martedì 12 aprile 2016

Continua l'iniziativa 'Contante Libero'


BanconoteSono ormai passati più di 3 anni dalla nascita dell’iniziativa Contante Libero.
Contante Libero, in questo periodo di tempo, ha avuto sicuramente il pregio ed il coraggio di aver squarciato qualche velo di ipocrisia ed aver ostacolato, attraverso la forza delle sue idee, gli interessi esclusivi di certe élites.
Contante Libero non si batte per sostenere: “per quanto concerne il cosiddetto denaro a corso legale (quell’unità monetaria, nel nostro caso l’Euro, che lo Stato, nell’ambito del suo territorio, considera come mezzo legale di pagamento e che cioè non può essere rifiutata per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie) utilizzate il contante e non le modalità di pagamento elettroniche”. Chi ha capito questo è fuori strada.
Contante Libero si batte, invece, per sostenere: “per quanto concerne il cosiddetto denaro a corso legale, utilizzate per i vostri scambi le modalità di pagamento che più desiderate, usate, se lo ritenete opportuno, anche sempre e solo gli strumenti elettronici di pagamento, ma le organizzazioni statali, che sono gli emittenti del denaro a corso legale, non si azzardino ad abolire il relativo contante o a rendere totalmente o quasi totalmente illegale il suo impiego (il che equivarrebbe ad una abolizione de facto del contante), perché il denaro non è di proprietà dell’istituzione emittente ma appartiene a chi legittimamente lo guadagna e se costui un giorno desidera sottrarre il proprio denaro a corso legale alla supervisione del sistema Stato-banche deve avere la possibilità in ogni caso di farlo”.
Supervisione del sistema Stato-banche, perché quando parliamo di denaro a corso legale l’organizzazione statale (o, nel caso dell’Euro, le organizzazioni statali) che lo emette, direttamente o per mezzo di una banca centrale, e le banche commerciali che lo gestiscono, fanno parte di un unico circuito monopolista in cui il primo elemento è la mente ed il secondo il braccio.
La sola maniera per sottrarre alla supervisione del sistema Stato-banche il proprio denaro a corso legale è rappresentato dalla possibilità di accumulare cifre in contanti e poi di poterle legalmente spendere. Diversamente, qualora il denaro a corso legale esistesse soltanto sotto forma di cifra elettronica o qualora fosse impedito l’utilizzo legale del relativo contante, esso rimarrebbe sempre nell’immediata disponibilità di un emittente monopolista e ciò significa spalancare le porte al possibile susseguirsi di abusi di autorità legale.
È solo mediante la limitazione del potere pubblico che possiamo evitare il susseguirsi di abusi di autorità legale. È solo limitando adeguatamente questo potere che nell’ambito di uno Stato può stabilirsi una situazione di bilanciamento accettabile tra chi utilizza i mezzi economici, ossia chi crea e scambia volontariamente ricchezza, e chi utilizza i mezzi politici, cioè chi legalmente è chiamato a confiscare questa stessa ricchezza.
Tenere in vita una situazione di adeguato bilanciamento tra mezzi economici e mezzi politici è, in ultimo, nell’interesse stesso del potere pubblico e dunque dello Stato, in quanto un’organizzazione statale che innalza le proprie interferenze coercitive oltre il limite stabilito dal buon senso comune finirà inevitabilmente per constatare al suo interno declino nella produzione della ricchezza, malfunzionamento sistematico, caos economico, legge della giungla.
La crisi con cui tutti i giorni ancora stiamo facendo i conti altro non è pertanto che il frutto di un forte sbilanciamento: quello dei mezzi politici a danno dei mezzi economici. Quando qualcuno afferma che l’abolizione del contante rappresenterebbe un bene per l’economia in generale (e purtroppo questa tesi viene sostenuta anche da alcune persone che si fregiano del titolo di economista) finisce, in realtà, per sostenere un’ulteriore misura a favore di questo sbilanciamento.
Se la radice del benessere economico generale risiede nel permettere sostanzialmente ai singoli individui di evitare di trovarsi esposti alla coercizione altrui, giacché solo così, nel condurre i suoi affari e nel cooperare con gli altri, il singolo può avere sempre presente i limiti della proprietà esclusiva propria ed altrui e di conseguenza trovarsi ad operare nel contesto più responsabilizzante possibile, allora abolire il contante del denaro a corso legale o vietarne l’utilizzo legale significa avvelenare questa radice poiché si va a cancellare una possibilità di scelta: costringendo le persone a tenere tutto il proprio denaro a corso legale nei depositi bancari si costringono contemporaneamente le persone ad essere facile oggetto di qualsiasi imposizione tributaria che venisse immaginata dal potere pubblico nonché a subire su tutta la linea i tassi del sistema bancario.
I sostenitori di siffatta proposta affermano che questa coercizione sarebbe cosa buona giusta perché aiuterebbe le banche centrali e quindi gli Stati nel condurre una buona trasmissione della politica monetaria, cioè aiuterebbe a controllare ed a direzionare adeguatamente il livello generale dei prezzi nonché a supportare i livelli di impiego nel mercato del lavoro. Chi sostiene una tale visione economica è semplicemente afflitto da grave ingenuità oppure è in malafede oppure entrambe le cose, perché sostenere ciò significa pensare che la pianificazione centralizzata degli affari economici possa progettare gli sviluppi delle conoscenze e delle azioni umane future e possa centralizzare un’immensa quantità di conoscenze e di specifiche circostanze di tempo e di luogo con successo.
Il problema economico delle società consiste principalmente nel rapido adattamento ai cambiamenti che avvengono nelle particolari circostanze di tempo e di luogo. Questo problema può essere affrontato con successo soltanto se le decisioni finali vengono lasciate alle persone che conoscono meglio tali circostanze o comunque se queste decisioni vengono prese con l’attiva collaborazione di queste stesse persone, dato che gli individui non sono l’effetto di una qualche struttura, gli individui fanno la struttura.
La teoria economica può essere definita come la scienza dell’azione umana per eccellenza. Tale scienza ci dice che, in definitiva, il potere politico è impotente dinanzi alle leggi universali dell’economia. Il potere politico, infatti, può senz’altro esercitare la propria influenza sulle leggi universali dell’economia, ma non può condizionare l’efficacia di queste stesse leggi.
Allora delle due l’una: o si consente il libero, pieno o pressoché pieno e legale utilizzo del contante del denaro a corso legale oppure se si vuole abolire il relativo contante si giunga, nel contempo, alla soppressione del denaro a corso legale in linea di principio. Non esiste, in realtà, per garantire la circolazione monetaria, alcuna necessità assoluta di adottare un corso legale in linea di principio.
Quello di cui abbiamo bisogno è di avere un tipo uniforme di moneta nazionale il quale agevoli in modo sostanziale le transazioni economiche. Avere un tipo uniforme di moneta nazionale non implica però un’indiscriminata dichiarazione di corso legale imposto in linea di principio dallo Stato a favore di una moneta, bensì implica solamente un impianto normativo che consenta, all’interno del territorio dello Stato, una libera competizione tra monete, tutte legali (cioè tutte lecitamente utilizzabili) ma nessuna in linea di principio avente corso legale (cioè avente, di norma, la possibilità di imporsi sulle altre per legge), che permettano, qualora se ne riscontri la necessità, in taluni casi concreti anche il corso legale per una moneta (o se si desidera per più monete). In tale maniera, il corso legale sarebbe una misura del tutto eccezionale, alla quale ricorrere momentaneamente e per contingenze straordinarie (come potrebbe essere il caso di una guerra o a seguito di calamità naturali) allo scopo di dare precedenza allo stabilirsi di un ordine il “più immediato” possibile. In tale maniera, avremmo diversi e concorrenti istituti di emissione, agenti sullo stesso territorio, ciascuno dei quali però può decidere autonomamente se fornire o meno denaro anche in forma di contante ed in quale quantità rispondendo a ragionamenti dettati unicamente dalla condizione di libero mercato.
Abbattere il corso legale in linea di principio sarebbe la “soluzione ottimale” in quanto attraverso la sua eliminazione la distinzione tra quelle monete che si pongono come mezzo per la cooperazione sociale volontaria e quelle che si pongono come servitrici di esclusivi interessi dei governanti e dei gruppi privati ad essi contigui risulterebbe essere, in ogni caso, decisamente visibile. Ma tant’è, se denaro a corso legale in linea di principio ci deve essere ve ne sia disponibile e spendibile in tutte le sue forme dunque anche in contante.
Per quanto riguarda poi la questione dell’installazione obbligatoria dei POS per imprese e professionisti le regole del libero mercato ci dicono che se sussiste un interesse reciproco ad utilizzare una cosa non vi è alcun bisogno di essere obbligati ad utilizzarla. In questo senso, rendere obbligatorio l’installazione dei POS per professionisti ed imprese può finire anche per annichilire totalmente questo interesse reciproco: una volta, infatti, che accettare un bene o un servizio viene reso obbligatorio chi obbliga può stabilire per questo bene o servizio il prezzo che vuole e quindi l’obbligato potrebbe trovarsi nella condizione di dover accettare un prezzo per lui anche completamente irragionevole. Qualsiasi soggetto tende ad allontanarsi maggiormente dalla razionalità economica quando sa che le sue scelte non possono essere sanzionate o evitate.
Abolire il contante del denaro a corso legale è il sogno di ogni sistema Stato-banche ormai giunto ad un livello patologico di abuso di autorità legale. Un sistema che negli anni pre-crisi è cresciuto a dismisura grazie all’azzardo morale e che ora che è giunto il momento di pagare le conseguenze di quell’azzardo morale pensa che privando il mercato di un’ulteriore libertà si possa risolvere per la cosiddetta economia reale qualcosa in maniera sistematica e, allo stesso tempo, continuare a proteggere tutte le loro rendite di posizione.
Niente contante per il denaro a corso legale, nessuna possibilità di subire un bank-run per il sistema bancario basato su questo denaro, giacché senza contante non esisterebbero più depositi restituibili nel vero senso della parola – perché si sa, più le crisi economiche si fanno acute più gli agenti economici tendenzialmente spostano la loro preferenza sulle forme più liquide, ossia ritenute generalmente più accettabili, di denaro e, ad oggi, il contante del denaro a corso legale rappresenta certamente (insieme ai metalli preziosi e forse ad alcune criptovalute) la forma più liquida, almeno fintanto che il denaro a corso legale non venga sottoposto ad oltremodo elevate spinte inflazionistiche.
Niente contante per il denaro a corso legale, ed ecco che le possibilità per uno Stato di estendere le sue interferenze coercitive, di un tratto, possono crescere notevolmente.
Nessuna possibilità di subire un bank-run e aumento esponenziale delle possibilità coercitive si traducono per banche e Stato in sostegno alla loro deresponsabilizzazione dal momento che, come si è enunciato anche sopra, i soggetti tendono ad allontanarsi maggiormente dalla razionalità economica quando sanno che le loro scelte non possono essere sanzionate o evitate.
Garantire l’autonomia di scelta economica del singolo è un fattore determinate per il benessere economico generale e senza la sostanziale presenza di questa autonomia non può esistere una società che possa definirsi libera.
Una società libera è una società nella quale il diritto, come modo di regolazione formale, riesce a prevalere sui rapporti di dominazione politica, di sottomissione politica e di clientelismo politico.
Una società libera è una società che si basa sullo stabilire una comunicazione con gli altri e dove si è consapevoli che libertà e sicurezza rappresentano condizioni che per realizzarsi concretamente non possono l’una fare a meno dell’altra e pertanto l’una non può essere la subordinata dell’altra.
Una società libera è una società che si basa sul primato della “libertà cosiddetta negativa” (libertà intesa come la proprietà di una persona che non si trova costretta ad agire contro la sua volontà) perché soltanto questa può essere goduta da tutti, al contrario della “libertà cosiddetta positiva” (l’ottenere dagli altri di fare qualcosa, e cioè conseguire un diritto sul lavoro altrui) che può essere goduta solo da alcuni i quali ricevono determinate prestazioni a scapito degli altri. In tal senso, esclusivamente la prima può essere nominata senza aggettivo, in quanto soltanto questa possiede una valenza generale.
Fonte tratta dal sito .
Infine, come affermò il filosofo britannico Herbert Spencer:

Non è la natura del sistema governativo – più o meno rappresentativo – sotto il quale vive ciascun cittadino a darci la misura della libertà. Tale misura è fornita dal minore o maggiore numero dei limiti imposti. E il sistema, anche quando sia stato costruito grazie alla partecipazione degli elettori, non può essere considerato liberale se moltiplica, in modo eccessivo, i divieti.

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