mercoledì 19 luglio 2017

Ergastolo per Bossetti



Questa mattina la notizia dell'ergastolo a Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio.

Ripercorriamone la vicenda.




Venerdì 26 novembre 2010. Alle 18:44 Yara lascia il Centro Sportivo di Brembate di Sopra dove pratica ginnastica ritmica. La sua casa dista 700 metri, ma la ragazza non vi arriverà mai, poiché le sue tracce vengono perse poco dopo. Alle 18:49 il suo telefonino viene agganciato dalla cella di Mapello  a tre chilometri da Brembate, dopodiché il segnale scompare.
Tre mesi dopo (il 26/2/2011) viene ritrovato il cadavere, in un campo di proprietà della ditta Rosa e C. colpi di spranga sul corpo, un trauma cranico (inferto probabilmente con un sasso), una profonda ferita al collo e almeno sei ferite da arma da taglio sul corpo, tuttavia non letali.
Probabilmente, stabilisce la perizia, è morta di freddo e di stenti.
Ancora tre mesi e si celebra il suo funerale (26/5/2011).

Per mesi le ricerche e le indagini sono frenetiche. Si appuntano i sospetti su soggetti che poi risulteranno estranei alla vicenda. Si fa l’analisi del DNA su decine di migliaia di DNA.
Il 16.6.2014 la svolta: si giunge a individuare come autore del delitto Massimo Bossetti.
Unica prova: il DNA trovato sul corpo della vittima.
Clamoroso, dal punto di vista giuridico, è che poche ore dopo l’arresto intervenga a dare l’annuncio addirittura il ministro dellinterno Angelino Alfano. Il ministro, dimenticando che l’imputato è innocente fino alla condanna definitiva, ben prima delle condanna di primo grado, e addirittura prima ancora della conclusione delle indagini, interviene a additare il colpevole, senza che sia stata valutata alcuna prova. Un fatto senza precedenti nella storia della giustizia italiana.

In realtà di fatti clamorosi, in questa vicenda, ce ne sono diversi; uno per tutti, la vergognosa storia del pulmino di Bossetti, le cui immagini furono mandate in tutte le TV e che risultarono false.


Il primo luglio 2016 la corte d’assise di Bergamo condanna Bossetti all’ergastolo.
La Corte dispone risarcimenti pari a 1.300.000 euro, di cui 400.000 euro per ogni genitore di Yara, 150.000 per ogni fratello di Yara e 18.000 euro per gli avvocati.

Il 30.6.2017 inizia il processo d’appello.



Rimangono quelle domande irrisolte.
Come avrebbe fatto uno sprovveduto come Bossetti a tenere un cadavere in casa o altrove senza farsi scoprire?
Come avrebbe fatto a trasportare il cadavere e depositarlo proprio a poche centinaia di metri da dove partivano le ricerche della protezione civile (essendo infatti impossibile che il cadavere fosse sempre stato li, in quanto l’odore di cadavere è talmente forte che sarebbe stato scoperto molto tempo prima).
Quale il movente?
Quale la dinamica dei fatti (mai ricostruita)?
Cosa c’è di così importante nella vicenda di Yara da scomodare addirittura il ministro dell’interno, che nonostante la presunzione di non colpevolezza addita Bossetti come il colpevole già nella fase delle indagini?
E poi:
quelle tre ara: Yara Gambirasio, Chiara Poggi, Sara Scazzi; tre ragazze col nome che finisce in ara uccise nello stesso periodo. Da notare che Sara Scazzi scompare il 26 agosto del 2010; esattamente tre mesi prima della scomparsa di Yara.

Poi il campo, Rosa e C, in cui viene trovato il corpo di Yara, l’anagramma del cui cognome è Gambi Rosa.



Precedentemente ci eravamo occupati del delitto Gambirasio, qui, in collaborazione con Gianfranco Carpeoro:
http://paolofranceschetti.blogspot.it/2011/03/lomicidio-massonico-parte-6-lomicidio.html

Fonte tratta dal sito .

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