domenica 2 aprile 2017

La legge d'attrazione tra persone

Anime Calamite





“L’amore è un potere misterioso e alchemico che mette in sintonia due sensibilità lontane ancor prima che lo sappiano. La forza è irrefrenabile, ecco perché parlo di anime calamite. Noi possiamo sviscerare tutti i pregi e tutti i difetti delle persone che incontriamo, possiamo iniziare a pensare :”Con questa persona ci potrei stare bene” ma in realtà quel potere misterioso non si crea. Perché il potere è primordiale e per quanta opposizione due persone possano provare a mettere fra loro non esistono muri da innalzare per due anime che non sapranno resistersi. E’ magnetismo, è carisma, è percezione. Non si tratta di un destino già scritto, il destino arriva dopo non prima, arriva con la consapevolezza della costruzione. Ma all’origine c’è una molecola, un insieme di due atomi che è come una panacea naturale, solo quell’incontro è in grado di mettere fine a una solitudine scelta e divenire cura” 
(Massimo Bisotti)


La legge di attrazione è il nome col quale viene indicato un potere innato dell'essere umano. Oggi milioni di persone hanno compreso che la realtà che viviamo quotidianamente dipende da ciò che pensiamo.

Il concetto è semplice: ciò che pensiamo diviene la nostra realtà. E' vero, può sembrare semplicistico, ma le cose funzionano proprio in questo modo. La fisica quantistica lo ha dimostrato da oltre un secolo, ora anche la biologia, una scienza ben più concreta e vicina all'uomo comune, è arrivata a confermarlo grazie agli studi condotti da B. Lipton.

Il pensiero da solo non è sufficiente a creare la realtà, ciò che fa accadere realmente e velocemente le cose è l'energia associata al pensiero. L'energia di cui parliamo è l'emozione. Qualsiasi emozione, dalla gioia alla tristezza, dall'entusiasmo alla paura. Tutte le emozioni che proviamo sono come benzina che fa funzionare più o meno velocemente il motore della legge di attrazione. 




Il segreto della vita sono le CREDENZE. Piuttosto che i geni, sono le credenze che controllano la nostra vita tramite la legge di attrazione.
B. Lipton



L'attrazione tra persone

L’attrazione fra un uomo e una donna è un meccanismo molto potente, capace di stabilire un legame anche fra persone che si conoscono da pochi minuti. Quante volte ci siamo chiesti come sia possibile sentirsi attratti da persone che neanche conosciamo.

Proprio come se fossimo calamite a volte ci sentiamo spinti verso una persona che ci cattura mente e corpo in un vortice che non sappiamo descrivere.

Quando il magnetismo esercita il suo potere la mente si confonde, diventiamo incapaci di mangiare, dormire e concentrarci.

Helen Fisher, che da anni studia l’attrazione fra i partner, sostiene che vi siano quattro sostanze chimiche a decidere chi siamo e come ci comportiamo in amore: due ormoni sessuali, il testosterone e l’estrogeno e due neurotrasmettitori: la dopamina e la serotonina.



Se la chimica è importante nel determinare l’attrazione sessuale fra persone, lo sono sicuramente anche altre valutazioni più specifiche, effettuate dagli interessati, che prendono in considerazione l’età, l’aspetto fisico, il modo di vestire, il portamento, il comportamento sociale ecc del possibile partner.

Lo psicoanalista Jung spiegava queste attrazioni semplicemente come una proiezione. Le persone, secondo Jung, riconoscono il loro animus maschile o la loro anima femminile, e sono attratti da ciò che riconoscono come la parte inconscia e nascosta di sé stessi. Per Jung, era importante capire questo aspetto della propria psiche, in modo da imparare a interagire con la propria anima (o animus) in modo da scegliere il/la partner con maggiore saggezza, per formare un rapporto di coppia adulto.


Qualunque sia la spiegazione, chimica o psicologica, il magnetismo tra due persone di certo esiste. Ma non sempre si trasforma in amore e anzi, a volte bisogna stare attenti a certe ‘attrazioni pericolose’ poiché, in molti casi, la forte attrazione per una persona “sbagliata” può essere destabilizzante per la propria vita.

Pensiamo ad esempio a quelle relazioni pericolose che instaurano le donne con i così detti “Bad Boys” (cattivi ragazzi), ovvero soggetti potenzialmente pericolosi e inaffidabili, ma comunque molto attraenti per l’altro sesso. Le caratteristiche di personalità di questo tipo di uomo includono tratti di insensibilità, comportamenti impulsivi, estroversione, narcisismo ed altri comportamenti comunemente considerati anti-sociali.
A volte si può provare un’attrazione a prima vista per una persona, perché sembra che essa somigli al proprio ideale, per poi rimanere delusi dal suo modo di fare, dalla sua conversazione, dai suoi interessi.

Spesso le aspettative sono irrealistiche: molte donne tendono infatti a costruire la loro figura ideale di uomo sulla base di romanzi rosa, mentre molti uomini si basano principalmente su aspettative di tipo sessuale.
Molte persone nutrono la convinzione che il partner debba comprendere al volo i propri desideri e i propri bisogni, anche senza doverglieli comunicare esplicitamente, in quanto ci si aspetta che l’amore vero sia deciso dal fato, come una sorta di predestinazione e dunque sia “perfetto” in tutto.


E dunque non neghiamo che esista un potere di attrazione tra due persone ma stiamo attenti a fare distinzione: una cosa è l’attrazione, un’altra l’amore. E attrazione non sempre fa rima con amore.

Nei film o nei libri spesso queste potenti attrazioni si trasformano in storie sentimentali felici e indimenticabili. La realtà è diversa.

Una relazione sentimentale non è immediata, la fiducia e l’amore si costruiscono nel tempo e necessitano di conoscenza reciproca e vissuti condivisi che portano i due partners a stabilire le regole del proprio stare bene dentro una coppia.

Per mantenere in vita un rapporto a due oltre l’attrazione serve la capacità di ‘costruzione’ e questa di certo richiede più tempo…




“Perché amiamo” – Essenza e chimica dell’innamoramento, Helen Fisher, 2005

Saggio tra i migliori sull’amore se si inizia dalla conclusione della ricercatrice:

Non importa quanto gli scienziati riescano a decifrare la biologia dell’amore romantico e a tracciare una mappa del cervello, non riusciranno mai a distruggere il mistero e la magia di questa passione.

Ricordo che già D. Marazziti in “la natura dell’amore” (’02) accoglieva una tesi scientista per cui l’amore sarebbe una reazione biochimica. Antiromantico riduzionismo? Si sa già che c’è un sostrato orgaanico nelle emozioni, così come non si nega la funzione istintuale per continuare la specie e mescolare i geni: Ma ha pari importanza la sovrastruttura emotiva e intellettuale: l’aspetto soggettivo e psicologico, fenomenologia che è oggetto letterario, poetico e filosofico ancor più che psicologico.
Gli stati affettivi sono effetti di secrezioni ormonali causate da stimoli e nel caso delle pulsioni amorose un processo di tipo cognitivo-valutativo è innegabile, quindi corporeo-umorale e psichico-immaginativo sconfinano l’uno nell’altro.



Secondo le ricerche della Fisher quando ci s’innamora vengono attivate specifiche aree cerebrali che si sono sviluppate in milioni di anni e dalle quali è iniziata l’arte del corteggiamento per una amore temporaneo e finalizzato ad allevare figli.

Si torna a Freud perché il desiderio sessuale precede ed è fondamentale nell’amore romantico dove i sentimenti s’intrecciano con il desiderio.La pulsione dell’amore romantico (attrazione), la pulsione sessuale (libidine) e la pulsione di attaccamento (amore caldo e durevole) s’influenzano a vicenda da un punto di vista biochimico. Entrano in gioco la dopamina (soprattutto), la norepinefrina, la serotonina. Per cui l’amore romantico può innescare il desiderio e il desiderio può a sua volta far divampare l’amore, anche se non sempre si verifica che un compagno di letto innamori, e più per l’uomo il sesso ha una valenza onnicomprensiva. Inoltre non è detto che le tre pulsioni (amore, sesso, attaccamento) si concentrino verso un’unica persona. 

L’eros (libido più amore romantico nel nostro caso) alla luce di questi dati acquista una meno vaga definizione e si dirama nelle svariate sfaccettature e modi personali di vivere l’amore.

Cosa favorisce l’innamoramento? Il mistero perché la familiarità e ciò che già si possiede affievoliscono ogni fantasia, mentre gli opposti si attraggono se sono entro i limiti della propria sfera etnica, sociale, intellettuale. Gli ostacoli e l’incertezza possono ravvivare più a lungo e impreziosire l’amore romantico per entrambi i sessi, ma per la selezione di una persona unica ed esclusiva conta la storia personale di ognuno, che ha plasmato i nostri gusti, interessi, valori, credenze, nel corso degli anni, costruendo una mappa dell’amore complessa e più o meno inconscia, che a volte ci sorprende per la sua imprevedibilità. Può succedere di trovare una persona con cui siamo a nostro agio, ammirevole, gentile, generosa, onesta, felice,attraente, interessante, affettuosa, ecc. eppure la magica scintilla non scocca.

La passione romantica è destinata a svanire con il tempo. Per mantenerla viva a lungo giova improntare ogni spazio di vita in comune con immaginazione, originalità, avventura, ognuno a propria misura. Sapendo esprimere una gamma di emozioni non manieristiche, in un assiduo e intenzionale voler costruire la relazione giorno per giorno.


Dell’amore l’autrice propone una visione evoluzionista, neuro-scientifica e psicologica, senza trascurare essenziali e suggestivi riferimenti poetici e letterari, contribuendo cos’a delineare un Eros che acquista un più credibile significato. Riesamina i principali e noti meccanismi che fanno scattare l’attrazione, tenendo conto anche delle preferenze di genere. Sovente disconfermati perché i criteri di scelta per un amore unico ed esclusivo sono occultati nella storia personale di ciascuno, tra natura e cultura,a volte imprevedibili nostro malgrado. L’inevitabile e filogenetico declino della passione romantica si contrasta in prevalenza con un continuo rinnovarsi e volersi migliorare l’uno per l’altro. Ma è un proposito che dovrebbe ancora confrontarsi con i tratti di personalità di entrambi gli amanti.



Opponiamo resistenza verso ciò che ci è più necessario apprendere.

Se continui a ripetere “non posso” o “non voglio” probabilmente stai facendo riferimento ad una lezione che ritieni importante.





La legge d'attrazione: Amore e distacco

GIAN MARCO BRAGADIN racconta la relazione tra amore e distacco .

Amore e distacco. Sono due parole con significati che sembrano in contrapposizione totale. Come è possibile vivere l’amore, amarsi, sentirsi una cosa sola, ed essere distaccati.

“È impossibile!” pensa la maggior parte delle persone.

Chi ha vissuto, almeno una volta, il vero amore, e ne conosce ogni tenerezza, ogni sorriso, ogni esaltazione, ogni piacere, sa bene quanto sia difficile distaccarsi, anche se per poco, dall’oggetto del proprio amore. “Ogni minuto che non ci sei, penso a te”. “Da quando ci siamo lasciati, non riesco a pensare ad altro che al momento in cui potrò riabbracciarti”. “Vivere senza averti vicino è un tormento”. Frasi come queste le abbiamo pronunciate tutti, quando abbiamo amato.

Sembra che la vita si divida in due parti, completamente distinte. Quando siamo insieme alla nostra amata o al nostro amato, e quando invece siamo separati.
Tutto questo accade perché, anche nel caso degli amori più intensi, più belli, più duraturi, la relazione si basa non sull’amore incondizionato, l’amore che si dà senza attendersi alcun ritorno (come insegna la Bahagavata Gita), ma si basa sul possesso, sul controllo, sul potere, nei confronti dell’altra persona.

L’altro o l’altra, vengono visti come una proprietà che nessuno può o deve toccare, e su cui il nostro diritto è assoluto.

Anche se ora sembra che i nuovi costumi, ci rendano più liberi, nell’intimo di ognuno questo diritto continua a valere. E spesso sfocia in liti terribili, un modo di vivere che crea tensioni e sofferenze, gelosie, ricatti, vendette, fino ai casi più gravi, come torture, anche fisiche, o delitti.

Tutto per un modo di considerare e vivere l’amore in modo sbagliato.

Quando morì la mia compagna, la mia anima gemella Chiara, ed ero distrutto dal dolore, arrivai perfino a prendermela con il Cielo, che me l’aveva tolta troppo presto.
E in quell’abisso di dolore, le parole che mi fecero più bene, furono quelle di una persona quasi sconosciuta, che mi disse:”Hai ringraziato Dio, per i cinque anni che ti ha permesso di vivere insieme a lei!”

Come cambiano le cose, se le esaminiamo da un punto di vista spirituale, se mettiamo Dio al primo posto nel nostro cuore. Nel mio periodo “induista” ho trovato tutte le risposte che cercavo nella vita, soprattutto quelle che a 17 anni mi avevano fatto abbandonare la religione cattolica. “Come poteva esserci un Dio – mi domandavo – che condannava tutti quelli che non seguivano la Chiesa di Roma, o addirittura che erano nati prima di Cristo?”
Nell’induismo, legge del Karma e reincarnazione erano le chiavi per comprendere meglio la nostra esistenza, da un punto di vista spirituale ed evolutivo.

Nella “Bahagavata Gita”, il poema divino degli indù, avevo trovato tanti chiarimenti. Ma era stata soprattutto l’ “Autobiografia di uno yogi” di Yogananda, il libro che mi aveva aperto gli occhi, e che ha influito moltissimo sulla mia vita, come ho avuto modo di ricordare anche recentemente, a Milano, invitato da Ananda di Assisi, e come davanti a Swami Kryananda, discepolo di Yogananda, ho avuto modo di ricordare.

Il tema del “distacco “, del “non attaccamento”, l’”aparigraha”, pervade tutta la dottrina induista.

Baba-ji, come narra Yogananda, è stato un santo cristico, uno yogi immortale, apparso a più riprese nella storia del mondo. Baba-ji ha insegnato una delle più potenti tecniche yogiche, il “Kriya Yoga”, che poi è diventata la missione di Yogananda. Nel Kriya Yoga, oltre allo studio del Sé, ed alla devozione al Signore, viene richiesta la costante pratica del “distacco” dalle cose terrene, del “non attaccamento”.

Tutto il contrario di ciò che la gente fa abitualmente nel rapporto d’amore.
Ma ciò non significa che chi segue il “Kriya Yoga” o altre tecniche yoga, non debba amare con tutto il trasporto di cui è capace.

Ma deve esser in grado di “distinguere “, grazie alla consapevolezza, ed allo stato di evoluzione raggiunto.

Ognuno di noi deve saper vedere la propria vita come attore, che agisce sulla scena, e come spettatore, che in disparte, con distacco ne vede lo svolgimento.

È diverso dal “nirvana” buddista. Là se non desideri, non soffrirai quando perderai l’oggetto del tuo desiderio. Qui, nell’induismo, devi saper vivere tutto senza un eccessivo attaccamento alle cose, consapevole che non è quella la vera realtà, ma una vicenda che si svolge, con te protagonista, che soffre o che gode, ma soprattutto con te spettatore, che assiste. – con distacco – allo svolgimento della propria vita.
Questa capacità di “distacco” io la ho vissuta, proprio assistendo agli ultimi anni di vita della mia compagna del Cielo, come è stato raccontato nel libro “Capriole nel Cielo” di Chiara Bellocchi, (Edizioni Melchisedek).

Chiara sente che la malattia non le offre più speranze, comincia a distaccarsi dalla vita terrena, e da quell’amore che in Terra, aveva sempre disperatamente cercato.
Ecco una piccola serie di frasi, perle spirituali, che sono raccolte nel libro sopra nominato.

“Non ho rimpianti, non ho rimorsi, ho nostalgia di ciò che non ho avuto mai”.
“Vivo in ginocchio, eppure a volte sento di poter volare”.
“Il mio corpo è la mia casa. Può capitare che traslochi”.
“Che bello sapersi dimenticare”.
“Ognuno vive solo, ognuno muore solo”.
“Nella morte è il mio futuro”.
“Signore fa che il dolore mi sia sempre di insegnamento. Ma solo se ce ne è molto bisogno”.
“Amore sacro e amor profano… e se fosse invece tutta una minestra?”.
“Amore, umano tentativo di infinito”.
“Ciò che leggi ti piace, perché era già in te”.

Con il tempo Chiara comprende che per lei non ci sono più speranze. Ed allora da un lato nasce la rassegnazione e dall’altro la sua anima si libra, si distacca dal corpo, e comincia a sentire in sé la presenza del Divino.

“Se che è vero che è l’anima malata, e non il corpo, la mia anima deve essere a pezzi”.
“E’ meglio una condanna a morte, che questo dubitare”.
“La sofferenza ti fa sapere che ancora vivi. Che sei. Uno spasimo, ma sei”.
“Per la prima volta sento giusta la via”.
“Signore voglio uscire da me, fare capriole nel cielo, cantare nel vento. Diventare luce nell’infinito”.
“Ho l’anima grande come l’universo. Sono anche ciò che ignoro”.
“Signore m’hai caricato di un grosso fardello. Ma Tu sai perché”.
“Il silenzio è la mia musica”.
“Dopo lunghi silenzi di fatica, ora sento chiara la voce”
“Coraggio bambina, ancora un passo e sei oltre”.
“Non voglio che pace”.
“Ora muoio. Non scriverò più. Vivo di te, giorno per giorno. Non so più se ti amo. Lo sapevo un tempo. Tanto tempo fa… quando vivevo.”

Proprio così. Tanto tempo fa. Quando vivevo. Quando scrive queste parole, per Chiara il distacco della mente sembra già avvenuto. Anche se il corpo è ancora vivo e spasima nella sofferenza. Eppure anche in un’anima così distaccata, due pensieri la tengono ancora attaccata alla vita. Una piccola vanità terrena.

“Il mio nome, in un necrologio lunghissimo”.

E ancora un tenero rimpianto.

“Sto morendo, ma ancora mi attirano cose da avere”.

Ecco il distacco è avvenuto. Chiara ha lasciato il corpo. Ed ora che cosa avviene dopo questa tragedia? Certo lei ha smesso di soffrire, ma per me la vita sembra diventata un inferno.

La cosa che mi pesa di più è non poter più ascoltare la sua voce. La telefonata all’ora di pranzo e alla sera. Ogni tanto un abbraccio, lasciando trascorrere abbracciati le ultime ore.

Ho già raccontato la vicenda nei miei libri, ma mai avevo riportato alcuni degli ultimi pensieri-poesie di Chiara, raccolte in “Capriole nel Cielo”, che hanno commosso migliaia di persone, soprattutto donne, che si sono riconosciute nel coraggio di questa piccola anima sperduta nel buio della malattia, e che ogni giorno conquistava un pezzetto di Luce che la aiutava a correre, a fare capriole nell’azzurro del Cielo, per ricongiungersi finalmente al Suo Creatore. Ciò che era diventata la sua grande speranza, la sua fede, la sua certezza.

Amore e distacco. Certamente io lo ho vissuto. Ma ciò che è più importante è che mi ha cambiato la vita.

Il dolore, fine a se stesso, è naturale. È come una ferita. Ci vuole del tempo per farla cicatrizzare.
Ma poi basta. Torniamo su quel palcoscenico e smettiamo di compatirci. Trasformiamo il nostro dolore in amore per gli altri. Ognuno può farlo, nel proprio ambito.

“Signore grazie, perché mi hai dato Chiara per cinque anni. E grazie perché poi me l’hai tolta”.

“Soprattutto grazie Signore perché mi hai insegnato a trasformare il mio dolore e ad offrire agli altri speranza, amore, e capacità di distacco”.

Distacco da tutto, ma non da Te Signore. Come diceva un mio antico Maestro. “Ciò che è importante nella vita è arrivare a realizzare un’impresa, ad avere una cosa che desideri, una bella donna, un lavoro, una casa. Non è possederla per sempre”.

Perché come è scritto nell’I-KING, il libro dei mutamenti, tutto muta, tutto cambia nella vita. Come ricordava con saggezza il mio Maestro Mo-Tzu. “C’è un tempo per nascere, un tempo per vivere, e un tempo per morire.” Che significava che ogni evento della nostra vita è soggetto a questa parabola. Nasce, vive, muore. E dopo la morte potrà rinascere, ma in una forma diversa. Come sa il seme, che nasce, cresce e poi muore. E un giorno tornerà a vivere, in un’altra pianta.

Così è per l’amore. Nasce, vive e molto spesso muore. La saggezza sta nel vivere questo sentimento, nelle sue varie fasi, con distacco, con la giusta consapevolezza.

Perciò viviamo intensamente la nostra vita, i nostri amori, i nostri successi, ma senza “attaccamento”. Perché così come sono “nati”, prima o poi “moriranno”. E niente ci rende forti, come essere preparati a questo, ad ogni mutamento.
È la grande filosofia della vita, il “non attaccamento, il distacco”.


Uno dei principi basilari della Legge di Attrazione non è forse che per attirare l’amore degli altri dobbiamo imparare innanzitutto ad amare noi stessi?
Fonte tratta dal sito .

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