di rassegnazione e di impotenza era stato indotto.
Un’altro interessante esperimento che aiuta a capire meglio come la rassegnazione può essere indotta, viene mostrato in questo video, nel quale si vede come una psicologa (Charisse Nixon) riesce a provocare nella sua classe, attraverso l’angoscia e la frustrazione, uno stato di rassegnazione e di impotenza, in meno di 5 minuti. Da questi esperimenti ne risulta che in una condizione di frustrazione o di angoscia costante, l’essere umano tende a rassegnarsi e a vedere insormontabili anche le difficoltà più lievi.
Praticamente il ripetersi di un fallimento porta a pensare in maniera pessimistica di non essere in grado di risolvere il problema, quindi ci si arrende e si aprono le porte ad un fallimento certo.
Se pensiamo solo per un secondo al bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti costantemente, non è così difficile comprendere in che maniera vengono utilizzati questi studi ed in che maniera chi li usa ne trae vantaggi… Sottoponendo una persona ad un senso di angoscia e frustrazione costante, si può indurla a pensare che non può fare niente per cambiare la propria condizione e quindi la si conduce verso uno stato di apatia e di sopportazione di qualsiasi malefatta. Comprendere come funzionano questi meccanismi può aiutare a capire come reagire positivamente alle avversità. Una volta si diceva che leggere una rivista di moda per 15 minuti abbassava l’autostima del 30%, oggi, la guerra all’autostima è stata estesa su tutti i fronti: radio, tv, giornali, pubblicità per le strade, internet e social network, che ti seguono ovunque. Immagina quindi quello che può provocare una vita intera sentendosi ripetere costantemente che qualcosa non va bene nella tua vita. Che la tua macchina è vecchia, che il tuo guardaroba è fuori moda, che i tuoi denti non sono bianco scintillante, che hai la cellulite ecc…  In parole povere attraverso la frustrazione, l’autostima scende sotto terra e in questa maniera la strada è stata spianata per accettare con rassegnazione e apatia qualsiasi soluzione che generalmente viene offerta da chi ha causato il problema.
Ovviamente esiste la soluzione a questo pessimismo indotto ed è l’ottimismo indotto. Gli stessi studi di Martin Seligman lo portarono a formulare nuove teorie sulla psicologia positiva e su come vivere più felici. In effetti la psicologia, come dice Seligman, si è sempre occupata dell’aspetto patologico, tralasciando la prevenzione e la promozione. La psicologia positiva, invece, si occupa di studiare, con l’investigazione scientifica, quei processi che sono alla base delle emozioni e delle qualità positive dell’essere umano. Uno strumento in aiuto dei “pessimisti”, che se vengono aiutati a riprendere fiducia in se stessi, possono uscire dallo stato di rassegnazione e riappropriarsi della propria felicità. È un pò come quando nasce un bambino che, al momento della nascita è totalmente impotente ma, crescendo acquisisce sempre più fiducia in se stesso perdendo poco a poco l’impotenza.
Per approfondire il tema: Società italiana di psicologia positiva.
Quindi, il primo passo da fare per avvicinarsi ad una vita positiva è allontanarsi dalla sorgente primaria di angoscia e frustrazione, eliminando fisicamente quelle fonti che minano l’autostima. Per essere informati non c’è bisogno di possedere una televisione! Riavvicinarsi alla natura è il secondo passo. Alla fine del 1800 ci fu l’esodo dalle campagne verso le fabbriche delle città. Adesso è arrivato il momento di invertire la rotta e di riokkupare le campagne. L’essere umano è fondamentalmente ottimista e se non viene influenzato dall’esterno è capace di creare pace e benessere attorno a se. È capace di vivere in simbiosi con gli altri esseri viventi di questo pianeta e di produrre cibo in abbondanza per il benessere di tutti.  C’è bisogno di rompere quelle logiche e quegli schemi sociali che ci sono stati propinati per farci vivere in uno stato di frustrazione perenne. Il capitalismo e le sue logiche non funzionano e i suicidi in costante aumento nella società occidentale ne sono la prova! Questo modello di sviluppo non soddisfa le necessità ma solo crea desideri. La necessità è un qualcosa che si soddisfa mentre il desiderio si rinnova di continuo. Nella società del consumo a tutti i costi, vengono creati costantemente nuovi desideri e false necessità, che portano a vivere in una condizione di insoddisfazione perenne. Per molti la vita sembra essere diventata solo una lunga corsa verso l’accaparramento di quelle “necessità” che poi in realtà non sono altro che “desideri indotti” dai milioni di messaggi pubblicitari che assorbiamo inconsapevolmente tutti i giorni. Una corsa frivola, futile e demenziale, che ha come traguardo un pianeta invivibile ed una società lobotomizzata. Il terzo passo, è cambiare il chip. Passare dalla competizione per il profitto personale, alla cooperazione per il benessere della comunità. La cooperativa integrale catalana è un valido esempio da seguire…. Ritengo che è impossibile contrastare quei poteri organizzati che hanno inventato la crisi economica, se prima non smettiamo di combatterci tra noi. Mentre si fa sempre più acceso il dibattito tra destra contro sinistra, tra sud contro nord o tra punk contro radical chic, l’unica cosa evidente è che le logiche capitaliste e il profitto economico sono contro l’umanità intera e che la globalizzazione, distrugge la vita, in tutte le sue forme, su tutto il pianeta. Abbiamo imboccato un cammino sbagliato, bisogna tornare al bivio precedente e prendere una nuova direzione. Informati, organizzati e cambia il chip, perchè nonostante tutte le bugie che ti raccontano, solo tre passi ti separano dal benessere e da una vita felice.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 27 giugno 2013

27 giugno 2013 M5S a PDL ando il Paese con Ipocrisia!"

martedì 25 giugno 2013

MINACCE A PAOLO BARNARD: TEMO CHE VOGLIANO FARMI FUORI



«Temo che vogliano “farmi fuori”». Firmato: Paolo Barnard, paladino della sovranità monetaria come liberazione dall’euro-schiavitù organizzata della super-casta finanziaria mondiale. «Statemi vicino», raccomanda ai lettori del suo seguitissimo blog il 24 giugno 2013. L’ex giornalista televisivo, già collaboratore di Santoro e poi a fianco di Milena Gabanelli dalla fondazione di “Report”, fino all’“esilio” dalla Rai proprio a causa delle sue scomode inchieste sullo strapotere occulto delle lobby che condizionano i legislatori italiani ed europei, ora si sente minacciato: teme addirittura di rimanere vittima di una montatura, organizzata per screditarlo.

Movente, sempre il solito: il fastidio che il reporter bolognese procura ai “grandi manovratori”. E, di recente, il grande successo di pubblico del tour, con tappe in tutta Italia, organizzato con l’economista americano Warren Mosler per denunciare l’euro e spiegare come uscire dalla crisi tornando alla sovranità monetaria, secondo la “teoria della moneta moderna” che assegna allo Stato il potere di salvare l’economia, mettendo fine all’austerity grazie all’emissione di denaro.

«Di recente – scrive Barnard nel suo appello ai lettori* – una sedicente sorella della presunta leader dell’Opus Dei di Milano si è messa a spargere fango su Paolo Barnard di me in modo virulento e disgustoso». Questa persona, aggiunge il giornalista-attivista, «promette di pubblicare a luglio prove sconvolgenti, con tanto di nomi e foto, di una mia presunta disonestà morale», al punto da costringerlo – sostiene – ad «emigrare dalla vergogna». Un “avvertimento” che, a quanto pare, Barnard prende seriamente: «Si tratta di una persona credibile sulle sue vicinanze all’Opus Dei, poiché in passato mi passò diverse informazioni riservate, cui un cittadino normale non ha accesso». Esplicita la reazione dell’ex inviato di “Report”: «Questi topi di fogna non hanno nulla contro di me, nulla, impossibile. Io sono pulito. Ed è qui che temo che abbiano fabbricato qualcosa per “farmi fuori”». E quindi: «Qualsiasi cosa mi accada, come un’accusa di stupro, come una busta di coca in casa, sapete adesso da dove arriva».

Secondo Barnard, la Me-Mmt «è diventata troppo dilagante e non la tollerano più». Sotto accusa, la Modern Money Theory aggiornata da Warren Mosler: una dottrina, la “Mosler Economics”, che spiazza i sacerdoti del rigore, sostenendo l’assoluta praticabilità del ritorno alla sovranità monetaria, indispensabile per uscire immediatamente dal tunnel della crisi, grazie all’immissione di denaro sotto forma di stipendi, riattivando in tal modo il circuito dei consumi. E’ esattamente il contrario della deflazione imposta dall’Europa, il cui vertice – Bce e Commissione Europea – risponde all’élite mondiale delle multinazionali, interessate a produrre crisi per depredare interi paesi con le privatizzazioni e far crollare a livello schiavistico il costo del lavoro. Un piano di stampo golpista, neo-feudale, che Barnard ha illustrato – primo in Italia – nel saggio “Il più grande crimine”, arrivando persino a denunciare per “attentato alla Costituzione” il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’indomani dell’incarico Fassina: in contatto con Barnard per l'Aquiladi governo affidato a Mario Monti, emissario di poteri forti come il Bilderberg, la Trilaterale e la Goldman Sachs.

Negli ultimi anni, Barnard ha dato vita a un prestigioso gruppo di lavoro formato da economisti democratici di scuola keynesiana: accanto a Mosler, il francese Alain Parguez – già collaboratore di Mitterrand (di cui poi denunciò gli abusi di potere) – e gli statunitensi Stephanie Kelton, Mathew Forstater, Marshall Auerback, Michael Hudson e William Black. Migliaia di partecipanti, a meeting come quello di Rimini, totalmente oscurati dai media. Nella primavera 2013, il tour sulla Modern Money Theory ha riempito parecchie sale italiane. Capitolo a parte, il dialogo a distanza col sindaco Massimo Cialente su come finanziare la ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto: dibattito che ha indotto il viceministro Stefano Fassina a convocare a Roma sia Mosler che Barnard, a colloquio con il capo della sua segreteria, Massimo D’Antoni. Poco dopo, l’sos lanciato dal giornalista-attivista su quella che ritiene sia una seria minaccia. «Avviso chiunque mi legge che questo sta accadendo», scrive. «Preparatevi a qualsiasi cosa». E ribadisce: «Io sono pulito, pulito. E’ l’unica cosa che ho».
Fonte tratta dal sito .

lunedì 24 giugno 2013

In Italia da oggi tutti i conti correnti sono monitorati dal fisco. Riflettiamo!


SpiataL’idea di tenere sotto controllo i conti degli italiani, esprimere l’incapacità e la disperazione di una intera classe politica ormai, non all'altezza, persino di formare un governo commissionato dai propri elettori, classe, che nel disperato tentativo di conservare le proprie ricche poltrone, presa dal panico, è persino incapace di riflettere sulle proprie decisioni.
In queste condizioni, non ci vuole certo la sfera di cristallo per prevedere il disastroso risultato che si manifesterà immediatamente.
L’attuazione di questo dispotico provvedimento, non sarà accettato dalla maggior parte degli italiani che vivono difficoltà economiche senza precedenti, e, che ormai nel proprio DNA hanno sufficiente anticorpi per difendersi da tali vessazioni che sapranno rimandare ai mittenti, nei fatti, i molteplici diversificati risultati, produrranno l’estinzione dei responsabili per autocombustione.
Infatti, persino i più cretini, hanno già intuito per ragioni meno pesanti, che l’astensione dal voto è il sistema più pacifico e indolore per disarcionare una politica che lavora per l’esclusivo proprio arricchimento, figuriamoci, cosa avverrà ora, a chi tenta di ficcare il naso nei propri risparmi, unica ancora di salvezza.
Questa mossa ottusa certamente non passerà, specialmente perché a legiferare, è stata una classe politica di inquisiti quasi tutti per reati gravissimi, lo sanno anche i bambini, politici che tentano di distruggere persino la magistratura e le leggi dello stato di diritto per continuare a delinquere, “politici” che giornalmente insultano i magistrati, politici che giornalmente vengono scoperti per ruberie inaudite, politici che giornalmente vanno in televisione a recitare pietosi copioni che servono per ridere, femminucce che pur di non perdere la poltroncina ci costringono ad ascoltare idiozie che offendono anche la più umile intelligenza.
adesso che le risorse si sono esaurite, questi “signori” attaccano i risparmi dei poveri cristi, i movimenti bancari, i loro piccoli affari e quanto altro fa dello stato uno spione intollerabile, spione che con questa scusa controlla automaticamente le banche, facendo passare equitalia come il nemico cattivo, quasi che non si trattasse di una loro invenzione.
Non tutti i mali vengono per nuocere, una nuova era inizia con questa ottusa decisione, nel giro di pochi mesi questi geni si troveranno sfaccendati e privi del solito maltolto.
Fonte tratta dal sito .

domenica 23 giugno 2013

Il mistero dell’antica rete di tunnel sotterranei che collega la Scozia alla Turchia




Gli archeologi hanno scoperto in Baviera migliaia di tunnel sotterranei dell’Età della Pietra che si estendono in tutta Europa, dalla Scozia alla Turchia, lasciando i ricercatori perplessi sulla loro funzione originaria. Furono utilizzati come tombe, come spazi rituali o come nascondigli per difendersi dai predoni? Gli archeologi stanno iniziando a esplorare le volte sotterranee per svelare i segreti degli enigmatici tunnel. Il ricercatore tedesco Heinrich Kusch sostiene che la vasta rete di gallerie scavata dagli uomini della pietra congiunge centinaia di insediamenti neolitici sparsi in tutta Europa e il fatto che così tanti tunnel sono sopravvissuti 12 mila anni, indica che la rete originaria deve essere stata immensa.

“Solo in Germania abbiamo trovato 700 metri di questa rete di tunnel sotterranei”, spiega Kusch al Daily Mail. “In Austria abbiamo trovati altri 350 metri. I tunnel di tutta Europa potrebbero essere migliaia. Si tratta di cavità ampie solo 70 centimetri, appena sufficienti a permettere il passaggio di una persona. I tunnel sono intervallati da piccole camere di stoccaggio e posti a sedere”. La scoperta del dedalo di gallerie è avvenuta grazie ad una mucca! Beate Greithanner, una produttrice di latte di Glonn, una cittadina vicino Monaco, si trovava a pascolare i suoi bovini sui prati rigogliosi della Doblerg, una collina in Baviera circondata da altissime cime montuose innevate. Improvvisamente, un cratere si aprì sotto una delle sue mucche, inghiottendo l’animale fino ai fianchi.

Il giorno dopo l’incidente, il marito di Beate esaminò il buco. Era strano, così infilo la testa dentro per scrutarne l’interno. L’uomo pensava di aver trovato il nascondiglio per una sorta di tesoro. Mentre si calava nel buco per indagare ulteriormente, si rese conto di trovarsi in un tunnel stretto e umido che scendeva verso il basso. Da quel momento, i Greithanner si sono resi conto che la loro proprietà insiste su un labirinto di tunnel, conosciuto come ‘Erdstall’, termine che nella tradizione popolare indicava la dimora dei ‘goblin’. Di lì a poco, numerosi geologi si sono presentati nella proprietà dei Greithanner, determinati ad andare a fondo del mistero. Tre membri di un team denominato ‘Gruppo di lavoro per la Erdstall Research’ hanno trovato all’interno del tunnel un pezzo di legno, reperto utilissimo per determinare l’età del tunnel.

Un altro gruppo proveniente dall’Ufficio di Stato per la Conservazione Storica della Germania ha delimitato il sito con il nastro colorato. Poi ha effettuato una scansione con un radar di terra scoprendo che la galleria è crollata sul retro, cercando di capire le sue dimensioni reali. Secondo quanto riportato dallo Spiegel, è la prima volta che un ente archeologico tedesco mostra interesse per un fenomeno antico estremamente insolito.

Ma a cosa servivano questi tunnel?

Labirinti sotterranei simili a quelli trovati in Germania sono stati rinvenuti in tutta Europa, dall’Ungheria alla Spagna, ma nessuno è in grado di spiegare il motivo per cui sono stati costruiti. Molte gallerie sono collegate ad antichi siti neolitici. Gli imbocchi dei tunnel a volte si trovano nelle cucine di antiche case coloniche, nei pressi di chiese o cimiteri, o nel bel mezzo delle foresta. L’atmosfera al loro interno è buia e opprimente, tanto quanto lo sarebbe la tana di un animale. I tunnel certamente non potevano avere uno scopo pratico, come abitazioni o per conservare i cibi, se non altro per quanto siano stretti in alcuni punti. Inoltre, la mancanza di escrementi animali fa escludere che possano essere stati utilizzati come ricovero per il bestiame.

Fino a poco tempo fa, le cavità sono state esplorate solo da archeologi dilettanti. Il pioniere delle esplorazioni di Erstall è Lambert Karner (1841-1909), un sacerdote. Secondo i suoi diari, si trascinò all0interno dei tunnel 400 volte, illuminando i luoghi solo con la tremolante luce di una candela, annotando ‘strani passaggi tortuosi’ attraverso i quali è possibile passare solo strisciando come un verme. Alcuni esperti ritengono che la rete di gallerie era un modo escogitato dagli antichi per proteggersi dai predoni, altri invece credono che i tunnel venissero usati come le autostrade moderne, in modo che le persone potessero viaggiare in maniera sicura, indipendentemente da guerre o epidemie. In alcuni casi, i ricercatori credono che la rete di gallerie sia l’accesso ad un mondo sotterraneo più vasto ancora da scoprire.

Ad ogni modo, stupisce che uomini dell’età della pietra possano aver scavato una rete così vasta di tunnel sotto l’Europa. Sebbene l’archeologia lascia credere che gli uomini di quell’epoca fossero estremamente primitivi, incredibili scoperte, come il tempio di Gobekli Tepe antico di 12 mila anni, le Piramidi di Egitto e altre strutture come Stonehenge, mostrano che i nostri antenati era in possesso di conoscenze astronomiche e tecnologiche molto più avanzate di quanto si sia creduto fino ad oggi. La scoperta della vasta rete di cunicoli sotterranei mostra che l’uomo dell’Età della Pietra non passava le sue giornate solo cacciando animali e raccogliendo bacche, ma si dedicava ad opere di ingegneria che richiedevano ingenti risorse intellettuali e progettuali. Tuttavia, il vero scopo dei tunnel rimane un mistero.
Città sotterranee: miti e realtà

Da secoli si raccontano storie di grotte e tunnel nelle profondità della terra, passaggi sotterranei che conducono a regni di demoni e mostri. È possibile che queste leggende nascondano una sorprendente verità? Forse ci sono davvero luoghi misteriosi e inspiegabili sotto i nostri piedi, luoghi le cui origini potrebbero non essere di questo mondo. Strutture sotterranee, e persino intere città, sono sempre state narrate nella maggior parte dei miti e delle religioni del mondo. Alcune di esse sono state scoperte, altre, invece, sono ancora descritte solo nei libri sacri dell’umanità. Si narra di reti sotterranee che collegano luoghi diversi del pianeta e che talvolta si estendono per migliaia di chilometri, attraversando interi paesi.

Secondo le tradizioni, questi siti sotterranei erano per lo più accessi al mondo sotterraneo. Sebbene nella considerazione contemporanea gli ‘inferi’ siano considerati come un luogo immaginario o spirituale nel quale esistono entità malvagie, le tradizioni religiose li consideravano un luogo geografico concreto realmente esistente. Non sempre il mondo sotterraneo viene considerano come la meta della punizione di coloro che in vita si sono comportati male, ma come un luogo con ingressi fisici, guardie ed edifici, che pochi mortali hanno potuto visitare. Uno delle città sotterranee più famose è Agartha, luogo leggendario che dovrebbe trovarsi al centro della Terra. Nella leggenda nata in Asia centrale, Agartha viene descritta come un vasto complesso di grotte abitato dagli ‘Asura’, una progenie di demoni malvagi nemici degli Dei.

Nella mitologia indù si tramanda di una razza chiamata ‘Naga’, creature intelligenti dall’aspetto serpiforme e dal volto umano, i quali vivono all’interno di grotte sotterranee. Queste creature vengono descritte come ‘figli degli Dei’, immortali e capaci di volare. Nella mitologia Maya si parla della città sotterranea di Xibalba, ‘la terra dove il sole va giù’ e che è abitata da ‘eroi e divinità’. L’ingresso a questo mondo si pensa essere in Guatemala e la descrizione delle strutture della città e dei suoi abitanti è descritto nel libro ‘Popol Vuh’. Nell’antico Egitto si faceva riferimento ad un immenso tempio sotterraneo, composto da più di 3 mila stanze, piene di dipinti e geroglifici, un labirinto perduto ancora da trovare.

In Grecia, abbiamo il mito degli ‘inferi’ (dato poi acquisito anche dal cristianesimo, con un significato differente), un regno in cui vivevano divinità ed eroi. Plutone era il Dio degli Inferi, luogo diviso in diversi settori, tra cui l’Elysium e il Tartaro. In ultimo, è importante considerare la misteriosa città di Derinkuyu scoperta nel 1963. Ci sono tredici piani che scendono sottoterra, con pozzi di ventilazione e circa quindicimila bocchette che portano l’aria anche ai livelli più profondi. Per quanto incredibile, le camere rocciose scoperte potevano contenere circa 20.000 persone tra uomini, donne e bambini. Ci sono perfino tracce di centri religiosi, magazzini, torchi per il vino e stalle per il bestiame. Nei livelli sotterranei sono stati trovati sale da pranzo, cucine annerite dalla fuliggine, cantine, botteghe di alimentari, una scuola, numerose saloni e anche un bar. La città ha beneficiato della presenza di un fiume sotterraneo e pozzi d’acqua. Era una piccola città completamente autosufficiente, che ancora oggi stupisce studiosi e ingegneri.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 21 giugno 2013

Sono 7 gli alimenti tossici che non andrebbero mangiati


Cibo spazzaturaEcco 7 alimenti che sarebbe meglio evitare per il tuo benessere. Non è assolutamente un elenco esaustivo ma, se tutta l’umanità, da oggi, seguisse queste semplici indicazioni, ci sarebbero risvolti assai interessanti a livello sia di impatto ambientale che di salute.
Chissà, magari un giorno avremo l’onore…
Patatine fritte e frittura dei ristoranti
I ristoranti utilizzano oli poco salutari per il tuo fegato come l’olio di palma. Inoltre gli oli vengono utilizzati per diverse fritture. La frittura genera l’acrilamide, riconosciuto come un elemento cancerogeno. Quindi niente patatine del Macdonald’s (ma non solo quelle), frittura dei ristoranti, patatine surgelate e quelle in busta vendute nei negozi.
Bevande gassate
Apportano solo sostanze di sintesi, zucchero bianco sbiancato, dannoso per il tuo sistema immunitario. Puoi approfondire l’argomento leggendo Perché lo zucchero ubriaca il tuo sistema immunitario?
Non c’è nessun motivo per bere questi liquidi inutili e inquinanti dell’ambiente. Infatti per fare una lattina ci vogliono sei mesi a partire dall’estrazione della bauxite in Australia (con processo devastante per l’ambiente), poi il trasporto nella lontana Inghilterra per essere lavorata e trasformata in lattina.
Infine, a destinazione nel supermercato e nelle mani di un consumatore. Sei mesi fra lavorazione e trasferimento dall’Australia alla tua bocca e solo 5 minuti per berne il contenuto tossico e acidificante per il tuo corpo e buttare la lattina vuota. Non ha senso. In fondo che male ci ha fatto l’acqua?
Merendine industriali e alimenti con oli idrogenati
Gli oli idrogenati sono dannosi per l’organismo e giovano solo al produttore che tiene una merendina nei bancali in magazzino per mesi senza che si deteriori o perda la sua morbidezza. In merito a questo argomento puoi leggere Mamma, attenta ai grassi idrogenati!
Scatolame
Tutto ciò che c’è in scatola è un cibo morto e senza vitalità.
Carne, wurstel e carne di cui non si capisce la provenienza!
La carne è contro natura. Ma se proprio vogliamo fare una distinzione almeno evita tutto ciò che è fatto con gli scarti come i wurstel e la carne in scatola. Fra i due mali almeno scegli il minore.
Dolci pieni zeppi di additivi
La maggioranza dei dolci sono stracarichi non solo di zucchero bianco ma anche di sostanze di sintesi e tossiche come i coloranti e i conservanti. Leggi le etichette ed evita le sigle come E230, E243… Per fortuna puoi preparare dei meravigliosi dolci in casa. Gli additivi possono restare sugli scaffali. Per saperne di più puoi leggere La corretta alimentazione e gli additivi alimentari.
Latte e formaggio da allevamento intensivo
Anche qui vale lo stesso discorso della carne. Ma se proprio vuoi ogni tanto mangiare del formaggio, evita tutto ciò che proviene dal girone infernale dell’intensivo. Altrimenti immetterai nel corpo antibiotici, ormoni, pus e favorirai lo sfruttamento di meravigliose creature come le mucche.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 20 giugno 2013

ULTIME DAL MES: STATI E RISPARMIATORI DEVONO PAGARE LA RICAPITALIZZAZIONE DELLE BANCHE


 
E voi direte, ma cosa c’è di nuovo sotto il sole? E’ dall’inizio della crisi dell’eurozona che governi e contribuenti pagano per il salvataggio delle banche e attraverso la manipolazione mediatica la cosa ormai è diventata una prassi comunemente accettata. La novità però questa volta è che i tecnocrati di Bruxelles, in vista del prossimo Consiglio europeo di fine mese, hanno messo nero su bianco su un documento ufficiale regole, metodi, cifre, vincoli per descrivere come si deve svolgere l’intero processo, lasciando poco spazio all’improvvisazione e all’immaginazione. In pratica i criminali hanno finalmente confessato la loro colpa, sperando negli effetti terapeutici dell’outing e spiegando chiaramente agli europei quanto ancora devono pagare (e si tratta di cifre da capogiro) per tenere in piedi l’idiozia dell’euro.

Qualcuno diceva che il miglior modo per nascondere la verità, è renderla palese e visibile a tutti. Ecco, confidando nella nostra incapacità di interpretare gli eventi e capire la realtà che ci gira intorno, pare che i tecnocrati e i politicanti europei abbiano decisamente intrapreso questa strada.

Ma vediamo come funzionerà l’ennesimo meccanismo infernale messo a punto da tecnocrati e banchieri per distruggere la democrazia, l’economia reale, la coesione sociale. Già sapevamo che gli accordi del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, prevedevano al loro interno, oltre al sostegno diretto agli stati (che serviva poi a finanziare le banche in difficoltà, vedi il caso Irlanda, Spagna e Cipro, o a pagare i creditori francesi e tedeschi, vedi il caso Grecia e Portogallo), anche la possibilità di ricapitalizzare le banche “zombie” dell’eurozona. Ora conosciamo i termini in cui avverranno queste operazioni di ricapitalizzazione, e vi anticipo già che saranno ancora dolori, lacrime e sangue per tutti i contribuenti, che già hanno dovuto una prima volta pagare e stanno ancora pagando per mettere in piedi la trappola del MES. Insomma nell’eurozona, fra mille indecisioni e tentennamenti, di una cosa possiamo sempre essere certi: la socializzazione delle perdite bancarie e la privatizzazione dei profitti non è più una raccapricciante anomalia dovuta all’emergenza ma la prassi, la normalità, la forma principale di “buon governo” dell’economia e della finanza. E siccome, come abbiamo anticipato, i capitali necessari per salvare l’intero settore bancario fallito raggiungono a spanne numeri ciclopici, non sappiamo quanto saranno ancora bravi gli europei a reggere l’urto e capaci di bere l’amaro calice. E’ davvero così difficile capire che ciò che sta accadendo in Europa corrisponde alla più grande espropriazione collettiva di ricchezza mai avvenuta nella storia dell’umanità?

Prima però di analizzare nei dettagli il piano micidiale, vediamo da cosa nasce tutto l’affanno e la fretta con cui i tecnocrati sono arrivati a concepire il documento e le procedure incriminate. In Europa, per usare una metafora, c’è un vero e proprio iceberg gigantesco che giace nella profondità degli abissi, nel più assoluto riserbo e silenzio degli addetti ai lavori, e solo sporadicamente emerge in superficie: il credito in sofferenza delle banche (in inglese bad loan o NPL, Non Performing Loan). In pratica una parte sempre più ingente e in continuo aumento degli attivi di bilancio delle banche è ormai inesigibile o incagliato, perché il debitore (che sarebbero poi i privati mutuatari, le aziende, i governi e le stesse banche) è fallito o è tecnicamente insolvente. Questo processo vizioso, simile ad un enorme cane che si morde la coda, come sappiamo è stato innescato dalle misure di austerità imposte a tutta l’Europa per salvare proprio le banche: i governi tassano i cittadini e le aziende, tagliano le spese pubbliche, rastrellano capitali da destinare al settore bancario, ma così facendo deprimono l’economia, costringono al fallimento i debitori privati e le banche alla fine hanno più danni che benefici dalle politiche rigoriste, perché se da una parte ricevono capitali freschi dai governi, dall’altra perdono sempre di più la possibilità di recuperare i crediti pregressi contratti con il settore privato. L’immagine del colapasta è forse quella più efficace per descrivere il fenomeno: la liquidità arriva abbondante dall’alto ma se ne va subito attraverso i buchi (di bilancio) che intanto si aprono in basso. Ma di quali cifre stiamo parlando?

Arrivati a questo punto la faccenda diventa sempre più nebulosa e confusa, perché grazie alla complicità che esiste fra gli organismi di vigilanza europei (BCE, banche centrali, EBA) e le stesse banche, è molto difficile e complicato se non impossibile capire quanto ci sia di vero e di falso nei bilanci bancari. Secondo alcune stime, il totale del credito in sofferenza nell’eurozona ammonta a circa €720 miliardi, di cui €500 miliardi relativi alle banche della periferia. Il calcolo però è molto approssimativo perché si riferisce soltanto a ciò che viene riportato pubblicamente sui bilanci bancari e all’andamento aggiornato periodicamente dell’indice NPL delle banche, che come si può notare dal grafico sotto, soprattutto nelle periferia più colpita dalle misure di austerità, ha avuto una progressione esponenziale in questi ultimi anni, con una media di incremento del 2,5% l’anno. A causa del meccanismo perverso descritto in precedenza, per l’Italia attualmente l’indice NPL è arrivato a sfiorare punte del 13,4% sul totale degli attivi bancari, raggiungendo così in questa particolare classifica Spagna e Portogallo, ma rimanendo sempre dietro alle due prime della classe: Grecia con il 25% e Irlanda con il 19%.



Tuttavia se dovessimo andare un poco più a fondo nella faccenda, le cose sarebbero molto più preoccupanti. Drammatiche, direi. Come emerge da un recente studio di due economisti olandesi, Harry Huizinga e Harald Benink, pubblicato su Vox.eu, il rapporto fra il valore di mercato dei cespiti bancari e quello riportato a bilancio ormai raggiunge la soglia dello 0,5 (vedi grafico sotto): ciò significa che le informazioni fornite dai bilanci bancari sono troppo ottimistiche e sovrastimate, e un attivo che viene registrato a bilancio con il valore di 1000 in realtà ne vale 500. In questo modo, continuando a manipolare i bilanci per nascondere la polvere sotto il tappeto, sarà sempre più complicato tarare un piano di salvataggio adeguato dell’intero settore bancario europeo, perché non tenendo conto di questo macroscopico margine di errore avrebbe sempre effetti parziali e provvisori. Inutile dire che l’economista Harry Huizinga sia un eurista convinto e abbia svolto mansioni di consulenza per la Commissione europea: lo studio infatti dal titolo emblematico “L’urgente necessità di ricapitalizzare le banche europee” doveva servire a creare nell’opinione pubblica il clima adatto di emergenza e a fare da apripista al documento poi pubblicato dalla stessa Commissione europea. Per intenderci, Huizinga propone uno schema di salvataggio bancario sul modello di Cipro, che pesi maggiormente sui bail-in interni tramite tagli in prima battuta sulle obbligazioni subordinate non garantite, e poi su quelle senior e i depositi (quindi prelievi forzosi ai risparmiatori e ai clienti della banca). Anche perché come rivela sfacciatamente lo stesso economista molti di questi strumenti sono garantiti dallo Stato e quindi in ultima istanza sarebbero sempre i governi a pagare. E così, conclude il geniale economista, si eviterebbe di utilizzare il MES: un giro di parole incredibile per nascondere il fatto che sia con i bail-in interni che con il MES sarebbero sempre i contribuenti a pagare i costi delle perdite bancarie. Siamo alla beffa allo stato puro e allo sberleffo in salsa olandese.



Ad ogni modo, tenendo conto dei margini di errore dei valori contabili, la cifra esorbitante dei piani di salvataggio salirebbe realisticamente ben oltre i €1000 miliardi, e considerando altri fattori progressivi legati alla stagnazione economica generale e ai prossimi fallimenti che si verificheranno tra i debitori privati, le stime più pessimistiche parlano addirittura di €3000 miliardi, ovvero €3 trilioni. E qui viene il bello, perché nonostante queste cifre pazzesche nel documento della Commissione europea il programma di ricapitalizzazione diretta del MES e quindi la copertura a livello europeo delle singole perdite bancarie è limitata a soli €50-70 miliardi, con la possibilità di ampliamento soltanto in caso di emergenza dopo approvazione del consiglio dei governatori. Mentre il resto deve essere a carico di ogni singolo stato membro. E quindi dei governi, dei contribuenti, dei risparmiatori e dei clienti della banca. Ma anche le modalità con cui il MES dovrebbe attivarsi sono piuttosto bizzarre. Vediamone in estrema sintesi alcune:
· Il MES si attiva quando lo stato membro non ha la capacità finanziaria di ricapitalizzare da solo le sue banche
· Il MES si attiva anche quando la situazione fiscale dello stato membro è talmente delicata da compromettere l’accesso ai mercati dei capitali e da richiedere il sostegno dello stesso MES
· L’assistenza finanziaria del MES è indispensabile per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell’area euro nel suo complesso o dei suoi stati membri
· La banca non ha i requisiti patrimoniali richiesti dalla BCE nella sua veste di ente di vigilanza centralizzato ed è incapace di attrarre capitali tramite il settore privato, gli investitori, gli azionisti, la conversione del debito (qui dovrebbero stare attenti i titolari di obbligazioni strutturate convertibili in azioni) e la ristrutturazione del debito esistente (qui dovrebbero stare attenti tutti gli obbligazionisti e i depositanti, perché si tratta dello schema bail-in cipriota)
· La banca è un istituto di rilevanza sistemica e un suo eventuale fallimento rappresenterebbe una minaccia per la stabilità dell’area euro nel suo complesso o dei suoi stati membri (bisognerebbe capire come si fa a capire quali banche abbiano queste caratteristiche e se nei precedenti casi di salvataggio bancario con fondi europei, Anglo-Irish Bank in Irlanda, Bankia in Spagna e Laiki a Cipro, il MES si sarebbe potuto attivare)
· Se la banca non raggiunge la soglia minima legale del 4,5% del parametro CET1 (Common Equity Tier 1, rapporto fra patrimonio di vigilanza e attivi ricalcolati per il rischio), come previsto dagli Accordi di Basilea III, sarà lo stato membro a fornire un’immediata iniezione di capitali al fine del raggiungimento di questo livello, prima che si attivi il MES
· Se la banca raggiunge la soglia minima legale del 4,5%, lo stato membro sarebbe comunque obbligato a fornire un equivalente importo pari al 10/20% del capitale totale erogato dal MES
· Il consiglio dei governatori del MES può decidere di sospendere parzialmente o totalmente il suo piano di aiuti in accordo con lo stato membro qualora quest’ultimo non fosse più in grado di contribuire al programma o la sua adesione comporta delle implicazioni negative per l’accesso al mercato dei capitali
· Condizionalità : oltre a poter decidere sui livelli retributivi e bonus dei managers della banca, il MES potrà avanzare richieste di politica economica e fiscale ai singoli stati membri (austerità, insomma, sempre e solo austerità), allegandole al memorandum d’intesa che in ogni caso deve essere stipulato con il MES per avere diritto agli aiuti pattuiti


Penso che ce ne sia abbastanza per capire che questa ennesima trovata diabolica avrà l’effetto di mettere gli stati in ginocchio qualora dovesse scoppiare in tutta la sua enormità il bubbone del credito in sofferenza delle banche europee. Malgrado tutti i roboanti proclami, i tecnocrati non hanno alcuna intenzione di scindere lo stretto legame che intercorre fra i governi e le banche: i primi si finanziano grazie ai secondi e i secondi si salvano solo con gli aiuti di stato, causando l'espansione incontrollata del debito pubblico. Ma quello che deve più spaventare i semplici risparmiatori e depositanti delle banche è che ormai il ricorso ai prelievi forzosi è diventato uno strumento istituzionale regolarmente previsto dagli accordi intergovernativi europei. Ovviamente la giustificazione di facciata di tutta questa operazione è favorire l’uscita dell'eurozona dal lungo periodo di stagnazione, del tipo giapponese, grazie al salvataggio degli istituti finanziari e alla ripresa del credito bancario nei confronti di aziende e famiglie. E dalle analisi degli economisti e commentatori vicini agli ambienti comunitari si prende spesso a modello il caso degli Stati Uniti, che sono riusciti a riemergere dalla recessione economica solo in seguito alle tempestive ricapitalizzazione di stato delle sue principali banche nazionali. Ma come al solito, non fatevi fregare dal chiacchiericcio da bar e dalla propaganda di regime.

Negli Stati Uniti, le banche sono state salvate dall’intervento della Federal Reserve che con l'ausilio del computer del governatore Bernanke ha iniettato enormi quantità di liquidità creata dal nulla sia nel mercato finanziario per sostenere il corso dei titoli sia nel capitale sociale delle banche per evitarne il fallimento. Nessun contribuente americano ha dovuto pagare per questi salvataggi, o in modo diretto tramite aumenti delle tasse e tagli alla spesa pubblica, oppure in modo indiretto, tramite incrementi dell’inflazione e perdita del potere di acquisto dei salari e dei risparmi: la teoria quantitativa della moneta, che erroneamente postula un collegamento automatico fra aumento dell’offerta di moneta della banca centrale e inflazione, viene creduta o fatta passare per buona solo ai trogloditi europei, mentre nel resto del mondo sono andati parecchio più avanti nella moderna gestione dei flussi finanziari e monetari. I salvataggi bancari che presto o tardi si renderanno necessari in tutta l’eurozona, dalla Germania (a proposito: vuoi vedere che la prima banca ad usufruire del MES sarà proprio Deutsche Bank?) alla Grecia, saranno invece tutti a carico dei governi e quindi dei contribuenti, dei risparmiatori e dei semplici correntisti. Per chi ancora non avesse capito, il tempo delle rappresaglie è finito e adesso inizia il conflitto aperto fra noi e loro. E questo ultimo documento della Commissione europea equivale ad una dichiarazione di guerra in pieno stile militare-finanziario. Estote parati
Fonte tratta dal sito .

martedì 18 giugno 2013

DRITTI VERSO LO SHOCK DELLE RISORSE



Tenetevi forte. Non lo direste mai, ma stando a quanto affermano gli esperti mondiali e l'intelligence statunitense la Terra vi sta scivolando sotto i piedi. Che voi ne siate a conoscenza o meno, siete su un nuovo pianeta, un mondo al collasso di risorse mai visto prima.

Due scenari da incubo – la penuria globale di risorse vitali e l'incombere degli sconvolgimenti climatici – stanno già convergendo ed è probabile che nei prossimi decenni saranno la causa di un'ondata di agitazioni, contestazioni, rivalità e conflitti.



Finora è stato difficile dare un volto a questo tsunami di disastri, ma adesso gli esperti cominciano a parlare di “guerre per l'acqua” generate da sistemi fluviali contesi, di rivolte per il cibo innescate dall'innalzamento dei prezzi dei generi di prima necessità, di migrazioni di massa dei “rifugiati climatici” (con la conseguente violenza contro gli immigrati), di collasso dell'ordine sociale e di tracollo degli stati. Inizialmente è probabile che il caos interessi maggiormente l'Africa, l'Asia Centrale ed altre aree del Sud sottosviluppato, ma con il tempo l'intero pianeta sarà coinvolto.

Per avere un'idea della catastrofe che avanza, è necessario esaminare ognuno dei fattori che insieme stanno concorrendo a produrre il cataclisma prossimo venturo.

Scarsità di risorse e risorse di guerra

Cominciate con un semplice assunto: la prospettiva della futura penuria di risorse vitali naturali, compresi l'energia, l'acqua, il terreno, il cibo ed i minerali fondamentali. Ciò basterebbe da solo a garantire instabilità sociale, attriti a livello geopolitico e guerre.

Anche se dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale le scorte globali delle derrate di base sono cresciute enormemente, gli analisti ravvisano la persistenza di conflitti legati alla disponibilità delle risorse in aree dove le materie prime scarseggiano o dove la questione delle riserve viene vissuta con ansia.

E' importante sottolineare che a completamento di questo scenario non serve la totale mancanza di una data categoria di risorse. Basta l'assenza di un'offerta adeguata a soddisfare le esigenze della crescente popolazione globale, sempre più urbanizzata ed industrializzata.

Vista l'ondata di estinzioni che gli scienziati vanno registrando, alcune risorse – ad esempio particolari specie di pesci, animali ed alberi – diminuiranno nei prossimi decenni, e potrebbero anche scomparire del tutto. Intanto delle materie chiave per la civiltà moderna come il petrolio, l'uranio ed il rame diventeranno sempre più difficili e più costose da reperire, portando così ad una contrazione delle riserve e ad ammanchi periodici.

Il petrolio – la merce in assoluto più importante nell'economia internazionale – fornisce un esempio adeguato. Anche se le scorte di petrolio a livello globale aumentassero nei prossimi decenni, molti esperti dubitano che esse potrebbero soddisfare il fabbisogno di una classe media che cresce e che con ogni probabilità acquisterà milioni di auto nel prossimo futuro. Nel suo “Previsioni sull'Energia Mondiale” del 2011 l'Agenzia Internazionale per l'Energia afferma che una domanda mondiale di 104 milioni di barili al giorno potrà essere esaudita nel 2035. Ciò grazie soprattutto alla riserva addizionale rappresentata dal “petrolio non convenzionale” (il catrame del Canada, l'olio di scisto e così via) così come dai 55 milioni di barili di nuovo combustibile proveniente da campi “non ancora scoperti” e “ancora da sviluppare”.

Tuttavia molti analisti si fanno beffe di quest'analisi così ottimistica, sostenendo che i crescenti costi di produzione (per una fonte di energia che sarà sempre più difficile e costosa da estrarre), l'opposizione ambientalista, le guerre, la corruzione ed altri impedimenti renderanno estremamente difficile il raggiungimento di una crescita di tale portata. In altre parole, anche se la produzione riuscisse per una volta a superare il livello del 2010 di 87 milioni di barili al giorno, non si arriverebbe comunque all'obiettivo dei 104 milioni di barili ed i maggiori consumatori mondiali si troverebbero a dover far fronte ad una potenziale, se non assoluta, carestia.

Un altro potente esempio è rappresentato dall'acqua. Su base annua, la riserva di acqua potabile fornita dalle precipitazioni atmosferiche rimane più o meno costante: circa 40000 chilometri cubici. Ma la maggior parte di queste precipitazioni cade in Groenlandia, nell'Antartide, in Siberia e all'interno dell'Amazzonia dove ci sono pochissimi abitanti, sicché la riserva a disposizione di aree con maggior densità di popolazione è spesso sorprendentemente limitata. In molte di queste regioni le scorte di acqua sono già relativamente rade. Ciò è vero specie per quanto riguarda il Nord Africa, l'Asia Centrale e il Medio Oriente, dove la richiesta continua ad aumentare a causa della crescita della popolazione, dell'urbanizzazione e dell'emergenza delle nuove industrie a sfruttamento intensivo dell'acqua. Il risultato è che, anche quando la riserva rimane costante, lo scenario è quello di una crescente povertà.

Ovunque si guardi il panorama è più o meno lo stesso: le scorte dei beni di prima necessità possono aumentare o diminuire, ma raramente si ha l'impressione che esse superino la domanda, generando così la sensazione di essere in uno stato di carestia diffusa e sistemica. Non importa da cosa è scaturita, la percezione della povertà – o della povertà futura – regolarmente mette ansia, produce astio, ostilità e aggressività. Questo modello oramai è noto, ed è emerso chiaramente nella storia dell'uomo.

Nel suo libro “Costant battles”, ad esempio, Steven Leblanc, direttore delle collezioni per il Peabody Museum di Archeologia ed Etnologia di Harvard, osserva che molte civiltà antiche hanno raggiunto alti livelli di belligeranza in corrispondenza di momenti di carestia dettata dall'aumento della popolazione, da raccolti andati male o da periodi di siccità prolungata. Jared Diamond, autore del bestseller “Collasso”, ha individuato un modello analogo nella civiltà Maya e nella cultura Anasazi del Chaco Canyon in Nuovo Messico. Più recentemente, l'interesse affinché la popolazione avesse di che sostentarsi ha giocato un ruolo significativo nell'invasione giapponese della Manciuria nel 1931, nell'invasione tedesca della Polonia nel 1939 e dell'Unione Sovietica nel 1941, stando a quanto afferma Lizzie Collingham, autrice di “The taste of War”.

Anche se la riserva globale dei beni di base è cresciuta enormemente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, gli analisti ravvisano la persistenza di conflitti legati alle risorse in aree dove esse sono scarse o dove il pensiero della loro affidabilità per il futuro genera ansia. Molti esperti, ad esempio, credono che la lotta in Darfur e in altre aree del Nord Africa squassate dalle guerre sia stata causata, almeno in parte, dalla competizione tra le tribù rivali per accedere alle scarsissime riserve di acqua. Il tutto, in alcuni casi, esacerbato dalla crescita del livello della popolazione.

“In Darfur”, dice un dossier del 2009 tratto dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite sul ruolo delle risorse naturali nei conflitti “la siccità ricorrente, le crescenti pressioni demografiche e la marginalizzazione politica sono alcune tra le forze che hanno fatto precipitare la regione in una spirale di illegalità e di violenza che ha portato a 300.000 morti e all'evacuazione di più di due milioni di persone dal 2003”.

La preoccupazione circa le riserve per il futuro sta spesso anche alla base di conflitti nati per l'accesso o per il controllo delle riserve di petrolio e di gas naturale che si trovano in aree sottomarine contese. Nel 1979, ad esempio, quando la rivoluzione islamica in Iran rovesciò lo Shah ed i Sovietici invasero l'Afghanistan, Washington cominciò a temere che prima o poi l'accesso al petrolio del Golfo Persico gli sarebbe stato negato. A quel punto il Presidente Jimmy Carter annunciò immediatamente quella che sarebbe stata poi chiamata “la Dottrina di Carter”. Nel suo Discorso del 1980 sullo Stato della Nazione Carter affermò che ogni mossa fatta per impedire il prelevamento del petrolio dal Golfo sarebbe stata identificata come una minaccia agli “interessi vitali dell'America” e come tale respinta con “qualunque mezzo necessario, compresa la forza militare”.

Nel 1990 il presidente George H.W. Bush si appellò a questo stesso principio per giustificare l'intervento nella Guerra del Golfo Persico, e la stessa cosa fece suo figlio con l'invasione dell'Iraq nel 2003. Ancora oggi l'uso della forza per impedire agli iraniani di chiudere lo Stretto di Hormuz, il canale strategico che connette il Golfo Persico all'Oceano Pacifico e attraverso il quale passa circa il 35% del petrolio mondiale portato dal mare, rappresenta un caposaldo della strategia degli Usa.

Recentemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso nel conflitto tra la Cina ed i suoi vicini nel sudest asiatico è stata la questione del controllo del gregge al largo e delle riserve di gas nel mare della Cina del Sud. Nonostante la perdita di vite umane nel corso dei conseguenti scontri navali sia ancora da valutare, esiste la forte probabilità di un'escalation militare. Una situazione simile è venuta a crearsi anche nel mare della Cina dell'Est, dove Cina e Giappone si contendono il controllo di riserve sottomarine dello stesso valore. Contemporaneamente nel Sud dell'Oceano Atlantico l'Argentina e La Gran Bretagna stanno ancora litigando per le Falkland (chiamate Las Malvinas dagli argentini) perché intorno ad esse è stato trovato il petrolio.

È un'idea condivisa quella secondo cui conflitti generati dalla questione delle risorse come quelli finora descritti andranno ad aumentare nei prossimi anni mano mano che la domanda crescerà, le scorte diminuiranno e la maggior parte degli avanzi si troverà nelle aree contese. In uno studio del 2012 intitolato “Risorse future”, lo stimato gruppo di esperti inglese Chatham House ha espresso un particolare interesse nei confronti delle possibili guerre causate dall'acqua, specie in aree come il bacino del Nilo e del Giordano dove diversi popoli e nazioni devono condividere il fiume per soddisfare le proprie necessità e pochi possiedono i mezzi per sviluppare delle alternative. “In questo scenario di crisi e di competizione, la questione del diritto all'acqua, dei prezzi e dell'inquinamento sta diventando urgente”, sottolinea il rapporto. “In aree con scarsa capacità di governare le risorse condivise, di equilibrare le domande in competizione e di mobilitare nuovi investimenti, le tensioni causate dal problema dell'acqua potrebbero sfociare in conflitti ancora più aperti”.

Un mondo verso lo shock delle risorse

Tensioni di questo genere sono destinate ad aumentare da sé perché in moltissime aree le scorte di beni di prima necessità non potranno stare al passo con la domanda. Tuttavia, a quanto pare, esse non faranno tutto da sole. In questo pianeta un secondo fattore ha fatto irruzione nell'equazione in maniera significativa. Si tratta dell'incombente realtà del cambiamento climatico, che rende tutto ancor più terrificante.

In genere, quando pensiamo all'impatto del cambiamento climatico, pensiamo prima di tutto all'ambiente – lo scioglimento della calotta polare artica o dello scudo di ghiaccio della Groenlandia , l'innalzamento dei livelli globali del mare, l'intensificarsi delle tempeste, l'espansione dei deserti, il fatto che alcune specie (come l'orso polare) siano in pericolo o addirittura a rischio di estinzione. Tuttavia un numero sempre maggiore di esperti sta realizzando che le più gravi conseguenze del cambiamento climatico si avvertiranno nel momento in cui gli habitat su cui si fa affidamento per quanto riguarda la produzione del cibo, lo svolgimento delle attività industriali o semplicemente la possibilità di vivere verranno danneggiati se non completamente distrutti. Fondamentalmente il cambiamento climatico ci getterà nel caos totale limitando la nostra possibilità di accesso alle risorse primarie come il cibo, l'acqua, la terra e l'energia. Ciò sarà distruttivo per la vita umana, anche perché farà aumentare il pericolo che insorgano conflitti di ogni genere.

Dei futuri effetti del cambiamento climatico sappiamo abbastanza da poter pronosticare quanto segue:

⁃ l'innalzamento del livello del mare causerà, nella prossima metà secolo, la scomparsa di molte aree costiere, distruggendo grandi centri, infrastrutture fondamentali (incluse strade, ferrovie, porti, aeroporti, oleodotti, raffinerie e centrali elettriche) ed importanti terreni agricoli.

⁃ La diminuzione delle precipitazioni ed i periodi di siccità prolungata trasformeranno quelli che una volta erano lussureggianti terreni coltivabili in un paesaggi simili al profondo sud, portando ad un calo nella produzione del cibo e trasformando milioni di persone in “rifugiati climatici”.

⁃ Bufere più forti ed intense ondate di calore stermineranno i raccolti, scateneranno dei roghi nelle foreste e distruggeranno le infrastrutture fondamentali.

Nessuno è in grado di prevedere quanto cibo, terra, acqua ed energia (ed altri effetti del cambiamento climatico che sono ancor più difficili da pronosticare o addirittura da immaginare) andranno perduti in questo disastro, ma l'effetto globale sarà senza alcun dubbio sconvolgente. In “Risorse Future” Chatham House mette in guardia sulla minaccia che la diminuzione delle precipitazioni rappresenta per l'agricoltura che sfrutta l'acqua piovana. “Entro il 2020”, dice il report, “in alcune aree i raccolti provenienti dall'agricoltura sostenuta dalla pioggia potrebbero ridursi del 50%”. I maggiori tassi di perdita sono previsti in Africa, dove si fa molto affidamento sulle precipitazioni, ma anche in Cina, India, Pakistan ed Asia Centrale.

Le ondate di calore, la siccità ed altri effetti del cambiamento climatico avranno conseguenze anche sul flusso di fiumi importantissimi, che riducendosi porterà alla diminuzione dell'acqua necessaria all'irrigazione, alle centrali idroelettriche ed ai reattori nucleari (a cui servono enormi quantità di acqua in fase di raffreddamento). Anche lo scioglimento dei ghiacciai, specie nelle Ande in America Latina e sull'Himalaya nel sud dell'Asia, priverà città e comunità di scorte d'acqua indispensabili. Il pronosticato aumento della frequenza di tifoni ed uragani rappresenta una minaccia sempre più grave per le piattaforme di trivellazione in mare aperto, per le raffinerie costiere, per le linee dell'alta tensione e per altri componenti del sistema energetico globale.

Lo scioglimento della calotta artica lascerà aperta la via alle ricerche di gas e petrolio, ma l'aumento degli iceberg renderà pericoloso ed eccessivamente costoso ogni sforzo per sfruttare le risorse di questa regione. Le stagioni di crescita al nord, specie nelle province settentrionali della Siberia e del Canada, potrebbero compensare almeno in parte l'essiccazione dei terreni coltivabili al sud. La migrazione del sistema agricolo globale (e quindi dei contadini di tutto il mondo) da terreni abbandonati negli Usa, in Messico, in Brasile, India, Cina, Argentina e Australia verso il nord, tuttavia, è una prospettiva inquietante.

È assodato che il cambiamento climatico, specie se combinato con una crescente penuria di riserve, si tradurrà in una riduzione significativa delle risorse vitali del pianeta e porterà all'intensificazione delle pressioni che in passato hanno portato a conflitti, persino in circostanze migliori. Così, secondo l'analisi di Chatham House, il cambiamento climatico va approcciato come “una minaccia multipla... un fattore chiave che va ad esacerbare la già esistente fragilità delle risorse” in stati inclini ad un certo tipo di disordini.

Come altri esperti in materia, gli analisti di Chatham House sostengono che i cambiamenti climatici porteranno ad un impoverimento dei raccolti in molte aree, facendo impennare i prezzi a livello globale e scatenando dei disordini tra coloro che già sono al limite della sopravvivenza. “L'aumentata frequenza e gravità di eventi meteorologici estremi, come ad esempio le fasi di siccità, le ondate di calore e le alluvioni avranno come conseguenza degli shock sempre più violenti sui raccolti locali in tutto il mondo...questi shock colpiranno i prezzi a livello globale ogni volta che i centri chiave della produzione agricola verranno scossi, amplificando ulteriormente l'instabilità del costo mondiale del cibo”. E questo, a sua volta, renderà più probabile l'insorgere di disordini civili.

Quando ad esempio nel 2010 una devastante ondata di calore decimò il raccolto della Russia, il prezzo globale del grano (e quindi dell'alimento base della vita, il pane) subì un'inesorabile impennata, raggiungendo livelli particolarmente alti in Nord Africa e nel Medio Oriente. Vista la mancata volontà o possibilità da parte dei governi locali di aiutare le popolazioni disperate, la rabbia scaturita dal non potersi nemmeno permettere il cibo si riversò con forza contro i regimi autocratici, per sfociare poi nell'esplosione massiva popolare nota come Primavera Araba.

Scoppi simili saranno sempre più probabili in futuro, dice Chatham House, se i trend del cambiamento climatico e dell'impoverirsi delle scorte continuano e si mischiano sino a formare una sola realtà nel nostro mondo. Una sola domanda dovrebbe ossessionarci: “Siamo sulla soglia di un nuovo ordine mondiale dominato dalle lotte per l'accesso alle poche risorse disponibili?”.

Per l'intelligence statunitense, che sembra essere molto influenzata dal rapporto, la risposta è stata netta. In marzo, per la prima volta, il direttore dell'Intelligence Nazionale James R. Clapper ha citato “la competizione e la povertà che coinvolgono le risorse naturali” come minacce alla sicurezza nazionale, al pari del terrorismo globale, della guerra elettronica e della proliferazione nucleare.

“Molti paesi importanti per gli Stati Uniti sono vulnerabili ai turbamenti delle risorse naturali che portano al degrado dello sviluppo economico, frustrano ogni tentativo di democrazia, innalzano il rischio di instabilità minacciose per i governi e aggravano le tensioni locali”, ha scritto Clapper nel suo discorso al Comitato Speciale per l'Intelligence al Senato. “Eventi meteorologici estremi (alluvioni, siccità, ondate di calore) perturberanno in maniera sempre più incisiva i mercati, accentuando la debolezza degli stati, costringendo le persone a migrare ed innescando disordini, disobbedienza civile e vandalismo”.

C'è un'espressione nuova inserita nei suoi commenti: “shock delle risorse”. Coglie qualcosa del mondo nel quale stiamo precipitando e, per essere il linguaggio di un'intelligence che, come il governo che serve, ha sempre minimizzato se non addirittura ignorato i pericoli del cambiamento climatico, è davvero molto impattante. Per la prima volta gli analisti del governo superiore potrebbero seriamente prendere in considerazione ciò che gli esperti dell'energia e gli scienziati vanno dicendo da tempo: uno sfruttamento smodato delle riserve naturali, combinato con l'avvento di alterazioni climatiche estreme, può sfociare nell'esplosione di caos e conflitti a livello globale. Stiamo andando dritti verso il mondo dello shock delle risorse.
Fonte tratta dal sito .

domenica 16 giugno 2013

L’alluminio è strettamente correlato al morbo di Alzheimer


AlluminioQuella che segue è la traduzione dello studio pubblicato nel National Center for Biotechnology Information che promuove la scienza e la salute fornendo accesso a informazioni biomediche e genomiche.
Alluminio e morbo di Alzheimer: dopo un secolo di polemiche, c’è un legame plausibile?
Dr. Tomljenovic L., Neural Dynamics Research Group, Department of Ophthalmology and Visual Sciences, University of British Columbia, Vancouver, BC, Canada. lucijat77@gmail.com
Il cervello è un organo altamente compartimentalizzato eccezionalmente suscettibile di accumulo di errori metabolici. Il morbo di Alzheimer è la malattia neurodegenerativa più diffusa degli anziani ed è caratterizzata da specificità regionale delle aberrazioni neurali associate con le funzioni cognitive superiori.
L’alluminio è il più abbondante metallo neurotossico sulla terra, ampiamente biodisponibile per gli esseri umani e più volte dimostrato di accumularsi nei punti focali neuronali soggetti al morbo di Alzheimer.
Nonostante questo, il ruolo dell’alluminio nel morbo di Alzheimer è stato fortemente disputato sulla base delle seguenti rivendicazioni:
1) L’alluminio biodisponibile non può entrare nel cervello in quantità sufficiente per causare danni,
2) L’alluminio in eccesso viene efficacemente eliminato dal corpo, e
3) L’accumulo di alluminio nei neuroni è una conseguenza più che una causa della perdita neuronale.
La ricerca, tuttavia, rivela che:
1) Piccole quantità di alluminio sono necessarie per produrre neurotossicità e questo criterio è soddisfatto attraverso l’assunzione di alluminio presente nella dieta quotidiana,
2) L’alluminio sfrutta diversi meccanismi di trasporto per attraversare attivamente le barriere cerebrali,
3) L’assunzione ripetuta di piccole quantità di alluminio corso della vita favorisce l’accumulo selettivo nei tessuti cerebrali, e
4) Dal 1911, l’evidenza sperimentale ha più volte dimostrato che l’intossicazione cronica da alluminio riproduce le caratteristiche neuropatologiche del morbo di Alzheimer. Fraintendimenti riguardo biodisponibilità dell’alluminio può aver fuorviato gli scienziati riguardo il ruolo dell’alluminio nella patogenesi del morbo di Alzheimer.
L’ipotesi che l’alluminio contribuisce in modo significativo al morbo di Alzheimer si basa su un’evidenza sperimentale molto solida e non deve essere respinta. Misure immediate devono essere prese per ridurre l’esposizione umana all’allumino, che può essere il fattore più aggravante ed evitabile del morbo di Alzheimer.
Testo originale della ricerca: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21157018

Traduzione di Dioni per Dionidream.com
AlluminioUna prova, anzi una conferma che il fenomeno è molto più grave di quello che si pensi viene dallo studio condotto dal Substance Abuse e Mental Health Services Administration che ha dimostrato che 50 milioni di cittadini americani hanno sofferto di problemi mentali nel 2010. Una cifra sconvolgente.
Ci vogliono decenni affinché il deterioramento del cervello e la demenza causino danni gravi e visibili. Alla fine, comunque, la demenza è fatale. “Alzheimer” è ora usato in modo errato come termine raggruppa-tutto per tutti i tipi di demenza. Nel 2010 la prima pagina del New York Times titolava:”Maggiore Demenza in giro per casa, in cui viene affermato che circa la metà delle persone oltre 85 anni ne sono affette.
Effetti:
Causa anoressia, atassia, coliche, demenza, dispnea, esofagiti, gastroenteriti, epatopatie, nefriti, mialgie, psicosi e stanchezza.
Provoca soprattutto danni a livello cerebrale interferendo anche con alcuni neurotrasmettitori: si può avere cefalea e disturbi della memoria ed è una causa del morbo di Alzheimer.
Il sintomo principale di avvelenamento da alluminio, è la perdita della funzione intellettuale, smemoratezza, mancanza di concentrazione, e in casi estremi, la demenza conclamata. È anche noto per provocare rammollimento osseo e perdita di massa ossea, danneggiamento del rene e altri danni ai tessuti molli, in dosi elevate può causare arresto cardiaco.
Principali fonti di inquinamento:
L’alluminio, largamente utilizzato come materiale per gli utensili da cucina (caffettiere, teglie), confezionamento dei cibi, dalla raschiatura delle pentole, dalle fabbricazione di lattine e altri contenitori a base di alluminio, e tramite anche i farmaci antiacidi di uso comune. L’effetto principale di una quantità eccessiva di alluminio nei tessuti biologici è la comparsa di disturbi neurologici, che nei casi più gravi degenerano nel morbo di Alzheimer, questo perché l’alluminio si deposita prevalentemente nel cervello.
Si trova anche nell’acqua potabile; prodotti farmaceutici come il Maalox e gli antiacidi; cosmetici; lattine contenenti bibite e cibi; cibi cotti in tegami in alluminio; caffè preparato in caffettiere di alluminio; foglio di alluminio per la conservazione e cottura dei cibi; aspirina tamponata.
Questi sono solo alcuni degli additivi contenenti alluminio usati nei prodotti alimentari:
E173, E520, E521, E523 E541, E544, E545, E546, E554, E555 E556, E559.
L’alluminio è stato aggiunto ai vaccini circa negli anni 90 nella convinzione che possa spronare l’organismo a produrre anticorpi per combattere le malattie. Ma l’alluminio è tossico, e molti comuni vaccini [antipneumococcico, esavalente, antitetanica e antiHPV] contengono dosi elevate.
Queste megadosi possono avere un effetto devastante sul cervello, dice un esperto sanitario Dr. Russell Blaylock [neurochirurgo, autore e docente universitario], causando danni al cervello nei bambini e l’insorgenza del Morbo di Alzheimer negli adulti.
Inoltre il Dr. Blaylock afferma:
“L’alluminio è tossico. Un’avvincente ricerca ha dimostrato che l’alluminio è una neurotossina cumulativa, anche in piccole concentrazioni. Esso ha la tendenza a concentrarsi nell’ippocampo, una zona del cervello vitale per funzioni cruciali, tra cui apprendimento, memoria e comportamento.
Recenti ricerche hanno dimostrato che l’alluminio nei vaccini sta producendo gravi problemi nel cervello dei bambini in via di sviluppo. [...] Le prove sono schiaccianti, ma molti medici e funzionari le ignorano. Essi rifiutano di guardare le prove perché sono spaventati dalla potenza delle evidenze”.
Fonte tratta dal sito .

sabato 15 giugno 2013

A Fukushima la radioattività del mare si è innalzata di oltre 100 volte


FukushimaL'incidente di Fukushima ha innalzato i livelli di stronzio radioattivo al largo della costa Est del Giappone di oltre cento volte.
Sono questi i risultati di uno studio condotto dalla Universitat Autonoma de Barcelona sulla diffusione dello stronzio radioattivo nelle acque costiere occidentali e orientali del Giappone durante i tre mesi seguenti l'incidente nucleare di Fukushima, nel marzo 2011.
I campioni analizzati hanno mostrato l'impatto del rilascio diretto di materiale radioattivo nel Pacifico: in particolare, la quantità di stronzio-90 scaricato in mare durante quei tre mesi è stata fra i 90 e i 900 Tbq (terabecquerel), che ha innalzato i livelli di oltre cento volte.
Le maggiori concentrazioni sono state trovate nella parte Nord della corrente Kuroshio, che agisce come barriera contro la diffusione del materiale radioattivo alle latitudini più basse.
I campioni sono stati prelevati dalla superficie dell'acqua e da oltre 200 metri di profondità, in un'area compresa fra 30 e 600 chilometri al largo delle coste giapponesi, alla ricerca dei raioisotopi stronzio-90 e stronzio-89.
Fonte tratta dal sito .

venerdì 14 giugno 2013

La polizia ammette: a Boston erano state pianificate esercitazioni antiterrorismo


Di seguito traduco gli stralci più interessanti dell'articolo  Police response training planned, but bombs hit first (ovvero L'esercitazione di reazione della polizia è stata pianificata, ma le bombe sono scoppiate prima) scritto da Maria Cramer e pubblicato l'8 giugno 2013 sull'edizione on line del media statunitense Boston Globe e reperibile al link:

Tale articolo conferma i numerosi sospetti (vedi anche qui) sull'attendibilità della versione ufficiale: possibile che ogni volta che ci sia un attentato (11 settembre 2001, Londra, Boston ...)  puntualmente si scopre che forze dell'ordine stavano organizzando un'esercitazione antiterroristica nel medesimo luogo e in periodo di tempo molto prossimo ad esso o addirittura concomitante?  La statistica mostra che parlare di coincidenze è impossibile.

Per altro, sebbene le forze dell'ordine, dietro la pressione della gente insospettita, ha ammesso che l'esercitazione si sarebbe dovuta svolgere due mesi dopo l'effettivo attentato,  le informazioni rilasciate al Boston Globe confermano una precedente testimonianza oculare di chi ha visto cani anti-bomba e squadre speciali anti-bomba che eseguivano una perlustrazione durante la mattina della maratona di Boston. Siamo sicuri che l'esercitazione, prevista in un periodo successivo, non prevedesse anche qualche altra prova preliminare proprio per il giorno dell'attentato? 

Anche l'autrice dell'articolo non può fare a meno di notare quelle che chiama "inquietanti somiglianze" tra l'esercitazione e "l'investigazione della polizia che ha portato alla cattura dei sospetti attentatori della maratona di Boston".
Il logo della Craft recita: "A dispetto di quanto ti ha detto tua madre ... la violenza risolve i problemi"

Risulta davvero incredibile poi la notizia che il finto gruppo terroristico di estrema destra che doveva realizzare gli attentati nel corso dell'esercitazione avrebbero avuto come logo  un teschio di metallo col  cappello alla Uncle Sam [tipico copricapo a cilindro decorato a stelle e strisce] . Le coincidenze cominciano ad essere veramente troppe. Da tempo gli attivisti che denunciano la responsabilità governativa nell'attentato alla maratona di Boston hanno fatto notare come in quella circostanza siano stati fotografati uomini della sicurezza con cappellini con il logo di un teschio



Incredibilmente quel logo "inventato" dai pianificatori dell'esercitazione si è rivelato il logo della società di sicurezza priva internazionale Craft (per verificare basta andare sul sito dell'agenzia http://www.thecraft.com/   dove si trova pure una pagina dedicata al cappello http://www.511craft.com/All-Products/Accessories/Hats/Craft-Hat.html).








L'esercitazione di reazione della polizia è stata pianificata, ma le bombe sono scoppiate prima
Lo scenario era stato pianificato attentamente: un gruppo teroristico preparato per colpire un gran numero di persone intorno a Boston avrebbe lasciato zainetti ripieni di esplosii a Faneuil Hall, il Distretto del Porto Marittimo (Seaport District), ed in altre città, in modo da diffondere un'ondata di panico e di paura. Gli investigatori avrebbero dovuto trovare i colpevoli.

Mesi di scrupolosa pianificazione erano stati impiegati per preparare l'esercitazione denominata “Operazione Scudo Urbano” che mirava ad addestrare dozzine di investigatori nell'area di Boston per lavorare assieme per sventare una minaccia terroristica. Secondo una copia dei piani ottenuti dal Boston Globe all'ipotetico gruppo terroristico era stato dato pure un nome: Liberi Cittadini Americani (Free America Citizens) un gruppo di miliziani appartenente agli stessi Stati Uniti, il cui logo sarebbe un teschio metallico dall'espresisone furiosa e con indosso un cappellino alla Uncle Sam.
(...)
Ma due mesi prima della data prevista per lo svolgimento dell'esercitazione, la città fu colpita da un reale attacco terroristico  
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Agenti di una dozzina di agenzie si erano riuniti per mesi al fine di pianificare lo scenario. Si erano comportati un po' come dei produttori di film, recrutando studenti della Northeastern University e dell'Accademia di Polizia di Boston che facessero le parti dei terroristi e dei testimoni.

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La trama di base era questa: membri del gruppo Liberi Cittadini Americani volevano valutare la risposta della polizia alla minaccia di una bomba. Avrebbero disseminato finti ordigni quindi sarebbero rimasti nei paraggi per osservare e registrare l'attività degli artificieri e degli investigatori, in prospttiva di realizzare in seguito un attacco più serio.

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L'esercitazione pianificata presenta inquietanti somiglianze all'investigazione della polizia che ha portato alla cattura dei sospetti attentatori della maratona di Boston, Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, le cui immagini sono state catturate dalle telecamere e che sono stati catturati dopo un inseguimento in automobile ed una sparatoria con la polizia.

Nello scenario dell'esercitazione gli investigatori partecipanti all'Operazione Scudo Urbano avrebbero dovuto rintracciare i filmati degli attentatori ripresi dalle telecamere di sorveglianza stradale e dai cellulari dei “testimoni”.

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Nello scenario, i terroristi sarebbero sfuggiti alla polizia guidando automobili rubate raggiungendo alcune località fuori Boston, il che avrebbe costretto investigatori di differenti giurisdizioni a cooperare e condividere le informazioni ai fini dell'indagine.

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Fiandaca, il portavoce della polizia, ha rifiutato di dire quale potrebbe essere un nuovo scenario di esercitazione. 
Fonte tratta dal sito .