giovedì 13 luglio 2017

IL VERO SEGRETO DELLA “ROSA ROSSA"...


IL VERO SEGRETO DELLA “ROSA ROSSA"...
“…ATTENDENDO LA PROSSIMA QUERELA CHE QUESTA VOLTA ARRIVERA’ SENZ’ALTRO, SPERANDO CHE IL CAOS CHE SEGUIRA’ A QUESTO ARTICOLO SERVA A FARE CHIAREZZA E SCOPRIRE NUOVI ELEMENTI SU QUESTA ORGANIZZAZIONE E SULLA SOCIETA’ IN CUI VIVIAMO, E SUI SUOI MECCANISMI.
MA QUESTA VOLTA, FORSE, E’ VENUTO IL MOMENTO DI PORTARE LA ROSA ROSSA IN TRIBUNALE, COME MI DISSE GABRIELLA NEL NOSTRO INCONTRO”.
Così un avvocato, alcuni giorni fa concludeva un lungo articolo cui non solo seguì la auspicata querela con richieste di provvedimenti sia probatori che preventivi, ma le fu chiuso il Forum, ed egli stesso, condizionato dalle mie insistenti richieste di non consentire agli utenti del Blog di Google di cui si serve, di offendere la mia reputazione, diciamo pure “esasperato” dalla mia determinazione, ha deciso di disabilitare i commenti.
Tuttavia, sembra che non abbia alcuna intenzione di archiviare due articoli dallo stesso firmati, (almeno fino ad oggi) articoli che, come ripeto, sono ormai oggetto di una pesantissima e articolata querela, ove la non rimozione del “corpo del reato”, forse costituirà l’aggravante in quanto “permanente”.
Molti si chiedono il perché un avvocato, consapevole delle conseguenze, si sia consegnato nella mani della Giustizia, col rischio non solo di una condanna penale, di cui dovrà rendere conto al proprio Ordine professionale, ma in termini di risarcimento del danno, o l’avvocato è ricco sfondato, e non sembrerebbe, o è in attesa di recuperi crediti per conto di qualche cliente che aspetta di incassare milioni di euro, oppure è una persona che vede ovunque lo spettro della “Rosa Rossa”, al punto di cercare protezione in “casa Giustizia”, poco importa se nella veste di colpevole o innocente.
Già, ma che cos’è questa fantomatica “Rosa Rossa”, di cui si parla ormai dal 2001, troppo ed ovunque, e quasi sempre a sproposito?
Perché fa tanta paura, e perché nonostante se ne percepisca il pericolo, siamo in tanti a volerla individuare, a voler dare un volto o tanti volti a questa organizzazione, a volerla addirittura portare in tribunale, se mai fosse possibile?
Effettivamente da più parti mi si accredita una sorta di “paternità” nell’ essere stata la prima persona a parlarne apertamente.
E nel 2001 ne parlarono di conseguenza con titoli a caratteri cubitali tutti i giornali, naturalmente facendo il mio nome.
Da quel giorno, io divenni il punto di riferimento di personaggi, i più strani o stravaganti, interessati, curiosi, depistatori, o quanti altri istintivamente speravano di trovare una risposta a tanti eventi rimasti nel mistero, delitti insoluti, crimini efferati, devianze istituzionali finalizzate al potere, insomma nell’immaginario collettivo la “Rosa Rossa” diveniva un impalpabile “Mostro” capace anche di fare le scarpe alla Mafia, alla Magia, alla Massoneria.
E così, tutti a comprare libri di magia, esoterismo, antichi ordini massonici, numerologia, cabala, tarocchi, una corsa morbosa alla caccia dell’impalpabile, mentre il Mostro di Firenze se la rideva a crepapelle, anzi ancor oggi si diverte nella sua mente malata e spesso è proprio lui o i suoi fans a lasciare in giro, qua e là, le impronte capaci di “terrorizzare” chi della “Rosa Rossa” ha paura, chi si è incastrato in un meccanismo contorto dal quale non riesce a liberarsi.
In tanta confusione ci si dimentica di chiedersi il perché Gabriella Carlizzi abbia parlato di “Rosa Rossa” e perché effettivamente suo tramite questo “fiore” nel 2001 entrò in tribunale e finì sul banco degli “incriminati”, all’epoca non ancora “imputati”.
I fatti, al di là dell’ignoranza o delle congetture, attestano che Gabriella Carlizzi, parlò per la prima volta di “Rosa Rossa” davanti al dottor Michele Giuttari e al magistrato Paolo Canessa, nella primavera del 2001, sottoscrivendo verbali con precisi riferimenti a persone e fatti determinati.
E la decisone di sottoporre alla valutazione degli inquirenti la “Rosa Rossa” quale simbolo criptico dell’esistenza di una organizzazione segreta, eventualmente responsabile di una serie di delitti, tra cui anche quelli attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”, questa decisione si collocava in un quadro giudiziario circostanziato e di stretta competenza della magistratura titolare delle indagini sui duplici delitti delle “dolci colline di sangue.”
Quali furono dunque le circostanze e i fatti che mi indussero un giorno a chiedere al dottor Giuttari: “Dottore, ha mai sentito parlare di “Rosa Rossa”? “.
L’investigatore fece un cenno negativo con la testa, e mentre si appuntava su un foglietto di carta questo riferimento, mi chiese cosa fosse.
Allora io, in presenza di un testimone che mi aveva accompagnato, aggiunsi:”Faccia una ricerca… magari tra antichi ordini massonici, poi quando la prossima volta sarò interrogata, spiegherò tutto a verbale.”
E così, il primo verbale sulla “Rosa Rossa” fu da me sottoscritto il 30 maggio del 2001.
E cosa raccontai in quel verbale che durò ben undici ore di seguito, per proseguire il giorno seguente?
Tutti ricordano che io fui tirata dentro nelle vicende relative al “Mostro di Firenze” , quando nel 1995 si presentò da me una donna, Anna Maria Ragni, accusando un noto scrittore di essere lui l’autore dei duplici delitti per i quali da poco tempo Pacciani era stato condannato in primo grado ad una pena di quattordici ergastoli, assolto solo per il duplice delitto del 1968.
La Ragni, oltre ad una corposa elencazione di circostanze che a suo dire avallavano la sua tesi, raccontò della reazione sconcertante che ebbe lo scrittore, quando lei gli lasciò fuori della porta di casa, una rosa rossa.
A dire della Ragni, costui le telefonò urlando: “Tu sei pazza, tu non sai cosa hai fatto, questa è una cosa pericolosissima, ora io dovrò scappare, nessuno mi troverà più..”.
L’episodio fu pubblicato anche in una intervista che la Ragni rilasciò in esclusiva al settimanale “Visto” a firma di Giangavino Sulas.
Io lì per lì non feci molto caso all’episodio, pensai che l’aver lasciato una rosa rossa ad un uomo circondato di donne, poteva aver creato problemi di imbarazzo o gelosia da parte di qualcuna che conviveva con lo scrittore.
Quando si giunse al processo, lo scrittore pretese che lo si svolgesse a porte chiuse, e anche questa richiesta apparve strana, atteso che tutti i giornali avevano riempito pagine e pagine: “Calunniato il noto scrittore….”, e dunque ascoltai con molta attenzione la deposizione della Ragni e quella del calunniato.
Effettivamente la Ragni ripetè con grande coinvolgimento l’episodio della rosa rossa, e anche lo scrittore, nel confermarlo totalmente, rivolto al Giudice così si espresse: “Lei capisce signor Giudice, come questo episodio ha messo in pericolo la mia vita? Io sono ora nel mirino dei persecutori occulti…”
Il Giudice se lo guardò, ma ebbi l’impressione che non capisse molto, e lo scrittore incalzava: “Una rosa rossa sullo zerbino di casa mia, io ho rischiato di essere ucciso….”.
E tanto si agitava che il Giudice, lo invitò più volte a calmarsi, ricordandogli perfino che lui era la parte offesa e non l’imputato.
Quanto sto affermando risulta dagli atti del processo interamente registrato e sbobinato.
Il processo si concluse con la condanna della Ragni ad un anno e otto mesi per patteggiamento e la mia condanna a due anni.
Io ricorsi in Appello, e il reato fu derubricato da calunnia a diffamazione, e la pena ridotta ad un anno e sei mesi.
Ricorsi ancora il Cassazione dove la mia sentenza di condanna fu cassata per assenza di dolo.
Questi i fatti processuali.
Nel frattempo io non smisi mai di chiedermi cosa poteva esserci dietro quella rosa rossa al punto da ottenere una simile reazione da parte dello scrittore.
Fu un susseguirsi di strani eventi, tutti di natura esoterica.
Un giorno si presentò da me un fotoreporter, Angelo Rinelli, il quale per un episodio di cronaca rosa che aveva chiamato in ballo Sgarbi, aveva conosciuto molto da vicino la famosa Villa e le due proprietarie.
Costui iniziò a parlarmi di ciò che aveva visto, immagini, fotografie, arazzi, dipinti, tutti a sfondo esoterico e tutto con una protagonista, un fiore: una rosa rossa.
Il 22 novembre del 1995, mi recai a Firenze presso la Squadra Mobile e sottoscrissi un dettagliato verbale su quanto avevo saputo dal Rinelli, fornendo agli inquirenti la reperibilità del testimone.
Verrò a sapere dopo qualche anno che costui non era stato mai convocato.
Tra le tante cose il Rinelli mi parlò di un affresco presente all’interno della Villa e che lui aveva ben fotografato insieme da altri dipinti tutti con la rosa rossa, e questo affresco sarò lo stesso che io pubblicherò nel 2002 sulla copertina del mio libro “Gli Affari Riservati del Mostro di Firenze”.
Rinelli mi spiegò bene il significato di quell’affresco, mi fece notare il ritratto di un noto Gran Maestro, una rosa rossa e un cuore diafano al cui interno figurano due volti, un uomo e una donna, una coppia.
Fu per me un lampo, ricordarmi l’episodio della rosa rossa raccontato dalla Ragni, e quando feci notare al Rinelli questa strana coincidenza mi sentii rispondere: “Sei sicura che sia una coincidenza?
Forse tu non sai che lo scrittore e la…. sono in rapporti molto stretti… bè si.. potrebbero aver convissuto…”.
A quel punto mi convincevo che la rosa rossa doveva avere un significato occulto in un linguaggio e in un ambito ancora più misterioso.
Tra dicembre del 1995 e gennaio del 1996, fui ascoltata come persona informata sui fatti, ben tre volta dal Procuratore Vigna in persona, e presenti il Sostituto Canessa e una volta anche l’Aggiunto Fleury.
Ricordo che Giuttari si era da poco insediato come Capo della Squadra Mobile di Firenze e delegato alle indagini sul “Mostro”.
Mi sembrò strano che ai tre interrogatori non fu mai chiamato ad assistere Giuttari.
In ogni caso, le domande si concentrarono in particolare sull’aspetto esoterico, e si parlò anche di Gustavo Rol.
Tanto che io chiesi poi all’avvocato Fioravanti: “ Pietro, ma perché il Procuratore Vigna è tanto interessato all’aspetto esoterico? In fondo Pacciani è stato condannato per tutti e sette i duplici delitti…”
Fioravanti mi rispose: “Sai Gabriella, proprio nel processo Pacciani venne fuori l’argomento esoterico, perché sembra che durante una perquisizione gli trovarono uno scritto di Gustavo Rol…Ma fui subito messo a tacere dal Pubblico Ministero Canessa:”
Ed io: “Scusa Pietro, ma solo adesso mi dici una cosa così importante? Eppure lo scrittore ha dedicato due libri a Gustavo Rol, dal quale fu iniziato alle pratiche esoteriche…”
Fioravanti: “Non te l’ho detto perché volevo sapere fin dove saresti arrivata… ti ricordi l’episodio della rosa rossa che raccontò la Ragni? Li hai mai visti tu i disegni di Pacciani?... “
Durante quei tre interrogatori fui colpita anche da altri due eventi.
Uno riguardava una domanda che il Procuratore Vigna mi fece, prendendo il microfono dato che veniva tutto registrato e rivolto a me: “Parla Piero Luigi Vigna. Signora Carlizzi, le chiedo, chi è il Mostro di Firenze?”
Io guardai Fioravanti che era seduto accanto a me, poi guardai il Procuratore, a dire il vero confusa, Pacciani da poco era stato condannato a quattordici ergastoli come “Mostro di Firenze”, aspettai qualche secondo poi risposi: “Bè pensavo che lo sapeste … Comunque la mia opinione è che si tratti di una organizzazione di tipo piramidale e poliedrica, con interessi differenti…”
“Bene, rispose Vigna, sulle basi delle sue esposizioni anche documentate, continueremo ad indagare.”
L’altro evento, era relativo al momento in cui l’interrogatorio si concentrò sulla famosa Villa.
Il Procuratore si alzò e mi disse di aspettare perché avrebbe voluto presentarmi un suo collega.
Tornò insieme all’Aggiunto Fleury…
“Sai, la signora sostiene che in quella Villa, a quanto le avrebbe riferito un testimone, che naturalmente ascolteremo, si insomma accadrebbero strani fatti…”
Fleury, sembrò scettico.
Nel 2002 Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera pubblicò un lungo articolo nel quale svelava che il padre dell’Aggiunto Fleury era tra i degenti-ospiti di quella Villa.
Subito dopo i tre interrogatori mi procurai le immagini dei famosi disegni di Pacciani.
Effettivamente il contadino di Mercatale, aveva criptato in quei disegni ciò che temeva di svelare.
In molti compariva una rosa rossa, in uno in particolare si vedeva una mano di donna uscire dal sottosuolo di giardino che teneva stretta una coppia di boccioli di rosa rossa.
Il polso della donna appariva con velluto e merletto, come di un abbigliamento “nobile”
In realtà Pacciani aveva lavorato sempre in Ville di nobili.
Contattai con una trappola anche un pittore esoterista, amico di Pacciani che risultò essere l’ultima persona con cui il Vampa parlò al telefono prima di morire.
Costui, Celso B. dipinse un quadro che raffigurava Pacciani su una Croce con dietro una grande rosa rossa.
Gli chiesi, registrandolo, di spiegarmi quel dipinto, e mi confermò che si trattava di una rappresentazione esoterica, anzi aggiunse: “Io dipingo la Rosa Rossa Esoterica”.
Avevo anche saputo dall’avvocato Bezicheri di Bologna, che lo conosceva, che il pittore aveva in casa sua un dipinto di un altro artista anche ben quotato, un certo Bovi, dipinto sul quale Bezicheri così si espresse: “Non capisco gli inquirenti che sono andanti a perquisire la casa di Celso, l’unico quadro che dovevano acquisire, l’hanno lasciato lì. E poi dicono che indagano sulla “Rosa Rossa”…”
Riferendosi appunto al quadro di Bovi.
Ecco dunque un altro tassello e anello di congiunzione tra la “Rosa Rossa” e Pacciani, il quale certo si è portato nella tomba tante verità.
Stimolata da questa serie di elementi iniziai ad effettuare molte ricerche nella letteratura specifica sulla Massoneria e sull’Esoterismo, trovando moltissimo materiale, anche se non trovai nulla che collegasse queste società segrete a fatti e circostanze precise come i duplici delitti del Mostro.
E anche leggendo tutti i libri che sono stati scritti su questo caso giudiziario, molti dei quali ipotizzarono anche prima di me, una matrice esoterica, non vi era nulla di più che teorie personali, anche interessanti, ipotesi su ricostruzioni mirate a dimostrare un disegno magico- esoterico o anche satanista, ma come ripeto, pur fornendo tali letture molti spunti investigativi, per gli inquirenti non erano sufficienti per indagare su una ipotetica organizzazione di questo tipo.
Mi documentai sui Rosacrociani e su tutti i movimenti e Ordini massonici derivanti da loro, in una serie infinita di spaccature al loro stesso interno, iniziai a cercare dei codici criptati nei mass media, nelle pubblicità, nelle banconote, e a dire il vero, spesso ricavavo delle risposte anche impressionanti, ma mi rendevo conto che nelle sedi giudiziarie o una dottrina o religione la si aggancia a fatti e circostanze precise di competenza degli inquirenti, oppure le mie ricostruzioni pur interessanti erano monche dell’aggancio necessario ad una indagine.
In più, io ero collocata in una inchiesta che portava già un nome, “il Mostro di Firenze”, e di certo non potevo parlare di null’altro che fosse utile a chi era delegato ad indagare sui duplici delitti del Mostro e sull’omicidio di Francesco Narducci.
Avrei potuto sì, sviluppare questa materia scrivendo tanti libri, partecipando a dibattiti, ma tutti nell’ambito della cultura, della conoscenza, in generale.
Qualcun altro tuttavia, molto prima di me ci era arrivato, e forse sapendo e non ipotizzando, ma avendo le prove di un nesso tra i delitti del Mostro e “una misteriosa rosa rossa”.
Fu quando lessi “Coniglio il martedì” di Aurelio Mattei, che mi convinsi che la “rosa rossa” che indusse la Ragni a provocare l’ira dello scrittore accusato dalla stessa di essere il Mostro, quella rosa rossa doveva realmente essere stata almeno una componente di quei delitti e chissà di quanti altri.
Infatti nel suo libro, Aurelio Mattei, nel descrivere sotto forma di “romanzo” i duplici delitti, aggiungeva: “Nulla di particolare, se non una rosa rossa nel cellophan sul pube della ragazza…”.
Senza dilungarmi, tirai una trappola al Mattei, e scoprii che lavorava presso lo studio del criminologo Francesco Bruno.
Corsi da Giuttari, gli misi sotto gli occhi il libro, ma mi sentii intimare che dovevo smetterla di portare “romanzi”.
Quella volta puntai i piedi, pretesi un verbale con acquisizione del libro e dichiarai che quel libro non era un romanzo, ma vi era criptata la componente esoterica di quei delitti.
Per “atto dovuto” Francesco Bruno e Aurelio Mattei furono perquisiti, e molto materiale sequestrato.
Non furono iscritti nel registro degli indagati, e anche Mattei risultò essere un alto funzionario del Sisde.

Domando al piombo:
perché ti sei lasciato
fondere in pallottola?
Ti sei forse scordato degli alchimisti
Hai perso qualsiasi speranza
di diventare oro?
Nessuno mi risponde.
Pallottola. Piombo. Con nomi
del genere
il sonno è lungo e profondo
C.S.
Il clamore della perquisizione a carico di Francesco Bruno, fece di me un punto di riferimento di una moltitudine di personaggi, a volte gente con l’intento di depistare, altre volte uomini in divisa o cariche dello Stato, ma sempre restii a presentarsi alla Magistratura.
Si riaprì così il caso Narducci, e sempre per “atto dovuto” si dispose la riesumazione della salma.
Ancora una volta, collegamenti con i delitti del Mostro, ancora una volta pratiche esoteriche e Massoneria, ancora una volta la Villa, ancora una volta “rose rosse”, diciannove, senza fiore recapitate alla vedova dopo la scomparse del medico.
I giornali intanto iniziarono il depistaggio di interpretazione, e così gli ipotetici e illustri mandanti, furono chiamati “setta”.
Solo una giornalista de La Repubblica, approfondì la vicenda e la chiamò “Schola esoterica”.
Fui avvicinata da poteri massonici di vertice, e chi si mostrò intenzionato a “collaborare” con gli inquirenti, a Firenze non fu ascoltato.
A Perugia invece il Magistrato dispose indagini approfondite in certe direzioni, ma è anche vero che quando venivano interrogati esponenti della Massoneria, gli investigatori fiorentini presenti, si addormentavano e mai una volta hanno fatto al deponente massone “in sonno” una domanda.
Quello che oggi posso concludere è che parlare di “Rosa Rossa”, se non lo si aggancia a fatti di interesse giudiziario, può risultare inutile se non depistante.
Per la Legge ci vuole un reato, chi lo ha commesso come esecutore e chi eventualmente lo ha ordinato come mandante, e ci vuole l’arma del delitto, e ci vogliono testimoni, e ci vogliono prove scientifiche.
Le vari dottrine, benché criminali, non interessano in sede giudiziaria.
Il Satanismo ad esempio non è perseguibile come tale, se poi l’autore di un crimine appartiene a quella religione, si dirà come “aggettivo” da aggiungere al nome dell’assassino, “satanista”.
Personalmente, per una serie di circostanze non oggetto di Blog o Forum , ma oggetto di verbali responsabilmente sottoscritti, oggi posso dire che la “Rosa Rossa” l’ho portata davvero sul banco degli imputati.
Ma al processo, ormai alle porte, prima di tutto gli imputati dovranno difendersi dalle accuse che sono loro contestate.
Chi uccise, quanti, come, dove, con quali armi, chi occultò le prove, e perché.
Per motivi, a tutt’oggi intuibili ma non provabili, a chi voleva è stato impedito di chiedere a determinate persone: “Cosa ci facevate con i feticci che il Mostro e i suoi complici asportavano alle vittime?”
A Perugia in questa direzione fu posto, con metodi di Antistato un invalicabile “ALT!”
Ma qual è il vero segreto della “Rosa Rossa”, il segreto che la rende imprendibile, sempre mutevole, confusa tra infinite organizzazioni che pure vengono denominate “Rosa Rossa”?
Vi ricordate il “Nome della Rosa” di Umberto Eco?
Ebbene in quel film il messaggio fu ben chiaro: chiunque dei ricercatori tra i testi antichi si avvicinava a scoprire il nome, dunque ad identificare la “Rosa” rimaneva fulminato un attimo prima.
E nel libro, uscito in concomitanza con il duplice delitto del 6 giugno del 1981, il primo delitto nel quale alla vittima fu asportato il pube, dunque il primo feticcio che utilizzarono i sacerdoti dell’Ordine della Rosa Rossa Indipendente e Rettificato, in quel libro, dopo il romanzo vi è un’appendice, il cui l’autore dice: “Fin qui, vi abbiamo dimostrato che i libri si parlano tra di loro, ora una buona indagine poliziesca deve dimostrare che i colpevoli siamo noi”.
Ma i libri possono essere indagati, incriminati, condannati?
No…. In forza di quella che noi stessi reclamiamo come “libertà di stampa”!
E dunque le ricerche della Carlizzi in tema di “Rosa Rossa” a chi sono servite?
Alla Giustizia sicuramente, nel senso che per la prima volta ci si è posti il problema dell’Oltre, della presenza dell’Oltre anche dietro volti e nomi in carne ed ossa, e questo è veramente un grande passo avanti.
Le mie ricerche sono servite anche alla collettività, nel senso che gran parte della gente oggi di fronte a certi eventi non si ferma a ciò che appare, ma cerca ciò che può essere occultato nei fatti, senza per questo cadere nella dietrologia.
Sicuramente osserviamo di più, siamo più attenti, più scettici e pronti a non prendere tutto come il Vangelo, ma anche in questo senso, le deduzioni o conclusioni cui giungiamo, in questa materia non potranno mai vantare una verità oggettiva, ma sempre relativa a chi ne ricerca un barlume di oggettività.
Le sensazioni personali, le casualità, le letture sotto diversi profili, restano interpretazioni e niente di più, tutte più meno discutibili, ma la Giustizia non se ne può servire.
E questo è il segreto e la consapevolezza dei senza volto e senza nome della cosiddetta “Rosa Rossa”. Personalmente non avrei mai sottoscritto alcun verbale davanti all’A.G. in tema di “Rosa Rossa” se non fosse stato riconducibile a determinati crimini, in questo caso i delitti del Mostro.
Voler cercare in ogni evento a tutti i costi la “Rosa Rossa”, può veramente fare il gioco di chi la rappresenta, perché tutto ciò che viviamo si presta volendo ad una lettura esoterica, e si cade anche nella superstizione, a volte nel ridicolo, basterebbe argomentare sulla coincidenza tra il tempo in cui per la prima volta verbalizzai sulla “Rosa Rossa” e il medesimo tempo in cui una serie numerosa di Partiti politici aggiunsero al proprio simbolo una rosa rossa….
Può essere divertente, curioso, a volte interessante, ma lo Stato ha il dovere di assicurare alla Giustizia gli assassini, quelli che godono di una carta d’identità.
Non molto tempo fa, ricordo in un processo un imputato che si mise a discernere su una realtà esoterica di stampo massonico, assai simile alla “Rosa Rossa”.
Costui, (T.d.A), appartenente ad una famiglia di giuristi di generazione in generazione, espertissimo di codici, dal Mossad, ad altri, dopo aver parlato per ore, dimostrato analogie e coincidenze veramente inquietanti, si ritrovò con una disposizione di perizia psichiatrica a suo carico, che si concluse con la semi infermità mentale, determinata da sindromi ossessive.
Ad ogni evento riconduceva numeri, date, ricorrenze, e quanto altro lo aveva posto in una condizione tale di schiavitù psicologica, al punto da rovinarsi la vita, la professione e la credibilità.
La “Rosa Rossa” è una realtà, ma grazie a Dio non è la protagonista del libero arbitrio dell’uomo, e quando attiva meccanismi come il plagio, il controllo mentale a distanza, è pur vero che se riesce nei propri intenti è perché trova un terreno già fertile, manipolabile, suggestionabile, infarcito di filosofie che spesso tendono a dissociare il pensiero dall’anima fino a perdere il controllo della propria mente, dei riflessi attentivi e cadere in quella cultura del sospetto che ci fa vedere ovunque mostri e rose rosse…
Fonte tratta dal sito .

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