lunedì 30 giugno 2014

Wikileaks divulga la bozza del trattato TISA, che darà potere illimitato alle corporation


WikileaksL’organizzazione di Assange pubblica la bozza del trattato TISA, un accordo “riservato” tra 50 paesi che potrebbe cancellare il potere d’intervento dei governi e lasciare mano libera alle corporation. Anche su previdenza, evasione e finanza tossica
Un accordo segreto a livello internazionale che punta a smantellare il ruolo dei governi nella finanza e aprire la strada a politiche ultra-liberiste. È questo il contenuto delle nuove rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione creata da Julian Assange già responsabile nel 2010 del “leak” riguardante i documenti riservati dell’esercito Usa sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Il testo (parziale e provvisorio) dell’accordo è stato pubblicato giovedì sul sito dell’organizzazione di Assange e da alcuni giornali con cui collabora (in Italia l’Espresso).
La trattativa per il TISA, sigla che identifica il Trade in Services Agreement (Accordo di Commercio dei Servizi) coinvolgerebbe 50 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Tagliati fuori, invece, i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India e Cina.
Secondo Jane Kelsey, professoressa della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Auckland e autrice di un memorandum che Wikileaks pubblica a corredo della bozza, il TISA sarebbe in grado di determinare le politiche economiche dei maggiori Paesi a capitalismo avanzato evitando qualsiasi discussione in merito nei parlamenti degli Stati interessati. Già, perché le trattative a cui fa riferimento la bozza vengono definite “riservate” e lo stesso trattato è indicato come “classificato”. Di più: secondo quanto riportato in calce al documento, il TISA dovrebbe rimanere segreto per 5 anni anche dopo il raggiungimento dell’accordo tra i Paesi aderenti.
Il trattato ha contenuti simili al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e al GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), finiti al centro delle proteste a Seattle nel 1999 e al G8 di Genova del 2001. A differenza di questi, però, il TISA non è stato discusso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che prevede la pubblicità degli atti e una discussione più “trasparente”.
Qualcosa di simile a quello che dovrebbe accadere per il futuro Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), in agenda di Stati Uniti ed Europa nei prossimi mesi. Rispetto a questo, il TISA si muove su una sorta di “binario parallelo” (e segreto) che ne estende l’applicazione a un maggior numero di Paesi.
Il contenuto del testo pubblicato da Wikileaks riporta le proposte dei partecipanti alla trattativa, principalmente USA e UE, su tutti i punti che dovrebbero i temi oggetto del trattato. Nonostante divergano per qualche sfumatura, l’obiettivo dell’accordo è chiaro: eliminare tutte le leggi nazionali che sono considerate come “ostacoli” al commercio dei servizi in ambito finanziario. Un copione che ricalca i trattati approvati nel 2000 e che, secondo molti economisti e governi, hanno rappresentato la causa principale della recente crisi finanziaria globale.
L’analisi di Jane Kelsey mette in luce, in particolare, la volontà dei proponenti di eliminare alcune delle norme che sono state introdotte (o suggerite) in seguito alla crisi del 2008. Per esempio i limiti alle dimensioni degli istituti finanziari, imposti in alcuni Paesi per evitare il ripetersi di operazioni di salvataggio obbligate nei confronti di quei soggetti “troppo grandi per fallire”. Le proposte presentate nella bozza si occupano però anche di altre questioni, come la privatizzazione della previdenza e delle assicurazioni, l’eliminazione degli obblighi di divulgazione delle operazioni offshore nei paradisi fiscali, il divieto di imporre un sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari (come i derivati) o di regolamentare l’attività dei consulenti finanziari.
Gli accordi di questo tipo utilizzano un sistema sanzionatorio che segue canali “paralleli” alla giustizia ordinaria. Se un’azienda ritiene che lo Stato estero in cui opera vìola in qualche modo il trattato, può fare ricorso a un tribunale speciale che agisce come organo arbitrale, nel quale non sono previste udienze pubbliche.
Lo Stato condannato a questo punto ha due scelte: cancellare la legge in questione o risarcire l’azienda. Un sistema che già in passato ha giocato brutti scherzi alle amministrazioni di diversi Paesi. Nel 2011, per esempio, l’Australia si è vista chiedere un risarcimento miliardario da parte di Philip Morris. Il motivo? Il governo australiano aveva obbligato i produttori di tabacco a vendere le sigarette in pacchetti senza logo per ridurne il consumo.
Fonte tratta dal sito

giovedì 26 giugno 2014

Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata”


Nonostante le norme, il mais della Monsanto viene seminato e raccolto da un gruppo di agricoltori locali, capitanati da Giorgio Fidenato, provocando gravi danni a chi utilizza sementi tradizionali. Per questo il Coordinamento tutela biodiversità FVG ha organizzato per giovedì 26 giugno un presidio davanti alla Regione


Friuli-Venezia Giulia, proteste contro ogm: “La legge deve essere rispettata”
Gli organismi geneticamente modificati, in Friuli Venezia Giulia, hanno vita dura. Almeno sulla carta. Nella regione amministrata da Debora Serracchiani, infatti, di norme che vietano la coltivazione di mais MON810 ce ne sono addirittura due: oltre al Decreto interministerialeapprovato nel luglio 2013 dagli allora ministri del governo Letta De Girolamo, Orlando e Lorenzin, è stata varata una moratoria dalla Regione lo scorso 28 marzo. Le leggi ci sono, ma per il loro pieno rispetto la strada sembra essere ancora lunga. Per questo, e di fronte alla sempre più concreta prospettiva di un altro anno di raccolti ogm (con annessa possibile contaminazione dei campi vicini), il Coordinamento tutela biodiversità FVG ha organizzato per giovedì 26 giugno alle ore 9, in concomitanza con la seduta del consiglio regionale, un presidio davanti al palazzo della Regione. Con qualche sospetto nei confronti degli amministratori pubblici. “La nostra impressione – osserva Lino Roveredo del Coordinamento – è che, se da una parte si dichiarano contro gli ogm, dall’altra lasciano che si continuino a coltivare: in questo modo si possono così raccogliere dati e informazioni su questo tipo di coltura che altrimenti non potrebbero avere”.
L’ogm in questione, prodotto dalla multinazionale Monsanto (azienda finita più volte al centro di polemiche a causa della tossicità dei suoi prodotti), viene infatti seminato e raccolto senza troppi problemi da un gruppo di agricoltori locali, capitanati dall’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato. Questo tipo di coltivazione, oltre a sollevare questioni etiche non trascurabili, comporta un grave danno per chi utilizza sementi tradizionali. “Se io sono un agricoltore biologico e il campo vicino al mio viene coltivato con ogm, il mio campo viene contaminato e non potrò più vendere i miei prodotti come biologici”, osserva Roveredo. Un timore condiviso dall’assessore alle attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali Sergio Bolzonello. “In una regione come ilFriuli Venezia Giulia, per la frammentazione della proprietà, la convivenza fra coltivazioni ogm e coltivazioni naturali e biologiche risulta impraticabile”. Da qui la necessità della moratoria regionale, il cui obiettivo è “tutelare un modello di agricoltura basato su una pluralità di produzioni di alta qualità”. Ma se, almeno a parole, l’assessore e gli oppositori agli ogm sono d’accordo, le divergenze iniziano quando si analizzano i modi con cui fronteggiare la situazione di illegalità.
Come previsto dalla moratoria regionale, il Corpo Forestale dello Stato ha sanzionato Giorgio Fidenato, per un totale di 40 mila euro, dopo aver riscontrato la presenza di mais transgenico in alcuni suoi campi. L’iter da seguire, in questi casi, è chiaro: “Abbiamo inviato una nota informativa alle due Procure competenti (quelle di Udine e di Pordenone), e mercoledì 25 giugno sarà notificata a Fidenato l’ordinanza di rimozione delle piante ogm”, avevano fatto sapere dagli uffici dell’assessore. Tutto liscio, dunque? Non proprio: anche dinanzi a tale ordinanza, il soggetto può sempre rifiutarsi di eseguirla, e Fidenato sembra tutt’altro che intenzionato ad assecondare le richieste della Regione. Bisognerà quindi aspettare i (lunghi) tempi della giustizia. E nel frattempo? “Entro due settimane le piante andranno in fiore, i pollini verranno trasportati dal vento e dagli insetti e la contaminazione dei campi vicini sarà inevitabile. L’intervento, per evitare danni, dev’essere fatto prima che le piante fioriscano: le piantagioni ogm devono essere rimosse subito”, denuncia Roveredo.
Una soluzione non condivisa dallo staff dell’assessore. “Abbiamo fatto tutto quel che ci era consentito fare, non possiamo intervenire direttamente nei campi ogm per tagliare le piante di maisMON810, la legge non ce lo consente”. Che poi aggiunge: “Nel caso in cui Fidenato si opponga all’ordinanza, rimane aperta la questione se costruire delle barriere che impediscano la commistione tra agricoltura biologica e ogm”.
FONTE TRATTA DAL SITO .

mercoledì 25 giugno 2014

ITALIA: 20 MILIONI DI PERSONE MALATE DI CANCRO E BONIFICHE DI STATO TRUFFA




«50 anni fa si ammalava di tumore un italiano su 30, oggi si ammala un italiano su tre. E in futuro se ne ammalerà uno su due» aveva dichiarato due mesi fa a Milano, l’oncologo Umberto Veronesi. Infatti, i dati ufficiali parlano chiaro. Il Rapporto 2014 sui siti inquinati evidenzia un eccesso di mortalità e tumori, nonché estesi territori - compresi i centri urbani - inquinati oltre ogni limite di legge.
Si continua a registrare un eccesso di mortalità, ricoveri e casi di tumore nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), a rischio per l'inquinamento ambientale, mentre nei luoghi dove vi è stata lavorazione dell'amianto aumentano i casi tumorali di mesotelioma pleurico polmonare. Da Casale Monferrato a Taranto, da Gela a Broni, si conferma dunque alto il rischio per la salute dei cittadini. Il dato emerge dall'aggiornamento del Rapporto Sentieri sugli insediamenti a rischio da inquinamento, finanziato dal ministero della Salute e coordinato dall'Istituto superiore di sanità (ISS).
Tuttavia, i dati sono addirittura sottostimati, poiché non hanno preso in esame le vaste aree compromesse dagli occultamenti ecomafiosi, le attività belliche della Nato e delle forze armate United States of America sul territorio italiano.

I siti Sin analizzati, spiega il direttore del Dipartimento Ambiente-Prevenzione dell'Iss Loredana Musmeci, «sono stati 18 sul totale di 44, poiché si sono potuti prendere in considerazioni solo i siti per i quali sono disponibili i Registri tumori, ad oggi ancora non uniformemente presenti su tutto il territorio nazionale». Sono stati analizzati anche altri parametri come le schede di dimissioni ospedaliere e l'incidenza generale dei casi di tumore'. Emerge, avverte l’esperta, «un eccesso di morti, ricoveri e tumori in tutti i 18 Sin considerati, con un aumento dei tumori da amianto». Dati che evidenziano l'urgenza di azioni mirate poichè, afferma Musmeci, «c'è un rischio per la salute della popolazione». Per questo, rileva, «bisogna procedere quanto prima alle bonifiche ambientali in tutti i siti, anche se va precisato che l'eccesso nei casi di tumori può essere dovuto a più fattori e non solo a quello dell'inquinamento ambientale».
Il precedente Rapporto 2010 aveva documentato un eccesso di incidenza per cancro in tali aree pari al 9% negli uomini e al 7% nelle donne. Alcuni esempi: nel nuovo rapporto, per il tumore della tiroide in alcuni SIN sono stati rilevati incrementi per quanto riguarda sia l'incidenza (Brescia-Caffaro: + 70% per gli uomini, +56% per le donne; Laghi di Mantova: +74%, +55%; Milazzo: +24%, +40%; Sassuolo-Scandiano: +46%, +30%; Taranto: +58%, +20%) sia i ricoveri ospedalieri. Sempre grazie alle analisi dell'incidenza oncologica e dei ricoverati, inoltre, a Brescia-Caffaro sono stati osservati eccessi per quei tumori che la valutazione della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS (IARC) del 2013 associa certamente (melanoma) o probabilmente (tumore della mammella e per i linfomi non-Hodgkin) con i PCB (policlorobifenili), principali contaminanti nel sito. L'incidenza di melanoma, infatti, rivela un eccesso del 27% e del 19% rispettivamente tra gli uomini e le donne, mentre i ricoveri ospedalieri per la medesima malattia fanno registrare un eccesso del 52% nel sesso maschile e del 39% in quello femminile.
Ancora: eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano invece nei SIN siciliani di Biancavilla (CT) e Priolo (SR), ma anche nei SIN con aree portuali (Trieste, Taranto, Venezia) e con attività industriali a prevalente vocazione chimica (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste). Nel SIN di Porto Torres (SS), inoltre, si registrano eccessi di mortalità, incidenza oncologica e ricoveri per malattie respiratorie e tumore del polmone.
La presenza dei siti contaminati è rilevante e documentata in Europa e in Italia. Negli Stati membri della European Environment Agency(EEA) i siti da bonificare sono circa 250.000 e migliaia di questi siti sono localizzati in Italia e 57 di essi sono definiti di “interesse nazionale per le bonifiche” (SIN) sulla base dell’entità della contaminazione ambientale, del rischio sanitario e dell’allarme sociale (DM 471/1999). I 57 siti del “Programma nazionale di bonifica” comprendono aree industriali dismesse, aree industriali in corso di riconversione, aree industriali in attività, aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici e aree oggetto di smaltimento incontrollato di rifiuti anche pericolosi. In tali siti l’esposizione alle sostanze contaminanti può venire da esposizione professionale, emissioni industriali e solo in ultimo da suoli e falde contaminate.
In Italia l’impatto sulla salute dei siti inquinati è stato oggetto di indagini epidemiologiche di tipo geografico nelle aree a rischio del territorio nazionale e di singole Regioni, quale la Sardegna. In Italia, oltre a studi epidemiologici, è stata svolta una riflessione metodologica sul tema dello stato di salute delle popolazioni residenti nei siti inquinati (Rapporto Istisan 07/50).
In ogni caso, dopo oltre 20 anni i governi tricolore non hanno ancora proceduto a bonifiche, consentendo alle ecomafie istituzionali di proliferare e speculare. L'Italia così ha perso i mondiali ma ha conquistato il titolo europeo di inquinamento "legalizzato" e genberalizzato.
FONTE TRATTA DAL SITO .

domenica 22 giugno 2014

I dischi volanti e il reticolo elettromagnetico terrestre

Il Giornale Online


Nella casistica ufologica si trovano numerosi avvistamenti accompagnati da anomalie elettromagnetiche, motori di auto che si spengono, disturbi radio, bussole che impazziscono, ed anche anomalie gravitazionali: i giroscopi impazziscono. In casi di atterraggio di UFO o volo molto radente al suolo si sono riscontrati fenomeni come la disidratazione di microorganismi e la presenza di composti che solo una forte esposizione a microonde può produrre. Gli UFO compiono manovre di volo complesse, arresti improvvisi, possono stazionare in un punto ruotando su se stessi, possono ripartire con accelerazioni impossibili agli aeromobili convenzionali, possono compiere svolte ad angolo retto, scomparire e riapparire in un altro punto, di notte presentano una forte luminosità il cui colore è variabile, di giorno la loro superficie presenta riflessi metallici. Ma si hanno segnalazioni di differenti aspetti: anche la forma è varia, non solo dischi, ma cilindri, triangoli, forme a delta, a “V, sfere di piccole dimensioni.

Questi fatti non sono spiegabili attenendosi alla scienza insegnata nelle università. La quasi totalità degli esponenti del mondo scientifico nega addirittura la realtà dei fatti. La motivazione è che, non essendo questi fatti studiati da esponenti del mondo scientifico, il materiale esistente non è da ritenersi scientifico. Invece esistono alcuni ricercatori universitari che applicano rigorosamente il metodo scientifico agli studi ufologici, ma si tratta di iniziative individuali, mentre è accettato solo ciò che ha l'approvazione istituzionale ed è pubblicato sulle più accreditate riviste scientifiche. Essendo le riviste ufologiche e i convegni considerati non scientifici dal mondo accademico, tutto ciò che è presentato non é considerato degno della minima attenzione ed è lasciato ai commenti scherzosi dei giornalisti, che trattano l'argomento come folklore. Tutte le documentazioni ufologiche presentate fino ad oggi non sono servite a modificare questa situazione. Alla ricerca di qualcosa che possa essere utile per le ricerche ufologiche ho scoperto che nella storia della scienza vi sono molti elementi trascurati. Da ormai svariati anni mi sono impegnato per presentare ai colleghi ufologi ed al pubblico interessato i risultati delle mie ricerche nei convegni organizzati dall'USAC.

In particolare vado illustrando l’opera di Nikola Tesla, perché fra le sue invenzioni ve ne sono molte che possono aprire nuove prospettive alla ricerca ufologica. Ancora troppo pochi ne conoscono l'importanza, è opportuno ricordare che è Tesla l’inventore della corrente alternata. Con la distribuzione a corrente continua di Edison non si sarebbe mai potuta realizzare una distribuzione come quella a corrente alternata. Ma l’autore dell'invenzione alla base dello sviluppo industriale, quale ringraziamento, è stato cancellato dalla storia. Il progetto della prima centrale idroelettrica sulle cascate del Niagara porta la firma di Tesla. Mentre i finanziatori della Westinghouse facevano i conti degli enormi profitti ricavabili dalla distribuzione elettrica mediante fili, Tesla commetteva lo sbaglio di far sapere che era possibile farlo anche senza fili. Presidente dell'associazione degli ingegneri, invitato a tenere conferenze nelle più importanti università, amico dei più eminenti scienziati, sicuramente il più noto ed il più pagato, improvvisamente, pur essendo ancor vivo, finì nel dimenticatoio. Pur ritrovandosi da solo e con mezzi finanziari molto limitati Tesla scoprì che l’energia poteva essere ricevuta non solo senza fili, ma anche senza produrla, perché c’è già.

All'inizio di questo secolo Tesla, in una conferenza universitaria, disse che un filo teso da terra fino alla ionosfera può captare energia. Ottanta anni dopo un italiano, il Prof. Colombo, propone alla NASA l’esperimento del Tethered satellite, un satellite collegato allo "shuttle" con un cavo d’acciaio, che può essere srotolato per una lunghezza di dieci chilometri. Al primo tentativo il cavo si ingarbuglia, ma già fa misurare una corrente superiore al previsto, poi al secondo tentativo il cavo raggiunge una maggiore lunghezza, confermando che l'energia è di più di quella prevista, anche se non è mai stata raggiunta tutta la lunghezza possibile. Poi avete voi più saputo qualcosa? Tesla è autore di tantissime altre invenzioni, ma dal punto di vista teorico non ha rivelato che una minima parte di ciò che aveva capito. Due anni fa ho invitato a questo convegno Claudio Bianchini, studente d'ingegneria della gestione a Reggio Emilia. Claudio s'interessa come me di Tesla ed era inevitabile che in una città piccola come Reggio ci incontrassimo.Nel convegno di due anni fa giungemmo alla conclusione che per capire Tesla si sarebbe dovuto ripercorrerne il percorso scientifico dai primi esperimenti, realizzando degli apparecchi.

Alle parole sono seguiti i fatti. Così ho invitato Claudio ed il suo collega di studi Marco Scolari esponendoli al convegno dell'USAC. Ho chiesto a Claudio quale fra gli esperimenti di Tesla ha attirato la sua attenzione. Claudio ha spiegato che in un libro su Tesla era riportato che Faraday fece due esperimenti con quello che è divenuto noto come il disco di Faraday. Nel primo ben noto esperimento un disco di rame ruota rispetto ad un magnete fisso; fra il centro del disco e la periferia si stabilisce una corrente, ma poi vi fu un secondo esperimento, meno noto, in cui il disco di rame è solidale al magnete, perciò disco e magnete ruotano insieme, ma la corrente c’é ugualmente. La teoria attualmente accettata spiega il primo esperimento, ma fallisce per il secondo. Così perché la cosa era imbarazzante, piuttosto che ammetterla si è preferito eliminare dai libri il secondo esperimento. Claudio e Marco hanno pensato di proporre l’esperimento come rievocazione storica, ottenendo così il finanziamento dall’università per la costruzione del disco di Faraday. Poi Marco ha mostrato le foto della macchina e ha spiegato com'è stata costruita.

Rispetto alla macchina originale di Faraday il disco di rame è solidale a due magneti, posti sulle due facce del disco, allo scopo di potenziare l’effetto. Poi sono stati mostrati i risultati delle misurazioni elettriche: a 5600 giri è stata misurata una differenza di potenziale di centoventicinque millivolt, ma l’intensità della corrente era di settantasei ampere, (lo scrivo in lettere perché non si pensi ad un errore di stampa, sono settantasei!).La prova è stata fatta nel laboratorio universitario di compatibilità elettromagnetica presso l’istituto Leopoldo Nobili di Reggio Emilia, alla presenza del docente della facoltà d'ingegneria Prof. Ivan Montanari, del presidente Carlo Baldi della fondazione “Studium Regiense, che ha in parte finanziato il progetto, e dei giornalisti.Il risultato della tensione, per la teoria che è accettata oggi, è già una sorpresa, ma il dato sull'intensità della corrente è stato una sorpresa anche per gli stessi progettisti e costruttori, considerando che la macchina, per contenere i costi al minimo, è costruita con dei magneti in ferrite e il prelievo di corrente è ottenuto con comuni spazzole. Tesla, partendo proprio da questa base, ha sviluppato, in seguito, varianti del disco, per approdare poi a macchine il cui rendimento energetico è superiore all'energia spesa.

Ciò è chiamato rendimento sovraunitario o "free energy"”(energia gratuita), sia con macchine rotanti sia con apparecchiature statiche. Anche altri inventori hanno fatto simili realizzazioni, una delle più note è di Bruce DePalma , ex-docente presso il Mit (USA). Questa macchina è basata sul principio del disco di Faraday, ma sono impiegati magneti al neodimio ed il prelievo di corrente è a bagno nel mercurio, che consente di raggiungere diecimila giri senza i problemi di resistenza attrito ed usura delle spazzole. Il tutto costa molto di più ma il rendimento è enormemente maggiore, tanto da superare largamente il consumo del motore che mantiene in rotazione i magneti, quindi si può definire sovraunitario. Dopo questo Bruce De Palma ha lasciato gli Stati Uniti per stabilirsi in Nuova Zelanda, dove è morto nel 97. Anche la fusione fredda produce più energia di quanta occorra per innescare la reazione. Risultato? Grandissima opposizione del mondo scientifico, nonostante sia stata riprodotta in svariati istituti. Tesla, avendo inventato sia gli alternatori sia le bobine di induzione per l’alta tensione, si impegnò per produrre scariche sia in aria sia in tubi a vuoto, gettando le basi per lo sviluppo dei tubi termoionici. Dagli esperimenti risultò che l’energia emessa era superiore a quella immessa.

Considerando tutti i risultati ottenuti, Tesla ne concluse che lo spazio non è vuoto, ma contiene un’energia potenziale che può essere captata. Tesla fu il primo a trasmettere segnali radio a distanza, e non mancava di ricordarlo. Ciò non poteva piacere alla nota azienda Marconi, che gli fece causa. Tesla presentò i suoi brevetti regolarmente registrati negli Stati Uniti in data precedente a quelli di Marconi, perciò la Corte Suprema degli USA emise una sentenza che riconosceva a Tesla di essere stato il primo a trasmettere a distanza. Mi dispiace per i tifosi di Marconi, ma inoppugnabili prove documentali dimostrano questo al di là di ogni ragionevole dubbio. Il verbale del processo è stato pubblicato, ed il suo contenuto non solo è interessante dal punto di vista storico ma dal punto di vista scientifico, perché Tesla spiega alla Corte cose mai prima spiegate altrettanto chiaramente.

In particolare Tesla spiega che il suo sistema di trasmissione è stato male copiato, perché il suo consente di trasmettere senza attenuazione anche attraverso la stessa terra, mentre quello di Marconi no. A questo proposito spiega che la superficie terrestre e la ionosfera sono come le due armature di un grandissimo condensatore, e l'atmosfera terrestre funge da dielettrico. Il ricercatore americano Tom Bearden, per spiegare la modo di trasmissione senza attenuazione di Tesla, ha introdotto il concetto di "onda scalare". Sono stati fatti esperimenti che dimostrano l’esistenza di onde longitudinali, ed infine ricordo che esiste un brevetto di nome Rogers, impiegato dalla marina militare americana durante il secondo conflitto mondiale.

Si trattava di antenne interrate per trasmettere segnali a sommergibili in immersione. Con il sistema di Marconi non avrebbero mai potuto funzionare. Un altro elemento di grande interesse: Tesla, in una conferenza tenuta in un’università all’inizio di questo secolo, descrive la gravitazione terrestre come un flusso eterico che spinge dall’alto verso il basso. Passarono non meno di trenta anni prima che l'Ing. Marco Todeschini pubblicasse la sua Teoria delle apparenze, nella quale per la prima volta nel mondo moderno è esposta una teoria unificatrice delle leggi della dinamica, dell’elettromagnetismo e della gravitazione, dove meccanica atomica e celeste sono risolte con l’unico modello del flusso eterico rotorivoluente. La sperimentazione sul modello fluidodinamico lo condusse alla scoperta che anche la gravità funziona come il magnetismo, ovvero che, come esistono attrazione e repulsione magnetica, oltre alla attrazione gravitazionale esiste anche una repulsione gravitazionale. Due vortici di fluido che ruotano nello stesso verso si attirano, due vortici che ruotano in verso opposto uno rispetto all’altro si respingono.

Nel filmato di Las Lomas (Citta del Messico) si vede benissimo che il disco volante ruota su se stesso; visto da sotto pare ruotare in senso antiorario, ma osservandolo da sopra ruota in senso orario, la Terra invece ruota su se stessa in senso antiorario. E’ logico dedurne che il disco volante, ruotando in senso opposto a quello terrestre, produce un campo gravitazionale repulsivo rispetto a quello terrestre. Ma perché i vortici si formano? La risposta a questa domanda è nel volume “Superimposizione cosmica di Whilelhm Reich. L’universo è basato su una legge di bipolarità. I vortici si formano con l’incontro di due energie che si attirano vicendevolmente. Gli esperimenti di Reich sono molto interessanti, ma per trovare spiegazioni soddisfacenti sulla vera natura di queste energie occorre andare oltre. Le bobine di Tesla dimostrarono la proprietà di produrre variazioni gravitazionali e temporali, e da qui Tesla studiò sistemi di volo a levitazione antigravitazionale.

A proposito del discusso Esperimento Filadelfia, non è mai esistito nessuno che potesse competere con Tesla nel vedersi accreditata la paternità della tecnologia necessaria per un fenomeno come la sparizione di una nave, la sua breve apparizione a Norfolk (Virginia), poi la riapparizione a Filadelfia, un viaggio interdimensionale, proprio come fanno gli UFO. Furono proprio gli avvistamenti ripetuti di ispirare il Capitano Bruce Cathie, pilota neozelandese, che cominciò ad annotare le rotte seguite dagli UFO sulle mappe aeronautiche. Questo lo portò alla scoperta che gli UFO viaggiano lungo le linee di un reticolo, non visibile, non materiale, ma pure esistente, e viste le sue proprietà, può essere descritto come elettromagnetico. Non è visibile in condizioni normali, ma avete osservato i fulmini? La distanza più breve fra due punti è una linea retta; come mai i fulmini procedono a zig-zag? E’ semplice: percorrono non la via più breve, ma quella di minore resistenza elettrica, lungo i canali del reticolo elettromagnetico, esattamente come le scariche prodotte da Tesla con le sue bobine.

Le svolte degli UFO ad angolo retto avvengono nei punti di incrocio del reticolo. Questi punti di incrocio sono vortici elettromagnetici, si trovano in coincidenza di luoghi come, ad esempio, il "Triangolo delle Bermude". Ciò spiega la sparizione di aerei e navi attraverso il tunnel interdimensionale prodotto dai vortici in particolari momenti, esattamente come quando gli UFO scompaiono improvvisamente. Nei punti di incrocio troviamo la grande piramide di Cheope, Stonehenge, persino la zona di Long Island, Wardenclyff, dove Tesla costruì la sua Torre, poi abbattuta, ma ne rimangono le fondamenta e lo stabile adiacente, ora di proprietà della Agfa-Gevaert. C'è il progetto di stabilirvi un museo dedicato a Tesla. Attualmente l’unico museo si trova a Belgrado, ma può essere visitato mediante internet. Proprio a Long Island c’è la base radar di Montauk, e, come in moltissimi altri punti del reticolo elettromagnetico, si trovano basi militari americane o NATO. Anche nel porto di Filadelfia c’è un punto di incrocio, ed una linea del reticolo lo congiunge con Norfolk.

Le coincidenze sono troppe per pensare che siano tutte casuali. Bruce Cathie, calcolando le distanze angolari fra i punti del reticolo, ha creduto che esistono rapporti matematici con la velocità angolare della luce, ed ha potuto calcolare le variazioni della velocità della luce fra lo spazio libero e le adiacenze degli astri, dove la velocità della luce diminuisce, e ha trovato i valori del campo gravitazionale e le rispettive variazioni dall’equatore ai poli. Le basi dove sono avvenute esplosioni nucleari sono collocate ai punti di incrocio, e grazie ai suoi calcoli Cathie ha scoperto che le esplosioni non sono fatte a caso ma solo in determinati momenti, che è stato anche in grado di prevedere in anticipo, perché seguono una legge ben precisa. Anche il CERN di Ginevra si trova in un punto di incrocio. Tutto questo fa concludere che il reticolo elettromagnetico ha un ruolo fondamentale per gli esperimenti nucleari. Non potrebbe essere diversamente: il reticolo elettromagnetico è esteso a tutto l’universo ed è il mezzo di tutti i fenomeni ondulatori.

La formazione della materia avviene per effetto della decelerazione della luce, che stabilisce un campo gravitazionale, in modo da consentire la formazione della materia, che altro non è che fluido eterico rotorivoluente, un’onda stazionaria pulsante che forma sfere, dandoci così l'illusione di una natura corpuscolare. Cathie ha finalmente risolto la formula di Einstein, sostituendo ad M, cioè massa, il suo equivalente espresso in termini energetici. La pulsazione della materia è ciò che noi chiamiamo tempo. Tutto questo spiega come gli UFO, attraverso i punti di incrocio del reticolo possano cambiare dimensione e viaggiare a fantastiche velocità nello spazio e nel tempo, senza subire gli effetti della gravitazione e dell’inerzia, ed essere alimentati dalla infinita energia di cui è pervaso l’universo. Le evoluzioni degli UFO sembrano fatte apposta per dimostrare che si tratta di esseri intelligenti, che possono manovrare i loro mezzi come vogliono, facendo cose che noi non sappiamo fare.

Con questo sono conscio di non aver dimostrato alcunché, se non, grazie alla realizzazione di Claudio e Marco, che la scienza è ben lungi dall’aver scoperto tutto, dato che la teoria attuale fallisce di fronte ad un esperimento come quello presentato. Ho soltanto voluto indicare dei percorsi di ricerca per coloro che desiderino farsi un’opinione personale, e non vogliano dipendere dalle apparenti “verità” preconfezionate dalla scienza ufficiale, i cui esponenti sono convinti che basti applicare su ciò che gradiscono l'etichetta di "scientifico"” per screditarne i contenuti agli occhi della gente. Lo spazio concesso non consentiva un’esposizione dettagliata degli argomenti elencati, ma questo può interessare solo a pochi ricercatori. Lo scopo della mia esposizione era piuttosto quello di dare una visione generale di ciò che può servire agli ufologi, perché penso che per comprendere meglio il fenomeno UFO sia utile comprendere meglio la realtà che ci circonda e la nostra stessa natura.

Chi volesse mettere in contatto Carlo Morsiani, per informazioni bibliografiche e siti web, può scrivere all’indirizzo e-mail: -email-
Fonte tratta dal sito .

giovedì 19 giugno 2014

FRANCIA: VINCONO I FRALIBIENS. BATTERE LE MULTINAZIONALI E LE DELOCALIZZAZIONI SI PUO'

 
fralibiens

In Provenza la Unilever, che aveva delocalizzato in Polonia la produzione di tè Lipton e tisane con marchio Elephant, si è arresa alla resistenza operaia: pagherà milioni di euro alla nuova cooperativa dei lavoratori

Nella Fran­cia con­qui­stata dal Front Natio­nal è acca­duto qual­cosa di signi­fi­ca­tivo, non solo dal punto di vista sim­bo­lico ma per­sino mate­riale: dopo 1.336 giorni di lotta, Davide, vale a dire 76 lavo­ra­tori della Fra­lib di Gémé­nos, in Pro­venza, ha scon­fitto fra­go­ro­sa­mente Golia, cioè la mul­ti­na­zio­nale anglo-olandese dell’alimentazione Uni­le­ver. La big com­pany, che aveva deciso da un giorno all’altro di delo­ca­liz­zare la pro­du­zione del tè Lip­ton e delle tisane con il mar­chio Ele­phant in Polo­nia, ha dovuto infatti arren­dersi alla resi­stenza ope­raia: pagherà 19,1 milioni di euro per i danni cau­sati dallo stop all’azienda, men­tre i ter­reni e i mac­chi­nari, già bloc­cati dalla muni­ci­pa­lità di Mar­si­glia (un equi­va­lente delle nostre pro­vince, a guida socia­li­sta) al prezzo sim­bo­lico di un euro e valu­tati altri sette milioni, saranno tra­sfe­riti alla nuova coo­pe­ra­tiva, messa in piedi dai lavo­ra­tori. In totale fanno oltre 26 milioni di euro, ai quali andrà som­mato il soste­gno della mul­ti­na­zio­nale alla ven­dita dei pro­dotti della Fra­lib, almeno nella prima fase.


Una noti­zia a dir poco incon­sueta, di que­sti tempi in Europa. È figlia di una lotta ini­ziata nel 2011, quando la Uni­le­ver, pro­prie­ta­ria del mar­chio Lip­ton e di quello Ele­phant (brand molto cono­sciuto Oltralpe), aveva deciso di chiu­dere lo sta­bi­li­mento fran­cese e di tra­sfe­rirsi armi e baga­gli in Polo­nia. I dipen­denti ave­vano però occu­pato la fab­brica, impe­dendo che i mac­chi­nari fos­sero smon­tati e che i locali fos­sero ven­duti o, peg­gio, abban­do­nati. La lotta dell’«ele­fan­tino» aveva imme­dia­ta­mente tro­vato il soste­gno «mili­tante» dei lavo­ra­tori delle fab­bri­che dell’area indu­striale di Gémé­nos, un comune di sei­mila abi­tanti della Pro­venza. Si erano mobi­li­tati in cen­ti­naia, da ven­ti­cin­que aziende di set­tori diversi, otte­nendo l’appoggio del sin­da­cato Cgt, non­ché di asso­cia­zioni e movi­menti locali. Tutti insieme ave­vano par­te­ci­pato a scio­peri e pic­chetti, e ave­vano con­tri­buito anche a pre­si­diare lo sta­bi­li­mento durante l’occupazione. Anche la poli­tica era stata costretta a muo­versi: prima che diven­tasse Pre­si­dente della Repub­blica, Fran­cois Hol­lande era venuto alla Fra­lib a pro­met­tere che, in casi estremi, la fab­brica sarebbe stata requi­sita dallo Stato. La bat­ta­glia dell’elefantino (gli abbiamo dedi­cato una coper­tina di Alias) è pro­se­guita per tre anni e mezzo, tra minacce azien­dali, ten­ta­tivi di sgom­bero con con­trac­tors pri­vati adde­strati nelle guerre bal­ca­ni­che e allet­tanti offerte eco­no­mi­che indi­vi­duali per rom­pere il fronte della protesta.
 La resi­stenza della Fra­lib ha fatto il giro del mondo, al punto che, alla fine di gen­naio, nelle cam­pa­gne pro­ven­zali sono arri­vati lavo­ra­tori recu­pe­rati da tutta Europa per orga­niz­zare una rete fra loro. L’ultima arma nelle mani degli ope­rai è stata la cam­pa­gna di boi­cot­tag­gio dei pro­dotti della Uni­le­ver, che ha preso piede in men che non si dica. Pro­ba­bil­mente è stata quest’ultima a con­vin­cere la mul­ti­na­zio­nale che il danno d’immagine rischiava di essere più pesante della resa a Géménos.
 
«Tutti ci dice­vano che era­vamo pazzi a sca­gliarci con­tro dei miliar­dari, ma la nostra fol­lia alla fine ha pagato», ha com­men­tato un lavo­ra­tore. Già si pensa a come ripar­tire. Gli ope­rai hanno costi­tuito una coo­pe­ra­tiva che si chiama Thé et infu­ses e stretto accordi con pro­dut­tori locali di erbe bio­lo­gi­che. Non si use­ranno più aromi arti­fi­ciali e addi­tivi chi­mici con i quali l’azienda aveva sosti­tuito i pro­dotti locali natu­rali per rispar­miare sui costi e che alla Fra­lib con­ser­vano ancora in un capan­none, ma la pro­du­zione sarà di grande qua­lità: le tisane al tiglio, gli infusi alla lavanda pro­ven­zale, il mate. Gli ope­rai rica­pi­ta­liz­ze­ranno la società inve­stendo parte della liqui­da­zione, men­tre i soldi della Uni­le­ver ser­vi­ranno a finan­ziare la for­ma­zione dei lavo­ra­tori e una ricerca di mer­cato. La mul­ti­na­zio­nale aiu­terà anche la nuova società a muo­vere i primi passi sul mer­cato. È una vit­to­ria su tutta la linea, per l’elefantino imbiz­zar­rito della Pro­venza, in cui ognuno ha fatto la sua parte: la soli­da­rietà ope­raia innan­zi­tutto (estesa anche al di fuori della Fra­lib, come abbiamo visto), le orga­niz­za­zioni che hanno ade­rito alla cam­pa­gna di boi­cot­tag­gio (in pri­mis l’Associazione per l’autogestione che ha orga­niz­zato il mee­ting delle fab­bri­che recu­pe­rate), il sin­da­cato Cgt e il Front de Gau­che. Infine, le isti­tu­zioni: per costrin­gere la Uni­le­ver all’accordo sono dovuti scen­dere in campo Hol­lande e il mini­stro del Lavoro Arnauld Montebourg.
Rimane ancora aperta la que­stione del logo: i lavo­ra­tori Uni­le­ver vor­reb­bero che l’elefantino rima­nesse di loro pro­prietà, per­ché «mar­chio regio­nale tipico» e in quanto tale non delo­ca­liz­za­bile. Una fac­cenda di non poco conto, sia per la nuova impresa, che potrebbe appog­giarsi a un brand rico­no­sciuto, che dal punto di vista giu­ri­dico: se i giu­dici doves­sero ricon­se­gnare l’elefantino ai lavo­ra­tori la vit­to­ria sarebbe totale e cam­bie­rebbe lo sta­tuto giu­ri­dico della pro­prietà pri­vata nel con­ti­nente. Ma l’impressione è che su que­sto punto i lavo­ra­tori della Fra­lib siano stati costretti a cedere.
Ora i «fra­li­biens», come ven­gono defi­niti in Fran­cia, annun­ciano che a fine giu­gno a Gémé­nos ci sarà una grande festa per cele­brare l’inizio di una nuova sto­ria. Poi dedi­che­ranno una gior­nata alla pre­sen­ta­zione dei nuovi pro­dotti. Non più «da fab­brica in lotta», come reci­tava il logo prov­vi­so­rio che si erano inven­tati durante l’occupazione, ma sta­volta «da fab­brica recuperata».
Fonte tratta dal sito.

domenica 15 giugno 2014

AVVELENAMENTO GLOBALE A NORMA DI LEGGE La geingegneria clandestina e il clima artificiale.... altro che bufale.



Il tempo non esiste o se esiste, corre all'impazzata e non aspetta mai. La gente, oggi, ne ha meno che soldi, il che è tutto dire.

Oggi quindi, vorrei scrivere un breve articolo per gli ECO-ATTIVISTI che denunciano la GEOINGEGNERIA CLANDESTINA, così che possano LIQUIDARE VELOCEMENTE i dubbi che circolano riguardo a piani governativi, più o meno dichiarati, inerenti AL CONTROLLO DEL PANORAMA CLIMATICO ED IDRICO INTERNAZIONALE.

( Vedi BLUE GOLD e dintorni )

Questa volta sarò breve altrimenti che risparmio di tempo sarebbe !?

Istruzioni d'uso: Mostrare senza indugio il contenuto di questo articolo, sopratutto quando si ha fretta di zittire il solito troll sfigato o per gli amici che ancora tentennano ( a quelli che proprio non ce la fanno  dite loro che stavate solo scherzando ). Lato nostro, non abbiano più tempo per stare dietro alle prime elementari, non è colpa nostra se c'è chi fa tagli all'istruzione.. :)

Per quelli del primo corso: Ragazzi, le lezioni sono su Internet. infoArmatevi.. o chiedete.
Ecco questo è un testo prelevato direttamente dal sito del Senato Italiano, dove si parla chiaramente di controllo climatico.

Si tratta di qualche domandina fatta nel 2002:

"Atto n. 3-00452
  Pubblicato il 14 maggio 2002
  Seduta n. 170 BONATESTA, BONGIORNO, PACE. 
  Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio, delle politiche agricole e forestali e delle infrastrutture e dei trasporti."

dove si chiede:

Atto n. 3-00452
 "che tale Comitato, come detto in un comunicato del 3 maggio 2002, avvierà, tra l’altro, «un serio programma di attivazione della pioggia»; 
  1.            che esistono in Italia esperienze in materia di stimolazione artificiale della pioggia dovute alla Tecnagro (Associazione per le innovazioni tecnologiche, l’agricoltura e l’ambiente) con il suo «progetto pioggia» quasi ventennale. Questa tecnologia, della quale Israele è maestro, era stata importata in Italia nel 1985 ed era stata esplicitamente indicata nelle conclusioni di un’indagine conoscitiva del Senato della Repubblica sull’acqua; era stata il cuore del Convegno mondiale delle Nazioni Unite affidato alla Tecnagro e svoltosi a Paestum (Salerno) nel 1994; era chiaramente indicata nella fondamentale legge Galli (5 gennaio 1994, n. 36), realizzata in pratica con due centri fissi ed uno mobile della Tecnagro per la stimolazione della pioggia (Puglia, Sicilia e Sardegna) con piccoli aerei attrezzati e tecnici capaci;
                che questo è il primo ed unico sforzo organico e continuativo, che si è avvalso in pieno della collaborazione degli israeliani, avviato nel 1984 dalla Tecnagro la quale, impegnata a fondo nella ricerca di soluzioni alla problematica dell’acqua per l’agricoltura del Mezzogiorno, da allora ha studiato, sperimentato ed attuato in varie regioni meridionali il ricordato «progetto pioggia»;
                che si tratta in sostanza di un progetto volto a trasferire le tecnologie israeliane di stimolazione della pioggia nel Sud dell’Italia, adattandole e mettendole a punto in relazione alle situazioni del paese, nato per l’impulso iniziale della regione Puglia, esteso poi alla Sicilia, Sardegna e Basilicata, divenuto di interesse nazionale e pertanto cofinanziato dal Ministero;
                che il progetto è divenuto gradualmente una delle più importanti iniziative a livello mondiale e purtroppo si è bloccato in Italia a causa di azioni motivate da interessi particolari o da colpevole trascuratezza, togliendo al Paese la possibilità di avvalersi su vasta scala di quanto messo a punto e quindi di disporre di grandi quantità di precipitazioni in più nel Mezzogiorno;
                che l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) seguiva fin dall’inizio il progetto con grande interesse, perché era il primo caso (ad oggi l’unico) di applicazione organica della tecnologia israeliana – che l’OMM valutava essere la migliore – al di fuori dell’ambiente, in fondo limitato, di Israele;
                che l’anno 1995 costituiva però un vero «spartiacque» per il progetto pioggia italiano che veniva bloccato dai politici, togliendogli ogni possibilità di farlo diventare una normale attività operativa almeno nel Mezzogiorno d’Italia e quindi di fornire in questi anni qualche miliardo di metri cubi di pioggia in più;
                che la Tecnagro – a sue spese – continuava in Italia nell’attività di analisi e ricerche sui dati, nella manutenzione dei centri radar, nella sequenza ininterrotta di incontri e nell’organizzazione di convegni con appelli rivolti in particolare ai politici di turno a livello nazionale «con l’incredibile disinteresse», come denunciato in un volume di documentazione dal Presidente della Tecnagro Massimo Bartolelli, «del Ministero dell’ambiente e l’ostilità degli ultimi 4-5 Ministri dell’agricoltura»,"
La risposta la potete sentire ancora oggi ricadere nell'aria, se volete sentirla respirate a polmoni pieni.

Nell'interrogazione viene citata una legge, quindi queste modificazioni e conseguenti irrorazioni, sono addirittura a norma di legge ?
Legge passata al vaglio nel totale silenzio e senza che nessuno ne sapesse nulla.
Passata quando ?
Dove erano gli Italiani in quel momento ?
Distrazioni di massa ?
Menefreghismo ?
Inerzia ?
Ineffabile mistero.

Cosa faranno adesso, mentre molti sono lì, davanti alla TV a vedere la partita  
EURO VS POUND ?

 Meglio controllare che non firmino nulla al primo G.O.I. :)

Concludo mostrandovi la legge citata nell'interrogazione, che a mio avviso si giocheranno quando la cosa sarà davvero di dominio pubblico.
Legge Galli del 1994 - n. 36 ( Art. 2 punto 2 )
Scusate ma detto tra noi, TUTTI quelli che hanno SEMPRE NEGATO a spada tratta l'esistenza di pratiche legate all'irrorazione di sostanze chimiche e batteri, al fine di modificare il clima o stimolare precipitazioni e/o siccità, NON LO SAPEVANO ?

Ecco allora un consiglio a "Paolino il mago dei polli allo spiedo".. che gli credono
( detto anche P. Activixximo )

INFORMATI prima di spararle così grosse e come solo tu sai fare.

Ciao Paolino, mi raccomando, Meta-Flak sempre acceso e.... ci si vede sulla Luna !! :)

Siamo ala fine.. che dire ragazzi, IL CLIMA E' ARTIFICIALE DA DECENNI !!
Quando sono nato, pensavo di vivere su un pianeta, oggi siamo in uno studio cinematografico. 

LORO DIRIGONO il film ma gli ATTORI ( o i topi ) SIETE VOI !!

SVEGLIAAAAAAAAAAA !!

Veniamo ora agli ENTI GOVERNATIVI, SCIENTIFICI ED ISTITUZIONALI, più volte INTERROGATI, che han sempre fatto orecchio da mercante o addirittura NEGATO e SBEFFEGGIATO gli attivisti che, preoccupati, chiedevano informazioni riguardo a questi progetti di modificazioni dell'ecosistema mondiale e relativi rischi per la sicurezza e salute dell'intero ambiente in cui viviamo.

A loro questa volta, per andargli incontro, una sola domanda.

Con rispetto parlando, SIETE A CONOSCENZA DELLA PAROLA RITEGNO ?

Ciao a tutti,

Umberto Morazzoni
Fonte tratta dal sito .

venerdì 13 giugno 2014

Gli Usa sono pronti ad attaccare la Russia e la Cina con la convinzione che vinceranno


Guerra Usa contro la RussiaDovremmo leggere attentamente “La Letalità delle Armi Nucleari” di Steven Starr. Washington pensa che in una guerra nucleare ci possa essere chi vince e sta progettando un primo attacco alla Russia, o forse alla Cina, per evitare qualsiasi sfida alla sua egemonia sul mondo.
Il piano è molto avanzato ed è quasi pronto.
Basterebbe l'1% degli arsenali nucleari degli USA o della Russia per provocare una “piccola guerra nucleare” che porterebbe a un disfacimento catastrofico del clima globale e alla distruzione massiccia dello strato di ozono, con conseguenti danni, tanto gravi per l'agricoltura del mondo, che due miliardi di persone potrebbero morire di fame.
Come ho già scritto in precedenza, la dottrina strategica degli Stati Uniti è cambiata e il ruolo dei missili nucleari è stato portato da strumento di re-azione a arma offensiva, da usare al primo colpo. Sono stati piazzati dei missili anti-balistici (ABM) nelle basi americane in Polonia sulla frontiera della Russia, e altri missili verranno piazzati in altre basi. Una volta completato il lavoro la Russia sarà circondata da basi missilistiche americane.
I Missili anti-balistici, noti come “star wars”, sono armi progettate per intercettare e distruggere missili balistici intercontinentali. Secondo la nuova strategia di guerra di Washington, gli Stati Uniti dovrebbero colpire la Russia per primi, e qualunque sia la residua forza di rappresaglia che la Russia potrebbe ancora usare, non riuscirebbe comunque a raggiungere gli Stati Uniti: sarebbe bloccata dallo scudo degli ABM.
La ragione per cui Washington ha optato per un cambiamento della sua dottrina di guerra è la possibilità che anche i terroristi potrebbero avere un'arma nucleare con cui distruggere una città americana. Una spiegazione senza senso. I terroristi sono persone o gruppi di persone, non sono una nazione che dispone di un esercito minaccioso. Usare le armi nucleari contro i terroristi significa distruggere molto più dei terroristi stessi, sarebbe come inviare dei missili convenzionali per abbattere un singolo drone.
La ragione per cui Washington ha dotato di ABM la base in Polonia è proteggere l'Europa contro i missili balistici intercontinentali iraniani. Washington, come ogni altro governo europeo, sa bene che l'Iran non ha nessun ICBM e che l'Iran non ha mai detto di aver intenzione di attaccare l'Europa.
Nessun governo crede nelle ragioni di Washington. Qualsiasi governo si rende conto, invece, che le ragioni di Washington sono deboli tentativi di nascondere il fatto che si sta posizionando le sue basi per poter vincere una guerra nucleare.
Il governo russo è consapevole che questo cambio di strategia di guerra degli Stati Uniti e le basi ABM americane poste ai suoi confini siano orientate contro la Russia e questi sono segnali evidenti che Washington intende essere pronta per un primo attacco con armi nucleari contro la Russia.
Anche la Cina ha capito che Washington ha le stesse intenzioni contro la Cina. Come ho riferito qualche mese fa, in risposta alla minaccia di Washington, la Cina ha attirato l'attenzione del mondo sulla sua capacità di distruggere gli Stati Uniti, nel caso che Washington dovesse intraprendere un conflitto di questo genere.
Comunque, Washington crede di poter vincere una guerra nucleare con pochi o o senza danni per gli Stati Uniti. E’ questa convinzione che rende probabile una guerra nucleare.
Come Steven Starr dice con chiarezza, questa convinzione è basata sull'ignoranza. Una guerra nucleare non avrà nessun vincitore. Anche se le città degli Stati Uniti fossero salvate dallo scudo contro gli ABM, le radiazioni e gli effetti prodotti dall’inverno nucleare delle armi che hanno colpito la Russia o la Cina distruggerebbero gli Stati Uniti allo stesso modo.
I media, opportunamente concentrati in poche mani durante il corrotto regime di Clinton, sono complici perché stanno ignorando il problema. Anche i governi degli stati vassalli di Washington in Europa occidentale e orientale, del Canada, dell’Australia e del Giappone sono complici, perché accettano il piano di Washington e mettono a disposizione le basi militari per la sua attuazione. Un governo polacco demente, probabilmente, ha già firmato la condanna a morte per l'umanità.
Il Congresso degli Stati Uniti è complice, perché non è stata presentata nessuna audizione contro il progetto esecutivo per l'avvio di una guerra nucleare.
Washington ha creato una situazione pericolosa. Dato che Russia e Cina sono state chiaramente minacciate di un primo lancio nucleare, anche loro potrebbero decidere di colpire per prime. Perché Russia e Cina dovrebbero restare sedute ad attendere l'inevitabile, mentre l'avversario sta creando i presupposti per proteggersi, sviluppando il suo scudo ABM? Una volta che Washington ha terminato lo scudo, Russia e Cina sono certe che saranno attaccate, a meno che non si arrendano prima.
La relazione di 10 minuti di Russia Today, mette in chiaro che il piano segreto di Washington per colpire la Russia per prima, non è un segreto. La relazione chiarisce anche che Washington è pronta a eliminare qualsiasi leader europeo che non si allineerà con Washington. Una trascrizione del testo è su Global Research.
Molti lettori mi chiedono: “Cosa possiamo fare?” Questo è quello che si può fare.
Non ASCOLTARE il Ministero della Propaganda spegnendo Fox News , CNN , BBC , ABC , NBC , CBS , smettendo di leggere il New York Times, il Washington Post, il Los Angeles Times.
Basta uscire dal circuito dell’informazione dei media ufficiali. Non credere una parola di quello che dice il governo. Non votare. Rendersi conto che il male è concentrato a Washington. Nel 21° secolo Washington ha distrutto in tutto o in parte sette paesi. Ha ucciso milioni di persone, li ha mutilati, li ha fatti fuggire dalle loro case e Washington non ha mai dato segni di rimorso.
E nemmeno le chiese “cristiane”. Tutta la devastazione che Washington ha provocato nel mondo è raccontata come se fosse stato un grande successo. Ha vinto Washington.
Washington è determinata a vincere. Ma è lo stesso male, che Washington rappresenta, che sta portando il mondo verso la sua distruzione.
Fonte tratta dal sito .

giovedì 12 giugno 2014

I NUOVI "BARONI DELL’ACQUA": LE MEGA-BANCHE DI WALL STREET STANNO COMPRANDOSI L’ACQUA DEL MONDO

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Un’inquietante tendenza sta accelerando in tutto il mondo. I nuovi "baroni dell’acqua" – le banche di Wall Street e le élites  multimiliardarie – stanno comprando acqua in tutto il mondo, ad un ritmo senza precedenti.
Mega-banche e potenti società d’investimento, come ad esempio “Goldman Sachs”, “JP Morgan Chase”, “Citigroup”, “UBS”, “Deutsche Bank”, “Credit Suisse”, “Macquarie Bank”, “Barclays Bank”, “Blackstone Group”, “Allianz” e “HSBC”, stanno consolidando il loro controllo su questo settore.
Ricchi magnati come T. Boone Pickens, l'ex Presidente George H. Bush con la sua famiglia, Li Ka-shing (Hong Kong), Manuel V. Pangilinan (Filippine) ed altri ancora, stanno acquistando terreni posti su falde acquifere, laghi, diritti di sfruttamento dell'acqua, servizi idrici, società d’ingegneria idraulica ed aziende tecnologiche in tutto il mondo.


La seconda inquietante tendenza è che, mentre i nuovi “baroni” stanno comprando acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente muovendosi per limitare la capacità dei cittadini a diventare autosufficienti nell’approvvigionamento idrico (come dimostra il caso di Gary Harrington. Lo Stato dell’Oregon ha criminalizzato la raccolta di acqua piovana che egli aveva fatto in tre laghetti posti su un terreno di sua proprietà, giudicandolo colpevole di nove capi d’accusa, e condannandolo a 30 giorni di carcere).
Mettiamo questa condanna in prospettiva: il miliardario T. Boone Pickens, ad esempio, può possedere più diritti di sfruttamento (dell’acqua) rispetto a qualsiasi altra persona in America (compreso il diritto a drenare 65 miliardi di galloni dalla falda acquifera di Ogallala), ma il cittadino Gary Harrington non può raccogliere le acque piovane sui 170 acri del suo terreno privato!
E’ un Nuovo Ordine Mondiale veramente strano quello in cui i multimiliardari e le banche elitarie possono tranquillamente possedere falde acquifere e laghi, ma i cittadini comuni non possono nemmeno raccogliere l'acqua piovana nei propri cortili e nei propri terreni​​.
"L'acqua è il petrolio del 21° secolo", ha dichiarato Andrew Liveris, CEO della “Dow Chemical Company” (citato nella rivista The Economist, il 21 Agosto 2008).
Nel 2008, nell’articolo “Why Big Banks May Be Buying up Your Public Water System”, ho sostenuto di come sia i media mainstream che quelli alternativi abbiano la tendenza a concentrarsi, quando parlano di acqua, sulle singole aziende e sui super-investitori, ma non su chi controlla il settore attraverso l’acquisto dei diritti di sfruttamento e dei relativi servizi idrici.
Ma la storia nascosta è decisamente molto più complicata. La vera storia del settore idrico globale è veramente contorta, e coinvolge il “capitale globalizzato interconnesso".
Wall Street e le società d’investimento globali, le banche e le altre imprese private –  valicando i confini nazionali e collaborando fra di loro, ma anche con le banche e gli hedge-funds, con le aziende tecnologiche e con i colossi assicurativi, con i fondi-pensione (pubblici e regionali) e con i fondi-sovrani – si stanno muovendo con molta rapidità non solo per acquistare i diritti di sfruttamento e le tecnologie di trattamento delle acque, ma anche per privatizzare i servizi idrici e le infrastrutture pubbliche.
Ora, nel 2012, stiamo assistendo all’accelerazione di questo trend volto al consolidamento globale del settore, da parte delle banche elitarie e dei vari tycoons. In un documento di  “equity research” (divisione bancaria che si occupa dell’analisi dettagliata di una società o di un  settore, ndt) della “JP Morgan”, si afferma chiaramente che: “Wall Street appare ben consapevole delle opportunità d’investimento nelle infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, nel trattamento delle acque reflue e nelle tecnologie per la gestione della domanda".
Wall Street, in effetti, sta preparandosi ad impossessarsi (nel corso del prossimo decennio) delle riserve idriche globali. La “Goldman Sachs”, ad esempio, ha accumulato a partire dal 2006 più di 10 miliardi di Dollari per investirli nelle infrastrutture, comprese quelle per l’acqua.
Un articolo del “New York Times” del 2008 ha rilevato di come “Goldman Sachs”, “Morgan Stanley”, “Credit Suisse”, “Kohlberg Kravis Roberts” ed il “Carlyle Group”, abbiano "raccolto una cifra stimata in 250 miliardi di Dollari – gran parte della quale negli ultimi due anni – per finanziare numerosi progetti infrastrutturali negli Stati Uniti e nel mondo”.
Con il termine "acqua", intendo i diritti di sfruttamento (acque sotterranee, falde acquifere e fiumi), i terreni dotati di riserve d'acqua (ovvero laghi, stagni, sorgenti naturali o sotterranee), i progetti di desalinizzazione, le tecnologie per la depurazione ed il trattamento delle acque, l’irrigazione e le tecnologie per la perforazione dei pozzi, i servizi idrici ed igienico-sanitari di pubblica utilità, la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture idriche (condotti per il trasporto su grandi distanze e per la piccola distribuzione, impianti di depurazione per usi residenziali, commerciali, industriali e comunali), i servizi di ingegneria (progettazione e costruzione di impianti idrici), il settore della vendita al dettaglio (produzione e vendita di acqua in bottiglia, distributori automatici, trasporto di acqua in bottiglia e servizi di consegna, autobotti etc.).
AGGIORNAMENTO AL MIO ARTICOLO DEL 2008: LE MEGA-BANCHE CONSIDERANO L’ACQUA COME UN BENE CRITICO
Dal 2008, molte mega-banche e super-investitori hanno acquisito quote di mercato nel settore idrico, identificando l'acqua come un bene fondamentale, molto più “caldo” del petrolio.
GOLDMAN SACHS: L'ACQUA E' IL PROSSIMO PETROLIO
Nel 2008 la “Goldman Sachs”, nell’ambito della conferenza annuale sui “Top Five Risks”, ha definito l’acqua come "il petrolio del prossimo secolo", e gli investitori che sapranno cavalcare il boom delle infrastrutture ne trarranno dei guadagni enormi.
Secondo i relatori di questa conferenza, l'acqua è un settore che vale 425 miliardi di Dollari, ed una sua disastrosa carenza potrebbe costituire, per l’umanità del 21° secolo, una minaccia ancor più grave di quella alimentare ed energetica. La “Goldman Sachs” ha convocato numerose conferenze e ha anche pubblicato lunghe e penetranti analisi, oltre che sull’acqua, anche che su altri settori critici (cibo, energia).
La “Goldman Sachs” sta preparandosi a divorare aziende del servizio idrico, società d’ingegneria e risorse idriche in tutto il mondo. Dal 2006 è diventata uno dei più grandi gestori di fondi d’investimento attivi nelle infrastrutture, comprese quelle idriche, e ha raccolto un capitale pari a 10 miliardi di Dollari.
Nel Marzo del 2012 la “Goldman Sachs” ha posto sotto osservazione la “Veolia”, una “utility” del settore idrico inglese, stimandola 1,2 miliardi di Sterline. Nel successivo mese di Luglio ha acquistato con successo la “Veolia Water”, che serve 3,5 milioni di persone nel sud-est dell'Inghilterra.
In precedenza, nel Settembre del 2003, la “Goldman Sachs” aveva collaborato con una delle più grandi società al mondo di “private equity”, il “Blackstone Group”, ma anche con l’“Apollo Management”, per acquistare la “Ondeo Nalco” (azienda-leader nella fornitura di servizi, processi e sostanze chimiche volti al trattamento delle acque, con più di 10.000 dipendenti ed attività in 130 paesi) da una società francese del settore, la “Suez SA”, per 4,2 miliardi di Dollari.
Nell'Ottobre del 2007 la “Goldman Sachs” ha collaborato con la “Deutsche Bank” e con altri partners per tentare, senza successo, l’acquisto della “U.K.’s Southern Water”. Nel Novembre dello stesso anno ha cercato di acquistare, anche questa volta senza successo, la “utility” inglese “Kelda”.
La “Goldman Sachs” sta cercando di acquistare, comunque, altre aziende del settore. Nel Gennaio del 2008 ha guidato un team composto da vari fondi (tra i quali il “Liberty Harbor Master Fund” ed il “Pinnacle Fund”) con l’obiettivo di acquistare delle “obbligazioni convertibili” (per un controvalore di 50 milioni di Dollari) della “China Water and Drinks Inc.”, fornitrice di acqua purificata ad aziende come la “Coca-Cola” e la “Uni-President” (la più importante società di bevande di Taiwan).
La “China Water and Drinks” è anche la società-leader cinese nella produzione e nella distribuzione di acqua in bottiglia, che vende anche con etichette private (ad esempio la “Sands Casino” di Macao).
Da quando la Cina è diventata il paese asiatico con i più grossi problemi per le forniture d’acqua, ed al contempo quello dotato della più vasta classe media emergente, il settore cinese delle bottiglie d'acqua è stato quello che più è cresciuto nel mondo, e sta realizzando dei profitti enormi.
Inoltre, la drammatica scarsità d'acqua ed il grave inquinamento potrebbero alimentare, in questo paese, "una notevole domanda di acqua pulita, con la necessità di investimenti a lungo termine pari a 14,2 miliardi di Dollari" (Reuters, 28 Gennaio 2008).
La autorità locali di Reno, Nevada, sono state avvicinate dalla “Goldman Sachs”, che proponeva loro “un contratto di leasing a lungo termine degli assets idrici della città, che avrebbero potuto generare degli incassi notevoli alle tre TMWA [Truckee Meadows Water Authority]. Il programma prevedeva la locazione degli assets per 50 anni, con pagamento anticipato in contanti" (Reno News & Review, 28 Agosto 2008).
In sostanza, la “Goldman Sachs” voleva privatizzare l’acqua di Reno per 50 anni. Vista la diminuzione delle entrate fiscali di questa città, la proposta era finanziariamente attraente. Ma alla fine è stata respinta, per la forte opposizione e le proteste dell'opinione pubblica.
CITIGROUP: IL MERCATO DELL’ACQUA PRESTO ECLISSERA’ QUELLO DEL PETROLIO, DELL’AGRICOLTURA E DEI METALLI PREZIOSI
Nel 2011 il principale economista della “Citigroup”, Willem Buitler, ha sostenuto che il mercato dell'acqua diventerà più “caldo” di quello del petrolio: "L'acqua – intesa come asset class – diventerà, a mio avviso, la più importante commodity-fisica, e farà impallidire petrolio, rame, materie prime agricole e metalli preziosi".
Nella “Water Investment Conference” del 2012, la “Citigroup” ha identificato i 10 top-trends del settore idrico:
1 . Sistemi di desalinizzazione
2 . Tecnologie di riutilizzo dell'acqua
3 . Produzione di acqua/utilities relative all’acqua
4 . Membrane per la filtrazione
5 . Disinfestazione con i raggi ultravioletti (UV)
6 . Tecnologie per trattamento dei serbatoi d’acqua
7 . Desalinizzazione diretta attraverso l’osmosi
8 . Tecnologie e prodotti per migliorare i rendimenti
9 . Sistemi di trattamento nei punti d’utilizzo
10 . Competitori cinesi
Un'opportunità molto redditizia per il settore è, in particolare, quella della fratturazione idraulica (il fracking), perché genera una massiccia domanda d’acqua e di servizi idrici. Ogni pozzo di petrolio ben sviluppato richiede dai 3 ai 5 milioni di galloni d'acqua, e l'80% di quest’acqua non può essere riutilizzata, perché è da 3 a 10 volte più salata dell'acqua di mare.
Citigroup consiglia ai proprietari dei diritti per lo sfruttamento di vendere l’acqua a società di fracking, anziché agli agricoltori, perché le prime pagano fino a 3.000 Dollari per acro-piede (sistema di misura americano, si consulti Wikipedia, ndt), invece dei 50 Dollari pagati dagli agricoltori.
Il settore del trattamento dei serbatoi d’acqua, attualmente pari a 1,35 miliardi di Dollari l'anno, dovrebbe presto raggiungere i 30 - 50 miliardi. Il mercato dei sistemi di filtrazione è previsto superi quello delle attrezzature: il “Dow” stima che questo mercato andrà a superare i 5 miliardi di Dollari l'anno, invece del miliardo attuale.
La “Citigroup” sta raccogliendo fondi con notevole aggressività, per partecipare anche all’ondata di privatizzazioni nel settore delle infrastrutture: nel 2007 ha istituito una nuova unità denominata “Citi Infrastructure Investors”, divisione della “Citi Alternative Investments”.
Secondo la Reuters, “la Citigroup ha messo insieme alcuni fra i più grandi nomi nel settore delle infrastrutture, ed allo stesso tempo sta costruendo un fondo pari a 3 miliardi di Dollari, compresi 0,5 miliardi di capitale proprio. Questo fondo, secondo persone ben informate, sarà riservato a pochi investitori esterni, e verrà focalizzato sugli assets dei mercati sviluppati" (16 Maggio 2007).
Per il suo primo fondo infrastrutturale, la “Citigroup” ha raccolto inizialmente solo 3 miliardi di Dollari, ma ne sta cercando altri 5 per la fine di Aprile del 2008 (Bloomberg, 7 Aprile 2008).
Nel Novembre del 2007 la “Citigroup” ha collaborato con la “HSBC Bank”, la “Prudential” ed altri partners minori, nell’acquisto della “Kelda” (Yorkshire Water). A Dicembre del 2012, in partnership con la “John Hancock life Insurance Company” ed un operatore privato canadese, ha concluso con la città di Chicago un contratto di locazione per 99 anni del “Midway Airport”.
Addetti ai lavori hanno riferito che la “Citigroup” ha fatto un’offerta anche per la società statale “Letiste Praha”, che gestisce l'aeroporto di Praga nella Repubblica Ceca (Bloomberg, 7 Febbraio 2008).
Come ben illustrato dalle cinque offerte per l’acquisto di “utilities” del settore idrico fatte nel Regno Unito, nessuna banca d'investimento, o fondo di “private equity”, possiede singolarmente l'intera infrastruttura, ma partecipa in collaborazione con molti altri partners.
La “Citigroup” sta ora entrando nel mercato delle infrastrutture indiano, attraverso una partnership con il “Blackstone Group” e due società finanziarie private indiane. Nei prossimi 5 anni, l’India avrà bisogno di investimenti infrastrutturali per circa 320 miliardi di Dollari (The Financial Express, 16 Febbraio 2007).
UBS: LA CARENZA D’ACQUA E’ PER DEFINIZIONE LA CRISI DEL 21° SECOLO
Nel 2006 la “UBS Investment Research”, una divisione della svizzera “UBS AG”, la più grande banca europea per valore degli assets, ha titolato la sua relazione "Q-Series: Water" in questo modo: "Carenza d’acqua: per definizione la crisi del 21° secolo?" (10 Ottobre 2006). Nel 2007 la “UBS”, insieme alla “JP Morgan” e all’“Australia’s Challenger Fund”, ha acquistato l’inglese “Southern Water” per 4.2 miliardi.
CREDIT SUISSE: L’ACQUA E’ IL PRINCIPALE MEGA-TREND DEL NOSTRO TEMPO
Il “Credit Suisse” ha pubblicato la sua relazione sull’acqua nell’ambito del “Credit Suisse Water Index” (21 Gennaio 2008), e ha così esortato gli investitori: "Un modo per approfittare di questa tendenza è quello di investire in società orientate alla produzione di acqua, alla sua conservazione, alle infrastrutture per il suo trattamento, ed infine alla sua desalinizzazione. Il nostro Indice permette agli investitori di partecipare ai rendimenti delle aziende più interessanti ....".
La tendenza in questione, secondo il “Credit Suisse”, è così descritta: "l’esaurimento delle riserve di acqua dolce attribuibile all’inquinamento, alla scomparsa dei ghiacciai (la principale fonte di riserve d'acqua dolce) ed alla crescita della popolazione, rischia di far diventare l'acqua una risorsa decisamente scarsa”.
Il “Credit Suisse” riconosce l'acqua come "fondamentale mega-trend del nostro tempo", perché la crisi nell’approvvigionamento idrico potrebbe causare dei "gravi rischi sociali" nei prossimi 10 anni, considerando che due terzi della popolazione mondiale, entro il 2025, potrebbe trovarsi a vivere in condizioni di carenza d’acqua.
Per affrontarne la scarsità, ha identificato nella desalinizzazione e nel trattamento delle acque reflue le due tecnologie più importanti. Conseguentemente, tre settori dove poter fare dei buoni investimenti sono i seguenti:
§ Membrane per la desalinizzazione ed il trattamento delle acque reflue.
§ Infrastrutture idriche (resistenza alla corrosione, tubi, valvole e pompe).
§ Prodotti chimici per il trattamento dell'acqua.
Ha inoltre creato il “Credit Suisse Water Index”, con lo “equally-weighed index” (si consulti Wikipedia, ndt) basato su 30 fra i 128 titoli relativi alle riserve idriche globali. Inoltre, nel Giugno 2007 ha lanciato il "Credit Suisse PL100 World Water Trust", dotato di 112,9 milioni di Dollari.
Il “Credit Suisse”, nel Maggio del 2006, ha costituito una joint-venture con la “General Electric Infrastructure” dotandola di 1 miliardo di Dollari, da investire in assets infrastrutturali globali.
Ognuno dei due partners si è impegnato per 500 milioni di Dollari, da investire nella generazione e nella trasmissione di energia elettrica, nei gasdotti e nello stoccaggio del gas, nei servizi idrici, negli aeroporti (e nel controllo del traffico aereo), nei porti, nelle ferrovie e nelle strade a pedaggio di tutto il mondo.
Questa joint-venture ha stimato che, nei prossimi 5 anni, le opportunità del settore infrastrutturale, nei paesi sviluppati, ammonteranno a 500 miliardi di Dollari, mentre quelle nei paesi emergenti ammonteranno a 1.000 miliardi di Dollari (comunicato stampa del Credit Suisse, 31 Maggio 2006).
Nell'Ottobre del 2007 il “Credit Suisse” ha operato in partnership con il “Cleantech Group” (società di consulenza del Michigan) e con il “Consensus Business Group” (società di investimenti del miliardario inglese Vincent Tchenguiz) per investire a livello mondiale nel settore delle tecnologie pulite (cleantech). Queste tecnologie comprendono, ovviamente, anche quelle per l'acqua pulita.
Durante una conferenza sugli investimenti in Asia, il “Credit Suisse” ha sostenuto che "l'acqua è senz’altro un punto di riferimento nel settore delle materie prime strategiche globali. Analogamente al petrolio l'offerta è limitata, ma la domanda sta crescendo notevolmente e, a differenza del petrolio, non ci sono alternative" (4 Febbraio 2008).
Il “Credit Suisse” valuta che il mercato globale dell'acqua sia destinato a passare, negli Stati Uniti, dai 190 miliardi del 2005 ai 342 miliardi del 2010. Inoltre, vede opportunità di crescita ancora più significative in Cina.
JP MORGAN CHASE: COSTRUIRE WAR-CHESTS PER ACQUISTARE UTILITIES ED INFRASTRUTTURE PUBBLICHE IN TUTTO IL MONDO
Una delle più grandi banche del mondo, la “JPMorgan Chase”, ha trattato aggressivamente l’acquisto di infrastrutture idriche in tutto il mondo. Nel mese di Ottobre 2007 ha battuto i rivali della “Morgan Stanley” e della “Goldman Sachs” nell’acquisto della “Southern Water” (Società di servizi idrici del Regno Unito), avendo come partner la “UBS” e lo “Australia’s Challenger Fund”.
Quest’impero bancario (JPMorgan Chase) è controllato dalla famiglia Rockefeller. Il patriarca, David Rockefeller, è un membro del “Bilderberg Group”, del “Council on Foreign Relations” e della “Trilateral Commission”.
La “JPMorgan” considera il finanziamento delle infrastrutture come un fenomeno globale, ed è affiancata da altri investitori e da altri Istituti Bancari nel raccogliere capitali da investire nell'acqua e nelle infrastrutture. I suoi analisti stimano che il mercato delle infrastrutture nei mercati emergenti varrà circa 21.700 miliardi di Dollari nel prossimo decennio.
La “JPMorgan”, ad Ottobre del 2007, ha creato un fondo di 2 miliardi di Dollari per seguire i progetti infrastrutturali in India. E’ interessata al settore del “trasporto” (ovvero strade, ponti e ferrovie) e delle “utilities” (gas, elettricità ed acqua). Il Ministro delle Finanze indiano ha stimato che l'India avrà necessità, entro il 2012, di investimenti infrastrutturali per circa 500 miliardi di Dollari.
La “JPMorgan” è affiancata dalla “Citigroup”, dal “Blackstone Group”, dal “3i Group”  (seconda più grande società di “private equity” in Europa) e dalla “ICICI Bank” – seconda più grande banca indiana (International Herald Tribune, 31 Ottobre 2007).
La “JPMorgan Asset Management”, inoltre, ha istituito lo “Asian Infrastructure & Related Resources Opportunity Fund”, con una raccolta iniziale di 500 milioni di Dollari, che si concentrerà su Cina, India ed altri paesi del sud-est asiatico (“Private Equity Online, 11 Agosto 2008). Obiettivo del fondo è di raccogliere 1,5 miliardi di Dollari.
Da rilevare che la divisione “JPMorgan’s Global Equity Research” ha pubblicato un rapporto di 60 pagine intitolato "Watch Water: Una guida per valutare i rischi aziendali in un mondo assetato" (1 Aprile 2008).
Nel 2010, inoltre, la “JP Morgan Asset Management” e la “Water Asset Management” hanno fatto un’offerta pari a 275 milioni di Dollari per l’acquisto della “South West Water” (Gran Bretagna).
ALLIANZ GROUP: L’ACQUA E’ SOTTOVALUTATA E SOTTOPREZZATA
Fondato nel 1890, il l’“Allianz Group” (Germania), presente in 70 paesi, è uno dei principali fornitori di servizi globali nel settore assicurativo, bancario e del risparmio gestito. Nell'Aprile del 2008 l’”Allianz SE” ha lanciato lo “Allianz RCM Global Water Fund”, per investire in azioni di società idriche di tutto il mondo, enfatizzando l'apprezzamento a lungo termine del capitale investito.
Insieme alla “Dresdner Bank AG” ha lanciato nel 2007 il “Global EcoTrends” (Business Wire, 7 Febbraio 2007), sostenendo che "gli investimenti nel settore dell’acqua offrono delle importanti opportunità: l’aumento dei prezzi del petrolio oscura la nostra percezione di una carenza ancora più grave: l'acqua. L'economia globale dell'acqua ha necessità sia di investimenti multimiliardari che di un’importante modernizzazione. La “Dresdner Bank” vede in questo settore delle interessanti opportunità di guadagno per gli investitori, con un orizzonte d'investimento a lungo termine". (Francoforte, 14 Agosto 2008)
Esattamente come la “Goldman Sachs”, l’”Allianz” crede che l'acqua sia sotto-prezzata. Un co-gestore del “Water Fund” di Francoforte ha detto che: "la questione-chiave nel settore dell'acqua è che il suo vero valore non viene riconosciuto ... l'acqua tende ad essere sottovalutata in tutto il mondo, generando una carenza di investimenti ... forse è proprio questa una delle ragioni per cui ci sono così tanti luoghi con uno scarso approvvigionamento idrico. Con questo in mente, ha decisamente senso investire in società impegnate nel miglioramento della qualità delle acque e delle infrastrutture".
L’”Allianz” vede due investimenti-chiave nel settore idrico: (1) potenziamento delle vecchie infrastrutture nel mondo sviluppato e (2) nuova urbanizzazione ed industrializzazione nei paesi in via di sviluppo, come ad esempio la Cina e l’India.
BARCLAYS PLC: UN FONDO WATER-INDEX ED UN FONDO EXCHANGE-TRADED
La “Barclays PLC”, fondata a Londra nel 1690, è un importante fornitore globale di servizi finanziari. Opera attraverso le sue controllate “Barclays Bank PLC” e “Barclays Capital”.
La “Barclays Global Investors”, una divisione della “Barclays Bank”, gestisce un fondo exchange-traded (ETF) denominato “iShares S & P Global Water”. E’ quotato alla Borsa di Londra e può essere acquistato come una qualsiasi azione ordinaria attraverso un mediatore.
Lo “iShares S & P Global Water” offre "un’ampia selezione di azioni delle maggiori società idriche del mondo, comprese quelle del settore dei servizi e delle attrezzature". Il 31 Marzo 2007 questo fondo è stato valutato 33,8 milioni di Dollari.
La “Barclays Bank PLC”, nel Gennaio del 2008, ha lanciato anche un fondo climate-index (indicizzato all’andamento del clima, ndt), il “SAM Indexes GmbH”, e ha concesso in licenza il suo “Dow Jones Sustainability Index” alla “Barclays Capital”, perché lo commercializzasse in Germania ed in Svizzera. Anche molte altre banche hanno un fondo climate-index o sustenaibility-index.
Nell'Ottobre del 2007, inoltre, la “Barclays Capital” ha collaborato con la “Protected Distribution Limited” (PDL) per lanciare un nuovo Fondo d'investimento legato all’acqua (con rendimenti annui attesi per essere fra il 9 all’11%), chiamato “Protected Water Fund”.
Questo nuovo fondo, con sede legale nell'Isola di Man, richiede un investimento minimo di 10.000 Sterline, ed è strutturato come un investimento a 10 anni, con la “Barclays Bank” che fornisce il 100% di protezione del capitale fino alla sua scadenza (11 Ottobre 2017).
Il “Protected Water Fund” sarà investito in alcune fra le più grandi aziende idriche del mondo, mentre le decisioni d’investimento saranno prese sulla base di un indice creato dalla “Barclays Capital”, il “Barclays World Water Strategy”, che traccia le prestazioni di alcuni fra i più importanti titoli mondiali legati all’acqua (Investment Week e Reuters, 11 Ottobre 2007 – Business Week, 15 Ottobre 2007).
LA DEUTSCHE BANK INVESTE 2 MILIARDI DI EURO NELLE INFRASTRUTTURE EUROPEE: IL MEGA-TREND COSTITUITO DAGLI INVESTIMENTI NEL SETTORE DELL’ACQUA, DEL CLIMA, DELLE INFRASTRUTTURE E DELL’AGROALIMENTARE
La “Deutsche Bank” è uno dei principali investitori mondiali nel settore idrico. I suoi consulenti hanno identificato nell'acqua una parte importante delle strategie d’investimento sul clima. Nel rapporto "Global Warming: implicazioni per gli investitori", hanno individuato nelle quattro aree a seguire i settori principali su cui investire:
§ Distribuzione e gestione: (1) fornitura e riciclaggio, (2) distribuzione dell’acqua e fognature, (3) gestione delle risorse idriche ed ingegneria.
§ Depurazione delle acque: (1) depurazione delle acque reflue, (2) disinfezione, (3) desalinizzazione, (4) monitoraggio.
§ Efficienza (dal lato della domanda): (1) installazione iniziale, (2) riciclo delle acque grigie, (3) contatori.
§ Acqua e Nutrizione: (1) Irrigazione, (2) acqua in bottiglia.
Oltre a quello dell'acqua, due nuovi settori su cui investire sono costituiti  dall’agro-alimentare (pesticidi, sementi geneticamente modificate, concimi minerali, macchine agricole etc.) e dalle energie rinnovabili (solare, eolico, geotermico, biomasse, idroelettrico etc.).
La “Deutsche Bank” ha istituito un fondo di 2 miliardi di Euro, attivo negli assets infrastrutturali europei, attraverso il suo “Structured Capital Markets Group” (SCM), parte della divisione “Global Markets”.
La banca ha già parecchi "beni infrastrutturali estremamente interessanti", tra cui la “East Surrey Holdings”, proprietaria del “Sutton & East Surrey Water”, una “utility” inglese del settore idrico (comunicato stampa della Deutsche Bank, 22 Settembre 2006).
La “Deutsche Bank”, inoltre, ha incanalato 6 miliardi di Euro su fondi legati al cambiamento climatico, ovvero ad aziende che forniscono prodotti per il taglio dei gas-serra, o che aiutano le persone ad adattarsi ad un mondo più caldo, in settori che vanno dall'agricoltura alla generazione di elettricità, passando per il settore delle costruzioni (Reuters, 18 Ottobre 2007).
Oltre alla “SCM”, la “Deutsche Bank” possiede il Fondo “RREEF Infrastructure”, parte dello “RREEF Alternative Investments”, con sede a New York e sedi principali a Sydney, Singapore e Londra.
“RREEF Infrastructure” ha in gestione più di 6,7 miliardi di Euro di assets. Uno dei suoi principali obiettivi è costituito dalle “utilities”, comprese le reti elettriche, le operazioni di trattamento e distribuzione delle acque, ed infine le reti per la distribuzione di gas naturale.
Nell'Ottobre del 2007, la “RREEF” ha collaborato con “Goldman Sachs”, “GE “, “Prudential”, e “Babcok & Brown Ltd.” per presentare un'offerta, peraltro senza successo, per l’acquisto della britannica “Southern Water”. Ma non solo:
§ Facendo seguito al boom degli investimenti nelle infrastrutture europee, il fondo “RREEF” ha raccolto, dall’Agosto del 2007, 2 miliardi di Euro. Da rilevare che il mercato delle infrastrutture, in Europa, è valutato  tra i 4.000 e i 6.000 miliardi di Dollari (Dow Jones Financial News Online, 7 Agosto 2007).
§ Bulgaria – La “Deutsche Bank Bulgaria” sta progettando di partecipare a grandi progetti infrastrutturali pubblico-privato nel settore delle acque, comprese quelle reflue, per un importo fino a 1 miliardo di Euro (Sofia Echo Media, 26 Febbraio 2008).
§ Medio Oriente – Insieme alla “Ithmaar Bank B.S.C.” (una banca d'investimento di “private equity” del Bahrain), la “Deutsche Bank” ha investito 2 miliardi di Dollari nella “Shari'a-Compliant Infrastructure” e nel “Growth Capital Fund”, e prevede di indirizzare 630 miliardi di Dollari nelle infrastrutture regionali.
Questo caso, ancora una volta, è un esempio della natura complessa che ha assunto, oggi, la proprietà dei servizi idrici, con Istituzioni di vario tipo che attraversano i confini nazionali collaborando tra di loro nel detenere partecipazioni nel settore idrico. Con il suo imponente war-chest (cfr. Wikipedia, ndt) dedicato all'acqua, al cibo ed alle infrastrutture, la “Deutsche Bank” è destinata a diventare uno dei principali attori mondiali del settore idrico.
ANCHE ALTRE MEGA–BANCHE GUARDANO ALL’ACQUA COME AD UN INVESTIMENTO “CALDO”
La “Merrill Lynch” (prima di essere acquistata dalla “Bank of America”) ha pubblicato un rapporto dal titolo "La scarsità d'acqua: un problema più grande di quanto fosse stato ipotizzato" (6 Dicembre 2007). Questa banca ha sostenuto che la carenza idrica "non è limitata ai soli paesi con climi aridi".
La “Morgan Stanley”, nella sua pubblicazione "Emerging Markets Infrastructure: Just Getting Started" (Aprile 2008), raccomanda tre aree di opportunità negli investimenti sull’acqua: servizi idrici, operatori globali (come la “Veolia Environment”) ed aziende tecnologiche (produzione delle membrane e delle sostanze chimiche utilizzate nel trattamento delle acque).
FONDI COMUNI E HEDGE FUNDS SI UNISCONO PER INVESTIRE NEL SETTORE DELL’ACQUA
I fondi che investono nel settore dell’acqua sono in aumento, fra i più noti ci sono:
1. “Calvert Global Water Fund” (CFWAX) – 42 milioni di Dollari di assets a partire dal 2010, di cui il 30% nei servizi idrici, il 40% in società infrastrutturali ed il 30% in società tecnologiche.
2. “Allianz RCM Global Fund Water” (AWTAX) – Assets per 54 milioni di Dollari a partire dal 2010, la maggior parte dei quali relativi a servizi idrici.
3. “PFW Water Fund” (PFWAX) – Assets per 17 milioni di Dollari a partire dal 2010 (si entra con un investimento minimo di 2.500 Dollari), con l’80% investito in società legate all'acqua.
4. “Kinetics Water Infrastructure Advantaged Fund” (KWIAX) – Assets per 26 milioni di Dollari a partire dal 2010 (si entra con un investimento minimo di 2.500 Dollari).
A seguire un breve elenco di hedge-funds centrati sull’acqua:
§ Master Water Equity Fund — Summit Global AM (United States)
§ Water Partners Fund — Aqua Terra AM (United States)
§ The Water Fund — Terrapin AM (United States)
§ The Reservoir Fund — Water AM (United States)
§ The Oasis Fund — Perella Weinberg AM (United States)
§ Signina Water Fund — Signina Capital AG (Switzerland)
§ MFS Water Fund of Funds — MFS Aqua AM (Australia)
§ Triton Water Fund of Funds — FourWinds CM (United States)
§ Water Edge Fund of Funds — Parker Global Strategies LLC (United States)
Molte banche, oltre a quelle già citate, hanno lanciato dei fondi d’investimento centrati sull’acqua. Fra i più noti si possono includere lo “Pictet Water Fund”, il “SAM – Sustainable Water Fund”, il “Sarasin Sustainable Water Fund”, lo “Swisscanto Equity Water” ed il “Tareno Waterfund”.
Fra i tanti prodotti strutturati legati all’acqua, offerti dalle principali banche d’investimento, si possono citare lo “ABN Amro Water Index Certificate”, il “BKB Basket Water”, lo “ZKB Sustanaible Basket Water”, il “Wagelin Water Shares Certificate”, lo “UBS Water Strategy Certificate” ed il “Certificate on Vontobel Water Index”.
Ci sono anche parecchi water-indexes ed index-funds, come ad esempio quelli a seguire:
Credit Suisse Water Index
HSBC Water, Waste, and Pollution Control Index
Merrill Lynch China Water Index
S&P Global Water Index
First Trust ISE Water Index Fund (FIW)
A seguire un piccolo campione di altri fondi centrati sull’acqua (non esaustivo dell’attuale gamma di prodotti che sono a disposizione):
Allianz RCM Global EcoTrends Fund
Allianz RCM Global Water Fund
UBS Water Strategy Certificate – gestisce azioni di 25 società internazionali del settore
Summit Water Equity Fund
Maxxwater Global Water Fund
Claymore S&P Global Water ETF (CGW)
Barclays Global Investors’ iShares S&P Global Water
Barclays and PDL’s Protected Water Fund – basato sul Barclays World Water Strategy
Invesco’s PowerShares Water Resources Portfolio ETF (PHO)
Invesco’s PowerShares Global Water (PIO)
Pictet Asset Management’s Pictet Water Fund e Pictet Water Opportunities Fund
Canadian Imperial Bank of Commerce’s Water Growth Deposit Notes
Criterion Investments Limited’s Criterion Water Infrastructure Fund
Per giustificare la corsa delle banche d'investimento al controllo dell'acqua, si è spesso sentito dire che le "le utilities sono degli assets relativamente sicuri in tempi di crisi economica, perché più isolati rispetto alla crisi globale del credito, conseguenza della bolla dei mutui subprime statunitensi" (Reuters, 9 Ottobre 2007).
Un analista londinese della “HSBC Securities” ha dichiarato alla “Bloomberg News” che l'acqua è un buon investimento perché "si acquista un qualcosa a prova d’inflazione, senza particolari minacce per i guadagni. E' un investimento molto stabile, che può essere liquidato ogni volta che si vuole" (Bloomberg, 8 Ottobre 2007).
FONDI PENSIONE CHE INVESTONO NEL SETTORE DELL’ACQUA
Molti fondi-pensione sono entrati nel settore idrico perché lo considerano un settore relativamente sicuro. Il “British Telecom Pension Scheme”, ad esempio, ha acquistato nel 2012 una partecipazione nella “Thames Water”, mentre due fondi-pensione canadesi, “Caisse de dépôt et placement du Québec” e “Canada Pension Plan Investment Board”, hanno acquistato azioni rispettivamente della “England’s South East Water” e della “Anglian Water”,  come riferito dalla “Reuters”.
INVESTIMENTI DEI FONDI SOVRANI NEL SETTORE DELL’ACQUA
Nel Gennaio del 2012 la “China Investment Corporation” ha acquistato l’8,68% della “Thames Water”, la più grande “utility” inglese del settore idrico, che serve, tra le altre, parti della Greater London, della Thames Valley e del Surrey. Nel Novembre del 2012 anche un altro dei più grandi fondi-sovrani, lo ”Investment Authority Abu Dhabi”, ne ha acquistato il 9,9%.
Ma a “succhiare” acqua ci sono anche dei miliardari come George H. Bush e la sua famiglia, Li Ka- shing, alcuni magnati filippini ed altri ancora. Non solo le mega-banche, quindi, ma anche i tycoons investono pesantemente nell’acqua.
AGGIORNAMENTO SU HONG KONG
Nell'Estate del 2011 il multimiliardario di Hong Kong Li Ka-shing, proprietario del “Cheung Kong Infrastructure” (CKI), ha acquistato la “Northumbrian Water”, che serve 2,6 milioni di persone nel nord-est dell'Inghilterra, per 3,9 miliardi di Dollari (nello stesso anno il “CKI” ha venduto la “Cambridge Water”, per 74 milioni di Sterline, alla “HSBC”).
Non soddisfatto di controllare solo il settore idrico, nel 2010 il “CKI”, attraverso un consorzio, ha acquistato le reti elettriche della “EDF” (Électricité de France) nel Regno Unito per 5,8 miliardi di Sterine. Attualmente, Li Ka-shing sta collaborando anche con la “Samsung” nel settore del trattamento delle acque.
WARREN BUFFET ACQUISTA LA NALCO, UNA SOCIETA’ ATTIVA NEL SETTORE DELLA CHIMICA E DELLE TECNOLOGIE PER IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE
Attraverso la sua “Berkshire Hathaway”, Warren Buffet è il più grande investitore istituzionale della “Nalco Holding Co.”, una controllata della “Ecolab”. La “Nalco”, produttrice di sostanze chimiche per il trattamento delle acque e per le tecnologie di processo, è stata nominata “2012 Water Technology Company of the Year”.
La “Nalco” non produce solo membrane, ma anche il famigerato disperdente tossico “Corexit”, utilizzato per disperdere le macchie di petrolio all'indomani della sua fuoriuscita dai pozzi della “BP” nel Golfo del Messico (2010). Prima di essere venduta alla “Ecolab”, la società madre della “Nalco” era la “Blackstone”.
LA FAMIGLIA DELL’EX PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, GEORGE H. BUSH, HA ACQUISTATO IN SUD AMERICA 300.000 ACRI DI TERRENO POSTI SULLA PIU’ GRANDE FALDA ACQUIFERA DEL MONDO, L’ACUIFERO GUARANI'
Nel mio articolo del 2008 ho trascurato i grandi acquisti di terreni (298.840 acri, per l'esattezza) fatti dalla famiglia Bush nel 2005 e nel 2006. Nel 2006, durante un viaggio in Paraguay per conto dell’UNICEF, Jenna Bush (figlia dell'ex Presidente George W. Bush, e nipote dell'ex Presidente George H. Bush) ha riferito di aver acquistato 98.840 acri (1 acro = 4.046,87 m2) di terreno nel Chaco (Paraguay), nei pressi della triplice frontiera fra Bolivia, Brasile e Paraguay, che si sommano ai 200.000 acri acquistati da suo nonno, George H. Bush, nel 2005.
Le terre acquistate dalla famiglia Bush si trovano al di sopra della più grande falda acquifera non solo del Sud America, ma anche del mondo, l’Acuifero Guaranì, che si trova sotto Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. Questa falda sotterranea è più grande del Texas e della California messi insieme.
La rivista politica online “Counterpunch”, ha citato il pacifista argentino Adolfo Perez Esquivel, vincitore nel 1981 del Premio Nobel per la Pace: “ … egli ha avvertito che la vera guerra sarà combattuta non per il petrolio, ma per l'acqua, e ha ricordato che l’Acuifero Guaranì è una delle più grandi riserve idriche sotterranee del Sud America ...".
Secondo Wikipedia, questa falda copre 1,2 milioni di km2, con un volume d’acqua di circa 40.000 km3 ed uno spessore compreso tra 50 e 800 m, posta ad una profondità massima di circa 1.800 m.
Si tratta probabilmente della più grande falda acquifera sotterranea del mondo (anche se il volume complessivo delle singole falde che costituiscono il “Great Artesian Basin”, Australia, è molto più grande), con un tasso di ricarica pari a circa 166 km3/anno, derivato dalle precipitazioni. Questo vasto serbatoio sotterraneo potrebbe fornire acqua potabile a tutto il mondo per 200 anni.
IL TYCOON FILIPPINO MANUEL V. PANGILINAN, INSIEME AD ALTRI, HA ACQUISTATO ALCUNE PARTECIPAZIONI NEI SERVIZI IDRICI DEL VIETNAM
Nel mese di Ottobre del 2012 l’uomo d'affari filippino Manuel V. Pangilinan è andato in Vietnam per valutare delle opportunità d’investimento, in particolare nel settore delle strade a pedaggio e dei servizi idrici.
Il Signor Pangilinan ed altri miliardari filippini, come ad esempio i proprietari della “Ayala Corp.”, che a sua volta controlla la “Manila Water Co.”, hanno annunciato l’acquisto di una quota del 10% nella “Ho Chi Minh City Infrastructure Investment Joint Stock Co.” (società-leader nel settore delle infrastrutture), ed una quota del 49% nella “Kenh Dong Water Supply Joint Stock Co.” (società-leader nelle forniture d’acqua), entrambe con sede a Ho Chi Minh City.
L’ACCAPARRAMENTO DELL’ACQUA E’ INARRESTABILE
La febbre per la privatizzazione dell’acqua e delle infrastrutture è inarrestabile: molti governi, sia locali che statali, soffrono per la diminuzione delle entrate, e sono sotto tensione sia finanziaria che di bilancio.
Non possono più assumersi la responsabilità di mantenere e migliorare le proprie “utilities”. Di fronte alle offerte milionarie della “Goldman Sachs”, della “JPMorgan Chase”, della “Citigroup”, della “UBS” e delle altre banche d'élite, per l’acquisto delle loro “utilities”, le città e gli stati troveranno estremamente difficile rifiutare.
Le élites multinazionali e le banche di Wall Street si sono preparate per anni  in attesa di questo momento d'oro. Nel corso degli ultimi anni hanno accumulato imponenti war-chests per la privatizzazione dell'acqua, dei servizi comunali e delle “utilities” di tutto il mondo. Sarà estremamente difficile invertire questa tendenza.

Jo-Shing Yang è un ricercatore indipendente, autore di: “Ecological Planning, Design, & Engineering. Solving Global Water Crises: New Paradigms in Wastewater and Water Treatment. Small and On-Site Systems for Water Self-Sufficiency and Sustainability
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