giovedì 27 luglio 2017

La Rosa rossa e il problema delle prove.




1. Premessa ed un parallelo: la mafia. 2. Le prove del sistema massonico. 3. Le prove dell'esistenza della Rosa Rossa. 4. Conclusioni



1. Premessa ed un parallelo. La mafia.Questo articolo si salda con il precedente “L’omicidio rituale e le difficoltà di accertamento”. Lo scrivo infatti per rispondere una volta per tutte a quelli che mi ripetono, un giorno si e l’altro pure, che non ci sono prove dell’esistenza della Rosa Rossa. E che non ci sono prove del collegamento con tale ordine, nei tanti omicidi che insanguinano l’Italia. In questo modo ogni volta che qualcuno tirerà fuori il problema delle prove rimanderò a questo articolo.

Iniziamo da un parallelo. La mafia.



La massoneria ha molte cose in comune con la mafia; entrambe sono organizzazioni complesse, strutturate in più livelli compartimentati e secretati all’esterno, con il fine del controllo del territorio e del potere. La grossa differenza tra le due organizzazioni è nella dimensione (la massoneria è un’organizzazione su scala mondiale, le varie mafie invece operano a livello prevalentemente locale, anche se poi la loro potenza si estende in tutto il mondo).

L’altra differenza sta nel fatto che la massoneria è un’organizzazione esoterica; le varie mafie no. Tuttavia le mafie hanno in comune qualcosa con l’esoterismo massonico, in quanto anche queste si esprimono con un loro simbolismo particolare, che può essere riconosciuto e decodificato solo da chi conosce tali organizzazioni; alla persona che parla troppo si taglia la lingua, a chi ha visto troppo si cavano gli occhi, ecc… inoltre per accedere nelle varie mafie ci sono rituali diversi, ma che comunque hanno molto in comune con i rituali massonici (non a caso il rituale di ingresso alla ndrangheta è preso pari pari dal rituale di ingresso alla massoneria

Ora immaginiamo che qualcuno, venuto da un altro paese, e che non sa nulla di vicende italiane, chieda a noi, a un qualunque cittadino italiano informato sulle vicende del nostro paese “mi sai dare delle prove dell’esistenza della mafia?”, quale sarebbe la risposta?

Che di prove ne esistono a bizzeffe. Vediamo quali.

Primo. Il sistema del sud Italia.
Secondo. I processi.
Terzo. La letteratura.
Quarto. L’esperienza diretta.

Cominciamo dal sistema.

Da decenni era palese a chiunque che il sud viveva in un clima diverso rispetto al nord; un clima che era fatto di estorsioni sistematiche ai commercianti, un clima che si traduceva nell’impossibilità di fare qualsiasi indagine perché le attività degli inquirenti si arenavano quasi sempre. La situazione era ben descritta da Sciascia nei suoi libri, e trasposta in numerosi film (confessioni di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica, ad esempio).

Fino agli anni 80 però c’era chi, nonostante tutto, negava l’evidenza e sosteneva che la mafia non esistesse, nonostante i rapporti tra politici e mafia fossero stati oggetto degli atti di numerose commissioni parlamentari d’inchiesta.

Dopo il maxi processo di Palermo e le rivelazioni di Buscetta divenne acclarato anche processualmente che la mafia era un’organizzazione piramidale, complessa, e che controllava capillarmente il territorio Siciliano.

C’era cioè un sistema che era visibile alla maggior parte degli osservatori, giornalisti, scrittori, magistrati, ecc… Ma finche non si arrivò al maxiprocesso di Palermo c’era ancora una sorta di dibattito tra i complottisti e non complottisti, cioè tra coloro che dicevano che il sud Italia era in condizioni peggiori del nord per ragioni culturali, per una serie di “coincidenze”, ma che non esistesse un sistema criminale organizzato. Era tutto un caso, e non c’erano prove dell’esistenza della “mafia”.

Poi si potrebbe citare, al nostro interlocutore venuto da lontano, i numerosi libri e le testimonianze lasciate da tutti coloro che si sono occupati del fenomeno mafia. Abbiamo quindi i libri di Falcone, di Caponnetto, Carlo Palermo, Nando Dalla Chiesa, Pino Arlacchi, fino ai recenti libri di Travaglio, Grasso, ecc… Una letteratura vastissima, che racconta, appunto, il sistema mafia.

Infine. Al nostro interlocutore potremmo consigliare di fare esperienza diretta. Di parlare con chi è incappato nelle maglie della mafia, da Benny Calasanzio, a Salvatore Borsellino, Tano Grasso, Maria Falcone, comprese persone meno note, come un mio carissimo amico che ha perso due fratelli a causa della Camorra.

E poi si potrebbe consigliare di andare nei vari posti di mafia e verificare di persona.

Chi c’è stato sa di cosa parlo.

Andando per l’hinterland napoletano, ad esempio, Casavatore, Casal Di principe, Grumo Nevano, Frattamaggiore, Afragola, si respira un’altra aria; sembra di stare in un altro mondo, diverso da quello cui siamo abituati qui al centro e al nord. Servizi pubblici quasi inesistenti. Legalità, almeno all’apparenza, inesistente: ragazzini che girano in tre senza casco sul motorino (e poi ti spiegano che qui, in questi luoghi, se giri col casco rischi che ti ammazzino perché ti prendono per un camorrista); di polizia e carabinieri neanche l’ombra (se poi passi per caso davanti ad una delle poche caserme dei carabinieri, può capitare di trovare il cartello “zona militare limite invalicabile”, che è stato spostato e rivoltato all’interno, in modo che sia visibile solo dai militari e non da chi sta all’esterno della caserma; mi capitò a Nola); non un autobus, spazzatura dappertutto (certe strade sono costellate di spazzatura per chilometri; lo erano prima dell’emergenza rifiuti, e lo sono ancora adesso); e poi centinaia di magazzini grigi, tutti uguali, senza insegne, il verde inesistente, i venditori di pane sul ciglio della strada accanto ai rifiuti anche la domenica (ma il pane qui è buonissimo; anche quello comprato accanto ai rifiuti; nelle pulita Torino, invece, il pane non sa di niente).

Anni fa un mio amico mi acquistò uno scooter da un concessionario del luogo; lo ritirai e partii per Viterbo; quando mi lasciò, il concessionario mi disse “mi raccomando, se la fermano dei rapinatori, accosti subito e non faccia resistenza e non si fermi per nessun motivo”; andai dal benzinaio e mentre quello mi versava la benzina mi disse “bello scooter… è nuovo eh? Si vede che lei viene da fuori… Mi raccomando, non si fermi per nessun motivo e se la fermano, accosti subito senza protestare”.

Insomma. Chi è sempre vissuto in Sicilia, o chi è sempre vissuto in certi posti della Campania, lo troverà normale. Ma chi viene da fuori percepisce immediatamente che in quei posti si respira un clima diverso.

Dopo un po’ non si può negare che da quelle parti esista la mafia, e che essa si respiri anche nei gesti e negli atteggiamenti quotidiani dei singoli cittadini non mafiosi.

2. Le prove del sistema massonico

Bene.

Quali sono allora le prove dell’esistenza della Rosa Rossa? Le stesse che esistono per la mafia. Occorre solo avere un po’ di pazienza in più per cercarle, ma sono le stesse.

In primo luogo il sistema. Troppi morti tutti uguali. Troppi delitti impuniti (v. ad esempio il nostro articolo: dodici donne un solo assassino); troppe stragi tutte uguali e tutte impunite, dove compaiono sempre gli stessi soggetti come protagonisti e registi.

Al posto della Sicilia, o della Campania, lo scenario è l’Italia intera. Al posto di una persona incaprettata troviamo la persona suicidata in ginocchio, il malore che ha colto improvvisamente proprio la persona scomoda.

Al posto dei testimoni omertosi che “nulla vidi e nulla saccio” abbiamo i testimoni che muoiono, i fascicoli che scompaiono, i processi che finiscono nel dimenticatoio di qualche procura, i PM che archiviano come suicidio il caso della tipa morta per una coltellata sul pube, o del giovane che si sarebbe sferrato tre coltellate sul collo, il generale dei carabinieri che non ricorda di aver avuto un’informativa sulla strage, che per errore non piantona la casa di Riina, ecc...

Poi abbiamo le leggi – quelle vere che servirebbero per riformare la giustizia, ad esempio - che non si fanno mai, ma al loro posto se ne fanno di peggiorative.

E allora, se 50 anni fa erano i tempi della mafia che non esisteva, oggi sono i tempi della massoneria che non esiste. C’è qualcuno che dice che tutto questo è un caso. Le stragi impunite? Qualche investigatore incapace. Le leggi fatte a misura di delinquente? Chi afferma ciò è un complottista; le leggi servono a proteggere il cittadino dagli abusi della magistratura. I delitti assurdi impuniti? L’assassini è molto bravo a far perdere le sue tracce.

Poi abbiamo i processi e i vari atti ufficiali. Anzitutto abbiamo la commissione d’inchiesta sulla P2. La P2 era un' organizzazione che mirava a sovvertire il sistema.

Pochi si rendono conto che tutte le persone iscritte nelle liste della P2 oggi hanno fatto carriera e stanno ai massimi vertici dello stato; e pochi si rendono conto che i punti del programma della P2 sono stati praticamente tutti attuati: bipolarismo, controllo dei media e della magistratura, peggioramento del sistema scolastico…

Poi abbiamo le indagini effettuate da Cordova a suo tempo, quelle attuali di Woodcock e De Magistris, per non parlare del recentissimo processo Hiram. Dell’inchiesta di Cordova abbiamo parlato; fu lui a capire che la massoneria è il collante tra mafia, imprenditoria e politica.

Il problema di queste indagini è che sono state bloccate sul nascere e che finiranno tutte nel dimenticatoio. Il che, se per qualcuno rappresenta la prova che la massoneria non esiste, per altri rappresenta la prova che la massoneria è ancora più potente della mafia.

Poi a leggere attentamente, abbiamo altri atti processuali che se non parlano di massoneria in modo diretto, lo fanno comunque in modo indiretto, e forse per certi versi ancora più inquietante. Abbiamo la vicenda di Ustica, in cui fu abbattuto un aereo con 80 passeggeri a bordo; i testimoni furono tutti uccisi, le prove scomparvero, tutti i politici contribuirono in modi diversi ad insabbiare la cosa, fino ad arrivare a cambiare alcune leggi, per confezionarle ad hoc in modo che quei pochi imputati coinvolti nel processo non ricevessero alcun danno.

Tutta questa mole di atti processuali e parlamentari dà un quadro netto e preciso di cosa sia la massoneria, dei poteri che ha, e delle sue ramificazioni.

Poi abbiamo la letteratura. E qui il panorama è sconfinato.

Abbiamo anzitutto libri specifici, sul “problema massoneria” scritti da Pinotti, Chandelle, Icke, Leo Taxil, Panvini, Pamio, ecc…

Ma soprattutto abbiamo una marea infinita, migliaia, anzi, decine di migliaia di titoli, scritti da massoni e per massoni, ma che parlano chiaro, in modo inequivocabile. Sono libri particolari, che si trovano in librerie specializzate, ma, a cercarli, aprono un vero e proprio mondo; i libri di Waite, Paracelso, Wirth, Mola, Mathers, Crowley, l’infinita letteratura sui templari, sui rosacroce, che conta migliaia di titoli.

Qui abbiamo addirittura una grossa differenza rispetto alla mafia; e cioè la mafia non ha lasciato e non lascia grosse tracce di se stessa. La massoneria invece ne ha lasciate un’infinità.

E ancora una volta può tracciarsi un parallelismo tra mafia e massoneria. Entrambe hanno un linguaggio segreto, una specie di codice, fatto di segnali talvolta impercettibili, talvolta invece più macroscopici e più evidenti; una volta che si conosce questo linguaggio, si riesce a identificare chi è massone e chi no, si riescono a capire meglio alcune conversazioni apparentemente incomprensibili e alcune dichiarazioni altrimenti inspiegabili di uomini politici o dello spettacolo.

Solo conoscendo la mafia si può dare un senso, ad esempio, alla dichiarazione di Michele Greco al maxi processo, che augurò la pace ai giudici.

E solo conoscendo la massoneria – e sempre restando in tema di processi - si riesce a capire perché il legale di Rosa e Olindo, al termine dell’arringa del processo di Erba, dichiara “Si chiama Olindo Romano, e ama Rosa, la sua sposa, Rosa sopra ogni cosa”. Soprattutto si capisce perché una dichiarazione così inutile dal punto di vista processuale sia stata riportata da tutti i telegiornali.

Dai libri di storia di Aldo Mola, in cui è delineata l’influenza massonica sulle principali vicende del nostro paese, a testi meno specifici ma comunque espliciti, la letteratura massonica è sconfinata e basta solo avere un po’ di pazienza per leggere i vari aspetti di questa organizzazione, per capire come essa si sia infiltrata in tutti i campi e abbia condizionato le arti la scienza, la letteratura, la musica, e la storia.

Si scopre così che i più grandi artisti e pensatori della storia erano massoni e rosacrociani.

Le chiese, l’architettura delle nostre città, sono massoniche.

A quel punto, come per la mafia, non si deve fare altro che comparare la simbologia massonica con la simbologia di cui sono intrise le cose che ci circondano, dalle Chiese, alle strade, ai palazzi, ecc… E così troveremo il famoso triangolo massonico nel dollaro americano, con la scritta “Novus ordo seclorum”; e addirittura troviamo il triangolo nella pianta della città di Washington; troveremo invece il pentalfa massonico, la stella a cinque punte, addirittura nello stemma della nostre procure della Repubblica.

Il triangolo con l’occhio compare anche sulla bandiera del Nicaragua, che non a caso ospita da decenni tutti i maggiori terroristi italiani.

E’ cosa nota che sono massoni tutti i Presidenti degli Stati Uniti, e tutti i presidenti di tutti gli stati occidentali e orientali; anche Khomeini e Gheddafi sono massoni(fonte: libri di Carlo Palermo).

Troviamo la rosa rossa come simbolo della nazionale di Rugby inglese, ma anche nei simboli dei partiti italiani, messa in bella mostra in modo evidente, come nella “rosa nel pugno”, o esposta in forme meno evidenti, come nella Margherita (altro simbolo della rosa rossa, dato che il vero nome di Santa Rita era margherita).

In altre parole, troviamo i simboli massonici in tutte le manifestazioni più importanti della nostra vita, dalle più piccole alle più grandi.
E non è solo Washington ad avere una pianta della città ispirata al simbolismo massonico ma anche molte nostre città.

Tempo fa mi accorsi che uno degli epicentri dei delitti del Mostro di Firenze, quello che i giornali avevano definito “la villa dei misteri” si trovava proprio vicino a due vie significative poste l’una accanto all’altra: via Dante e via delle rose.

Mentre nella mia città (che non dimentichiamolo ha come santo protettore Santa Rosa) esiste piazza Dante (considerato il padre dei rosacroce). Da Piazza Dante parte via Mazzini (altro rosacroce); al termine di Via Mazzini ci sono due quartieri posti uno accanto all’altro: il quartiere Santa Rosa e il quartiere Crocetta (Rosa+Croce). Una toponomastica davvero singolare. Ma c’è qualcuno che dice che i Rosacroce non sono mai esistiti.

In altre parole, la toponomastica della principali città, italiane e straniere, è massonica.

Il cittadino non percepisce tutto questo perché ci vive dentro fin da piccolo; per giunta nessuno ci spiega il simbolismo quindi fin da bambini noi siamo abituati a vedere le cose attorno a noi come se fossero disegnate dal caso, e gli esperti di simbolismo vengono quasi derisi, considerati dei tipi eccentrici che si occupano di cose fuori dalla realtà.

Poi esiste l’esperienza diretta. Chi vive una vita definibile “normale” può non accorgersene mai. Ma chi si avvicina alle stanze del potere subodora che qualcosa, troppe cose, non vanno, e non possono che essere frutto di un disegno più complesso, diretto dall’alto.

Troppo ignoranti i politici al potere per poter essere saliti dove sono per soli meriti; troppe illegalità in ogni settore dell’amministrazione per poter essere una semplice patologia di un sistema sano; dopo un po’ che si lavora nell’amministrazione ci si rende conto che l’illegalità è la regola, e la patologia è costituita dalla persona che si comporta correttamente.

E poi ci sono le esperienze dirette. Oramai, da quando mi occupo di queste cose, ne sento decine. Persone che sono state rovinate per aver detto “no” ad una richiesta massonica, per aver deciso di non sottostare a nessuna regola, per non voler rispondere a nessuno.

N, che ha perso la gioielleria di famiglia perché il padre ha detto no all’entrata nella P2; M, dirigente di banca che ha perso tutto per aver detto no ad una richiesta di gestione di fondi di dubbia provenienza; G, con 5 processi a carico, tutti fasulli, tutti nulli, il cui unico scopo è piegarne la volontà; e così via….

Insomma. Ad una ipotetica domanda sulle prove che il sistema massonico sia un sistema organizzato a livello mondiale, le risposte sono le stesse che valgono per la mafia.

Primo, il sistema.

Secondo, le prove processuali e parlamentari.

Terzo la letteratura.

Quarto, l’esperienza diretta.

Ma ancora oggi molti sostengono che la massoneria non conta nulla e non è così importante.

In altre parole: le prove ci sono, sono evidentissime, e sono ovunque, nella toponomastica delle strade, nello stile degli edifici, nel dollaro americano e nelle carte intestate delle nostre procure, nelle bandiere, nella letteratura, nella storia…

Il problema è che bisogna vederle; per vederle occorre raggrupparle; per raggrupparle occorre studiarle, ma per studiarle occorre tempo e voglia.

3. Le prove dell’esistenza della Rosa Rossa.

Il passo ulteriore è cercare le “prove” della Rosa rossa.
In primo luogo il giurista in genere cerca le prove documentali. E qui ne abbiamo a iosa. Sono innumerevoli infatti i libri che trattano i rituali e la filosofia dell'organizzazione scritti da persone che si dichiarano esse stesse aderenti all'ordine.
Abbiamo ad esempio "Insegnamenti magici della Golden Dawn" di Israel Regardie, edito da Mediterranee. Sono 4 volumi in cui sono contenute tutte le informazioni essenziali sulla Golden dawn e sulla Rosa Rossa, sui rituali, i gradi, ecc...
Abbiamo poi i testi scritti da Arthur Edgar Whaite, il fondatore dell'ordine della Rosa rossa e della Croce d'Oro indipendente e rettificato. In Italia è stato tradotto solo il suo testo "il libro della magia cerimoniale" edito da edizioni rebis, ma in Inglese si trovano tutti i suoi testi.
Abbiamo inoltre i testi scritti da Mothers, un altro dei fondatori, ecc...
In altre parole, abbiamo decine di libri, scritti da persone che si dichiarano facenti parte dell'organizzazione, che ne svelano alcuni rituali, ma inevitabilmente quando si parla di Rosa Rossa arriva l'idiota di turno che dice "secondo me la Rosa Rossa non esiste".


Una volta studiato il sistema massonico e la sua simbologia, e una volta capito che i Rosacroce non sono un semplice gruppetto minoritario di esaltati, ci si rende conto che templari e rosacroce sono la massoneria dominante che ha creato la massoneria ufficiale.

E dopo aver studiato il sistema rosacrociano, lo si ritrova dappertutto, dai delitti che quotidianamente la TV ci propina al telegiornale, al linguaggio parlato da politici e giornalisti, alla toponomastica delle strade.

Poi basterebbe scorrere i vari delitti. Se si va nel nostro forum, alla sezione “delitti recenti” si troverà un elenco infinito di delitti, ciascuno con la sua rosa come firma.

Cito a caso.
Nel delitto di Erba abbiamo l’omicida che si chiama Rosa Bazzi, coniugata con Olinda Romano. Rosa Romano. RR.

Nel delitto di Cogne scopriamo che il paese si trova proprio di fronte al monte Rosa. E non a caso la signora Franzoni viene tradotta in carcere proprio il 22 maggio, giorno di Santa Rita, la santa della Rosa Rossa.

Piero Maso uccide il padre; e la madre si chiama Rosa.

Erika, insieme al suo amico Omar, uccide la madre Susy Cassini. Susy, diminutivo di Susanna, che viene dall’ebraico Sosan, che significa Rosa, ma anche Giglio.

I 2 bambini morti in tempi recenti, Ciccio e Tore, la cui madre si chiama Rosa Carlucci.

Se la Rosa non è nel nome, la troviamo comunque nei giornali, in bella mostra; così nel delitto Meredith Repubblica e altri giornali titolano “una rosa rossa per Meredith”.Stesso titolo per Giovanna Reggiani: una rosa rossa per Giovanna Reggiani. Titoli uguali. Coincidenze, per gli anticomplottisti che irriducibilmente chiedono prove.

Talvolta la rosa compare nei TG. Chi è incuriosito vada a vedere il video del delitto di Canino, e guardi come finisce il TG1- La cronista dice “e tutti in paese si domandano perché”. E dopo il perché… una rosa rossa, a tutto schermo.

Mi sono domandato a lungo dove fosse la firma della Rosa Rossa nei delitti del Mostro di Firenze. Me lo sono domandato a lungo perché ho scoperto questa organizzazione proprio occupandomi del Mostro di Firenze ma per lungo tempo non avevo mai trovato rose sui giornali o nei TG; finche un bel giorno non ho scoperto che la firma è in quella pallottola di Beretta calibro 22, serie H. la 22 esima lettera dell’alfabeto ebraico è infatti la Tav, o Tau, e significa Croce; e al centro della croce c’è il cuore di Gesù, che simbolicamente rappresenta la Rosa Rossa. Nei delitti, quindi, il 22 simboleggia anche la Rosa Rossa.
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Poi ricordo il caso di Massimo Carlotto, che viene accusato di aver ucciso con 59 coltellate Margherita Magello, il 20.1.1976. Una vicenda processuale che dura circa 20 anni, fino alla grazia concessa nel 1993, e che ebbe risonanza in tutto il mondo. Ma nessuno si accorge di quella data rituale (la somma è infatti 8) e del nome della vittima, due buoni punti di partenza per sospettare che si tratti di un omicidio di tipo diverso e che quel poverino non c'entrasse nulla.
La grazia gli viene concessa il 7 aprile 1993 (7+4+1+9+9+3= 33).

Poi abbiamo delitti più recenti.

Ricordo un caso curioso: Rosa Scarlata, morta a 67 anni nel suo Ape (e casualmente il motto dei rosacroce è “Dat Rosa Mel Apibus”).

Poi abbiamo Rosaria Pericone, uccisa con 33 coltellate lo scorso 1 giugno.

Poi Lapo Santiccioli che uccide la ex fidanzata, Giulia Giusti, di 22 anni. Lapo è, per chi non lo ricordasse, l’amico di Dante Alighieri della famosa poesia “Guido, io vorrei che tu Lapo ed io…”. E Giulia, guarda caso, è un nome che festeggia l’onomastico proprio il 22 maggio, giorno di Santa Rita e quindi della rosa rossa.
Rosa Tanà, di 88 anni, uccisa nel suo appartamento il 17 febbraio.

Pochi giorni fa a Gradoli, un paesino del viterbese, scompaiono due donne. I giornali si premurano di precisare che la loro villa era circondata da rose in fiore…
Poi ci sono i delitti in cui il collegamento con la Rosa non è così immediato. Christian Bovi uccide a maggio la moglie Marianna. Qui occorre qualche secondo per trovare il collegamento, che sta in quel nome (Cristiano, che ricorda Cristo) e Bovio, che si ricollega alla prima lettera dell’alfabeto ebraico, Aleph. Ma ci vuole un libro di 500 pagine che spieghi l’alfabeto ebraico per vedere il collegamento; il libro, che avevo appena finito quando lessi di questo omicidio, spiega che la prima lettera significa Bue; siccome il bue ara la terra per prepararla alla fioritura, simbolicamente rappresenta colui che dà la vita. E – spiega il testo – di conseguenza Aleph significa anche Rosa Rossa, perché è questo il segreto della vita e della morte. Quindi alla 22 esima lettera dell’alfabeto ebraico (che significa Croce) dobbiamo associare la Rosa Rossa. Ma anche alla prima lettera; perché è la Rosa che costituisce il segreto della vita e della morte.

E occorre un po’ buona volontà per cercare le origini del nome Marianna che significa “amata dal Dio Amon” (il primo tempio della Rosa Rossa fu dedicato, appunto, ad Amon).

Poi abbiamo il delitto di Garlasco, con la vittima, Chiara Poggi; il fiore di Santa Chiara è, guarda caso, il giglio.

Ma ovviamente non sono i collegamenti simbolici con la Rosa che colpiscono. Questo è solo il primo collegamento, quello più immediato che può fare chiunque, da solo e in pochi secondi.

L’altra cosa è la superficialità delle indagini, le assurdità dette dagli inquirenti, i depistaggi, la falsità delle notizie giornalistiche.
Solo per fare alcuni esempi a caso, preso dagli ultimi fatti di cronaca.

Nel delitto di Bagno a Ripoli, secondo la fantasiosa ricostruzione degli inquirenti, siccome sul corpo del ragazzo non sono state trovate tracce di sangue dalle ragazza, costui avrebbe dapprima ucciso la fidanzata; poi si sarebbe lavato; infine si sarebbe dato tre coltellate alla gola (cosa impossibile nella pratica) e poi avrebbe anche avuto la forza di scagliare il coltello lontano da sé.

Nel delitto di Canino, nel viterbese, il padre avrebbe ucciso la moglie perchè non poteva vederla soffrire. Quindi, siccome non voleva vederla soffrire l’avrebbe uccisa nientemeno che a roncolate (quindi facendola soffrire indicibilmente perché ha dovuto colpirla più volte e ripetutamente); dopodichè si sarebbe impiccato. Ora, il signore in questione era un gioielliere, quindi aveva una pistola in casa; ma secondo gli inquirenti è logico che costui abbia deciso di non usare la pistola e abbia usato due metodi così incredibili, come la roncola per la moglie e l’impiccagione per se stesso. Parlando con persone di Canino poi, apprendo che il biglietto trovato dal figlio, e in cui c’era scritto “non ho avuto il coraggio di uccidere mio figlio” pare non fosse stato scritto con la grafia del padre. Ma tutti questi elementi non fanno avere alcun dubbio agli inquirenti: Bagno a Ripoli viene liquidato dopo poche ore come un “omicidio-suicidio”; stessa sorte per il delitto di Canino.

Nei delitti più eclatanti di personaggi famosi, invece, basta citare il caso di Pasolini, che sarebbe stato ucciso da un ragazzetto di 17 anni che di corporatura era la metà di Pier Paolo, e che non aveva neanche la camicia macchiata di sangue; e il delitto Pantani, che muore suicidandosi con una ventina di dosi di cocaina all’hotel Le rose, anche se l’autopsia accerterà che il cuore del “pirata” era in perfette condizioni, e dunque lui non era un drogato come invece hanno riportato tutti i giornali.

Ricostruzioni dei vari delitti, insomma, che non reggono, e che fanno a pugni con la logica.

Ora, queste cose, in realtà, sono chiare. Ma il problema è che per capirle occorre studiare alcuni concetti di Cabala e l’alfabeto ebraico.
E comunque occorrerebbe la buona volontà di leggersi perlomeno i 4 volumi di Regardie.

Dopodichè, oltre ai delitti insoluti, diventa svelato anche un altro mistero; cioè si capisce il perché un personaggio come Borghezio, che tutto richiama fuorché cultura e sapere, sia anche un “esperto di Cabala”; e si capisce perchè molti personaggi pubblici, come Madonna, si dichiarino esperti di Cabala, e altri compaiano in pubblico con il braccialetto rosso della Cabala, come il PM Caselli nella foto che mostriamo qui sotto.

Poi ci sarebbero i film. Abbiamo già citato il film Il Mostro, di Benigni, The Red Rose, di Stephen King, e il film Quarto potere.

Qui ne cito altri due che ho visto di recente. O meglio. Li ho rivisti alla luce delle mie conoscenze attuali, perché certi particolari non possono essere notati se non si ha un minimo di conoscenza in questo campo.
V per vendetta e Jack lo squartatore.

In Jack lo squartatore la trama è intrisa di simbolismo. E il collegamento che l’autore fa, con i delitti della Rosa rossa e in particolare del mostro di Firenze, è evidentissimo per chi si è occupato anche solo un poco di questa organizzazione.
Intanto sulla bara di una delle vittime viene gettata una rosa rossa.

Il vestito di un’altra donna uccisa, che viene inquadrato bene mentre Jack la uccide, è costellato di rose rosse.

Più volte viene mostrato l’anello di Jack lo squartatore, un anello con simbolo massonico, come il simbolo massonico della squadra e del compasso compaiono anche nella scatola degli attrezzi di Jack.

Poi ci sono altri riferimenti, meno immediati, e comprensibili solo da coloro che si sono occupati di questi casi; ad esempio il quartiere degli omicidi si chiama Whitechapel, e guarda caso anche il delitto del mostro di Firenze avvenuto a Scandicci, fu eseguito in località “Villa Bianca”.

Palesi sono poi gli altri riferimenti; dall’ispettore che vuole fermare le indagini perché colluso con gli assassini, che porta al collo il simbolo massonico e che partecipa ad una riunione massonica, ad una serie di altri riferimenti il cui messaggio è chiaro ed univoco: i delitti di Jack lo squartatore erano delitti massonici, firmati Rosa Rossa. Non a caso colui che nel film viene indicato come il colpevole dei delitti, ovverosia il medico della regina, quando si trova davanti al tribunale massonico che lo condanna dirà: “voi non vi rendete conto, ma io con il mio comportamento, un giorno sarò considerato il precursore del ventesimo secolo”.
Infatti è con i delitti di Jack lo squartatore che inizia la mattanza europea di serial killer e delitti familiari firmati “Rosa Rossa”. In tal senso il protagonista dice una cosa giusta; dice cioè una cosa che può sembrare il delirio di un pazzo, ma che è la verità.

Poi abbiamo V per vendetta. Il protagonista uccide e sulle vittime depone una rosa rossa; alla sua morte il suo corpo è circondato di rose rosse. E ad un certo punto il protagonista dice: “mi sono accorto che tanti fatti, apparentemente scollegati, erano in realtà uniti da un filo unico; un’unica regia che dirige fatti apparentemente scollegati tra loro”; mentre lo dice, compare all’improvviso per qualche istante una rosa rossa.

Andando a spulciare in un altro settore molto particolare, è importante dare un’occhiata al settore dei tarocchi. Anche qui, quando uno ha un minimo di cultura massonica, ci vuole poco per rendersi conto che esistono centinaia di mazzi di tipo diverso, la maggior parte creati in questi ultimi decenni. E tantissimi risentono dell’influenza rosacrociana, e della Golden Dawn. A parte il tarocco più famoso, il Rider - Waite, creato proprio da colui che della Rosa Rossa è il fondatore, abbiamo i tarocchi Crowley (sul cui retro ogni carta recando dipinte una rosa e una croce) i tarocchi universali, i tarocchi dello zodiaco, i bellissimi (ma anche inquietanti) tarocchi della Golden Dawn di Berti (pieni di teste tagliate), i tarocchi disegnati da Israel Regardie, i tarocchi dell’alba dorata, i tarocchi della chiave pittorica e una marea di altri mazzi; tutti dichiaratamente ispirati agli insegnamenti della Golden Dawn, troppi per essere effettivamente un semplice caso. Troppi perché non si capisca che nell’ambito della organizzazioni magiche ed esoteriche del mondo moderno la GD ha un posto di primo piano.

Ma ovviamente non sono queste le prove… questi sono solo indizi, che possono essere rilevati da chiunque dopo aver letto qualche articoletto banale come quelli da noi pubblicati nel nostro blog.

Le prove, intese in senso più corposo, sono ben altre, più profonde, e si trovano dopo aver letto e capito a fondo Cabala, Tarocchi e Astrologia. Soprattutto però sono la Cabala e l’alfabeto ebraico fondamentali per la comprensione del linguaggio massonico.
Mentre le prove definitive sarebbero i libri di Regardie, Waite e Mathers che nessuno si prende la briga di leggere.


4. Conclusioni

Spero di chiudere qui definitivamente la questione con tutti i miei interlocutori che mi sollecitano “le prove”. Anche perché la Rosa Rossa, in quanto massimo vertice della massoneria mondiale, non conosce fuoriusciti o pentiti.

Le prove ci sono, ma siccome a livello ufficiale ancora non ci sono sentenze o atti parlamentari che ne dichiarino ufficialmente l’esistenza, esse vanno cercate altrove. Atti processuali, soprattutto, e letteratura massonica.
E i libri scritti dagli appartenenti alla Rosa Rossa, che, processualmente, valgono addirittura più di una confessione resa davanti ad un magistrato, in quanto sono prove documentali inattaccabili.

Il lavoro non è semplicissimo e richiede qualche tempo, da qualche settimana a qualche anno, a seconda dell’intuito personale e della propria capacità; ma alla fine si trovano, sono tante, in bella evidenza davanti ai nostri occhi ogni giorno della nostra vita.

E dopo un po’, come accade per la mafia, non si potrà negare che la massoneria esiste, e che tutto il nostro sistema è un sistema “massonico”, che si respira e percepisce fin nei più piccoli atteggiamenti dei singoli cittadini. E non solo la massoneria ma anche la Rosa Rossa diventano una realtà quotidiana, con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, tanto che dopo qualche tempo, quando si parla di prove, viene quasi da ridere.

E viene da pensare agli “scettici del Cicap”, il centro di controllo del paranormale. E’ membro onorario del Cicap Umberto Eco, colui che ha scritto Il nome della Rosa, un titolo assolutamente senza nesso con la trama del libro. Eco nella prefazione al libro Storia dei Rosacroce, scrive che l’esistenza dei Rosacroce è dubbia. E nel libro il Nome della rosa scrive: fin qui abbiamo dimostrato che i libri parlano tra loro; ma una vera indagine poliziesca dovrebbe dimostrare che i colpevoli siamo noi”. Ma i libri, i simboli, i film, attualmente, non costituiscono prova processuale.

E quindi, ne siamo sicuri, per i membri del Cicap la Rosa Rossa non esiste. Garantisce Umberto Eco.
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